Archive for febbraio 28th, 2008

Afghanistan: la brigata Friuli a Herat in aprile

giovedì, febbraio 28th, 2008 573 views

La brigata aeromobile Friuli rileverà il Regional Command West (RC-W) di Herat nell’Afghanistan occidentale il prossimo mese di aprile. Saranno rilevati comandante e comando, mentre non cambieranno i numeri ma la caratteristica di omogeneità del comando che comunque rimarrà multinazionale, viene fatto notare da fonti militari. Da questa riconfigurazione sulla base di un’unica brigata risulterà sicuramente avvantaggiato il senso di appartenenza sotto un unico basco.

La brigata Friuli è una forza proiettabile con sede a Bologna. Dal 1° luglio 2007 fino allo scorso 15 gennaio 2008 ha costituito con Nrdc-it (Nato Rapid Deployable Corps – Italy) la componente terrestre della Nrf 9 (Nato Response Force). Dallo scorso 10 febbraio 2007 la brigata Firuli è comandata dal generale di brigata Francesco Arena e si compone di due reggimenti elicotteri, il 5° Rigel e il 7° Vega (entrambi forniscono piloti ed elicotteri A-129 Mangusta al task group Fenice, rischierato dal luglio 2007 proprio a Herat); del 66° reggimento aeromobile (che si rischiererà a Herat con la sua brigata, la Friuli appunto, dando il cambio al 132° reggimento carri al Provincial Reconstruction Team); dal reggimento di cavalleria Savoia (attualmente in Libano con la brigata Ariete).

I militari della Friuli sanno eseguire una procedura di esfiltrazione spettacolare definita Buddy Rescue.

Il 24 gennaio 2007 il tenente colonnello Roberto Minini, comandante del 49° gruppo squadroni Aves Capricorno del 5° reggimento aviazione esercito Rigel di Casarsa, aveva dichiarato a Embedded (il mio blog precedente, ndr) che il Buddy Rescue è una esfiltrazione svolta nel minor tempo possibile e serve a recuperare l’equipaggio che ha subito l’abbattimento del proprio elicottero prima che finisca in mani ostili.

 

Ecco l’intervista:

Buddy RescueMai svolto il Buddy Rescue in teatro operativo? A parte le esercitazioni la Friuli non ha mai dovuto mettere in atto un Buddy Rescue, anche se si tratta di una attività presa normalmente in esame già in fase di pianificazione operativa: tutti i nostri piloti sono addestrati a farlo. Come avviene nel dettaglio? E’ molto facile: ci si siede sul carrello principale dell’elicottero e ci si fissa con il moschettone del giubbetto di sopravvivenza in dotazione. E’ in questo modo che viene trasportato l’equipaggio abbattuto. B RescueMa è rischioso… Certo è un’operazione di alto rischio attuata in emergenza. Ma valutiamo costi e benefici: il Buddy Rescue permette di intervenire subito dopo l’accaduto, evitando di mettere in atto le operazioni di Csar (Combat Search and Rescue, ndr) che richiedono lo spazio di qualche giorno con il pericolo di veder cadere in mani nemiche i propri compagni. Con il Buddy Rescue l’esfiltrazione è immediata anche in presenza di persone non cooperative. L’importante è recuperare i propri compagni al più presto possibile. Come si riesce a intervenire così rapidamente? I nostri Mangusta viaggiano sempre in coppia quindi l’attività di soccorso è immediata. E la sicurezza psicologica che deriva dalla certezza del mutuo soccorso è indiscutibile. La stessa etimologia del termine Buddy Rescue sottolinea lo spirito di corpo e il senso di appartenenza. E dato che l’imperativo è "devono tornare tutti a casa", per i piloti dei Mangusta impiegati in missioni operative c’è la certezza che "ogni rischio, ogni risorsa e ogni sforzo verranno messi in campo per il loro recupero e trasporto in un luogo sicuro". Fonti: smD, brigata Friuli, Embedded

 

Živeli!

giovedì, febbraio 28th, 2008 319 views

CicoAlla salute! Quale augurio per il nuovo blog appena nato pubblico il disegno che mi ha fatto il pittore belgradese Rastko “Cico” Popovic lo scorso 4 febbraio.

E ci aggiungo un estratto da una mail personale che descrive la Belgrado ancora viva nei miei ricordi (e che non toglie nulla all’esclusività di quella mail, se mi stai leggendo…).

Della città bianca ho un sacco di cose da raccontarti. A Belgrado confluiscono due fiumi: la Sava che affluisce nel Danubio, che poi va dritto dritto nel Mar Nero. Come non sentire l’odore delle zuppe slave che si mischia a quello della sachertorte austriaca! Qui si danno appuntamento carovane di culture diverse in partenza per la Turchia. E dopo aver annusato la Sarajevo di Gazi Husrev Begova ti garantisco che Belgrado è la giusta continuazione di un cammino sacro tra fumi di burek e nuvole di incensi.

Meno male che posso scrivere per liberare i miei dèmoni: notti di stelle sul fiume e chiatte lente mi stanno ancora rubando lo sguardo. Mentre i violini del viale Kneza Mihaila accompagnano ipnoticamente i miei passi leggeri sulla tormentata storia balcanica.

Difficile capire bene cosa succede qui. E quando credi di aver colto il filo conduttore ecco che tutto si dissolve nella confusione di una ballata dardanica tra rom questuanti e fieri pittori serbi dall’accento russo.

“Tu sei la mia rosa, la rosa che punge il cuore e fa scendere le lacrime dagli occhi”, mi ha cantato Rastko scostando il ciuffo ottocentesco come un pianista rapito dai suoi tasti maledetti. Nella sua fantastica ispirazione di artista bohémien io sarei la rosa che in una canzone serba rappresenta la donna al cospetto di un uomo. Delicatezza e pericolo, passione e tormento. Quegli occhi di sessantenne nostalgico hanno visto in me una rappresentazione che francamente faccio fatica a scorgere. Ma agli artisti non si comanda. E non si ribatte: così mentre l’interprete traduceva invano la mia richiesta di spiegazioni al riguardo, Rastko ordinava un giro di vino rosso del Montenegro. “Živeli, salute, cin cin”. Dopo una cena serba nel locale più dannatamente serbo e vecchio di Belgrado – il Question Mark – un giro di vino con due artisti di rilievo chiude in bellezza quattro giorni di caratteri cirillici e architetture liberty.

Primo post

giovedì, febbraio 28th, 2008 416 views

Macché titolo, questo blog porta il mio nome e cognome. Così chi mi vuole evitare qui non ci casca proprio. E’ un omaggio alla trasparenza ma anche a chi sa cosa vuole.

Scriverò ancora di cose militari, sì, chiaro. Magari anche di qualcos’altro, chissà. Questo mio nuovo blog nasce come un taccuino dove le notizie si alternano agli appunti.

Parlerò da sola. Come sempre. Ma come piace a me.

Paola Casoli

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