Archive for aprile, 2008
martedì, aprile 29th, 2008 92 views
E’ prevista per domani 30 aprile alle 11.00 la cerimonia del trasferimento di autorità (Toa) a Villaggio Italia, sede della task force multinazionale in Kosovo (Mntf-W) a guida italiana nell’ambito della missione Kfor.
La brigata Pinerolo basata a Bari e comandata dal generale di brigata Agostino Biancafarina rileverà il comando dalla brigata Aosta comandata dal generale di brigata Nicolò Falsaperna, che dallo scorso 30 ottobre 2007 è alla guida della Mntf-W a Pec.
Alla cerimonia sarà presente il vicecomandante del Comando operativo interforze (Coi) generale di divisione aerea Tommaso Ferro. Gli uomini di Villaggio Italia hanno ricevuto ieri la visita del ministro della Difesa uscente Arturo Parisi e del capo di stato maggiore della Difesa generale di divisione area Vincenzo Camporini.
Il comandante cedente Nicolò Falsaperna ha già espresso il personale apprezzamento per l’operato dei suoi uomini dalle pagine del periodico Il Corriere dell’Aosta, redatto dai Public Affairs Officers della brigata: “In questo periodo ho avuto la conferma che a rimboccarsi le maniche i soldati dell’Aosta sono abituati e lo fanno pure bene. Vi ho visti operare al fianco di colleghi di altre nazionalità con il giusto piglio, senza presunzione, ma anche senza incertezze. Vi ho osservati durante le attività di pattuglia, in quelle logistiche e durante il tempo libero. Posso ritenermi un Comandante fortunato. Avete contribuito ad accrescere la già eccellente opinione conquistata all’estero dai soldati italiani. Abbiamo avuto la buona sorte di confrontarci con colleghi stranieri di elevatissimo spessore professionale. Da loro abbiamo imparato tanto e sono convinto che anche loro hanno apprezzato il nostro operato. Tra qualche giorno rientreremo nelle nostre famiglie e anche a loro rivolgo un particolare grazie per il supporto che riescono ad assicurare durante le nostre missioni e per il peso che sostengono quando siamo assenti da casa. Come si dice è una missione nella missione quella che i nostri familiari sono chiamati ad affrontare”.
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lunedì, aprile 28th, 2008 99 views
Un commento lasciato da Elisabetta al post Afghanistan occidentale, missione Isaf: il 66° reggimento Trieste al comando del Prt di Herat fa venire in mente l’ultima parte del discorso di commiato fatto dal generale di corpo d’armata Mario Marioli, comandante del 1° Comando Forze Difesa (1° Fod), lo scorso 8 aprile a Bologna di fronte ai militari della brigata aeromobile Friuli in partenza per il teatro afgano. La fonte è l’ufficio stampa della stessa brigata.
"…essere un soldato è prima di tutto una scelta di vita [...] Ed è ai vostri cari che voglio dedicare un pensiero. Per forza di cose la vostra scelta è la loro scelta. Solo chi vi è passato può veramente capire cosa vuol dire organizzare da soli la propria vita e risolvere via via i problemi che tutti i giorni nascono [...] senza disporre dell’aiuto del proprio compagno o della propria compagna di vita, magari senza neanche potersi consultare, sempre con un pensiero costante e la costante trepidante attenzione a ogni notizia …"
Di seguito l’intero testo del discorso. (continua…)
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lunedì, aprile 28th, 2008 738 views
Da sabato 26 aprile il Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat è al comando del 66° reggimento aeromobile Trieste di Forlì, che appartiene alla brigata aeromobile Friuli. Si completa così la configurazione di omogeneità privilegiata dalla scelta di dispiegare un’unica brigata nell’area a responsabilità italiana di Herat in ambito Isaf (International Security Assistance Force).
Ora, a seguito dell’assunzione del comando del Regional Command West (RC-W) avvenuta lo scorso 22 aprile con il passaggio di consegne tra il generale di divisione Fausto Macor e il generale di brigata Francesco Arena, anche il Prt si configura su base brigata Friuli.
Alla cerimonia che ha sancito il passaggio di consegne tra il cedente colonnello Massimo Bettini, comandante del 132° reggimento carri di Cordenons (Pordenone) e del Prt 8, e il subentrante colonnello Giuseppe Levato, comandante del 66° reggimento Trieste e ora del Prt 9, erano presenti le principali autorità locali tra cui il governatore di Herat Hussain Anwari.
Il colonnello Bettini ha ricordato l’impegno degli italiani nell’area facendo riferimento a un inverno particolarmente rigido e al fatto che “in cinque mesi sono stati realizzati più di cento progetti per un investimento superiore ai cinque milioni di euro”. La collaborazione con le forze di polizia afgane e le organizzazioni non governative è stata significativa, ha ricordato il colonnello cedente.
Il Prt è una struttura mista composta sia da unità militari che civili. Il suo compito è quello di fornire sicurezza e supporto alle attività di ricostruzione condotte dalle organizzazioni nazionali e internazionali che operano nella provincia, oltre a sostenere le autorità locali nel processo verso la stabilizzazione.
Il colonnello Giuseppe Levato è nato a Roma 43 anni fa e ha frequentato il 165° corso dell’
Accademia militare di Modena. Ha prestato servizio nei comandi Nato di Bruxelles e Solbiate Olona (Varese) e ha partecipato alle missioni
Ifor in Bosnia,
Untso in Libano e
Antica Babilonia 5 in Iraq in qualità di comandante del task group Trieste schierato a Nassiriya.
Fonte: Public Information Office RC-W Herat
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martedì, aprile 22nd, 2008 1.167 views
E’ avvenuto oggi 22 aprile alla presenza del comandante di Isaf generale Dan McNeill e dell’italian senior national representative generale Alberto Primicerj il cambio di comando al Regional Command West (RC-W) di Herat tra il generale cedente Fausto Macor e il subentrante Francesco Arena.
Il generale di divisione Fausto Macor è stato salutato dal comandante di Isaf con un riferimento al rispetto reciproco instaurato tra il popolo afgano e lo stesso ufficiale italiano: “So che i fratelli afgani – ha affermato stamane McNeill – ti ringraziano come faccio io per il rispetto che hai mostrato verso il popolo afgano e la sua cultura”.
McNeill ha poi dato il benvenuto al generale di brigata Francesco Arena comandante in Italia della brigata aeromobile Friuli e ora nuovo comandante dell’RC-W: “Arena arriva in un momento in cui la coalizione nel Regional Command West è più forte. Il 207° corpo dell’Esercito Afgano e la polizia hanno infatti aumentato le loro capacità. Quindi va da sé che ci aspettiamo molto”.
Nel ricordare i nove mesi trascorsi al comando dell’RC-W il generale Macor ha affermato che “è stato un grande onore prestare servizio sotto il comando del generale McNeill. Qualche volta alcune missioni non sono state semplici ma la sua guida è riuscita a renderle realizzabili e ho molto apprezzato il suo supporto alle nostre truppe”. E ha concluso: “Posso onestamente dire che sono orgoglioso di voi . Ogni unità, ogni individuo nel suo particolare campo di competenza, ha dimostrato un impegno incondizionato nel raggiungimento di un obiettivo comune, quello cioè di aiutare l’Afghanistan a diventare un paese migliore”.
Da oggi il Comando occidentale dell’Afghanistan è incentrato su una unità organica, la brigata aeromobile Friuli.
Nella giornata di ieri i militari italiani impiegati in Afghanistan nell’ambito della missione Isaf hanno ricevuto la visita del ministro della Difesa italiano Arturo Parisi in vista del termine del suo mandato.
Fonte: ministero della Difesa; RC-W Herat
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sabato, aprile 19th, 2008 161 views
Martedì 22 aprile 2008 alle 11.30 locali avrà luogo il trasferimento di autorità (Toa, Transfer of authority) del Regional Command West (RC-West) a Herat nell’ambito della missione Isaf: il generale di divisione Fausto Macor cederà il comando al generale di brigata Francesco Arena. Da quel momento per la brigata aeromobile Friuli, che in Italia è basata a Bologna ed è ai comandi del generale Arena, avrà inizio un impegno di circa sei mesi in teatro operativo afgano.
Il contingente che ha finito di trasferirsi a Herat proprio in questi ultimi giorni è composto da 450 militari del comando brigata e del 66° reggimento aeromobile Trieste di Forlì.
Quello di martedì prossimo sarà un Toa che rinnova totalmente la struttura dell’RC-West così come conosciuto finora: per la prima volta, infatti, il comando occidentale in Afghanistan sarà strutturato su un’unica brigata a ulteriore garanzia di omogeneità e a tutto vantaggio del senso di appartenenza, pur senza variare la caratteristica di multinazionalità del comando né il numero dei militari impiegati.
“Partiamo – aveva detto il comandante Arena nel corso della cerimonia di saluto lo scorso 8 aprile nella caserma Mameli di Bologna – consapevoli della missione, con la chiarezza dei valori di libertà, democrazia e pacifica convivenza, di cui intendiamo essere fermi e concreti testimoni”.
La brigata aeromobile Friuli, ora alla sua quinta missione all’estero, mantiene proprie unità impegnate in operazioni con avvicendamenti interni con frequenza di quattro o sei mesi. Dopo il rientro dall’operazione Antica Babilonia in Iraq avvenuto alla fine del 2004, la brigata Firuli è attualmente presente in Libano rispettivamente a Shama, con il reggimento Savoia Cavalleria impegnato nell’operazione Leonte di Unifil, e a Naqoura, con due elicotteri multiruolo AB412 del 7° reggimento Aves Vega in concorso al task group Aves di Unifil. Mentre in Kosovo, a Pec, c’è un plotone da ricognizione del reggimento Savoia Cavalleria composto da trenta uomini. Intanto a Herat in Afghanistan la brigata Friuli è già presente con una settantina di uomini e cinque elicotteri Mangusta.
Per i giornalisti interessati alla cerimonia è necessario segnalare la propria presenza al Public Affairs Office di RC-West entro il 20 aprile ed essere in possesso di accredito Isaf. L’ingresso a Camp Arena a Herat è consentito solo fino alle 10.45 di martedì 22.
Nella foto (brigata Friuli) il comandante Arena con il disegno dei bambini della clinica Gozzadini di Bologna da donare ai pazienti del reparto pediatrico dell’ospedale di Herat per iniziativa dell’
associazione Fanep.
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venerdì, aprile 4th, 2008 39 views
Se non fosse per il simbolo della Democrazia Cristiana riammesso già in fase di stampa delle schede elettorali, per la milionesima puntata della telenovela di Alitalia e per i rom che non se ne vanno e i terroristi che ritornano, le parole del generale Mauro Del Vecchio candidato nel Partito Democratico (PD) avrebbero forse maggiore risonanza.
All’indomani di quello che lo stesso candidato ha definito “uno scherzo, un trabocchetto ben orchestrato che delinea un quadro della mia persona lontano mille miglia”, l’ufficio stampa del PD stigmatizza le dichiarazioni e la stessa figura di Del Vecchio.
“Il candidato – afferma un addetto all’ufficio stampa della segreteria romana che non intende rivelare il proprio nome – ha parlato a titolo personale e gli è stato fatto presente in termini molto civili che non è quella la linea del partito. Secondo noi Del Vecchio ha ragionato sulla scorta di quello che era, ma il mondo è un po’ diverso”.
Ma un grande partito, quale si presenta il PD, non fornisce appoggio e consulenza politica ai propri candidati? Non c’è la possibilità di valutare in team l’approccio con i media? “No – spiega l’anonimo addetto stampa – non c’è una consulenza, non c’è un controllo. I candidati conoscono il programma”.
E non c’era dubbio sulla superficialità, dato che al primo addetto stampa che prende la telefonata è concesso dare giudizi sulla persona come “il generale è una persona intelligente, ha chiesto scusa, si sarà accorto dell’errore e dagli errori si impara”. O verità storiche declinate al momento come “c’era uno storico nel Settecento che suggeriva di seguire come va il mondo, ma oggi sappiamo che vi sono realtà inconfessabili per un uomo politico”.
Vista così la cosa sembrerebbe davvero un trabocchetto non tanto ai danni di Del Vecchio – che però in questo caso ne fa le spese direttamente poiché “rimane un candidato, ma uno che sa di avere sbagliato: non è più identico al giorno prima” – ma piuttosto ai danni delle Forze Armate.
Che la politica non approvi l’esistenza di un mondo militare operativo non è un segreto. Siamo infatti di fronte al riproporsi di un nuovo periodo di reticenze e di chiusura imposto dalla classe dirigente che mal sopporta la pubblicità delle imprese militari italiane. A meno che non si parli, ma con moderazione!, dello sgombero di quei rifiuti accatastati, guarda caso!, proprio per il disimpegno dei politici.
Forse con questa campagna elettorale è stato trovato il modo migliore per demolire lo scomodo mondo militare italiano: attirare nella propria orbita chi manifesta debolezze verso la politica – meglio se di vertice – e lasciare che affronti giornalisti e pseudo tali – meglio se in cerca di gloria – senza nessun tipo di consulenza. In questo modo si aiuta anche dall’esterno il procedimento di ibridazione in atto dall’interno e ovviamente mal digerito dagli stessi vertici militari. Non sono un mistero infatti gli sfoghi di alti ufficiali chiamati a obbedire agli ordini dei portavoce civili dei ministri in carica. Frustrazioni che forse una elezione dell’operativo Del Vecchio avrebbe potuto pericolosamente portare a galla.
Ma al PD non è venuto il dubbio che potesse trattarsi di uno scherzo? “No – dice convinto l’anonimo addetto stampa – assolutamente no. E neppure il candidato lo pensa”.
Sembra proprio che in questo grande partito oltre a non esserci consulenza manchi anche la comunicazione interna. Ma perché al PD interessava un candidato con le stellette?
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mercoledì, aprile 2nd, 2008 49 views
Per il premier Hashim Thaci e il presidente Fatmir Sejdiu gli aiuti umanitari dovrebbero essere consegnati in coordinamento con le autorità di Pristina, ma il viceministro agli Esteri russo Vladimir Titov non si scompone: ci sono Unmik e Kfor che hanno piena autorità nell’assistenza alle operazioni umanitarie. Ci pensino loro, in sostanza.
E stamane all’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado è arrivato il primo dei quattro aerei cargo provenienti da Mosca e programmati da oggi al 10 aprile. Le circa 140 tonnellate totali di aiuti arriveranno poi in Kosovo da Belgrado in convoglio per essere distribuiti dalla Croce Rossa serba ai serbi ancora presenti nelle enclaves del Kosovo.
La richiesta di invio di aiuti fatta alla Russia dal governo della Serbia si concretizza nell’invio di carne e pesce in scatola, alimenti per l’infanzia, riso, zucchero, equipaggiamenti medicali, medicine, materiale per la disinfezione. Il tutto per un valore di circa un milione e mezzo di euro (40 milioni di rubli). Titov ha sottolineato all’agenzia Tanjug che sarà la presenza internazionale a doversi preoccupare di scongiurare ogni possibile tipo di ostacolo all’invio di aiuti di cui la popolazione ha assoluto bisogno.
Negli ultimi mesi la popolazione delle enclaves non riceve medicinali per problemi burocratici legati al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, dichiarata da Pristina lo scorso 17 febbraio 2008 e non riconosciuta da Serbia e Russia.
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mercoledì, aprile 2nd, 2008 56 views
Forse George Bush pensava che si trattasse della solita scampagnata, dove le signorine con il vestito della festa gli fanno l’inchino sorridendo. Ma ieri è andata diversamente e per il presidente degli Stati Uniti in visita a Kiev (Ucraina) prima del vertice Nato di Bucarest c’è stato solo il cattivo presagio di una insubordinazione della creatura Atlantica. Sarà solo un capriccio agli occhi dell’accigliato presidente, ma è certo che Francia e Gran Bretagna si sono opposte con fondati motivi all’ulteriore allargamento della Nato alle due repubbliche ex-sovietiche Georgia e Ucraina.
Per i cugini d’Oltralpe l’ingresso dei due paesi anche solo nel Membership Action Plan, primo passo per entrare nell’Alleanza, “altererebbe i rapporti di forza in Europa nonché gli equilibri tra Europa e Russia”, mentre per il cancelliere tedesco Angela Merkel il motivo del rifiuto sarebbe determinato dalla delicata situazione interna vissuta dai due paesi che hanno ancora in atto un contenzioso con la Russia.
Se fino a ieri Bush era così tranquillo del potere americano in seno alla Nato – da sempre concretizzato anche negli aspetti più formali quali il recente cambio di definizione da Pubblica Informazione in Public Affairs secondo tradizione statunitense – oggi invece qualche pensierino ce l’avrà.
Da una parte la sensazione di non riuscire ad accaparrarsi altra carne da cannone da mandare in Afghanistan e dall’altra il presentimento di non poter mettere alle corde il collega russo Vladimir Putin.
Ora le bocce sono ferme. Forse a Bush gireranno un po’, ma quelle di Putin restano sicuramente salde dopo avere incassato il gradimento dei grandi europei a cui sta mostrando i denti affilati sin dalle trattative della troika sulla questione Kosovo risalenti agli ultimi mesi del 2007.
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martedì, aprile 1st, 2008 43 views
Saranno sei i militari bulgari che verranno impiegati nella missione Nato Kfor in Kosovo con destinazione l’unità Cimic (civil-military cooperation) nel quartier generale della missione a Pristina.
Lo ha deciso mercoledì scorso il governo della Repubblica di Bulgaria attribuendo ai sei militari funzioni di consultazione e supporto alle forze di sicurezza locali e di controllo sulla dispersione del Kosovo Protection Corps (Kpc).
Secondo la nota stampa dell’agenzia bulgara Bta la nuova unità fornirà tra l’altro anche assistenza alle autorità in ordine al reclutamento, alla selezione e al training del personale; alla strutturazione e composizione delle forze; ai modelli di sviluppo e ai piani di addestramento e di equipaggiamento; al comando e controllo. E’ prevista la costituzione di un Training Group della Nato responsabile dell’addestramento pratico delle forze di sicurezza del Kosovo.
La nota conclude sottolineando che la partecipazione della Bulgaria alla nuova struttura rappresenta un contributo agli sforzi della comunità internazionale di assicurare le condizioni per l’irreversibilità del cammino delle istituzioni locali verso la costituzione di un Kosovo multietnico e democratico.
La Bulgaria ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo lo scorso 20 marzo contrariamente all’iniziale atteggiamento dubbioso nei confronti dell’atto unilaterale dichiarato da Pristina.
Fonti: Asca-Afp; Bta; Nato.
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