mercoledì, aprile 2nd, 2008 49 views
Per il premier Hashim Thaci e il presidente Fatmir Sejdiu gli aiuti umanitari dovrebbero essere consegnati in coordinamento con le autorità di Pristina, ma il viceministro agli Esteri russo Vladimir Titov non si scompone: ci sono Unmik e Kfor che hanno piena autorità nell’assistenza alle operazioni umanitarie. Ci pensino loro, in sostanza.
E stamane all’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado è arrivato il primo dei quattro aerei cargo provenienti da Mosca e programmati da oggi al 10 aprile. Le circa 140 tonnellate totali di aiuti arriveranno poi in Kosovo da Belgrado in convoglio per essere distribuiti dalla Croce Rossa serba ai serbi ancora presenti nelle enclaves del Kosovo.
La richiesta di invio di aiuti fatta alla Russia dal governo della Serbia si concretizza nell’invio di carne e pesce in scatola, alimenti per l’infanzia, riso, zucchero, equipaggiamenti medicali, medicine, materiale per la disinfezione. Il tutto per un valore di circa un milione e mezzo di euro (40 milioni di rubli). Titov ha sottolineato all’agenzia Tanjug che sarà la presenza internazionale a doversi preoccupare di scongiurare ogni possibile tipo di ostacolo all’invio di aiuti di cui la popolazione ha assoluto bisogno.
Negli ultimi mesi la popolazione delle enclaves non riceve medicinali per problemi burocratici legati al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, dichiarata da Pristina lo scorso 17 febbraio 2008 e non riconosciuta da Serbia e Russia.
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mercoledì, aprile 2nd, 2008 56 views
Forse George Bush pensava che si trattasse della solita scampagnata, dove le signorine con il vestito della festa gli fanno l’inchino sorridendo. Ma ieri è andata diversamente e per il presidente degli Stati Uniti in visita a Kiev (Ucraina) prima del vertice Nato di Bucarest c’è stato solo il cattivo presagio di una insubordinazione della creatura Atlantica. Sarà solo un capriccio agli occhi dell’accigliato presidente, ma è certo che Francia e Gran Bretagna si sono opposte con fondati motivi all’ulteriore allargamento della Nato alle due repubbliche ex-sovietiche Georgia e Ucraina.
Per i cugini d’Oltralpe l’ingresso dei due paesi anche solo nel Membership Action Plan, primo passo per entrare nell’Alleanza, “altererebbe i rapporti di forza in Europa nonché gli equilibri tra Europa e Russia”, mentre per il cancelliere tedesco Angela Merkel il motivo del rifiuto sarebbe determinato dalla delicata situazione interna vissuta dai due paesi che hanno ancora in atto un contenzioso con la Russia.
Se fino a ieri Bush era così tranquillo del potere americano in seno alla Nato – da sempre concretizzato anche negli aspetti più formali quali il recente cambio di definizione da Pubblica Informazione in Public Affairs secondo tradizione statunitense – oggi invece qualche pensierino ce l’avrà.
Da una parte la sensazione di non riuscire ad accaparrarsi altra carne da cannone da mandare in Afghanistan e dall’altra il presentimento di non poter mettere alle corde il collega russo Vladimir Putin.
Ora le bocce sono ferme. Forse a Bush gireranno un po’, ma quelle di Putin restano sicuramente salde dopo avere incassato il gradimento dei grandi europei a cui sta mostrando i denti affilati sin dalle trattative della troika sulla questione Kosovo risalenti agli ultimi mesi del 2007.
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