Archive for giugno, 2008
venerdì, giugno 27th, 2008 63 views
Succede oggi 27 giugno al collega canadese generale Ray Henault alla presidenza del Comitato Militare della Nato l’ammiraglio italiano Giampaolo Di Paola, eletto dai colleghi capi di stato maggiore della Difesa come presidente dell’organismo atlantico di vertice lo scorso 14 novembre 2007.
In quella data Di Paola aveva avuto la meglio sugli altri due candidati, il generale polacco Franciszek Gagor e il generale spagnolo Felix Sanz Roldán.
Oggi a Bruxelles l’ammiraglio italiano, che è stato capo di stato maggiore della Difesa dal marzo 2004 al febbraio 2008, assume l’incarico dal cedente generale canadese Ray Henault in carica da giugno 2005.
Il Comitato Militare, o Military Committee, discute argomenti di carattere operativo ed elabora direttive in merito alla politica militare e strategica della Nato, fornendo indicazioni ai due comandi Nato più rilevanti dal punto di vista strategico: il Supreme Allied Commander Operations e il Supreme Allied Commander Transformation.
Il presidente del Military Committee dirige i lavori di questo organismo militare di vertice in seno alla Nato e lo rappresenta, agendo a suo favore e rapportandosi direttamente ai media. La sua carica dura tre anni.
Questa nomina tutta italiana ha avvio immediatamente dopo gli apprezzamenti del segretario generale della Nato Jaap De Hoop Scheffer, in visita ieri a Roma, nei confronti della disponibilità dimostrata dal governo italiano in tema di politica di Difesa atlantica.
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giovedì, giugno 26th, 2008 50 views
Appuntamento alle 10.30 di stamattina all’aeroporto Vassura di Rimini per il saluto ai gruppi del 7° reggimento aviazione esercito Vega in partenza per i teatri operativi.
Il 25° gruppo elicotteri Cigno è in partenza per il Kosovo, mentre il 53° gruppo elicotteri Cassiopea per il Libano.
A salutarli oggi ci sarà il distaccamento della brigata aeromobile Friuli attualmente impiegata a Herat, in Afghanistan.
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mercoledì, giugno 25th, 2008 91 views
Sarà la brigata alpina Julia a succedere alla brigata aeromobile Friuli al Regional Command West di Herat in Afghanistan a fine ottobre 2008. Così almeno lascia intendere la fase di preparazione che stanno già affrontando gli alpini in vista del futuro incarico.
La struttura su un’unica brigata del comando italiano nell’Afghanistan occidentale viene così confermata. L’innovazione era stata proposta ai tempi in cui a Herat era al comando il generale di divisione Fausto Macor. E’ stata poi concretizzata con il dispiegamento della brigata aeromobile Friuli al comando dal 22 aprile 2008. Tale configurazione sfrutta il vantaggio dello spirito di corpo e dell’omogeneità garantiti dall’unicità della brigata, senza comunque apportare nessuna modifica all’aspetto multinazionale e numerico dell’intero organico.
La notizia non è ancora ufficialmente confermata dai vertici militari. Ma sulla base dei dati raccolti a questo punto è anche possibile fissare alla primavera del 2009 salvo diversi sviluppi il probabile sussurrato incarico di capo di stato maggiore all’Nrdc-it per il generale di brigata Paolo Domenico Serra, comandante della brigata alpina Julia.
Fonte: materiale proprio
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lunedì, giugno 16th, 2008 95 views
“Abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di una forza armata forte che ci difenda”. La notizia dell’aggressione al Rappresentante regionale di Unmik che vive e lavora a Dečani, regione di Peć, nel Kosovo occidentale, il venezuelano Luis Perez-Segnini, è l’occasione per denunciare lo stato di insicurezza in cui molti funzionari internazionali vivono e lavorano ogni giorno nell’ex provincia serba dichiaratasi indipendente lo scorso 17 febbraio 2008.
“Luis è stato aggredito da tre sconosciuti nascosti nell’ombra della sera – ha spiegato al telefono un funzionario internazionale– ed è riuscito a reagire ed evitare il peggio grazie al fatto che si è difeso”.
Giovedì sera Perez, che già l’anno scorso era stato pubblicamente giudicato dagli albanesi “persona non grata” a causa della sua imparzialità e obiettività professionale, è rientrato a casa dopo le 22. L’aggressione ha avuto luogo nel condominio della piazza centrale di Dečani dove Luis vive da otto anni.
Il Rappresentante regionale, che ha riportato una piccola ferita alla testa, fino a sabato non era ancora rientrato nel suo appartamento “ma conta di farlo al più presto”, ha confermato la fonte sottolineando che “Luis ha denunciato il fatto alla polizia mentre nell’altro caso le minacce hanno avuto la meglio”.
“L’altro caso” risale a poco tempo fa ed è immediatamente conseguente alla decisione di Joachim Ruecker, capo missione Unmik in Kosovo, di far restituire dalla municipalità di Dečani 24 ettari di terreno al monastero ortodosso serbo Visoki Dečani. Un terreno che nel 2001 è stato inserito nella proprietà municipale “a causa della manipolazione del catasto operata dalla stessa municipalità di Decani ai danni del monastero”, fa sapere un funzionario internazionale che da anni segue le problematiche relative al rientro nelle proprietà delle minoranze.
L’altro caso di aggressione riferito riguarda un collega di Luis Perez, il tedesco Patrick Buse che vive con la propria famiglia a Pristina ma lavora a Dečani e “che ha subito minacce direttamente dal numero uno della mafia locale, Abdyl Mushkolaj, con l’intimazione di non restituire il terreno al monastero e di non consentire il rientro dei serbi a Dečani”, riferisce la fonte che sottolinea l’importanza di denunciare questi fatti “perché si venga a sapere in quale clima stiamo lavorando”.
Impossibile per questi internazionali che operano nel settore delle minoranze fare affidamento sulla polizia locale ormai quasi completamente monoetnica, composta cioè dall’etnia albanese che è in netta maggioranza.
“Ma la colpa è nostra – prosegue il funzionario internazionale – è nostra come Unmik perché questo sarebbe il caso di rimuovere sindaco e municipalità di Dečani per mettere in atto la decisione: non lo facciamo e così lasciamo passare il messaggio che la legge di Unmik non vale niente. Inoltre fra breve Ruecker non sarà più a capo di Unmik e questo consente un ulteriore scarico di responsabilità sul suo successore e così via. Abbiamo bisogno di persone che affrontino i problemi e che non girino la testa dall’altra parte di fronte all’impossibilità per noi di lavorare serenamente e per i monaci di Dečani di vivere nella legalità”.
La missione Unmik dovrebbe cedere i propri poteri a quella europea Eulex entro l’anno in corso. Il trasferimento di autorità è delicato e richiede adeguamenti progressivi. “Ma i kosovari albanesi hanno fretta di cacciare Unmik – continua la fonte – e far insediare Eulex. Alcuni pensano che la missione delle Nazioni Unite è un appoggio per l’attuale primo ministro (Hashim Thaci, ndr) mentre quella europea è invece il sostegno per l’ex primo ministro (Ramush Haradinaj, ndr)”.
Da quando è tornato con la patente di innocente dal tribunale dell’Aja, Ramush Haradinaj non perde occasione di attaccare con piccole stilettate rilanciate dalla stampa locale il suo rivale attuale primo ministro Hashim Thaci. Due pedine sulla scacchiera utili ai grandi attori internazionali che muovono con estrema attenzione in uno scenario altamente strategico al centro dei Balcani.
“Intanto noi siamo in mezzo – conclude il funzionario internazionale – e viviamo nell’incertezza: questa di Ramush Haradinaj e del monastero di Dečani è l‘area di responsabilità dei soldati italiani. A molti sembra che i militari siano più interessati a fare bella figura come benefattori con il sorriso sulle labbra piuttosto che a garantire un ambiente sicuro. Noi internazionali ci battiamo per far tornare i serbi nell’area, anche contro organizzazioni non governative che invece li scoraggiano come il Danish Refugee Council che a Peć ha solo albanesi tra i suoi impiegati. E avremmo proprio bisogno di una forza armata forte che ci difenda. Magari con il sorriso sulle labbra, ma che manifesti la capacità e la determinazione a difenderci”.
(Intervista del 15 giugno 2008).
Fonti: B92, Kosovo.net, Unmik
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domenica, giugno 15th, 2008 69 views
“Cosa cambia? Niente, a parte il fatto che faremo più fatica a scambiarci informazioni con le istituzioni locali”. Il parere di una internazionale dell’Unmik che lavora in Kosovo da otto anni è molto tagliente: “a parte gli attesi festeggiamenti l’entrata in vigore della nuova Costituzione non porterà a nulla di particolarmente evidente nei prossimi giorni. Solo non riusciremo più a ottenere le informazioni che ci servono per lavorare e che già le istituzioni locali ci forniscono con molta difficoltà”.
Una chiusura attesa che bloccherà dunque la possibilità di operare nell’area per gli internazionali e che si colloca sulle aspettative di Fatmir Sejdiu, presidente dell’ex provincia serba dichiaratasi indipendente quattro mesi fa, in favore dell’uscita di scena di Unmik per una concreta indipendenza del Kosovo.
In realtà il Kosovo passerà dalle mani delle Nazioni Unite (Unmik) a quelle dell’Unione Europea, che attende di diventare operativa in area con la missione Eulex in cui saranno presenti anche gli Stati Uniti.
Un passaggio di consegne che si sta compiendo con difficili aggiustamenti, anche perché sul territorio di fatto la contrapposizione Unmik/Eulex si traduce in quella Hashim Thaci/Ramush Haradinaj, rispettivamente attuale primo ministro ed ex primo ministro del Kosovo.
Hashim Thaci ha potuto dichiarare l’indipendenza del Kosovo lo scorso 17 febbraio grazie all’appoggio degli internazionali, Stati Uniti in testa. Mentre dall’altra parte l’ex primo ministro Ramush Haradinaj è rientrato in Kosovo lo scorso 4 aprile dopo essere stato scagionato dalle accuse di crimini di guerra dal tribunale penale internazionale dell’Aja.
Hashim e Ramush sono entrambi ex combattenti del Kla (Kosovo Liberation Army). Ed entrambi sono capi carismatici anche se in ambiti diversi: il primo sfoggia contatti con i vertici politici statunitensi e tollera la presenza di estremisti islamici nella sua regione di provenienza, la vallata di Drenica. Mentre il secondo ha il suo feudo nel Kosmet, il Kosovo occidentale culla dell’ortodossia serba e area di responsabilità della Kfor italiana, dove vengono registrati i maggiori flussi di traffici illeciti verso Albania e Montenegro. Ramush ha messo a tacere gli estremisti islamici, anche se a Pec la loro presenza è tangibile e scarsamente documentata. Da dichiarazioni off-the-record di militari che hanno servito in Kfor negli ultimi due anni la zona specifica “viene pattugliata raramente” dalla missione Nato.
Con questa situazione sul terreno l’entrata in vigore della Costituzione sembra poter influire poco sulla realtà quotidiana: le minoranze serbe continueranno a far riferimento a Belgrado e a vivere una vita istituzionalmente parallela, mentre i kosovari albanesi assisteranno al passaggio della loro indipendenza quasi fosse una patata bollente dalle mani dell’Onu a quelle dell’Unione Europea.
Foto: materiale proprio (striscione di benvenuto per Ramush Haradinaj a Decani; un centro islamico per la gioventù in centro a Pec, sulla continuazione della strada per l’ospedale).
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mercoledì, giugno 11th, 2008 36 views
“Mi aspetto un piano di riconfigurazione (di Unmik, ndr) nei prossimi giorni” ha riferito oggi a Pristina nel corso dell’incontro settimanale con i media il portavoce dell’Unmik Alexander Ivanko. E riguardo al bilancio ci sarà una correzione di circa il 9 o 10% al ribasso, con un mantenimento del 30% del personale operante in Kosovo nell’ambito della missione dell’Onu.
Ivanko non ha fornito ulteriori dettagli riguardo al numero di personale di staff che verrà confermato dopo la riconfigurazione dalla sede centrale newyorkese, ma ha intanto ribadito la posizione contraria di Unmik verso le assemblee municipali serbe elette sulla base del risultato elettorale dell’11 maggio scorso: sono istituzioni illegali perché per Unmik erano illegali le stesse elezioni.
Unmik amministra il Kosovo dal 1999. Dovrebbe trasferire gradatamente i poteri a Eulex, missione a guida europea, nel prossimo autunno. Oggi il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha anticipato che il contributo italiano di Eulex sarà di duecento persone.
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mercoledì, giugno 11th, 2008 3.922 views
Giocano in uno scenario fittizio riproducendo l’Afghanistan reale.
Dal 9 giugno sia il Nato Rapid Deployable Corps Italy (Nrdc-it) di Solbiate Olona che l’Italian Joint Force Headquarters (It-Jfhq) di Roma si stanno esercitando per mettere alla prova la propria capacità di risposta alle crisi. L’It-Jfhq si esercita per il riconoscimento della full operational capability (Foc).
Il comando Nato simula il quartier generale di Kabul/Solbiate Olona, mentre l’It-Jfhq vi si rapporta fittiziamente da Herat/Bellinzago Novarese assumendo il ruolo del Regional Command West (Rc-W).
Per entrambi sono previsti due media day a conclusione dell’esercitazione.
Due media day distinti, per la verità, che prevedono due conferenze stampa in due diverse aree di esercitazione: Nrdc-it avrà il suo incontro con la stampa il prossimo 18 giugno nell’area addestrativa Monterosa all’interno della caserma Ugo Mara a Solbiate Olona. Il briefing prevede l’intervento del comandante generale di corpo d’armata Giuseppe Emilio Gay e del suo parigrado comandante delle Forze Operative Terrestri Armando Novelli. Per il generale Gay è il primo incontro pubblico con i media dall’assunzione del comando avvenuta nel settembre 2007.
L’It-Jfhq riceverà invece i rappresentanti dell’informazione il prossimo 20 giugno nella caserma Babini di Bellinzago e tra le autorità è prevista la presenza del ministro della Difesa Ignazio La Russa e del Capo di stato maggiore della Difesa generale Vincenzo Camporini.
Accrediti per i giornalisti interessati presso i Public Affairs Officers (PAOs) di Nrdc-it per il 18 e presso i PAOs di smD per il 20.
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martedì, giugno 10th, 2008 34 views
Se stasera verrà confermata la bozza del documento preso in visione oggi pomeriggio da B92 riguardante l’accordo tra Usa e Ue sul Kosovo allora la missione Eulex non avrà più ostacoli.
Secondo quanto riportato da B92, infatti, Stati Uniti ed Europa avrebbero trovato oggi a Lubiana in Slovenia un accordo sul trasferimento di poteri dalla missione Onu Unmik a quella europea Eulex.
La questione, che da lungo tempo mantiene in stallo la situazione nell’ex provincia serba dichiaratasi indipendente lo scorso 17 febbraio 2008, avrebbe già ricevuto anche dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon a Bruxelles un via libera verso l’apertura alla missione europea tramite la decisione di una riconfigurazione di Unmik in una forma accettabile anche da Russia e Serbia.
Di più. Dal documento abbozzato oggi da Usa e Ue nel castello di Brdo in Slovenia emerge la volontà di cooperare sulla questione Kosovo per un trasferimento “soft” dei poteri da Unmik a Eulex con l’accettazione della presenza statunitense all’interno della missione europea Eulex.
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martedì, giugno 10th, 2008 238 views
Due mesi fa, durante la cerimonia di saluto dell’8 aprile 2008, il generale di brigata Francesco Arena comandante in patria della brigata Friuli ora dispiegata a Herat in Afghanistan aveva mostrato il disegno dei bambini della clinica bolognese Gozzadini. Un disegno destinato al reparto pediatrico dell’ospedale di Herat per iniziativa dell’associazione Fanep (Famiglie Neurologia Pediatrica) di Bologna.
Ieri 9 giugno 2008 quel disegno è stato consegnato ai destinatari dallo stesso generale Arena, che nell’occasione ha ricordato: “Questo quadro mi è stato dato prima di venire qui: per me il sorriso di questi bambini è importante come la missione che sono stato chiamato a svolgere per questo Paese."
Oltre al coloratissimo quadro intitolato Un gesto per un sorriso, al reparto pediatrico dell’ospedale generale di Herat è stato consegnato anche il materiale sanitario raccolto dalla Protezione civile della Bassa Romagna guidata dal comandante Roberto Faccani: due elettrocardiografi, quattro defibrillatori, 68 letti ortopedici, lenzuola, cuscini e materiale per la sterilizzazione operatoria. Più 75 materassi messi a disposizione dal Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat comandato dal colonnello Giuseppe Levato.
Ghulam Saeed Rashed, capo del locale dipartimento della Salute pubblica, ha dichiarato: "Voglio ringraziare i comandanti del Regional Command West e del Prt (rispettivamente il generale di brigata Francesco Arena e il colonnello Giuseppe Levato, ndr) per questo ennesimo esempio di attenzione nei riguardi del sistema sanitario provinciale. Oggi sono qui per donarci attrezzature che saranno molto utili all’ospedale e ne stanno anche insegnando il loro utilizzo al nostro personale medico".
Foto: Difesa; brigata aeromobile Friuli
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domenica, giugno 8th, 2008 129 views
E’ ormai alla fine del suo percorso verso il riconoscimento della piena capacità operativa (full operational capability, Foc) il comando voluto dall’ammiraglio Giampaolo Di Paola nel suo precedente incarico di Capo di stato maggiore della Difesa.
Oggi l’alto ufficiale è il presidente del Comitato Militare dell’Alleanza Atlantica, ma la sua idea nata per ridurre ogni possibile ritardo nell’organizzazione del dispiegamento dei nostri contingenti in operazioni fuori area è ormai una realtà.
L’Italian Joint Force Headquarters (It-Jfhq) ha cominciato a essere delineato nel luglio 2006. Nell’ottobre del 2007 è entrato in una prima fase di addestramento che si è poi completata nell’aprile 2008. Da allora ha sede nel Centro di vertice operativo interforze (Coi) nell’aeroporto Francesco Baracca di Centocelle a Roma ed è composto da trenta militari fissi più una serie di cosiddetti augmentees e una compagnia di supporto tattico e logistico destinati insieme a risolvere rapidamente tutte le richieste di dispiegamento immediato in teatro operativo.
Si tratta dunque di un vero e proprio advanced party a egida nazionale dotato di autonomia logistica e operativa che nel corso dell’esercitazione Lightning 08 in programma dal 9 al 20 maggio a Bellinzago Novarese – Cameri, in provincia di Novara, si rischiererà completamente per validare le procedure interne e per verificare la capacità gestionale degli assetti disponibili.
L’esercitazione sarà per posto comando con attivazione di eventi, assumendo così anche un aspetto operativo. Questo permetterà al comando di dimostrare la capacità di rischierarsi e condurre atti tattici a livello interforze come previsto nelle sue peculiarità.
Lo scenario adottato è il Regional Command West (RC-W) di Herat nel periodo di maggio 2008: una situazione il più realistica possibile con il solo adattamento dei nomi alla simulazione. L’operazione in questione verrà denominata dunque Isfa e non Isaf per sottolineare la cornice fittizia della simulazione che in ogni caso dovrà essere condotta come se si trattasse di una reale operazione in teatro operativo.
L’esercitazione si concluderà con un media day durante il quale verrà illustrato il sistema modulare Drash (Deployable Rapid Assembly Shelter) per l’allestimento rapido di posti comando in aree di operazione.
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