Archive for maggio, 2009
venerdì, maggio 22nd, 2009 70 views
Si è conclusa in questi giorni l’esercitazione Eagle Dagger 09 per il Nato Rapid Deployable Corps Italy (Nrdc-Ita) della caserma Ugo Mara di Solbiate Olona. Le ultime due settimane hanno visto impegnate a Civitavecchia un migliaio di persone, normalmente di stanza nel varesotto e nel milanese, per una esercitazione finalizzata al mantenimento della prontezza operativa.
Eagle Dagger ha permesso la verifica della dimestichezza con le procedure di comando e controllo del personale esercitato, simulando un processo di pianificazione in uno scenario fittizio di mantenimento della pace tra due fazioni contrapposte in ambiente mediorientale. Per il personale delle unità logistiche di supporto si è trattato di addestrarsi in modo reale all’approntamento, allo schieramento, all’utilizzo e alla manutenzione delle strutture impiegate nell’esercitazione.
La validazione della reazione dei posti comando alle sollecitazioni fittizie è stata condotta dal Centro di Simulazione e Validazione dell’Esercito (Cesiva) di Civitavecchia, un centro specializzato nella simulazione e validazione delle operazioni militari.
Conclusa l’esercitazione Eagle Dagger 09, la caserma Mara accoglierà martedì prossimo 26 maggio il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Il programma della visita prevede un saluto ai rappresentanti delle delegazioni internazionali presenti a Nrdc-Ita (attualmente quattordici), al personale del corpo d’armata e della brigata di supporto tattico e logistico e una visita alla struttura.
Nrdc-Ita, attualmente al comando del generale di corpo d’armata Gian Marco Chiarini, è impegnata in Afghanistan nell’ambito della missione Nato Isaf con circa 200 militari. Nell’agosto 2005 aveva assunto il comando di Isaf VIII a Kabul con il generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio.
Fonte: Nrdc-Ita
Foto: Nrdc-Ita
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giovedì, maggio 21st, 2009 74 views
Questa visita non s’ha da fare, né domani né mai. Per il vescovo Artemije, ovvero la chiesa serba in Kosovo, non si pone neppure la questione: il vicepresidente americano Joseph Biden sta visitando il Kosovo intendendolo come stato indipendente. In questo modo conferma la sottrazione forzata alla Serbia di parte del suo territorio e la successiva consegna nelle mani di terroristi albanesi colpevoli di crimini contro i serbi e i loro siti, si legge nel comunicato stampa della diocesi di Ras e Prizren.
Di più. Secondo il programma della visita, nel tardo pomeriggio di oggi 21 maggio il vicepresidente Usa dovrebbe essere in visita al monastero di Decani. “Non è che così facendo Biden voglia confermare anche che il monastero di Decani in Kosovo Metohija sia una base americana come quella di Bondsteel?”, continua il comunicato denunciando il disinteresse per le problematiche serbe dell’attuale amministrazione del monastero.
Biden oggi ha assicurato nel suo discorso al Parlamento di Pristina che “l’indipendenza è irreversibile, assolutamente irreversibile”, rappresentando ancora una volta la certezza americana secondo cui solo così si garantisce la stabilità dell’area. Attualmente il Kosovo è stato riconosciuto da 60 paesi, per primo l’Afghanistan; contrarie all’indipendenza Russia e Serbia che considerano il Kosovo una provincia autonoma serba.
Nell’area nordoccidentale è presente il contingente italiano della missione Nato Kfor, che con Romania, Slovenia, Spagna e Ungheria ha la responsabilità dell’area sotto il comando italiano del generale di brigata Roberto Perretti.
Foto: Beta/AP
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mercoledì, maggio 20th, 2009 108 views
L’intervista è andata in onda oggi 20 maggio nel corso dell’edizione delle 13.00 del Tg2 Rai. A parlare di spalle un muratore che aveva prestato la sua opera in un’impresa impegnata nella costruzione dell’ospedale dell’Aquila una ventina di anni fa. La tematica è nota ed è fatto di cronaca.
Piuttosto, ciò che attira l’attenzione sono la scritta sul retro della maglietta indossata dall’intervistato e il curioso accostamento con il simbolo sul cappellino: rispettivamente Islamic Relief sulla prima e una M arrotondata sul secondo. Simboli ormai di una globalità acquisita. Infatti, Islamic Relief (IR) è una organizzazione non governativa (ong) “ispirata a valori umanitari islamici” che opera in 25 paesi del mondo “al servizio dei più poveri”, come una multinazionale, mentre McDonald’s è ormai indiscutibilmente globale e riconoscibile dalla famosa M gialla maiuscola un po’ tondeggiante.
Nell’aquilano, Islamic Relief Italia è presente a Onna dove opera nel campo per terremotati della Protezione Civile dallo scorso 24 aprile. Sul sito italiano dell’ong è pubblicata l’entità dell’aiuto prestato in termini di materiale consegnato.
L’organizzazione Islamic Relief (IR) è stata fondata nel 1984 da un medico egiziano, Hany el Banna, e ha la sede principale a Birmingham (Regno Unito). L’immagine usata a simbolo dell’organizzazione riproduce una moschea con due minareti che ricorda la facciata della moschea di Klina, in Kosovo, costruita con i fondi del Saudi Joint Committee for the Relief of Kosovo and Chechenya (SJCRKC).
Anche Islamic Relief opera in Kosovo. Al suo riguardo nel libro The Coming Balkan Caliphate (Praeger, 2007) del giornalista americano Chris Deliso si legge: Fin dal 2003 [...] Islamic Relief ha camuffato il suo intento di proselitismo attraverso progetti come riparazioni di infrastrutture e costruzione di acquedotti, cliniche e assistenza agli orfani. [...] Nell’aprile 2003, Islamic Relief ha cominciato a finanziare gli orfani con un programma di microcredito per contadini e piccoli imprenditori. Nel settembre 2004 aveva erogato più di 500 prestiti, tutti “basati su principi islamici”.
Nel 2006 un cooperante di IR è stato espulso da Israele con l’accusa di fornire supporto ad Hamas. Ayaz Ali, di nazionalità britannica, operava per IR nella striscia di Gaza. Il suo rilascio e successivo rientro in Uk è stato accolto con soddisfazione dallo stesso fondatore di IR.
L’anno successivo IR ha incontrato problemi in Italia, dove aveva organizzato un incontro di tre giorni in Emilia Romagna per riunire gli islamici di Bologna, Milano e Sassuolo. Al Palanord di Bologna, dove IR parlava di Globalizzazione della solidarietà, era riecheggiata la denuncia del rischio di “politica di indottrinamento contro l’Occidente e di incitamento alla guerra santa”.
IR ha uffici di raccolta fondi in 11 paesi: Belgio, Francia, Germania, Italia, Malesia, Mauritius,Olanda, Svezia, Svizzera, UK, Usa.
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mercoledì, maggio 20th, 2009 130 views
Era il 22 maggio 1916 quando le unità di trasporto dell’Esercito Italiano dimostrarono la capacità di muovere ingenti quantità di truppe e materiali.
Dagli altipiani vicentini stavano per dilagare verso la Pianura Padana le truppe dell’esercito austroungarico: si combatteva la Prima Guerra Mondiale e ogni prato lasciato al nemico era un centimetro di orgoglio ferito.
In quella che passò alla storia come la battaglia degli Altipiani furono proprio gli autieri a permettere il contrasto dell’avanzata avversaria, rendendo possibile lo schieramento delle truppe italiane con una rapida movimentazione di truppe e di materiali.
Domani 21 maggio, a distanza di quasi un secolo, saranno il comandante delle scuole dell’Esercito, generale Angelo Dello Monaco, il comandante Logistico dell’Esercito, generale Rocco Panunzi, e il generale Mario Righele, capo dell’Arma dei Trasporti e Materiali (Tramat), a celebrare la festa del Tramat nel 93esimo anniversario della battaglia degli Altipiani nella sua sede presso la caserma Rossetti di Roma, dove è ospitato il comando Logistico dell’Esercito organizzatore dell’evento.
Nel corso della cerimonia, che avrà inizio alle 10, sarà consegnata la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Bandiera di Guerra dell’Arma Trasporti e Materiali, distintasi per le operazioni di soccorso alle popolazioni vittime di calamità naturali e per la bonifica da ordigni e residuati bellici.
La new entry nella consueta sfilata di mezzi sarà il nuovo veicolo blindato Freccia, consegnato dal consorzio Fiat Iveco – Oto Melara (azienda del gruppo Finmeccanica) all’Esercito Italiano in un primo esemplare lo scorso 17 febbraio nel Centro polifunzionale di sperimentazione dell’Esercito a Montelibretti.
Articoli correlati: 22 maggio 2008 – Esercito Italiano: il Tramat dalla battaglia degli Altipiani alla logistica digitalizzata
Fonte: smE
Foto: www.esercito.difesa.it
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mercoledì, maggio 6th, 2009 614 views
“Sono convinto che sicurezza e rispetto sono elementi essenziali per lo sviluppo in Kosovo”, ha dichiarato il comandante della Multinational Task Force West della Kosovo Force (Mntf-W Kfor), che da oggi è il generale di brigata Roberto Perretti comandante in patria della brigata meccanizzata Aosta.
“Sono certo che conseguiremo il comune obiettivo grazie a leale cooperazione, tolleranza, reciproca conoscenza e in continuità di azione con le unità che ci hanno preceduto”, ha continuato il generale Perretti dopo aver fatto riferimento al “profondo senso di fierezza” che prova “nell’essere il comandante di soldati provenienti da così tante nazioni: Italia, Romania, Slovenia, Spagna e Ungheria”.
Il cambio di comando è avvenuto stamane 6 maggio a Villaggio Italia, a Belo Polje, dove ha sede il contingente italiano responsabile dell’area nord-occidentale del Kosovo nell’ambito della missione Kfor. Il generale Perretti è subentrato al pari grado generale di brigata Giovanni Armentani, che nel discorso di commiato ha ringraziato i giornalisti locali per il rilievo mediatico dato alle attività della Mntf-W.
L’Aosta subentra così alla Granatieri in una cerimonia celebrata nel Piazzale della Pace all’interno della base italiana alla presenza del comandante di Kfor, generale di corpo d’armata italiano Giuseppe Emilio Gay, del reggimento di formazione multinazionale comandato dal colonnello Fabrizio Biancone, comandante della task force Aquila, e delle autorità locali.
L’area di responsabilità della Mntf-W è nota per aver dato i natali all’ex primo ministro ed ex comandante dell’Uck Ramush Haradinaj, rientrato qui dall’Aja dopo l’assoluzione dall’accusa per crimini di guerra lo scorso 4 aprile 2008.
Nella zona l’etnia di maggioranza è albanese, ma sono presenti due siti religiosi di notevole significato per l’ortodossia serba: il Patriarcato di Pec e il monastero di Decani. Mentre rimane una enclave della minoranza serba a Goradzevac. Le tensioni etniche sono apparentemente sopite, essendo ormai quasi assente l’etnia serba; rimangono comunque attive nell’area organizzazioni non governative finalizzate a facilitare il rientro dei serbi nelle loro proprietà. Lo scorso anno il Rappresentante regionale di Unmik è stato aggredito nella sua abitazione nella piazza centrale di Decani, dopo essere stato dichiarato pubblicamente persona non grata tramite organi di stampa locali.
Permangono dunque tensioni latenti in zona e il compito della Mntf-W, come ricorda il comunicato dello stato maggiore della Difesa italiano, è proprio quello di assicurare libertà di movimento e un ambiente sicuro a tutte le etnie presenti nell’area di responsabilità.
Fonte: smD, fonti proprie
Foto: Kfor
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martedì, maggio 5th, 2009 75 views

Dopo la violazione dei segreti del cacciabombardiere alleato F35 e delle difese dell’elicottero presidenziale Marine One, gli Usa temono sempre di più gli attacchi informatici.
Negli ultimi sei mesi, si legge in un articolo pubblicato da BBC News oggi 5 maggio 2009, il Pentagono ha speso più di cento milioni di dollari per difendersi da cyber attacchi e altri problemi sulla rete. Ora il vertice della National Security Agency (Nsa), l’agenzia statunitense che si occupa della sicurezza nazionale, ritiene che sia arrivato il momento per gli Stati Uniti di dotarsi di una digital warfare force.
Che servano maggiori risorse e più addestramento è chiaramente sottolineato nella sua relazione all’House Armed Services subcommittee dal capo della Nsa, il generale di corpo d’armata Keith Alexander, che è già alla guida anche del nuovo Cyber Command del Pentagono con prossima sede a Fort Meade, nel Maryland.
Il nuovo comando del generale Alexander sarà operativo da ottobre ed entrerà a regime nel corso del 2010, al momento però la politica statunitense in tema di cyber-guerra non sembra tenere il passo con le continue minacce che corrono sulla rete.
Immagine: spacedaily.com
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lunedì, maggio 4th, 2009 42 views
In bilico tra la sicurezza dei locali e quella dei militari impiegati in missione: è lo stato d’animo di chi opera fuori area in teatri operativi instabili, ma anche l’elemento cruciale che ricorre dalle pattuglie sul terreno fino alle sale operative.
Quello che è successo a Herat ieri – una tredicenne uccisa apparentemente da fuoco italiano in un contesto di inequivocabile tensione, amplificato dall’attuale deterioramento dell’area afghana occidentale dove si rincorrono addirittura voci di probabili attentati – porta da un lato all’apertura di due inchieste da parte della magistratura e dall’altro a una maggiore consapevolezza dei rischi presenti anche per i nostri peacekeepers.
Portare la pace evidentemente non è così semplice e indolore. Cinque anni fa, in occasione del cambio di comando Isaf dai turchi agli italiani, a Kabul l’allerta era alta, così alta da temere attacchi repentini. Alle pattuglie in uscita dalla base si ripresentava ogni volta il dilemma: e se ci viene incontro un bambino che non ferma la sua corsa neppure quando gli si intima chiaramente di allontanarsi? Cosa si fa? Si spara?
Bene ha detto il capo di stato maggiore italiano di Isaf, generale Marco Bertolini, riportato oggi da La Stampa: “Le lacrime di una madre afghana sono come quelle di una madre italiana: dobbiamo tenere insieme il rapporto con questa gente e la salvaguardia dei nostri soldati che qui rischiano la vita tutti i giorni”.
Bertolini ha usato chiarezza senza eufemismi nel far presenti anche i rischi che i nostri soldati corrono quotidianamente. E pur se ogni pattuglia è costantemente collegata via radio alla base, le minacce sono davvero improvvise e imprevedibili. Come la Toyota Corolla bianca che ieri mattina a Herat sembrava impazzita nella sua corsa verso i blindati italiani sotto la pioggia battente.
Immagine: nato.int
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