lunedì, giugno 15th, 2009 37 views
La visita di oggi del generale britannico Barney White-Spunner all’Nrdc-Ita (Nato Rapid Deployable Corps Italy) di Solbiate Olona, comandato dal generale di corpo d’armata Gian Marco Chiarini, rientra nelle attività volte a mantenere vivi il contatto e la reciproca conoscenza. Niente di speciale, si potrà dire. In fondo se non si approfitta dei tempi di pace per svolgere queste visite di carattere istituzionale non è certo sul campo di battaglia che si ha il tempo per tante cortesie.
Eppure proprio qui sta il punto. Il generale White-Spunner, in quanto comandante della 3a divisione dell’Esercito del Regno Unito di stanza a Salisbury in Gran Bretagna, comanda una delle unità affiliate a Nrdc-Ita, che essendo comando di corpo d’armata è suo sovraordinato. Ed è proprio con le unità affiliate che si lavora in area di operazioni.
Inoltre con le unità affiliate viene gestita l’attività addestrativa, dato che saranno poi loro a schierare le cellule di risposta durante le esercitazioni in tempo di pace. Non solo, sono proprio la conoscenza reciproca e le esercitazioni condotte a permettere un efficace impiego delle unità assegnate dai partner Nato.
Di più. Le unità affiliate sono coinvolte con il comando sovraordinato nei turni di rotazione della Nato Response Force (Nrf). Ci avviciniamo al punto: Nrdc-Ita sarà di turno con la Nrf nel primo semestre del 2011. Sarà la sua terza volta, dopo Nrf 3 ed Nrf 9 rispettivamente nel 2004 e nel 2007.
Intanto il generale britannico, accompagnato dal vicecomandante di Nrdc-Ita generale britannico David Capewell, ha potuto aggiornarsi sulle attività del comando e della brigata di supporto con i suoi due reggimenti, il 1° Trasmissioni e il reggimento di Supporto tattico e logistico.
A fine anno Nrdc-Ita e le sue unità affiliate affronteranno l’esercitazione Eagle Blade, finalizzata a mantenere la prontezza operativa e – nel caso di quest’anno – a reintegrare il personale che a luglio rientrerà dall’Afghanistan, dove è stato impiegato nella missione Nato Isaf.
Fonte: Nrdc-Ita
Foto: Nrdc-Ita (Gian Marco Chiarini e Barney White-Spunner)
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lunedì, giugno 15th, 2009 3 views
Sarà la battaglia più dura, perché sarà l’ultima. Mentre il ministro dell’Interno pakistano Rehman Malik rivela alla polizia a Islamabad che la lotta ai nemici del Pakistan non si ferma (”Continueremo a combattere finché l’ultimo talebano, militante, nemico del Pakistan se ne sarà andato”), un ex ufficiale appartenente all’Inter-Services Intelligence (Isi), Asad Munir, ora in pensione, va oltre e afferma che la battaglia conclusiva, ormai alle porte, sarà violenta in quanto tutte le forze ostili – dai jihadisti ai qaedisti, passando attraverso i vari gruppi – si riuniranno insieme: si tratta della loro lotta per la sopravvivenza. Perdere il Waziristan significa non avere più nascondigli da offrire ai capi.
La notizia secondo cui l’operazione finale sarebbe in fase di realizzazione anche se non ancora scattata, “benché sia iniziato il conto alla rovescia”, avrebbe già ricevuto una conferma dal governatore della provincia della North West Frontier Awais Ahmed Ghani.
Contro il capo talebano maggior alleato di al Qaeda, Baitullah Mehsud, l’esercito del Pakistan si starebbe dunque rafforzando a dimostrazione di un impeto finora dimenticato, tanto da far leggere questo atto come una Waterloo per al Qaeda come fa notare l’articolo di Reuters Canada riportando il parere di esperti militari.
Si avvalora dunque l’informazione data da ufficiali americani secondo cui al Qaeda starebbe lasciando il Pakistan per raggiungere Somalia e Yemen, aree più propizie alla condotta di operazioni ribelli.
Uno degli aspetti che rendono più difficile la caccia ai “nemici del Pakistan” è il fatto che i qaedisti si nascondono tra la popolazione civile. Non solo. Le continue incursioni di esercito governativo e di drone americani nello Swat e nel Waziristan spingono i civili a lasciare l’area, ponendo i presupposti per una emergenza umanitaria di proporzioni ragguardevoli. Chi ci rimette come sempre in queste situazioni limite è dunque la popolazione inerme stretta tra due fuochi.
Intanto il direttore della Cia Leon Panetta si dice convinto che Osama Bin Laden si trovi in Pakistan. Un’icona che tuttavia oggi è meno importante di quanto lo sia stata in passato, con un Pakistan nucleare che si riscopre altamente operativo a ridosso dei disordini post-elettorali in Iran e delle intemperanze muscolari della Corea del Nord. In questo quadro, poi, non va trascurata neppure la conferma del sentiment anti-occidentale nello Yemen.
Fonte: Reuters Canada
Foto: Bbc
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