Archive for the ‘Inchiostro antipatico’ Category
martedì, febbraio 7th, 2012 | 51 views
La memoria collettiva ai tempi di Internet
By Cybergeppetto
Quando mi chiedono una cosa che non so, rispondo semplicemente: “Chiedete a Mister Google!”.
Mr.Google ha un amico, il Signor Wikipedia, sempre in cima alla lista delle ricerche che si fanno con il più diffuso motore di ricerca, ha un sacco d’informazioni, ma sei vai a verificarle trovi un sacco di errori.
Facciamo un esempio, se andate a cercare “partecipazioni statali”, Google vi manda a una pagina di Wikipedia piuttosto striminzita che, dopo un pistolotto sul periodo fascista, liquida la questione come se si trattasse di una bazzeccola.
L’Italia è, invece, l’unico Paese al mondo in cui si siano sprecate quantità immense di denaro per realizzare un’economia indegna di tale nome perché si è trattato di populismo, clientelismo e malaffare.
I soloni del periodo fascista e della prima repubblica hanno cercato di convincere gli italiani che l’intervento in economia dello Stato avrebbe creato lavoro e ricchezza, una sorta di via italiana all’economia pianificata che ha realizzato isole di comunismo reale spazzate via dai cicli economici.
Qualcuno potrebbe dire che è una storia vecchia, vale la pena di ricordare che lo Stato è ancora oggi azionista/proprietario delle Ferrovie e di un numero incredibile di aziende, tra le quali spiccano le cosiddette “municipalizzate”. In anni passati abbiamo venduto a prezzi di realizzo aziende come l’ENEL, oppure abbiamo chiuso aziende ormai dissestate come la vecchia Alitalia.
Personalmente non ho nulla contro Google o Wikipedia, anche se si potrebbero fare moltissimi altri esempi del genere, il fatto è che ritengo che si debba evitare che la nostra memoria sia come una chiavetta USB in cui i file ce li mette qualche monopolista dell’informazione. Basta guardare più giù nella lista di Google e si trova molto altro, anche se bisogna sempre attenti a separare la lana dalla seta, ci sono sempre interessi che nascondono verità scomode e lo fanno in maniera molto sottile e blaterando a vanvera di democrazia e libertà.
Nel corso degli anni ho imparato a diffidare di quelli che passano le loro giornate a spiegarmi qual è il problema più importante da seguire, di solito sono persone che, prezzolate o meno, hanno ricevuto il compito di nascondere cose che spiacciono agli oligarchi che manovrano i media, internet incluso.
Chi gestisce un motore di ricerca ha un potere smisurato, può togliere voce a una verità semplicemente perché qualcuno lo paga e tutti dobbiamo campare e abbiamo bisogno di risorse. Non c’è più bisogno di mentire, basta parlare d’altro, basta “indicizzare” un sito piuttosto che un altro, basta nascondersi dietro un algoritmo, basta celarsi dietro il fumo delle formule di statistica.
Quando l’utilizzatore dei media mette in moto il suo cervello, semplicemente facendo appello ai suoi ricordi, il gioco viene fuori in tutta la sua falsità, ora che ci sono i social media si può sempre dire la propria, bisogna solo avere la pazienza di perderci un po’ di tempo, anche per contrastare l’attivismo dei bugiardi, quelli che hanno imparato a nascondere invece di mentire e a ripetere ossessivamente la stessa solfa ogni due minuti sulla rete.
Cybergeppetto
p.s. “Signora maestra, mi da una chiavetta USB per fare la ricerca?”. “Lo farei molto volentieri, cara, ma i tuoi genitori non hanno voluto farti installare la porta USB in testa, temo che dovrai farla da sola…”
Foto: gfnews.it
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giovedì, febbraio 2nd, 2012 | 72 views
Ovvero gli italiani al tempo del governo tecnico
By Cybergeppetto
Un anno fa in molti ritenevano che ci fosse un solo problema urgente, mandare a casa Mister B.
La democrazia italiana, non proprio famosa per la sua capacità di agire, diventa una macchina da guerra quando si tratta di bloccare qualcosa, fermare qualcuno. Mettere i bastoni fra le ruote è lo sport nazionale di tutti quelli che non pensano ad altro che a se stessi, politici, pseudo-industriali, finanzieri creativi, sindacalisti pre-scala mobile, cattedratici con la tessera di partito.
I programmi politici e la volontà popolare sono sempre considerati dei calzini da cambiare ogni giorno. Per fare qualcosa di positivo ci sarà sempre tempo in futuro…
Ora che il problema B è risolto, almeno apparentemente, sono tutti tranquilli, quelli che urlavano e strepitavano ora non sembrano dare importanza al fatto che le tasse siano aumentate, le pensioni siano state tagliate e noi si sia sempre sull’orlo del baratro. Il sistema Italia continua a essere in passivo, continua a fare debiti, ma gli oligarchi dell’informazione, i ras delle banche, i capintrigo dell’industria vanno ai convegni tecnocratici con una faccia intelligente a far finta di voler risolvere la situazione quando hanno sempre e solo ciucciato alla mammella della vacca da latte pubblica.
L’anno scorso erano in tanti a infervorarsi perchè l’acqua avrebbe dovuto rimanere pubblica, ora sentiamo dire da quelli che hanno sostenuto il referendum che bisogna liberalizzare, lo sanno tutti che i referendum sono di due tipi, quelli inutili e quelli dannosi, l’anno scorso non abbiamo fatto cose inutili.
L’anno scorso abbiamo discusso tanto sul nucleare, ora continuiamo a essere un paese senza energia, non solo perchè la casta che pretende di essere l’intellighenzia del paese spreca la sua energia solo per parlare, ma, soprattutto, perchè non abbiamo mai voluto stabilire in concreto come produrre energia che fosse la base per la crescita; la lobby antinucleare ha i suoi interessi e non c’è verso di fare in modo che si ripartisca in quote il nostro fabbisogno energetico.
Noi siamo sempre quel Paese che rimase al buio perchè un albero in Svizzera crollò su una linea elettrica. Tutti quelli che si lamentano perchè la bolletta è troppo cara avrebbero fatto meglio a piangere nella cabina elettorale invece di trifolarci le scatole.
L’anno scorso discutevamo sulle performance sessuali di Mister B, ma i servizi che la pubblica amministrazione eroga ai cittadini continuano a essere di pessima qualità perchè negli ultimi trenta o quarant’anni il voto di scambio ha portato tanta gente a occupare sedie senza produrre nulla.
Noi continuiamo a prendercela con l’evasione fiscale come se fosse normale reperire sempre più risorse per farle sprecare dalla burocrazia, abbiamo una macchina ferma al distributore e non riusciamo a fare il pieno perchè il serbatoio è bucato, ma continuiamo a mettere benzina.
L’anno scorso i magistrati strepitavano contro il Caimano, ora sono tutti tranquili, ma di cambiare un sistema che nelle loro mani non funziona non se ne parla, meno male che almeno gli avvocati si sono messi il cerotto sulla bocca, vorrà dire qualcosa…
L’anno scorso erano tutti incavolati perchè non c’era lavoro, come se il lavoro potesse arrivare per decreto, ora che la situazione peggiora, le corazzate dell’informazione danno la notizia in maniera distaccata e minimale. Si discute di articolo 18, quello del quale si parlava già nel 1994, ma senza molto entusiasmo…
Se qualcuno fosse a corto di argomenti e proprio non sapesse come fare per dare la colpa a qualcun altro, può sempre dire che le spese militari sono eccessive e che l’Italia è un Paese guerrafondaio, si tratta di una stupidaggine che si legge sempre sui media, fa molta presa sui radical chic.
Cybergeppetto
p.s. Una buona notizia per i consumatori, il Valium sta scendendo di prezzo. Il nuovo clima politico favorisce il relax e la distensione, sarà per questo che anche le supposte governative degli ultimi tempi sono scivolate senza grandi attriti, a parte le ragadi dei camionisti…
Immagine da She Goes
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giovedì, gennaio 26th, 2012 | 81 views
By Cybergeppetto
Gli Stati Uniti d’America sono una Nazione: loro parlano di “Country” e di “States”, i cittadini di quella nazione sono orgogliosi di essere nati in quella storia e in quella cultura, seppur poco più che bicentenaria; sarà per questo che Bruce Springsten ha scritto “Born in the USA” e non il contrario.
Allo stesso modo gli statunitensi sono orgogliosi di essere nati nei vari Stati che compongono gli USA e le due cose vanno di pari passo; chi, come i texani, ha combattuto per la propria indipendenza si sente anche più americano degli altri.
E’ normale che i ricchi “liberal” dell’ovest considerino “red necks” (colli abbronzati) i vaccari o i contadini puzzolenti che al sud lavorano al sole. Ma fuori dagli Stati Uniti loro sono una Nazione orgogliosa e compatta.
Con tutto il rispetto che gli può essere dovuto, mi stanno tremendamente sulle scatole quando vengono a spiegarti che l’Europa deve “fare di più”. Sarebbe meglio che pensassero a non fare troppi casini con le guerre e guerricciole che scatenano ogni due minuti o con i giochetti finanziari con i quali ci hanno messo nei guai.
L’Europa è molto diversa, gli Stati che la compongono hanno una cultura molto più antica, ma gli europeismi di facciata che i politici d’ogni dove sbandierano non hanno fondamento nei sentimenti della gente.
Gli inglesi non si sentiranno mai europei, loro hanno il Commonwealth, i francesi e i tedeschi saranno sempre molto lieti di comandare gli altri in Europa, gli altri pensano di poter avere più benefici che guai dall’Unione Europea, gli italiani forse pensavano che qualcuno avrebbe pagato loro il debito pubblico. Il trattato di Maastricht ha fatto cambiare loro idea.
Quando chiesi un francobollo per l’Unione Europea in un negozio di Cardiff il negoziante mi rispose a brutto muso “I don’t trust the bastard Europe!” (Non ci credo nella bastarda Europa!). Magari lui non lo sa che il Regno Unito ha avuto grandi favori dall’Unione Europea che, come dovrebbe essere noto, ripartisce in mille rivoli i soldi che incassa dall’IVA di ogni nazione.
Ora noi abbiamo una Unione Europea che ha ricevuto alcuni, modesti, poteri; c’è una moneta unica, ma non c’è una volontà politica unica. E’ monca l’Europa, sono monche le Nazioni, che non battono più la loro moneta.
Dei simpatici vecchi signori, magari ex-comunisti come Giorgio Napolitano, hanno tentato di propinarci a più riprese delle Costituzioni che nessuna Assemblea Costituente aveva votato e che i cittadini di varie nazioni hanno srotolato con molta attenzione nel loro bagno privato…
Gli Stati europei erano oppressi da cancellerie piene di burocrati, ora, fatto un passo in avanti, abbiamo almeno trentamila burocrati in più che, ben pagati e ben vestiti, fanno finta di essere persone serie a Bruxelles. Una città carissima visto che il più fesso di questi signori prende cinquemila euro al mese per fare fotocopie e partecipare a riunioni di cui non si sapranno mai la ragione, l’utilità e i risultati, se non quello di vietare a noi di fare la pizza al mattone o di invecchiare i formaggi nella fossa.
Ho letto con molto interesse l’articolo sul tricolore che, come noto, non nacque in Italia; non vorrei che si fosse fatto lo stesso errore con l’Europa in cui tutto nasce con un vessillo di cui nessun popolo capisce la ratio.
Se gli europei non vogliono che l’Europa sia una Nazione è meglio finirla qui e subito, non ci sentiremo mai europei per fare un favore ai banchieri e ai tecnocrati.
Cybergeppetto
p.s. Alla borsa di Milano si è deciso di mettere il sottofondo musicale alle transazioni finanziarie. Le recenti valutazioni negative del fondo salva stati EU non hanno sinora consentito di suonare l’Inno alla gioia. Dario Argento ha dichiarato di essere molto orgoglioso dalla scelta di utilizzare Profondo Rosso per il debito pubblico italiano.
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Il Tricolore non è nato italiano – By Vincenzo Ciaraffa (20 gennaio 2012)
L’immagine è tratta da cimicom.it
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lunedì, gennaio 23rd, 2012 | 104 views
L’utopia spara le sue ultime cartucce
By Cybergeppetto
Ieri un grande sognatore, l’ultimo apostolo dell’utopia, durante un’assemblea in cui il suo movimento discuteva di come affrontare la crisi economica, ha tracciato la strada maestra per un mondo più giusto. Si tratta di un vecchio amico di questo sito, Nichi Vendola.
Il nostro mentore però, a differenza delle altre volte, di cui troverete i link a piè di pagina, questa volta vola alto e, trasfigurandosi come Gesù, ma sul monte dell’Utopia, rivela ai suoi apostoli l’estasi della grazia comunista: il reddito di cittadinanza. Un reddito che tu devi ricevere anche se non fai nulla.
Oibò!, mi sono detto, questa cosa è rivoluzionaria, il reddito non più legato al lavoro è una utopia fantastica. Deve essere bellissimo stare tutto il giorno in poltrona e vedere il proprio conto in banca che ingrassa, più o meno come il grasso che, nel frattempo, si anniderebbe nel nostro corpo, ostruirebbe le nostre arterie e, fatalmente, ci porterebbe al colpo apoplettico.
Vuoi mettere però la soddisfazione di campare senza fare una beata fava aspettando l’infarto democratico? Oppure, per i più rigorosi, vuoi mettere la soddisfazione di aver rifondato il comunismo mondiale in cui ognuno riceve in base a quel che gli serve? Ancora una volta certa politica ha inventato il motore immobile, quello che produce lavoro senza bruciare combustibile e comburente, senza la cella a idrogeno, assolutamente senza nulla!
Sono andato alla ricerca di qualcosa sulla rete e, poffarbacco! Ho trovato addirittura un modello matematico che mette, nero su bianco, questa nuova scoperta del pensiero moderno!
L’equazione che ho tratto dalla rete (qui dal sito di Reddito di Cittadinanza) è una cosa fantastica, i politici hanno inventato l’analisi matematica applicata alla politica. Dalla flatulenza intellettuale dei sofisti contemporanei arriva, come un coniglio dal cilindro, la soluzione a tutti i mali della società italiana. RDC = EM / AB. Reddito di cittadinanza uguale emissione monetaria fratto abitanti.
Con una semplice equazione si è trovata la pietra filosofale che risolve, ipso facto, tutte le ambasce degli italiani che temono di dover lavorare chissà quanto per pagare i debiti fatti sinora.
Qualche incauto reazionario potrebbe pensare che il reddito è quella cosa che si ottiene combinando lavoro e capitale, cosa che, dalla notte dei tempi, costringe il genere umano a faticare, sudare e, alla fine, schiattare sotto il peso del lavoro.
La soluzione è presto detta, basta stampare la moneta che serve e distribuirla alla gente. Neanche l’asino di Buridano avrebbe saputo escogitare una soluzione migliore.
Il sito, poi, trae le conseguenze di questa teoria e rivolge delle domande suadenti al lettore: “Che lavoro farebbe, se non dovesse preoccuparsi del suo reddito?”.
Ma vi pare che uno che può vivere di rendita si metta a lavorare?!
Se mai ci fossero dubbi, trascrivo la missione del sito: “Persuasi che il reddito di cittadinanza sia una realtà realizzabile, giusta e positiva proponiamo, promuoviamo e sosteniamo, anche con questo sito, ogni iniziativa che permetta di offrire ai 60 milioni di cittadini italiani un reddito a scadenze regolari e a vita in grado di garantire una vita dignitosa, indipendentemente dalla prestazione lavorativa effettuata”.
Giuro che, alla luce di quanto ho letto sul sito, non vi capisco a voi italiani che vi fate strozzare dai professori tecnici che hanno avuto il reddito di cittadinanza fino a ora e che vi stanno facendo muovere il culo dalla vostre poltrone.
Cybergeppetto
p.s. Dopo il successo del reddito di cittadinanza, le maggiori case automobilistiche hanno avviato delle ricerche per implementare un nuovo combustibile, si tratterebbe di un derivato dell’urea, presente in grosse quantità nella comune urina che tutti produciamo. Un altro interessante filone di ricerca tecnologica è dato dallo sfruttamento della flatulenza umana, grande energia rinnovabile che da tempo muove la politica e che sinora, non è stata mai sfruttata. Nel breve periodo, circa cinque anni, potremo fare la pipì nei serbatoi delle nostre auto per muoverci a piacimento, basta ridurre l’uso del sale che provoca la ritenzione idrica. Per l’aerofagia applicata all’autotrazione ci vorrà più tempo.
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Foto: Reddito di cittadinanza
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mercoledì, gennaio 18th, 2012 | 1.065 views
Anatomia del Comandante democratico dopo il naufragio della Costa Concordia
By Cybergeppetto
Viviamo un’epoca curiosa in cui non si usano le parole comando e ordine, a molti sembrano antidemocratiche, una specie di sopruso che ottusi autocrati impongono al popolo sovrano. Discussioni fumose rendono difficile capire chi deve obbedire e lavorare e chi deve comandare.
Il dialogo telefonico tra il Comandante della nave e l’Ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno è uno di quei rari casi in cui almeno uno degli interlocutori non si nasconde dietro formule fumose e volutamente ambigue.
Siamo abituati a scene cinematografiche in cui si parla di queste cose, ma spesso in modo distorto e caricaturale. Chi non si ricorda il Colonnello Buttiglione che passa le sue giornate a fare il cretino in caserma o il Colonnello Kilgore di Apocalypse now che fa surf mentre gli elicotteri della sua task force distruggono un villaggio vietnamita? L’avversione per l’azione di comando si è nutrita per anni delle fesserie di certa cinematografia tardo-sessantottina.
Al di fuori delle istituzioni militari le parole comando e ordine sono da tempo bandite, si sente dire che tutti coordinano, dirigono, supervisionano, controllano, monitorizzano, gestiscono. Quando chiedi chi comanda e chi è responsabile allora incominciano i guai, ognuno punta il dito contro qualcun altro, dice che il suo lavoro è un altro, che non l’hanno informato ecc. ecc.. Ce ne fosse uno che comanda…
Ma se sei un Comandante non puoi dire che la colpa è di un altro e, unico caso in un Paese in cui sono tutti a piede libero, vai dritto in galera. E meno male…
Se ti chiami Comandante non puoi fare finta di essere un manager, non puoi credere di essere un amministratore delegato che aspetta le decisioni del Consiglio d’Amministrazione, non va bene.
Quando c’è un problema da risolvere subito non puoi fare un sondaggio su internet per chiedere la soluzione al pubblico, non puoi mandare un questionario alla gente per avere delle dritte.
Il fatto è che in Italia la figura del Comandante non piace a nessuno e non solo per colpa di quel tale che sarebbe scappato dalla nave che aveva l’onore e l’onere di comandare. Il fatto è che certa pseudo-cultura e certa politica, pur comandando in maniera capillare in ogni angolo della società, peraltro in maniera occulta, ci hanno fatto credere che dare ordini sia una cosa cattiva e che la “collegialità” e i tavoli di confronto siano la soluzione a tutti i mali.
La vita è strana e talvolta fornisce esempi chiari di cosa si debba o non si debba fare quando le cose si mettono male.
La figura del Comandante viene uccisa da quello della Costa Concordia, ma viene anche resuscitata da quello della Capitaneria di Porto.
Se non si entra nell’ordine di idee che il nostro Paese sta naufragando e una classe di comandanti politici perde tempo a disquisire di cose inutili, il naufragio è certo. Già da troppo tempo imbarchiamo debito pubblico e il timone nella plancia del Governo gira a casaccio perché tutti in Parlamento lo spingono da una parte o dall’altra.
Democrazia non è lasciare che la nave vada sulle secche perché l’avversario politico non deve comandare, ma è soprattutto rispettare le responsabilità degli altri e fare fronte alle proprie.
Cybergeppetto
p.s. Dopo il segnale di pericolo gli altoparlanti diffusero la voce del Comandante: “Qui è il Comandante che vi parla. La nave imbarca acqua. La situazione è molto seria, l’equipaggio sta aspirando l’acqua verso l’esterno e chiudendo la falla. Tutte le persone che ritengono di essere valide si rechino nei punti di raccolta per aiutare ponendosi a disposizione dei marinai per il trasbordo di materiali che ostruiscono i lavori. Gli altri indossino il salvagente e vadano sul ponte per bilanciare la nave. Le operazioni si svolgano con calma e precisione. Nessuno è autorizzato a lamentarsi, potrà farlo con me quando avremo salvato la nave. Al ristorante sono disponibili bevande calde. L’infermeria della nave è operativa, ma solo per i casi più gravi. La radio è in avaria, ma ce la caveremo da soli …”.
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Foto: il comandante della Concordia Schettino e il comandante della Capitaneria di Livorno De Falco sono di blog.studenti.it
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lunedì, gennaio 16th, 2012 | 286 views
By Cybergeppetto
L’amico Vincenzo Ciaraffa ha scritto su queste pagine un bell’articolo sull’Esercito. Sposo in pieno le sue considerazioni, ma, con tutta la stima che ho per Lui, debbo ricordargli che non parliamo di un Esercito qualsiasi, ma di quello che ha a fianco l’aggettivo Italiano.
E’ un aggettivo che pesa, italiano vuol dire, come giustamente dice Vincenzo, che i politici non hanno una strategia di Difesa e non sanno proprio cosa farsene dell’Esercito, a parte il solito uso come stipendificio.
Gli italiani hanno sempre guardato all’Esercito come quella cosa che si è dissolta l’8 settembre, anche se l’8 settembre si dissolsero il Re e il Duce, cioè i politici d’allora. Si usa dire che l’8 settembre è la festa dello Stato Maggiore, l’edificio dal quale il Re fuggì insieme ai suoi accoliti.
Molti militari rimasero al loro posto per vari giorni, sempre fiduciosi che gli ordini sarebbero arrivati. Mio papà era sergente, il 12 settembre era il più elevato in grado della sua caserma, ci mise quattro giorni a realizzare di che pasta erano fatti i politici, ma alla fine capì l’antifona e se ne andò.
Negli anni Settanta i militari facevano schifo a tutti i politici, soprattutto ai cattocomunisti che magari avevano prima indossato la camicia nera e poi voltato gabbana. Ricordo ancora il disprezzo che i fricchettoni, figli dei fiori e anarco-terroristi, nutrivano per chi aveva una divisa. E’ la solita storia, il cane morde sempre lo straccione.
In tutti questi anni alle Forze Armate, e quindi anche all’Esercito, sono andate solo le briciole del PIL, anche i muri del Consiglio Atlantico durante la Guerra fredda sapevano che non avevamo, e non abbiamo, mai investito abbastanza in sicurezza. Quando è crollato il muro è crollato anche l’Esercito ridotto che c’era per quell’esigenza.
In questi tempi di crisi ricomincia il giochetto dei vetero-che-guevaristi che dicono che le spese militari sono eccessive. Tutti questi parlamentari, opinionisti, socio-cretini e filosofi del menga vadano a visitare le caserme, invece che strapparsi i capelli per gli avanzi di galera, si chiedano quanti soldi ci sono nella caserma X dell’ultimo reparto in fondo a destra, nel tacco, nella punta o sul bordo dello stivale. Si chiedano quanto si spende per la manutenzione o per l’addestramento di base e si facciano due conti. Si chiedano quanti giovani vengono illusi con la ferma breve e poi si ritrovano a culo per terra.
I soldati sono gente comune, che deve fare il proprio dovere, sudare e schiattare al freddo e al gelo finché ne ha la capacità, ma poi lavorare in altre parti della società, come fanno tutti nei paesi anglosassoni. Perché è chiaro che lo zaino sulle spalle lo porti solo sei hai fiato e le giunture ti tengono in piedi. Se poi vuoi andare all’estero devi saper le lingue, le procedure e quant’altro ti serve per sperare di tornare a casa.
Ma i soldati sono cittadini come tutti, i loro doveri sono i doveri di tutti, se non produciamo abbastanza per lo stile di vita che abbiamo, è inutile puntare il dito contro l’altro, quello che spreca, perché è ormai chiaro alle persone con un briciolo di onestà che lo spreco è diffuso in ogni parte della società e a ogni livello.
Per uscirne bisogna lavorare e produrre di più, in ogni parte della società, quelli che dicono che prima tocca agli altri sono i disonesti, che abbiano la divisa o meno.
Cybergeppetto
p.s. Caro Vincenzo, non lo so quando l’Esercito sarà degno di questo nome, temo che nel frattempo sia solo degno del suo Paese, anche se i suoi membri si fanno tanto onore ovunque, in Italia e all’estero. Come tu sai, il motto dell’Esercito rimane “Rei pubblicae salus suprema lex esto”.
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“Un Esercito degno di questo nome” (Parte I, Parte II, Parte III) – By Vincenzo Ciaraffa (6 gennaio 2012)
Foto: blogstoria.it
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venerdì, gennaio 13th, 2012 | 667 views
By Cybergeppetto
Chi ci capisce nella crisi in cui versa l’Italia è bravo, i lavoratori dicono che lavorano, i politici dicono che pensano al bene dell’Italia, gli industriali dicono che investono, i banchieri dicono che prestano soldi a tutti, i sindacalisti dicono che pensano ai diritti dei lavoratori, i professori dicono che spiegano un sacco di belle cose, gli studenti dicono che studiano tanto.
Comunicati stampa pieni di elogi in cui ognuno dichiara di essere il più bravo, il più serio, il più lavoratore. Com’è possibile che in un consesso di anime così nobili non funzioni nulla? E com’è possibile che noi si sia riusciti ad accumulare un debito così alto, aggiornato in tempo reale su internet (qui dall’Istituto Bruno Leoni)?
Non perdiamo tempo a cercare di capire cosa non va, potremmo scoprire che molte cose non vanno, potremmo scoprire che molte categorie di persone mentono, e se non mentono tutti, mentono almeno i loro rappresentanti.
Bisogna trovare un colpevole, un colpevole credibile che consenta di nascondere le proprie responsabilità. A livello generale il colpevole perfetto è l’evasore, quel parassita della pubblicità che si può additare come l’untore che ci ha trasmesso la peste finanziaria, in questo modo coprendo un sistema che è naturalmente portato a far debiti per finanziare spese improduttive, i cosiddetti diritti acquisiti, cioè i privilegi di cui già ora non godono i nostri figli.
Non importa a quasi nessuno il fatto che i soldi pubblici non si devono sprecare, non importa a quasi nessuno il fatto che lo Stato può chiedere soldi in tasse solo se è capace di erogare servizi e non solo stipendi.
Nel campo militare, di cui il mio editore vuole che vi parli, la cosa è più difficile: i militari sono dei morti di fame ai quali da anni vengono date solo le briciole, anche se riescono a spendere male pure quelle.
Ci sono poi dei costi che gravano sul bilancio della Difesa, quelli per i Carabinieri, ad esempio, che non c’entrano nulla, ma con uno sforzo si può masturbare il tutto e dare ad intendere che si spenda chissà cosa.
Il programma JSF (Joint Strike Fighter), l’F 35, appunto,è un colpevole perfetto. Doveva costare (per tutte le nazioni) 25 miliardi di dollari, pare che arrivi a 50 per la fase di sviluppo. Se l’Italia acquistasse i 131 velivoli previsti, al costo di 40 milioni di dollari l’uno, fanno 5 miliardi e 240 milioni di dollari. Stiamo parlando di un programma pluriennale in cui bisogna pagare i costi di ricerca e sviluppo , in quota, per avere sconti sui velivoli.
Fino a ora tutti i partiti avevano sponsorizzato la cosa, forse anche perché sennò la nostra industria aeronautica va a farsi benedire.
Con tutto il dovuto rispetto per le anime pie che si stracciano le vesti, quelli che dicono che è meglio spenderli nella sanità e nella scuola, c’è qualcuno che si chiede cosa vogliamo fare nelle prossime crisi internazionali?
Non opino che sia meglio spendere per gli asili invece che per i caccia stealth, basta che poi non si pretenda di lanciare le bombe dalle mongolfiere.
I pacifisti d’assalto che gridano accorati contro le stragi di Assad in Siria possono andare loro a Damasco a prendere Bashar a sputi in faccia, magari sono più letali delle bombe cluster.
Se non si vuole acquistare armi non ci sono problemi, si esca dalla NATO e si faccia il gesto del seminatore all’ONU quando ci chiede d’intervenire qua e là per l’orbe terracqueo, invece di offrire la parte più cospicua della forza in Libano, Comandante compreso.
Forse non è chiaro, ma abbiamo un debito pubblico di 1.885 miliardi di euro, ora e subito, non in vent’anni come il programma JSF.
L’Italia ha la necessità di lavorare di più per produrre una ricchezza tale da pagare i debiti, tutti i discorsi che cercano altri colpevoli sono solo delle solenni fesserie.
By Cybergeppetto
p.s. “Se vi do 131 F-35, di quanto mi abbassate lo spread?”, domanda il rappresentante italiano. “Prendi il tuo aereo e torna a lavorare che ne hai da fare per rimettere a posto i debiti della prima e della seconda repubblica”, gli replicano lapidariamente i suoi interlocutori di Piazza Affari.
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F-35? Il Giappone ne ha appena selezionati 42 per sostituire i suoi vecchi F-4EJ Kai Phantom II (4 gennaio 2012)
Foto: Centro Studi Sereno Regis
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mercoledì, gennaio 11th, 2012 | 97 views
By Cybergeppetto
Quanto è bello il sito del ministero del Lavoro. Colorato, professionale, con l’emblema di stato, che sarebbe quell’ingranaggio con l’erba attorno (quercia e alloro, in attesa che diventino foglie di cannabis) che, unico caso al mondo, viene rappresentato da solo e non trasmette il moto a nessuno, una specie di pedivella smontata dalla bicicletta.
Non cercate i compiti del ministero, non hanno sentito il bisogno di metterceli, staranno scritti in qualche legge istitutiva, ma nella sezione “normativa” non ce n’è traccia.
Google però mostra quello del ministero del Lavoro del Bangladesh, che sentenzia che lo scopo del “Ministero del Lavoro e Impiego è quello di alleviare la povertà attraverso la creazione di opportunità di lavoro per i poveri, disoccupati e forza lavoro non qualificata”. Spero che il nostro ministero faccia delle cose almeno simili …
Il fatto che esista un ministero del genere in Italia non lo ha mai messo in discussione nessuno, a che cosa serva è un mistero doloroso, come funzioni è uno di quei nodi gordiani che non si scioglieranno mai, a meno che non si metta tutto il ministero nell’acido.
Per carità, niente di personale per i tanti che ci lavorano, magari anche con impegno, ma se la disoccupazione aumenta vuol forse dire che questo ministero non riesce a raggiungere i suoi obiettivi, quali che essi siano, e se il sistema pensionistico ha dovuto essere riformato vuol dire che quanto è stato fatto sinora con il sistema retributivo era solo una rapina ai danni delle giovani generazioni. Lo sapevano tutti, ma, tranne chi votava contro, gli altri si sono ben guardati dal dirlo.
Insomma, i risultati parlano chiaro, chi continuerebbe a ingozzare un obeso che passa le sue giornate in poltrona a mangiare?
La colpa è del Parlamento, è lì che si fanno le leggi, ma non mi risulta che le proposte del ministero in questione siano mai state di senso contrario.
Se il Parlamento può fare tutte le fesserie che vuole in materia di Lavoro e Pensioni, a che gli serve un ministero che prepari le bozze di legge da buttare nel cestino? I nostri rappresentanti possono inventarsi le loro corbellerie da soli, hanno l’iPad, lo usino anche per scrivere, non solo per giocare.
Se i sindacati saltano alla gola del Ministro del Lavoro appena l’incauta signora dice che bisogna ripensare i contratti, è evidente che il ministero è inutile e, anzi, pericoloso.
Che bisogno c’è di avere un ministero che si occupa di una pensione che non arriva mai? Da quando il Duce ha istituito la previdenza sociale, i politici hanno fatto quel che hanno voluto. Bastano pochi funzionari con un programmino per calcolare la pensione da fame che le generazioni precedenti ti hanno lasciato.
La colpa è sicuramente di noi cittadini che abbiamo confidato in un ente cronicamente insolvente come lo stato cattocomunista, quello che fa debiti per avere il consenso dagli anni Sessanta/Settanta e che tenta di spostare il problema verso l’Europa, che risponde con il gesto del seminatore, o verso il futuro, cioè le generazioni che non possono sapere quanti debiti hanno prima di nascere.
Nell’epoca della globalizzazione che senso ha tenere un organismo che si occupa di una cosa che in Cina, Brasile o in Estremo Oriente costa meno? Spero non si voglia riconvertirlo nel ministero della Delocalizzazione, giusto per facilitare la creazione di posti di lavoro all’estero …
E’ ora di prendere atto che non è compito dello Stato trovare il lavoro ai cittadini, ma solo di stabilire poche ed efficaci regole di funzionamento, il resto lo deve fare il mercato e la voglia di lavorare di ognuno di noi, se mai ancora ci fosse. Di ministeri scomparsi ce ne sono vari, ricordate quello delle Partecipazioni statali?
Cybergeppetto
p.s. Il ministro Fornero esce in lacrime da un incontro con il sindacato, le hanno detto che l’articolo 18 deve rimanere com’è. Il suo ministero è stato costretto dai rappresentanti dei lavoratori a scrivere un documento che dimostra che lo statuto dei lavoratori va benissimo. C’è tutto un dicastero per farlo …
Foto: leggo.it
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giovedì, gennaio 5th, 2012 | 138 views
By Cybergeppetto
Cara Signora Befana, vorrei evitarLe l’inutile sforzo di mettere qualcosa nelle calze degli italiani, sono bucate come le mani dello Stato italiano, non vale proprio la pena di metterci qualcosa dentro.
Se le massaie rammendassero, forse Lei potrebbbe metterci qualcosa per i bimbi, ma i cassonetti sono pieni di ogni tipo di calze sfondate, collant, calzettoni, pedalini di filo di Scozia.
Non faccia come il governo che continua a chiedere soldi per metterli nelle casse della pubblica amministrazione solo perchè siano sprecati.
Lei lo sa, la calza dello Stato è da lungo tempo sfondata da stipendi per impiegati inutili, casse integrazioni per industrie decotte, pensioni per vecchi con la sindrome di Peter Pan.
Quella calza ormai molto non fa in tempo a riempirsi con le tasse, le accise sulla benzina, le bollette che nascondono vecchi conti da pagare, come quello nucleare, che si svuota subito. Non saranno i suoi cioccolatini a cambiare le cose, sarebbero solo perle ai porci.
Ora gli italiani hanno dei professori al governo, in poco tempo si rimetterà tutto a posto, o forse falliremo in men che non si dica, nessuno qui ha bisogno di Lei.
Lei non ha un aspetto rassicurante, dovrebbe ricorrere a una lunga serie d’interventi chirurgici per assumere le sembianze di una velina, provi a chiedere alla ASL, magari impicciano qualcosa per impiantarle delle protesi al silicone industriale.
Stia anche attenta a entrare in centro con la scopa, non è omologata, le fanno la multa se non si ricorda di pagare l’Ecopass. I vigili urbani l’attendono a piè fermo al varco elettronico. Se proprio vuole entrare in centro a Milano dovrà comprare una scopa elettrica, pare che non inquinino, forse non è chiaro che gran parte dell’energia elettrica si produce con i combustibili fossili.
Non provi a spiegare le sue ragioni, gli italiani sono impegnati a parlare d’altro. Lo sanno tutti che per ridurre il debito bisogna diminuire le spese, ma si parla solo di come avere nuove tasse. Lo sanno tutti che bisogna lavorare di più, ma a nessuno interessa che si diffonda un cultura che valuti l’efficienza del lavoro. Solo pochi mesi fa insegnanti e magistrati si lamentavano perchè qualcuno voleva sottoporli a valutazioni.
Lo sanno tutti che bisogna studiare di più, fare più ricerca, ma si sentono solo blaterare pseudo-filosofi, opinionisti, consulenti, inquilini della casa del gieffe che parlano del nulla. La matematica fa sempre più schifo a tutti, l’unica cosa che la gente vuol fare è parlare nei talk show. Se non trovano posto vanno in quelle trasmissioni idiote in cui si fa finta di fare processi con tanto di giudice col martelletto e si litiga senza sosta per parteggiare per qualcuno che sostiene una causa persa e falsa.
Stia bene attenta anche a quello che vuol dare ai bambini, i dolci devono essere ecologici e senza zucchero perchè i bambini di oggi non smaltiscono le calorie sul divano davanti alla TV. Sarebbero meglio costosi giochi elettronici, ma i telefonini di oggi sono così piccoli che i buchi nella calza li farebbero uscire subito.
Conservi i suoi dolci, quando gli italiani avranno imparato che le tasse si raccolgono per avere servizi e che il debito serve a finanziare attività produttive, forse allora varrà la pena donar loro qualcosa che li ripaghi dello studio e del lavoro svolto.
Cybergeppetto
p.s. “Ci segua alla Centrale!”, intima il vigile metropolitano alla Befana. “Cosa ho fatto?”, chiede attonita la vecchina. Il vigile la rampogna con molta veemenza: “Lei circola con un mezzo privo di libretto e foglio complemetare! Porta dei carichi sporgenti senza la segnalizzazione prevista! Non ha titolo ad accedere al centro cittadino! Non ha la bolla d’accompagnamento delle merci che trasporta … devo continuare?”.
La Befana è di My Befana
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domenica, gennaio 1st, 2012 | 188 views
Non c’è bisogno di consultare gli astri per sapere cosa succederà in Italia nell’anno appena iniziato, i comportamenti viziosi degli italiani sono sempre gli stessi.
Da decenni i pianeti ruotano nel cielo della nostra repubblica esercitando, secondo gli speculatori astrali, i loro influssi.
Ciò che colpisce è che davanti ai nostri occhi il risultato è sempre uguale, un paese caotico, con troppe regole che nessuno rispetta, con troppi privilegi che nessuno ammette e, soprattutto, con troppi debiti di cui nessuno vuole parlare.
L’Italia e gli italiani ce la metteranno tutta per fallire nel corso del 2012, forse anche prima di quanto previsto dalla profezia dei Maya o di qualunque altro catastrofista.
L’unica fortuna è la loro cronica incapacità di portare a compimento qualsiasi impresa.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, continuerà a declamare valori che nessuno segue e che la sua storia nega, continuando a inciuciare nell’ombra, pardon, esercitare la “moral suasion”. Lui è sicuramente uno di quelli che più di altri potrà, finalmente, farci fallire.
I politici continueranno a esercitare il loro populismo inconcludente, per mantenere un potere inutile cosicché non cambi nulla. Sono i migliori alleati del presidente.
I burocrati europei continueranno a inchiostrare carta inutile a Bruxelles per scrivere direttive inutili a tenere sotto controllo i debiti degli stati. Così come non si erano accorti della Grecia, non saranno capaci d’altro che di romperci le balle per far fare manovre inutili e recessive. E’ da là che vengono i presidenti, King George e Mario.
L’euro continuerà a essere una moneta senza uno stato e senza una volontà politica precisa, le banche cantrali continueranno a strozzare qualsiasi possibilità di ripresa, le banche più o meno private continueranno a chiedere soldi che non presteranno a nessuno.
I sindacalisti continueranno a pretendere di dettare regole che da anni strangolano la nostra economia facendo pagare ai contribuenti l’incapacità del nostro sistema economico di spostare la forza lavoro dove serve. Finché saranno in giro, non avremo nessuna possibilità di metterci a posto.
I preti cattocomunisti continueranno ad assolvere i peccatori che non si pentono e a condannare i cristiani che vorrebbero che il sì fosse sì e il no fosse no, ma ormai la morale è morta dietro il relativismo e il buon senso è sepolto dalla cultura radical chic .
Gli italiani continueranno a strepitare per ricordare a tutti i loro diritti, s’incateneranno ai cancelli, saliranno sui tetti, torri e tralicci, ma continueranno a tacere sui loro doveri.
I giornalisti continueranno a parlare di spread e di speculazione, ma lo sfascio di uno stato che spreca soldi in stipendi inutili rimarrà com’è, magari si avrà un peggioramento.
Il popolo viola scenderà in piazza ogni tre per due, sempre al grido di ”Se non ora, quando?”. Balleranno e canteranno per le strade.
Gli studenti faranno nuove manifestazioni durante le quali i teppisti sfasceranno nuove vetrine, rovesceranno i cassonetti della spazzatura e daranno fuoco ai mezzi delle forze dell’ordine.
Le mignotte dovranno sudare un pò di più per portare il pane a casa, ma potranno sempre contare sui loro protettori in ogni ambiente.
La televisione continuerà a propinarci reality show pieni di imbecilli che urlano, s’insultano, ma a lavorare non ci vanno mai.
I giovani continueranno a prendere la paghetta dai nonni senza capire che il conto lo pagheranno loro.
Cybergeppetto
p.s. L’Italia va dall’astrologo e gli chiede come sarà il suo futuro. Il mago copre la palla di vetro e sentenzia con tono piatto: “Quest’anno tutto andrà avanti come prima, non c’è bisogno che glielo dica io….”.
L’immagine è di Studio Ariella
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