Archive for the ‘Inchiostro antipatico’ Category
lunedì, maggio 13th, 2013 |
By Cybergeppetto
Parliamoci chiaro, la situazione dei Marò non cambierà tanto facilmente, anzi, per come si sono messe le cose in Italia, non sembra proprio che ci sia spazio per iniziative del nostro esecutivo. Il governo é in così brutte acque a Roma che é davvero difficile che possa occuparsi di cose e persone lontane dai palazzi della politica.
Per bene che vada, i nostri Marò riusciranno a non pagare l’IMU in Italia, ma dovranno pagare una parte di quella dell’ambasciata in India. Dopo un anno d’ inchiesta nel Kerala, gli indiani hanno ricominciato tutto daccapo, se va bene i nostri ritorneranno per la pensione, ammesso che possa esistere ancora tra vent’anni qualcosa che sia pagata dallo Stato. In Italia i processi si prescrivono, in India mi sembra che già la fase istruttoria sia interminabile, figuriamoci il resto…
Bisogna trovare qualcosa da fare da grandi ai due sfortunati servitori dello stato, non possiamo tenerli a far nulla in ambasciata, ricordo d’aver proposto di metterli al posto dell’ambasciatore, ma, per tutta risposta, il governo ha confermato Staffan De Mistura a gestire la trattativa. Dicono che conosce il caso, ma temo che agli indiani piaccia solo perché é buffo e divertente. Come tutti quelli che vengono dall’ ONU, non ha mai risolto nulla delle crisi affrontate, ma costa un casino.
Potremmo far aprire un ufficio regionale nel Kerala alla Compagnia d’Amato e metterci i Marò, visto che sono tanto amici degli indiani e che questo casino l’hanno fatto loro, al massimo i due dovranno imparare il dialetto del posto oltre, naturalmente, al napoletano.
Potremmo chiedere a Finmeccanica di assumerli per vendere gli elicotteri il cui acquisto é sospeso dalle inchieste, o per discutere le commesse navali. A quanto pare li abbiamo rimandati laggiù proprio nella speranza di non perdere commesse del carrozzone statal-nazionale. Si tratta solo di istruire i due malcapitati su come ci si “relaziona” con le autorità locali, magari si dovrà aggiungere un periodo di lezione sugli avvisi di garanzia in Italia e in India.
Potremmo far mettere i Marò in un ufficio di quegli organismi ONU o Unione Europea che si occupano di lotta alla pirateria. Visto che ci hanno chiesto di combattere la pirateria, possono sicuramente farsi carico di aiutare quelli che l’hanno fatto davvero.
Insomma, va bene tutto, basta che qualcuno di quelli che, direttamente e indirettamente ci hanno messo in questo casino, paghi le spese di quest’odissea. È inutile fare la “spending review” in Italia se poi buttiamo i soldi nell’Oceano Indiano. Se nessuno di quelli che potrebbero risolvere il caso, cioè il governo, la compagnia di navigazione, gli organismi internazionali, le multinazionali che fanno affari da quelle parti, si darà da fare, allora chiederò all’editrice del blog di lanciare una sottoscrizione per aiutare i Marò ad aprire un ristorante a Kochi. Chissà , potremmo chiamarlo “Il pirata”.
Cybergeppetto
Il caso dei Marò in Paola Casoli il Blog
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mercoledì, maggio 1st, 2013 |
By Cybergeppetto
Caro San Giovanni, nella piazza a te intitolata si svolge ogni anno un bel concerto per celebrare i fasti del primo maggio, una festa ideologica che ancora si festeggia sulla Piazza rossa a Mosca.
Tra la Scala santa e la Basilica a Te intitolata si radunano frotte di persone che festeggiano una cosa che tutti dicono di avere in gran conto, ma che, sotto sotto, a nessuno piace e nessuno vuol fare.
Una volta la musica, i canti e i balli si facevano dopo il lavoro: i contadini ballavano sull’aia della masseria, i ferrovieri avevano il “dopolavoro”. Insomma, a tutti era noto che prima si dovesse lavorare e solo dopo si potesse festeggiare.
Chiedo che tu illumini tutta questa gente in piazza affinché capisca che il lavoro viene prima dell’ideologia e che non è più tempo di dire: “questo è un lavoro che gli italiani non fanno più”. Magari fatti dare una mano da San Giuseppe artigiano, forse lui può aiutarti.
Bisognerebbe che tu spiegassi a questa moltitudine riunita nella tua piazza che un posto di lavoro alla RAI o a FINMECCANICA, magari per nomina politica, non è lavoro, ma solo un peso per la collettività.
Bisognerebbe che tu spiegassi alla folla del concertone che un lavoro nelle società municipalizzate, che non rendono servizi adeguati ai cittadini, ma costano una tombola, non è un lavoro, ma un imbroglio.
In questi giorni di discussioni surreali sull’IMU, bisognerebbe che tu illuminassi almeno quelli che berciano davanti a te che, se non ci si mette in testa che lo stato deve costare di meno, le tasse non si abbasseranno mai.
In questi giorni in cui, dopo tanti fallimenti passati, si parla ancora di riforme istituzionali, bisognerebbe che tu facessi capire almeno a quei fricchettoni sul giardino davanti alla tua Basilica che basta eliminare una camera per risolvere d’un colpo il problema del bicameralismo e del costo della politica, tanto le leggi continueranno a essere contraddittorie e scritte male.
Caro San Giovanni, prova tu a far capire a questi festaioli che il lavoro si va a fare dove serve e non si mantiene dove non c’è più. Tutte le discussioni sull’articolo 18 e sullo statuto dei lavoratori sono solo una perdita di tempo e, quindi, di denaro.
Ti sarò grato per quello che potrai fare, anche se temo che, fra un anno, sarò di nuovo qui a disturbarti.
Cybergeppetto
p.s. “Papà, andiamo al concertone?”. “Sì, certo, io devo montare le luci, così almeno mi guadagno il pane…”
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lunedì, aprile 29th, 2013 |
By Cybergeppetto
Sessantotto anni fa veniva assassinato il Maggiore pilota Adriano Visconti, asso dell’Aviazione da caccia italiana. Il fatto che un articolo su di lui di un paio d’anni fa (link in calce, ndr) sia stato nuovamente condiviso in questi giorni mi ha fatto pensare come il tempo sia galantuomo.
L’Italia è quel paese pieno di farisei che parlano di democrazia, ma che sono capaci di qualunque delitto in nome dell’appartenenza a una cosca.
Nel ventennio eri discriminato se non eri fascista, durante la guerra civile, che durò dal ’43 – ’48, si consumarono delitti efferati per ogni dove e da entrambe le parti. Nel dopoguerra eri
discriminato se non eri democristiano, dopo furono discriminati quelli che non erano comunisti.
Nessuno può volare sulle ali delle sue capacità in Italia, devi per forza appartenere a qualcuno, sennò ti prendi una raffica alla spalle, anche se sei conosciuto all’estero.
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Foto: adrianovisconti.blogspot.it; italia-rsi.org; eaf51.org; blog Aerostoria
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giovedì, aprile 18th, 2013 |
By Cybergeppetto
Mentre il Paese ha un problema chiaro, spende più soldi di quelli che ha, i politici di tutti gli schieramenti, dopo aver fallito nel fare il governo, dissertano su chi debba essere il prossimo Presidente della Repubblica.
Nel nostro ordinamento i presidenti della Repubblica hanno potuto fare ben poco, anche se gli ultimi tre hanno combinato parecchio casino: Scalfaro si distinse nel rovesciamento del governo del ’94; Ciampi riuscì a ritardare il più possibile la riforma della Costituzione, sulla quale poi dichiarò il voto contrario al referendum; e Napolitano, dopo aver fallito nel tenere in piedi il governo Prodi, è riuscito a inventarsi il governo Monti, una vera umiliazione per la democrazia. Di sinistra tutti e tre, hanno assistito impassibili allo sfascio della giustizia.
Quello che tutti chiamano “potere neutro”, una delle solite espressioni false e insincere dell’ambiguità partitocratica, non ha un potere “positivo”, ma, in mano ai “giapponesi” delle ideologie del ‘900, può contribuire allo sfascio della cosa pubblica, così come è avvenuto sinora.
Visto che tutti propongono nomi per il colle, mi permetto di proporre Barbie. Innanzitutto Barbie è una donna, un pò di sano qualunquismo femminista ci può stare, dato che tutti ce la menano con la storia delle “quote rosa”. Ai più non sfuggirà il ricordo dello scampato pericolo quando Rosa Russo Jervolino fu proposta come presidente nella scorsa elezione.
Barbie è una bambola, sarà anche vero che non capisce niente, ma almeno non ha pregiudizi, non può. Questa cosa potrebbe essere un deciso passo in avanti per l’applicazione della costituzione.
Barbie non è capace di assumersi una qualsiasi responsabilità, ma questo non è un problema, visto che il presidente è “irresponsabile” degli atti che firma.
Barbie ha una bella presenza, è sempre molto curata, sicuramente non sfigurerebbe rispetto ad Angela Merkel, sarebbe un bel biglietto da visita se venisse vestita da stilisti italiani.
Barbie non farebbe discorsi ufficiali, il che sarebbe sicuramente una buona notizia per tutti, ci risparmieremmo incazzature, noie mortali e difficoltà di deglutizione quando ascoltiamo il telegiornale durante la cena.
Non bisogna nascondersi anche i lati negativi di questa scelta, infatti è chiaro che Barbie non potrebbe ridurre il debito pubblico, che è l’unica cosa da fare, naturalmente non si vede perché dovrebbe farlo la nostra bambola, visto che sinora non l’ha fatto nessuno dei presidenti della storia repubblicana.
Barbie non potrebbe ridurre le pensioni dei baby pensionati o le pensioni dei burocrati di stato, che ciucciano risorse dopo essersi grattati la pera durante la loro vita professionale, ma, anche in questo caso, non si ricordano precedenti di presidenti che si siano rifiutati di firmare i decreti sulle pensioni che i nostri giovani non avranno mai.
Barbie non potrebbe privatizzare tutte le aziende pubbliche nazionali, regionali, provinciali e comunali che costano così tanto senza dare servizi al paese, ma solo accrescendo il debito. Come non lo farebbe Barbie, non lo hanno fatto sinora nemmeno gli inquilini succedutisi al colle più alto di Roma.
Insomma, eleggere Barbie non servirebbe a nulla, ma, curiosamente, la bambola bionda farebbe meno casino di quello che hanno fatto quelli che vogliamo chiamare i suoi predecessori.
Cybergeppetto
p.s. “Papà, hanno eletto Ken a Presidente della Repubblica! I politici dicono che si tratta di un successo della democrazia italiana!”. “Io vado a lavorare – risponde impassibile il genitore – devo mantenere non solo te, ma anche loro. Certo Ken non prenderà lo stipendio, mi sembra una buona notizia…”.
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martedì, aprile 16th, 2013 |
By Cybergeppetto
Dario Fo ha firmato la petizione per abolire la sfilata del 2 giugno, festa della Repubblica e, se gliel’avessero consentito, si sarebbe affacciato al balcone storico di Piazza Venezia per arringare gli italiani sull’entità dello spreco in questi tempi di crisi.
Non li vuole vedere più, il premio Nobel, a quei tipi dalla mascella squadrata e dalla faccia incazzata, sono così demodè, non hanno i foulard dai colori vivaci dei black block che sorridono alle vetrine delle banche, gli elmetti dei soldati sono così poco glamour, non sono come i caschi integrali omologati dei giovani dei collettivi che accarezzano i bancomat.
Meglio un gay pride tra il foro di Cesare e quello di Nerva, si sa, le creme per tenere lucido il corpo costano molto meno delle tute da combattimento o, peggio, delle divise storiche.
Applaudiamo all’iniziativa di questa abolizione che, chi lo sa…, potrebbe anche portare a una significativa riduzione della spesa pubblica.
Magari Dario Fo, e tanti con lui, dimentica che ci sono un sacco di manifestazioni che dovrebbero seguire la stessa sorte della parata. Tra notti bianche , concerti per la cittadinanza, marmitte di pasta in piazza a spese dei Comuni, ce ne sono assai di sprechi che, poco o tanto, costano al contribuente.
Magari potremmo fare una sfilata diversa, piena di portaborse, burocrati di stato, politici trombati, starlettes con la mutanda che evapora come la trielina e fannulloni infilati dalla politica in troppe aziende inutili.
Visto che li paghiamo, potrebbero anche farsi una passeggiata dal Colosseo a Piazza Venezia, con il giornale della nomenclatura in mano.
Al posto dei reparti storici delle Forze Armate potrebbero sfilare dei reggimenti di sessantottini con l’eskimo e magari anche dei protocontestatori con la molotov in mano.
Al posto dei corazzati e dei blindati potrebbero sfilare i mezzi della nettezza urbana di Napoli e Palermo, senza immondizia nel compattatore, ma con i segni dell’autolesionismo sui fari rotti, si sa, “bandiera vecchia, onor di Capitano”.
Al posto degli incursori potrebbero sfilare gli operatori del ministero dell’economia con il tablet in mano per calcolare di quanto diminuisce lo spread sotto quelli che il puzzone chiamava “i colli fatali di Roma”.
Al posto delle bande militari un reparto di chitarristi che va verso il sol dell’avvenire fumacchiando un cannone di mariagiovanna appena arrotolato.
Ci vorrebbe anche un bel blocco, nove per nove, di ottantuno tronisti con il petto scoperto e il catenone da tamarri in vista.
Infine, vedrei bene anche un blocco misto, di elicotteristi indiani e dirigenti di Finmeccanica, tanto ormai sono diventati amici.
Magari si spenderebbe lo stesso a fare tutte queste puttanate, ma ai radical chic e ai neo grillini la cosa gli piacerebbe tanto.
Cybergeppetto
p.s. “Papà, quest’anno sfilano i Marò?”. “Certo – risponde piatto il genitore – faranno il giro del cortile dell’ambasciata in collegamento skype…”
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venerdì, marzo 29th, 2013 |
By Cybergeppetto
Il Sito della compagnia di navigazione “Fratelli D’Amato” (http://www.fratellidamato.com) è tutto bianco e con una bandiera blu con il logo della compagnia, con grandi navi che solcano un mare placido, infonde serenità.
In questi giorni in cui Cipro affonda, la borsa è sulle montagne russe, il ministro degli esteri si dimette, i grillini dicono che il governo non serve, chissà dove avranno preso la loro tranquillità di vecchi lupi di mare coloro che hanno consegnato i Marò agli indiani.
Ce li immaginiamo sul ponte della petroliera “Enrica Lexie” a fumare la pipa con un’ancora tatuata sull’avambraccio. Sono passati i tempi in cui chiedevano a gran voce la scorta per la loro sicurezza, ora hanno l’aplomb molto british del “First Sea Lord”, il primo lord del mare.
Loro sono tranquilli, la confusione non li coinvolge, il loro sito non è interattivo, così da evitare che diventi un blog dove gli italiani possano postare i loro commenti sul casino che hanno combinato.
Il sito è pieno di stupende foto e auliche descrizioni della bontà del loro lavoro, ma non cercate il numero di telefono dell’Ufficio stampa, lo devono aver messo in un sommergibile.
Nel frattempo ammiriamo le foto di testa in cui compaiono delle massime di saggezza marinara tipo “Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Si tratta di un bell’esercizio di autoironia, evidentemente quando gli è stato detto d’andare nella trappola di Kochi, in India, li deve aver sospinti uno zefiro dolce e carezzevole. Non possiamo che applaudire alla grazia con la quale evitano di prendersi sul serio.
Un’altra massima che si legge sovraimpressa alle foto di navi che si stagliano sull’oceano blu dice :”Pochi sono coloro che possono dare del tu al mare, e quei pochi non lo fanno”. Si vede che alla Compagnia D’Amato sono dei tipi riservati, sarà per questo che si guardano bene di dare del tu ai giornalisti, anzi, nemmeno del lei. Sul sito parlano di tante attività di trasporto marittimo di superficie, nella realtà della vicenda dei Marò fanno i palombari dall’anno scorso.
Gli va meglio a loro che al Ministro della Difesa, che era sommergibilista, ma che ora è emerso da tempo. E mentre il Ministro si commuove a Napoli, loro, che sono lì vicino, placidi e tranquilli fischiettano sulla tolda della “Lexie” o della “Caylin”, nave quest’ultima per la quale tanto strepitarono quando finì in mano ai pirati.
“Una bussola non dispensa dal remare” leggiamo tra il comparire e lo scomparire delle foto, evidentemente la loro bussola segna sempre la direzione opposta a quella dei problemi nei i quali ci hanno messo con gli indiani, ed in quella direzione remano con tranquillità, ma con decisione.
Bisogna ammetterlo, almeno da quando hanno scaricato i loro guai sulla collettività, alla compagnia di navigazione della “Lexie” sono diventati saggi e di poche parole, tutti dediti alla prosopopea marinara.
Mi sento di suggerire loro l’adattamento di un proverbio altrettanto noto, “chi va per quel mare, al governo quei pesci fa pigliare…”
Cybergeppetto
p.s. Secondo indiscrezioni di stampa, la compagnia D’Amato sta pensando di entrare nel business delle vasche idromassaggio e, più in generale, nella produzione di articoli per centri benessere. La svolta potrebbe avvenire nell’ambito dell’esperienza maturata nel gestire con tranquillità la crisi dei Marò, abilmente scaricata sulla collettività. I delfini blu della “Lexie” potrebbero decorare presto le vasche da bagno delle nostre SPA preferite.
Il logo e la foto della “Enrica Lexie sono tratti dal sito della Compagnia.
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mercoledì, marzo 27th, 2013 |
By Cybergeppetto
La commissione per l’attribuzione dei premi alla politica, composta da Paola Casoli, Presidente, dall’Anacoreta, Membro, e da Cybergeppetto, Membro e Segretario, ha deciso all’unanimità e senza esitazione l’attribuzione del premio “Zelig per la politica” al Presidente Monti che, nell’ambito delle sue affermazioni in Parlamento sul caso dei Marò, si è distinto nella declamazione di espressioni di rara comicità.
Una delle frasi più commendevoli è quella in cui il Nostro ha dichiarato “Consentitemi di respingere con forza qualsiasi illazione su possibili scambi o accordi riservati con l’India o sul fatto che interessi economici abbiano influenzato l’attività del governo sul caso dei Marò”. Quelli che pensano che i governi siano organismi i cui membri, i ministri, abbiano il compito di esaminare tutti gli aspetti di una controversia devono capire che il governo tecnico è una luminosa eccezione, non ne sono stati evidentemente capaci.
In un crescendo di ilarità, il guru dei tecnici ha sentenziato: “…obiettivo del governo è stato di tentare di isolare questa vicenda dall’insieme complessivo dei rapporti con l’India e la nostra priorità è stata la sicurezza, l’incolumità e la dignità dei nostri due Marò e di tutti gli italiani che si trovano in India”. La frase è divertentissima perché uno che non è riuscito a riportare i Marò a casa si preoccupa per l’incolumità di persone che, al momento, non risultano essere minacciate.
Ma il presidente tecnico è andato ben oltre affermando che: “…il governo ha subito protestato con fermezza per il vulnus inferto e da quel 16 febbraio l’impegno mio personale e del governo è stato assoluto. Ho più volte sollecitato la condanna della comunità internazionale nei confronti delle autorità indiane”. Il tapino non poteva certificare meglio la sua inettitudine, dopo oltre un anno di balbettii.
Ma il presidentissimo non molla dichiarando che “…sussistevano rischi seri e oggettivi che l’Italia si trovasse isolata nella comunità internazionale e che si aprisse una crisi di gravi proporzioni con l’India”. Se gli studenti di relazioni internazionali non stessero ridendo a crepapelle, potrebbero spiegargli che una nazione che partecipa, sotto egida ONU/UE/NATO, alle operazioni antipirateria non può essere isolata se ha dei governanti che ricordano ai partner i loro obblighi internazionali e assumono decisioni forti, fino al ritiro dei contingenti.
Ma la frase in assoluto più comica è quella in cui Monti afferma che: “… pur con la prudenza che deve accompagnare qualsiasi valutazione, vorrei sottolineare che negli ultimi giorni abbiamo avviato un dialogo politico con l’India e un percorso verso una soluzione rapida, reimpostando l’itinerario della vicenda”. Dopo un anno di calci nei denti non possiamo far altro che inchinarci alla verve del più sublime dei cabarettisti, anche se non ha avuto lo stesso successo elettorale di Grillo.
Ciò premesso, la commissione attribuisce il premio con la seguente motivazione: ” Con un intervento comunicativo di rara sconnessione tra i risultati ottenuti e l’autoattribuzione di meriti, il Presidente Monti ha raggiunto le più alte vette dell’ilarità politica, se solo avesse indossato un turbante sarebbe sicuramente diventato un’arma comica di distruzione di massa”.
Cybergeppetto
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mercoledì, marzo 27th, 2013 |
By Cybergeppetto
Nella farsa dei marò abbiamo capito che il ministro degli Esteri non era d’accordo a rispedire in India i nostri militari, per questo si è dimesso. Il ministro della Difesa ha fatto capire, nel corso di un discorso molto nobile, ma poco chiaro, che non era d’accordo, ma non vuole “abbandonare la nave”.
Come sempre quando si parla dell’applicazione cattocomunista della costituzione di Togliatti, dietro il termine collegialità non si capisce mai chi si cela e di chi è la responsabilità dello sconcio al quale assistiamo.
Giusto per capirci, il ministro dello Sviluppo economico, forse interessato agli affari non proprio cristallini di FINMECCANICA, era d’accordo?
Il ministro della Giustizia, che dovrebbe tutelare il principio del rispetto del giudice naturale, cioè quello militare nel caso di specie, era d’accordo?
Il ministro della Cooperazione internazionale e integrazione, al quale non dovrebbe sfuggire l’importanza della lotta alla pirateria da parte degli organismi internazionali (ONU, UE, NATO) in una regione del mondo in cui molte popolazioni sono allo stremo, era d’accordo?
Colui che dovesse avere, chissà chi è, la delega alla Marina Mercantile, era d’accordo?
Il Presidente del Consiglio, era d’accordo? Oggi dovremmo saperlo perché riferirà al parlamento.
Il fatto è che se non si introduce in costituzione il concetto di responsabilità abbinandolo a un nome e cognome, continueremo, da una parte, ad assistere all’inutile declamazione di nobili sentimenti personali di ministri ormai indifendibili e, dall’altra, a fare concorrenza ai peracottai del Bengala.
Cybergeppetto
p.s. “Papà, cos’è la collegialità?”. “E’ la foglia di fico di chi non vuole dire di aver fatto una cazzata…”
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lunedì, marzo 18th, 2013 |
By Cybergeppetto
Quelli che una volta influenzavano la repubblica romana, nel corso della sua parabola discendente verso la dittatura, venivano chiamati “ottimati”, si trattava di persone alle quali la posizione sociale aveva dato ricchezze e influenza e che si ritenevano, per questo, degli aristocratici.
La loro azione, dettata da interessi che oggi chiameremmo “corporativi”, fu la principale causa di declino della democrazia dell’antica Roma.
Si trattava di persone che, colte come Marco Tullio Cicerone, Lucio Cornelio Silla o Marco Porcio Catone, non furono in grado di far progredire l’idea di democrazia e, anzi, la portarono progressivamente alla tirannide.
Al giorno d’oggi il panorama della classe dirigente è così desolante che si può parlare di “ottimati” solo per fare cabaret e strappare crasse risate al pubblico.
E’ curioso il fatto che i sistemi oligarchici e tirannici producessero classi politiche di alterna capacità, mentre nella nostra repubblica solo i peggiori riescono a raggiungere le posizioni di vertice. Si potrebbe coniare un neologismo: i “pessimati”. Parliamo di persone che, per il solo fatto di appartenere a una lobby, riescono a raggiungere posizioni di vertice nella società senza avere alcuna caratteristica di buon senso e moralità. Concetti che da decenni vengono oscurati dalle ideologie che tanti guasti hanno provocato nel ‘900.
Il fatto che un magistrato da tempo legato alla politica sia stato eletto alla seconda carica dello stato è un fatto inquietante, non tanto per la magistratura in se stessa, quanto perché una visione ormai immorale e tirannica della giustizia prevale in rilevanti strati di legulei cresciuti a pane, eskimo e rivoluzione. Il rifiuto del buon senso e l’assolutismo di una cultura ormai priva di qualsiasi sussulto morale sono il modo migliore per arrivare alla dittatura.
Il fatto che un funzionario internazionale di lungo corso di un’organizzazione del sistema ONU sia la terza carica dello stato è un fatto triste: sappiamo quanto inefficiente, politicizzata e lottizzata sia quell’area che si pone come burocrazia planetaria di grande costo e nessun effetto. Non c’è bisogno di riferirsi alla scandalo “oil for food” per dire che le Nazioni Unite non hanno mai risolto nulla; le crisi in Bosnia, Somalia e, più recentemente, in Libano, sono solo alcuni degli ottimi esempi di come questa burocrazia sovranazionale sia inefficiente e dannosa.
Certo non bisogna cedere allo sconforto nel vedere il deplorevole spettacolo di una classe dirigente inetta che si spartisce il potere, ma deve essere chiaro che fin quando i giochetti partitici tireranno fuori i nomi come fossero i numeri della roulette, non ci sarà mai speranza d’invertire il ciclo che, dal dopoguerra a oggi, trascina nel baratro la repubblichetta cattocomunista.
Gli ottimati furono responsabili dell’avvento della tirannide a Roma, i pessimati potranno essere responsabili solo del fallimento al quale, inevitabilmente, arriveremo, forse anche prima che il Cesare di turno sia pugnalato.
Cybergeppetto
p.s. “Papà, perchè i romani dicevano ‘Senatus mala bestia’?”. “Non saprei, ma credo che oggi sia peggio di ieri”.
L’immagine è tratta da Lettera43
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martedì, marzo 12th, 2013 |
Ovvero come la politica italiana si comporta sempre allo stesso modo
By Cybergeppetto
E’ evidente a tutti come le recenti elezioni politiche, in cui si è prepotentemente affermato il partito del “vaffa”, abbiano rivoluzionato il cosiddetto “quadro politico” al punto che, secondo un copione non certo nuovo, la pubblica opinione assiste al triste minuetto di dichiarazioni, anatemi, lusinghe e negoziati sottotraccia che caratterizzano la politica italiana almeno dai tempi del parlamento del Regno di Sardegna e dello Statuto albertino.
Il fatto sconcertante è che l’attuale psicodramma che i partiti vivono si svolge secondo un copione sempre uguale a ogni inizio di legislatura e nemmeno le nuove formazioni sembrano aver capito che sarebbe utile parlare di meno e, magari, evitare di “fare l’onda” nel putrido mare in cui abbondano i rifiuti organici dell’ideologia, dello spirito di cosca, e, soprattutto, dell’interesse personale che si cela dietro le roboanti dichiarazioni a difesa di diritti che non riusciremo mai a dare ai nostri figli.
Innanzitutto è proverbiale la lentezza con la quale si muove la macchina amministrativa per cui dalle elezioni all’insediamento del parlamento ci vogliono venti giorni.
Siamo nell’era della tecnologia, della telematica e, quindi, abbiamo la possibilità di far le cose bene e rapidissimamente, ma evidentemente la nostra democrazia va al rallentatore, infarcita com’è di gente che ha il solo merito di avere un partito di riferimento.
Quando, finalmente, il parlamento si sarà riunito, saranno eletti i capigruppo e i presidenti delle camere, allora incomincerà il balletto delle consultazioni e dei mandati ”esplorativi”, minuetti poco edificanti in cui ogni partito fa le sue rivendicazioni in termini di poltrone perché tanto dei problemi da risolvere non gliene frega niente a nessuno.
L’Italia è un paese che, almeno dagli anni Settanta, spende molto più di quello che guadagna e, inevitabilmente, fallirà se non pagherà i debiti e se la pubblica amministrazione non si metterà in testa di erogare servizi ai cittadini piuttosto che poltrone ai raccomandati dei partiti. Ogni altra discussione è inutile se non si sottomette la politica all’aritmetica.
L’Italia è il paese in cui l’unica prospettiva di sopravvivenza per le imprese sta nella delocalizzazione, cioè nello spostamento all’estero, con conseguente licenziamento delle maestranze.
Il nostro ordinamento del lavoro, e il cattocomunismo di fondo che lo interpreta, hanno reso invincibili i prodotti cinesi, cioè quei prodotti che sono realizzati dal capitalismo comunista che non sa cosa farsene dei diritti dei lavoratori e inonda i mercati di schifezze d’ogni tipo che noi compriamo dovunque, anche dai venditori ambulanti riforniti dalla mafia cinese. Se non si cambia, è inutile parlare di legge elettorale o di improbabili redditi di cittadinanza.
Serve un buon numero di persone che parlino le lingue per fare i nostri interessi in Europa, all’ONU, alla World Trade Organization e in tanti altri consessi ancora, ma noi continuiamo ad avere come funzionari internazionali degli ex galoppini elettorali che sanno solo dire “denghiù”.
In tutto questo trambusto l’unico dubbio che rimane è se falliremo prima che Bersani e Grillo si mettano d’accordo o poco dopo.
Cybergeppetto
p.s. Non appena sentito il discorso di presentazione alle camere del governo italiano in cui si annunciava il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, l’Agenzia Fitch ha definitivamente declassato il debito pubblico italiano a “Junk bonds” (spazzatura)…
Immagine di Barron’s
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