Archive for the ‘interviste’ Category
sabato, dicembre 29th, 2012 |
By Giuliano Da Frè

Giuliano Da Frè ha intervistato Mirko Molteni (foto), autore di L’Aviazione italiana 1940-1945. Azioni belliche e scelte operative, a margine della presentazione del libro avvenuta al museo Volandia di Malpensa lo scorso 15 dicembre. Ne è nato un revival del coraggio e dell’abilità dei piloti italiani della Seconda guerra mondiale, oltre a un riferimento al loro importante ruolo nella segnalazione del preoccupante gap tecnologico che ha caratterizzato i mezzi in uso all’epoca.
Delle vicende dell’Aeronautica italiana nella Seconda guerra mondiale si è scritto molto in passato. Perché questa scelta?
“E’ vero, della storia dell’aviazione italiana impegnata nel conflitto si è parlato molto, soprattutto tra gli anni ’50 e ’70; ma l’ultimo libro dedicato all’argomento con una visione d’insieme è del 1991. Non che nel frattempo siano emerse grandi novità sul piano storiografico. Tuttavia ho voluto riprendere in mano l’argomento con un’ottica un po’ diversa: raccontandolo attraverso le testimonianze dei piloti italiani, assi e semplici gregari impegnati quotidianamente a volare in azioni rischiose con aerei quasi sempre superati, definiti a volte ‘casse da morto’. Storie che ho raccolto intervistando i superstiti, o rispolverando poco conosciuti testi di memorie scritti dai veterani del conflitto”.
Quindi una storia dell’Aeronautica italiana raccontata dalla voce dei protagonisti …
“Il mio libro punta molto sulle testimonianze individuali, senza però abdicare alla precisione del racconto tecnico-militare, riconfermando attraverso esperienze di prima mano che l’aviazione italiana fu costretta da carenze tecniche e dottrinali a puntare tutto sul fattore umano: coraggio, abilità, spirito di sacrificio, talvolta rassegnazione, in misura assai maggiore rispetto a quanto avveniva nelle forze aeree degli altri Paesi in guerra”.
Ci sono episodi che mettono in luce il tentativo fatto dai nostri piloti per ridurre il crescente gap tecnologico che ne limitava il rendimento sul campo di battaglia?
“Per fare un esempio, fin dai primi mesi del conflitto la Regia Aeronautica scoprì amaramente che l’impiego di bombardieri in quota con ordigni a caduta libera contro le formazioni navali in movimento era fallimentare. Il successivo adattamento del trimotore da bombardamento SM.79 Sparviero, conosciuto come ‘il Gobbo Maledetto’, al ruolo di aerosilurante assicurò indiscutibili successi contro il naviglio nemico solo al prezzo di notevoli sacrifici per gli equipaggi, che si trovarono a dover attaccare a volo radente le navi nemiche con un grosso trimotore che offriva una larghissima sezione frontale. Un bersaglio ideale, per le batterie contraeree imbarcate sulle navi della Royal Navy”.
Scelte diverse da quelle fatte dagli altri paesi?
“Sì, decisamente. Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone (che prima della guerra svilupparono in maniera specifica l’aviazione navale e materiale aeronautico da imbarcare sulle portaerei, ndr) affidarono la specialità aerosilurante soprattutto a monomotori più piccoli e agili, molto difficili da colpire e più adatti all’attacco aeronavale”.
I piloti da caccia italiani sono stati molto apprezzati, anche se alla fine non sono riusciti a difendere lo spazio aereo nazionale. Cosa emerge dai racconti dei protagonisti?
“Sin dal 1940 i piloti da caccia dovettero confrontarsi con velivoli nettamente superiori, affrontando uno dei migliori ‘cacciatori” della guerra, lo Spitfire inglese, con biplani che dal punto di vista concettuale erano vecchi di 20 anni. Facendo miracoli. Quando poi poterono impiegare aerei decisamente più avanzati (Macchi 205, Fiat G.55), si trovarono ad affrontare le enormi formazioni di bombardieri pesanti alleati, come le Fortezze volanti che stavano demolendo le città italiane, con un pugno di velivoli. Tra 1940 e 1945 l’Italia costruì poco più di 10.000 aerei, contro i 100.000 degli alleati tedeschi, i 120.000 britannici e ai ben 280.000 americani. Pochi di questi mezzi erano di tipo moderno, e divennero operativi troppo tardi per sperare di mutare le sorti del conflitto”.
Giuliano Da Frè
Foto: Giuliano Da Frè
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mercoledì, marzo 16th, 2011 |
Una missione interagenzia, internazionale e interforze che ha messo in evidenza le positività del sistema Italia. Di più, “il motto l’unione fa la forza esprime esattamente ciò che ha fatto la differenza”.
A un anno dalla missione White Crane in sostegno alla popolazione colpita dal terremoto di Haiti lo scorso 12 gennaio 2010, il comandante di nave Cavour e della missione italiana, capitano di vascello Gianluigi Reversi, ricorda in “molte foto e poche chiacchiere” l’atmosfera della prima missione operativa per la portaerei italiana di Fincantieri di Riva Trigoso nel corso di una conferenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Ieri 15 marzo il comandante Reversi, che oggi è assistente del Capo di stato maggiore della Marina Militare, è stato ospite del direttore del Dipartimento di Scienze Politiche, il professor Massimo de Leonardis, per parlare sul tema “La missione di Nave Cavour in soccorso dei terremotati di Haiti”.
Oltre ai numeri e alle statistiche, il comandante ha svelato gli aspetti più umani di tutta la missione sotto forma di aneddoti e brevi racconti che hanno contribuito a dare una panoramica di quello che è l’esercizio dell’aiuto umanitario verso popolazioni fatte di persone che soffrono.
Dal campo militare costruito sul nido di tarantole, all’esile suora che tiene a bada la criminalità locale; dall’incredulità degli ufficiali americani di fronte all’efficienza italiana, al sorriso dei bambini. Per accennare alle oltre 98mila scatole di medicinali trasportate e al cucchiaio di sciroppo preso da un camerino dell’equipaggio per salvare la vita di un bimbo.
Più che l’esempio di umanità e il messaggio per i giovani studenti, rimane nell’ascoltatore l’invidia per l’accrescimento umano che il comandante Reversi ha potuto ottenere con questa missione.
Dopo aver attraccato praticamente sulla spiaggia di Fortaleza, in Brasile, “allungando di due giorni il viaggio pur di prendere a bordo il personale militare e medico brasiliano, ma aprendo così anche a una serie di successivi accordi commerciali con il Brasile”, viene da chiedergli di provare a esprimere in due parole cosa gli è rimasto di tutta l’avventura in cui ha spinto il Cavour alla velocità media di 29 nodi.
Ma non è facile racchiudere in così poco quella che il professor de Leonardis ha definito “una proiezione di solidarietà, più che di potenza”. E il comandante Reversi usa le parole dell’attivista Martina Colombari, “Haiti ti rimane dentro”, piuttosto che le sue, conservando gelosamente quell’accrescimento in termini di umanità che alla maggior parte di noi resta precluso.
Articoli correlati:
Emergenza Haiti, nave Cavour salpa da Civitavecchia (20 gennaio 2010)
La missione White Crane su Paola Casoli il Blog
Haiti in Paola Casoli il Blog
Foto: logo White Crane dal sito della Marina Militare Italiana
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lunedì, giugno 29th, 2009 |
Ricordi Sogni Emozioni. E’ la raccolta di poesie che domani 30 giugno alle 18.30 verrà presentata dall’autore Alfonso Miro durante un incontro con Mauro Della Porta Raffo nel Circolo ufficiali di Palazzo Cusani a Milano. La prefazione di Paolo Limiti impreziosisce uno scrigno di sentimenti scritti prima e dopo la missione Nato Isaf in Afghanistan.
Già, perché Miro è un colonnello dell’Esercito Italiano che nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona fa il vicecomandante della brigata di supporto al Nato Rapid Deployable Corps – Italy (Nrdc – Ita). “Qualche poesia – spiega il colonnello Miro – l’ho scritta prima di partire per l’Afghanistan, mentre la maggior parte sono state scritte cinque o sei mesi dopo il rientro”.
Come è nata l’esigenza di scrivere poesie?
E’ sicuramente un compito arduo, considerato che la poesia è melodia senza musica, ma in tutti noi c’è quello che io chiamo il sogno di Icaro e la voglia di cimentarsi nell’impresa. Avrei potuto scrivere un libro di prosa, ma in duecento pagine l’emozione rischia di perdere di intensità e nel mio caso, con il mio lavoro, avrei rischiato di perdere il filo di quello che stavo ricordando.
Quanto sono importanti i ricordi?
Gabriel Garcia Marquez diceva che la vita non è quella che si è vissuta ma quella che si ricorda. E quindi come la si ricorda per poterla raccontare. Ecco, questo è il punto: mi sono trovato a fare un bilancio, un saldo della vita.
In Milano-Kabul e ritorno si legge l’attesa di un viaggio, la constatazione di una nostalgia già presente
Ho scritto quella poesia in una giornata. Ero tornato dalla missione in Afghanistan e stavo organizzando una rentrée con chi aveva partecipato ai vari eventi, tra questi anche il sindaco Gabriele Albertini con cui discutevo del titolo dato alla serata: Milano-Kabul e ritorno, appunto. Lì mi sono reso conto che per quel titolo servivano dei contenuti e nel pomeriggio ho scritto quella poesia.
La raccolta include anche una poesia in napoletano, perché?
Sono nato a Napoli e ci ho vissuto otto anni…’O tiempo è passato/dint’all’anema ‘nu penziero:/vulesse tene’ ancora vint’anne/pe’ fa’ ‘e cose ca facevo…
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giovedì, giugno 11th, 2009 |
Inizia oggi 11 giugno con un pranzo di lavoro alle 13 il meeting formale a livello North Atlantic Council (Nac) dei ministri della Difesa dei paesi Nato a Bruxelles. Nel menù la questione del Kosovo, per cui quasi certamente verranno evidenziati miglioramenti in area tali da consentire un ridimensionamento delle truppe Kfor dispiegate, e il problema del contrasto alla pirateria, che invece rappresenta una sfida più impegnativa per il dopo Operation Allied Protector in scadenza il 28 giugno.
Il meeting prosegue nel pomeriggio con le riunioni Eapc (Euro-Atlantic Partnership Company) e Dpc (Defence Planning Committee) – con le new entry Albania, Croazia e la nuova presenza della Francia – per finire con il Nuclear Planning group.
A cena verrà servita la Nrf (Nato Response Force), per discuterne futura configurazione e missione.
Il meeting di Bruxelles proseguirà nella giornata del 12 giugno con una sessione dedicata alla trasformazione del concetto di Difesa, in cui spiccano la sfida della cyber defence e il progetto Allied Ground Surveillance (Ags). A conclusione della due giorni si terrà l’incontro con i paesi contributori non-Nato della missione Isaf in Afghanistan, durante il quale verrà affrontata la situazione afghana in relazione ai programmi di training di polizia ed esercito oltre al sostegno delle forze di sicurezza locali.
Fonte: Nato
Foto: Nato
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lunedì, giugno 8th, 2009 |
Con il 7,1% delle preferenze si sono guadagnati un seggio al Parlamento europeo. E la popolarità non tanto per il successo, certo innegabile, quanto piuttosto per il contenuto innovativo del loro programma: sono gli svedesi del Partito Pirata, che si battono per una riforma del diritto d’autore e del sistema dei brevetti. Il tutto in favore dei diritti dei cittadini e della libertà dell’informazione.
Cosa ne pensa il colonnello Umberto Rapetto, esperto di frodi telematiche e docente universitario?
L’ingresso di questo partito nel Parlamento europeo è un segno importante.
Ma non è un’eresia?
Sarò considerato un eretico ma ritengo che il diritto d’autore vada rivisitato. In passato gli autori non erano molto numerosi, invece oggi il numero è aumentato proprio in virtù dell’uso di internet: la dinamica dell’accessibilità ha portato a far scoprire tutti autori e a questo punto è importante chiarire chi è davvero autore.
Cosa fare allora?
Visto il continuo cambiamento a cui assistiamo, e vista la fluidità di internet, sarà importante stabilire dei confini per poter regolamentare.
Il colonnello Umberto Rapetto è giornalista e docente universitario, è uno dei quattro esperti nominati con decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 14 dicembre 2006 nel Comitato per la tutela della proprietà intellettuale presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Partecipa a conferenze come specialista del settore, è titolare di docenze, pubblica testi specifici. Ed è intervenuto anche in un convegno del Pirat Partiet.
Fonte: Reuters Italia, materiale proprio
Foto: Pirat Partiet
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martedì, giugno 2nd, 2009 |
E’ stato commemorato a Rimini ieri mattina 1° giugno nell’aeroporto militare G.Vassura l’equipaggio Milan 63 dell’elicottero AB412 appartenente al 7° reggimento aviazione dell’Esercito Vega.
Il colonnello Giuseppe Lima, il maggiore Marco Briganti, il maresciallo capo Massimiliano Biondini e il maresciallo ordinario Marco Cirillo sono caduti per un incidente di volo con il loro elicottero a Nassiriya, in Iraq, il 30 maggio 2005 nell’ambito dell’operazione Antica Babilonia.
In loro memoria il comandante del 7° Vega colonnello Fabrizio Barone ha scoperto le targhe commemorative per le aule didattiche e le palazzine che sono state intitolate ai colleghi caduti.
Fonte: 7° reggimento aviazione Esercito Vega
Mentre questo post viene pubblicato, a Roma stanno sfilando lungo i Fori Imperiali per la tradizionale parata del 2 giugno i baschi azzurri dell’Aves (Aviazione esercito).
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domenica, maggio 31st, 2009 |
Con gli autobus deve averci proprio avuto una gran passione Gabriele Albertini, eurodeputato al Parlamento europeo nel gruppo Ppe-De (Partito popolare europeo – Democratici europei) in attesa di rinnovo del mandato, più noto come l’ex sindaco di Milano.
E dev’essere stata davvero radicata questa passione, visto che tre anni fa percorse cinque migliaia di chilometri per portare 40 autobus e 10 compattatori di rifiuti da Milano a Kabul affrontando l’accanimento della sorte (nell’ordine: uno sciopero, un attentato, il crollo di un ponte proprio nell’ultimo tratto di strada prima dell’ingresso nella capitale afgana, una trattativa con gli autisti locali).
Alla fine la consegna di autobus e compattatori, donati rispettivamente dall’Atm e dall’Amsa a una municipalità con un parco mezzi ormai del tutto insufficiente alla popolazione, avvenne il 3 maggio 2006 al ministero dei Trasporti di Kabul.
In quel periodo in Afghanistan c’era il generale Mauro Del Vecchio, che comandava la missione Isaf VIII e che in Italia abitava nel milanese Palazzo Cusani in quanto comandante dell’Nrdc-Ita di Solbiate Olona: Albertini gli aveva promesso alla sua partenza per l’importante impegno internazionale che sarebbe andato sicuramente a fargli visita. Non l’avesse mai fatto: si trovò ad andarci per ben due volte a fargli visita nel lontano Afghanistan.
La prima in occasione del Natale 2005 per gli auguri ai militari e la seconda, appunto, sfidando scioperi e attentati con tutti quei mezzi arancioni a cui era stato tolto il simbolo della città di Milano. “Uno scudo con una croce, in un paese islamico forse non è proprio l’ideale” ricorda sorridendo l’ex sindaco eurodeputato a Mauro Della Porta Raffo, il giornalista e scrittore che conduce i Salotti letterari di Varese e che il 27 maggio lo ha ospitato e intervistato nel centralissimo Caffè Zamberletti presentando il suo ultimo libro Sindaco senza frontiere (a cura di Andrea Zet, 1° ed., 2008, Genova – Milano, Casa Editrice Marietti).
Ma con gli autobus Albertini non ha ancora chiuso. Lo scorso 31 marzo è stato approvato alla Commissione trasporti del Parlamento europeo il regolamento che garantisce maggiori diritti ai passeggeri che viaggiano sui mezzi pubblici. Autobus e bus, appunto.
Relatore di questo regolamento presso il Parlamento europeo è stato l’onorevole Gabriele Albertini in persona. Sarà grazie a lui che nel 2011, anno in cui verrà recepita a livello nazionale la norma europea, potremo godere di maggiori tutele in caso di ritardi, cancellazioni, smarrimento di bagagli, incidenti. In più il regolamento ha un intero capitolo dedicato ai passeggeri con mobilità ridotta e che necessitano in particolari casi di assistenza specifica.
Con questo capitolo dedicato a chi non è in grado di muoversi in modo autonomo, Albertini ha dimostrato ancora una volta di essere particolarmente attento a chi dalla vita ha ottenuto meno opportunità. E non c’era dubbio, avendo affrontato il Kyber Pass con 40 autobus arancioni e 10 compattatori di rifiuti quali doni umanitari da consegnare a una municipalità senza più mezzi pubblici per i propri cittadini.
Fonte: Ppe – De
Foto: da www.gabrielealbertini.it.com
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domenica, maggio 31st, 2009 |

Otto giorni dedicati agli sport del volo: sono gli World Air Games (Wag) – Torino 2009. La manifestazione, che prenderà il via il prossimo 6 giugno con una cerimonia in piazza San Carlo a Torino a partire dalle 19, ha come top sponsor Agusta Westland, Alenia Aeronautica, Selex Galileo, Thales Alenia e Telespazio, tutte aziende del gruppo Finmeccanica.
Nell’ambito della manifestazione si colloca la mostra interattiva “Prova a volare – La simulazione di volo dai primi aeroplani all’esplorazione spaziale” realizzata con il contributo tecnico di Alenia Aeronautica, un’esposizione che offre la possibilità di conoscere gli aspetti del volo normalmente accessibili ai soli addetti ai lavori. Rimarrà aperta al pubblico per tutta la durata delle manifestazioni (dal 6 al 14 giugno) alle Officine Grandi Riparazioni in via Castelfidardo a Torino.
I giochi si disputeranno tra Torino, principalmente l’aeroporto Torino-Aeritalia di Collegno, Mondovì e i laghi di Avigliana. Le discipline coinvolte in questi mondiali sono ben dieci e non tutte sono ampiamente conosciute. E’ il caso tra le altre del volo in mongolfiera, che in Italia ha pochi seguaci nonostante sul nostro territorio si tengano dai 15 ai 20 raduni ogni anno.
Roberto Spagnoli è uno dei pochi commissari italiani di gara di volo in mogolfiera. Si è interessato a questa disciplina, che sfrutta i principi dell’aerostatica anziché quelli dell’aerodinamica, una ventina di anni fa fino a essere recentemente nominato direttore tecnico italiano per i commissari di gara di competizioni di aerostatica: “Mi sono avvicinato per caso al volo in mongolfiera perché mi affascinava e così, dopo aver seguito qualche equipaggio, ho frequentato il primo corso in Italia per commissari di gara”.
Cosa è successo dopo quel primo corso?
Praticamente non ho più abbandonato il mondo dell’aerostatica. Ho iniziato a seguire gare e raduni in tutto il mondo (dal suo sito, www.aerostati.it, si capisce che Roberto ha visto posti bellissimi, ndr) e mi sono reso conto che l’aerostatica è un settore ancora piccolo ma molto attivo: in Italia ci sono circa una ventina di commissari di gara. Non sono molti, nonostante sul nostro territorio si tengano tanti raduni. E pensare che l’Italia presenta le occasioni più favorevoli per il volo, sia per le condizioni meteo che per gli splendidi paesaggi.
Allora è stata un’ottima scelta decidere di fare le gare in Italia, a Torino.
E’ sicuramente un grande evento per il nostro paese ed è il primo anno che gli Wag si svolgono in Italia. Si tratta della maggiore manifestazione sportiva aeronautica del mondo, mi auguro che questo contribuisca a far conoscere di più discipline poco note anche agli italiani.
La cerimonia conclusiva degli Wag 2009 avrà luogo domenica 14 giugno a partire dalle 14 all’aeroporto Torino-Aeritalia di Collegno.
Fonte: Alenia Aeronautica; World Air Games Torino 2009
Foto: Roberto Spagnoli
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martedì, maggio 26th, 2009 |
Ci tiene a incontrare i soldati, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, e così chiede al comandante generale di corpo d’armata Gian Marco Chiarini di far rompere le righe. Per questo dopo aver inneggiato all’Italia e “in questo caso alla Nato”, riferendosi alla particolarità di Nrdc-Ita che ha una doppia catena di comando al contempo nazionale e nordatlantica, raggiunge gli oltre 400 militari schierati per stringere mani, fare complimenti, indovinare le provenienze dagli accenti.
Dell’operatività esibita da La Russa si era capito fin dalla sua prima uscita. In Libano, nel maggio 2008, aveva passato in rassegna i militari dispiegati nella missione Unifil con i jeans e la giacca combat. Un look inedito per un ministro della Difesa in visita ufficiale. Nello stesso modo lo si aspettava a Bellinzago Novarese. Non lunedì scorso, ma il mese di giugno dell’anno scorso. Quando si concludeva una esercitazione (Lightning 08) di una certa importanza per l’Ita-JFHQ, il nuovo comando operativo a disposizione del Coi (Comando operativo di vertice interforze). Quando, però, si era ancora lontani dalla campagna elettorale.
Oggi 26 maggio, a una decina di giorni dalle elezioni, il ministro è arrivato in visita a Nrdc-Ita con il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. Non ha potuto fare a meno di tessere le lodi del comando in cui operano militari di 14 diversi paesi Nato, prima di lui lo aveva fatto nel 2007 la commissione Difesa alla Camera capeggiata da Roberta Pinotti. Oggi La Russa fa di più: assicura che il suo primo impegno è diretto al benessere dei soldati, tanto da “aver pregato Guido Crosetto (sottosegretario alla Difesa, ndr) di occuparsene in via prioritaria”.
Operatività confermata poi quando si passa all’argomento servizio militare: “La leva di dodici mesi rimane il ricordo migliore”. Chiediamo approfondimenti.
Ministro, a sentire i militari operativi la mini-naja – così come da lei proposta – viene giudicata alla stregua di un mese di scoutismo. Come intende caratterizzare questo periodo che si propone di assomigliare alla vecchia leva?
Lo scoutismo è bello e nobile. Quindi non la considero una critica negativa, anch’io sono stato scout dagli otto ai tredici anni. Dunque il paragone non è offensivo, certo la proposta si rivolge a ragazzi maggiorenni o comunque dell’età in cui prima (della sospensione del servizio militare, ndr) si svolgeva il Car (Centro addestramento reclute), un periodo altamente operativo.
Quello che propongo è uno stage atletico-militare che aumenti il senso civico e l’avvicinamento a forme di volontariato da affrontare eventualmente in seguito, con la possibilità di iscriversi ad associazioni d’arma. E’ un segnale del permanere delle nuove generazioni nelle Forze Armate. Non ci sono controindicazioni, potrebbe già partire quest’estate, anche se ritengo più probabile l’estate 2010.
Una definizione di questo stage atletico-militare?
Direi un avvicinamento per chi non farà la vita militare, più che una preparazione alla vita militare. Non sono favorevole a riconoscere un punteggio che renda possibile l’ingresso nelle Forze Armate.
Come si concilia un servizio militare obbligatorio, e per ora solo sospeso, con la sua proposta?
Faremo una legge. Proprio perché questo non è un servizio militare e perché il servizio militare è attualmente solo sospeso.
Foto: materiale proprio
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mercoledì, maggio 20th, 2009 |
L’intervista è andata in onda oggi 20 maggio nel corso dell’edizione delle 13.00 del Tg2 Rai. A parlare di spalle un muratore che aveva prestato la sua opera in un’impresa impegnata nella costruzione dell’ospedale dell’Aquila una ventina di anni fa. La tematica è nota ed è fatto di cronaca.
Piuttosto, ciò che attira l’attenzione sono la scritta sul retro della maglietta indossata dall’intervistato e il curioso accostamento con il simbolo sul cappellino: rispettivamente Islamic Relief sulla prima e una M arrotondata sul secondo. Simboli ormai di una globalità acquisita. Infatti, Islamic Relief (IR) è una organizzazione non governativa (ong) “ispirata a valori umanitari islamici” che opera in 25 paesi del mondo “al servizio dei più poveri”, come una multinazionale, mentre McDonald’s è ormai indiscutibilmente globale e riconoscibile dalla famosa M gialla maiuscola un po’ tondeggiante.
Nell’aquilano, Islamic Relief Italia è presente a Onna dove opera nel campo per terremotati della Protezione Civile dallo scorso 24 aprile. Sul sito italiano dell’ong è pubblicata l’entità dell’aiuto prestato in termini di materiale consegnato.
L’organizzazione Islamic Relief (IR) è stata fondata nel 1984 da un medico egiziano, Hany el Banna, e ha la sede principale a Birmingham (Regno Unito). L’immagine usata a simbolo dell’organizzazione riproduce una moschea con due minareti che ricorda la facciata della moschea di Klina, in Kosovo, costruita con i fondi del Saudi Joint Committee for the Relief of Kosovo and Chechenya (SJCRKC).
Anche Islamic Relief opera in Kosovo. Al suo riguardo nel libro The Coming Balkan Caliphate (Praeger, 2007) del giornalista americano Chris Deliso si legge: Fin dal 2003 [...] Islamic Relief ha camuffato il suo intento di proselitismo attraverso progetti come riparazioni di infrastrutture e costruzione di acquedotti, cliniche e assistenza agli orfani. [...] Nell’aprile 2003, Islamic Relief ha cominciato a finanziare gli orfani con un programma di microcredito per contadini e piccoli imprenditori. Nel settembre 2004 aveva erogato più di 500 prestiti, tutti “basati su principi islamici”.
Nel 2006 un cooperante di IR è stato espulso da Israele con l’accusa di fornire supporto ad Hamas. Ayaz Ali, di nazionalità britannica, operava per IR nella striscia di Gaza. Il suo rilascio e successivo rientro in Uk è stato accolto con soddisfazione dallo stesso fondatore di IR.
L’anno successivo IR ha incontrato problemi in Italia, dove aveva organizzato un incontro di tre giorni in Emilia Romagna per riunire gli islamici di Bologna, Milano e Sassuolo. Al Palanord di Bologna, dove IR parlava di Globalizzazione della solidarietà, era riecheggiata la denuncia del rischio di “politica di indottrinamento contro l’Occidente e di incitamento alla guerra santa”.
IR ha uffici di raccolta fondi in 11 paesi: Belgio, Francia, Germania, Italia, Malesia, Mauritius,Olanda, Svezia, Svizzera, UK, Usa.
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