Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

CaSTA 2012: oggi la conclusione dei campionati sciistici truppe alpine 64^ edizione. Le foto più belle

venerdì, febbraio 3rd, 2012 | 184 views

Tutte le foto sono delle Truppe Alpine, in particolare l’autore delle foto dello slalom gigante è il 1° CM Lazzaro Cutrone.

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Il 7° reggimento aviazione Vega al 215° anniversario del Tricolore a Reggio Emilia

lunedì, gennaio 9th, 2012 | 85 views

Il 7° reggimento aviazione dell’Esercito Vega di Rimini ha partecipato alla celebrazione del 215° anniversario della nascita del Tricolore italiano a Reggio Emilia.

Sabato 7 gennaio, Giornata nazionale della Bandiera, il 7° Vega era presente a  Reggio Emilia con il proprio stendardo, il comandante della compagnia di formazione interforze e il plotone in rappresentanza dell’Esercito.

La Festa del Tricolore si è svolta con la partecipazione del presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti, ricevuto dal sindaco di Reggio e presidente nazionale Anci, Graziano Delrio.

Le celebrazioni si sono svolte in piazza Prampolini e al teatro municipale Valli.

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Il Tricolore in Paola Casoli il Blog

Fonte: 7° reggimento aviazione Esercito Vega, Comune di Reggio Emilia

Foto: 7° reggimento aviazione Esercito Vega

“Un Esercito degno di questo nome” (III parte)

domenica, gennaio 8th, 2012 | 186 views

Continua da “Un Esercito degno di questo nome” (I Parte e II Parte)

By Vincenzo Ciaraffa

In tutta sincerità, si fa fatica a ritenere competenti i nostri vertici militari, se essi non riescono a rendersi conto neppure di una contraddizione che hanno sotto gli occhi tutti i giorni, ovvero la contraddizione delle remunerazioni straordinarie.

Per chi non lo sapesse, infatti, ai militari spetta la corresponsione dello straordinario, come ad ogni lavoratore italiano. Ma essi non sono come tutti i lavoratori italiani! Stante l’atipicità del loro lavoro, infatti,  non sarebbe stata più economica per l’erario, oltre che più giusta ed omogenea, una specifica indennità fissa?

D’altronde, un Esercito che si ostina a pagare gli straordinari a professionisti che fanno un lavoro straordinario per tutta la vita, ha buone probabilità di finire in mano ad un curatore fallimentare.

Per i prossimi dieci anni, pertanto, la politica per le Forze Armate (se “armate” devono rimanere) dovrebbe essere quella del piede in casa e di finanziamenti costanti, per quanto risibili essi possano essere.

Sì, perché il vero problema che affligge l’organizzazione militare più che l’esiguità delle risorse disponibili, è la loro variabilità, variabilità che impedisce agli Stati Maggiori la realizzazione di un qualsivoglia tipo di programma, anche minimo e sul breve termine.

Perciò sarebbe auspicabile, una volta stabilita l’entità delle risorse possibili da assegnare alla Difesa, che esse restassero costanti almeno per un decennio.

La difficile contingenza economica sicuramente non consente grandi investimenti nel settore e, tuttavia, non si può pensare di far operare gli aerei senza carburanti, i carri armati senza manutenzione ed i militari senza un minimo di addestramento.

Ma per una reale presa d’atto dei problemi che stanno per immobilizzare il nostro dispositivo di difesa, occorrerebbe una classe politica più serena e vertici militari meno compiacenti, compiacenza che rasenta l’ignavia perché sembra tesa unicamente a non disturbare il manovratore.

E fingere che non esistano i problemi, non li elimina, anzi, si dà ad essi il tempo di aggregarne altri! Infatti, subito dopo quello delle difficoltà economiche, le Forze Armate saranno chiamate a sciogliere il nodo della selezione e del governo del personale, selezione e governo che andrebbero almeno rivisti, dal momento che si stanno riproducendo al suo interno i peggiori vizi della società civile, droga ed alcolismo inclusi.

Per carità, nessuno pensa che un Esercito di popolo come quello italiano debba vivere avulso dalla società come accadeva fino alla II Guerra Mondiale, ma sicuramente deve sapere incarnare la parte migliore del contesto sociale che lo esprime.

Ma questo è un problema riconducibile ai valori ed all’etica militare e, pertanto, andrebbe affrontato in una specifica trattazione, anche se al momento nulla ci vieta di interrogarci almeno su quali siano oggi l’etica ed i reali valori di riferimento delle Forze Armate italiane e, soprattutto, se essi vengono trasmessi.

In verità, qualcuno ha avanzato già da tempo seri dubbi sulla capacità di coloro che dovrebbero trasmetterli: “Occorre affondare il bisturi nella piaga ed affrontare gli errori e le colpe singole  e collettive che hanno trascinato l’Esercito così in basso nella considerazione degli italiani […] Oggi, se si vuole tentare di ricostruire un esercito, anche piccolo ma su solide basi, occorre anzitutto ricostruire la mentalità degli ufficiali richiamandoli […] a quelle vecchie tradizioni militari per le quali in tempo di pace è anzitutto un educatore ed animatore dei suoi soldati. Sino a quando in questo Paese saranno apprezzati e seguiti i furbi, anziché i diritti e gli onesti, non avremo un Esercito degno di questo nome”.

Queste parole sembrano essere state scritte ieri e, invece, sono state estrapolate da un discorso del Generale Raffaele Cadorna, Capo di Stato Maggiore del ricostituito Esercito italiano dal 1945 al 1947 quando, esempio poco imitato nelle nostre Forze Armate, si dimise dal suo alto incarico perché in disaccordo con l’allora Ministro per la Difesa.

In verità, sarebbe interessante partire proprio dal pensiero di Cadorna per capire come oggi vengono formati i Quadri dirigenti delle nostre Forze Armate, ma mettere troppa carne sul fuoco confonderebbe i problemi e le loro priorità.

Accontentiamoci, perciò, di concludere col rilevare la differenza di stile tra chi, pur denunciando una situazione disastrosa, si guarda bene dal trarne le dovute conclusioni, rimanendo abbarbicato al proprio incarico e  chi, invece, è stato capace di rinunziarvi per coerenza e rispetto del proprio ruolo.

Vincenzo Ciaraffa

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Il generale Cadorna è diwikipedia

Intolleranza all’uovo, al pomodoro, al fumogeno… ecc. ecc.

domenica, dicembre 4th, 2011 | 156 views

By Cybergeppetto

Nei suoi ultimi libri Giampaolo Pansa, autore di libri sul periodo della guerra civile in Italia come ”Il sangue dei vinti”, ricorda le numerose contestazioni subite durante la presentazione di quello e altri volumi del genere.

Or non è molto, era il gennaio 2008, al Papa fu impedito di partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università La Sapienza di Roma dopo una sequela di violente critiche da parte di professori e studenti.

Ricordo anche che il 25 aprile del 2010 i partigiani dell’ANPI durante la commemorazione di Roma per l’anniversario della liberazione contestarono Renata Polverini e qualcuno colpì Nicola Zingaretti lanciandogli qualcosa in un occhio.

Nel settembre del 2010 toccò a Raffaele Bonanni una violenta contestazione con fumogeno che gli fece un buco nel giubbino.

Poco tempo fa, a ottobre, è toccato a Marco Pannella prendersi una razione di sputi e insulti in occasione della manifestazione dei cosiddetti “indignati”.

L’elenco potrebbe continuare, ci limitiamo a ricordare che, pochi giorni orsono, è toccato a Oscar Giannino ricevere pomodori e uova per impedirgli di partecipare a un convegno all’università.

L’intolleranza al glutine della democrazia evidentemente per i radical chic si cura con il pomodoro e l’uovo, magari “bio” come si dice oggi.

L’effetto terapeutico del lancio di oggetti riesce in qualche modo a eccitare il mononeurone dei manifestanti, spaccavetrine, indignati, fancazzisti in perenne protesta che affollano le manifestazioni inutili di una politica in cui ci sono poche idee e molta energia cinetica.

Un discorso a parte merita il lancio del fumogeno, si tratta infatti di una modalità estrema per la cura di sindromi assai incazzose.

Per lanciare un fumogeno in un ambiente affollato e direttamente contro una persona ce ne vuole, ma gli strizzacervelli della piazza possono prescriverlo in casi rari in cui il soggetto da curare sia un fallito irriducibile che si lamenta di non aver un lavoro, ma che una zappa in mano non l’ha mai presa.

Ci sono anche persone in cui l’intolleranza alla democrazia si manifesta in maniera più lieve, ma non per questo innocua, sono quelli che giustificano i violenti dicendo che, tapini, sono arrabbiati per la situazione politica e bisogna comprenderli. Si tratta di persone molto difficili da curare perché rimangono intrappolate nel loro malanimo per tutta la vita e la sindrome di cui sono vittime riaffiora solo quando vedono un corteo in TV.

Io non ho fatto studi così autorevoli e devo evidentemente aggiornarmi, non si può più pensare, come facevo ingenuamente, che l’ozio sia il padre di tutti i vizi; nella repubblica dei diritti non c’è tempo per lavorare, a meno che il lavoro non sia di nomina politica e senza il quale si strilla a più non posso, si proferiscono gli insulti più triviali e la bava alla bocca diventa una salva di proiettili a energia cinetica.

Insomma, l’antibiotico “fatica” non è più in commercio.

Cybergeppetto

p.s. “Dottore, ho un problema, appena vedo un avversario politico gli tiro un uovo, è grave?”. “Cosa fa Lei nella vita?”. “L’indignato, la politica mi fa incazzare moltissimo”. “Mi spiace, per Lei non ci sono cure, a meno che non vada a lavorare. La prego di non arrabbiarsi perché non ho pomodori da darLe…”.

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Apologia del fumogeno – By Cybergeppetto (11 settembre 2010)

Foto larepubblica.it

La Marina Militare a supporto del mercantile Rosalia D’Amato liberato dai pirati

sabato, novembre 26th, 2011 | 40 views

Dallo stato maggiore della Difesa si apprende che il cacciatorpediniere Andrea Doria della Marina Militare (foto Marina Militare) è intervenuto oggi, 26 novembre 2011, al largo delle coste somale in supporto all’operazione di rilascio del mercantile Rosalia d’Amato e del suo equipaggio, sequestrati dai pirati al largo del Corno d’Africa lo scorso 21 aprile.

La Rosalia d’Amato, si apprende, lascerà le acque somale non appena possibile con a bordo, oltre all’equipaggio, anche un Nucleo Militare di Protezione (NMP) della Marina Militare composto da militari del reggimento San Marco, addestrati per reagire, come unità isolate, da bordo di navi mercantili nazionali, garantendo la protezione da atti di pirateria.

L’NMP è sotto il controllo operativo del Comando in Capo della Squadra Navale della Marina Militare (CINCNAV) ed è già in area per supportare il naviglio mercantile nazionale in base all’accordo stipulato lo scorso 11 ottobre tra Ministero della Difesa e la confederazione italiana Armatori (Confitarma).

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Afghanistan, RC-W ISAF: visita del comandante in capo della squadra navale ammiraglio Binelli Mantelli (22 novembre 2011)

Fonte: stato maggiore Difesa

Foto: Marina Militare

Gli schiavi della Repubblica. L’autista di auto blu

sabato, settembre 17th, 2011 | 160 views

By Cybergeppetto

Che vita di merda! tutto il giorno ad aspettare che il boss si degni di entrare svelto come una lepre in quest’accidente di macchina di servizio per andare a incontrare a sirene spiegate un bastardo come lui… e devo pure ringraziare lo zio Pasquale che era cugino di primo grado del segretario di Sua Maestà l’Onorevole XY.

Mio papà voleva che io diventassi ingegnere, ma io non avevo voglia nè di studiare nè di spaccarmi la schiena in fabbrica come lui, al liceo ho fatto le proteste e le occupazioni.

​Avevamo grandi ideali e si rimorchiava parecchio durante i cortei. Quelli che ci venivano a fare la morale del dovere e del lavoro li mandavamo a quel paese allegramente, il diritto al posto lavoro veniva tutelato, mica come ora.

Io non ho nulla contro i lavori manuali, faccio giardinaggio e bricolage per hobby, ma non vedevo il perchè io non potessi avere un posto statale quando lo davano a tutti.​

All’Università c’era il diciotto politico, ma io non sono riuscito a prendere nemmeno quello, ho traccheggiato per quattro o cinque anni e poi ho dovuto adattarmi con questa cosa che mi trovarono i miei genitori, tanto bastava avere una tessera in tasca per poter trovare un lavoro e un alloggio sociale, bei tempi!

Ora che passo le mie giornate a prendere un numero infinito di caffè e a fumare molte sigarette, non capisco perchè non mi possa esser riconosciuto un equo indennizzo e una pensione privilegiata per i danni che il fumo e i caffè mi creano. Bisognerebbe che i medici delle commissioni provassero loro a fare questa vita!

Con il tempo mi sono reso conto che l’organizzazione dello Stato è caotica, non si capisce cosa si deve fare e, soprattutto, a che serve. La paura è che se qualcuno si mette davvero a raddrizzare le cose, poi finisce che diminuiscono le auto e impongono ai dirigenti di fare meno riunioni e più videoconferenze, di mandare in giro meno corrieri e più  e-mail.

Già abbiamo subito delle riduzioni, il parco è diminuito al punto che si è dovuti ricorrere a servizi in affitto… non capisco questa avversione per le macchine di servizio.

Io porto il mio capo avanti e indietro tra la sede principale e la succursale, qualche volta mi è capitato di portare anche i suoi interlocutori mentre lui era impegnato, mi guardavano male e dicevano che usavamo una bella macchina… cosa vuole la gente? Che porti il mio capo in tandem?

Se lo Stato non ha i soldi per mantenerci a me non me ne frega niente, li trovi come vuole, non posso mica mettermi a lavorare adesso…

Un ultima cosa, mio cognato ha un ristorante, ogni tanto lo aiuto per arrotondare, ma vedo che batte uno scontrino ogni tanto, fate pagare lui…

Cybergeppetto​

p.s. Gli autisti di auto blu si sono riuniti in un sindacato autonomo di base per rivendicare la necessità di spostamento della pubblica amministrazione e contro i tagli alle auto di servizio. Il loro presidente ha dichiarato in una nota che senza auto non si va da nessuna parte…

​La foto dell’autista di auto blu è del blog tpi-back.

9/11 – NYC skyline: nelle realizzazioni artistiche non convenzionali di Mounir Fatmi le Twin Towers esistono ancora

domenica, settembre 11th, 2011 | 153 views

L’ombra è perfetta. Ma è solo un’ombra.

Queste realizzazioni artistiche riproducono il profilo di New York con le sue Torri Gemelle esattamente com’era prima dell’attentato dell’11 settembre 2001.

Le ha realizzate Mounir Fatmi, artista marocchino nato a Tangeri nel 1970, a partire dal 2003, utilizzando libri (le Torri Gemelle sono riprodotte con due testi del Corano), videocassette e casse acustiche.

Il titolo dell’opera, esposta per la prima volta nel 2007, è Save Manhattan.

Fonte e foto: doobybrain.com

Afghanistan, Petraeus passa il comando delle truppe alleate al collega John R.Allen

lunedì, luglio 18th, 2011 | 137 views

Lascia oggi il comando in Afghanistan il generale David Petraeus. Al vertice di ISAF e di USFOR-A sarà ora il generale John R.Allen, un marine nominato in questo incarico dal presidente americano Barack Obama lo scorso 28 aprile.

Oggi la cerimonia del passaggio di consegne.

Petraeus lascia all’indomani di due gravi colpi inferti dai talebani alla dirigenza afgana: l’uccisione del fratellastro del presidente Hamid Karzai, Ahmad Walid Karzai, avvenuta lo scorso 12 luglio, e l’uccisione del consigliere di Karzai, Jan Mohamad Khan, assassinato ieri 17 luglio nella sua abitazione. Entrambi erano persone molto vicine al presidente afgano.

Il passaggio di consegne al vertice delle truppe in Afghanistan avviene in un momento in cui la transizione dei poteri è già cominciata in vista del ritiro delle truppe da completare entro il 2014.

All’alba di ieri la Nato ha cominciato a trasferire il controllo della provincia di Bamiyan, a ovest di Kabul, all’Esercito Afgano (Afghan National Army, AMA).

La qualità delle forze armate e di sicurezza afgane, tuttavia, rimane poco uniforme, fa notare un articolo della BBC online, e c’è il timore che non siano in grado di far fronte a un’offensiva estiva dei talebani.

Fonte: ANSA, BBC

Foto: Reuters/BBC

Royal wedding. Stiano puniti, Signori Ufficiali!

sabato, aprile 30th, 2011 | 2.349 views

By Cybergeppetto

Oggetto: Proposta di provvedimento disciplinare

Promemoria di Servizio per l’Addetto militare britannico a Roma

^^^^^^^^^^^^^^

Signor Colonnello,

mi permetto di segnalare alla sua attenzione ed alla sua sensibilità di Ufficiale l’inadeguato assetto formale di due ufficiali britannici recentemente visti in televisione.

Il Flight Leutenant William Wales  non ha ritenuto opportuno indossare prontamente il proprio berretto all’uscita della chiesa di Westminster ove aveva contratto matrimonio. Il berretto era tenuto malamente in mano e non sotto l’ascella, peraltro in modo da non rendere visibile le insegne del reparto al quale il giovane ufficiale appartiene. Il tragitto dall’uscita della chiesa alla carrozza, avvenuto sotto gli occhi del pubblico della televisione, ha mostrato un giovane ufficiale privo di un elemento importante dell’uniforme.

Ancora peggiore è il caso del Capitano Harry Wales il quale ha sfoggiato una folta capigliatura, da tempo orfana di pettine, del tutto incompatibile con il portamento solenne che un Ufficiale deve darsi allorché indossa l’Uniforme, il tutto è ancora più grave poiché si deve considerare che si tratta di un’uniforme storica la quale richiede un accresciuto grado di marzialità ed un impeccabile stile militare.

La stima che nutro per le Forze Armate Britanniche non può farmi deflettere dal segnalare che nell’era della comunicazione qualsiasi tipo di uniforme debba essere indossata con decoro, fierezza e facendo un accorto uso di ogni sua parte.

Il comune lavoro nella NATO richiede che anche gli Ufficiali britannici siano in grado di trasmettere un messaggio di capacità, efficienza ed orgoglio della propria condizione.

La prego di considerare la presente come un semplice contributo d’idee alla causa della difesa comune.

Cybergeppetto

p.s. Apprendiamo dal portavoce della famiglia reale che il Principe Harry è stato punito con quindici giorni di arresti per l’orribile capigliatura che aveva il giorno del matrimonio di suo fratello. Il provvedimento verrà riportato sul suo stato di servizio.

Il Principe William ha ricevuto una lettera riservata personale dal Principe Consorte che lo ha rimproverato aspramente per l’uso inappropriato del berretto e lo ha spedito presso il suo reparto a pelare patate per una settimana. L’episodio non sarà menzionato nella documentazione matricolare.

La foto di William e Catherine è tratta dal sito di ANSA

La foto di Harry e William è tratta dal sito di Vanity Fair

“I soliti ignoti” o “Operazione San Gennaro” a Tobruk?

mercoledì, aprile 6th, 2011 | 348 views

By Cybergeppetto

Dopo tutto il casino che è successo in Libia non è chiaro se Sarkozy sia come il mitico Capannelle che fa sfondare la parete sbagliata ne “i soliti ignoti” oppure Cameron sia come Manfredi che in “Operazione San Gennaro” ruba il tesoro del Santo che, però, alla fine gli sfugge e viene restituito.

I ribelli non riescono a prevalere ed accusano la NATO di non aiutarli abbastanza, non si capisce cosa dovrebbero fare i jet occidentali, hanno sparato a qualsiasi cosa si muovesse, tutta colpa di quel diavolo di Muammar che usa macchine civili per trasportare i soldati, meglio dei francesi quando usavano i taxi per portare i soldati al fronte durante la grande guerra.

Le potenze occidentali fanno finta di pensare a dare armi ai ribelli, ma la cosa non è facile, i cinesi ed i russi s’incavolano all’ONU e dicono, guarda un po’, che il mandato della risoluzione 1973 è stato interpretato “troppo estensivamente.

Apprendiamo da un dispaccio della Reuters che il fatto che quel tal Moussa Koussa, recentemente scappato da Tripoli, sia stato indagato per la strage di lockerbie “è stato un grave errore” secondo un tal Saad Djebbar, già consulente legale del governo libico, ma evidentemente ora passato alla sponda opposta.

Evidentemente le rassicurazioni di Moreno-Ocampo, procuratore capo della corte penale internazionale, secondo il quale “defezionare è un modo per evitare la responsabilità penale” non sono bastate. Ve lo immaginate il Rais nella tenda che dice ai suoi:”Siete liberi di andare a farvi arrestare!”. Iil timore, più che giustificato,  è che ora non scappi più nessuno…

Una cosa però è certa, la petroliera di cui parlavamo ieri è partita a pieno carico da Tobruk, c’è un trafiletto su radio 24. La libertà in Libia scivola liscia come l’olio, anzi, come il petrolio…

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