Archive for the ‘Sicurezza’ Category

Afghanistan, RC-W ISAF: aumenta la minaccia dei ribelli, sono sempre più frequenti i ritrovamenti di esplosivi tra Farah e Shindand

martedì, maggio 14th, 2013 |

Sono sempre più frequenti i ritrovamenti di materiale esplosivo nella zona ovest dell’Afghanistan, l’area di responsabilità italiana nell’ambito della missione ISAF. Si tratta di un segnale minaccioso e inequivocabile della volontà dei ribelli di destabilizzare un’area in cui, per effetto della transition in atto, le capacità effettive delle forze di sicurezza afgane sono in continua crescita numerica e professionale.

Negli ultimi giorni un’operazione congiunta di controllo del territorio tra i militari italiani della Transition Support Unit-Center (TSU-C) e le forze di sicurezza afgane si è conclusa con il ritrovamento di un deposito illegale di munizioni a circa 6 chilometri da Shindand.

L’attività, condotta da una compagnia del 7° reggimento alpini di concerto con assetti specialistici del 2° reggimento genio in supporto a un’unità della Afghan Traffic Police (ATP, la polizia stradale afgana), ha reso possibile il rinvenimento di 22 bombe da mortaio di varia tipologia e 5 granate di artiglieria.

Non più tardi del 10 maggio scorso, gli ufficiali della pubblica informazione del Regional Command-West (RC-W) di ISAF a Herat, su base brigata alpina Julia al comando del generale Ignazio Gamba, avevano dato notizia del ritrovamento di un potente ordigno esplosivo improvvisato (IED) durante una operazione di controllo condotta dalla compagnia del 6° reggimento bersaglieri in forza alla Transition Support Unit South (TSC-S), di stanza a Farah, di concerto con specialisti del 2° reggimento genio e di un’analoga unità statunitense che, acquisite informazioni su una possibile attività sospetta a opera di alcuni ribelli, sono intervenuti per scongiurarlo.

In quell’occasione, dopo aver assicurato un perimetro di sicurezza idoneo a evitare il coinvolgimento di eventuali civili, gli artificieri del 2° reggimento genio di Trento avevano provveduto al disinnesco della carica principale e delle altre cariche secondarie disposte nelle vicinanze della prima, destinate a colpire anche gli eventuali soccorritori delle vittime della prima esplosione.

Quasi simultaneamente, un’unità dell’esercito afgano era stata impegnata nella neutralizzazione di un ulteriore ordigno esplosivo ritrovato nell’area di Adraskan, un distretto sotto la responsabilità della TSU-C, che, su base 7° reggimento alpini, è agli ordini del colonnello Stefano Mega.

La TSU-C, attualmente su base 7° reggimento alpini di Belluno e comandata dal colonnello Mega, è l’unità di manovra del contingente militare italiano di stanza nell’ovest dell’Afghanistan che, di concerto con la TSU-S, attualmente su base 8° reggimento alpini di Cividale del Friuli agli ordini del colonnello Michele Merola, assiste e supporta le forze di sicurezza afgane (esercito e polizia) nel controllo della provincia di Herat nell’ambito del processo di transizione.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

L’Esercito Italiano fa il suo punto di situazione 2012 nell’annuale Rapporto Esercito

lunedì, maggio 13th, 2013 |

È disponibile anche sul sito esercito.difesa.it, il sito della Forza Armata, il Rapporto Esercito 2012, supplemento annuale alla Rivista Militare che traccia il bilancio delle attività dell’Esercito attraverso i numeri di tutte le operazioni militari internazionali e quelle svolte in patria.

Nel 2012, si legge tra i numeri riportati dal Rapporto Esercito 2012, oltre 9mila militari dell’Esercito sono stati impiegati in operazioni. Di questi, 4.700 unità hanno operato fuori area (3.200 militari in Afghanistan, nell’operazione ISAF; 1.100 in Libano; 300 in Kosovo; nuclei di Osservatori militari in Georgia, Pakistan e Medio Oriente); 4.400 militari in Patria nell’operazione Strade Sicure, Aquila e, in concorso alla Protezione Civile, nei casi di pubblica calamità. Sul territorio nazionale, solo nel 2012, tra gli altri interventi a supporto della collettività nazionale sono state effettuate oltre 2.400 bonifiche di ordigni esplosivi e residuati bellici (circa 34mila gli interventi dal 2000 a oggi).

Nelle oltre 270 pagine consultabili online, non mancano i dati relativi a provvedimenti adottati dalla Forza Armata nel quadro del risanamento della spesa pubblica. Tra gli altri, si è ottenuto un risparmio medio annuo del 35% sui consumi elettrici anche grazie all’installazione di impianti fotovoltaici presso le strutture dell’Esercito.

Nel Rapporto Esercito sono inseriti anche i principali risultati conseguiti dagli atleti dell’Esercito, oltre alle schede delle missioni concluse dalla Forza Armata negli ultimi trent’anni, riepilogate nei loro tratti essenziali, dal Libano al Kurdistan, dalla Somalia al Mozambico, dal Ruanda a Timor Est, dall’Iraq a Haiti. Un riferimento viene fatto anche a quello che sarà l’Esercito nel 2024.

Il Rapporto Esercito è scaricabile integralmente dal sito istituzionale dell’Esercito Italiano www.esercito.difesa.it e tramite la nuova app NewsEI per Tablet e smartphone. Oppure clicca qui.

Fonte: Esercito Italiano

Foto: Esercito Italiano

Alpini a Piacenza per l’86^ adunata nazionale dell’ANA, presenti anche i reduci del Mozambico. Solidarietà ai Marò

domenica, maggio 12th, 2013 |

Hanno sfilato questa mattina, 12 maggio, per le vie del centro di Piacenza, gli alpini delle sezioni dell’ANA (associazione nazionale alpini), i gonfaloni della Regione Emilia Romagna, della Provincia e del Comune di Piacenza. In apertura della sfilata la Bandiera di Guerra del 1° reggimento artiglieria da montagna, da poco rientrato dall’Afghanistan, un Reparto alpino di formazione dell’Esercito e due fanfare.

Alla cerimonia erano presenti il ministro della Difesa Mario Mauro, il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, il vicepresidente del Senato Valeria Fedeli.

Per l’occasione, nell’Arena Daturi di Piacenza, è stata allestita dal Comando delle Truppe Alpine dell’Esercito la cittadella alpina, dove ieri pomeriggio, insieme con il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Graziano, si sono ritrovati i reduci della missione in Mozambico (1993) di cui quest’anno ricorre il ventennale.

Il generale Graziano, all’epoca comandante del battaglione Susa, schierato in Mozambico nell’ambito della missione di pace ONUMOZ, dopo aver ringraziato il sindaco di Piacenza, Paolo Dosi, le autorità locali e il presidente dell’ANA, cavalier Corrado Perona, a cui ha espresso “riconoscenza per la preziosa opera nel tramandare i tipici valori alpini alle nuove generazioni”, ha ricordato il tenente Fabio Montagna e il sergente maggiore Salvatore Stabili, caduti in Mozambico il 25 novembre 1993, e ha rivolto un doveroso pensiero a tutti i caduti e ai feriti in operazione.

Rivolgendosi poi agli alpini schierati nell’Arena Daturi, il generale Graziano ha ricordato quell’esperienza vissuta in prima persona da comandante in Mozambico, riportando alla memoria gli episodi e le esperienze di quella missione che è stata “una delle più esaltanti e significative sotto il profilo umano e professionale”.

Il contributo italiano alla missione Albatros, in Mozambico, ha visto impegnati nella prima fase circa 1.030 militari della brigata alpina Taurinense, la maggior parte dei quali svolgevano il servizio di leva, a cui hanno dato il cambio le unità della brigata alpina Julia.

Il generale Graziano ha sottolineato come la presenza attiva dell’Esercito all’adunata nazionale degli alpini “rafforzi ancora di più i vincoli di fratellanza tra i militari in servizio e in congedo, improntati all’adempimento del comune dovere verso il Paese”.

“Non è dunque un caso – ha concluso il Capo di stato maggiore dell’Esercito – se in momenti di particolare difficoltà le unità alpine, palestra militare e di vita, si trovano in prima linea su tutti i principali scenari operativi a dimostrazione della validità, dell’attualità e della vitalità della tradizione alpina”.

Tra le rappresentanze estere erano presenti alcuni reparti di truppe da montagna di Francia e Spagna. Tra queste anche gli Chasseurs des Alpes Francesi, che insieme agli alpini della brigata Taurinense danno vita alla brigata italo-francese.

Gli alpini, specialità dell’Arma di fanteria dell’Esercito, si sono formati nel 1872 e sono, pertanto, il più antico corpo di fanteria da montagna del mondo. Sono due le grandi unità alpine che l’esercito annovera fra le sue fila: la brigata Julia e la brigata Taurinense, che si sono di recente avvicendate nel teatro afgano.

L’appuntamento con l’Associazione Nazionale Alpini è rinnovato il prossimo anno a Pordenone.

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Fonte: stato maggiore Esercito

Foto: stato maggiore Esercito

Carabinieri: uccisione dell’appuntato Della Ratta, ieri, e sparatoria a Palazzo Chigi, oggi. Il cordoglio e la vicinanza del CaSMD al Comandante dell’Arma dei Carabinieri

domenica, aprile 28th, 2013 |

A seguito dell’uccisione dell’appuntato dei carabinieri Tiziano Della Ratta, avvenuta ieri 27 aprile in provincia di Caserta nel corso di un conflitto a fuoco con rapinatori, e dopo la sparatoria della tarda mattinata odierna di fronte a Palazzo Chigi, a Roma, il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha inviato al comandante generale dell’Arma dei carabinieri, generale Leonardo Gallitelli, il seguente messaggio per esprimere il cordoglio e la vicinanza a nome suo e delle Forze Armate all’Arma dei Carabinieri.

“A nome di tutti gli uomini e le donne delle Forze Armate e mio personale, desidero esprime i sentimenti di profondo cordoglio per la tragica morte dell’Appuntato Della Ratta Tiziano avvenuta ieri a Benevento durante un coraggioso intervento teso a sventare un tentativo di rapina. La più fraterna solidarietà va anche al Maresciallo Capo Trombetta Domenico rimasto ferito nella medesima circostanza.

Allo stesso modo, vorrei far giungere la mia più sincera ed affettuosa vicinanza, unitamente all’augurio di una pronta guarigione, al Brigadiere Giangrande Giuseppe ed al Carabiniere Negri Francesco, rimasti feriti solo poche ore fa a Roma.

Ancora una volta i Carabinieri pagano un alto tributo nell’espletamento dei loro compiti al servizio dei cittadini e del Paese. Ai militari coinvolti, a tutto il personale dell’Arma ed ai loro famigliari giunga la mia affettuosa vicinanza e la mia ammirazione per il loro attaccamento alle Istituzioni, il loro coraggio ed i loro costanti sacrifici.”

Fonte: stato maggiore della Difesa; Ansa

Foto: noicaserta.it; melty.it

Ex Locked Shields 2013, conclusa a Roma l’esercitazione anti-hacker del NATO Cooperative Cyber Defence CoE

venerdì, aprile 26th, 2013 |

Si è conclusa oggi, presso il Comando Interforze C4 Difesa in Roma, l’esercitazione Locked Shields 2013, organizzata dal NATO Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence di Tallin, Estonia, e diretta, per l’Italia, dal Comando C4 Difesa con il supporto del VI Reparto dello stato maggiore della Difesa (SMD).

Concepita nel quadro della cooperazione multinazionale nel campo della cyber defence, l’esercitazione è stata finalizzata all’addestramento e al coordinamento tra gli specialisti di settore, civili e militari, nella gestione delle emergenze informatiche, con particolare riguardo all’individuazione e alla neutralizzazione di attacchi cibernetici su larga scala.

L’attività, a carattere multinazionale, ha visto la partecipazione di teams appartenenti a 9 stati (Italia, Olanda, Germania, Spagna, Lituania, Polonia, Slovacchia, Estonia, Finlandia), oltre al NATO Computer Incident Response Capability Technical Centre (NCIRC – TC).

Ambientata in uno scenario di crisi – nella fattispecie, un Paese extra europeo nel quale squadre di esperti di una coalizione sotto egida ONU operavano per proteggere le reti informatiche di organizzazioni umanitarie dall’attività di hacker locali – l’esercitazione si è basata sulla gestione di emergenze informatiche della più varia natura, quali attività di disturbo, hacking e veri propri attacchi alla sicurezza delle reti informatiche militari e civili.

L’esercitazione, la seconda di questa tipologia cui partecipa l’Italia, ha costituito un’occasione di approfondimento e di confronto su un tema, quello della sicurezza cibernetica, che è da tempo una delle priorità tra i Paesi dell’area euro-atlantica, impegnati nel garantire una risposta integrata e adeguata alla minaccia informatica, che si sta rivelando essere sempre più diversificata e sofisticata.

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Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto: stato maggiore della Difesa

La storia dell’Esercito Italiano in mostra: inaugurata stamane al Vittoriano L’Esercito è/e libertà

martedì, aprile 23rd, 2013 |

Questa mattina, presso il Sacrario del Vittoriano in Roma, il Sottocapo di stato maggiore dell’Esercito, generale Enzo Stefanini, ha inaugurato la mostra dal titolo “L’Esercito è/e Libertà” dedicata alla storia dell’Esercito nel 152° anniversario della sua costituzione e nel 70° della guerra di liberazione.

“La mostra”, ha detto il generale Stefanini, “testimonia, tra l’altro, il contributo degli uomini dell’Esercito nella Guerra di Liberazione, a fondamento dei valori che hanno ispirato la Costituzione della Repubblica Italiana, per la cui difesa e prosperità ciascun soldato presta giuramento”.

L’allestimento, curato dall’Ufficio Storico dell’Esercito, attraverso un percorso di circa 200 metri lineari, mostra alcuni dei cimeli più rappresentativi e interessanti della Forza Armata, a partire dai Moti carbonari alle Guerre d’indipendenza, dalle Guerre mondiali fino alle recenti missioni internazionali. I preziosi reperti storici, tratti dai musei militari, sono accompagnati da ricostruzioni scenografiche, tabelloni didascalici e proiezioni video a fini didattici ed esplicativi dell’evoluzione storica dell’Esercito Italiano.

Una sezione della mostra è stata dedicata interamente alla Guerra di Liberazione, a ricordo del pesante impegno dell’Esercito, testimoniato dai circa 80mila tra caduti, feriti e dispersi in combattimento contro i tedeschi, in internamento e nelle formazioni partigiane; la mostra si conclude con la proiezione del Rapporto Esercito 2012.

L’ingresso all’esposizione è dal lato dell’Ara Coeli e i visitatori potranno affluire all’interno del Sacrario tutti i giorni (escluso il lunedì) dalle 09.30 alle 15.00, la chiusura della manifestazione è prevista per il 15 settembre.

Fonte: stato maggiore Esercito

Foto: stato maggiore Esercito

Da Boston all’India, attraverso Cina e Russia, la corsa al riarmo delle potenze extraeuropee

domenica, aprile 21st, 2013 |

By Vincenzo Ciaraffa

Durante l’ultima edizione della maratona di Boston del 15 aprile scorso, terroristi islamici, provenienti dalla Cecenia, avrebbero collocato due bombe in Boylston Street facendole esplodere all’arrivo dei maratoneti, causando morti e feriti tra la folla assiepata ai lati della strada dov’era situato il traguardo.

Dopo l’attentato, Obama si è recato nella cattedrale di Boston per partecipare a una cerimonia in ricordo delle vittime. Nella circostanza il presidente USA – com’era obbligato a fare chi ha eliminato bin Laden – ha appalesato grande determinazione dichiarando tra l’altro: «Finiremo la corsa. Finirete la corsa. Una bomba non può fermarci».

In realtà egli era più che preoccupato perché, come molti americani, ha visto ritornare gli spettri dell’11 settembre 2001 mentre l’America sta appena uscendo da una crisi economica e industriale che, per molti aspetti, è stata più devastante di quella del 1929.

Proprio durante la commemorazione delle vittime della cieca violenza di Boston, Obama si è visto bocciare dal Senato la riforma restrittiva dell’attuale legge sulle armi. In un Paese dove il possesso di un’arma per la difesa personale è direttamente sancito dalla Costituzione, la bocciatura del Senato americano ha avuto, dal punto di vista emotivo, una comprensibile ragione d’essere.

Sì, perché, al di là degli interessi della lobby statunitense delle armi, il Senato ha interpretato un sentimento che negli USA è più diffuso di quanto l’amministrazione Obama non dica e che, nel caso specifico, significava questo: «Non ti consentiremo di disarmarci mentre vengono a massacrarci fin dentro casa!». E, poi, Barack Obama, che è pervaso dalla stessa, spocchiosa demagogia che caratterizza i leader liberal statunitensi, ha un bel promuovere campagne a effetto emotivo perché non si capisce di quali restrizioni sulle armi egli vada parlando, da quando è stato eletto la prima volta, se il PIL americano si nutre gagliardamente di commesse militari e cioè dalla produzione di armi.

Evidentemente, i demagoghi in versione stelle e strisce – come quelli italiani – non avvertono più la necessità di essere almeno coerenti.

Ritornando a Boston subito dopo l’attentato, destava ammirazione e, allo stesso tempo, malinconia quel bostoniano che, mentre fervevano i soccorsi dei feriti, se ne girava stralunato per la strada agitando la bandierina americana: sembrava l’ultimo combattente del 7° Cavalleggeri prima dell’assalto finale degli indiani di Cavallo Pazzo!

Sarà stato che eravamo alla vigilia di quell’orrendo spettacolo che, poi, è stato l’elezione del Presidente della Repubblica, sarà stato che essere antiamericani è diventata condicio sine qua non per fare carriera in RAI e nei principali Media, sta di fatto che l’attentato di Boston è stato seguito con superficialità, quando non con malcelato compiacimento da certi mezzi busti nostrani: il gigante americano era di nuovo nella polvere!

Subito dopo l’attentato di Boston, in verità, l’America non ha trovato una diffusa solidarietà neppure sul social network, anzi qui il compiacimento per le sue disgrazie era ancora più sfacciato. Dopo quanto è successo durante l’elezione del presidente della Repubblica, che mentre scriviamo è ancora nel vivo (cioè immobile), almeno a noi, che imbrattiamo lenzuola di giornali perché convinti di avere una visione nitida di ciò che succede in Italia e nel mondo, dovrebbe incominciare a far paura la vocazione alla catarsi della Sinistra italiana, così come la sua incapacità a prendere atto dei cambiamenti della storia.

E che cambiamenti! L’India (che ha iniziato a fare le prove di “grande potenza” proprio con noi a proposito dei marò), la Russia, il Sudest Asiatico e la Cina procedono con un PIL in continua ascesa che, nel caso della Cina, è costantemente a due cifre da anni.

Ciò in futuro consentirà a questi Paesi – dove non sono così diffuse le correnti d’opinione né movimenti pacifisti di una qualche rilevanza – di liberare enormi risorse da poter dedicare agli armamenti e, nel giro di un quinquennio, la Cina potrebbe diventare l’unica potenza economica e militare del pianeta. Tra l’altro la Cina, per portare avanti il proprio sviluppo ai ritmi attuali, entro il 2020 dovrà fare incetta di tutte le risorse alimentari ed energetiche disponibili sulla terra.

In quel caso, gli USA, la Russia e l’India se ne staranno semplicemente a guardare? Com’è evidente, dal suddetto elenco manca l’Europa Unita e ciò perché siamo persuasi che, in caso di necessità, essa procederà come ha sempre fatto in questi anni: in ordine sparso!

Questi foschi scenari preoccupano l’amministrazione statunitense fino al punto che il Nobel per la pace Barack Obama ha chiuso entrambi gli occhi sul fatto che il 13% del PIL americano sia costituito da commesse militari. Peraltro, la Cina, che non ha mai fatto professione di pacifismo, ha risposto incrementando il suo budget per la difesa dell’11,2%, come in misura diversa stanno facendo anche la Russia e l’India (vds. elicotteri e relative mazzette Finmeccanica…).

A questo punto anche uno sprovveduto capirebbe che tutto l’Occidente, in particolar modo l’Italia, dovrebbe operare e sperare a che l’America – nonostante le sue molte luci e ombre – tenga ben saldo tra le mani lo scettro della leadership mondiale. Prima di compiacerci per le sue disgrazie, ricordiamo sempre che con l’America Bettino Craxi poté fare la faccia feroce a Sigonella senza che vi fossero complicazioni diplomatiche o conseguenze pratiche per il nostro Paese, mentre con la Cina, la Russia o l’India di oggi egli avrebbe potuto dire una cosa soltanto: «Signorsì!».

Se dovesse intervenire per davvero il ridimensionamento della potenza (democratica) USA, entro poco tempo noi europei potremmo diventare una colonia della più feroce dittatura d’interessi che si sia mai vista al mondo e, a quel punto, poco importerebbe se il centro dominante di una tale sistema si trovasse a Pechino, a Mosca o a New Delhi.

Purtroppo (o per fortuna), per ragioni anagrafiche chi scrive non farà in tempo a togliersi la soddisfazione di poter vedere i figli di coloro che oggi gioiscono ogni qualvolta che l’America prende una batosta andare a fare le pulizie nei cessi di quei lager che sono in Cina le fabbriche, oppure i raccoglitore delle cagate delle vacche sacre per le strade di Calcutta.

Vincenzo Ciaraffa

Foto: CNN

Il Pentagono apprezza la grazia concessa dal Presidente Napolitano al colonnello Joseph Romano

lunedì, aprile 8th, 2013 |

La grazia concessa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al colonnello statunitense Joseph Romano – condannato a una pena di cinque anni inflitta con sentenza della Corte d’Appello di Milano del 15 dicembre 2010, divenuta irrevocabile il 19 settembre 2012 , nell’ambito del rapimento dell’imam egiziano Abu Omar nel 2003 – è stata apprezzata dal segretario alla Difesa americano Chuck Hagel, che la considera coerente con la condivisione di vedute tra Italia e Stati Uniti in relazione agli accordi che regolano la NATO.

Ecco il testo della dichiarazione, datato 6 aprile 2013 (foto):

Statement by Press Secretary George Little on Clemency Granted to U.S. Air Force Colonel Joseph Romano

Secretary Hagel welcomes the news of President Napolitano’s decision to grant clemency to U.S. Air Force Col. Joseph Romano, and appreciates the Italian government’s careful consideration of this matter. The United States and Italy have a strong partnership on a wide range of issues, including close cooperation on NATO defense issues. We believe that this decision is consistent with the shared views of the governments of United States and Italy on the terms of the NATO Status of Forces Agreement.

Fonte: US Department of Defense

Foto: US Department of Defense

Siria, attesa in settimana visita del comandante di USEUCOM amm Stavridis ai Patriot in Turchia

martedì, marzo 26th, 2013 |

È un tweet dell’ammiraglio James Stavridis, già comandante delle forze NATO in Europa (SACEUR), e ora comandante delle truppe statunitensi in Europa (USEUCOM), a dare comunicazione della sua imminente visita alle postazioni Patriot in Turchia.

L’ammiraglio ha tutta l’intenzione di “vedere di prima mano come viene protetta l’Alleanza”, dopo il posizionamento di sei basi di missili Patriot sul territorio turco a confine con la Siria con l’obiettivo di salvaguardare la Turchia da eventuali sconfinamenti della guerra in atto nel paese di Bashar al-Assad.

Non più tardi di una settimana fa, lo scorso 20 marzo, il top commander aveva dichiarato all’Armed Services Committee del Senato americano che la NATO si sta preparando nell’eventualità di un intervento militare in Siria e che le forze statunitensi intendono farsi trovare pronte nel caso di richiesta di coinvolgimento.

È probabile che i paesi NATO si stiano orientando verso l’imposizione di una no-fly-zone e di un embargo alle armi, secondo quanto riferito una settimana fa, oltre al supporto alle forze di opposizione. Le postazioni Patriot recentemente installate in Turchia, al confine con la Siria, saranno allora impiegate per il supporto difensivo.

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Fonte e foto Twitter

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mercoledì, marzo 20th, 2013 |

Viene dal top commander statunitense in Europa, l’ammiraglio James Stavridis (USEUCOM, comandante dello US European Command) la notizia che la NATO si sta preparando nell’eventualità di un intervento militare in Siria.

L’ammiraglio Stavridis, rivolgendosi all’Armed Services Committee del Senato americano, ha dichiarato ieri che i governi degli stati membri della NATO stanno valutando in proposito una “gamma di operazioni” e che le forze statunitensi intendono farsi trovare pronte nel caso di intervento.

“Siamo pronti nel caso di richiesta di coinvolgimento, così come lo siamo stati nel caso della Libia”, ha affermato l’USEUCOM, rimettendo così un eventuale intervento a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e al parere dei 28 paesi membri della NATO.

Intanto è chiaro che si sta cercando una soluzione allo stallo venutosi a creare dopo due anni di guerra civile in Siria, “una situazione – ha detto ancora l’ammiraglio – che va di male in peggio: 70mila morti, un milioni di rifugiati cacciati fuori dal paese, probabilmente 2 milioni e mezzo di sfollati. Senza nessuno stop in vista al circolo vizioso della guerra civile”.

Da quanto riferito dall’USEUCOM, sembra che i paesi NATO si stiano orientando verso l’imposizione di una no-fly-zone e di un embargo alle armi, oltre al supporto alle forze di opposizione. Le postazioni Patriot recentemente installate in Turchia, al confine con la Siria, forniranno supporto difensivo.

Alla richiesta se sia in analisi un eventuale attacco alle forze aeree siriane, il comandante statunitense in Europa ha semplicemente detto di sì, ha fatto sapere Associated Press.

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Fonte: AP/The Windsor Star, RT, USEUCOM

Foto: RT

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