Archive for the ‘Sicurezza’ Category

Migranti, democrazia e sicurezza: questioni per governi stabili e duraturi

domenica, febbraio 5th, 2012 | 68 views

By Vincenzo Ciaraffa

Il Presidente della Repubblica, il 22 novembre scorso, ha espresso l’auspicio  che “In Parlamento si possa affrontare la questione della cittadinanza per bambini nati in Italia da immigrati stranieri”.

Tuttavia, bisogna ammettere, senza infingimenti, che quella indicata da Napolitano non è tra le priorità del momento, anche perché il suo quirinalizio auspicio andrebbe inquadrato nel più vasto problema dell’immigrazione che, lungi dall’essere governato, ha invece agglomerato intorno a sé soltanto complicazioni e vacanze legislative.

Oggi in Italia vivono oltre quattro milioni di stranieri   – dei quali almeno 500.000 sono clandestini -  e questo significa che su 60 milioni di abitanti il 6,8% è costituito da immigrati. Nella sola provincia di Varese, ad esempio, vivono all’incirca 80.000 immigrati di 149 nazionalità e sette principali gruppi religiosi.

Ebbene, se analizziamo i flussi migratori, scopriamo che le due principali aree di provenienza sono quella cristiana e quella islamica: dai Paesi di religione islamica arrivano prevalentemente uomini, da quelli cristiani prevalentemente donne. Ed è indubitabile che la maggior parte di questa gente, una volta giunta da noi, tenti di inserirsi nella realtà sociale e produttiva del Paese, ma è altrettanto indubitabile che per loro, a seconda della religione e dello sviluppo civile dal quale provengono, si impongono approcci integrativi e/o repressivi di tipo diverso.

Nelle comunità islamiche i problemi sono connessi alla “resistenza integrativa” di soggetti permeati da un esasperato concetto della religione i quali, peraltro, non hanno una visione univoca della democrazia nella quale hanno scelto di vivere, visione che possiamo considerare di tre tipi:

  • la prima rifiuta completamente la democrazia perché costituisce un sistema politico nato da una filosofia che l’Islam non riconosce, preferendo insistere sulla shura o processo islamico di democratizzazione. Per gli islamisti algerini, ad esempio, la democrazia è addirittura kufr, cioè miscredenza;
  • la seconda, maggioritaria nelle diverse concezioni islamiste, non rifiuta interamente la democrazia ma formula riserve su taluni suoi aspetti, come se la democrazia si potesse applicare a tocchi;
  • la terza considera la democrazia, nonostante le sue origini occidentali, un sistema neutro assimilabile senza alcun pericolo per la religione.

In queste comunità con una percezione democratica così variegata, oltre ad agitarsi un fondamentalismo religioso sempre pronto a esplodere, operano organizzazioni malavitose dedite, prevalentemente, all’importazione e allo spaccio di stupefacenti.

Mentre, nell’area cristiana, i problemi sono legati alla recrudescenza dei reati contro il patrimonio, contro le persone e al feroce sfruttamento della prostituzione. Sicché, nel nostro Paese, va disegnandosi una nuova mappa delle organizzazioni malavitose: mafie indigene al Sud, mafie russe, albanesi, cinesi e nigeriane al Nord.

Mentre, però, gli immigranti provenienti dalla Russia, dall’Albania e dalla Cina creano problemi che sono prevalentemente di ordine pubblico, quelli provenienti dall’orbe islamico originano problemi molto più complessi, perché hanno a che fare con l’etica e la religione.

A tutto questo dobbiamo aggiungere altri due problemi. Il primo: l’ordinamento giuridico italiano, oggettivamente permissivo, ha il potere di attirare tutti i balordi dell’Est per la commissione di reati che nei loro Paesi d’origine sarebbero severamente puniti, spesso anche con la morte.

Il secondo: si vanno accrescendo sempre più problematiche inerenti alla fame, alla desertificazione e alle guerre interetniche, cause queste che  spingono le popolazioni del Terzo e Quarto Mondo ad emigrare verso Occidente passando per l’Italia. E tali migrazioni, nel corso dei prossimi decenni, potrebbero toccare livelli da esodo biblico!

Troppo spesso, però, l’attenzione di noi italiani si è concentrata sulle differenze religiose e culturali dei migranti, invece di soffermarsi su quei fattori che ruotano intorno agli equilibri economici e sociali del nostro Paese. Perché è chiaro che i flussi migratori sono – almeno in parte – funzionali alle nostre esigenze produttive, ed è per questa ragione che anche l’immigrazione clandestina va inserita nella logica strutturale del mercato del lavoro. Giacché tali flussi rischiano di diventare un fenomeno ingestibile, sarebbe saggio imparare rapidamente a governarli, tenendo ben presenti quattro punti fondamentali:

  • l’immigrazione  tende ad insediarsi sempre più a Nord dell’Europa e, quindi, volente o nolente, la nostra penisola diviene un punto di transito e di insediamento iniziale;
  • tale insediamento pone il problema dalla coabitazione con la popolazione locale, la cui identità viene avvertita come minacciata dall’accentuata percezione religiosa (e dalla scarsa percezione civile) dei nuovi arrivati. Questa, ad esempio, è stata la ragione per la quale la maggioranza degli svizzeri – con un referendum -  si è opposta alla costruzione di nuove moschee;
  • dopo il trattato di Schengen, l’emigrazione verso i paesi del Centro e Nord dell’Europa è sfuggente a qualsiasi censimento, quindi è  incontrollabile;
  • l’emigrazione verso l’Europa costituisce una valvola di sfogo per l’equilibrio sociale dei  Paesi che la originano e, pertanto, questi Paesi non hanno un reale interesse a disciplinare o raffrenare l’esodo di masse di diseredati potenzialmente destabilizzanti.

La verità è che l’emigrazione è divenuta un processo irreversibile che impone un nuovo tipo di rapporti internazionali e nuove strategie di governo, cosa che l’Italia non ha ancora imparato a fare, sottovalutando un avvertimento che lanciò l’allora presidente del Sénégal, Abdou Diouf: «Rischiate di essere invasi prestissimo da moltitudini di africani che spinti dalla miseria si rovesceranno a ondate sui paesi del Nord. E non vi servirà a nulla creare delle disposizioni di legge contro l’emigrazione, non riuscirete ad arrestare questa valanga come non è possibile arrestare il mare con le braccia. Il Mediterraneo non li potrà fermare. Sarà un fenomeno simile a quello delle orde barbariche che hanno invaso l’Europa durante il medioevo».

Probabilmente, Abdou Diouf aveva ragione, e questo rende ancora più grave la lentezza con la quale l’Italia sta prendendo coscienza di un fenomeno che va affrontato col cervello, e non con la “pancia”, come spesso inclinano a fare le forze politiche, Lega Nord in testa.

Pertanto, l’esortazione del Presidente Napolitano a concedere la cittadinanza ai figli d’immigrati nati in Italia, pur essendo corretta nella forma, è stata quantomeno intempestiva perché rischia di innescare il precipitoso varo di un ennesimo provvedimento legislativo-tampone su di una materia che, invece, andrebbe affrontata e dibattuta organicamente, con la più ampia condivisione politica e senza striature emotive. E questo non è nelle possibilità (e nella durata) dell’attuale governo. Sempre che, sulla durata del governo Monti, il Presidente non abbia delle premonizioni da antiveggente.

Vincenzo Ciaraffa

Foto: Crotone24News

Afghanistan, stop ai combattimenti con un anno di anticipo. Gli USA giocano la carta della sorpresa e lasciano gli afgani nel dubbio: porte aperte alla democrazia? O ai talebani?

giovedì, febbraio 2nd, 2012 | 58 views

Per Leon Panetta, Segretario alla Difesa statunitense, la missione combat deve finire entro il 2013. Da ieri, dunque, non si parla più del 2014 come dell’anno conclusivo della missione americana contro il terrore in Afghanistan, ma si anticipa tutto di un anno.

Una scelta che segue di poco la decisione della Francia, annunciata dal presidente Nicolas Sarkozy in chiari termini di riduzione numerica delle truppe sul terreno, e che ha anticipato il meeting della Nato in programma oggi e domani.

Ma che lascia gli afgani nel dubbio: cosa arriverà per primo dopo gli americani, un governo democratico o un regime talebano?

La decisione annunciata a sorpresa interferisce prima di tutto con un processo di transizione delle responsabilità programmato nei dettagli e necessariamente vincolato a una timeline predefinita, che segue passo passo la crescita in termini di preparazione delle forze di sicurezza afgane.

E poi siamo alla vigilia del pronunciamento della Nato, che ha in programma un vertice dei rappresentanti della Difesa proprio oggi e domani, nel quartier generale di Bruxelles.

Le due risoluzioni, quella di Panetta e quella di Sarkozy, peseranno certamente su questo appuntamento di vertice, considerato che già i capi Atlantici venivano dati per indecisi e muginanti sul da farsi per quanto attiene alla missione nel Paese delle Montagne.

In secondo luogo non sono da sottovalutare le voci di una ripresa di vigore dei talebani pronti a rientrare in scena – e dominarla – non appena gli americani se ne andranno.

Pur volendo considerare queste voci come prodotto di attivismo mediatico intorno a una notizia in rilievo in questi giorni, resta comunque la doccia fredda di una scelta che arriva con molto anticipo sulla tabella di marcia stabilita nel summit Nato di Lisbona.

Un pugno sullo stomaco per il governo afgano e per le stesse forze di sicurezza locali, che stanno assumendo la responsabilità del loro territorio in modo graduale. I militari afgani dovranno accelerare il processo della transizione e la loro preparazione nel far fronte ai nuovi imminenti incarichi. Ma per questo gli americani assicurano la continuazione della missione in termini di addestramento e supporto.

Il colpo verrà accusato sicuramente dal presidente afgano Karzai, che da una parte è impegnato in una delicata trattativa per adire agli storici colloqui di pace con i talebani a Doha, in Qatar, e dall’altra è pressato dagli inquietanti rumors sull’esistenza di agende segrete alla foggia pachistana e di trattative coperte tra talebani e sauditi dietro all’incontro del secolo.

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Fonte: AP via Stars&Stripes, Reuters, Nato

Foto: US Secretary of Defense Leon Panetta, presents Purple Hearts to military personnel of the 172nd Infantry Brigade Task Force Blackhawks at a forward operating base in Sharana, Afghanistan, Dec. 14, 2011/Wisdom Quarterly

Afghanistan, RC-W ISAF: in corso operazione Copperhead. Sequestro di droga e arresti

martedì, gennaio 31st, 2012 | 138 views

E’ ancora in corso nel settore meridionale dell’area di responsabilità del Comando Regionale Ovest (Regional Command West- RC-West) di ISAF, a guida brigata Sassari, come si apprende dal relativo comunicato stampa, l’operazione CopperHead, che ha già portato al sequestro di 500 chili di oppio e il conseguente arresto, da parte delle forze di sicurezza afghane (ANSF), di dieci sospetti ribelli.

Le unità che conducono l’operazione appartengono alla Task Force South, su base 152°  reggimento Sassari, e South East, su base reggimento San Marco della Marina Militare, in stretto coordinamento con le ANSF.
L’operazione Copperhead è finalizzata a disarticolare l’azione dei ribelli nelle aree a ridosso della Route Copper, ovvero la via di comunicazione nel sud del settore di RC- W, e di assicurare la libertà di movimento lungo l’importante arteria di comunicazione.

Sul percorso della Route Copper sono stati individuati e disattivati due ordigni improvvisati (Improvised Explosive Device- IED) e sono stati realizzati tre check point presidiati dalla polizia afgana per garantire la sicurezza della strada.

Intanto, si apprende, nella provincia di Herat continuano a registrarsi gli effetti della pressione operativa esercitata da RC-W con l’operazione Omid 12, recentemente conclusa.

Ieri 30 gennaio, un gruppo armato di ribelli, operante nella territorio della provincia di Herat e composto da un importante comandante e una trentina di affiliati combattenti, ha consegnato le armi alle  autorità della polizia afgana per essere avviato al processo di reintegrazione.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Somalia, Croce Rossa Internazionale cacciata via dai ribelli al-Shabaab

martedì, gennaio 31st, 2012 | 49 views

Ha tradito la fiducia della popolazione, ma soprattutto ha indicato i militanti di al-Shabaab quali responsabili dei rallentamenti nella distribuzione del cibo.

Questa l’accusa mossa dal gruppo qaedista somalo al-Shabaab nei confronti dell’International Committee of the Red Cross (ICRC), la Croce Rossa Internazionale, lo scorso lunedì, come riportato ieri prima da Reuters e poi dall’Ansa.

L’ICRC è stata espulsa dalle sue aree operative del sud e del centro della Somalia.

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Fonte: Reuters, Ansa

Foto: Baidoa, Bay region, Somalia. Staff distribute food to displaced people affected by drought and armed violence/© ICRC

Afghanistan, attentato senza conseguenze a Bala Murghab nell’area italiana

giovedì, gennaio 26th, 2012 | 94 views

Una pattuglia della Task Force Nord, su base 151° reggimento Sassari, è stata fatta oggetto oggi pomeriggio di un attacco a fuoco complesso ed è stata contemporaneamente coinvolta nell’esplosione di un ordigno improvvisato (IED- Improvised Explosive Device).

La pattuglia era impegnata in un’operazione congiunta con le forze di sicurezza afgane (ANSF) a circa 10 chilometri a ovest di Bala Murghab, villaggio che ospita la FOB (Foward Operating Base) Columbus avamposto nel settore nord dell’area di responsabilità italiana del Regional Command West (RC-W) di ISAF.

Quattro soldati, si apprende dal comunicato stampa dell’RC-W ISAF, a bordo di un veicolo protetto del Genio, del tipo MAXXPRO, coinvolto nell’esplosione, sono stati sottoposti ai controlli sanitari di routine e hanno informato le rispettive famiglie.

Il MAXXPRO, si apprende, è un veicolo resistente alle mine e dotato di protezione dalle armi a tiro teso.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Ministro Di Paola: l’Osce ha un ruolo importante nell’area euroasiatica

martedì, gennaio 24th, 2012 | 47 views

Un ruolo importante nell’area euroasiatica è stato riconosciuto all’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa (Osce) da parte del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola durante l’incontro odierno con Petros Efthymiou, Presidente dell’Assemblea parlamentare Osce.

Durante l’incontro, si apprende dal ministero della Difesa, il ministro Di Paola e il Presidente Efthymiou hanno condiviso l’analisi sui diversi scenari. In particolare, sull’attenzione che dev’essere rivolta ai fenomeni sociali e politici che coinvolgono Mediterraneo e Balcani.

Accompagnavano il Presidente Efthymiou i parlamentari italiani Riccardo Migliore e Matteo Mecacci.

Fonte: ministero della Difesa

Foto: Reuters/gazeta.ru

Afghanistan, RC-W ISAF: sequestrato materiale pronto per attacchi contro coalizione

martedì, gennaio 24th, 2012 | 91 views

Era tutto materiale pronto per un uso immediato quello che è stato sequestrato ieri nell’area di responsabilità italiana nell’Afghanistan occidentale.

Razzi, bombe a mano, bombe da mortaio, proietti d’artiglieria di vario calibro e caratteristiche (contro carri- HEAT, alto esplosivo- HE, illuminanti), “le cui buone condizioni di mantenimento presupponevano un imminente uso  per attacchi alle basi della coalizioni o per il confezionamento di ordigni improvvisati (IED – Improvised Explosive Devices)”, sono stati sequestrati ieri a conclusione di un’operazione condotta nel settore centrale dell’area di responsabilità del Comando Regionale Ovest (RC-West), a guida brigata Sassari.

Il comunicato di RC-W riferisce inoltre che l’operazione, condotta dalla Task Force Center su base 66° reggimento aeromobile Trieste, è stata supportata da assetti dell’intelligence nazionale appartenenti all’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE), e si è sviluppata in risposta a un lancio di razzi contro la base di Shindand, Forward Operational Base (FOB) La Marmora, dello scorso 19 gennaio, che tuttavia non aveva causato danni.

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Fonte: RCF-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

La brigata bersaglieri Garibaldi si prepara all’Afghanistan con un corso C-IED

martedì, gennaio 24th, 2012 | 160 views

Dalla fine del mese di marzo per sei mesi sarà a Herat, nell’area di responsabilità italiana nell’Afghanistan occidentale, per proseguire il lavoro della brigata Sassari al Regional Command West (RC-W) di ISAF.

Per questo nell’ambito della preparazione specifica pre-dispiegamento la brigata bersaglieri Garibaldi di Caserta, al comando del generale Luigi Chiapperini, ha appena concluso un corso anti-ordigni improvvisati (C-IED).

L’attività era mirata espressamente a preparare i comandanti e il loro staff nella pianificazione e condotta di attività in teatro operativo, prevedendo di affrontare la minaccia IED e e di prevenire eventuali attacchi.

Si è trattato di un corso interforze svolto la settimana scorsa per la prima volta a Caserta, nella caserma Ferrari Orsi sede del Comando della brigata, organizzato dalla Sezione Addestramento e diretto dal comandante del 21° reggimento Genio, colonnello Giampaolo Mirra.

Al corso hanno partecipato ufficiali stranieri provenienti dall’Allied Command Trasformation (ACT) della NATO, in veste di tutors e istruttori del centro d’eccellenza del Genio con sede a Roma.

Lo scorso 17 gennaio la brigata aveva ricevuto la visita di Monsignor Pietro Farina, vescovo di Caserta, che aveva partecipato alla cerimonia dell’alzabandiera nella caserma sede della brigata.

In quell’occasione il vescovo aveva rivolto un pensiero augurale ai militari prossimamente impegnati nel teatro afgano.

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Fonte: brigata bersaglieri Garibaldi

Foto: brigata bersaglieri Garibaldi

NRF 2012 al JFC di Brunssum per i prossimi dodici mesi. Poi tocca al JFC di Napoli

lunedì, gennaio 23rd, 2012 | 92 views

Da gennaio il NATO Allied Joint Force Command (JFC) di Brunssum è responsabile della NATO Response Force (NRF) 2012, si apprende dal sito dell’Allied Command Operations (ACO).

La rotazione prevede un periodo di dodici mesi di responsabilità della forza di reazione rapida. Ad alternarsi di anno in anno, dal 2012 in poi, saranno i comandi JFC di Brunssum, in Olanda, e quello di Napoli, in Italia.

Il concetto di NRF è nato nel 2002 al vertice di Praga, ed è stato inaugurato proprio a Brunssum il 15 ottobre 2003. Nel 2008 è stata apportata la prima revisione in aderenza alle necessità di maggiore flessibilità e mobilità della struttura.

Lo scorso 18 gennaio il comandante del JFC Brunssum, generale Wolf Langheld, ha ricordato nel suo primo discorso d’anno al JFC l’importanza della missione ISAF in Afghanistan “complicata, lontana e pericolosa, la più complessa, che porta con sé la sfida di una timeline imposta”.

Il JFC di Brunssum è infatti il quartier generale di riferimento per la missione NATO in Afghanistan, ISAF, che rappresenta la “priorità” per questo comando.

Il comandante ha sottolineato inoltre l’importanza del mantenimento delle capacità tramite le continue esercitazioni in programma. Prima di questo periodo di responsabilità della NRF 2012, il JFC Brunssum ha affrontato e superato con successo la Steadfast Juncture 2011, un’esercitazione di verifica che si è tenuta nel mese di novembre 2011 nella Pabrade Training Area, in Lituania.

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Fonte: ACO

Foto: Commander NATO Allied Joint Force Command (JFC) Brunssum, General Wolf Langheld delivering his beginning of the year address to the staff/ACO

RC-W ISAF, evoluzione nella transition: conclusa l’operazione Upper Hand con altri arresti e sequestri di esplosivo

giovedì, gennaio 19th, 2012 | 219 views

Si è conclusa nella provincia di Herat, settore centrale dell’area di responsabilità del Comando Regionale Ovest (RC-West), a guida brigata Sassari al comando del generale Luciano Portolano, l’operazione congiunta denominata Upper Hand con l’arresto di ventitré sospetti ribelli e il sequestro di un quantitativo significativo di esplosivo, pronto all’uso per il confezionamento di ordigni improvvisati (IED – Improvised Explosive Devices).

La notizia arriva dal comunicato stampa dell’RC-W di ISAF datato 18 gennaio e sottolinea come questa specifica fase della cosiddetta transition, o transizione della responsabilità della sicurezza alle forze afgane, si sia realizzata già in 13 dei 16 distretti in cui si suddivide la provincia di Herat.

L’operazione è stata condotta dalla Task Force Center, su base 66° reggimento aeromobile Trieste, dalle forze di sicurezza afgane (Afghan National Security Forces- ANFS) e da assetti di altre forze ISAF, per un totale di circa 900 uomini.

L’obiettivo era quello di contrastare l’espansione del terrorismo nei territori a nord della città di Herat, fino ai confini con il Turkmenistan, e di favorire la distribuzione di aiuti umanitari a sostegno della popolazione civile.

La conclusione dell’operazione rappresenta un ulteriore passo verso un maggiore consenso, importante elemento per la buona riuscita dell’attività in teatro, e verso il completamento di un’altra fase della transizione.

Con l’intensificarsi dell’attività di traferimento della responsabilità alle forze di sicurezza afgane si avvicina anche la diminuzione dei militari italiani dispiegati in teatro afgano, prevista per la fine del 2012, come ha fatto sapere ieri il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola nell’intervento alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

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