Archive for the ‘tales’ Category
domenica, febbraio 5th, 2012 | 67 views
By Vincenzo Ciaraffa
Il Presidente della Repubblica, il 22 novembre scorso, ha espresso l’auspicio che “In Parlamento si possa affrontare la questione della cittadinanza per bambini nati in Italia da immigrati stranieri”.
Tuttavia, bisogna ammettere, senza infingimenti, che quella indicata da Napolitano non è tra le priorità del momento, anche perché il suo quirinalizio auspicio andrebbe inquadrato nel più vasto problema dell’immigrazione che, lungi dall’essere governato, ha invece agglomerato intorno a sé soltanto complicazioni e vacanze legislative.
Oggi in Italia vivono oltre quattro milioni di stranieri – dei quali almeno 500.000 sono clandestini - e questo significa che su 60 milioni di abitanti il 6,8% è costituito da immigrati. Nella sola provincia di Varese, ad esempio, vivono all’incirca 80.000 immigrati di 149 nazionalità e sette principali gruppi religiosi.
Ebbene, se analizziamo i flussi migratori, scopriamo che le due principali aree di provenienza sono quella cristiana e quella islamica: dai Paesi di religione islamica arrivano prevalentemente uomini, da quelli cristiani prevalentemente donne. Ed è indubitabile che la maggior parte di questa gente, una volta giunta da noi, tenti di inserirsi nella realtà sociale e produttiva del Paese, ma è altrettanto indubitabile che per loro, a seconda della religione e dello sviluppo civile dal quale provengono, si impongono approcci integrativi e/o repressivi di tipo diverso.
Nelle comunità islamiche i problemi sono connessi alla “resistenza integrativa” di soggetti permeati da un esasperato concetto della religione i quali, peraltro, non hanno una visione univoca della democrazia nella quale hanno scelto di vivere, visione che possiamo considerare di tre tipi:
- la prima rifiuta completamente la democrazia perché costituisce un sistema politico nato da una filosofia che l’Islam non riconosce, preferendo insistere sulla shura o processo islamico di democratizzazione. Per gli islamisti algerini, ad esempio, la democrazia è addirittura kufr, cioè miscredenza;
- la seconda, maggioritaria nelle diverse concezioni islamiste, non rifiuta interamente la democrazia ma formula riserve su taluni suoi aspetti, come se la democrazia si potesse applicare a tocchi;
- la terza considera la democrazia, nonostante le sue origini occidentali, un sistema neutro assimilabile senza alcun pericolo per la religione.
In queste comunità con una percezione democratica così variegata, oltre ad agitarsi un fondamentalismo religioso sempre pronto a esplodere, operano organizzazioni malavitose dedite, prevalentemente, all’importazione e allo spaccio di stupefacenti.
Mentre, nell’area cristiana, i problemi sono legati alla recrudescenza dei reati contro il patrimonio, contro le persone e al feroce sfruttamento della prostituzione. Sicché, nel nostro Paese, va disegnandosi una nuova mappa delle organizzazioni malavitose: mafie indigene al Sud, mafie russe, albanesi, cinesi e nigeriane al Nord.
Mentre, però, gli immigranti provenienti dalla Russia, dall’Albania e dalla Cina creano problemi che sono prevalentemente di ordine pubblico, quelli provenienti dall’orbe islamico originano problemi molto più complessi, perché hanno a che fare con l’etica e la religione.
A tutto questo dobbiamo aggiungere altri due problemi. Il primo: l’ordinamento giuridico italiano, oggettivamente permissivo, ha il potere di attirare tutti i balordi dell’Est per la commissione di reati che nei loro Paesi d’origine sarebbero severamente puniti, spesso anche con la morte.
Il secondo: si vanno accrescendo sempre più problematiche inerenti alla fame, alla desertificazione e alle guerre interetniche, cause queste che spingono le popolazioni del Terzo e Quarto Mondo ad emigrare verso Occidente passando per l’Italia. E tali migrazioni, nel corso dei prossimi decenni, potrebbero toccare livelli da esodo biblico!
Troppo spesso, però, l’attenzione di noi italiani si è concentrata sulle differenze religiose e culturali dei migranti, invece di soffermarsi su quei fattori che ruotano intorno agli equilibri economici e sociali del nostro Paese. Perché è chiaro che i flussi migratori sono – almeno in parte – funzionali alle nostre esigenze produttive, ed è per questa ragione che anche l’immigrazione clandestina va inserita nella logica strutturale del mercato del lavoro. Giacché tali flussi rischiano di diventare un fenomeno ingestibile, sarebbe saggio imparare rapidamente a governarli, tenendo ben presenti quattro punti fondamentali:
- l’immigrazione tende ad insediarsi sempre più a Nord dell’Europa e, quindi, volente o nolente, la nostra penisola diviene un punto di transito e di insediamento iniziale;
- tale insediamento pone il problema dalla coabitazione con la popolazione locale, la cui identità viene avvertita come minacciata dall’accentuata percezione religiosa (e dalla scarsa percezione civile) dei nuovi arrivati. Questa, ad esempio, è stata la ragione per la quale la maggioranza degli svizzeri – con un referendum - si è opposta alla costruzione di nuove moschee;
- dopo il trattato di Schengen, l’emigrazione verso i paesi del Centro e Nord dell’Europa è sfuggente a qualsiasi censimento, quindi è incontrollabile;
- l’emigrazione verso l’Europa costituisce una valvola di sfogo per l’equilibrio sociale dei Paesi che la originano e, pertanto, questi Paesi non hanno un reale interesse a disciplinare o raffrenare l’esodo di masse di diseredati potenzialmente destabilizzanti.
La verità è che l’emigrazione è divenuta un processo irreversibile che impone un nuovo tipo di rapporti internazionali e nuove strategie di governo, cosa che l’Italia non ha ancora imparato a fare, sottovalutando un avvertimento che lanciò l’allora presidente del Sénégal, Abdou Diouf: «Rischiate di essere invasi prestissimo da moltitudini di africani che spinti dalla miseria si rovesceranno a ondate sui paesi del Nord. E non vi servirà a nulla creare delle disposizioni di legge contro l’emigrazione, non riuscirete ad arrestare questa valanga come non è possibile arrestare il mare con le braccia. Il Mediterraneo non li potrà fermare. Sarà un fenomeno simile a quello delle orde barbariche che hanno invaso l’Europa durante il medioevo».
Probabilmente, Abdou Diouf aveva ragione, e questo rende ancora più grave la lentezza con la quale l’Italia sta prendendo coscienza di un fenomeno che va affrontato col cervello, e non con la “pancia”, come spesso inclinano a fare le forze politiche, Lega Nord in testa.
Pertanto, l’esortazione del Presidente Napolitano a concedere la cittadinanza ai figli d’immigrati nati in Italia, pur essendo corretta nella forma, è stata quantomeno intempestiva perché rischia di innescare il precipitoso varo di un ennesimo provvedimento legislativo-tampone su di una materia che, invece, andrebbe affrontata e dibattuta organicamente, con la più ampia condivisione politica e senza striature emotive. E questo non è nelle possibilità (e nella durata) dell’attuale governo. Sempre che, sulla durata del governo Monti, il Presidente non abbia delle premonizioni da antiveggente.
Vincenzo Ciaraffa
Foto: Crotone24News
Condividi
Posted in Sicurezza, tales | No Comments »
venerdì, gennaio 20th, 2012 | 127 views
By Vincenzo Ciaraffa
I
l 7 gennaio scorso, dalla voce del direttore di un TG Mediaset, abbiamo appreso che Mario Monti era andato a Reggio Emilia per celebrare i 150 del Tricolore e, da un inviato dello stesso TG, che invece Monti si trovava nel capoluogo emiliano per i 315 anni di quel medesimo Tricolore: che inaccettabile confusione!
Evidentemente, sulla data di nascita della nostra bandiera sono in molti a non avere le idee chiare, anche quelli che la fanno nascere ufficialmente a Reggio Emilia, il 7 gennaio di 215 anni fa.
Eppure sulle tappe della sua adozione come vessillo militare prima, e bandiera statale poi, lo Stato Maggiore dell’Esercito, a firma del Generale Oreste Bovio, nel 1996 pubblicò un libro quanto mai esaustivo, intitolato “Due secoli di Tricolore”.
Bovio, infatti, ripercorse tutte le tappe del Tricolore italiano, da quando esso nacque come vessillo militare, a quando divenne bandiera dell’effimera Repubblica Cispadana.
Dal libro emerge, in tutta chiarezza, che l’idea di un tricolore italiano sul modello di quello francese venne a Napoleone Bonaparte tant’è che, l’11 ottobre del 1796, in qualità di comandante dell’Armata d’Italia, egli informò il Direttorio che allora governava la Francia della costituzione di una «Légion Lombarde. Les couleurs nationales qu’ils ont adoptés son le vert, le blanc et le rouge ».
Il 6 novembre successivo (quindi, all’incirca un anno prima del 7 gennaio 1797), nel corso di una solenne cerimonia nella piazza del Duomo di Milano, la neo-costituita Legione Lombarda ricevette il Tricolore proprio dalle mani di Napoleone.
Con tale precedente era fatale che il Parlamento della Repubblica Cispadana, riunito in Reggio Emilia, adottasse il Tricolore come propria bandiera. Pur volendo soggiacere al sottile distinguo tra vessillo militare e bandiera statale che opera Bovio nel libro, possiamo sostenere che – storia alla mano – in Italia non esiste niente di più sbagliato della data di nascita del Tricolore!
La verità è che la passione risorgimentale non poteva accettare l’idea che il simbolo del riscatto nazionale ci fosse stato regalato da uno straniero e, perciò, lo fece nascere ad opera d’italiani il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia. Fin qui nulla di strano, perché gli episodi e le tappe che contrassegnano l’emancipazione politica – militare di un popolo e la nascita di una nazione sono destinati a diventare funzionali alla loro storia ufficiale e, pertanto qualche “ritocchino” qua e la è, in qualche modo, comprensibile.
Le giovani nazioni, però, poi diventano adulte per cui, a 151 anni dall’Unità Nazionale, sarebbe il caso che incominciassimo a inquadrare la storia del nostro Paese in termini più oggettivi o, se vogliamo, più onesti: spiegare agli italiani che la loro bandiera nazionale è discendente indiretta di quell’evento che segnò la nascita dell’età moderna, come la Rivoluzione Francese, non potrebbe fargliela amare di meno.
Tra l’altro, se chi incarna le Istituzioni o la cultura ritrovasse il rispetto per il reale decorso della storia e con altrettanto rispetto la insegnasse nelle scuole, probabilmente, eliminerebbe anche quell’atavica diffidenza che i nostri giovani nutrono nei confronti di tutto ciò che puzza di “patriottismo ufficiale”. E, stante il precedente della nascita Tricolore, non pare abbiano tutti i torti.
Vincenzo Ciaraffa
Foto: particolare della lettera di Napoleone Bonaparte al Direttorio di radiomarconi.com
Condividi
Posted in tales | No Comments »
giovedì, gennaio 5th, 2012 | 91 views
By Sugar Lady
E bravissima la signora Elsa: lei sì che sa sollevare le sorti dell’Italia, altro che il marito!
Lei sì che prende la sua sportina e va al mercatino rionale di via Cola di Rienzo per mettere insieme il cenone del 31 dicembre per il marito, “la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni”.
Niente a che vedere con la fin troppo banale signorilità di un catering dal Franchi o dal Cotti! Il mercatino rionale diventa nelle mani della signora Elsa il perfetto succedaneo delle enogastronomie di lusso.
A lei, che rimpiangerà sicuramente l’austero sfarzo internazionale di Bruxelles, va l’ammirazione degli italiani per non essersi fatta tentare dallo spendere smodatamente i soldi del popolo!
E che dire poi dello splendido quadretto dal demagogico sapore di famiglia unita e risparmiosa che si respira dalla nota del sito della Presidenza del Consiglio? Chi avrebbe saputo far di meglio che un sobrio e algido tecnico che narra delle cene sue dal sito istituzionale del suo governo? Se per i tedeschi il SuperMario è il genero ideale, la Bella Elsa è per le mamme italiane l’incarnazione della nuora perfetta.
Ma poi, in questo teatrino dal vago sapore autarchico stile battaglia del grano, chi sarà stato il pirla della cena dei cretini? Il sempliciotto invitato a cena per essere reso oggetto dello scherno dei commensali, che nel film di Veber era quel patatone di M.Pignon? Mah, questo nella nota stampa del sito del Presidente non è riportato …
Sugar Lady
Foto: corriere.it
Condividi
Posted in tales | No Comments »
martedì, gennaio 3rd, 2012 | 72 views
Non possono guidare, lavorare, viaggiare, studiare all’estero, sposarsi, divorziare o anche solo essere accettate in ospedale per le cure. Figuriamoci quando si tratta di andare al voto.
Le donne dell’Arabia Saudita ancora non possono fare tutto questo da sole. Hanno sempre bisogno di un garante maschile al loro fianco, che dia loro il permesso di fare praticamente tutto.
E’ un articolo dell’Huffington Post a ricordarci quello che ancora la popolazione saudita di sesso femminile da sola, in completa autonomia, non può fare. Ma qualcosa, si legge, sta lentamente cambiando.
Quello del suffragio femminile è veramente un piccolo passo verso minori restrizioni nei confronti delle donne saudite. Anche perché se ne parlerà realmente dal 2015 in poi, lasciando invariate tutte le altre restrizioni.
Del resto il paese è ispirato da una corrente ultraconservatrice dell’Islam, il Wahabismo. Ma il re saudita Abdullah ha voluto dare un’apertura, almeno per il voto.
Ci si aspetta ora che la decisione apra un dibattito, assicura la professoressa Hatoun al-Fasi, storica della condizione femminile di Riyadh, considerati l’estemporaneità della decisione e il potere consultivo esclusivamente maschile della potente Shura saudita.
Contro la sconvenienza delle leggi restrittive si è pronunciata la femminista saudita Wajeha al-Hawidar, che ha affermato: “Queste leggi rendono la donna simile a un bambino in tutti gli aspetti della sua vita: la donna non viene trattata alla stregua di un adulto con un cervello pienamente sviluppato”.
Fonte: Huffington Post
Foto: AP/Huffington Post
Condividi
Posted in tales | No Comments »
domenica, dicembre 25th, 2011 | 94 views
By Sugar Lady
Bettie Page è di Entertainment Earth
Tag Sugar Lady in Paola Casoli il Blog
Condividi
Posted in tales | No Comments »
domenica, dicembre 18th, 2011 | 386 views
By Sugar Lady
Qual è il significato della parola democrazia? Potere del popolo? Popolo al potere? Potere al popolo? La lingua felpata delle interrogazioni di filosofia è un gioco del destino. Che affiora irriverente ogni volta che ci si trova davanti a una Casadei tacco dodici per-tutte-le-occasioni e una Louboutin per-sesso-fetish.
O si ripropone come i peperoni al cospetto degli attacchi di autentica senilità dell’autolegittimato presidente del Consiglio con tutto il suo baronato. Accise su, patronale giù. Viva i ricchi, abbasso i poveri. Siamo forti nelle ristrettezze, oddio mi scappa la lacrimuccia.
Solo che nel primo caso te le compri tutte e due, le scarpe, nel secondo caso il casto Monti te l’hanno imposto e te lo devi digerire. E per chi è abituata a sceglierseli, gli uomini, ciumbia, questa non è proprio una passeggiata di salute.
Per tutti quelli a cui viene la lingua felpata per lo squallido aumento delle accise, o per la trasparenza sui conti correnti che sa di glasnost di regime ma che è pura demagogia, la BBC offre una notizia coi fiocchi, che ve la fa venire per necessità, la lingua felpata: in Ruanda i detenuti riciclano la loro cacca. E la usano come combustibile bio. Ben il 75% dei loro fabbisogni energetici è assicurato dalla combustione delle loro deiezioni.
Che c’è di strano? Niente! C’è solo da sperare che vadano tutti e quattordici regolarmente di corpo ogni giorno.
Chissà che anche i nostri leader si decidano a favorire l’uso del biogas al più presto, così glielo possiamo augurare ogni giorno il loro va’ caga’ quotidiano.
Sugar Lady
La cacca rosa nella foto è del Bloggo degli sgrittori! di Luttazzi e DjJurgen
Condividi
Posted in tales | No Comments »
lunedì, ottobre 31st, 2011 | 118 views
Riceviamo e pubblichiamo la lettera ricevuta via e-mail con oggetto Nuove mostrine dal lettore Christian Mari, che esprime la propria personale opinione (e che non necessariamente coincide con quella del blog) in relazione all’articolo Tremonti e i tagli a quella Difesa che non ha mai soldi per esercitazioni e ricerca, ma per parate e baschi nuovi sì, a firma L’Anacoreta, pubblicato in queste pagine il 14 luglio 2011.
Gent.ma Dott.ssa Casoli,
sono rimasto veramente colpito dal suo articolo [a firma L’Anacoreta, ndr], sul suo blog, riguardante i tagli imposti [da] Tremonti, tal tono critico ma lucido con cui si è sottolineata, ahimè, una certe classe dirigente. Non capita spesso di sentire, tanto meno leggere, parole in difesa di questa ben specifica categoria.
Vede, ho passato più di 13 anni al servizio della Patria. A 19 anni ho deciso e, lo ammetto, ho avuto anche la fortuna, di entrare in un’Accademia Militare e di seguirne i corsi di formazione da Ufficiale. E’ solamente una grandissima forza d’animo, unita ad un’alta considerazione della Patria, delle sue istituzioni e dei suoi valori che mi ha reso possibile il proseguimento di questo cammino durato quasi 14 anni attraverso non facili corsi di qualificazioni prima e missioni all’estero poi. Mi chiedo pertanto: se una persona, nel fiore degli anni, ufficiale dei Ruoli Normali, qualificata e in forza alle Forze Speciali perde il desiderio di continuare questo percorso e preferisce cercare altre strade lontane dalla F.A., se da un lato lo deve a situazioni familiari difficilmente gestibili (lo ammetto), dall’altro lo deve a situazione strutturale della Difesa che definirei angosciante e che di sicuro non lo sorreggono.
Se è vero che sacrifici sono necessari, rendiamoci altresì conto che questi sacrifici, per i militari, si sommano a situazioni pregresse già sul limite del drammatico. Rammento già alla fine degli anni ‘90 giovani ufficiali che erano costretti a comprarsi da soli i mezzi di cancelleria ed equipaggiamento per poter lavorare degnamente, rammento quando, con il placet dell’allora Ministro Antonio Martino, tra 2005 e 2006 una scure si abbatté sul personale militare, portandosi dietro malumore e sconforto. Ma il morale delle truppe in aria di operazione (allora mi trovavo in Iraq) non dovrebbe essere mantenuto alto? Rammento come poi, in quella situazione di tagli e di problemi di manutenzione, ci fu richiesto di ristanziarci in Libano per la grave situazione che si era venuta a creare. “Ma come? Prima ci togliete i soldi e poi ci chiedete di raddoppiare gli sforzi?” Dove sta la logica di tutto ciò.
Settimanalmente sento compagni di corso d’Accademia, ex colleghi di Reparto, comandanti di navi, gente che per educazione militare, per struttura mentale, per codice di vita normalmente non parla dei propri problemi: essi sono miseramente rassegnati. Sono espropriati della propria dignità. Perché non concedere loro quel minimo finanziario necessario a portare a termine delle esercitazioni, non concedere loro i soldi per la navigazione o le manutenzioni, vuol dire togliere loro la dignità, vuol dire non attribuire alcuna importanza al loro lavoro.
Purtroppo potersi fregiare di qualche nuova mostrina, o cambiare il colore del proprio basco non riporterà fierezza, né entusiasmo sui loro volti fosse anche in una nuova parata o raduno militare.
Cordialmente
Christian Mari
Condividi
Posted in Forze Armate, tales | No Comments »
venerdì, ottobre 14th, 2011 | 714 views
By Sugar Lady
Un, due, oplà. Un rapido magheggio nello spettacolo del sabato pomeriggio ed ecco il preludio di un nuovo progetto di Difesa materializzarsi nell’esplosione di stelline glitterate al centro della pista.
La nomina del generale Claudio Graziano a Capo di stato maggiore dell’Esercito, proposta avanzata dal ministro della Difesa Ignazio La Russa prima della riunione odierna del Consiglio dei Ministri e poi confermata ufficialmente, ha proprio l’aria di voler rappresentare una ventata di freschezza nel mondo dei generali di corpo d’armata e delle loro nomine. Come una spruzzata di Glade al gelsomino dentro l’armadio alla naftalina della nonna!
Una manovra dettata dalle ristrettezze economiche – sempre il braccino corto ‘sti maschietti!, e dalla conseguente necessità di sbarazzarsi di un po’ di generaloni in attesa di terminare il loro servizio esattamente come lo avevano sognato da ragazzi in Accademia.
Il generale Graziano è giovane, gli mancheranno almeno cinque anni prima di mettersi le pantofole e inventarsi un blog da infarcire tra una briscola e una gita al santuario, quindi farà in tempo a vedere invecchiare senza proroghe i colleghi più giovani di lui, mentre gli altri se ne andranno a poco a poco in pensione.
Un vero risparmio in termini di proroghe, dunque, e una prelusione a una ristrutturazione riduttiva dell’Esercito, conseguente ai tagli di bilancio per la Difesa che finora non avevano ancora toccato i generali di corpo d’armata.
Chissà se le aziende della Difesa, quelle più quotate, intendo, si accontenteranno di una ventina di futuri generali che non siano stati capi di stato maggiore dell’Esercito. Si sa che certe nomine riempiono la bocca più di un babà ripieno di crema – e infestano gli uffici più degli acari della polvere!
Sugar Lady
I gradi da generale di corpo d’armata sono di Neonisi
Condividi
Posted in tales | No Comments »
domenica, ottobre 2nd, 2011 | 146 views
By Sugar Lady
Piatta. Piatta tanto quanto una trentenne fuori corso sposata a un ricchissimo sessantenne.
Flat, per dirla in temine modaiolo visto che stiamo parlando di scarpe.
E non di scarpe qualsiasi, ma di mocassini dall’inconfondibile gommino calzati da un politico donna dall’inconfondibile piattume: le Tod’s ai piedi della Rosy.
Ma se almeno la Rosy avesse un po’ di quella fantasia nel dessert che dimostrano i suoi omonimi produttori di dolcezze, non
sventolerebbe il paginone del quotidianone affittato dall’industrialone. Se ne andrebbe invece in via del Babuino a comprarsi subito un paio di magiche femminilissime Louboutin per tentare di abbozzare almeno un po’ di femminilità. Tanto a lei gliele darebbero subito gratis, visto che è un politico (giusto per stare sulla linea del Diego).
L’ho detto e scritto già tante altre volte che i nostri politici non hanno stile. E visto che l’abito fa il monaco, mi aspetto che questi politici abbiano almeno la delicatezza di riconoscere che se sono al centro degli strali dei poveri contribuenti è solo per una questione di stile.
Non è affatto una questione di arraffo o di strategia di appropriazione, macché, solo di stile. Infatti neppure quello riescono a fare i nostri politici, cioè il pensare in modo speculativo, dato che le ricchezze e gli esoneri dal pagamento di beni e servizi e fisco e quant’altro vengono loro serviti su un piatto d’argento senza neppure la fatica di chiedere.
I pirla siete voi che calate le braghe sperando nell’aiutino alla vostra fabbrichetta o nell’ammissione al master esclusivo per il rampollo di famiglia. Che viaggiate sui voli di linea della compagnia di bandiera pagando il prezzo pieno per sostenere la gratuità dovuta (dovuta!) al politico viaggiatore. Che vi fate fare le sclerosanti alla clinica dei poveri pur di sfoggiare la mini senza collant alle riunioni del collegio di vostro figlio. E che continuate a comprare simboli invece di significati.
Io, da parte mia, continuo a farmi i miei happy hour sul tacco quindici alla faccia dell’ebbrezza e del lastricato dei Navigli. E lascio a voi le ballerine da figlia-di-maria!
Sugar Lady
Foto: la Rosy che sventola il quotidiano è di Tiscali Notizie , le Christian Louboutin collezione 2011/12 sono del blog Best Shoes and Sandals
Condividi
Posted in tales | No Comments »
lunedì, agosto 22nd, 2011 | 120 views
By Sugar Lady

Oggi non c’è altro di cui parlare.
E dove sta Zazà, è in quel bunker qua, è morto e non si sa, se n’è andato trallallà.
E un bel chissenefrega ce lo vogliamo scrivere sotto?
E basta. Basta. Basta. Basta.
Mon Ghed-amour se ne sarà andato in Sudan da Omar al-Bashir, oppure a Moga discio ospite degli al-Shabaab. O a Lampedusa con i migranti. Magari a San Siro per uno spritz con il Silvio o a Ponte di Legno dal Bossi, per rinfrescarsi un po’ le idee.
Forse sarà con le sue cinquecento gheddafine a impartire lezioni di Islam attendato nei dintorni della Cassia.
Che stia un po’ dove vuole. Non cedo alle lusinghe di un finto thriller di fine estate. Mon Ghed-amour non è così ottuso da trascurare il vantaggio del disordine informativo che impera in questa sollevazione di massa dai profili bellici. E ne approfitta per starsene al fresco nella sua jacuzzi.
Bellici, poi. Ma figuriamoci. C’è la Nato che non ha un centesimo in più da metterci in questa storiella, con gli ufficiali della pubblica informazione nazionale che ne hanno due scatole così di mandare comunicati stampa preconfezionati e tutti uguali pur di far sapere che si sta facendo qualcosa. E allora che si fa per davvero, in questa estate arroventata con i lavoratori – quelli, sì – preoccupati per i loro risparmi?
Si ricorre alla fava che intorta due piccioni, così la gente sorvola sui tagli di posti di lavoro e non si accorge delle 200 tonnellate di greggio fuoriuscite da una falla del pozzo Shell in Scozia.
Si butta per aria la nocciolina, il solito stronzetto di quel canarino itterico Titti grida alla nonna “oh oh, mi è sembrato di vedere un Raìs”, e tutti dietro, incuranti dell’impossibilità di avere un quadro perlomeno chiaro della situazione.
Tutti a caccia del dittatore: giornalisti e curiosi, in un valzer finto tanto quanto la voglia di sapere cosa stia davvero succedendo. E vero tanto quanto la voglia di trovare una valvola di sfogo allo scontento di quest’estate.
Mon Ghed-amour, noi ce lo siamo già detto e anche scritto, dittatore delle mie brame.
Ovunque tu sia (e non mi interessa!), io, la tua Sugar-etta, resterò per sempre tua. Ma per favore, vedi di sbrigarti a passare dalle mie parti e riprenderti i tuoi figlioli: la scusa di tenerteli a bada con un giro di Call of Duty è vecchia, anche perché con me loro sono destinati a perdere, poi si incazzano, ruttano coca-cola ai quattro venti e mi inzaccherano i chester dello yacht di nutella e marmellata.
Oh oh, sì, mi è proprio sembrato di vedere un Gheddafi a babordo … finalmente!
Sugar Lady
Articolo correlato:
Mon Ghed-amour – By Sugar Lady (27 febbraio 2011)
Foto: giornalettismo.com
Condividi
Posted in tales | No Comments »