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	<title>Paola Casoli</title>
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		<title>La izzazione dei conflitti</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 08:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchiostro antipatico]]></category>
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By Cybergeppetto
I conflitti hanno le ore contate.
I diplomatici hanno trovato la pietra filosofale che trasforma le guerre in problemi interni alle aree di crisi: si chiama &#8230;izzazione.
Basta sostituire i puntini con la denominazione dell’area martoriata dalla guerra e il gioco è fatto. Avremo quindi l’afghanizzazione, l’iraqizzazione, la balcanizzazione, ecc. ecc.
Ma come abbiamo fatto a non [...]]]></description>
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<p>By Cybergeppetto</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3543" href="http://www.paolacasoli.com/2010/09/la-izzazione-dei-conflitti/arrangiatevi_toto/"><img class="alignleft size-full wp-image-3543" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="arrangiatevi_totò" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/09/arrangiatevi_totò.jpg" alt="" width="200" height="284" /></a>I conflitti hanno le ore contate.</p>
<p style="text-align: justify;">I diplomatici hanno trovato la pietra filosofale che trasforma le guerre in problemi interni alle aree di crisi: si chiama &#8230;izzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta sostituire i puntini con la denominazione dell’area martoriata dalla guerra e il gioco è fatto. Avremo quindi l’afghanizzazione, l’iraqizzazione, la balcanizzazione, ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima? Obama, che è un gran paravento, ha capito subito come si poteva uscire dalle ambasce delle guerre, prendendo esempio da Totò: &#8220;Arrangiatevi!&#8221;.<span id="more-3541"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma che ci frega a noi degli sciiti e dei sunniti? Che cosa dobbiamo spartire con quelli del nord-Iraq?! Si facessero saltare in aria senza i nostri contingenti!</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3544" href="http://www.paolacasoli.com/2010/09/la-izzazione-dei-conflitti/yes_we_can/"><img class="alignleft size-full wp-image-3544" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="yes_we_can" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/09/yes_we_can.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>L’Obamapensiero sarà declinato in molti modi e con molti accenti, ma quello che la gente vuole sembra sufficientemente chiaro e i politici non sono mica fessi: <em>yes we can</em> si può tradurre con <em>capisc’a’mmè!</em></p>
<p style="text-align: justify;">La politica è una cosa meravigliosa: gli americani scatenano guerre a tutt’andare e poi ci ripensano; noi europei non vogliamo mai farle ma ci andiamo lo stesso; quanto a coordinamento il vecchio e il nuovo continente sembrano avere lo stesso grado di collaborazione che a suo tempo avevano Hitler e Mussolini. Freud avrebbe dovuto occuparsi un pò di più dei politici&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Certo questa storia della &#8230; izzazione non è esente da rischi. In Somalia, per esempio, l’abbandono da parte degli americani e dell’ONU ha lasciato la situazione esattamente com’era, ma è inutile fare finta che i politici abbiano una vista camaleontica per cui possono guardare con un occhio alla situazione internazionale e con l’altro alle elezioni in Patria. Finisce sempre che i nostri eroi politici guardano solo alle elezioni e dedicano una visione molto periferica alle situazioni di crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che ognuno interpreta come vuole le sue necessità di politica interna e agisce in maniera singolare in politica estera.</p>
<p style="text-align: justify;">Bush jr, ad esempio, ha scatenato la guerra in Iraq e Afghanistan per mostrare al suo paese la determinazione del Presidente a combattere il terrorismo e avere la fiducia degli americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Obama, sempre per mantenere la fiducia dei suoi concittadini, dice di volersi ritirare e annuncia di farlo. Anche se non è ben chiaro come si possa dire che si stia ritirando da un paese, l’Iraq, in cui mantiene un robusto contingente di cinquantamila soldati.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come i corsi precedono i ricorsi storici, così come l’acqua va e viene sulla risacca, così come ai flussi seguono i riflussi, le offensive e le ritirate sono gli estremi tra i quali i politici ondeggiano come canne al vento dichiarando con orgoglio: ”vedete come sono bravo a inchinarmi dalla parte giusta?”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3545" href="http://www.paolacasoli.com/2010/09/la-izzazione-dei-conflitti/us_iraq/"><img class="alignleft size-full wp-image-3545" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="US_Iraq" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/09/US_Iraq.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Siamo proprio fortunati ad avere dei leader politici così intellettualmente onesti e così attenti alla tutela degli interessi nazionali all’estero.</p>
<p style="text-align: justify;">Cybergeppetto</p>
<p style="text-align: justify;">p.s. Il presidente Obama verrà nuovamente insignito con il premio Nobel per la Pace quale riconoscimento per aver posto fine al conflitto in Iraq. Eccezionalmente, le autorità svedesi consegneranno il premio in Italia, durante la visita di Stato prevista per il giorno 8 del mese di settembre prossimo venturo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Articolo correlato:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolacasoli.com/2010/09/iraq-obama-annuncia-la-fine-della-costosa-missione-militare-con-un-tocco-di-demagogia/"><strong>Iraq, Obama annunica la fine della costosa missione militare con un tocco di demagogia</strong></a> (1° settembre 2010)</p>
<p style="text-align: justify;">Foto: la locandina di Arrangiatevi è de <a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.spietati.it/public/arrangiatevi-loc.jpg&amp;imgrefurl=http://www.spietati.it/z_scheda_dett_film.asp%3FidFilm%3D2609&amp;usg=__XjuMXDEoc73mwC8YUlaVwdmOFNo=&amp;h=380&amp;w=268&amp;sz=22&amp;hl=it&amp;start=0&amp;zoom=1&amp;tbnid=ZEP3P11H_VYybM:&amp;tbnh=138&amp;tbnw=104&amp;prev=/images%3Fq%3Dtot%25C3%25B2%2Barrangiatevi%26um%3D1%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DN%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1264%26bih%3D551%26tbs%3Disch:1&amp;um=1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=126&amp;vpy=46&amp;dur=1418&amp;hovh=267&amp;hovw=188&amp;tx=88&amp;ty=140&amp;ei=CWN_TOqbCIaH4Qb4lejTCw&amp;oei=CWN_TOqbCIaH4Qb4lejTCw&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=21&amp;ved=1t:429,r:0,s:0">Gli Spietati</a>; Yes we can è di <a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://rlv.zcache.com/yes_we_can_poster-p228529418522020944trma_400.jpg&amp;imgrefurl=http://www.zazzle.com/yes_we_can_poster-228529418522020944&amp;usg=__Y-6eEik1jr8ta4ArTzwS2tDS9Ag=&amp;h=400&amp;w=400&amp;sz=35&amp;hl=it&amp;start=0&amp;zoom=1&amp;tbnid=4UV9V-qsZDkThM:&amp;tbnh=131&amp;tbnw=129&amp;prev=/images%3Fq%3Dyes%2Bwe%2Bcan%26um%3D1%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DN%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1264%26bih%3D551%26tbs%3Disch:1&amp;um=1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=873&amp;vpy=235&amp;dur=963&amp;hovh=225&amp;hovw=225&amp;tx=137&amp;ty=204&amp;ei=YmB_TOWRCZaQ4gaJqr3TCw&amp;oei=YmB_TOWRCZaQ4gaJqr3TCw&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=21&amp;ved=1t:429,r:19,s:0">Zazzle</a>; il soldato americano in Iraq è di <a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/hollywood-iraq/hollywood-iraq/stor_11054027_36140.jpg&amp;imgrefurl=http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/hollywood-iraq/hollywood-iraq/hollywood-iraq.html&amp;usg=__0d7Js-TlF67pD9-my4MCY4dwwg4=&amp;h=394&amp;w=280&amp;sz=28&amp;hl=it&amp;start=41&amp;zoom=1&amp;tbnid=0uTeSi3u3dP9kM:&amp;tbnh=127&amp;tbnw=97&amp;prev=/images%3Fq%3Diraq%2Bconfliutto%26um%3D1%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DN%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1264%26bih%3D551%26tbs%3Disch:10%2C873&amp;um=1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=122&amp;vpy=194&amp;dur=300&amp;hovh=266&amp;hovw=189&amp;tx=82&amp;ty=142&amp;ei=vmF_TJCGHseOjAeztLxg&amp;oei=ZWF_TOeyA-GJ4Abky-zTCw&amp;esq=3&amp;page=3&amp;ndsp=21&amp;ved=1t:429,r:7,s:41&amp;biw=1264&amp;bih=551">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Iraq, Obama annuncia la fine della costosa missione militare con un tocco di demagogia</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 15:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Forze Armate]]></category>
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Il presidente americano Barack Obama ha annunciato ieri sera al mondo la fine della missione militare americana in Iraq, Operation Iraqi Freedom, facendo espresso riferimento al lungo e doloroso periodo di recessione economica di fronte a cui si è trovata l’America nell’ultimo periodo:  “I know this historic moment comes at a time of great uncertainty [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3530" href="http://www.paolacasoli.com/2010/09/iraq-obama-annuncia-la-fine-della-costosa-missione-militare-con-un-tocco-di-demagogia/la-us-politics-iraq-obama_011046-jpg/"><img class="alignleft size-full wp-image-3530" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="LA US-POLITICS-IRAQ-OBAMA_011046.jpg" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/09/Obama_Nicholas-Kamm-AFP-Getty-Images.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il presidente americano Barack Obama ha annunciato ieri sera al mondo la fine della missione militare americana in Iraq, Operation Iraqi Freedom, facendo espresso riferimento al lungo e doloroso periodo di recessione economica di fronte a cui si è trovata l’America nell’ultimo periodo:  <a href="http://www.americanrhetoric.com/speeches/wariniraq/barackobamairaqendofcombatops.htm">“I know this historic moment comes at a time of great uncertainty for many Americans.  We’ve now been through nearly a decade of war.  We’ve endured a long and painful recession”.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per la prima volta, verrebbe da dire, la minaccia economica è più forte di quella terroristica. Sì, per carità, il motivo della spesa non più sostenibile è sensato. Anche se suona un po’ da presa in giro per i soldati che dall’Iraq non sono più tornati se non dentro un sacchetto di plastica. O per gli iracheni che si aspettavano qualcosa di più che venire abbandonati mentre non hanno ancora una stabilità governativa, tanto per cominciare.<span id="more-3529"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E poi, a ben guardare, in Iraq restano ancora 50mila soldati. Più una fase di transizione che una fine missione, come del resto dice lo stesso presidente nel corso del suo annuncio dalla Sala Ovale della Casa Bianca.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è venuto il momento di girare pagina. E sono parole testuali. E’ l’ora di pensare un po’ per casa propria dopo anni di interessamento filantropico per la difesa dei diritti umani sulla Terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Colpa della recessione, quella crisi che ha fortemente penalizzato soprattutto la classe media. Nel discorso presidenziale c’è un ampio riferimento alle difficoltà economiche sofferte dagli americani, a partire dalle famiglie di ceto medio &#8211; che si sono trovate a dover lavorare sempre più duramente ottenendo sempre meno &#8211; fino alla nazione intera, minacciata nella sua competitività.</p>
<p style="text-align: justify;">Il messaggio di Obama è chiaro: ora bisogna pensare alla propria prosperità e finire con la dipendenza dal petrolio straniero. Ottimi e ambiziosi propositi, con un tocco di demagogia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.americanrhetoric.com/speeches/wariniraq/barackobamairaqendofcombatops.htm">American Rethoric</a></p>
<p style="text-align: justify;">Foto: <a href="E poi, a ben guardare, in Iraq restano ancora 50mila soldati. Più una fase di transizione che una fine missione, come del resto dice lo stesso presidente nel corso del suo annuncio dalla Sala Ovale della Casa Bianca. Ma è venuto il momento di girare pagina. E sono parole testuali. E’ l’ora di pensare un po’ per casa propria dopo anni di interessamento filantropico per la difesa dei diritti umani sulla Terra.  Colpa della recessione, quella crisi che ha fortemente penalizzato soprattutto la classe media. Nel discorso presidenziale c’è un ampio riferimento alle difficoltà economiche sofferte dagli americani, a partire dalle famiglie di ceto medio - che si sono trovate a dover lavorare sempre più duramente ottenendo sempre meno - fino alla nazione intera, minacciata nella sua competitività. Il messaggio di Obama è chiaro: ora bisogna pensare alla propria prosperità e finire con la dipendenza dal petrolio straniero. Ottimi e ambiziosi propositi, con un tocco di demagogia. Fonte: American Rethoric Foto: Los Angeles Times - Nicholas Kamm/AFP/Getty Images">Los Angeles Times &#8211; Nicholas Kamm/AFP/Getty Images</a></p>
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		<title>La guerra è morta</title>
		<link>http://www.paolacasoli.com/2010/08/la-guerra-e-morta/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 13:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchiostro antipatico]]></category>
		<category><![CDATA[esercitazioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Armate]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[muro di Berlino]]></category>

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By Cybergeppetto
Con animo triste e la voce rotta dalla commozione, esprimiamo le nostre più profonde condoglianze all’Umanità per la perdita grave e irreparabile della guerra guerreggiata.
Dopo aver attraversato la Storia dell’Uomo e aver raggiunto il suo culmine nel secondo conflitto mondiale, mentre cercava di salire di livello verso la catastrofe nucleare, la guerra si è [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;">By Cybergeppetto</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3517" href="http://www.paolacasoli.com/2010/08/la-guerra-e-morta/cold-war/"><img class="alignleft size-full wp-image-3517" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="cold-war" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/08/cold-war.jpg" alt="" width="280" height="170" /></a>Con animo triste e la voce rotta dalla commozione, esprimiamo le nostre più profonde condoglianze all’Umanità per la perdita grave e irreparabile della guerra guerreggiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver attraversato la Storia dell’Uomo e aver raggiunto il suo culmine nel secondo conflitto mondiale, mentre cercava di salire di livello verso la catastrofe nucleare, la guerra si è ammalata di una grave ipotermia che, mascherata sotto il nome di guerra fredda, l’ha vista lentamente e inesorabilmente assiderarsi fino quasi a scomparire come il più strenuo dei suoi alleati, il nemico.<span id="more-3516"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo una lunga agonia bipolare, il nemico è stato improvvisamente sepolto sotto il crollo imprevedibile e vile del più solido dei muri, quello di Berlino.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3518" href="http://www.paolacasoli.com/2010/08/la-guerra-e-morta/schumann_peter-leibing/"><img class="alignleft size-full wp-image-3518" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Schumann_Peter Leibing" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/08/Schumann_Peter-Leibing.jpg" alt="" width="280" height="188" /></a>Priva del suo alleato più fedele, la guerra ha cercato allora di risollevarsi dalla sua patologia inquinando la Pace, fino a farla diventare calda.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la guerra fredda e la pace calda si sono rivelate solo una pallida ombra dei conflitti che, insanguinando l’Umanità, hanno provocato morte e distruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche lodevole tentativo dell’uomo di rifare guerricciole almeno su base etnica si è risolto con risultati numerici del tutto insoddisfacenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rantolo del terrorismo non ha potuto dare nuovo vigore alla guerra che, ormai esausta, si è consegnata alla falce della sua serva fedele, la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Come farà ora l’Umanità a sviluppare l’eterna lotta tra l’odio e l’amore? Come si misurerà il valore ed il sacrificio dei moderni combattenti? Sotto quale bandiera si ritroveranno le giovani generazioni?</p>
<p style="text-align: justify;">Grande è il timore che ci si accontenti di qualche piccola crisi, di qualche terroristello dalla cintura scoppiettante, di qualche catastrofina naturale, magari provocata dalla negligenza umana, per ritrovare il gusto della lotta, l’odore acre della polvere da sparo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci piace ricordare il progresso che la guerra ha portato alla storia dell’uomo, l’impulso allo sviluppo della tecnologia, l’elaborazione delle teorie organizzative delle strutture complesse, il sostegno al nazionalismo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Forze Armate continuano ad addestrarsi immaginando un nemico che non c’è più, triste rito che rimarca l’assenza della cara estinta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Umanità sgomenta si accascia sulla sua poltrona per consolarsi con le liti da talk show e i programmi di approfondimento politico…</p>
<p style="text-align: justify;">Cybergeppetto</p>
<p style="text-align: justify;">p.s. il cavaliere pianta la spada nel terreno davanti a lui, prega per la battaglia che l’attende domani. Se riuscirà a vincere il reality, la sua carriera di fallito dello spettacolo avrà una svolta.</p>
<p style="text-align: justify;">Foto: la vignetta Cold War è di <a href="http://falconlibrary.com/the_cold_war">Foothill High School Library</a>; la famosa foto di Peter Leibing al sottufficiale tedesco Conrad Schumann è<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Leibing"> tratta dalla pagina di Wikipedia dedicata al fotografo tedesco</a>.</p>
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		<item>
		<title>Donne/7. Donne alla guerra</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 07:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Armate]]></category>
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Pochi spazi personali, anzi addirittura niente del tutto in moltissimi casi. Con docce in condivisione con i colleghi maschi e senza un posto dove mettere i pochi vestiti e gli effetti personali.
Per le donne che sono in prima linea non è sempre così facile prestare servizio nel proprio contingente militare. Anche se i momenti di [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3509" href="http://www.paolacasoli.com/2010/08/donne7-donne-alla-guerra/women-at-war/"><img class="alignleft size-full wp-image-3509" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="women at war" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/08/women-at-war.jpg" alt="" width="280" height="351" /></a>Pochi spazi personali, anzi addirittura niente del tutto in moltissimi casi. Con docce in condivisione con i colleghi maschi e senza un posto dove mettere i pochi vestiti e gli effetti personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le donne che sono in prima linea non è sempre così facile prestare servizio nel proprio contingente militare. Anche se i momenti di svago non mancano, in fondo c’è la possibilità di fare esercizio fisico e tenersi in forma in palestra, la lontananza dagli agi quotidiani di casa propria alle volte è davvero marcata. E sentita.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ difficile stare lontani dalla figlia di tre anni e dispiegarsi a Helmand, oggi una delle province più pericolose dell’Afghanistan, secondo quanto riferisce la sergente britannica Carly Lambert. Ma è altrettanto duro vivere tra un centinaio di colleghi maschi o tentare di riprodurre, pur se in scala ridotta, le comodità di casa propria.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gustare le testimonianze di Sophie, Abi, Ashton o Mary – ma anche di Carla o Sabine o qualsiasi altra soldatessa di qualsiasi nazionalità – il <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/afghanistan/7926979/Inside-Afghanistan-Sergeant-Carly-Lambert.-Soldier-mother.html">Telegraph TV ha pubblicato un filmato</a> che lascia intendere in una prospettiva del tutto femminile la difficoltà della guerra in Afghanistan.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://journalism.bournemouth.ac.uk/2010/hfairhurst/Living.html">Women at War</a>; <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/afghanistan/7926979/Inside-Afghanistan-Sergeant-Carly-Lambert.-Soldier-mother.html">Telegraph TV</a></p>
<p style="text-align: justify;">Foto: <a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://30.media.tumblr.com/tumblr_l18n5cLUM81qbqu0ao1_500.jpg&amp;imgrefurl=http://toooldtocare.tumblr.com/&amp;usg=__ZL5QKr_2nLeqn8eZ4t2GqefXV24=&amp;h=514&amp;w=410&amp;sz=56&amp;hl=it&amp;start=0&amp;tbnid=cKzhWBNm-w54nM:&amp;tbnh=133&amp;tbnw=110&amp;prev=/images%3Fq%3Dwomen%2Bat%2Bwar%26um%3D1%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DN%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1264%26bih%3D551%26tbs%3Disch:1&amp;um=1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=940&amp;vpy=209&amp;dur=3314&amp;hovh=251&amp;hovw=200&amp;tx=101&amp;ty=213&amp;ei=6hBsTNS6FMWJ4QakooW7AQ&amp;oei=6hBsTNS6FMWJ4QakooW7AQ&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=22&amp;ved=1t:429,r:20,s:0">toooldtocare.tumblr.com</a></p>
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		<item>
		<title>Donne/6. Bambine schiave di mariti padroni</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 07:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Armate]]></category>
		<category><![CDATA[donne militari]]></category>
		<category><![CDATA[donne soldato]]></category>
		<category><![CDATA[Herat]]></category>
		<category><![CDATA[Isaf]]></category>
		<category><![CDATA[Prt]]></category>
		<category><![CDATA[Suraya Pakzad]]></category>

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Sono le soldatesse italiane del Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat della missione Isaf a portare cibo e giocattoli alle bambine della casa rifugio voluta nel 2005 da Suraya Pakzad. Un rifugio dove bambine cresciute troppo in fretta trovano ospitalità e sostegno, oltre che aiuto concreto.
Quasi tutte hanno alle spalle una storia di umiliazioni e [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3501" href="http://www.paolacasoli.com/2010/08/donne6-bambine-schiave-di-mariti-padroni/soldatesse-italiane_bambine-afgane_herat/"><img class="alignleft size-full wp-image-3501" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="soldatesse italiane_bambine afgane_herat" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/08/soldatesse-italiane_bambine-afgane_herat.jpg" alt="" width="280" height="210" /></a>Sono le soldatesse italiane del Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat della missione Isaf a portare cibo e giocattoli alle bambine della casa rifugio voluta nel 2005 da Suraya Pakzad. Un rifugio dove bambine cresciute troppo in fretta trovano ospitalità e sostegno, oltre che aiuto concreto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi tutte hanno alle spalle una storia di umiliazioni e sofferenze. Barattate da bambine con pochi capi di bestiame dai padri e date in mogli a mariti senza scrupoli, hanno per la maggior parte dieci o dodici anni, ma mani da muratori o contadini. Lavorano di giorno e di notte. E dovranno presto crescere dei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Le testimonianze riportate da Ansa non aggiungono niente di nuovo a quanto possiamo immaginare o temere per sentito dire, o perché appreso da cronache e libri. Ma non è un romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’allontanamento dal marito padrone, che in Afghanistan ha pieno potere sulla donna, è estremamente difficile. Non esiste accusa di maltrattamenti che tenga, anzi. Suraya offre un riparo nella casa rifugio anche dalla furia di uomini che tentano di riprendersi con la forza le giovani schiave avute in cambio di qualche pecora.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le soldatesse italiane del Prt di Herat è un aiuto da donna a donna, un aspetto che va oltre il compimento del proprio compito in teatro operativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Articolo correlato:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolacasoli.com/2010/01/afghanistan-2010-otto-anni-fa-enduring-freedom-oggi-ancora-soprusi-sulle-donne-alla-maniera-talebana/"><strong>Afghanistan 2010: otto anni fa Enduring Freedom, oggi ancora soprusi sulle donne alla maniera talebana</strong></a> (4 gennaio 2010)</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/08/10/visualizza_new.html_1879831595.html">Ansa</a></p>
<p style="text-align: justify;">Foto: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/08/10/visualizza_new.html_1879831595.html">Ansa</a></p>
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		<item>
		<title>Donne/5. Donne e arte a Kabul</title>
		<link>http://www.paolacasoli.com/2010/08/donne5-donne-e-arte-a-kabul/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[Kabul]]></category>

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Due auditori dell’Università di Kabul hanno ospitato per due settimane nel mese di giugno una esibizione di arte contemporanea dedicata all’ambiente e all’inquinamento.
Temi e stili inconsueti per la capitale dell’Afghanistan. Ancora più inconsueti gli artisti espositori: diciotto donne, che hanno proposto opere del tutto innovative rispetto alla tradizione di copiatura di altri prodotti artistici portata [...]]]></description>
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<p><a rel="attachment wp-att-3493" href="http://www.paolacasoli.com/2010/08/donne5-donne-e-arte-a-kabul/female-art-in-kabul/"><img class="alignleft size-full wp-image-3493" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="female art in Kabul" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/08/female-art-in-Kabul.jpg" alt="" width="270" height="170" /></a>Due auditori dell’Università di Kabul hanno ospitato per due settimane nel mese di giugno una esibizione di arte contemporanea dedicata all’ambiente e all’inquinamento.</p>
<p>Temi e stili inconsueti per la capitale dell’Afghanistan. Ancora più inconsueti gli artisti espositori: diciotto donne, che hanno proposto opere del tutto innovative rispetto alla tradizione di copiatura di altri prodotti artistici portata avanti per anni in Afghanistan.</p>
<p style="text-align: justify;">Un segnale di fermento culturale proposto coraggiosamente dall’altra metà del cielo e sostenuto con altrettanta fermezza da quella metà che crede nella forza delle donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://ukforcesafghanistan.wordpress.com/2010/08/08/art/">Helmand Blog</a></p>
<p style="text-align: justify;">Foto: <a href="http://ukforcesafghanistan.wordpress.com/2010/08/08/art/">opera di Arezo Waseq intitolata Area Pollution, esposta al Center of Contemporary Arts a Kabul/Helmand Blog</a></p>
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		<item>
		<title>Donne/4. Afghanistan National Army, velo sull’uniforme afgana</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Armate]]></category>
		<category><![CDATA[ANA]]></category>
		<category><![CDATA[ANA Officer Training Brigade]]></category>
		<category><![CDATA[donne militari]]></category>
		<category><![CDATA[donne soldato]]></category>
		<category><![CDATA[Kabul]]></category>

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Portano i capelli raccolti sotto il velo, costretto dentro al bavero dell’uniforme da combattimento, e sparano un colpo dietro l’altro nel poligono di tiro americano.
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<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3485" href="http://www.paolacasoli.com/2010/08/donne4-afghanistan-national-army-velo-sull%e2%80%99uniforme-afgana/women-afghan-army/"><img class="alignleft size-full wp-image-3485" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="women afghan army" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/08/women-afghan-army.jpg" alt="" width="270" height="171" /></a>Portano i capelli raccolti sotto il velo, costretto dentro al bavero dell’uniforme da combattimento, e sparano un colpo dietro l’altro nel poligono di tiro americano.</p>
<p style="text-align: justify;">Così le vedi nelle foto e <a href="http://ukforcesafghanistan.wordpress.com/2010/08/18/femanavid/">nei filmati </a>dove istruttori americani donne insegnano alle ragazze afgane la vita militare. Voglio portare la sicurezza nel mio paese, voglio garantire la pace alla mia gente. Sono le testimonianze che arrivano dall’Afghanistan. Ma potrebbero benissimo arrivare da latitudini diverse, tanto la determinazione non cambia.</p>
<p style="text-align: justify;">Donne istruite da donne nell’arte militare. Venti settimane per apprendere i fondamenti militari di base, imparando a conoscere uniformi, armi, esercizio fisico, primo soccorso e anche aspetti logistici e finanziari. Sono le soldatesse americane della 95th Division Institutional Training a occuparsi di loro a  Kabul seguendole passo passo nella loro formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur essendo già state reclutate donne dalle forze afgane in passato, prima del regime talebano, solo oggi viene reso loro disponibile un addestramento da ufficiali. Il corso viene tenuto in classi personalizzate dedicate esclusivamente a loro, in una sezione distaccata dai colleghi maschi.</p>
<p style="text-align: justify;">E vengono viste con grande favore dagli uomini, che le considerano un valido appoggio per le pratiche amministrative e non solo, come meglio ha dichiarato il comandante dell’Afghan National Army Officer Training Brigade di Kabul, colonnello Abdul Rahim: “Dopo anni di dominio talebano è fantastico poter reclutare ancora le donne. Abbiamo bisogno di più donne per sollevare gli uomini da incarichi amministrativi ed eventulamente ci auguriamo che possano diventare conduttrici o infermiere. Inoltre è importante mostrare il progresso dell’Afghansitan al resto del mondo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://ukforcesafghanistan.wordpress.com/2010/08/07/femaleana/">Helmand Blog</a></p>
<p style="text-align: justify;">Foto: <a href="http://ukforcesafghanistan.wordpress.com/2010/08/07/femaleana/">Helmand Blog</a></p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.paolacasoli.com/?p=3484&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_3484" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a>
</p><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.paolacasoli.com%2F2010%2F08%2Fdonne4-afghanistan-national-army-velo-sull%25e2%2580%2599uniforme-afgana%2F&amp;layout=standard&amp;&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Donne/3. L’altra metà del camouflage</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 07:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchiostro antipatico]]></category>
		<category><![CDATA[camouflage]]></category>
		<category><![CDATA[donne militari]]></category>
		<category><![CDATA[donne soldato]]></category>

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By Cybergeppetto
Sono passati dieci anni e forse più: le donne nelle forze armate non dovrebbero fare notizia, eppure, ogni tanto, una notizia qua, una notizia là, i media c’informano che un nuovo traguardo è stato raggiunto dall’altra metà del cielo.
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<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3476" href="http://www.paolacasoli.com/2010/08/donne3-l%e2%80%99altra-meta-del-camouflage/la-soldatessa-alla-visita-militare/"><img class="alignleft size-full wp-image-3476" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="La soldatessa alla visita militare" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/08/La-soldatessa-alla-visita-militare.jpg" alt="" width="280" height="189" /></a>By Cybergeppetto</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati dieci anni e forse più: le donne nelle forze armate non dovrebbero fare notizia, eppure, ogni tanto, una notizia qua, una notizia là, i media c’informano che un nuovo traguardo è stato raggiunto dall’altra metà del cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le donne sono entrate alle scuole di formazione militare, poi ai reparti, poi hanno preso il brevetto di pilota, di capo carro, poi sono andate in operazioni, poi sono tornate, poi hanno fatto un bimbo, poi hanno pilotato un elicottero o un aereo, poi al bimbo è spuntato il primo dentino… uno stillicidio di: “La prima donna a fare questo…”; ”La prima donna a fare quello… “.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi anni l’unica cosa d’interesse per i media è stata far vedere quali tabù maschili erano stati infranti e quanto avanzava la marea rosa respingendo quella celeste.</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente, qualche giorno fa, ho letto una notizia interessante: due militari di sesso femminile utilizzano una sorta di velo islamico per i contatti con la popolazione locale in Afghanistan. L’iniziativa ha migliorato i contatti con gli afghani che, come noto, devono ancora fare molta strada verso le pari opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Magari è successo per sbaglio, ma la notizia non è stata, come al solito: ”le donne hanno fatto per la prima volta…”. Ma: ”Due donne in divisa hanno fatto una cosa utile”. Bisogna ammetterlo, non c’eravamo abituati.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte gli stereotipi secondo cui i militari portano la pace e, forse, tengono mazzi di margherite nei loro cannoni, non vedo un gran dibattito sul come i militari, a prescindere dal loro sesso, rispondono alle necessità del paese, se fanno bene o se fanno male.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovunque sia stato introdotto il servizio militare femminile si è provveduto a emanare norme molto restrittive in materia di rapporti tra i sessi; in Italia il livello di molestie sessuali è stato abbastanza basso, forse perché siamo meno puritani e repressi degli anglosassoni, ma anche questa non è cosa che interessi i media.</p>
<p style="text-align: justify;">Si fa qualche bel dibattito politico sui militari quando devono andare da qualche parte e, dopo, ci si occupa di loro solo se ci rimettono la pelle. Dimenticavo… ogni tanto c’è da votare la copertura finanziaria delle missioni all’estero.</p>
<p style="text-align: justify;">D’accordo, in un Paese in cui non si controlla nemmeno la solidità delle case appena costruite suona strano controllare una cosa complessa come le Forze Armate e, addirittura, il livello di pari opportunità in divisa.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete mai visto un servizio televisivo o un articolo di giornale in cui si vede una donna soldato che sia racchia? Evidentemente le Forze Armate reclutano solo donne con alti standard estetici…</p>
<p style="text-align: justify;">Nei talk show si continua a discutere su quanto siano brave, intelligenti, scrupolose, intuitive e utili le donne. Mi chiedo spesso che cosa ci stiano ancora a fare in giro gli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’epoca in cui i film tipo ”La soldatessa alla visita militare” sono diventati “cult movies”, bisognerà farsene una ragione: in ogni ambiente professionale una donna non è una persona che deve fare il suo lavoro, ma continua a essere l’oscuro – neanche tanto &#8211; oggetto del desiderio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo continua ad essere quello “che ha il diritto di chiedere”. Mentre la donna continua a essere quella che “ha il dovere di rifiutare”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se qualche reprobo oscurantista si ostinasse a pensare che gli individui, al di là del loro sesso, vadano valutati per quel che fanno, bisognerà inviarlo subito in un campo di rieducazione al gossip e, dopo, mandarlo in televisione a fare l’opinionista.</p>
<p style="text-align: justify;">Cybergeppetto</p>
<p style="text-align: justify;">p.s. “Papà, voglio fare il militare!”. “Figliola, non sei abbastanza carina…”. “Ma lì non conta il sesso!”.”Quando ti metteranno a contare i pedalini in un magazzino invece che sui manifesti del 4 novembre, non dire che non te l’avevo detto!”</p>
<p style="text-align: justify;">Foto: la locandina di “La soldatessa alla visita militare” è stata scaricata da <a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.copertinedvd.net/L/La%2520soldatessa%2520alla%2520visita%2520militare.jpg&amp;imgrefurl=http://www.copertinedvd.net/cover_view1%26nome%3DLa%252520soldatessa%252520alla%252520visita%252520militare%26lettera%3DL%26pag2%3D12%26tipo%3D0%26id%3D3980.html&amp;usg=__f2ZZniGTVvfyaDPpRhr4V4NIWAA=&amp;h=1087&amp;w=1612&amp;sz=519&amp;hl=it&amp;start=0&amp;tbnid=Ku83wWQqlOns7M:&amp;tbnh=109&amp;tbnw=161&amp;prev=/images%3Fq%3Dla%2Bsoldatessa%2Balla%2Bvisita%2Bmilitare%26um%3D1%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26sa%3DN%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1264%26bih%3D551%26tbs%3Disch:1&amp;um=1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=112&amp;vpy=111&amp;dur=489&amp;hovh=184&amp;hovw=273&amp;tx=180&amp;ty=102&amp;ei=f_VrTNThIM-e4Qa76c3EAg&amp;oei=OPVrTP-qLc6L4Qbd7P3BAQ&amp;esq=7&amp;page=1&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:0,s:0">copertinedvd.net</a></p>
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		<title>Donne/2. Herat, velo sull’uniforme italiana</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Armate]]></category>
		<category><![CDATA[donne militari]]></category>
		<category><![CDATA[donne soldato]]></category>
		<category><![CDATA[Herat]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Guberti]]></category>
		<category><![CDATA[uniforme]]></category>
		<category><![CDATA[velo]]></category>

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Facilita i rapporti con le donne locali e aiuta a rompere il ghiaccio nella maggior parte delle occasioni. Per il tenente Silvia Guberti l’idea di indossare un velo sopra l’uniforme durante la missione in teatro operativo appare come il mezzo più utile per portare a termine con successo il proprio compito. Semmai, fa più impressione [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;">Silvia è in missione a Herat, nell’Afghanistan occidentale, con il contingente italiano di Isaf. E’ stata la prima a inaugurare un sistema ora seguito anche da altre colleghe per facilitare i rapporti con la popolazione femminile: “Usando il velo le cose sono cambiate, abbiamo minori difficoltà sia con le donne che con gli uomini: ci vedono con meno sospetto quando parliamo con le loro donne”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/08/09/visualizza_new.html_1879746932.html">Ansa</a></p>
<p style="text-align: justify;">Foto: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/08/09/visualizza_new.html_1879746932.html">Ansa</a></p>
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		<title>Donne/1. Il valore e il tranquillo coraggio femminile secondo Stanley McChrystal</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PaolaCasoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Armate]]></category>
		<category><![CDATA[addio alle armi]]></category>
		<category><![CDATA[Annie McChrystal]]></category>
		<category><![CDATA[donne militari]]></category>
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		<category><![CDATA[Fort McNair]]></category>
		<category><![CDATA[Isaf]]></category>
		<category><![CDATA[Stanley McChrystal]]></category>

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<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3458" href="http://www.paolacasoli.com/2010/08/donne1-il-valore-e-il-tranquillo-coraggio-femminile-secondo-stanley-mcchrystal/100723-a-0193c-008/"><img class="alignleft size-full wp-image-3458" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="100723-A-0193C-008" src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2010/08/Annie_Stanley-McChrystal.jpg" alt="" width="280" height="187" /></a>“Non li ho scelti per il loro valore, ma per quello delle loro mogli”. Sono le parole del re spartano Leonida a una delle mogli dei trecento guerrieri destinati ad affrontare una battaglia disperata a difesa della Grecia minacciata dai persiani di re Serse. Parole scritte da Steven Pressfield in un suo romanzo storico, parole riportate dall’allora generale – oggi ex comandante di Isaf &#8211; Stanley McChrystal nel suo discorso d’addio il 23 luglio a Fort McNair a Washington prima del suo ritiro dalle armi.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo riferimento al valore delle donne &#8211; qui considerate tra coloro che sono legate a militari con vincoli di coniugio, parentela o consanguineità &#8211; inizia una serie di sette post in sette giorni dedicati alla forza fisica e morale di donne che la divisa la portano o la accarezzano, ci scherzano o ci collaborano, la salutano alla partenza e la riabbracciano al ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso di Stanley McChrystal, così come trascritto dalla registrazione, è reperibile su <a href="http://www.americanrhetoric.com/speeches/PDFFiles/Stanley%20McChrystal%20-%20Retirement%20Address.pdf">www.americanrethoric.com</a>. Non si tratta del solito poema ingessato gonfio di deferenza alle autorità, è anzi un discorso informale e ironico con i consueti ringraziamenti ma anche con allegri riferimenti goliardici. E la consapevolezza espressa di quanto il “tranquillo coraggio” femminile, quello della moglie Annie in questo caso, rappresenti un elemento imprescindibile per il suo successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che poi le donne, con divisa o senza, siano dipendenti dalle M&amp;Ms, come la moglie di McChrystal, o adorino la biancheria raffinata da portare in ogni occasione, sia sul campo di battaglia sia mentre tentano un parcheggio impossibile in pieno centro storico, rimane forte il fascino da loro esercitato sul magico mondo maschile. Con tutta la dovizia di particolari che scalda i cuori dei loro uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.americanrhetoric.com/speeches/PDFFiles/Stanley%20McChrystal%20-%20Retirement%20Address.pdf">American Rethoric</a></p>
<p style="text-align: justify;">Foto: <a href="http://www.defense.gov/">defense.gov</a></p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.paolacasoli.com/?p=3457&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_3457" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a>
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