mercoledì, novembre 8th, 2006 76 views
pubblicato da Embedded l’8 novembre 2006
Forze alleate e afgane hanno catturato lunedì mattina 6 novembre “un noto terrorista di al-Qaeda e altri cinque estremisti nel corso di una operazione vicino alla città di Khowst”, nell’est dell’Afghanistan a confine con il Pakistan.
Lo riferisce un comunicato stampa del Combined Forces Command-Afghanistan (Cfc-A) . Il colonnello Thomas Collins, che ne è il portavoce, dice che l’operazione “prova che non c’è posto dove nascondersi per gli estremisti”.
L’operazione si è svolta senza che siano stati sparati colpi di arma da fuoco. Il terrorista che è noto per avere legami con la leadership di al-Qaeda è stato trovato con altri cinque estremisti di nazionalità saudita e pakistana, secondo quanto riportato.
Nel comunicato viene riferita anche la presenza di donne e bambini nel compound con gli estremisti, “proving once again that terrorists willingly place non-combatants in danger” ha detto Collins.
Ma potrebbe anche essere vero l’opposto. Cioè che i terroristi si sentono abbastanza tranquilli da potersi permettere di stare in compagnia dei propri familiari. Tra il materiale recuperato nel compound, infatti, c’è anche una videocamera con video di installazioni militari vicine. Saranno stati donne e bambini a fare i filmati?
Fonte: Centcom
1 Commento:
fausto g, Giovedì 9 Novembre 2006 ore 09:14
è acclarato che nelle tattiche di mimetizzazione delle formazioni jihadiste c’è l’utilizzo di donne e bambini.
Le motivazioni non sono univoche. Da un lato la presenza di un ambiente di clan o familiare rende più difficile l’indiduazione dei militanti armati che possono essere scambiati facilmente per pastori o agricoltori. Si complica l’eventuale minaccia di attacco aereo perchè i terroristi conoscono bene quali sono le remore dei comandi Nato o occidentali in genere a fare vittime civili. Tra l’altro nella cultura afgana è difficile che gli uomini sappiano gestire in modo esclusivo le incombenze di supporto. preparazione del cibo, ricambio degli indumenti, ecc. e queste incombenze sminuirebbero il pretigio di chi e leader o aspira a diventarlo. Per questo è necessaria la presenza femminile, anche con uno stuolo di bambini al seguito per non farle apparire strumentali. Ma sempre vengono concepite, da questi seguaci del profeta dediti al Jihad, come esseri inferiori, sottomesse e strumentali all’uomo combattente.
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mercoledì, novembre 1st, 2006 86 views
pubblicato da Embedded il 1° novembre 2006
“By restoring our holy shrines we are showing that orthodox serbs want to stay and survive in Kosovo and Metohija, where they have lived for many centuries. Restoration is the greatest encouragement for all serbs wishing to return to their homes, and by renewing our holy shrines we at the same time renew ourselves”.
E’ quanto affermato dal vescovo Teodosije della chiesa ortodossa serba in una intervista a Euronews nel corso di una visita a Prizren in Kosovo e riportata da Kosovo.net il 31 ottobre.
Ecco la foto (Kim info service) della cattedrale di San Giorgio a Prizren com’è oggi nel pieno dei lavori di ristrutturazione: cornice del tetto e copertura verranno portate a termine nei prossimi giorni. Nella foto il vescvovo con l’architetto Milan Catic sul tetto della cattedrale di San Giorgio a Prizren.
Fonte: Kosovo.net
Foto: Kim info service
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lunedì, marzo 13th, 2006 17 views
pubblicato da Embedded il 13 marzo 2006
“E’ stato un attentato suicida, un’auto si è avvicinata alla nostra ed è esplosa”. E’ la testimonianza di un responsabile della sicurezza del presidente del Senato afgano Sibghatullah Mojadidi, probabile bersaglio dell’attentato di ieri 12 marzo a Kabul uscito incolume dall’esplosione.
Il bilancio dei morti è di due civili e due attentatori. Ansa riporta in calce alla notizia un bilancio di 13 attentati suicidi condotti in Afghanistan dall’inizio dell’anno e rivendicati in gran parte dai talebani.
La pratica degli attentati condotti da kamilkaze non apparterrebbe però alla cultura afgana. Lo scorso 18 novembre 2005 l’ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi affermò nel corso di un convegno a Milano che “Gli afgani non hanno questa cultura, forse si tratta di elementi qaedisti”.
Permeabilità dei confini e conseguente infiltrazione di elementi ostili sono le cause degli attentati condotti soprattutto nella regione meridionale. Ieri sera intanto il portavoce dei talebani Qari Mohammad Yousuf ha letto al giornalista di Reuters nel sud dell’Afghanistan l’ordine di esecuzione dei quattro occidentali rapiti.
A volere l’esecuzione dei tre albanesi e del tedesco nelle mani dei rapitori sarebbe il capo dei talebani Mullah Mohammad Omar.
Fonte: Ansa, Reuters
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sabato, gennaio 21st, 2006 19 views
pubblicato da Embedded il 21 gennaio 2006
Il presidente del Kosovo Ibrahim Rugova è morto oggi a Pristina all’età di 61 anni. Rugova è stato una figura di riferimento per tutti coloro i quali aspiravano a uno stato equilibrato nel mezzo dei Balcani.
Embedded ha intervistato in proposito il generale di brigata pilota Luigi Orsini, ora in pensione, che dal 1998 al 1999 è stato capo del contingente dei verificatori Osce (Kosovo Verification Mission), ufficiale di collegamento tra Osce, esercito e polizia serba e che nell’ambito della missione Unmik dal 1999 al 2000 ha seguito l’operazione Kfor.
Generale Orsini, cosa significa la morte di Rugova oggi alla vigilia dei negoziati sullo status del Kosovo?
E’ una grossa perdita. Rugova era l’unica persona su cui si poteva sperare per un futuro equilibrato per il Kosovo, a prescindere dall’indipendenza o meno.
Cambierà qualcosa nella provincia autonoma governata ad interim dalle Nazioni Unite?
Probabilmente tutto resterà stabile poiché l’illegalità è fortemente radicata.
Potrebbero verificarsi dei disordini?
Lo ritengo improbabile per i motivi che le ho detto prima.
Quindi la morte di Rugova potrebbe spianare ancor di più la strada alla illegalità?
Diciamo che ora c’è un ostacolo in meno. Rugova è stato una persona corretta che ha tentato di dare una fisionomia di libertà al Kosovo a discapito della illegalità.
Commenti:
arsim, Sabato 28 Aprile 2007 ore 18:40
viva rugova e albanesi
grande albania
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martedì, gennaio 3rd, 2006 67 views
pubblicato da Embedded il 3 gennaio 2006
E’ il primo decollo immediato su allarme del nuovo anno per l’Aeronautica militare italiana (Ami). L’ordine di scramble, così viene definito in termini tecnici, è arrivato alle 13.53 di ieri dalla sala operativa della Difesa aerea del Comando operativo delle forze aree di Poggio Renatico in provincia di Ferrara e subito si è levato in volo un F-16 del 5° stormo di Cervia.
Obiettivo della missione l’identificazione di un aereo civile privo di contatto radio con gli enti del controllo del traffico aereo. Dopo che le procedure di identificazione sono andate a buon fine, il Boeing 767 della Excel Airways Limited in volo da Londra a Luxor è stato autorizzato a proseguire sulla sua rotta.
L’ultimo scramble del 2005 era stato dato per un aereo civile ucraino in volo da Kiev a Venezia lo scorso 18 dicembre.
Fonte: Aeronautica Militare Italiana
Foto: www.aviation-report.com
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giovedì, dicembre 29th, 2005 61 views
pubblicato da Embedded il 29 dicembre 2005
Chi ha seguito il Tg2 delle 20,30 di ieri avrà notato il servizio sulla visita del ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini nei Balcani. Nel montaggio delle immagini si sono visti tra i vari siti anche il monastero di Visoki Decani e il Villaggio Italia di Belo Polje, in Kosovo, di cui ho scritto nel post del 24 dicembre scorso.
Questa foto è stata scattata nella biblioteca del monastero, che viene protetto dai militari del contingente italiano della missione Kfor insieme con i monaci che ci vivono. Così è previsto dai compiti assegnati con la missione Nato.
Una situazione simile si è verificata anche 64 anni fa.
Nel libro conservato al monastero di Visoki Decani c’è la testimonianza di un ufficiale dei Carabinieri datata 25 maggio 1941. Dovendo garantire sicurezza al sito religioso, l’ufficiale è stato ospitato dai monaci e ha lasciato questo prezioso documento.
Mi piacerebbe trovare un commento a questo post da parte di quell’ufficiale o dei suoi discendenti.
UM ha scritto:
Un documento interessante sul grande gioco Balcanico, che si protrae almeno dall’ Ottocento. Anche poche righe di un semplice tenente de CC.RR. ci fanno assaporare la “geopolitica” vera.
UM (30/12/2005)
Foto: monastero di Decani
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mercoledì, dicembre 28th, 2005 70 views
pubblicato da Embedded il 28 dicembre 2005
Se periodicamente in teatro operativo si consuma la razione K in concomitanza della pulizia delle cucine, è anche vero che alla domenica in certi compound italiani viene servita l’aragosta.
Così mi è stato riferito a proposito della mensa di Villaggio Italia, a Belo Polje in Kosovo. A dire il vero io non l’ho mai vista perché non credo di aver mai mangiato a Villaggio Italia di domenica. E se anche l’ho fatto di sicuro all’aragosta non ci faccio caso (so che viene cotta viva e che “urla” con le chele legate dentro l’acqua in ebollizione: questo basta per farmi passare la fame).
Sarà una leggenda metropolitana, ma c’è una cosa che posso confermare: alla domenica i militari dei contingenti stranieri fanno la fila nelle mense italiane. Una specie di turismo gastronomico che conferma la qualità dei nostri menu serviti nei teatri operativi.
Che la razione K sia solo una scusa per mettersi a dieta?!
Tra i commenti pubblicati:
Le razioni ‘K’ in teatro vengono distribuite periodicamente per due motivi: il primo, per consumarle, altrimenti si rischia di farle scadere senza averle consumate; il secondo, per fare riposare gli addetti alla cucina e alla mensa. Sembra una sciocchezza, ma da loro può dipendere il buonumore degli operativi e quindi anche la loro sicurezza (Rosario di Palazzo).
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domenica, novembre 27th, 2005 78 views
pubblicato da Embedded il 27 novembre 2005
Il maggiore Michael Wunn, portavoce delle truppe americane in Kosovo, ha inviato una mail all’agenzia France Presse ieri 26 novembre in risposta alle dichiarazioni rilasciate al quotidiano francese Le Monde dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Alvaro Gil Robles.
Nell’edizione del 25 novembre di Le Monde Robles parlava di una “piccola Guantanamo” a Camp Bondsteel, nella mail di ieri Wunn riferisce che “Non c’è alcuna prigione segreta a Camp Bondsteel. È di pubblica notorietà che abbiamo qui un carcere della Kfor”.
E dell’esistenza dell’area di detenzione avevo scritto nel post di ieri richiamando una scheda di Globalsecurity, da cui si apprende che la struttura di detenzione destinata a chi commette irregolarità nel settore di pertinenza statunitense esiste dalla costruzione della base militare (giugno 1999).
E’ piuttosto il motivo – che ha ricordato a Robles quanto visto in Kosovo tre anni prima – ad avere rilevanza, cioè l’attuale questione sulla tortura per procura su cui Robles specifica di non avere elementi concreti per collegarsi a Camp Bondsteel. Ieri stesso l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Javier Solana ha dichiarato alla radio spagnola Cadena ser che la questione relativa agli aerei della Cia e alle “piccole Guantanamo” in Europa sarà oggetto di inchiesta.
Botta e risposta veloci tramite un quotidiano e una radio. Ma altrettanta efficienza da parte del portavoce delle truppe Usa in Kosovo che in meno di 24 ore dall’uscita di Le Monde ha spedito una mail chiarificatrice all’agenzia di stampa francese France Presse.
Commenti:
Antonello, Martedì 29 Novembre 2005 ore 10:18
Una piccola riflessione relativa alla comunicazione adottata dal portavoce Wunn. In effetti la mail rappresenta un feed back non proprio tradizionale e molto diretto, rispetto ad un comunicato stampa “canonico”. Che stia cambiando qualcosa anche nel modo di impostare le relazioni con la stampa?
Paola Casoli, Martedì 29 Novembre 2005 ore 11:12
Ho proprio voluto dare questo taglio al post, in modo che ci riflettiamo tutti insieme. Tradizionalmente la mail viene utilizzata per diramare un comunicato stampa, in questo caso sembrerebbe usata come mezzo rapido in risposta a una urgenza comunicativa. Vedremo le tendenze future. Per ora chi ricorda casi simili me li comunichi per favore, così possiamo dare un carattere più scientifico all’osservazione.
Grazie Antonello per l’utile intervento.
Paola Casoli
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sabato, novembre 26th, 2005 151 views
pubblicato da Embedded il 26 novembre 2005
Camp Bondsteel è la base militare Usa situata a Urosevac, nel sud del Kosovo.
Ieri 25 novembre il quotidiano francese Le Monde ne ha parlato in apertura come di una “piccola Guantanamo”, riportando le dichiarazioni del commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Alvaro Gil Robles che ha visitato la base nel settembre 2002.
Robles parla di un sito che visto dall’alto di una torretta sembra la ricostruzione in piccolo di Guantanamo. Dice di aver visto nel corso della sua visita al campo, accompagnato dall’allora comandante di Kfor il generale francese Marcel Valentin, tra i 15 e i 20 prigionieri vestiti di tute arancioni “come quelle dei detenuti di Guantanamo”.
A Camp Bondsteel, secondo quanto riportato da Globalsecurity, è dal 1999 che è presente un’area di detenzione interna alla base militare. Una struttura costruita con tende dalle pareti e dai pavimenti in legno compensato, con elettricità, luce e riscaldamento. Una zona docce e le misure di sicurezza perimetrali caratterizzano la struttura che ha sostituito le prime celle di detenzione provvisorie. L’area di detenzione di Camp Bondsteel, sempre secondo quanto riportato da Globalsecurity, è destinata a persone incarcerate in seguito a incidenti verificatisi nel settore di competenza statunitense.
A spingere Robles a ricordare pubblicamente quanto visto tre anni fa è la questione attualmente dibattuta sui siti di detenzione segreti della Cia e sui voli speciali per le persone sospettate di legami con Al Qaeda. “Non posso stabilire dei legami tra queste informazioni e Camp Bondsteel dato che non dispongo di elementi concreti al riguardo, ma penso che sia necessario esigere delle spiegazioni su questa base in Kosovo” conclude Robles.
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giovedì, novembre 24th, 2005 69 views
pubblicato da Embedded il 24 novembre 2005
La brigata multinazionale sud-ovest in Kosovo è a comando italiano dal 21 novembre. A circa un anno dal rientro in patria del generale di brigata Danilo Errico, che comandava la brigata l’anno scorso, il compound di Prizren in Kosovo torna a essere guidato da un italiano.
Lunedì scorso il generale di brigata Claudio Mora ha assunto il comando avvicendando il collega tedesco generale di brigata Norbert Stier.
L’unità situata nella zona sud occidentale del Kosovo è composta da circa 7 mila uomini di 13 nazioni e ha la responsabilità del 40% del territorio. Prizren è stata teatro di scontri tra diverse etnie nel marzo 2004. Nelle foto scattate un anno fa si possono vedere le case serbe bruciate.
La moschea nella foto è proprio a ridosso dell’area bruciata e contrasta con la chiesa ortodossa distrutta e saccheggiata. Giungendo a Prizren da nord ovest si passa accanto a una vasta area coltivata a vigneto. Un anno fa era incolta: apparteneva a un serbo che ha abbandonato il Kosovo in seguito ai disordini ai danni delle minoranze (il Kosovo è a maggioranza albanese). Mi è stato riferito che il vino prodotto da quel vigneto riforniva non solo l’area sud occidentale, ma anche la Croazia.
Foto: materiale proprio
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