Esercito: mancò il budget, non il valore!

lunedì, gennaio 16th, 2012 356 views

By Cybergeppetto

L’amico Vincenzo Ciaraffa ha scritto su queste pagine un bell’articolo sull’Esercito. Sposo in pieno le sue considerazioni, ma, con tutta la stima che ho per Lui, debbo ricordargli che non parliamo di un Esercito qualsiasi, ma di quello che ha a fianco l’aggettivo Italiano.

E’ un aggettivo che pesa, italiano vuol dire, come giustamente dice Vincenzo, che i politici non hanno una strategia di Difesa e non sanno proprio cosa farsene dell’Esercito, a parte il solito uso come stipendificio.

Gli italiani hanno sempre guardato all’Esercito come quella cosa che si è dissolta l’8 settembre, anche se l’8 settembre si dissolsero il Re e il Duce, cioè i politici d’allora. Si usa dire che l’8 settembre è la festa dello Stato Maggiore, l’edificio dal quale il Re fuggì insieme ai suoi accoliti.

Molti militari rimasero al loro posto per vari giorni, sempre fiduciosi che gli ordini sarebbero arrivati. Mio papà era sergente, il 12 settembre era il più elevato in grado della sua caserma, ci mise quattro giorni a realizzare di che pasta erano fatti i politici, ma alla fine capì l’antifona e se ne andò.

Negli anni Settanta i militari facevano schifo a tutti i politici, soprattutto ai cattocomunisti che magari avevano prima indossato la camicia nera e poi voltato gabbana. Ricordo ancora il disprezzo che i fricchettoni, figli dei fiori e anarco-terroristi, nutrivano per chi aveva una divisa. E’ la solita storia, il cane morde sempre lo straccione.

In tutti questi anni alle Forze Armate, e quindi anche all’Esercito, sono andate solo le briciole del PIL, anche i muri del Consiglio Atlantico durante la Guerra fredda sapevano che non avevamo, e non abbiamo, mai investito abbastanza in sicurezza. Quando è crollato il muro è crollato anche l’Esercito ridotto che c’era per quell’esigenza.

In questi tempi di crisi ricomincia il giochetto dei vetero-che-guevaristi che dicono che le spese militari sono eccessive. Tutti questi parlamentari, opinionisti, socio-cretini e filosofi del menga vadano a visitare le caserme, invece che strapparsi i capelli per gli avanzi di galera, si chiedano quanti soldi ci sono nella caserma X dell’ultimo reparto in fondo a destra, nel tacco, nella punta o sul bordo dello stivale. Si chiedano quanto si spende per la manutenzione o per l’addestramento di base e si facciano due conti. Si chiedano quanti giovani vengono illusi con la ferma breve e poi si ritrovano a culo per terra.

I soldati sono gente comune, che deve fare il proprio dovere, sudare e schiattare al freddo e al gelo finché ne ha la capacità, ma poi lavorare in altre parti della società, come fanno tutti nei paesi anglosassoni. Perché è chiaro che lo zaino sulle spalle lo porti solo sei hai fiato e le giunture ti tengono in piedi. Se poi vuoi andare all’estero devi saper le lingue, le procedure e quant’altro ti serve per sperare di tornare a casa.

Ma i soldati sono cittadini come tutti, i loro doveri sono i doveri di tutti, se non produciamo abbastanza per lo stile di vita che abbiamo, è inutile puntare il dito contro l’altro, quello che spreca, perché è ormai chiaro alle persone con un briciolo di onestà che lo spreco è diffuso in ogni parte della società e a ogni livello.

Per uscirne bisogna lavorare e produrre di più, in ogni parte della società, quelli che dicono che prima tocca agli altri sono i disonesti, che abbiano la divisa o meno.

Cybergeppetto

p.s. Caro Vincenzo, non lo so quando l’Esercito sarà degno di questo nome, temo che nel frattempo sia solo degno del suo Paese, anche se i suoi membri si fanno tanto onore ovunque, in Italia e all’estero. Come tu sai, il motto dell’Esercito rimane “Rei pubblicae salus suprema lex esto”.

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“Un Esercito degno di questo nome” (Parte I, Parte II, Parte III) – By Vincenzo Ciaraffa (6 gennaio 2012)

Foto: blogstoria.it

“Un Esercito degno di questo nome” (III parte)

domenica, gennaio 8th, 2012 252 views

Continua da “Un Esercito degno di questo nome” (I Parte e II Parte)

By Vincenzo Ciaraffa

In tutta sincerità, si fa fatica a ritenere competenti i nostri vertici militari, se essi non riescono a rendersi conto neppure di una contraddizione che hanno sotto gli occhi tutti i giorni, ovvero la contraddizione delle remunerazioni straordinarie.

Per chi non lo sapesse, infatti, ai militari spetta la corresponsione dello straordinario, come ad ogni lavoratore italiano. Ma essi non sono come tutti i lavoratori italiani! Stante l’atipicità del loro lavoro, infatti,  non sarebbe stata più economica per l’erario, oltre che più giusta ed omogenea, una specifica indennità fissa?

D’altronde, un Esercito che si ostina a pagare gli straordinari a professionisti che fanno un lavoro straordinario per tutta la vita, ha buone probabilità di finire in mano ad un curatore fallimentare.

Per i prossimi dieci anni, pertanto, la politica per le Forze Armate (se “armate” devono rimanere) dovrebbe essere quella del piede in casa e di finanziamenti costanti, per quanto risibili essi possano essere.

Sì, perché il vero problema che affligge l’organizzazione militare più che l’esiguità delle risorse disponibili, è la loro variabilità, variabilità che impedisce agli Stati Maggiori la realizzazione di un qualsivoglia tipo di programma, anche minimo e sul breve termine.

Perciò sarebbe auspicabile, una volta stabilita l’entità delle risorse possibili da assegnare alla Difesa, che esse restassero costanti almeno per un decennio.

La difficile contingenza economica sicuramente non consente grandi investimenti nel settore e, tuttavia, non si può pensare di far operare gli aerei senza carburanti, i carri armati senza manutenzione ed i militari senza un minimo di addestramento.

Ma per una reale presa d’atto dei problemi che stanno per immobilizzare il nostro dispositivo di difesa, occorrerebbe una classe politica più serena e vertici militari meno compiacenti, compiacenza che rasenta l’ignavia perché sembra tesa unicamente a non disturbare il manovratore.

E fingere che non esistano i problemi, non li elimina, anzi, si dà ad essi il tempo di aggregarne altri! Infatti, subito dopo quello delle difficoltà economiche, le Forze Armate saranno chiamate a sciogliere il nodo della selezione e del governo del personale, selezione e governo che andrebbero almeno rivisti, dal momento che si stanno riproducendo al suo interno i peggiori vizi della società civile, droga ed alcolismo inclusi.

Per carità, nessuno pensa che un Esercito di popolo come quello italiano debba vivere avulso dalla società come accadeva fino alla II Guerra Mondiale, ma sicuramente deve sapere incarnare la parte migliore del contesto sociale che lo esprime.

Ma questo è un problema riconducibile ai valori ed all’etica militare e, pertanto, andrebbe affrontato in una specifica trattazione, anche se al momento nulla ci vieta di interrogarci almeno su quali siano oggi l’etica ed i reali valori di riferimento delle Forze Armate italiane e, soprattutto, se essi vengono trasmessi.

In verità, qualcuno ha avanzato già da tempo seri dubbi sulla capacità di coloro che dovrebbero trasmetterli: “Occorre affondare il bisturi nella piaga ed affrontare gli errori e le colpe singole  e collettive che hanno trascinato l’Esercito così in basso nella considerazione degli italiani […] Oggi, se si vuole tentare di ricostruire un esercito, anche piccolo ma su solide basi, occorre anzitutto ricostruire la mentalità degli ufficiali richiamandoli […] a quelle vecchie tradizioni militari per le quali in tempo di pace è anzitutto un educatore ed animatore dei suoi soldati. Sino a quando in questo Paese saranno apprezzati e seguiti i furbi, anziché i diritti e gli onesti, non avremo un Esercito degno di questo nome”.

Queste parole sembrano essere state scritte ieri e, invece, sono state estrapolate da un discorso del Generale Raffaele Cadorna, Capo di Stato Maggiore del ricostituito Esercito italiano dal 1945 al 1947 quando, esempio poco imitato nelle nostre Forze Armate, si dimise dal suo alto incarico perché in disaccordo con l’allora Ministro per la Difesa.

In verità, sarebbe interessante partire proprio dal pensiero di Cadorna per capire come oggi vengono formati i Quadri dirigenti delle nostre Forze Armate, ma mettere troppa carne sul fuoco confonderebbe i problemi e le loro priorità.

Accontentiamoci, perciò, di concludere col rilevare la differenza di stile tra chi, pur denunciando una situazione disastrosa, si guarda bene dal trarne le dovute conclusioni, rimanendo abbarbicato al proprio incarico e  chi, invece, è stato capace di rinunziarvi per coerenza e rispetto del proprio ruolo.

Vincenzo Ciaraffa

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“Un Esercito degno di questo nome” – By Vincenzo Ciaraffa (I ParteII Parte)

Il generale Cadorna è diwikipedia

“Un Esercito degno di questo nome” (II Parte)

sabato, gennaio 7th, 2012 292 views

Continua da “Un Esercito degno di questo nome” (I Parte)

By Vincenzo Ciaraffa

E’ sotto gli occhi di tutti che, oggi, essi non sono in grado di fare tutte e due le cose e che, forse, non sono  in grado di farne bene neanche una soltanto. D’altronde, anche al più inguaribile degli ottimisti, riuscirebbe difficile sostenere che all’estero possa essere credibile un Esercito che non ha le risorse economiche neppure per rinnovare i Quadri, i sistemi d’arma, il parco automezzi e, più banalmente, per addestrarsi.

Le necessità da soddisfare e le problematiche da risolvere nel settore Difesa sono, dunque, di quelle che farebbero tremare i polsi, ma i nostri vertici politici e militari sono persuasi che i fondi per le Forze Armate potranno essere reperiti dalla vendita delle infrastrutture militari in disuso o – come auspicava l’immaginifico Generale Cecchi –  negli studios cinematografici.

Soltanto questa diffusa persuasione potrebbe spiegare il silenzio che, come un sudario, tende ad avvolgere un problema che, nella sostanza, mette in discussione il nostro stesso modello di difesa, un silenzio che, in verità, giova a tutti, eccetto che alla verità.

Giova alla classe politica, perché così essa può continuare a far credere all’opinione pubblica che quello della difesa militare è un problema delle Forze Armate e non del Parlamento; giova ai vertici militari i quali, per il solo fatto di avere presentato alcuni Cahiers de doléances, si sentono con la coscienza a posto.

Questi ultimi, insomma, si comportano come un Ufficiale di Picchetto che, una volta data la sveglia alla caserma, se ne torna placidamente a dormire. E, alla presenza di una situazione così disastrosa, si guardano bene dal presentarsi al Ministro della Difesa, salutare la bandiera, sbattere i tacchi e rimettere il proprio incarico, per riportare, così, all’attenzione della Nazione un problema che la riguarda molto da vicino.

Ma, a quanto pare,  i termini e le dimensioni del problema non sono chiari neppure allo stesso reggitore dello specifico dicastero, il quale – mentre le Forze Armate rischiano di scomparire come complesso operativo per mancanza di soldi –  è andato ad inventarsi la “Mini naja”. Questo significherà che, per quindici giorni, alcune centinaia di ragazzi fingeranno di essere soldati, fruendo di vestiario, vitto, alloggio e paga giornaliera e, dopo questa scampagnata in grigioverde, se ne ritorneranno a casa.

D’altronde, il Ministro per la Difesa non può neppure invocare a giustificazione delle sue maldestre trovate il fatto che, essendo il suo un ruolo politico, non ha ben chiara la deficitaria situazione economica delle Forze Armate, stante l’intervista che ha rilasciato al Corriere della Sera il 10 agosto del 2010.

Nella circostanza, infatti, il reggitore del dicastero difesa ha rivelato che le autoblindo operanti in Afghanistan reperivano i pezzi di ricambio “cannibalizzando” quelle fuori uso, senza rendersi conto che con quell’affermazione inseguiva la stessa logica di Mussolini all’atto di scaraventare l’Italia nella II Guerra Mondiale: non importa se scassati e senza neppure i pezzi di ricambio, l’importante è esserci!

Probabilmente il Ministro aveva pensato che, dal punto di vista finanziario, gli euro da spendere  per la “Mini – naja” sarebbero stati, in fondo, soltanto gocce nel mare, senza realizzare che, quando il mare diventa un catino, bisognerebbe centellinare anche le gocce.

Meglio avrebbe fatto il Ministro ad occuparsi della vera naja, cioè del futuro dei cosiddetti Volontari in Ferma Prolungata (VFP1) i quali, chiamati a sostituire per un paio di anni la frettolosamente abolita leva, con stipendi mortificanti, la maggior parte di essi non viene transitata in servizio permanente pur avendo acquisito costose specializzazioni militari che, così, vanno disperse. E, invece,  tornati a casa sono costretti a sottoporsi ad una nuova via Crucis per trovare un posto di lavoro.

Meglio ancora avrebbe fatto il Ministro a preoccuparsi per la penuria di Sottufficiali del ruolo Sergenti, e per dotare i nostri militari in Afghanistan di mezzi di protezione più sofisticati. Molti italiani di una certa età forse ricordano l’orgogliosa risposta che il Cancelliere della Germania Ovest, Willy Brandt,  diede ad un giornalista che gli aveva chiesto se era vero che l’Armata Rossa sarebbe potuta arrivare a Bonn in mezz’ora: “Sì, se la Wehrmacht, però, si mette a dirigere il traffico!”.

Un nostro capo del governo potrebbe dare la stessa risposta  ad una similare domanda? Ovvero, le attuali Forze Armate sono realmente in grado di difendere il nostro Paese o, se vogliamo, sono in mani competenti? (segue III e ultima Parte)

Vincenzo Ciarafffa

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“Un Esercito degno di questo nome” (I Parte) - di Vincenzo Ciaraffa (6 gennaio 2012)

Foto: direttanews.it

“Un Esercito degno di questo nome” (I Parte)

venerdì, gennaio 6th, 2012 368 views

By Vincenzo Ciaraffa

Diviene sempre più diffusa la sensazione che l’Italia stia andando avanti, peraltro a rilento rispetto ad alcuni Paesi europei, senza un progetto politico per il futuro, accontentandosi di campare alla giornata e, quel che è peggio, senza mai interrogarsi su niente.

Forse che qualcuno in Parlamento si è chiesto qual è oggi il senso delle operazioni militari di pace all’estero con delle Forze Armate in procinto di chiudere bottega per mancanza di risorse economiche?

La situazione generale del comparto difesa, difatti, non è mai stata così disastrosa come negli ultimi venti anni, ed a sostenerlo sono stati alcuni personaggi sicuramente lontani da ogni faziosità. L’11 giugno del 2004, l’allora Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale Giulio Fraticelli, dichiarò alla conferenza presso il Centro Alti Studi delle Difesa: “La situazione attuale vede 10.000 posti letto disponibili secondo il nuovo standard su 81.000 necessari […] i fondi necessari per l’ammodernamento dei tre pacchetti di forze entro il 2020 e per le infrastrutture ammontano a un totale di circa 33 miliardi di euro. Considerando però le priorità fissate e l’esigenza minima di conseguire l’ammodernamento del primo pacchetto di forze entro il 2015, saranno necessari mediamente 1.200 milioni di euro”.

Di seguito, il suo successore, il Generale Filiberto Cecchi, inviò  - il 27 gennaio del 2006 –  una circolare alle Unità dipendenti che eufemisticamente potremmo definire surreale: “La recente approvazione della legge finanziaria 2006 ha, purtroppo, confermato una situazione di straordinaria criticità nella quale le risorse iscritte nella funzione difesa sono talmente esigue da incidere profondamente sul funzionamento, sui processi decisionali e sulle attività da porre in essere. I volumi finanziari dell’Esercizio, infatti,  a fronte di 900 M euro valutati come esigenza minima per superare, senza traumi eccessivi, l’eccezionalità dell’evento, non superano i 535 M euro […] Peraltro, sono definitivamente svanite le iniziali attese circa il possibile afflusso di ulteriori fondi provenienti dalla cartolarizzazione […] Le risorse residuali sono state destinate principalmente alla preparazione ed al supporto delle forze impiegate o da impiegare in operazioni, in Patria ed all’estero. Le deficienze che dovessero palesarsi non dovranno giustificare cali di attenzione sulla sicurezza del personale ovunque impegnato […] È evidente che le riduzioni operate non saranno sufficienti a mantenere lo strumento neppure su quei livelli minimali inizialmente  auspicati […] l’eccezionalità del momento richiede comportamenti innovativi e ulteriori sforzi di intelligente creatività […] A tale patrimonio motivazionale annetto valore prioritario, ancor più della stretta operatività, perché solo facendo leva sull’abnegazione e sull’intelligenza dei nostri uomini si potrà superare il difficile momento e garantire un futuro di crescita al nostro esercito”.

Ma, oltre ad essere surrealisti, ci vuole anche una non comune disinvoltura per potere affermare che “le riduzioni operate non saranno sufficienti a mantenere lo strumento neppure su quei livelli minimali” e, allo stesso tempo, sostenere che si possa “garantire un futuro di crescita al nostro esercito”! Ma, durante un’intervista concessa il 20 aprile successivo, il Generale Cecchi andò oltre (molto oltre …) il surreale, riferendo alla stampa che, secondo lui, la soluzione per trarre l’Esercito fuori dalle insostenibili angustie di bilancio poteva essere il ricorso agli sponsor privati. Ma, a chiarire più dettagliatamente il suo pensiero, fu la risposta fornita ad un giornalista che gli aveva chiesto se in avvenire avremmo visto carri armati recanti sulle fiancate la pubblicità della Coca Cola: “Questo no. L’esercito inglese, che certamente non versa in condizioni drammatiche come le nostre […] noleggia, per così dire, uomini e mezzi per fare dei film […] credo che anche l’Italia si dovrebbe adeguare”.

Dopo una siffatta,  incredibile dichiarazione, il Ministro per la Difesa di un governo serio, in uno Stato serio, avrebbe preteso le immediate dimissioni del capo dell’Esercito! Ma, per quanto incredibili e sconcertanti, le affermazioni di Cecchi rivelavano comunque l’esistenza di un problema serio.

Infatti, il successivo 23 luglio del 2008, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Camporini, durante un’audizione in Parlamento, spiegò che, dopo gli ennesimi tagli al budget della Difesa, le Forze Armate si sarebbero ridotte ad un mero “stipendificio”, o ammortizzatore sociale.

Questo perché i governi che si sono avvicendati negli ultimi venti anni, hanno sempre eluso il vero problema: con i pochissimi euro a disposizione i militari avrebbero dovuto barcamenarsi per mantenere in piedi la baracca, oppure continuare ad esibire i muscoli all’estero?  … (segue II Parte)

Vincenzo Ciaraffa

Foto: repubblica.it

Il ministro Di Paola nel messaggio di fine anno alle Forze Armate: situazione insostenibile, tagli nel 2012

sabato, dicembre 31st, 2011 211 views

Il ministro della Difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola, in occasione delle festività di fine anno, ha inviato alle Forze Armate il seguente messaggio:

Ufficiali, Sottufficiali, Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Personale civile della Difesa,

il 2011 giunge al termine e, nel rivolgere a voi ed ai vostri familiari un saluto caloroso ed un augurio sincero di buon anno nuovo, desidero ringraziarvi, a nome del Governo e mio personale, per il lavoro svolto in questi dodici mesi di dedito impegno prestato al servizio del Paese.

Un impegno che ha visto migliaia di militari italiani impiegati in lontani Teatri d’operazione: dal Kosovo all’Afghanistan, dal Libano al Corno d’Africa fino all’ultimo intervento – conclusosi di recente – nei cieli e nelle acque della Libia a difesa e protezione della popolazione civile.

Oggi, il nostro commosso e riconoscente pensiero va a quanti, impegnati nelle missioni internazionali di pace e sicurezza, hanno offerto la propria vita nell’assolvimento del dovere per difendere i valori di libertà e democrazia. Ai loro familiari la Difesa tutta rinnova il più fervido cordoglio e si stringe in un affettuoso e solidale abbraccio.

Ma il nostro pensiero va anche ai feriti e a quanti in particolare porteranno segni indelebili del loro impegno a favore della pace. A tutti va l’augurio di pronta guarigione e la certezza della nostra vicinanza oggi e domani.

L’attuale contesto politico-strategico complesso ed in continuo mutamento, caratterizzato da numerosi focolai di crisi e da conflitti regionali, richiede un contributo condiviso alla sicurezza ed al mantenimento della stabilità internazionale.

Ed è in questo quadro che l’Italia, su richiesta della Comunità internazionale, ha assunto degli impegni che sta mantenendo e continuerà a mantenere fornendo alla sicurezza comune un contributo che è unanimemente riconosciuto come rilevante ed efficace.

Altrettanto importante è stato, anche, l’impegno sostenuto dalle Forze Armate sul territorio nazionale sia in occasione di emergenze e di eventi calamitosi sia nel concorso alle Forze di Polizia per garantire la sicurezza del territorio.

Questo è quello che il Paese vuole da noi, questo è quello che noi dobbiamo al Paese: operatività, professionalità e impegno.

Ufficiali, Sottufficiali, Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Personale civile della Difesa,

il 2012 sarà anch’esso un anno non facile e denso di attività. Ai tradizionali impegni operativi, all’estero ed in Patria, vanno sommati gli effetti del difficile momento di congiuntura economica internazionale che ha coinvolto il nostro Paese e che richiede un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. In tale contesto le Forze Armate sono chiamate a fare la propria parte. Oggi lo strumento militare, così come è strutturato, non è più sostenibile.

Questa è la realtà. E la realtà, oggi, impone una revisione dello strumento per conservare ciò che più conta, la sua operatività e la sua efficacia.

In questo consiste il cambiamento che – come sempre è avvenuto nella storia delle nostre Forze Armate – troverà in voi, ne sono sicuro, protagonisti all’altezza della situazione.

Nel rinnovarvi il mio più vivo apprezzamento per il vostro operato, giunga a tutti voi e alle vostre famiglie il più fervido augurio di Buon Anno, particolarmente sentito per quanti, militari e civili, trascorreranno queste giornate di festa in missione, lontani dai propri affetti”.

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Fonte: ministero della Difesa

Foto: ministero della Difesa

4 novembre 2011: Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Le celebrazioni della Difesa

giovedì, novembre 3rd, 2011 290 views

Le celebrazioni della Difesa in occasione del 4 novembre 2011, che ricorre quest’anno nel 150° anniversario dall’Unità d’Italia, sono in realtà già cominciate lo scorso 29 ottobre con l’inaugurazione, da parte del ministro della Difesa Ignazio La Russa, della mostra itinerante su un treno delle Ferrovie dello Stato a rievocazione del Milite Ignoto nel 90° dalla sua traslazione.

La mostra itinerante del “Viaggio dell’eroe”, che ha sostato a Venezia il 30 ottobre, a Bologna il 31 e a Firenze il 1° novembre, è ora visitabile a Roma, nella stazione Termini, fino al prossimo 6 novembre.

Nella giornata di venerdì 4 novembre il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano deporrà la corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto all’Altare della Patria, a Roma, e al Sacrario dei Caduti d’Oltremare, a Bari. A Redipuglia, in provincia di Gorizia, al Sacrario dei Caduti della I Guerra Mondiale si terrà una cerimonia commemorativa.

Caserme, basi navali e aeroporti militari resteranno aperti al pubblico in tutta Italia.

Dal 4 al 6 novembre sono in programma manifestazioni delle Forze Armate e della Guardia di Finanza d’intesa con le Amministrazioni comunali nelle città di: Ancona, Aosta, Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Campobasso, Caserta, Firenze, Genova, L’Aquila, La Spezia, Milano, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Spoleto, Torino, Trieste, Udine, Verona e Viterbo.

A Milano, in particolare, dal 4 al 6 novembre sono in agenda una mostra di uniformi, mezzi e cimeli storici delle Forze Armate nella piazzetta Reale; una mostra fotografica e proiezioni a carattere storico, nella Loggia dei Mercanti, e (il giorno 4) una cerimonia commemorativa e ammaina bandiera al Sacrario dei Caduti milanesi per la Patria in piazza Sant’Ambrogio.

Oggi 3 novembre, a Roma, si terrà a Palazzo del Campidoglio un convegno organizzato dal Consiglio Permanente di Coordinamento fra le Associazioni d’Arma sul tema “Le Associazioni d’Arma: realtà e prospettive”; mentre dal 4 al 6 novembre al Circo Massimo ci sarà un’ esposizione di materiali e mezzi delle Forze Armate e della Guardia di Finanza con una mostra storica intitolata “Dalle Battaglie che hanno fatto l’Italia al Nuovo Stato. L’estremo Sacrificio per la Patria nel 90° anniversario della tumulazione del Milite Ignoto”.

In programma il passaggio delle Frecce Tricolori, esibizioni di bande militari e concerto nel pomeriggio di domenica 6 novembre.

Un convegno della Commissione Italiana di Storia Militare sul tema “Il Nuovo Stato. 1861-1871” al Centro Alti Studi per la Difesa a Palazzo Salviati, il prossimo 15 e 16 novembre, concluderà le celebrazioni.

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Fonte: Difesa

Foto: Difesa

Pensioni sprecate

lunedì, ottobre 10th, 2011 557 views

By Cybergeppetto

La pensione, e l’ozio, del generale Mini incominciano a dare i loro frutti migliori

L’articolo Forze sprecate del generale Fabio Mini sull’ultimo numero de L’Espresso è un preclaro esempio della profondità e capacità di pensiero delle anime nobili e coscienziose della prima, seconda… ennesima Repubblica.

Un’apposita commissione del blog, costituita dall’Anacoreta (presidente), da SugarLady (membro) e dallo scrivente (membro e segretario), esaminate le perle di saggezza contenute nel saggio letterario/generalizio dell’augusto lesto fante (Mini è un bersagliere), ha deliberato all’unanimità di conferirgli il Premio Pensioni Sprecate.

Si tratta di un alto riconoscimento che viene tributato a tutti quegli italiani che si distinguono nell’impiego del loro tempo per analisi che nessuno ha chiesto loro, contraddistinte da una logica decisamente zoppicante e, infine, analisi che avrebbero potuto essere evitate andando ai giardinetti coi nipoti o, in subordine, giocando a briscola all’osteria.

L’articolo inizia subito con i fuochi artificiali allorché dichiara con solennità che nella situazione di crisi attuale una delle cose che spicca è “il silenzio dei militari”. Non è chiaro cosa sarebbe successo se il nostro fosse stato nominato Capo di Stato Maggiore della Difesa. Avrebbe criticato la speculazione in conferenza stampa? Avrebbe mandato una task force a rapire i presidenti delle agenzie di rating? Avrebbe chiuso Piazza Affari e spostato la Borsa a Forcella? Ci auguriamo vivamente che in prossimi articoli il signor generale sviluppi vieppiù il suo orientamento strategico comunicativo.

Colpisce il sussulto morale dell’articolo allorché sferza i militari in servizio con uno stentoreo j’accuse :” … ci si aspetterebbe che almeno qualcuno di essi parlasse…”. Eppure le cronache mediatiche non sono affollate da roboanti accuse del Generale, quando era in servizio, sullo stato della Difesa in Italia; forse allora sarà stato afflitto da afonia cronica evidentemente risolta all’atto del passaggio in quiescenza. Però ora rimane da curare la grafomania pensionistica.

Con animo grato, leggiamo che le Forze Armate :

-         ”…non hanno un orientamento politico…”, magari ci voleva un commissario politico, lo avessimo saputo, potevamo trattenere il nostro in servizio;

-         “…non hanno la conoscenza dei problemi sociali del paese…”, magari lui avrebbe potuto arruolare degli assistenti sociali;

-         “…non hanno collegamenti con il mondo economico e con quello del lavoro..”, magari da quando lui si occupava di coordinare gli approvvigionamenti militari si saranno persi i contatti;

-         “…non hanno intellettuali che le stimano e politici che si fidano…”, se gli avessimo dato un ruolo da opinion leader in servizio, forse gli intellettuali e i politici che si fidano di lui avrebbero spalmato un po’ di “humus” in meno sul ventilatore.

Tutta questa serie di perle non sarebbe stata sufficiente all’attribuzione del premio che, tuttavia, si rende necessaria per un passaggio dall’alto valore intellettuale, da alto tono morale e dalla scelta di un momento assai catartico.

Il nostro eroe postmoderno, con il suo piumetto in testa, così come Enrico Toti lanciava la sua gruccia contro l’Austrungarico invasore, verga con veemenza sul recto dello statino della sua pensione la direttiva strategica: ”le Forze Armate dovrebbero programmare una drastica riduzione in chiave efficientista partendo dalla definizione di ciò che è necessario all’Italia per la propria sicurezza militare”.

E se qualcuno ancora non sapesse che il potere militare dovrebbe essere soggetto a quello politico e che gli obiettivi li definisce la politica, orbene, costui può andare a fare l’attendente del signor generale.

Cybergeppetto

p.s. La commissione del Premio Pensioni Sprecate ha posto al primo punto dell’ordine del giorno della prossima seduta il conferimento dell’onorificenza anche a coloro che, con sagacia e serenità di giudizio, promossero fino al grado apicale il generale Mini.

Foto: blog Etleboro

La Cina è vicina al dominio del mondo, dice il Pentagono. Panzane, risponde la Cina

sabato, agosto 27th, 2011 266 views

Il rapporto del Pentagono parla chiaro. La Cina sta riorganizzando le proprie forze armate e per il 2020 sarà in grado di rappresentare una seria minaccia per la stabilità della regione asiatica che si affaccia sull’Oceano Pacifico.

L’articolo della BBC online dal 25 agosto riferisce dell’annuale rapporto del Pentagono dedicato alla Difesa cinese e del netto giudizio formulato: la Cina ha ampiamente sanato il divario tecnologico con l’Occidente.

Non bastavano le minacce in forma virtuale sotto l’aspetto di attacchi informatici di provenienza prevalentemente cinese a computer e a server di grandi sistemi occidentali, come aveva rivelato McAfee, azienda leader nel settore degli antivirus per la navigazione sicura sul web. Ora la Cina è concretamente all’avanguardia anche sul settore degli armamenti. E la denuncia arriva dal Pentagono.

A pochi sarà sfuggito il varo in tempi record della prima portaerei che la Cina ha deciso di mettere a punto per la propria Marina Militare. La Varyag, questo il nome del mezzo navale, è nata dalla possibilità dei cinesi di allestire e mettere a punto un mezzo che i russi non si potevano permettere.

A conti fatti, viste le ristrettezze delle altre Difese mondiali, la Cina sta facendo passi da gigante se messa in proporzione a chi, invece, le portaerei le deve smantellare, non importa che siano di prestigio storico o di Sua Maestà. E il discorso, sia chiaro, non si limita certo alle portaerei.

Pur di perseguire il suo obiettivo, parla chiaro il rapporto, Pechino sta sviluppando capacità offensive nei confronti delle altre potenze. Tutte panzane, ha tagliato corto la Cina riferendo che il budget per incrementare la sua Difesa è pari quest’anno al 12,7%: bruscolini, rispetto a quello degli Stati Uniti.

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Cybereterrorismo in Paola Casoli il Blog

Fonte: BBC

Foto: AP/BBC

I mostri della repubblica. Il Consiglio Supremo di Difesa – Parte terza

sabato, luglio 23rd, 2011 151 views

By Cybergeppetto

Avevamo lasciato i nostri eroi a discettare sul futuro alquanto incerto della Libia, ma l’esame dell’ultima parte del comunicato riserva ulteriori perle di saggezza politichese.

Recita il testo dell’assise suprema: “Il Consiglio ha quindi esaminato lo stato della cooperazione internazionale in materia di sicurezza e difesa, verificando le opzioni percorribili per realizzare concretamente, in seno alle Organizzazioni Internazionali e innanzitutto in seno all’Unione Europea, le economie di scala e strutturali necessarie per far fronte efficacemente e a costi sostenibili alle crescenti esigenze di governance globale.

Nella medesima prospettiva, è stata evidenziata la necessità che, per eliminare fonti di spesa non strettamente rapportabili all’assolvimento dei compiti primari dello strumento militare, si porti avanti concretamente e si intensifichi il processo di razionalizzazione delle Forze Armate.

La prossima riunione del Consiglio Supremo di Difesa è stata fissata per il giorno 23 novembre 2011”.

Scusate, ma non l’avevano già detto prima?

Nella prima parte avevamo riportato che i nostri mentori della sicurezza avevano era già detto di aver esaminato la situazione dei vari teatri di crisi, prevedibili sviluppi inclusi e impegni operativi annessi. O hanno rifatto tutto, e saranno stati chiusi in conclave per un mese, o ci prendono per sempliciotti.

Una cosa non la reggerei: una dotta disquisizione sulle differenze tra le situazioni di crisi/opzioni/impegni e la cooperazione internazionale in materia di sicurezza e difesa. Non sopporto quelli che, dopo aver detto una fesseria, cercano pure di infiocchettartela come se fosse una cosa seria.

Allo stesso modo, la frase secondo la quale si parla di “economie di scala” non ripete forse il solito concetto di riduzione espresso a proposito della ulteriore riqualificazione a fronte di risorse ridotte? Potevano farlo più corto il comunicato! Avevamo già capito anche se non siamo lindi e pinti come loro…

Naturalmente non poteva mancare il finale col botto, infatti i supremi consiglieri terminano ricordando che bisogna razionalizzare le Forze Armate!

Non lo sanno le feluche politiche che la partitocrazia ha infilato nelle Forze Armate un sacco di gente che non serve a nulla? Sono civili senza specifiche mansioni che furono assunti fino dalla prima parte degli anni Novanta solo per scambiare voti contro stipendi, non lo sanno? La difesa va razionalizzata come tutta la macchina amministrativa dello stato, piena di gente che non serve a nulla, e questo è il contributo del Colle più alto?

Io lo so che questo organismo è previsto dalla Costituzione, ma è ormai noto che la Scienza dell’Organizzazione non fosse nell’orizzonte cognitivo di quei buontemponi che hanno inventato la macchina infernale che inchiostra con parole in libertà le carte inutili della repubblica.

Se questo organismo non è in grado di svolgere una funzione anche solo vagamente utile, una persona di buon senso eviterebbe di riunirlo. Basta prendere un impiegato e fargli scrivere due volte all’anno il comunicato per ottenere subito una “economia di scala” e per “qualificare ulteriormente” la pubblica amministrazione.

A proposito, la prossima riunione è prevista per il 23 novembre prossimo, attendiamo ansiosi…

Cybergeppetto

p.s. Antonio Albanese ha recentemente dichiarato di essere al lavoro alla sceneggiatura del sequel di “qualunquemente”, la nuova opera si potrebbe chiamare “Supremamente al Colle”.  A tale scopo l’attore e regista sta studiando gli atti del Consiglio Supremo di Difesa.

La prima e la seconda parte sono state pubblicate rispettivamente il 19 e il 21 luglio e sono leggibili qui e qui.

Foto: Presidenza della Repubblica

I mostri della repubblica. Il Consiglio Supremo di Difesa

martedì, luglio 19th, 2011 241 views

By Cybergeppetto

Se uno vuol sapere come funziona e com’è fatta la repubblica deve, ahilui!, sobbarcarsi l’onere di leggere qualcosa di quello che viene scritto dagli organismi che sovrintendono alla gestione delle funzioni pubbliche.

Certo si tratta di letture assai poco amene, ma significative di come funziona il tutto e, soprattutto, di chi si deve mandare a casa. Basta solo prendere la cosa a piccole dosi.

All’inizio del mese si è riunito il Consiglio Supremo di Difesa, l’organismo che, secondo il sito della Presidenza della Repubblica, è “preposto all’esame dei problemi generali politici e tecnici attinenti alla sicurezza e alla difesa nazionale”.

Non è proprio semplice la frase, in ogni caso si tratta di un organismo che non può prendere alcuna decisione, visto che il potere esecutivo spetta al governo.

Nel comunicato emesso il 6 luglio scorso, esperiti i convenevoli di rito per dire quanta bella gente, profumatamente pagata, si era riunita sul colle più alto di Roma, si legge un primo periodo altrettanto fumoso e involuto, che riporto di seguito.

“Il Consiglio ha fatto il punto sulla situazione internazionale, con particolare riferimento alle crisi in atto nei Paesi del Nord-Africa, in Medio Oriente e in Afghanistan e ai loro prevedibili sviluppi. In tale quadro, sono stati esaminati gli impegni operativi delle Forze Armate italiane nei diversi teatri e la possibilità di una loro ulteriore qualificazione che consenta al nostro Paese di mantenere, anche a fronte di una ridotta disponibilità di risorse finanziarie, il ruolo cruciale che esso attualmente svolge a sostegno della sicurezza e della stabilità internazionale, in risposta a minacce, rischi e responsabilità cui l’Italia non può sottrarsi, ma che deve concorrere ad affrontare anche a tutela dei propri interessi strategici”.

Ragazzi, fare il punto sulla situazione internazionale, includendo Nord – Africa, Medio Oriente e Afghanistan, è una di quelle cose che potrebbe durare un bel po’; non so quanto sia durata la riunione, ma non è detto che basti una giornata, soprattutto se poi bisogna anche esaminare i “prevedibili sviluppi”: gli ci sarà voluta una sfera di cristallo o qualche espertone astrale per arrivarne a capo.

Ma non è tutto, sono stati esaminati anche “gli impegni operativi delle Forze Armate italiane nei diversi teatri”, e qui ci sarà voluto un lunghissimo briefing dell’unico che ci capisce qualcosa di questioni militari, il Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Ma non è tutto, perché bisognava esaminare “la possibilità di ….bla bla… e leggi fino a … interessi strategici”.

Io confesso di non essere in grado di capire come si possano qualificare ulteriormente delle Forze Armate per consentire al nostro Paese di mantenere il suo ruolo a fronte di risorse ridotte, ma senza sottrarsi alle sue responsabilità.

Onestamente doveva essere più facile fare l’alchimista e cercare la pietra filosofale, piuttosto che scrivere delle cose così fumose, sperando che sia incenso e non altro.

Una persona normale avrebbe chiesto: ”Ce l’abbiamo i soldi?”. Uno altrettanto normale avrebbe risposto: “Sì”.  Oppure “No”. La conseguente decisione sarebbe stata presto presa.

A scuola non ci avevano insegnato a scrivere delle frasi semplici e comprensibili? Con tutti i soldi che gli diamo a questi nobili consiglieri e all’ufficio che sovrintende a questa così elevata funzione da meritarsi l’appellativo di “suprema”, non potrebbero scrivere qualcosa di più chiaro per far capire anche a noi comuni mortali che bisogna ridurre le missioni? Tanto di questo si tratta. Non lo sapevano prima che le guerre costano e non si possono fare come il tre per due al supermercato?

Non è finita qui, vi aspetto alla puntata successiva…

Cybergeppetto

p.s. Gli studenti sottoposti alla prova d’italiano della maturità hanno vivacemente protestato non appena si è diffusa la notizia che una delle tracce dei temi avrebbe potuto essere relativa al comunicato stampa del Consiglio Supremo di Difesa. Gli insegnanti, esaminato il testo, gli hanno dato 4 – - .

Foto: Presidenza della Repubblica

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