domenica, maggio 31st, 2009
Con gli autobus deve averci proprio avuto una gran passione Gabriele Albertini, eurodeputato al Parlamento europeo nel gruppo Ppe-De (Partito popolare europeo – Democratici europei) in attesa di rinnovo del mandato, più noto come l’ex sindaco di Milano.
E dev’essere stata davvero radicata questa passione, visto che tre anni fa percorse cinque migliaia di chilometri per portare 40 autobus e 10 compattatori di rifiuti da Milano a Kabul affrontando l’accanimento della sorte (nell’ordine: uno sciopero, un attentato, il crollo di un ponte proprio nell’ultimo tratto di strada prima dell’ingresso nella capitale afgana, una trattativa con gli autisti locali).
Alla fine la consegna di autobus e compattatori, donati rispettivamente dall’Atm e dall’Amsa a una municipalità con un parco mezzi ormai del tutto insufficiente alla popolazione, avvenne il 3 maggio 2006 al ministero dei Trasporti di Kabul.
In quel periodo in Afghanistan c’era il generale Mauro Del Vecchio, che comandava la missione Isaf VIII e che in Italia abitava nel milanese Palazzo Cusani in quanto comandante dell’Nrdc-Ita di Solbiate Olona: Albertini gli aveva promesso alla sua partenza per l’importante impegno internazionale che sarebbe andato sicuramente a fargli visita. Non l’avesse mai fatto: si trovò ad andarci per ben due volte a fargli visita nel lontano Afghanistan.
La prima in occasione del Natale 2005 per gli auguri ai militari e la seconda, appunto, sfidando scioperi e attentati con tutti quei mezzi arancioni a cui era stato tolto il simbolo della città di Milano. “Uno scudo con una croce, in un paese islamico forse non è proprio l’ideale” ricorda sorridendo l’ex sindaco eurodeputato a Mauro Della Porta Raffo, il giornalista e scrittore che conduce i Salotti letterari di Varese e che il 27 maggio lo ha ospitato e intervistato nel centralissimo Caffè Zamberletti presentando il suo ultimo libro Sindaco senza frontiere (a cura di Andrea Zet, 1° ed., 2008, Genova – Milano, Casa Editrice Marietti).
Ma con gli autobus Albertini non ha ancora chiuso. Lo scorso 31 marzo è stato approvato alla Commissione trasporti del Parlamento europeo il regolamento che garantisce maggiori diritti ai passeggeri che viaggiano sui mezzi pubblici. Autobus e bus, appunto.
Relatore di questo regolamento presso il Parlamento europeo è stato l’onorevole Gabriele Albertini in persona. Sarà grazie a lui che nel 2011, anno in cui verrà recepita a livello nazionale la norma europea, potremo godere di maggiori tutele in caso di ritardi, cancellazioni, smarrimento di bagagli, incidenti. In più il regolamento ha un intero capitolo dedicato ai passeggeri con mobilità ridotta e che necessitano in particolari casi di assistenza specifica.
Con questo capitolo dedicato a chi non è in grado di muoversi in modo autonomo, Albertini ha dimostrato ancora una volta di essere particolarmente attento a chi dalla vita ha ottenuto meno opportunità. E non c’era dubbio, avendo affrontato il Kyber Pass con 40 autobus arancioni e 10 compattatori di rifiuti quali doni umanitari da consegnare a una municipalità senza più mezzi pubblici per i propri cittadini.
Fonte: Ppe – De
Foto: da www.gabrielealbertini.it.com
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lunedì, agosto 1st, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 1° agosto 2005
Sono 790 i militari che dal comando Nrdc (Nato Rapid Deployable Corps) di Solbiate Olona hanno raggiunto l’Afghanistan con voli diretti settimanali per dispiegarsi progressivamente in teatro. Ultimo a partire per raggiungere i suoi uomini è il comandante, generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, che lascia l’Italia oggi 1° agosto dall’aeroporto veronese di Villafranca.
Del Vecchio assumerà il comando della missione Isaf (International Security Assistance Force) il prossimo 4 agosto a Kabul, rilevando il comando dal generale turco Ethem Erdagi. L’Italia sarà al vertice della missione internazionale per i prossimi nove mesi, per poi passare le consegne al Regno Unito sulla base di un accordo italo-britannico risalente al luglio 2004.
Il generale italiano sarà a capo di 8.000 uomini, più altri 2.000 inviati in concomitanza delle elezioni parlamentari del 18 settembre, e sarà protagonista dell’ulteriore espansione della missione a guida Nato in Afghanistan. Secondo un portavoce dell’Isaf , infatti, la missione dovrebbe espandersi verso sud nella primavera del prossimo anno e verso est a fine 2006.
L’ovest è già coperto dallo scorso 31 maggio – seconda fase della espansione Nato – dal Regional Area Coordinator West, generale di brigata Giuseppe Santangelo, che coordina l’attività dei Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat, Qal’eh-Now, Chaghcharan, Farah. Il nord è stato coperto durante la prima fase di espansione e comprende i Prt di Mazar-e-Sharif, Konduz, Feysabad, Pol-e-Komri, Meymana.
Del Vecchio troverà un paese instabile, dove talebani (islamici fondamentalisti destituiti nel 2001 da forze a guida Usa) e altri gruppi armati tentano di scoraggiare le prossime elezioni. Lo scorso 5 luglio, a quattro giorni dall’attentato suicida contro una moschea di Kandahar che ha causato 20 morti e al contemporaneo tentativo di attacco a un elicottero statunitense con un missile spalleggiabile, il portavoce del presidente Hamid Karzai, Jawed Ludin, ha riferito ad Associated Press del “inizio di attentati condotti da Al Qaeda e dai talebani per destabilizzare le elezioni”.
Dopo quelle parole si sono verificati ulteriori disordini, tra cui l’abbattimento di un elicottero Usa e la morte dei sedici militari trasportati rivendicata dai talebani, concentrati soprattutto a sud e sud est dell’Afghanistan nell’area sotto la responsabilità statunitense dell’operazione Enduring Freedom. Continui scontri anche con danni ai civili locali hanno elevato il numero delle vittime della guerriglia a circa 750 dall’inizio di quest’anno.
Ludin è convinto che reduci talebani ed elementi di Al Qaeda abbiano messo insieme le loro risorse e ritiene che sia importante la collaborazione dei paesi vicini. In proposito Hikmet Cetin, Senior Civilian Representative (Scr) della Nato, il 19 luglio ha dichiarato alla Reuters: “L’Afghanistan continua a essere sottoposto all’interferenza dei paesi vicini. Stati Uniti e Nato dovranno dialogare sempre più con questi paesi per ottenere supporto, in particolare dal Pakistan”.
E proprio sul Pakistan e sui presunti aiuti forniti ai talebani si esprime un reportage del Los Angeles Times pubblicato a fine luglio. Secondo quanto riportato dal quotidiano americano, i servizi segreti pakistani (Isi) fornirebbero supporto logistico e addestrativo per la lotta contro le forze americane e afgane in Afghanistan. Lo proverebbe l’uso di ordigni attivati a distanza con telefoni senza fili, una finezza tecnologica estranea finora agli scenari rurali del paese.
Il presidente pachistano Pervez Musharraf ha subito smentito, ma dalle parole del capo dell’antiterrorismo afgano Sayed Anwar allo stesso giornale, riportate dall’Ansa il 28 luglio, “il Pakistan sta mentendo. Abbiamo rapporti molto precisi dalle zone degli attacchi e abbiamo i nostri agenti d’intelligence dentro il confine pachistano. Dicono di essere amici degli americani e nello stesso tempo ordinano a questa gente di uccidere americani”.
Lo scrittore pachistano Ahmed Rashid intervistato il 25 luglio da Vita delinea l’esistenza di basi di ribelli in Pakistan: “Soprattutto nelle due regioni del Baluchistan e della North Western Frontier, al confine con l’Afghanistan. E’ lì che si concentrano i fondamentalisti islamici di entrambi i Paesi e di molti altri dell’universo jihadista e islamista. Hanno l’appoggio di gruppi islamisti, cosche mafiose, trafficanti di droga e di alcune frange oltranziste dell’esercito pakistano. Oltre ai governi locali, che solo pochi giorni fa hanno proposto la formazione di una polizia religiosa, la stessa di cui andava fiero il regime talebano prima dell’11 settembre”.
A poco più di un mese dalle elezioni e a garanzia di un processo elettorale caratterizzato dall’impegno di 5.800 candidati, l’Unione europea invia agli inizi di agosto 60 osservatori elettorali (missione Eu-Eom) guidati dall’eurodeputato Emma Bonino, che si aggiungono allo staff della missione di assistenza elettorale delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) e al Jembs (Joint Electoral Management Body Secretariat).
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lunedì, maggio 16th, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 16 maggio 2005
“L’acquisizione del comando di Isaf VIII conferirà all’Italia un maggior peso in campo politico e diplomatico considerato che nel 2005 quasi tutte le operazioni all’estero sono a comando italiano”. Così il generale di corpo d’armata Fabrizio Castagnetti, sottocapo di stato maggiore della Difesa, ha commentato l’imminente impegno italiano al vertice della missione Nato in Afghanistan nel corso di un incontro con la stampa alla caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, sede del comando del Nato Rapid Deployable Corps per l’Italia (Nrdc-it) sotto la guida del generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio.
La visita del generale Castagnetti e del suo corrispondente britannico, l’Air Chief Marshal Sir Anthony Bagnall vice capo dello stato maggiore della Difesa della Gran Bretagna, si inserisce nell’ambito dell’ultima esercitazione in territorio italiano del comando Nrdc in vista della missione afgana.
Eagle Action, questo il nome dell’esercitazione che ha simulato la situazione esistente in teatro operativo, era finalizzata a provare sul terreno le reali capacità di cooperazione tra i diversi comandi presenti in Afghanistan. Esplosioni di kamikaze e terremoti in territori minati sono alcuni degli incidenti simulati per mettere alla prova le capacità raggiunte dai militari nel corso del periodo di training.
Il generale Mauro Del Vecchio assumerà il comando di Isaf VIII il prossimo 4 agosto nel quartier generale di Kabul, rilevando la leadership dal generale turco Ethem Erdagi. Con l’acquisizione del comando della missione afgana l’Italia si troverà a guidare in tutto quattro missioni nell’anno in corso: oltre all’Afghanistan ci saranno l’Albania, la Bosnia e il Kosovo.
“L’Afghanistan – ha sottolineato Castagnetti – vedrà impegnato il nostro più grande contingente dopo l’Iraq”. Isaf VIII sarà protagonista dell’espansione della Nato verso ovest, per cui l’Italia ha già organizzato un Provincial Reconstruction Team (Prt) a Herat e il vicino aeroporto (Forward Support Base, Fsb) che accoglierà le unità spagnole in trasferimento da Kabul a Herat.
A Kabul, sede del comando della brigata multinazionale, arriveranno elicotteri italiani destinati al comando e al trasporto. I CH 47 giungeranno dall’Iraq, mentre gli AB 412 e 212 verranno inviati dall’Italia. “Questo – ha affermato il comandante Mauro Del Vecchio – è il primo momento di impiego operativo per l’Nrdc in Afghanistan”.
La leadership italiana verrà rilevata nel maggio 2006 dalla Gran Bretagna in virtù di una collaborazione tra i relativi governi intenzionati a delineare una strategia di lungo periodo. Le due missioni dureranno nove mesi ciascuna e garantiranno un approccio unico e comune per un periodo ininterrotto di diciotto mesi. La stessa alternanza al comando si avrà in Bosnia, con la differenza che nel paese balcanico l’Italia assumerà il comando dalla Gran Bretagna.
“Stiamo lavorando insieme – ha affermato l’Air Chief Marshal Sir Anthony Bagnall, manifestando orgoglio per quanto realizzato – e il nostro è un ruolo particolare”. Le prime partenze da Solbiate per Kabul avranno luogo a fine giugno, mentre il primo impegno importante per il nuovo comando saranno le elezioni parlamentari del 18 settembre 2005.
Attualmente in Afghanistan sono presenti due operazioni destinate a unificarsi secondo una recente pianificazione. Una, Isaf (International Security Assistance Force), rientra sotto responsabilità Nato dall’11 agosto 2003 e opera nell’area di Kabul e nelle zone limitrofe a seguito della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n.1386 del 20 dicembre 2001. L’altra, iniziata il 7 ottobre 2001 e denominata Enduring Freedom, è a comando statunitense e si colloca nell’area meridionale e orientale del paese.
I due comandi, Isaf ed Enduring Freedom, sono allertati dal 14 maggio per eventuali evacuazioni nel caso peggiori la rivolta in corso a seguito dei presunti maltrattamenti verso il Corano avvenuti nel carcere di Guantanamo Bay. Secondo un ufficiale di polizia afgano di Kabul si tratterebbe di uno stato di “massima allerta”.
I disordini hanno avuto inizio giovedì 12 maggio nella cittadina orientale di Jalalabad e hanno messo a dura prova il governo di Hamid Karzai, che ha dato ordine alle proprie truppe di aprire il fuoco sulla folla di dimostranti. Gli scontri più violenti si sono verificati nella zona est dell’Afghanistan nell’area a comando statunitense.
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giovedì, gennaio 13th, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 13 gennaio 2005
“E’ il primo impegno operativo del comando di corpo d’armata di reazione rapida italiano dalla sua costituzione”. Con questo commento è stata presentata la notizia del prossimo impegno in Afghanistan del corpo di reazione rapida Nato italiano, che ha sede nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona. Il comando multinazionale di Solbiate Olona, comandato dal generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, subentrerà al comando turco in Afghanistan il prossimo mese di agosto e darà inizio alla missione Isaf VIII (International Security Assistance Force).
La notizia del prossimo impegno, della durata confermata di nove mesi, è stata data ai media nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri dallo stesso generale Del Vecchio nella caserma Mara. Il comando di reazione rapida per la Nato italiano rileverà ad agosto il corrispondente comando turco e opererà alle dipendenze del Joint Force Command di Brunssum in Olanda, che controlla le operazioni in Afghanistan su delega del comando alleato in Europa (Ace) di Mons (Belgio).
Insieme con il generale Del Vecchio andranno a Kabul 180 dei 410 militari tra ufficiali e sottufficiali del comando di Solbiate, oltre a 600 elementi di supporto logistico e delle comunicazioni. In totale verranno forniti 780 uomini che si schiereranno in teatro secondo turni stabiliti. Il personale del comando che resterà in Patria continuerà a svolgere attività addestrativa e garantirà capacità di risposta e di supporto in territorio nazionale. Il comando di Solbiate Olona ha conseguito nell’ottobre 2002 lo status di comando ad alta prontezza operativa (High Readiness Forces HQ) ed è capace di essere schierato ovunque in 30 giorni dal conseguimento del mandato.
In Afghanistan il generale Mauro Del Vecchio sarà a capo di una missione a cui partecipano 36 paesi con un totale di 600 uomini di staff e circa 8.000 militari sul campo. Isaf è una operazione a comando Nato dall’11 agosto 2003 e agisce su mandato Onu a seguito della risoluzione n.1.386 del 20 dicembre 2001. La guida politica di Isaf è esercitata dal North Atlantic Council (Nac) in coordinamento con i paesi non Nato che contribuiscono all’operazione. I compiti della operazione riguardano soprattutto il sostegno al governo afghano nel processo verso la democrazia, con attività di supporto a progetti di ricostruzione e di sostegno umanitario.
Oltre all’assistenza per la riorganizzazione delle strutture di sicurezza dell’amministrazione provvisoria e all’addestramento delle forze di polizia locali rimane “importante far capire il mandato alla popolazione locale e mantenerne il consenso” come specificato dal generale Del Vecchio. “Kabul resta il punto centrale della competenza – ha aggiunto Del Vecchio – con una prevista espansione verso nord e verso ovest; l’obiettivo è mantenere un ambiente sicuro nel quadro degli Accordi di Bonn”.
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