Celebrazioni 151° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano. Le onorificenze conferite dal Presidente della Repubblica Napolitano: Caporal Maggiore Capo Scelto Pierdavide De Cillis. Foto

domenica, maggio 6th, 2012 14 views

Nel corso della cerimonia del 4 maggio 2012 per il 151° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano all’Ippodromo militare Generale Pietro Giannattasio di Roma, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, alla presenza del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola e del Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, ha conferito l’onorificenza:

Medaglia d’Oro al Valor Militare, alla memoria, al Caporal Maggiore Capo Scelto  Pierdavide De Cillis, caduto in Afghanistan il 28 luglio 2010. Ha ritirato l’onorificenza la moglie, signora Caterina De Lucia.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito/Foto: stato maggiore dell’Esercito

Celebrazioni 151° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano. Il CsmE generale Graziano conferma impegno Esercito, il Presidente della Repubblica Napolitano conferisce onorificenze

domenica, maggio 6th, 2012 74 views

Nel corso della cerimonia per il 151° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano, venerdì 4 maggio all’Ippodromo militare Generale Pietro Giannattasio, il Capo di stato maggiore dell’Esercito generale Claudio Graziano ha rivolto “un pensiero riverente e commosso ai caduti che con coraggio hanno tenuto fede al loro giuramento fino all’estremo sacrificio, alle loro famiglie che hanno conosciuto la tragedia della scomparsa di un congiunto e ai numerosi feriti in operazione, auspicando il loro pronto rientro nella Forza Armata”.

“L’Esercito Italiano”, ha continuato il generale Graziano, “è simbolo di unità nazionale e insostituibile risorsa al servizio del Paese”.

“L’Esercito, ha confermato il generale, cercherà sempre di fare meglio con le risorse che l’Italia pone e porrà a sua disposizione”.

Al termine del suo discorso, il Capo di stato maggiore dell’Esercito, rivolgendosi al Presidente della Repubblica, ha ribadito che “l’Esercito guarda con grande fiducia alle sfide che lo attendono”.

Si tratta, ha continuato il generale Graziano, di “sfide che l’Esercito affronterà con la consapevolezza di essere un’Istituzione ricca di valori che cercherà sempre di fare il meglio con le risorse che l’Italia pone e porrà a sua disposizione”.

Nel corso della cerimonia, il Presidente della Repubblica, alla presenza del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola e del Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, ha conferito onorificenze alla Bandiera di Guerra dell’Esercito Italiano e ai militari caduti e feriti in Afghanistan.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

25 aprile: orgoglio, ma anche “profonda revisione dello strumento militare”, nel messaggio del ministro della Difesa Di Paola alle Forze Armate Italiane

mercoledì, aprile 25th, 2012 156 views

Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, in occasione del 25 aprile, anniversario della Liberazione, ha inviato alle Forze Armate il seguente messaggio:

“Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Finanzieri, Personale civile della Difesa,

ricordiamo oggi, in occasione del 67° anniversario dalla sua ricorrenza, una delle pagine fondamentali della nostra storia: il 25 aprile del 1945. Una data che, all’indomani dei tragici eventi dell’8 settembre del 1943, segnò l’avvio di una nuova stagione: l’affermazione della volontà di riscatto di un intero Paese.

Oggi rendiamo omaggio a tutti coloro, civili e militari, che – anche al prezzo dell’estremo sacrificio – permisero all’Italia di riprendere quel cammino, iniziato nel periodo del Risorgimento, verso il conseguimento degli irrinunciabili valori di democrazia e libertà.

La Liberazione del Paese avvenne sotto l’azione delle forze migliori della nostra Nazione, dimostrando al mondo intero come il sentimento di Patria fosse vivo e forte nel cuore degli Italiani. Primi fra tutti, ad impugnare le armi, furono i militari delle nostre Forze Armate che, mantenendo fede al giuramento prestato, iniziarono la lotta per la libertà contro il nazifascismo.

Il loro valore ed il loro sacrificio mostrato a Porta San Paolo, a Cefalonia, in Corsica, nei Balcani e sul mare, non va dimenticato. Il loro esempio deve esserci di sprone per superare le difficoltà e le sfide dell’oggi, sfide che sono, non solo economiche, ma anche morali e civili.

Davanti a tali sfide siamo chiamati tutti a dare un contributo per un’Italia migliore, ritrovando fiducia in noi stessi e nel nostro futuro. Da parte nostra, è inderogabile procedere ad una profonda revisione dell’intero Strumento Militare, affinché esso possa continuare ad essere efficiente e finanziariamente sostenibile. E possa garantire al nostro Paese la disponibilità di Forze Armate moderne, flessibili, proiettabili ed integrate, capaci di operare in contesti multinazionali sempre più complessi, nel solco di quegli irrinunciabili valori di riferimento che il 25 aprile ci ha indicato.

Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Finanzieri, Personale civile della Difesa,

gli Italiani sono orgogliosi del vostro quotidiano impegno in Patria e nelle missioni per la pace, il mantenimento della sicurezza e della stabilità internazionale.

Continuate, pertanto, ad operare con la dedizione e la professionalità che vi sono unanimemente riconosciuti e siate fieri di appartenere alla Difesa, simbolo di unità nazionale a salvaguardia delle Istituzioni repubblicane di questo nostro amato Paese.

Viva le Forze Armate!

Viva l’Italia!”

Fonte: Ministero della Difesa

Foto: Ministero della Difesa

Dai Marò a Marassi, l’Italia comme il va

martedì, aprile 24th, 2012 169 views

Tutto è partito da due ordini disattesi, entrambi in virtù di interessi privati.

Senza metterla sul personale, ma davvero non si può evitare un parallelo tra due casi esemplificativi del disordine di valori in cui annaspa l’Italia: da una parte il comandante della petroliera Enrica Lexie, che ha disatteso l’ordine della sala operativa della Marina Militare Italiana a restare in acque internazionali, dirigendosi direttamente verso il porto indiano di Kochi come richiesto dall’armatore Fratelli D’Amato su pressione dell’autorità indiana. Dall’altra il presidente del Genoa, che non ha voluto cogliere la contrarietà del questore del capoluogo ligure alla consegna delle maglie dei calciatori e ha, anzi, acconsentito alle richieste degli ultrà.

Nel frattempo, gli interessi in India di una parte economica dell’Italia sono salvi. Gli abbonamenti alle partite delle tifoserie ultrà anche.

Poco importa se l’Italia ha calato le braghe ed è rimasta in canottiera di fronte alle telecamere di tutto il mondo. Poco importa se vi sono mogli e figli italiani che non possono pagare la bolletta della luce perché il loro congiunto è detenuto illegalmente in India: tanto noi ci siamo già lavati la coscienza con la donazione di 145mila euro, intesa firmata oggi 24 aprile, alla moglie e ai figli di ciascuno dei due pescatori indiani. Un atto di generosità, lo ha detto il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola che ha parlato di rispetto per la vita umana. Sì, ma quale?

L’impressione confusa che ne deriva è che in Italia tutto, nel suo insieme, risulti alla fine passabile, tutto sia accettabile. Il ricatto come la disobbedienza. L’Italia comme il va, scriverebbe oggi  Voltaire.

Sarebbe da chiedersi quanti si sentano sul serio rappresentati da queste iniziative, quanti italiani si riconoscano in questi atteggiamenti di diniego e fuga dalla responsabilità.

In rispetto a chi non si riconosce in queste categorie, e questo sì che è dovuto, si tratta di dire una volta per tutte se l’Italia di oggi scelga la strada della frustrazione o quella della presa di posizione. E’ giunto il tempo di decidere senza più aspettare, perché non sempre il tempo cancella e cura le ferite. Certe cicatrici non guariscono e ogni tanto fanno male, tornando a far parlare di sé e della loro origine.

Intanto rimangono nella cronaca, e rimarranno nella storia, questi due fatti gravissimi che minacciano di essere una pericolosa ipoteca sulla già debole credibilità dell’Italia, disposta a offrire il fianco alla prima avvisaglia di pericolo e concedere donazioni, in euro, e simboli identificativi, in magliette e uniformi, alla prima avvisaglia di prepotenza.

E’ la testimonianza dell’abisso di valori, ma soprattutto della confusione comportamentale, in cui versano oggi più che mai l’Italia e gli italiani. Confermando ancora una volta che sono sempre i soldi a far ballare l’orso e a far piegare la testa. Con una perplessità tutta contemporanea: quali soldi?

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Foto da La Stampa e Marina Militare Italiana

Afghanistan, TOA all’RC-W ISAF: il generale Portolano cede il comando della Regione ovest al collega Chiapperini, alla Sassari succede oggi la Garibaldi

sabato, marzo 31st, 2012 182 views

Oggi a Camp Arena, a Herat, il generale Luciano Portolano, comandante della brigata Sassari, ha ceduto il comando della Regione ovest dell’Afghanistan, il Regional Command-West (RC- W) al generale Luigi Chiapperini (foto), comandante della brigata Garibaldi.

La cerimonia è avvenuta alla presenza del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola (foto), del comandante di ISAF, generale statunitense John R. Allen, del Capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, delle autorità militari italiane e dei vari Paesi impiegati nella missione e delle autorità locali afgane.

A termine del suo mandato, si apprende dal comunicato di RC-W, il generale Portolano ha evidenziato l’eccezionale campagna operativa portata avanti con le Forze di Sicurezza Afgane (ANSF), “con le quali abbiamo operato quotidianamente , in stretto coordinamento su tutta l’area di responsabilità, da nord a sud”.

“Il contingente italiano, internazionale e le Forze di Sicurezza Afghane – ha ricordato il generale Portolano – hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane e feriti per contrastare e disarticolare un nemico comune che non si è mai fatto scrupolo di colpire la popolazione civile, le unità dell’esercito e di polizia afgane nonché le forze della coalizione. Lasciamo un Paese migliore per quello che abbiamo fatto in termini di sicurezza e ricostruzione, ma c’è ancora da fare. Tutto rivolto al conseguimento di un unico comune obiettivo: aiutare il Paese a muoversi verso la completa transizione delle responsabilità alle autorità della Repubblica islamica dell’Afghanistan”.

Il generale Portolano ha concluso il suo discorso rivolgendo un commosso ricordo ai caduti della missione e formulando i migliori auguri al comandante subentrante dell’RC-W.

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Fonte: RC-W ISAF

Foto: RC-W ISAF

Celebrato ieri a Caserta l’89° anniversario della costituzione dell’Aeronautica Militare Italiana

giovedì, marzo 29th, 2012 135 views

L’89° anniversario della fondazione  dell’Aeronautica Militare Italiana è stato celebrato ieri mattina, 28 marzo, nella Reggia di Caserta, sede della Scuola specialisti per sergenti dell’Aeronautica Militare.

Alla cerimonia hanno preso parte il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, il Capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, oltre ai vertici delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato, e i rappresentanti delle istituzioni locali.

Nel corso della cerimonia il Presidente della Repubblica ha consegnato alla Bandiera di Guerra dell’Aeronautica Militare l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia (OMI), momento evidenziato dal passaggio delle Frecce Tricolori.

“Oggi, a 89 anni dalla sua costituzione, l’Aeronautica Militare è più viva che mai”, ha affermato il ministro della Difesa nel suo intervento, ricordando l’impegno quotidiano e costante che la Forza Armata esprime nella partecipazione alle missioni per la sicurezza e la stabilità internazionale. “Ne è stato un ulteriore esempio – ha continuato il ministro Di Paola – la recente partecipazione all’operazione NATO Unified Protector […] nella quale l’Aeronautica, insieme alla Marina Militare, è intervenuta su mandato dell’ONU a protezione della popolazione libica. Un intervento condotto con perizia e generoso impegno da tutto il personale in ‘azzurro’ che è valso alla Bandiera di Guerra dell’Aeronautica il Conferimento della Croce dell’OMI”.

Il Capo di stato maggiore della Difesa, generale Abrate, nel rivolgersi ai militari schierati, ha evidenziato che la loro “è una scelta che trova concretezza e significato in quella specificità della condizione militare, quello status particolare che investe ogni ambito e aspetto dell’esistenza del singolo e che assoggetta chi indossa le Stellette a una condizione giuridica peculiare, a un’accentuazione dei doveri, all’assoggettamento a obblighi e limitazioni che non hanno eguali in nessun’altra organizzazione statale”.

“Ogni giorno – ha sottolineato il generale Abrate – il Militare si prepara a essere impiegato in situazioni disagiate e per lunghi periodi lontano da casa. Si prepara a convivere con il rischio, nella consapevolezza delle sue possibili conseguenze.

In questa occasione, posso e voglio rassicurare gli appartenenti alle Forze Armate che, nell’ambito delle nostre responsabilità, ci stiamo impegnando affinché tale specificità venga salvaguardata; perché la peculiarità della condizione militare continui a essere riconosciuta e valorizzata come merita”.

Il Capo di stato maggiore dell’Aeronautica, generale Giuseppe Bernardis, ha ricordato il difficile ruolo che l’Aeronautica Militare (AMI), al pari delle altre Forze Armate, ha interpretato nel corso della crisi libica, evidenziando come essa abbia collaborato a indirizzare le nazioni amiche e alleate che hanno operato dalle basi dell’AMI.

“A un anno di distanza  – ha detto il generale Bernardis – mi sento di poter dire che siamo orgogliosi e soddisfatti di come quel ruolo sia stato interpretato, di come sia stato controllato l’uso dei sistemi d’arma che lo Stato ci ha affidato”.

Fonte: stato maggiore della Difesa, Aeronautica Militare Italiana

Foto: stato maggiore della Difesa, Aeronautica Militare Italiana

Marò: meritano di essere difesi, non vogliamo che diventino eroi. Lettera del presidente dell’ANA Perona a Monti

sabato, marzo 10th, 2012 141 views

“Questi due ragazzi, come tutti i loro colleghi, svolgono un servizio delicato e difficile per la nostra Patria e meritano di essere difesi e tutelati con ogni sforzo. Non sono eroi e non vogliamo nemmeno che lo diventino”.

Chi scrive è Corrado Perona, presidente dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA), in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Monti e per conoscenza al ministro della Difesa Giampaolo Di Paola in merito all’”incredibile vicenda” dei due marò incarcerati in India.

Con Perona sono ben 380mila i soci dell’ANA che seguono con “profonda preoccupazione e ansia” la vicenda di questi due “Uomini, […] nel senso più alto e nobile della parola, che non cercano scorciatoie e che affrontano la vita e i doveri che discendono con coraggio e determinazione”.

Siamo certi, conclude Perona diretto al Governo, che non vi risparmierete e che non lascerete intentata nessuna via affinché i due Uomini, con la U maiuscola, come sottolinea, facciano ritorno in Patria.

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Fonte: ANA

Cambio al vertice della Marina Militare: oggi il passaggio di consegne tra l’ammiraglio Bruno Branciforte e il collega Luigi Binelli Mantelli

venerdì, marzo 2nd, 2012 307 views

Avrà inizio alle 11 di oggi 2 marzo, presso il Palazzo Marina a Roma, la cerimonia del passaggio di consegne tra l’ammiraglio di squadra Bruno Branciforte e l’ammiraglio di squadra Luigi Binelli Mantelli (nella foto brindisireport.it del luglio 2011).

L’ammiraglio Branciforte lascia l’incarico di Capo di stato maggiore della Marina al termine di un periodo di due anni, caratterizzato da un costante impegno della Marina Militare nei teatri internazionali a difesa della sicurezza, nel contrasto della pirateria e nell’adeguamento dello strumento aeronavale.

L’ammiraglio Binelli Mantelli assumerà l’incarico al vertice della Marina Militare dopo aver ricoperto, dal 29 aprile 2009, l’incarico di Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV).

La cerimonia, che avrà inizio intorno alle 11, si svolgerà alla presenza del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola e del Capo di stato maggiore della Difesa generale Biagio Abrate.

Fonte: Marina Militare Italiana

Foto: brindisireport.it

Marò, che ingiustizia

giovedì, febbraio 23rd, 2012 376 views

By L’Anacoreta

In questi giorni, nonostante la limitata visibilità concessa all’evento dai media, ho seguito con molta attenzione gli sviluppi della faccenda diplomatica che vede il nostro Paese coinvolto con l’India.

Sebbene il tutto appaia come un fatto dai contorni quasi irreali, sono stato scosso emotivamente da un crescendo di sentimenti che, dopo un iniziale stupore, si sono mutati in rabbia, per poi trasformarsi in vergogna e cedere alla fine il posto alla delusione.

Ho provato stupore quando ho appreso che dei rappresentanti delle nostre forze armate, durante l’espletamento del loro servizio, erano stati arrestati da un paese straniero, perché non avrei mai pensato che, anche un paese pavido come il nostro, potesse arrivare a così tale forma di viltà!

Consentire che un nostro militare possa essere arrestato a seguito delle conseguenze derivanti dall’espletamento di un compito che il nostro stesso stato gli aveva ordinato di adempiere, mi sembrava incredibile anche per noi.

Eppure abbiamo superato noi stessi e siamo stati capaci di tanto!

Il mio stupore si è trasformato in rabbia perché ho visto due militari italiani, in divisa, nelle mani di una potenza straniera.

Non erano stati catturati durante un’azione militare, o fatti prigionieri, perché sopraffatti e vinti da un nemico troppo superiore a loro. No, erano stati consegnati dal nostro stesso governo nelle mani di un’autorità straniera. Erano stati vigliaccamente traditi e abbandonati nelle mani di un’autorità straniera perché unicamente colpevoli di avere svolto il loro compito.

Non discuto se i due militari siano innocenti o colpevoli dei fatti che vengono loro addebitati, e neanche mi interessa al momento come cittadino, quello che mi fa rabbia è che la loro innocenza, o eventuale colpevolezza, non venga a essere accertata da un giudice italiano, ma sia stata delegata a un giudice straniero.

Dal momento che, per un atto di esplicita volontà e determinazione politica, il nostro paese li ha mandati lì, ha ordinato loro di svolgere quel compito, ha stabilito le regole alle quali essi dovevano attenersi e che dovevano rispettare, adesso è imperativo che sia il nostro paese a stabilire se essi abbiano agito correttamente o meno, punendoli se hanno sbagliato, ma congratulandosi con loro se hanno agito secondo le regole.

Ma noi invece abbiamo abiurato al diritto di giudicare l’operato dei rappresentanti delle nostre forze armate, lasciando a uno stato straniero il compito di assumersi la responsabilità che noi non vogliamo assumerci. Splendido esempio di coerenza politica e di dignità nazionale.

Questa rabbia si è trasformata in un senso di vergogna quando ho riflettuto sul modo in cui il nostro paese si presenta ancora una volta sulla scena internazionale.

Quale credibilità può avere uno stato che non è in grado di imporsi per la tutela dei propri interessi, che non vuole assumersi le responsabilità che possono derivare da una presa di posizione forte e decisa, che non è capace di sostenere la propria credibilità, che rifiuta di agire con determinazione?

Quale stima possono avere altri paesi di uno come il nostro che non è in grado di garantire la minima tutela dei suoi rappresentati ufficiali quando li impiega per il conseguimento dei suoi obiettivi e poi li abbandona?

Per carità, intendiamoci, non voglio affermare che si dovesse arrivare allo scontro diretto con l’India, ma neanche posso accettare l’ignavia del nostro ministero degli Esteri nel sostenere una soluzione di questo tipo e l’asettica acquiescenza del nostro rappresentante diplomatico e del nostro addetto militare nel porla in atto in loco.

Ma questa gente non si vergogna?

Se non sanno o non hanno il coraggio di agire diversamente per tutelare l’immagine del paese e la dignità delle persone che, vestendo una divisa con orgoglio e professionalità, servono questo paese, allora che se ne vadano a casa!

La delusione che mi ha infine pervaso deriva da due considerazioni ugualmente amare.

La prima, che, ancora una volta, il nostro governo ha adottato un provvedimento sgangherato e privo di una qualsiasi struttura funzionale, che tutela interessi privati e di bottega (alcuni armatori e alcuni settori) mascherando il tutto come un interesse nazionale.

Mi spiego meglio. La tutela dei nostri interessi, nel caso specifico le rotte commerciali, ci deve essere assolutamente, ma non può essere risolta con provvedimenti da far west tipo la scorta alla diligenza, dove il tutto viene scaricato sulle spalle di uno sparuto gruppo di uomini buttati su alcune navi alla rinfusa e lasciati in balia di loro stessi senza nessun quadro normativo che li tuteli.

Se tale quadro che deve garantire i nostri uomini non c’è, o è confuso, allora lo si crea o lo si chiarisce, legiferando e adottando tutti i provvedimenti che si ritengono necessari prima di avventurarsi nella solita farsa italiana.

Inoltre vorrei capire perché prima di ricorrere a queste misure, che hanno un po’ il sapore della disperazione data dal non avere un’idea chiara di come affrontare un problema, non è stato chiesto agli armatori italiani di adottare tutte le necessarie forme di protezione passiva delle loro navi (si veda ad esempi la costituzione di rifugi o caveau che su navi battenti altre bandiere hanno permesso di scongiurare e vanificare i sequestri).

Ovviamente rivolgersi allo stato, magari sfruttando una conoscenza o un gruppo di pressione clientelare, per vedere risolto il proprio problema è molto più facile, non espone a responsabilità e soprattutto consente di non intaccare il proprio portafoglio perché l’aiuto dello stato, se non è gratuito, è sicuramente concesso a un costo irrisorio rispetto ad altri sistemi.

La seconda considerazione deriva, invece, dalla conferma che ancora una volta non esiste alcuna visione politica che definisca gli strumenti che debbano supportare il ruolo che il nostro paese vuole avere sulla scena internazionale.

Il nostro Super Mario ha ingaggiato una battaglia titanica per conseguire il risanamento dei conti pubblici e permettere al paese di non affondare, e in tale quadro il Ministro della Difesa ha recentemente presentato un nuovo (ennesimo) modello di difesa, in cui promette tagli, riduzioni e quindi i risparmi tanto necessari, garantendo una migliore efficienza dello strumento militare.

Ma non c’è nessun cenno a un ridimensionamento dei compiti, a una ridefinizione del nostro livello di ambizione nazionale derivante da uno strumento militare ridotto!

Allora posso ridurre e risparmiare quanto voglio ma se poi non ho gli strumenti per fare quello che mi si chiede, bisogna avere il coraggio di alzare la mano e dire “No, questo compito le forze armate non lo possono fare”.

La situazione reale è che lo strumento militare che abbiamo, conseguenza di tagli e di riordinamenti fatti senza alcuna connessione con gli obiettivi strategici del paese, non ci consente di salvaguardare e proteggere adeguatamente le navi che battono le rotte commerciali critiche per il paese.

Negando l’evidenza, allora, viene escogitata la solita genialata italica talmente ridicola che stonerebbe pure in un film di Rin Tin Tin, ma che noi riteniamo invece una brillante soluzione: mandare sulle nostre navi mercantili (alcune, non tutte!, solo alcune e ben selezionate a seconda degli armatori!!!!) un manipolo di marinai.

Ora, questi poveretti, che nelle pie intenzioni dei nostri vertici militari e politici avrebbero dovuto garantire la sicurezza dei nostri bastimenti, sono stati traditi e abbandonati nel momento in cui hanno fatto il lavoro per il quale erano stati messi lì.

Come al solito il paese esce con un’immagine pietosa: infatti, riprendendo le parole di un noto comico, “abbiamo tirato fuori le palle, gli abbiamo dato una bella spolveratina e le abbiamo rimesse dentro”. Bravi, siamo proprio bravi!

Concludo dicendo che, forse, piuttosto che un nuovo modello di difesa, a noi serva un modello di esempio da parte dei vertici politici e militari del nostro paese. È vero, risanare l’economia è fondamentale, ma un paese con una economia in ripresa, che cosa può essere se gli manca la dignità di tutelare i propri interessi internazionali, la propria immagine e le proprie forze armate?

L’Anacoreta

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Foto: lastampa.it

Difesa, revisione dello strumento militare: domani il ministro Di Paola esporrà le linee di indirizzo

martedì, febbraio 14th, 2012 359 views

E’ prevista domattina 15 febbraio alle 8.15 l’audizione del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola dinanzi alle Commissioni congiunte Difesa di Senato e Camera.

L’audizione del ministro della Difesa verterà sulle linee di indirizzo per la revisione dello strumento militare.

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Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola in Paola Casoli il Blog

Fonte: Senato della Repubblica

Foto: ministero della Difesa

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