Too many Armageddons

lunedì, dicembre 13th, 2010 726 views

By Cybergeppetto

Italian political life is particular, indeed. Any government is subject to a continuous and never-ending process among the political parties to discuss and discuss every moment the coalition’s policy.

The number of votes of confidence, last one was just in October, is the highest of any western democracy and is a perfect evidence of two simple facts related to Italy.

The first one is that the peninsula is ruled by lobbies considering the government and the institutions just as coffee filters to be changed when the cup is full.

The second one is about the members of Parliament, they are every day looking for their future moving continuously from a political tribe to another in the desert of the Italian ideology, the only concept left is allegiance. In the Italian political life is not important to have an ideology, you have just to state every now and then to whom you belong to.

Over the last sixteen years we have had countless announcements of a new era, the so called “seconda repubblica”. Any time terrible fights happen in the parliament to have an Armageddon to bring the old political system to an end.

This should have led to an era of a dual political parties system, an era of regional governors, provincial presidents and mayors elected directly by the people, an era of a new administration.

A lot of left wing speakers, along with Mr Gianfranco Fini and Mr Pier Ferdinando Casini are now saying that this new system has failed.

The fact is that, more simply, that system was not put in place so far; the State’s administration continues to be just the ranch to give a job to cowboys without cows, the confusion is constantly high. The effort made by Mr Silvio Berlusconi to change that were fiercely opposed and a lot of people is trying to put him in the position of Mr Bettino Craxi, the former socialist party leader that died in exile in Tunisia.

Italy does not intend to change, not even its parliament concept, the funniest of the world, the so called “bicameralismo perfetto”, a system in which the houses are perfectly equals so that laws go back and forth between the Senato and the Camera dei Deputati like a tennis ball during a match at the Foro Italico, where the Davis Cup was held long ago.

The problem is not if Mr Berlusconi gets the vote of confidence, another one will follow; the real problem is when Italy will switch to a decent politics to run the republic, maybe starting to pay the enormous public debt got so far.

No changes are at sight, the discussions we have listened to so far are just old stuff like in the Sixties or in the Seventies.

Cybergeppetto

p.s. Saint Francis of Assisi, patron Saint of Italy, pays visit to God. “My dear Francesco! What can I do for you?” Says the Omnipotent. “Merciful God, I need your help to rehabilitate the Italian political system, please, support me!”. God started crying…

Photo: Last Judgment (Giudizio Universale), Michelangelo Buonarroti’s fresco/geometriefluide.com

Italian politics: leading to nowhere

mercoledì, novembre 10th, 2010 172 views

By Cybergeppetto

Is Prima Repubblica back?

Since 1994 the gladiators of the political arena started to declare that the Prima Repubblica, the first Italian republic, was over, claiming that a new republic, the Seconda Repubblica, the second one, was in place for a better running of the state.

The reason behind that was identified in the new electoral system: a strange hybrid, in which the proportional aspect was mitigated in order to allow the formation of stable coalitions. Later on a new electoral law was approved to allow the people to directly indicate the candidate as Prime Minister.

Maybe those changes were not dramatic, maybe far away from the event of 1958 in France, when the so called “fifth republic” was established by General Charles De Gaulle, but somehow a new social deal was at sight.

Sixteen years have passed, and few days ago Mr Gianfranco Fini, speaker of the Camera dei Deputati (the Italian lower house), urged Prime Minister Mr Silvio Berlusconi to resign in order to form a new coalition, but without new elections. An element belonging to the Prima Repubblica and not to the second one. (continua…)

Kosovo, 25 maggio 1941

giovedì, dicembre 29th, 2005 47 views

pubblicato da Embedded il 29 dicembre 2005

Chi ha seguito il Tg2 delle 20,30 di ieri avrà notato il servizio sulla visita del ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini nei Balcani. Nel montaggio delle immagini si sono visti tra i vari siti anche il monastero di Visoki Decani e il Villaggio Italia di Belo Polje, in Kosovo, di cui ho scritto nel post del 24 dicembre scorso.

min_fini_decaniQuesta foto è stata scattata nella biblioteca del monastero, che viene protetto dai militari del contingente italiano della missione Kfor insieme con i monaci che ci vivono. Così è previsto dai compiti assegnati con la missione Nato.

Una situazione simile si è verificata anche 64 anni fa.

registro monastero DecaniNel libro conservato al monastero di Visoki Decani c’è la testimonianza di un ufficiale dei Carabinieri datata 25 maggio 1941. Dovendo garantire sicurezza al sito religioso, l’ufficiale è stato ospitato dai monaci e ha lasciato questo prezioso documento.

Mi piacerebbe trovare un commento a questo post da parte di quell’ufficiale o dei suoi discendenti.

UM ha scritto:

Un documento interessante sul grande gioco Balcanico, che si protrae almeno dall’ Ottocento. Anche poche righe di un semplice tenente de CC.RR. ci fanno assaporare la “geopolitica” vera.
UM (30/12/2005)

Foto: monastero di Decani

Herat, Sperotto: ricostruire il senso dello Stato

martedì, agosto 16th, 2005 32 views

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pubblicato da Pagine di Difesa il 16 agosto 2005

Herat, Afghanistan – “Il Provincial Reconstruction Team (Prt) dà un senso all’intervento concettuale delle Forze armate: è orientato alla ricostruzione del paese”. Per il colonnello Amedeo Sperotto, comandante dallo scorso 30 giugno del Prt di Herat, “l’obiettivo del team di ricostruzione provinciale è quello di instaurare un rapporto di fiducia con i locali e veicolarlo verso le stesse autorità del luogo, in modo da sviluppare negli afgani il senso dello Stato”.

Per definizione il Prt ha come missione l’attività di supporto alle iniziative di ricostruzione condotte dalle organizzazioni nazionali e internazionali che operano nell’area. E’ una struttura composta sia da militari che da civili: nel dettaglio il Prt di Herat è costituito da una task force nazionale di circa 120 militari (task force Lince), comandati dal colonnello Sperotto, e da un gruppo di esperti del ministero degli Esteri (Mae), coordinati dal ministro Carlo Ungaro.

Il Prt di Herat ha sede a Camp Vianini in centro città e dal 31 maggio viene coordinato insieme con altri tre Prt (quello americano della provincia di Farah, quello lituano della provincia di Ghor e quello spagnolo della provincia di Badghis) da un Regional Area Coordinator West italiano, il generale di brigata Giuseppe Santangelo.

“Ogni Prt – spiega Sperotto – è una struttura a sé con le sue caratteristiche. Questa differenza è dovuta alla necessità di adeguare il team all’ambiente in cui si opera, alle circostanze in cui ci si trova e ai risultati da conseguire nell’area”. In questo senso l’Afghanistan potrebbe costituire un esempio, dato che è il primo teatro operativo in cui si è attuato tale progetto destinato a creare un ambiente stabile attraverso la ricostruzione socio-economica della regione.

“Il team di ricostruzione potrebbe diventare un elemento su cui riflettere – sostiene il colonnello – e fornire risultati da valutare e analizzare”. Un insieme di lezioni apprese, dunque, utili in futuro a giudicare la bontà dell’esperimento e a decidere se “l’esempio Afghanistan”, di cui ha parlato il ministro degli Esteri Gianfranco Fini lo scorso 4 agosto a Camp Invictia (Kabul), sia davvero da ritenere un postulato di partenza per i teatri operativi in fase di ricostruzione.

Il comandante Sperotto sottolinea che “con l’attività del Prt si arriva a capire la società in cui si opera sotto tutti i punti di vista e se ne comprendono le esigenze e le richieste, ma non ci si sostituisce mai alle autorità del luogo. Anzi, è nostra intenzione veicolare la fiducia che la gente ripone in noi verso le autorità locali”.

Questo è reso possibile dall’attività del Cimic, la cooperazione civile-militare che costituisce la peculiarità del Prt e che consente di entrare in relazione con organismi tecnici e con autorità locali, arrivando a redigere relazioni, delineare progetti e a valutarne la fattibilità. “Il Cimic – chiarisce il colonnello Sperotto – è uno degli assetti più efficienti ed efficaci del Prt, il cui centro di gravità è il consenso”.

In meno di sei mesi il Cimic ha partecipato a 273 riunioni con organizzazioni governative, non governative e autorità locali; ha messo in atto 6 attività sanitarie a favore della popolazione; ha condotto 38 attività nei vari distretti della provincia di Herat; ha redatto 83 relazioni di valutazione in villaggi destinatari di attività di sviluppo; è coinvolto nella ricostruzione di 10 scuole, di spogliatoi per il palazzo dello sport di Herat, di 30 pozzi per l’acqua e della rete idrica in 4 distretti del capoluogo. In tutto percorrendo poco meno di 43.000 chilometri, dove il tempo medio di percorrenza del chilometro terrestre è inimmaginabile per gli standard occidentali.

“Senza consenso non si costruisce la fiducia” torna a ribadire il comandante Sperotto, che precisa: “La consegna degli aiuti è complementare al compito principale del Prt e rappresenta un ottimo veicolo per aumentare il consenso immediato nei nostri confronti”. Dal 13 febbraio al 29 luglio il Cimic ha distribuito aiuti umanitari in nove occasioni.

“Ma se volessimo solo ricostruire – spiega il colonnello – basterebbero i reparti Genio, così come se volessimo solo aiutare basterebbe la Croce rossa. Il Prt è una opportunità nuova che sta dando ottimi risultati”. Dare la possibilità ai locali di impegnarsi concretamente nella ricostruzione sulla base dei progetti preparati dal Cimic ha come conseguenza l’apprezzamento della popolazione alla propria autorità locale. “Accresce la responsabilità e il senso dello Stato” torna a sottolineare Sperotto, che conclude: “La gente comune e le stesse autorità stanno rispondendo positivamente a questa iniziativa e non hanno problemi a esporre la loro situazione, non sono diffidenti verso di noi. Da parte loro non ci sono pretese ma aspettative”.

Fini a Kabul, il modo di essere italiani

venerdì, agosto 5th, 2005 37 views

pubblicato da Pagine di Difesa il 5 agosto 2005

“La ricostruzione è la priorità”. Così il vicepresidente del Consiglio, il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, ha parlato del ruolo dell’Italia in Afghanistan nel corso di un incontro con i giornalisti a Camp Invictia a Kabul ieri 4 agosto.

“L’Italia è leader nella ricostruzione – ha specificato il ministro – e qui è proprio partita da zero assumendo un ruolo rilevante”. Fini ha fatto riferimento al Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat comandato dal colonnello Amedeo Sperotto. Il Prt di Herat rientra nella responsabilità del Regional Area Coordinator West (Rac-W) generale di brigata Giuseppe Santangelo, che coordina l’attività di altri tre Prt oltre a quello di Herat (Qal’eh-Now, Chaghcharan, Farah) al fine di creare in Afghanistan un ambiente stabile attraverso un processo di ricostruzione socioeconomica dell’area.

Questa peculiarità italiana è risultata molto gradita al presidente afgano Hamid Karzai che nel corso del colloquio con Fini ha espresso il suo apprezzamento per il rispetto che i militari italiani dimostrano nei confronti della popolazione locale. L’incontro con il ministro degli Esteri italiano è stato l’occasione per il presidente Karzai di tornare sugli argomenti affrontati a Roma in un incontro analogo avvenuto il 22 luglio.

Al centro del colloquio sono stati il ruolo del Pakistan, l’influenza dell’esempio afgano sugli altri paesi musulmani e i rapporti bilaterali tra l’Italia e l’Afghanistan, in particolare la ripresa del commercio. “E’ un ritorno auspicato – ha sottolineato Fini – dopo l’investimento che l’Italia ha affrontato in termini di difesa in questo luogo”.

Sempre in proposito ai rapporti tra i due paesi il vice presidente del Consiglio ha anticipato che “Karzai ha molte iniziative per far conoscere il suo paese da noi” e che “il ministro degli Esteri afgano e il suo omologo iracheno saranno al Meeting per l’amicizia fra i popoli a Rimini il prossimo 26 agosto. Tema comune: democrazia e solidarietà”.

“Nell’incontro avvenuto a Roma – ha proseguito Fini – Karzai chiedeva la presenza italiana per le costruzioni, le case e i manufatti in generale”. Così, accanto alla missione di supporto alla sicurezza gli italiani assumono il ruolo visibile e concreto di ricostruttori. E proprio l’uso dei macchinari da costruzione è materia di insegnamento dell’attività di addestramento dei genieri afgani condotta a Camp Invictia dalla compagnia Genio del reggimento Genio comandata dal colonnello Andrea Tortarolo. Un corso di 15 giorni programmato da Isaf con le forze di coalizione e destinato a ufficiali e sottufficiali dei reparti genio afgani.

Il consenso politico espresso da Fini nei confronti delle truppe italiane ha evidenziato l’impegno assunto dall’Italia “che non si sottrae alla responsabilità assunta per la paura del rischio di attacchi terroristici dato che ciò rappresenterebbe un venir meno al dovere morale”. Il ministro Fini ha ricordato “il rapporto particolare che lega i due paesi (il re afgano Zahir Shah è stato in Italia nel corso del suo esilio, ndr)” e ha chiarito che “non c’è un nesso diretto tra la presenza italiana in Afghanistan e il rischio che l’Italia corre al pari di altri paesi della comunità internazionale che hanno dichiarato guerra al terrorismo”.

Altrettanto consenso era stato espresso sul piano operativo ai militari italiani presenti in Afghanistan dal comandante operativo interforze generale di corpo d’armata Fabrizio Castagnetti, che lo scorso 3 agosto ha incontrato la task force Pantera nell’aeroporto di Kabul.

Ai marinai del 4° gruppo di volo della Marina di Grottaglie (Taranto), che compongono la task force su elicotteri AB 212 giunti in teatro il 26 luglio, il generale ha assicurato: “Voi avete l’affetto e il rispetto del nostro paese. Noi italiani portiamo quel pizzico di umanità e cultura che altri paesi più capaci di noi militarmente non sanno dare”.

Le stesse parole che il giorno successivo Karzai ha detto a Fini e che Fini ha riferito ai militari schierati in saluto a Camp Invictia: “Vi porto il ringraziamento di Karzai per l’umanità, il garbo e per il modo di essere dei soldati italiani”.

Kabul, domani il ministro Fini al Toa di Del Vecchio

mercoledì, agosto 3rd, 2005 17 views

pubblicato da Pagine di Difesa il 3 agosto 2005

Kabul, Afghanistan – “Gli italiani stanno dando un contributo fondamentale alla tappa più importante per lo sviluppo dell’Afghanistan: le elezioni parlamentari del prossimo 18 settembre” ha dichiarato ieri 2 agosto il capo di stato maggiore della Difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola, in visita al contingente italiano nella Kabul Multinational Brigade.

L’ammiraglio è giunto a Kabul da Nassiriya accompagnato dal comandante operativo interforze, il generale di corpo d’armata Fabrizio Castagnetti. Nel corso dell’incontro con la stampa è stata comunicata la visita del ministro degli Esteri Gianfranco Fini prevista per domani 4 agosto, giornata del trasferimento del comando di Isaf VIII al generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio.

Il generale Del Vecchio ha sottolineato il ruolo del nostro paese in questa missione “che sarà sicuramente impegnativa e che, per la prima volta, vede l’Italia al vertice sia per quanto riguarda il comando sia per la struttura, la componente terrestre che affianca quelle della Marina e della Aeronautica”.

Per l’ambasciatore italiano Ettore Francesco Sequi “il sistema Italia sta concorrendo al raggiungimento della sicurezza afgana, che significa portare il paese verso la stabilità e la democrazia”.

Lo sforzo logistico è notevole: l’Afghanistan dista circa 4.800 chilometri dall’Italia e non ha sbocchi sul mare. La missione Isaf (International Security Assistance Force), che si avvale del contributo di una quarantina di uomini della Polizia militare, sta per affrontare la sua espansione verso sud, che potrebbe già concretizzarsi entro il 2005.

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