Migranti, democrazia e sicurezza: questioni per governi stabili e duraturi

domenica, febbraio 5th, 2012 68 views

By Vincenzo Ciaraffa

Il Presidente della Repubblica, il 22 novembre scorso, ha espresso l’auspicio  che “In Parlamento si possa affrontare la questione della cittadinanza per bambini nati in Italia da immigrati stranieri”.

Tuttavia, bisogna ammettere, senza infingimenti, che quella indicata da Napolitano non è tra le priorità del momento, anche perché il suo quirinalizio auspicio andrebbe inquadrato nel più vasto problema dell’immigrazione che, lungi dall’essere governato, ha invece agglomerato intorno a sé soltanto complicazioni e vacanze legislative.

Oggi in Italia vivono oltre quattro milioni di stranieri   – dei quali almeno 500.000 sono clandestini -  e questo significa che su 60 milioni di abitanti il 6,8% è costituito da immigrati. Nella sola provincia di Varese, ad esempio, vivono all’incirca 80.000 immigrati di 149 nazionalità e sette principali gruppi religiosi.

Ebbene, se analizziamo i flussi migratori, scopriamo che le due principali aree di provenienza sono quella cristiana e quella islamica: dai Paesi di religione islamica arrivano prevalentemente uomini, da quelli cristiani prevalentemente donne. Ed è indubitabile che la maggior parte di questa gente, una volta giunta da noi, tenti di inserirsi nella realtà sociale e produttiva del Paese, ma è altrettanto indubitabile che per loro, a seconda della religione e dello sviluppo civile dal quale provengono, si impongono approcci integrativi e/o repressivi di tipo diverso.

Nelle comunità islamiche i problemi sono connessi alla “resistenza integrativa” di soggetti permeati da un esasperato concetto della religione i quali, peraltro, non hanno una visione univoca della democrazia nella quale hanno scelto di vivere, visione che possiamo considerare di tre tipi:

  • la prima rifiuta completamente la democrazia perché costituisce un sistema politico nato da una filosofia che l’Islam non riconosce, preferendo insistere sulla shura o processo islamico di democratizzazione. Per gli islamisti algerini, ad esempio, la democrazia è addirittura kufr, cioè miscredenza;
  • la seconda, maggioritaria nelle diverse concezioni islamiste, non rifiuta interamente la democrazia ma formula riserve su taluni suoi aspetti, come se la democrazia si potesse applicare a tocchi;
  • la terza considera la democrazia, nonostante le sue origini occidentali, un sistema neutro assimilabile senza alcun pericolo per la religione.

In queste comunità con una percezione democratica così variegata, oltre ad agitarsi un fondamentalismo religioso sempre pronto a esplodere, operano organizzazioni malavitose dedite, prevalentemente, all’importazione e allo spaccio di stupefacenti.

Mentre, nell’area cristiana, i problemi sono legati alla recrudescenza dei reati contro il patrimonio, contro le persone e al feroce sfruttamento della prostituzione. Sicché, nel nostro Paese, va disegnandosi una nuova mappa delle organizzazioni malavitose: mafie indigene al Sud, mafie russe, albanesi, cinesi e nigeriane al Nord.

Mentre, però, gli immigranti provenienti dalla Russia, dall’Albania e dalla Cina creano problemi che sono prevalentemente di ordine pubblico, quelli provenienti dall’orbe islamico originano problemi molto più complessi, perché hanno a che fare con l’etica e la religione.

A tutto questo dobbiamo aggiungere altri due problemi. Il primo: l’ordinamento giuridico italiano, oggettivamente permissivo, ha il potere di attirare tutti i balordi dell’Est per la commissione di reati che nei loro Paesi d’origine sarebbero severamente puniti, spesso anche con la morte.

Il secondo: si vanno accrescendo sempre più problematiche inerenti alla fame, alla desertificazione e alle guerre interetniche, cause queste che  spingono le popolazioni del Terzo e Quarto Mondo ad emigrare verso Occidente passando per l’Italia. E tali migrazioni, nel corso dei prossimi decenni, potrebbero toccare livelli da esodo biblico!

Troppo spesso, però, l’attenzione di noi italiani si è concentrata sulle differenze religiose e culturali dei migranti, invece di soffermarsi su quei fattori che ruotano intorno agli equilibri economici e sociali del nostro Paese. Perché è chiaro che i flussi migratori sono – almeno in parte – funzionali alle nostre esigenze produttive, ed è per questa ragione che anche l’immigrazione clandestina va inserita nella logica strutturale del mercato del lavoro. Giacché tali flussi rischiano di diventare un fenomeno ingestibile, sarebbe saggio imparare rapidamente a governarli, tenendo ben presenti quattro punti fondamentali:

  • l’immigrazione  tende ad insediarsi sempre più a Nord dell’Europa e, quindi, volente o nolente, la nostra penisola diviene un punto di transito e di insediamento iniziale;
  • tale insediamento pone il problema dalla coabitazione con la popolazione locale, la cui identità viene avvertita come minacciata dall’accentuata percezione religiosa (e dalla scarsa percezione civile) dei nuovi arrivati. Questa, ad esempio, è stata la ragione per la quale la maggioranza degli svizzeri – con un referendum -  si è opposta alla costruzione di nuove moschee;
  • dopo il trattato di Schengen, l’emigrazione verso i paesi del Centro e Nord dell’Europa è sfuggente a qualsiasi censimento, quindi è  incontrollabile;
  • l’emigrazione verso l’Europa costituisce una valvola di sfogo per l’equilibrio sociale dei  Paesi che la originano e, pertanto, questi Paesi non hanno un reale interesse a disciplinare o raffrenare l’esodo di masse di diseredati potenzialmente destabilizzanti.

La verità è che l’emigrazione è divenuta un processo irreversibile che impone un nuovo tipo di rapporti internazionali e nuove strategie di governo, cosa che l’Italia non ha ancora imparato a fare, sottovalutando un avvertimento che lanciò l’allora presidente del Sénégal, Abdou Diouf: «Rischiate di essere invasi prestissimo da moltitudini di africani che spinti dalla miseria si rovesceranno a ondate sui paesi del Nord. E non vi servirà a nulla creare delle disposizioni di legge contro l’emigrazione, non riuscirete ad arrestare questa valanga come non è possibile arrestare il mare con le braccia. Il Mediterraneo non li potrà fermare. Sarà un fenomeno simile a quello delle orde barbariche che hanno invaso l’Europa durante il medioevo».

Probabilmente, Abdou Diouf aveva ragione, e questo rende ancora più grave la lentezza con la quale l’Italia sta prendendo coscienza di un fenomeno che va affrontato col cervello, e non con la “pancia”, come spesso inclinano a fare le forze politiche, Lega Nord in testa.

Pertanto, l’esortazione del Presidente Napolitano a concedere la cittadinanza ai figli d’immigrati nati in Italia, pur essendo corretta nella forma, è stata quantomeno intempestiva perché rischia di innescare il precipitoso varo di un ennesimo provvedimento legislativo-tampone su di una materia che, invece, andrebbe affrontata e dibattuta organicamente, con la più ampia condivisione politica e senza striature emotive. E questo non è nelle possibilità (e nella durata) dell’attuale governo. Sempre che, sulla durata del governo Monti, il Presidente non abbia delle premonizioni da antiveggente.

Vincenzo Ciaraffa

Foto: Crotone24News

2012, l’oroscopo di Cybergeppetto

domenica, gennaio 1st, 2012 188 views

Non c’è bisogno di consultare gli astri per sapere cosa succederà in Italia nell’anno appena iniziato, i comportamenti viziosi degli italiani sono sempre gli stessi.

Da decenni i pianeti ruotano nel cielo della nostra repubblica esercitando, secondo gli speculatori astrali, i loro influssi.

Ciò che colpisce è che davanti ai nostri occhi il risultato è sempre uguale, un paese caotico, con troppe regole che nessuno rispetta, con troppi privilegi che nessuno ammette e, soprattutto, con troppi debiti di cui nessuno vuole parlare.

L’Italia e gli italiani ce la metteranno tutta per fallire nel corso del 2012, forse anche prima di quanto previsto dalla profezia dei Maya o di qualunque altro catastrofista.

L’unica fortuna è la loro cronica incapacità di portare a compimento qualsiasi impresa.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, continuerà a declamare valori che nessuno segue e che la sua storia nega, continuando a inciuciare nell’ombra, pardon, esercitare la “moral suasion”. Lui è sicuramente uno di quelli che più di altri potrà, finalmente, farci fallire.

I politici continueranno a esercitare il loro populismo inconcludente, per mantenere un potere inutile cosicché non cambi nulla. Sono i migliori alleati del presidente.

I burocrati europei continueranno a inchiostrare carta inutile a Bruxelles per scrivere direttive inutili a tenere sotto controllo i debiti degli stati. Così come non si erano accorti della Grecia, non saranno capaci d’altro che di romperci le balle per far fare manovre inutili e recessive. E’ da là che vengono i presidenti, King George e Mario.

L’euro continuerà a essere una moneta senza uno stato e senza una volontà politica precisa, le banche cantrali continueranno a strozzare qualsiasi possibilità di ripresa, le banche più o meno private continueranno a chiedere soldi che non presteranno a nessuno.

I sindacalisti continueranno a pretendere di dettare regole che da anni strangolano la nostra economia facendo pagare ai contribuenti l’incapacità del nostro sistema economico di spostare la forza lavoro dove serve. Finché saranno in giro, non avremo nessuna possibilità di metterci a posto.

I preti cattocomunisti continueranno ad assolvere i peccatori che non si pentono e a condannare i cristiani che vorrebbero che il sì fosse sì e il no fosse no, ma ormai la morale è morta dietro il relativismo e il buon senso è sepolto dalla cultura radical chic .

Gli italiani continueranno a strepitare per ricordare a tutti i loro diritti, s’incateneranno ai cancelli, saliranno sui tetti, torri e tralicci, ma continueranno a tacere sui loro doveri.

I giornalisti continueranno a parlare di spread e di speculazione, ma lo sfascio di uno stato che spreca soldi in stipendi inutili rimarrà com’è, magari si avrà un peggioramento.

Il popolo viola scenderà in piazza ogni tre per due, sempre al grido di ”Se non ora, quando?”. Balleranno e canteranno per le strade.

Gli studenti faranno nuove manifestazioni durante le quali i teppisti sfasceranno nuove vetrine, rovesceranno i cassonetti della spazzatura e daranno fuoco ai mezzi delle forze dell’ordine.

Le mignotte dovranno sudare un pò di più per portare il pane a casa, ma potranno sempre contare sui loro protettori in ogni ambiente.

La televisione continuerà a propinarci reality show pieni di imbecilli che urlano, s’insultano, ma a lavorare non ci vanno mai.

I giovani continueranno a prendere la paghetta dai nonni senza capire che il conto lo pagheranno loro.

Cybergeppetto

p.s. L’Italia va dall’astrologo e gli chiede come sarà il suo futuro. Il mago copre la palla di vetro e sentenzia con tono piatto: “Quest’anno tutto andrà avanti come prima, non c’è bisogno che glielo dica io….”.

L’immagine è di Studio Ariella

Cyber epigrammi – L’Orgoglio

giovedì, dicembre 29th, 2011 107 views

By Cybergeppetto

Nell’anno che si chiude abbbiamo visto celebrarsi nuovamente il rito della giornata dell’orgoglio omosessuale.

Pochi giorni fa il nostro Presidente, Giorgio Napolitano, ha dichiarato che gli italiani hanno riscoperto l’orgoglio di essere tali nella ricorrenza del 150° anniversario.

Non vorrei mai che il nostro Presidente del Consiglio ci chiedesse l’anno prossimo di essere orgogliosi tutte le volte che ce lo metterà nel culo con i suoi decreti indispensabili a salvare l’Italia.

Gli auguri del Presidente della Repubblica Napolitano ai militari impegnati nei teatri operativi

mercoledì, dicembre 21st, 2011 98 views

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano farà gli auguri di Natale ai militari impegnati all’estero nei teatri operativi nella mattinata di oggi 21 dicembre dal Comando Operativo di vertice Interforze (COI) di Roma.

Il tradizionale messaggio di auguri ai contingenti militari italiani impegnati nei teatri di operazioni internazionali verrà trasmesso in videoconferenza dall’Aeroporto Baracca, sede del COI.

Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto: il collegamento per il tradizionale messaggio di auguri del 2010/stato maggiore della Difesa

Nel 69esimo anniversario di El Alamein quasi 4mila chiedono una via di Milano intitolata a Paolo Caccia Dominioni

domenica, ottobre 23rd, 2011 326 views

Sono 3.781 le firme raccolte dall’iniziativa Intitoliamo una via di Milano a Paolo Caccia Dominioni, promossa nel dicembre 2010 dalla Libreria Militare che ha sede proprio nel capoluogo lombardo.

Dalla pagina di Facebook dedicata all’iniziativa si apprende che di queste 3.781 firme ben 3.271 provengono dal Gruppo Guastatori dell’Associazione Genieri e Trasmettitori, del resto Paolo Caccia Dominioni comandò proprio il XXXI btg. Guastatori nella seconda guerra mondiale; mentre 63 sono le adesioni per posta elettronica e 303 le sottoscrizioni della pagina Facebook.

Questi risultati vengono inviati per lettera oggi stesso, in occasione del 69esimo anniversario della battaglia di El Alamein, al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, insieme all’attestazione dell’interesse per l’iniziativa dimostrata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il patrocinio del Capo di stato maggiore dell’Esercito Giuseppe Valotto.

L’iniziativa promossa dalla Libreria Militare aveva già riscontrato il plauso dell’ex sindaco di Milano Letizia Moratti, che in una lettera del 10 dicembre 2010 indirizzata al titolare della libreria stessa, Angelo Luigi Pirocchi, informava di aver provveduto a far trasmettere la proposta all’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano.

Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo nacque a Nerviano il 14 maggio 1896 e morì a Roma il 12 agosto 1992.

Fu tenente del Genio nella prima guerra mondiale e nella Campagna di Libia, capitano in Africa Orientale e maggiore comandante del XXXI battaglione Guastatori nella seconda guerra mondiale, garibaldino della 106ª Garibaldi, Capo di stato maggiore del C.V.L. Lombardo nella Resistenza.

Nella seconda battaglia di El Alamein nel novembre 1942, riuscì a sfuggire all’accerchiamento con tutto il suo reparto, unico reparto superstite del X Corpo d’armata italiano; per questo venne decorato con la Medaglia d’argento al valor militare.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale si assunse volontariamente l’incarico di ricercare le salme dei caduti di ogni nazione disperse tra le sabbie del deserto egiziano a El Alamein, portando avanti le ricerche  personalmente e con grande rischio tra i campi minati ancora attivi.

Nel dopoguerra progetta e realizza il Sacrario a Q.33 di El Alamein, recuperando in quattordici anni oltre tremila salme di caduti italiani, tedeschi e alleati, insieme a un suo vecchio sottoposto del XXXI battaglione Guastatori, Renato Chiodini.

Articolo correlato:

23 ottobre 1942: sessantotto anni dopo nella caserma Vannucci di Livorno la Folgore ricorda la battaglia di El-Alamein (22 ottobre 2010)

Fonte: Intitoliamo una via di Milano a Paolo Caccia Dominioni/Facebook; per i riferimenti biografici: Associazione Nazionale Alpini, Ars Bellica e Wikipedia

Foto: Ars Bellica

Libia, Schengen e UE: il presidente Napolitano e il suo monito all’Europa sul Time

mercoledì, aprile 27th, 2011 179 views

L’americano Time lo ha messo nelle citazioni della settimana. Oggi 27 aprile, il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano (foto Time/AFP) è nella home page del  periodico online nella rubrica Quotes of the week.

La sua dichiarazione “Nulla sarebbe più miope , meschino e perdente del ripiegamento su se stesso di ciascuno dei paesi membri dell’Unione Europea” di fronte ai problemi nati dalle rivolte in nord Africa e al ‘‘rischio di flussi migratori disperati e convulsi verso le nostre sponde” (fonte Ansa) è stata riportata dal Time con riferimento alla proposta di riforma dell’accordo di Schengen in risposta all’emergenza migranti, uno degli argomenti di discussione del vertice bilaterale Italia-Francia di ieri 26 aprile.

La scelta della redazione online del Time non è invece caduta sull’altra dichiarazione del nostro Presidente, riguardante la decisione dell’Italia di partecipare ai bombardamenti sul suolo libico, che presenta uguale determinazione e lucidità nel ribadire l’impegno italiano e il peso della figura presidenziale: “L’ulteriore impegno dell’Italia in Libia annunciato ieri sera dal presidente del Consiglio Berlusconi costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento” (fonte Ansa).

Emergenza Libia in Paola Casoli il Blog

Fonte: Ansa, Time online

Foto: Time/AFP – Michal Cizek/AFP/Getty Images

Unità d’Italia. Mazzini è un semidio per gli stolti, parola dell’Alta Vendita

lunedì, marzo 21st, 2011 218 views

A distanza di quattro giorni dalla celebrazione dell’Unità d’Italia le manifestazioni non sono ancora concluse.

Oggi 21 marzo il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano inaugura la nuova sede della Regione Lombardia, il grattacielo più alto d’Italia, a Milano. In giornata sarà a Varese, capoluogo che vide all’azione Garibaldi e i suoi Cacciatori delle Alpi per la conquista del nord Italia.

Garibaldi è considerato uno dei padri della Patria. E con lui Giuseppe Mazzini, il carbonaro che fondò la Giovine Italia e che Nubius, capo dell’Alta Vendita, il livello supremo delle società segrete, non esitò in questa lettera a considerarlo “un semidio per gli stolti”.

Da Il problema dell’ora presente. Antagonismo tra due civilità, di Henri Delassus:

X. Lettera di Nubius a Beppo, in data 7 aprile 1836.

“Tu sai che Mazzini si è giudicato degno di cooperare con noi nell’opera più grandiosa dei nostri giorni. La Vendita Suprema la pensa diversamente. Mazzini ha troppo l’aria di un cospiratore da melodramma per adattarsi al cómpito oscuro che noi ci rassegniamo di condurre sino al trionfo.

Mazzini ama parlare di molte cose, sopratutto di sé. Egli non cessa di scrivere che rovescia i troni e gli altari, che feconda i popoli, che egli è il profeta dell’umanitarismo ecc. e tutto questo si riduce ad alcune miserabili sconfitte o a certi assassinii così volgari che io caccierei immediatamente uno dei miei staffieri se si permettesse di disfarmi d’uno de’ miei nemici con mezzi sì vigliacchi. Mazzini è un semidio per gli stolti dinanzi ai quali tenta di farsi proclamare il pontefice della fraternità, di cui egli sarà il dio italiano. Nella sfera in cui agisce, questo povero Giuseppe è ridicolo; perché egli sia una bestia feroce completa, gli mancheranno sempre gli artigli.

“È il borghese gentiluomo delle Società segrete che il mio caro Molière non ebbe l’abilità di intravedere. Lasciamogli portare nelle taverne del lago Lemano o nascondere nei lupanari di Londra la sua importanza e la sua reale vacuità. Che perori o scriva; che fabbrichi a suo bell’agio coi vecchi avanzi d’insurrezione o col suo generale Ramorino delle giovani Italie, delle giovani Allemagne, delle giovani Francie, delle giovani Polonie, delle giovani Svizzere ecc.

Se ciò può servire d’alimento al suo insaziabile orgoglio, noi non ci opponiamo; ma fategli capire, pur adoperando i termini che vi sembreranno più convenienti, che l’associazione di cui egli parla non esiste più, se pur è mai esistita; che voi non la conoscete, e che pur dovete dichiarargli che se esistesse, egli avrebbe certamente presa la via meno opportuna per entrarvi. Ammesso il caso della sua esistenza, questa Vendita è evidentemente sopra tutte le altre; è il S. Giovanni in Laterano, caput et mater omnium ecclesiarum. Vi sono chiamati gli eletti che soli sono riconosciuti degni di esservi introdotti. Fino a questo giorno Mazzini ne sarebbe stato escluso: non pensa egli che mettendosi di mezzo, per forza o per astuzia, in un segreto che non gli appartiene, si espone forse a pericoli che egli ha fatto già incorrere a più d’uno?

“Acconciate quest’ultimo pensiero a vostro modo; ma fatelo pervenire al gran sacerdote del pugnale, ed io, che conosco la sua consumata prudenza, metto pegno che questo pensiero produrrà sopra l’inframmettente il suo effetto”.

Foto: Giuseppe Mazzini da filosofico.net

Libia, nave Garibaldi in attesa di ordini nel porto siciliano di Augusta

sabato, marzo 19th, 2011 732 views

E’ attualmente nel porto di Augusta, in Sicilia, la portaeromobili Garibaldi della Marina Militare Italiana, che ieri ha lasciato Trapani per avvicinarsi all’area di operazioni nell’ambito della crisi libica.

Dopo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu n.1973, che il 17 marzo ha stabilito una no-fly zone sulla Libia, il governo italiano ha dato la propria disponibilità “per ciò che sarà necessario”, come ha dichiarato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Nell’ottica del supporto alla risoluzione Onu, la Francia ha dato applicazione al dettato delle Nazioni Unite poco dopo le 17 di oggi ora italiana colpendo mezzi terrestri dell’esercito di Muammar Gheddafi a nord di Bengasi, secondo quanto riportato da BBC che cita Al Jazeera.

Al momento è confermata la disponibilità dell’Italia di sette basi aeree che già ospitano forze americane e Nato, oltre che nazionali. Confermata anche la disponibilità di nave Garibaldi, con la sua linea di volo dai 12 ai 18 aeromobili.

L’ingresso in questa fase di operazioni determina ora una maggiore prudenza nella diffusione delle informazioni relative ai movimenti che le nostre unità effettueranno.

Articoli correlati:

Emergenza Libia in Paola Casoli il Blog

Fonte: Marina Militare Italiana, BBC online, Ansa

Foto: Marina Mlitare Italiana

Celebrating the Italian Unity. Once upon a time the terrorism in Italy

martedì, gennaio 11th, 2011 485 views

By Cybergeppetto

The President of the Italian Republic, Mr Giorgio Napolitano, has commemorated Mr Arrigo Boldrini, considered a hero by the communist partisans but viewed as a criminal by the relatives of the 365 victims of the “eccidio di Codevigo”, the massacre of surrendered soldiers of the Mussolini’s Repubblica Sociale together with innocent civilians in Codevigo.

Mr Napolitano has declared that Italian  politics and the Italian culture have failed in explaining to friend States the “anni di piombo” (years of bullets), the decades of terrorist attacks to the democratic institutions.

I share this view, and I think I can offer the reason why this happened: ideological prejudice.

Left wing oriented politicians and historians have denied so far the responsibilities of the Partito Comunista Italiano (PCI), the Italian Communist Party, and the related crimes against Italy from the civil war to the Eighties.

(continua…)

4 novembre. La Russa: i militari sono l’espressione migliore dell’unità nazionale

martedì, novembre 3rd, 2009 82 views

manifesto_4_nov_resizeL’alzabandiera e la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria da parte del Capo supremo delle Forze Armate, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa apriranno ufficialmente alle 9 in punto le celebrazioni del 4 novembre 2009.

Tema portante è l’Unità d’Italia nel suo centocinquantesimo anniversario. Sottolinea La Russa che “I nostri militari sono l’espressione migliore dell’unità nazionale. Sempre pronti a intervenire per fronteggiare i disagi di popolazioni colpite da disastri naturali, per concorrere alla sicurezza dei cittadini, per contrastare ovunque il terrorismo e per contribuire, nell’ambito delle missioni internazionali, alla costruzione di un futuro di convivenza pacifica.”

A seguire il ministro La Russa inaugurerà la mostra storica sulle Missioni internazionali allestita presso il Vittoriano, al Sacrario delle Bandiere, che resterà aperta fino al prossimo 15 novembre.

Mostre statiche e storiche, oltre a esibizioni di attività addestrative e concerti di Bande e fanfare militari si susseguiranno nelle principali città italiane fino all’8 novembre, giornata finale delle celebrazioni in cui è prevista una manifestazione conclusiva a piazza del Popolo a Roma a partire dalle 16.

Sono inoltre più di 150 le caserme sul territorio nazionale che resteranno aperte ai cittadini. Nel 2008, rende noto un comunicato del ministero della Difesa, si è raggiunta la quota di 40mila visitatori nelle caserme aperte per le celebrazioni del 4 novembre.

Il 5 e il 6 novembre Palazzo Salviati a Roma ospiterà il Convegno nazionale Commissione italiana di storia militare dedicato al 150esimo anniversario della seconda Guerra di indipendenza.

Il programma dettagliato degli eventi è disponibile sul sito della Difesa.

Fonte: ministero della Difesa

Foto: www.difesa.it

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