Kosovo: riappare il Kosovo Liberation Army e Kfor sospende il training della Kosovo Security Force

lunedì, marzo 8th, 2010 158 views

KosovoNiente più addestramento per la Kosovo Security Force (KSF) da parte di Kfor da ieri sera. Lo ha annunciato il comandante delle forze Nato in Kosovo generale Markus Bentler  (qui su B92) dopo che venerdì 5 marzo una guardia d’onore in stile militare della KSF ha commemorato a Pristina il dodicesimo anniversario dell’uccisione di un leader del Kosovo Liberation Army (KLA, o Uck secondo l’acronimo albanese), il gruppo paramilitare albanese distintosi in azioni contro serbi e collaborazionisti negli anni Novanta del Novecento.

L’annuncio della Kfor è motivato dal fatto che “la guardia d’onore della KSF è apparsa nelle vesti di formazione militare nel corso di un evento dedicato a un ex leader del KLA”. Un aspetto che, come riportato da B92 che cita l’agenzia Beta, “non è in linea con la posizione della KSF, che non ha status militare”.

Ma c’è di più, alla parata sventolava la bandiera della Nato. Specifica Kfor: “La bandiera della Nato è stata esposta nel corso dei festeggiamenti, una cosa inaccettabile dato lo status di neutralità di Kfor”.

L’addestramento degli uomini della KSF, la forza costituita l’anno scorso con compiti di emergenza civile per riformulare il Kosovo Protection Corps formato da ex membri del KLA, è ora sospeso fino a nuovo avviso.

Intanto prevale l’ottimismo tra le autorità dell’ex provincia serba dichiaratasi unilateralmente indipendente poco più di due anni fa: il provvedimento di sospensione sarebbe stato in realtà male interpretato. Addirittura si attende un chiarimento, dato che – come ha affermato Hajredin Kuci, vice del primo ministro Hashim Thaci – “nessuno si aspetterebbe che il Kosovo non si comportasse come uno stato sovrano”.

KSF è addestrata da Kfor secondo quanto stabilito il 12 giugno 2008 in previsione del progressivo ridimensionamento delle forze militari Nato in Kosovo.

Per il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic, espressosi sin dalla formazione della KSF, tale forza rappresenta un “gruppo paramilitare illegale” e una “diretta minaccia alla sicurezza nazionale, alla pace e alla stabilità dell’intera regione”.

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Fonti: B92/Beta, Army Times/Associated Press, BBC, Kfor

Foto: BBC

Kosovo: internazionali in pericolo nell’ovest

lunedì, giugno 16th, 2008 97 views

 

“Abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di una forza armata forte che ci difenda”. La notizia dell’aggressione al Rappresentante regionale di Unmik che vive e lavora a Dečani, regione di Peć, nel Kosovo occidentale, il venezuelano Luis Perez-Segnini, è l’occasione per denunciare lo stato di insicurezza in cui molti funzionari internazionali vivono e lavorano ogni giorno nell’ex provincia serba dichiaratasi indipendente lo scorso 17 febbraio 2008.

“Luis è stato aggredito da tre sconosciuti nascosti nell’ombra della sera – ha spiegato al telefono un funzionario internazionale– ed è riuscito a reagire ed evitare il peggio grazie al fatto che si è difeso”.

Giovedì sera Perez, che già l’anno scorso era stato pubblicamente giudicato dagli albanesi “persona non grata” a causa della sua imparzialità e obiettività professionale, è rientrato a casa dopo le 22. L’aggressione ha avuto luogo nel condominio della piazza centrale di Dečani dove Luis vive da otto anni.

Il Rappresentante regionale, che ha riportato una piccola ferita alla testa, fino a sabato non era ancora rientrato nel suo appartamento “ma conta di farlo al più presto”, ha confermato la fonte sottolineando che “Luis ha denunciato il fatto alla polizia mentre nell’altro caso le minacce hanno avuto la meglio”.

“L’altro caso” risale a poco tempo fa ed è immediatamente conseguente alla decisione di Joachim Ruecker, capo missione Unmik in Kosovo, di far restituire dalla municipalità di Dečani 24 ettari di terreno al monastero ortodosso serbo Visoki Dečani. Un terreno che nel 2001 è stato inserito nella proprietà municipale “a causa della manipolazione del catasto operata dalla stessa municipalità di Decani ai danni del monastero”, fa sapere un funzionario internazionale che da anni segue le problematiche relative al rientro nelle proprietà delle minoranze.

L’altro caso di aggressione riferito riguarda un collega di Luis Perez, il tedesco Patrick Buse che vive con la propria famiglia a Pristina ma lavora a Dečani e “che ha subito minacce direttamente dal numero uno della mafia locale, Abdyl Mushkolaj, con l’intimazione di non restituire il terreno al monastero e di non consentire il rientro dei serbi a Dečani”, riferisce la fonte che sottolinea l’importanza di denunciare questi fatti “perché si venga a sapere in quale clima stiamo lavorando”.

Impossibile per questi internazionali che operano nel settore delle minoranze fare affidamento sulla polizia locale ormai quasi completamente monoetnica, composta cioè dall’etnia albanese che è in netta maggioranza.

“Ma la colpa è nostra – prosegue il funzionario internazionale – è nostra come Unmik perché questo sarebbe il caso di rimuovere sindaco e municipalità di Dečani per mettere in atto la decisione: non lo facciamo e così lasciamo passare il messaggio che la legge di Unmik non vale niente. Inoltre fra breve Ruecker non sarà più a capo di Unmik e questo consente un ulteriore scarico di responsabilità sul suo successore e così via. Abbiamo bisogno di persone che affrontino i problemi e che non girino la testa dall’altra parte di fronte all’impossibilità per noi di lavorare serenamente e per i monaci di Dečani di vivere nella legalità”.

La missione Unmik dovrebbe cedere i propri poteri a quella europea Eulex entro l’anno in corso. Il trasferimento di autorità è delicato e richiede adeguamenti progressivi. “Ma i kosovari albanesi hanno fretta di cacciare Unmik – continua la fonte – e far insediare Eulex. Alcuni pensano che la missione delle Nazioni Unite è un appoggio per l’attuale primo ministro (Hashim Thaci, ndr) mentre quella europea è invece il sostegno per l’ex primo ministro (Ramush Haradinaj, ndr)”.

Da quando è tornato con la patente di innocente dal tribunale dell’Aja, Ramush Haradinaj non perde occasione di attaccare con piccole stilettate rilanciate dalla stampa locale il suo rivale attuale primo ministro Hashim Thaci. Due pedine sulla scacchiera utili ai grandi attori internazionali che muovono con estrema attenzione in uno scenario altamente strategico al centro dei Balcani.

“Intanto noi siamo in mezzo – conclude il funzionario internazionale – e viviamo nell’incertezza: questa di Ramush Haradinaj e del monastero di Dečani è l‘area di responsabilità dei soldati italiani. A molti sembra che i militari siano più interessati a fare bella figura come benefattori con il sorriso sulle labbra piuttosto che a garantire un ambiente sicuro. Noi internazionali ci battiamo per far tornare i serbi nell’area, anche contro organizzazioni non governative che invece li scoraggiano come il Danish Refugee Council che a Peć ha solo albanesi tra i suoi impiegati. E avremmo proprio bisogno di una forza armata forte che ci difenda. Magari con il sorriso sulle labbra, ma che manifesti la capacità e la determinazione a difenderci”.

(Intervista del 15 giugno 2008).

Fonti: B92, Kosovo.net, Unmik

 

Kosovo: entra in vigore la Costituzione

domenica, giugno 15th, 2008 70 views

 

“Cosa cambia? Niente, a parte il fatto che faremo più fatica a scambiarci informazioni con le istituzioni locali”. Il parere di una internazionale dell’Unmik che lavora in Kosovo da otto anni è molto tagliente: “a parte gli attesi festeggiamenti l’entrata in vigore della nuova Costituzione non porterà a nulla di particolarmente evidente nei prossimi giorni. Solo non riusciremo più a ottenere le informazioni che ci servono per lavorare e che già le istituzioni locali ci forniscono con molta difficoltà”.

Una chiusura attesa che bloccherà dunque la possibilità di operare nell’area per gli internazionali e che si colloca sulle aspettative di Fatmir Sejdiu, presidente dell’ex provincia serba dichiaratasi indipendente quattro mesi fa, in favore dell’uscita di scena di Unmik per una concreta indipendenza del Kosovo.

In realtà il Kosovo passerà dalle mani delle Nazioni Unite (Unmik) a quelle dell’Unione Europea, che attende di diventare operativa in area con la missione Eulex in cui saranno presenti anche gli Stati Uniti.

Un passaggio di consegne che si sta compiendo con difficili aggiustamenti, anche perché sul territorio di fatto la contrapposizione Unmik/Eulex si traduce in quella Hashim Thaci/Ramush Haradinaj, rispettivamente attuale primo ministro ed ex primo ministro del Kosovo.

Hashim Thaci ha potuto dichiarare l’indipendenza del Kosovo lo scorso 17 febbraio grazie all’appoggio degli internazionali, Stati Uniti in testa. Mentre dall’altra parte l’ex primo ministro Ramush Haradinaj è rientrato in Kosovo lo scorso 4 aprile dopo essere stato scagionato dalle accuse di crimini di guerra dal tribunale penale internazionale dell’Aja.

ramush po vjenHashim e Ramush sono entrambi ex combattenti del Kla (Kosovo Liberation Army). Ed entrambi sono capi carismatici anche se in ambiti diversi: il primo sfoggia contatti con i vertici politici statunitensi e tollera la presenza di estremisti islamici nella sua regione di provenienza, la vallata di Drenica. Mentre il secondo ha il suo feudo nel Kosmet, il Kosovo occidentale culla dell’ortodossia serba e area di responsabilità della Kfor italiana, dove vengono registrati i maggiori flussi di traffici illeciti verso Albania e Montenegro. Ramush ha messo a tacere gli estremisti islamici, anche se a Pec la loro presenza è tangibile e scarsamente documentata. Da dichiarazioni off-the-record di militari che hanno servito in Kfor negli ultimi due anni la zona specifica “viene pattugliata raramente” dalla missione Nato.

allah pecCon questa situazione sul terreno l’entrata in vigore della Costituzione sembra poter influire poco sulla realtà quotidiana: le minoranze serbe continueranno a far riferimento a Belgrado e a vivere una vita istituzionalmente parallela, mentre i kosovari albanesi assisteranno al passaggio della loro indipendenza quasi fosse una patata bollente dalle mani dell’Onu a quelle dell’Unione Europea.

Foto: materiale proprio (striscione di benvenuto per Ramush Haradinaj a Decani; un centro islamico per la gioventù in centro a Pec, sulla continuazione della strada per l’ospedale).

 

Kosovo: Hashim Thaci sarà il nuovo premier?

giovedì, novembre 15th, 2007 79 views

pubblicato da Embedded il 15 novembre 2007

Magari non andrà così, ma le imminenti elezioni del 17 novembre in Kosovo sembrano già avere un vincitore: Hashim Thaci. Secondo fonti locali ci sarebbe infatti l’inclinazione a designare Thaci quale successore di Agim Ceku. E senza brogli elettorali ma solo per un accordo comune, sempre citando una voce del Kosmet.

Magari davvero non andrà così, ma un articolo che sottolinea la determinazione del leader del Partito democratico in Kosovo (PDK) – Thaci appunto – a ottenere l’indipendenza per la regione amministrata dalle Nazioni Unite da otto anni fa riflettere.

Thaci ha dichiarato alla Reuters che l’Occidente “ha promesso che riconoscerà l’indipendenza del Kosovo” e ha aggiunto: “Abbiamo ricevuto delle esplicite assicurazioni che l’indipendenza del Kosovo sarà riconosciuta internazionalmente”.

Considerato che Thaci si ritiene già vincitore con il suo partito, queste affermazioni rappresentano un monito più efficace delle varie foto dei guerriglieri in nero che circolano in questi giorni.

Fonte: Rinascita Balcanica

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