Set afgano per i due Wallace & Gromit di Helmand

giovedì, maggio 13th, 2010 100 views

Come nel film Wallace & Gromit, uno per l’altro. L’uomo e il cane, compagni inseparabili sempre, non importa dove. Dei due Wallace & Gromit di Helmand ne aveva scritto venerdì 7 maggio scorso, in un cinguettio su Twitter dal fronte, il maggiore Paul Smyth dello UK Forces Media Operations.

Ieri il ministero della Difesa britannico ha ripreso quel cinguettio e per gli inseparabili Andy Wallace (sì, si chiama proprio così!) e il suo cane Gromit, rispettivamente un veterinario Lance Corporal e un cane Patrol Dog, si apre una pagina del sito ufficiale della Difesa.

Andy e Gromit, che di base stanno a Camp Bastion nella provincia afgana meridionale di Helmand, stanno prestando ora servizio per le strade di Kabul, dove sono stati inviati per qualche settimana a occuparsi della sicurezza.

Esattamente come nel film, Gromit è il perfetto “buddy” a quattro zampe che pur nello svolgimento del proprio servizio non trascura di prendersi cura del suo compagno bipede. Di lui Andy Wallace infatti dice: “Gromit is so protective of me and won’t let anyone else come near”. Ma anche che con lui non conviene scherzare – “Most people don’t mess with Gromit” – dato che mantiene comunque il suo status di patrol dog e può diventare piuttosto aggressivo per sedare qualsiasi disordine.

I due Wallace & Gromit di Helmand si sono addestrati insieme per sei settimane, prima di dispiegarsi per sei mesi in Afghanistan; fanno parte della Working Dog Section di Camp Bastion. Andy Wallace proviene dalla 105 Unit del Royal Army Veterinary Corps di Sennelager, in Germania.

I military working dogs impiegati in Afghanistan dai britannici provengono dai 200 cani del 1st Military Working Dog Regiment, comandato dal tenente colonnello David Thorpe.

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Fonte: Helmand Blog, UK MoD

Foto: Helmand Blog, www.wallaceandgromit.com

Funerali di Stato

lunedì, settembre 21st, 2009 49 views

bandiera_italia_luttoNausea. Rabbia no, solo nausea. Tanta nausea nei confronti di chi specula su manine tese verso feretri tricolore, su invocazioni alla pace, su cortei più o meno puntuali. E poi questi funerali che per molti versi appaiono come un’appropriazione indebita di lutti privati.

Chi l’ha detto che la bara del mio congiunto debba stare di fronte alle autorità dello Stato? Chi mi impone di trasgredire all’accordo intimo di esequie private? Cosa conta di più di fronte alla morte, l’apparenza o la sostanza?

Domande che si saranno posti in tanti, non importa se coinvolti o meno dalla parentela con i militari italiani di Isaf che hanno trovato la morte a Kabul giovedì scorso.

Un articolo su La Repubblica di oggi ha toccato il punto, facendo riferimento – pur senza approfondire – a “inevitabili schieramenti e formalità”.

Foto: Ansa

Nrdc-Ita rientra dall’Afghanistan. A settembre la visita dell’uscente capo di stato maggiore dell’Esercito

lunedì, luglio 27th, 2009 155 views

Nrdc-Ita rientro Afg09E’ iniziato il rientro in patria dei militari del Corpo di reazione rapida della Nato Nrdc-Ita, che ha sede nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona ed è comandato dal generale Gian Marco Chiarini.

Lo scorso 24 luglio è atterrato a Milano Malpensa un primo C-17 dell’Aeronautica statunitense che ha riportato in Italia l’aliquota principale del personale italiano ed estero della Mara. Nrdc-Ita ha dispiegato parte del proprio personale nel quartier generale di Isaf a Kabul per quasi sette mesi con incarichi in tutte le divisioni dello staff.

Lo scorso gennaio 2009 i militari dell’Nrdc-Ita avevano sostituito il personale del comando turco di reazione rapida Nrdc-Tur e ora sono stati sostituiti a loro volta dal comando di reazione rapida tedesco-olandese di Munster, Nrdc-Ge Nl.

Per Nrdc-Ita si tratta del secondo dispiegamento in Afghanistan nell’ambito di Isaf, anche se non a livello di intero corpo d’armata come era invece accaduto quattro anni fa con la missione Isaf VIII comandata dal generale Mauro Del Vecchio. “Si è trattato di un impegno lungo e difficile”, fa sapere il comunicato stampa di Nrdc-Ita ricordando le attività svolte con successo a sostegno delle forze afgane e della popolazione civile.

Prima del dispiegamento il personale aveva seguito uno specifico programma di addestramento volto a incrementare le capacità operative individuali e di team.

La visita del generale Castagnetti e la nomina del generale Valotto a CsmE.

Secondo fonti proprie, a settembre il corpo d’armata riceverà la visita del capo di stato maggiore (CsmE) dell’Esercito. Molto probabilmente si tratterà della visita di commiato del generale di corpo d’armata Fabrizio Castagnetti, che dopo la pausa estiva cederà il suo incarico al generale di corpo d’armata Giuseppe Valotto appena nominato nuovo CsmE dal Consiglio dei Ministri. Il generale Castagnetti è stato comandante di Nrdc-Ita dal 2002 al 2004, promuovendo per primo la realizzazione di facilities a vantaggio del personale all’interno della caserma Mara.

Fonte: Nrdc-Ita; fonti proprie.

Foto: Nrdc-Ita

Poesia a tre stellette

lunedì, giugno 29th, 2009 123 views

Ricordi Sogni Emozioni. E’ la raccolta di poesie che domani 30 giugno alle 18.30 verrà presentata dall’autore Alfonso Miro  durante un incontro con Mauro Della Porta Raffo nel Circolo ufficiali di Palazzo Cusani a Milano. La prefazione di Paolo Limiti impreziosisce uno scrigno di sentimenti scritti prima e dopo la missione Nato Isaf in Afghanistan.

Già, perché Miro è un colonnello dell’Esercito Italiano che nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona fa il vicecomandante della brigata di supporto al Nato Rapid Deployable Corps – Italy (Nrdc – Ita). “Qualche poesia – spiega il colonnello Miro – l’ho scritta prima di partire per l’Afghanistan, mentre la maggior parte sono state scritte cinque o sei mesi dopo il rientro”.

Come è nata l’esigenza di scrivere poesie?
E’ sicuramente un compito arduo, considerato che la poesia è melodia senza musica, ma in tutti noi c’è quello che io chiamo il sogno di Icaro e la voglia di cimentarsi nell’impresa. Avrei potuto scrivere un libro di prosa, ma in duecento pagine l’emozione rischia di perdere di intensità e nel mio caso, con il mio lavoro, avrei rischiato di perdere il filo di quello che stavo ricordando.

Quanto sono importanti i ricordi?
Gabriel Garcia Marquez diceva che la vita non è quella che si è vissuta ma quella che si ricorda. E quindi come la si ricorda per poterla raccontare. Ecco, questo è il punto: mi sono trovato a fare un bilancio, un saldo della vita.

In Milano-Kabul e ritorno si legge l’attesa di un viaggio, la constatazione di una nostalgia già presente
Ho scritto quella poesia in una giornata. Ero tornato dalla missione in Afghanistan e stavo organizzando una rentrée con chi aveva partecipato ai vari eventi, tra questi anche il sindaco Gabriele Albertini con cui discutevo del titolo dato alla serata: Milano-Kabul e ritorno, appunto. Lì mi sono reso conto che per quel titolo servivano dei contenuti e nel pomeriggio ho scritto quella poesia.

La raccolta include anche una poesia in napoletano, perché?
Sono nato a Napoli e ci ho vissuto otto anni…’O tiempo è passato/dint’all’anema ‘nu penziero:/vulesse tene’ ancora vint’anne/pe’ fa’ ‘e cose ca facevo…

Da Milano a Bruxelles passando da Kabul: Gabriele Albertini (MEP) tutela i diritti di chi viaggia in autobus

domenica, maggio 31st, 2009 115 views

gabriele-albertiniCon gli autobus deve averci proprio avuto una gran passione Gabriele Albertini, eurodeputato al Parlamento europeo nel gruppo Ppe-De (Partito popolare europeo – Democratici europei) in attesa di rinnovo del mandato, più noto come l’ex sindaco di Milano.

E dev’essere stata davvero radicata questa passione, visto che tre anni fa percorse cinque migliaia di chilometri per portare 40 autobus e 10 compattatori di rifiuti da Milano a Kabul affrontando l’accanimento della sorte (nell’ordine: uno sciopero, un attentato, il crollo di un ponte proprio nell’ultimo tratto di strada prima dell’ingresso nella capitale afgana, una trattativa con gli autisti locali).

Alla fine la consegna di autobus e compattatori, donati rispettivamente dall’Atm e dall’Amsa a una municipalità con un parco mezzi ormai del tutto insufficiente alla popolazione, avvenne il 3 maggio 2006 al ministero dei Trasporti di Kabul.

In quel periodo in Afghanistan c’era il generale Mauro Del Vecchio, che comandava la missione Isaf VIII e che in Italia abitava nel milanese Palazzo Cusani in quanto comandante dell’Nrdc-Ita di Solbiate Olona: Albertini gli aveva promesso alla sua partenza per l’importante impegno internazionale che sarebbe andato sicuramente a fargli visita. Non l’avesse mai fatto: si trovò ad andarci per ben due volte a fargli visita nel lontano Afghanistan.

La prima in occasione del Natale 2005 per gli auguri ai militari e la seconda, appunto, sfidando scioperi e attentati con tutti quei mezzi arancioni a cui era stato tolto il simbolo della città di Milano. “Uno scudo con una croce, in un paese islamico forse non è proprio l’ideale” ricorda sorridendo l’ex sindaco eurodeputato a Mauro Della Porta Raffo, il giornalista e scrittore che conduce i Salotti letterari di Varese e che il 27 maggio lo ha ospitato e intervistato nel centralissimo Caffè Zamberletti presentando il suo ultimo libro Sindaco senza frontiere (a cura di Andrea Zet, 1° ed., 2008, Genova – Milano, Casa Editrice Marietti).

Ma con gli autobus Albertini non ha ancora chiuso. Lo scorso 31 marzo è stato approvato alla Commissione trasporti del Parlamento europeo il regolamento che garantisce maggiori diritti ai passeggeri che viaggiano sui mezzi pubblici. Autobus e bus, appunto.

Relatore di questo regolamento presso il Parlamento europeo è stato l’onorevole Gabriele Albertini in persona. Sarà grazie a lui che nel 2011, anno in cui verrà recepita a livello nazionale la norma europea, potremo godere di maggiori tutele in caso di ritardi, cancellazioni, smarrimento di bagagli, incidenti. In più il regolamento ha un intero capitolo dedicato ai passeggeri con mobilità ridotta e che necessitano in particolari casi di assistenza specifica.

Con questo capitolo dedicato a chi non è in grado di muoversi in modo autonomo, Albertini ha dimostrato ancora una volta di essere particolarmente attento a chi dalla vita ha ottenuto meno opportunità. E non c’era dubbio, avendo affrontato il Kyber Pass con 40 autobus arancioni e 10 compattatori di rifiuti quali doni umanitari da consegnare a una municipalità senza più mezzi pubblici per i propri cittadini.

Fonte: Ppe – De

Foto: da www.gabrielealbertini.it.com

Kabul, il Battle Group 3 di Italfor-14

martedì, gennaio 30th, 2007 52 views

pubblicato da Pagine di Difesa il 30 gennaio 2007

Sono ancora nell’aria di Kabul le parole del segretario alla Difesa statunitense Robert Gates sul prolungamento della missione per una brigata americana quando il presidente Hamid Karzai incontra la democratica Nancy Pelosi in visita in Afghanistan lo scorso 29 gennaio. “Vogliamo training ed equipaggiamento per le nostre Forze Armate”, chiede Karzai. E Nancy si mette a discutere con Hamid la richiesta proposta dall’amministrazione Bush nei confronti del Congresso di dieci milioni e mezzo di dollari: otto e mezzo per militari e polizia, due per la ricostruzione.

Mentre il presidente afgano insiste sulle sue priorità e la candidata democratica alla casa Bianca tiene duro sulla necessità di collaborazione tra il Pakistan e il paese dei papaveri nella lotta al terrorismo, il contingente italiano continua le sue attività nell’ambito della missione International Security Assistance Force (Isaf).

A Camp Invicta, dove ha sede il contingente nazionale Italfor-14 su base 7° reggimento alpini di Belluno comandato dal colonnello Antonio Maggi, è di stanza il Battle Group 3 costituito dal battaglione alpini Feltre. I suoi compiti sono il sostegno alle campagne di informazione e dei media, il supporto ai progetti di ricostruzione incluse le infrastrutture sanitarie, il sostegno alle operazioni di assistenza umanitaria e – cosa a cui il presidente afgano tiene davvero molto – la formazione e l’addestramento delle forze di sicurezza locali.

Il Battle Group è inquadrato nel Regional Command Capital (RC-C) a guida francese, che si articola in 32 Police District: l’area di operazione degli italiani è composta in tutto da dieci Police District. La sua unità di manovra è composta da due compagnie di manovra – la 66° compagnia alpini fucilieri El Camors di Belluno e la 47° compagnia alpini fucilieri L’Audace del 5° reggimento alpini di Vipiteno – e da un plotone di Ranger del 4° reggimento alpini paracadutisti preparati per le operazioni speciali.

Nel Battle Group sono inquadrati: un plotone Nbc (nucleare, biologico, chimico) del 7° reggimento difesa Nbc Cremona di Civitavecchia; un nucleo Eod (explosive ordnance disposal) del 3° reggimento Genio guastatori di Udine e del 6° reggimento Genio pontieri di Roma; un nucleo Cimic (cooperazione civile-militare) del Cimic Group South di Motta di Livenza; un nucleo Fac (forward air controller) del 185° reggimento paracadutisti ricognizione acquisizione obiettivi di Livorno addestrati alla condotta di operazioni speciali: un plotone Sorao (sottosistema di sorveglianza acquisizione obiettivi) del 2° gruppo di Casarsa della Delizia del 41° reggimento Cordenons di Sora impiegati per la prima volta nel teatro afgano.

Il Battle Group 3 è supportato logisticamente in tutte le attività da un plotone comando combat service support. Le force protection delle unità di manovra si sono recentemente unite al team Cimic nella distribuzione di trenta tonnellate di legna, sessanta stufe e altrettanti contenitori d’acqua alle famiglie più povere della valle del Musahi. Alla polizia locale sono stati destinati maglioni invernali, giacche e binocoli.

Questo intervento umanitario avvenuto lo scorso 23 gennaio ha anticipato di due giorni la consegna di una autoambulanza Nissan Patrol al governatore di Musahi, Saif Ul Rahman. L’autoambulanza è attrezzata come clinica mobile dentistica e verrà utilizzata da un dentista afgano a favore degli abitanti della valle del Musahi. L’iniziativa rientra nel piano del contingente italiano di potenziare gli aiuti alla popolazione nel settore della sanità pubblica nell’ambito dell’area di competenza, e si inquadra nei compiti prestabiliti a fianco del sostegno al governo afgano nell’opera di ricostruzione.

Afghanistan, italiani in prima linea verso sicurezza e stabilità

lunedì, ottobre 10th, 2005 49 views

pubblicato da Pagine di Difesa il 10 ottobre 2005

“Le mie priorità quando andrò al parlamento saranno pace, sicurezza e stabilità e la raccolta di tutte le armi dei signori della guerra”. Le prime parole della prima donna eletta per il parlamento di Kabul nelle prime elezioni libere dell’Afghanistan sembrano delineare un nuovo e vigoroso corso per la giovane repubblica islamica.

Malalai Joya, la 27enne neoeletta che siederà nella Wolesi Jirga o Camera bassa del parlamento di Kabul assieme ad altri 248 deputati, aveva dato un primo assaggio della sua tempra due anni fa con la denuncia dello strapotere dei signori della guerra pronunciata nel corso di un incontro pubblico.

Da allora la sua notorietà si diffuse sull’intero territorio afgano che, dopo avere costituito un obiettivo per le mire espansionistiche sovietiche e dopo avere sperimentato il regime talebano, nel 2003 risultava suddiviso in regioni determinate sulla base delle influenze dei signori della guerra.

Malalai si è aggiudicata uno dei cinque seggi destinati dal parlamento alla sua provincia e si è classificata seconda in ordine al numero delle preferenze espresse. “Sono molto contenta e riconoscente verso gli uomini e le donne afgani che hanno votato per me”, ha dichiarato non appena Peter Erben, capo della Commissione elettorale afgana congiunta (Jemb), ha reso noto il risultato della provincia.

La neoeletta è una giovane donna. Opera nell’ambito della tutela per i diritti delle donne e proviene dalla provincia occidentale di Farah. Elementi che portano a riflettere sul valore che i suoi conterranei hanno inteso dare al loro voto: scegliere una donna che si attiva a favore della condizione femminile, mai agevolata dall’applicazione restrittiva dei precetti islamici, è optare per un cambiamento.

Che il primo seggio orientato al progresso sia arrivato dalle urne occidentali non dovrebbe stupire. La popolazione dell’ovest era già stata educata dal livello di benessere e sviluppo voluto da Ismail Khan nella zona di Herat e delle province occidentali. Nel 1992 Khan, il signore della guerra che si oppose prima ai sovietici e poi ai talebani, aveva creato un sistema sanitario e un sistema scolastico in tre province occidentali.

Un leader che non è mai stato coinvolto nella produzione e nel traffico dell’oppio. Questo aspetto e la lontananza dalle atrocità proprie dei condottieri efferati lo differenziano dagli altri signori della guerra. Ismail Khan ha comunque una accusa da parte di Human Rights Watch in merito ad arresti arbitrari e detenzioni in stile talebano nei confronti di individui non conformi al rigido comportamento islamico.

Khan ha rafforzato il suo status di leader nel corso degli anni. Ha accettato l’ospitalità e gli aiuti dall’Iran, ma ha difeso l’autonomia per sé e il suo popolo nella consapevolezza della necessità della ricostruzione. Ha mantenuto l’indipendenza dal governo centrale di Kabul pur divenendo ministro dell’Energia, ma ha trattenuto nella provincia di Herat i soldi dei dazi delle frontiere con l’Iran.

La popolazione delle province occidentali riconosce il carisma e il pragmatismo di Ismail Khan che ha accolto favorevolmente la presenza degli italiani nella provincia. Questo atteggiamento va a vantaggio dell’opera di ricostruzione del Provincial Reconstruction Team italiano (Prt) di Herat nell’ambito dell’operazione Isaf 8, comandata dal generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio.

La soddisfazione per l’operato degli italiani è stata l’argomento principale dell’incontro avvenuto sabato 1° ottobre tra il governatore della provincia di Herat, Sayed Hussein Anwari, il vice comandante della polizia della città, colonnello Gulam Sarwar, e i vertici di Isaf: il maggiore generale Jaap Willemnse, vice comandante delle truppe di Isaf, e il generale di brigata aerea Umberto Rossi, Regional Area Coordinator West (Rac-W).

Durante il periodo elettorale il Prt di Herat ha supportato il Joint Coordination Center (Jcc), creato per rispondere alle esigenze delle autorità afgane nel gestire le diverse forze nel periodo di voto. Un esperimento che ha dato risultati positivi al punto che Prt e governatore hanno deciso di rendere definitiva l’attività del centro di coordinamento mantenendolo funzionale 24 ore su 24.

Nel Jcc – arredato e allestito dagli italiani con computer, periferiche, telefoni cellulari e satellitari, impianti radio, macchine fotografiche, videocamere e dotato di quattro automezzi pick-up, cinque moto enduro e dieci biciclette – opereranno sette giorni su sette ufficiali appartenenti al Border Police, Traffic Police, Afghan National Police, Security Police, National Defence Security e all’Afghan National Army.

“Si tratta di un significativo passo verso l’integrazione delle attività delle forze di sicurezza afgane, in un’ottica di sinergia per raggiungere risultati di maggior efficienza ed efficacia per affrontare al meglio le attività relative alla sicurezza della provincia di Herat” spiega il colonnello Amedeo Sperotto comandante del Prt di Herat. “Questo è un progetto al quale vi è l’intenzione di dare continuità, e in tal senso stiamo lavorando per organizzare un corso di informatica rivolto al personale che presterà servizio al Jcc, mentre è in fase di avvio uno studio di fattibilità per assicurare la copertura radio all’intera provincia”.

Dopo aver gestito il controllo sul processo elettorale nella provincia il Jcc sarà al servizio delle emergenze del periodo invernale, come ha evidenziato il generale Rossi: “Con l’approssimarsi della stagione invernale e delle problematiche ad essa connesse è prevedibile un intensificarsi della cooperazione tra forze di polizia e dell’esercito afgani e le truppe del contingente Isaf per fronteggiare emergenze di vario tipo”.

Sempre a Herat lo scorso 5 ottobre è giunta nella Forward Support Base (Fsb) una delegazione del North Atlantic Council (Nac) per visitare l’attività dei contingenti che operano sotto il coordinamento del Rac-W, generale Umberto Rossi. Il gruppo era condotto dal segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ed era accompagnato dal comandante di Isaf 8 generale Mauro Del Vecchio.

Dalla Fsb la delegazione divisa in gruppi ha visitato i Prt di Herat, Qal-e-Now e Chaghcharan dove ha constatato l’impegno dei militari del Patto Atlantico nell’attività di supporto alle autorità afgane nel processo di ricostruzione e di democratizzazione dell’Afghanistan.

A Camp Vianini sede del Prt di Herat e del comando Rac-W, il gruppo del Nac ha preso visione dei progetti che il ministero della Difesa italiano e quello degli Esteri stanno portando avanti nella provincia di Herat con varie opere tra cui la costruzione di scuole, l’ampliamento dell’acquedotto, l’installazione di pozzi e altri impianti idrici, il Joint Coordination Center e lo sviluppo di servizi di pubblica utilità.

L’attività degli italiani non è confinata alle province occidentali. A Kabul, mentre gli uomini del Multinational Engineer Group (Mneg, una unità del genio inquadrata nella Kabul Multinational Brigade, Kmnb 8 ) hanno reso praticabile la via principale della frazione di Alo Kali, le sorelle del comitato provinciale di Torino della Croce Rossa Italiana hanno iniziato un corso per la formazione e specializzazione degli infermieri che dovranno operare negli ospedali della capitale afgana.

Il progetto è nato grazie all’iniziativa presa dall’ambasciata italiana e dalla brigata multinazionale, comandata dal generale di brigata Claudio Graziano. Le due crocerossine che istruiranno un gruppo di 176 infermieri sono impegnate nel nucleo sanità della brigata alpina Taurinense; metteranno a confronto due scuole diverse: quella italiana, basata su protocolli riconosciuti a livello internazionale, e quella afgana, fondata sull’esperienza diretta.

“Grazie a questo progetto che testimonia più di ogni discorso lo spirito che anima la componente militare italiana – ha affermato l’ambasciatore italiano Ettore Francesco Sequi – viene esaltata l’elevata valenza sociale della nostra presenza militare. Le nostre forze armate sono – e lo sono soprattutto in Afghanistan – parte integrante del sistema Italia, in strettissimo raccordo con l’ambasciata, come portatrici instancabili dei valori di grande personale disponibilità, di solidarietà e di umanità a vantaggio del nostro paese che qui vuole essere forte del diritto, della civiltà, dei valori dell’uomo”.

Un’opera di ricostruzione che mette al centro l’individuo e il suo benessere. E in Afghanistan non mancano le occasioni per dimostrare la disponibilità ad aiutare. La notte del 4 ottobre una maestra afgana è stata salvata dal veleno di uno scorpione dal personale medico di Italfor 11 a Camp Invictia. L’attività medica degli italiani è conosciuta a Kabul per l’attività umanitaria e soprattutto perché è l’unica che affronta quotidianamente la lotta alla leishmaniosi con cure effettuate solo dal contingente italiano.

Pace, sicurezza e stabilità. Tutto quello che Malalai, giovane neoparlamentare proveniente dall’ovest, vuole promuovere per gli afgani nella convinzione che le armi dei signori della guerra non servano più.

Afghanistan, il dispositivo di Isaf per le elezioni

lunedì, agosto 22nd, 2005 49 views

pubblicato da Pagine di Difesa il 22 agosto 2005

Kabul, Afghanistan – “Gli afgani sono i primi attori della sicurezza”. L’affermazione fatta dal capo ufficio stampa di Isaf-8, tenente colonnello Riccardo Cristoni, relativa al problema della sicurezza durante il periodo elettorale chiarisce da subito il senso della missione Nato in Afghanistan.

Il compito della missione Isaf (International Security Assistance Force), che si avvale dell’opera di ottomila uomini provenienti da 36 nazioni, è quello di assistere le istituzioni politiche afgane nel mantenimento di un ambiente sicuro a Kabul e, dall’ottobre 2003, anche fuori dalla capitale. L’impegno si concretizza nel sostenere le campagne di informazione e dei media, nel supportare i progetti di ricostruzione, nel sostenere l’assistenza umanitaria, nell’assistere la riorganizzazione delle strutture di sicurezza del governo provvisorio afgano e nell’addestrare l’esercito e le forze di polizia locali.

Il tema della sicurezza emerge soprattutto nel periodo elettorale. Dal 17 agosto si è ufficialmente aperta la campagna politica che durerà fino al 15 settembre, mentre i ballottaggi per i 249 seggi nella Wolesi Jirga o Camera bassa (di cui 10 riservati ai Kuchi, nomadi, e almeno 68 alle donne) e per i Consigli provinciali (dai 9 ai 29 membri in ordine alla popolazione della provincia) si svolgeranno il 18 settembre. I candidati sono 5.805 con una presenza femminile pari al 10%. Gli scrutini sono previsti dal 19 settembre al 9 ottobre e i primi risultati si cominceranno ad avere tra il 10 e il 21 ottobre. La comunicazione dei risultati definitivi avverrà secondo le previsioni il 22 ottobre.

“Da agosto la presenza dei militari delle forze Nato è aumentata di tremila unità, destinate a offrire concorso e supporto alla sicurezza”, spiega il tenente colonnello Cristoni. Il potenziamento di assetti aerei e terrestri dovrebbe consentire al Joint Election Manangement Body (Jemb), l’organizzazione nata dalla temporanea fusione della Commissione elettorale indipendente (Iec) e della Componente elettorale dell’Unama (Uec), di gestire tutto il processo elettorale secondo quanto definito dagli Accordi di Bonn.

Nel dettaglio gli assetti sono stati rafforzati dall’invio di quattro F16 dal Belgio; quattro Mirage e due aerei per il rifornimento in volo dalla Francia; tre elicotteri CH-47 dall’Italia e un C-130 dalla Svezia. Gli assetti terrestri sono stati incrementati di tre Battle Group (uno spagnolo, uno olandese, uno rumeno) e tre compagnie di rinforzo (una italiana, una austriaca, una americana). Nelle aree sotto il controllo statunitense, cioè le regioni orientale e meridionale che rientrano nel processo di espansione di Isaf previsto per il prossimo anno, sono stati inviati contributi di altre nazioni non incluse nel Patto Atlantico.

“Il piano della sicurezza – spiega Cristoni – è strutturato secondo tre cerchi a diversi livelli: il primo costituito dalle forze di polizia locale addette alla sicurezza nelle sezioni di voto; il secondo costituito dall’esercito afgano (Afghan National Army); il terzo costituito dalle forze militari internazionali (International Military Forces, Imf), composte da unità della Nato e della coalizione”.

Lo scambio di informazioni tra forze Nato e forze Usa è assicurato dalla presenza di liaison officer (ufficiali di collegamento presenti nelle varie strutture) e l’eventuale intervento delle Imf “avviene solo se le forze di polizia e l’esercito locali hanno bisogno di rinforzo” chiarisce Cristoni, che specifica: “E solo su esplicita richiesta degli stessi”.

L’intento di consentire agli afgani di dare il proprio voto in un ambiente sicuro e caratterizzato da libertà ed equità si esplica anche in strumenti concreti e vicini alla gente. Isaf supporta l’attività del Jemb con spot radio e annunci a mezzo stampa e ha dotato i propri uomini di una “soldier card” dalle dimensioni di un dépliant tascabile per fornire alla popolazione informazioni basilari sulla Assemblea nazionale, sui Consigli provinciali, sul Jemb, sulla missione di supporto di Isaf e sulle modalità di registrazione dei candidati e dei votanti.

“Contribuiamo all’educazione degli afgani spiegando ai nostri soldati come rispondere alle domande dei cittadini” afferma il colonnello Mimmo Orlando della sezione relativa alle operazioni di informazione di Isaf. Una attività di campagna a favore delle elezioni condotta sia con cartelloni pubblicitari con il logo della missione Nato , sia con l’attività di Sada-e-Azadi (il network di Isaf formato da tv, giornale e radio che tradotto in italiano significa forza della libertà) in grado di raggiungere quell’85% di donne e 55% di uomini non alfabetizzati.

“Nato-Isaf rispetta la cultura afgana e le sue tradizioni ed è qui per assistere gli afgani nel corso di questo evento storico” aveva affermato a Kabul lo scorso 4 agosto Hikmet Cetin, per la quarta volta Senior Civilian Representative della Nato in Afghanistan. L’alto rappresentante aveva parlato delle minacce costituite da gruppi di instabilità come i talebani, al-Qaeda e altri elementi che possono mettere in pericolo il processo democratico in Afghanistan nonostante la situazione nel paese si sia evoluta in modo positivo dopo le elezioni presidenziali dello scorso anno. E così aveva concluso: “Sono convinto che gli afgani mostreranno ancora il loro entusiasmo nel delineare il proprio futuro”.

Kabul, domani il ministro Fini al Toa di Del Vecchio

mercoledì, agosto 3rd, 2005 29 views

pubblicato da Pagine di Difesa il 3 agosto 2005

Kabul, Afghanistan – “Gli italiani stanno dando un contributo fondamentale alla tappa più importante per lo sviluppo dell’Afghanistan: le elezioni parlamentari del prossimo 18 settembre” ha dichiarato ieri 2 agosto il capo di stato maggiore della Difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola, in visita al contingente italiano nella Kabul Multinational Brigade.

L’ammiraglio è giunto a Kabul da Nassiriya accompagnato dal comandante operativo interforze, il generale di corpo d’armata Fabrizio Castagnetti. Nel corso dell’incontro con la stampa è stata comunicata la visita del ministro degli Esteri Gianfranco Fini prevista per domani 4 agosto, giornata del trasferimento del comando di Isaf VIII al generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio.

Il generale Del Vecchio ha sottolineato il ruolo del nostro paese in questa missione “che sarà sicuramente impegnativa e che, per la prima volta, vede l’Italia al vertice sia per quanto riguarda il comando sia per la struttura, la componente terrestre che affianca quelle della Marina e della Aeronautica”.

Per l’ambasciatore italiano Ettore Francesco Sequi “il sistema Italia sta concorrendo al raggiungimento della sicurezza afgana, che significa portare il paese verso la stabilità e la democrazia”.

Lo sforzo logistico è notevole: l’Afghanistan dista circa 4.800 chilometri dall’Italia e non ha sbocchi sul mare. La missione Isaf (International Security Assistance Force), che si avvale del contributo di una quarantina di uomini della Polizia militare, sta per affrontare la sua espansione verso sud, che potrebbe già concretizzarsi entro il 2005.

Da Kabul: un augurio ai nostri amici afghani

sabato, maggio 28th, 2005 26 views

pubblicato da Pagine di Difesa il 28 maggio 2005

Soldati in missione, ma prima di tutto uomini ed esseri pensanti. Chi lavora lontano da casa si ritrova spesso a riflettere su temi che nella quotidianità non trovano spazi sufficienti all’approfondimento. E per chi è impegnato in teatri operativi lontano dagli affetti e dalle abitudini i pochi momenti liberi consentono a volte di guardare in profondità i sentimenti e i valori che spesso ci trovano distratti.

Comunicare queste riflessioni è difficile, la retorica è sempre in agguato con il rischio di dissacrare l’emozione di un momento. Ma per chi fa parte dell’Arma delle trasmissioni dell’Esercito questo compito dovrebbe essere meno arduo, non fosse altro che per la specialità a cui appartiene.

Il capitano Gianluca Bonci comanda la compagnia trasmissioni del contingente italiano a Kabul, una task force a livello di compagnia che rappresenta l’11° reggimento Leonessa di Civitavecchia.

Questo reparto ha all’attivo molte esperienze in operazioni di supporto alla pace.
E’ da anni che per noi trasmettitori dell’11° reggimento trasmissioni di Civitavecchia le missioni di pace rappresentano ormai una consuetudine. Dalla Namibia alla Turchia, dall’Albania al Kuwait, dalla Somalia al Mozambico, dalla Bosnia alla Macedonia, da Timor-Est al Kosovo, all’Iraq fino all’Afghanistan e ancora tutte le esercitazioni in Polonia, Spagna, Francia, Germania, Egitto.

Lontani da casa e dal proprio paese. Ci vuole una forte motivazione per lavorare.
Crediamo fortemente nel lavoro che svolgiamo ogni giorno con grande entusiasmo, spirito di collaborazione e sacrificio, per assolvere ai doveri che la patria ci porta a compiere.

Come appare questa nuova missione?
Afghanistan, che c’è di meglio o peggio rispetto alle altre missioni? Sicuramente a primo impatto c’è un diverso paesaggio, ma null’altro: in noi, senza distinzione, è sempre vivo e forte il sentimento di fratellanza che ci lega alle persone che, nel mondo, hanno bisogno di aiuto. Anche in questa terra, per queste persone che soffrono e hanno sofferto, diamo il meglio di noi stessi.

Comunicare, questo è quanto viene garantito dall’Arma delle trasmissioni. E’ una opportunità offerta solo a livello operativo?
Noi trasmettitori, soldati addestrati e preparati a operare anche nelle circostanze più avverse, oltre a garantire con le nostre radio e apparecchiature i servizi necessari a tutto il contingente in ogni situazione operativa, diamo sempre e comunque anche la possibilità a tutti i nostri colleghi italiani e non di comunicare, nei momenti di meritato relax, con i propri familiari e amici per rassicurarli e ricevere da loro quelle parole di conforto che danno a tutti la forza di andare avanti per assolvere la missione con la massima professionalità.

Come ci si pone di fronte alle diverse condizioni di vita di questo paese?
Il pensiero più grande di tanti di noi, padri di famiglia, va sicuramente a tutti i bambini che quando ci vedono ci salutano e quando ci fermiamo per le strade – strano a dirsi – non chiedono giochi ma qualcosa da mangiare. Come possiamo non soffermarci su questo aspetto in cui il nostro cuore vede loro come i nostri figli? Come fare a negare loro qualcosa, magari con le lacrime agli occhi perché siamo sì dei soldati ma ancor prima uomini?.

Quale augurio si sente di fare a questo popolo?
Al popolo afgano va il nostro più solidale augurio per una ripresa che dia futuro sereno ai più piccoli e un sereno svolgere dei tempi ad ognuno, in tutti i sensi: salute, lavoro e sicurezza, in tutte le istituzioni e nelle scuole, abolendo ogni forma di repressione, in modo che un domani, ma già ora succede, possano magari dire grazie a quei popoli che li hanno aiutati nei momenti di buio.

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