domenica, gennaio 22nd, 2012 148 views
E’ appena giunto a Pec, in Kosovo, il nuovo cappellano militare don Pasquale Moscarelli e ha già officiato la messa di oggi 22 gennaio nella cappella di San Francesco d’Assisi al Villaggio Italia, a cui hanno assistito numerosi militari del Contingente italiano impiegati nell’ambito dell’operazione Joint Enterprise.
Don Pasquale, che è appena giunto nel teatro operativo kosovaro, proviene dal Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione in Torino, dove svolge il suo ministero sacerdotale.
Intorno a lui si sono riuniti i militari italiani del Multinational Battle Group West (MNBG W), agli ordini del colonnello Andrea Borzaga.
Trentaquattro anni, originario della Lucania, precisamente di Tito, in provincia di Potenza, fa sapere il comunicato del MNBG W di KFOR, ha frequentato il seminario dell’Ordinariato Militare conseguendo i suoi studi filosofici e teologici presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma. Nel 2008 è stato consacrato sacerdote nella pontificia basilica di Santa Maria Maggiore in Roma da Monsignor Vincenzo Pelvi, Ordinario Militare per l’Italia.
Il delicato servizio di assistenza spirituale, che il Cappellano è chiamato ad assolvere, si svolge nelle tre basi di Pec, Djakovica e Pristina. I militari presenti appartengono all’Esercito, all’Aeronautica, alla Marina, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza.
Nell’MNBG W sono presenti inoltre militari sloveni, austriaci, svizzeri e ungheresi.
In Kosovo il Cappellano entrerà in contatto con una realtà religiosa dove convivono l’Islam, il Cristianesimo ortodosso e quello romano. Don Pasquale collaborerà anche con gli assetti della Cooperazione Civile-Militare, soprattutto nelle attività a favore della Chiesa Cattolica locale.
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Fonte: MNBG W KFOR
Foto: MNBG W KFOR
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martedì, novembre 15th, 2011 139 views
Si è svolta oggi 15 novembre a Villaggio Italia, a Belo Polje, la cerimonia di passaggio di responsabilità alla guida del contingente italiano e del Multinational Battle Group West della KFOR (Kosovo Force).
Erano presenti alla cerimonia il generale Giorgio Cornacchione, comandante del Comando Operativo di vertice Interforze della Difesa (COI), quale massima autorità militare italiana; il generale tedesco Erhard Drews, comandante della KFOR; il generale Francesco Diella, Italian Senior Rapresentative, oltre ad autorità civili, religiose e militari della NATO.
Il 2° reggimento artiglieria terrestre Vicenza, comandanto dal colonnello Andrea Borzaga, ha sostituito il 21° reggimento artiglieria Trieste agli ordini del colonnello Vincenzo Cipullo.
Per il 2° reggimento artiglieria terrestre Vicenza, che ha tradizioni alpine ed è di stanza a Trento, si tratta della prima missione fuori dal territorio nazionale. Il colonnello Borzaga con i suoi soldati insieme a quelli sloveni, austriaci e svizzeri, continueranno a svolgere i delicati compiti loro assegnati in aderenza della risoluzione 1244 (1999) delle Nazioni Unite per sostanziare e rendere operativo il motto della KFOR, Together as One.
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Fonte: stato maggiore della Difesa
Foto: stato maggiore della Difesa
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mercoledì, marzo 24th, 2010 115 views
Mentre a Belgrado le sirene ricordano oggi l’inizio dell’attacco Nato sulla Serbia avvenuto il 24 marzo di undici anni fa, nell’ex provincia serba autoproclamatasi indipendente – il Kosovo – la forza Nato in fase di ridimensionamento a vantaggio di altri fronti operativi sta trasferendo la responsabilità del controllo di siti di interesse serbo alle nuove forze kosovare.
Meno di una settimana fa, il 18 marzo scorso, il monumento che segna per i Serbi la nascita della loro nazione è stato dato in custodia alla polizia del Kosovo (Kosovo Police Service, KPS). Il Gazimestan, la torre alta una cinquantina di metri che nella pianura di Kosovo Polje vicino a Pristina ricorda la sconfitta contro i turchi subita nel 1389, ora non è più sotto la tutela dei militari della Nato ma di quella dei poliziotti kosovari.
Gli ultimi militari della Kfor ad avere la responsabilità della sicurezza di un monumento così importante per i serbi sono stati quelli della Repubblica Ceca, che a loro volta l’avevano ricevuta dai colleghi slovacchi (il cui governo non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo). Il passaggio di consegne alla polizia del Kosovo, fa notare Prague Daily Monitor, è avvenuto il giorno successivo al sesto anniversario del pogrom di marzo 2004, quando disordini di natura etnica hanno portato all’allontanamento dalle loro case di migliaia di serbi e alla totale distruzione di trentacinque siti religiosi ortodossi per mano albanese.
Ma ora il Kosovo si presenta tranquillo stando a quanto dichiarato il 19 marzo a Pristina dal vertice del comando Nato responsabile per l’area dei Balcani, l’ammiraglio Mark Fitzgerald comandante dell’Allied Joint Force Command di Napoli. Così tranquillo, nonostante gli attacchi ai pochi serbi rimasti e alla dissacrazione anche delle sepolture più fresche, che nel prossimo futuro addirittura i monasteri serbi verranno messi sotto la custodia delle forze del Kosovo.
Già lo scorso 19 febbraio, come riportato da Kosovo Compromise, lo stesso ammiraglio Fitzgerald aveva anticipato sempre a Pristina che la polizia del Kosovo (KPS) e la missione di giustizia europea Eulex si occuperanno della sicurezza di chiese e monasteri serbi ortodossi. Notizia confermata dalla stessa KPS, che in occasione dell’assunzione di responsabilità della tutela del Gazimestan si è dichiarata pronta a fare altrettanto anche per “altre strutture di cultura e di religione ortodossa”.
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Fonte: B92/Beta, Prague Daily Monitor, Kosovo Compromise, Blic
Foto: Wikipedia
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martedì, marzo 9th, 2010 113 views
“Una questione superata” la cerimonia della Kosovo Security Force (KSF) con guardia d’onore in stile militare e bandiera della Nato, lo scorso 5 marzo, nel centro di Pristina. Così per il ministero delle Forze di Sicurezza kosovare.
Ma è così anche per la Nato, visto che la fermezza del comandante di Kfor nella sospensione del training a KSF è durata meno di un giorno festivo.
Dalla domenica pomeriggio al lunedì la sospensione è stata revocata e Kfor riprende da subito ad addestrare le forze di sicurezza del Kosovo come da mandato, ovvero per svilupparne una capacità da gestione delle emergenze civili.
La denuncia di inadeguatezza dello stile militare di KSF e di inaccettabilità dell’esposizione della bandiera della Nato alla parata, espressa domenica dal generale Markus Bentler comandante di Kfor e supportata dall’International Civilian Office (ICO) riportato da Koha Ditore, ha perso consistenza in poche ore sciogliendosi sotto il pronto ottimismo del vice primo ministro Hajredin Kuci: “nessuno si aspetterebbe che il Kosovo non si comportasse come uno stato sovrano”.
Probabilmente l’analisi dei media fatta dalla Nato avrà rilevato una tale copertura dell’evento sulle testate locali da far ritenere opportuno ritornare sui propri passi e riprendere subito ad addestrare il futuro esercito del Kosovo, così da evitare tensioni nell’ex provincia serba autoproclamatasi indipendente due anni fa.
O forse la confidenza di un analista, riportata da un sito americano, secondo cui “il peggioramento delle relazioni potrebbe portare a una presa delle armi contro la Nato” ha inciso altrettanto sul rinnovo dell’amicizia. Certo è che in questo modo la la fermezza e la determinazione dimostrate dalla Nato vacillano agli occhi dell’opinione pubblica. Meglio sarebbe stato non esprimersi del tutto, a questo punto.
E’ comunque sorprendente pensare come Kfor sia stata presa alla sprovvista da questa parata in stile inadeguatamente militare, quasi che non avesse il polso della situazione sul terreno dopo aver creato KSF dal vecchio Kosovo Protection Corps, (KPC, che già riciclava il TMK, ovvero il KLA anche noto come Uck) e averlo dotato nel corso degli anni di equipaggiamento specifico, come il dipartimento di telecomunicazioni nella caserma Adem Jashari di cui ha riferito Balkanalysis nel 2008.
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Fonte: Serbianna, Earth Times, Balkanalysis, Unmik
Vignetta: Jeton Mikullovci/Koha.net
Foto: Koha.net
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lunedì, marzo 8th, 2010 158 views
Niente più addestramento per la Kosovo Security Force (KSF) da parte di Kfor da ieri sera. Lo ha annunciato il comandante delle forze Nato in Kosovo generale Markus Bentler (qui su B92) dopo che venerdì 5 marzo una guardia d’onore in stile militare della KSF ha commemorato a Pristina il dodicesimo anniversario dell’uccisione di un leader del Kosovo Liberation Army (KLA, o Uck secondo l’acronimo albanese), il gruppo paramilitare albanese distintosi in azioni contro serbi e collaborazionisti negli anni Novanta del Novecento.
L’annuncio della Kfor è motivato dal fatto che “la guardia d’onore della KSF è apparsa nelle vesti di formazione militare nel corso di un evento dedicato a un ex leader del KLA”. Un aspetto che, come riportato da B92 che cita l’agenzia Beta, “non è in linea con la posizione della KSF, che non ha status militare”.
Ma c’è di più, alla parata sventolava la bandiera della Nato. Specifica Kfor: “La bandiera della Nato è stata esposta nel corso dei festeggiamenti, una cosa inaccettabile dato lo status di neutralità di Kfor”.
L’addestramento degli uomini della KSF, la forza costituita l’anno scorso con compiti di emergenza civile per riformulare il Kosovo Protection Corps formato da ex membri del KLA, è ora sospeso fino a nuovo avviso.
Intanto prevale l’ottimismo tra le autorità dell’ex provincia serba dichiaratasi unilateralmente indipendente poco più di due anni fa: il provvedimento di sospensione sarebbe stato in realtà male interpretato. Addirittura si attende un chiarimento, dato che – come ha affermato Hajredin Kuci, vice del primo ministro Hashim Thaci – “nessuno si aspetterebbe che il Kosovo non si comportasse come uno stato sovrano”.
KSF è addestrata da Kfor secondo quanto stabilito il 12 giugno 2008 in previsione del progressivo ridimensionamento delle forze militari Nato in Kosovo.
Per il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic, espressosi sin dalla formazione della KSF, tale forza rappresenta un “gruppo paramilitare illegale” e una “diretta minaccia alla sicurezza nazionale, alla pace e alla stabilità dell’intera regione”.
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Fonti: B92/Beta, Army Times/Associated Press, BBC, Kfor
Foto: BBC
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martedì, marzo 2nd, 2010 47 views
Garantire la sicurezza. Un obiettivo raggiunto secondo la Nato, che in Kosovo ha fatto esercitare le truppe Kfor nell’ex provincia serba con una serie intensa di training sul terreno nell’ultimo mese e mezzo. Ora le truppe dell’Alleanza sono “pronte a reagire a ogni situazione che possa rappresentare una minaccia alla sicurezza dell’intero territorio del Kosovo”.
La serie di esercitazioni ha consolidato la nuova configurazione delle truppe dispiegate nel Paese dei Corvi, che da task forces si sono ridotte a battle groups multinazionali in virtù del “progresso raggiunto da Kfor nel mantenimento della sicurezza per la popolazione del Kosovo”.
Ulteriori esercitazioni sono ancora previste per elevare al massimo lo stato di prontezza delle truppe dispiegate.
Tali esercitazioni continuano tuttavia ad apparire in contrasto con le dichiarazioni dei vertici dell’Alleanza, secondo cui non esisterebbero minacce esterne alla sicurezza del Kosovo. Allo stesso modo è stato appena confermato il progresso raggiunto da Kfor nel mantenimento della sicurezza per la popolazione. Che appare a sua volta come un ulteriore contrasto con la profanazione di sepolture e con le aggressioni ai danni dei serbi verificatisi in questi giorni.
Più semplice pensare a queste esercitazioni come alla sterilizzazione di una intera area, quella a nord dell’Ibar, dove stanno per essere estirpate le cosiddette “strutture parallele serbe” che mantengono ancora un po’ di brezza belgradese nel territorio interamente rivendicato da Pristina.
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Fonti: B92/Tanjug, Kfor, Outside the walls, Serbian Government
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martedì, gennaio 12th, 2010 152 views
Rimarrà la nazione leader nel settore occidentale dell’area di responsabilità di Kfor ma non sarà più una task force. L’Italia ha iniziato la riconfigurazione del proprio contingente in ambito Kfor, come annunciato in dicembre dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, con la cerimonia del passaggio di responsabilità dal generale di brigata Roberto D’Alessandro al colonnello Vincenzo Grasso.
Dal 10 gennaio 2010 Villaggio Italia a Belo Polje è dunque diventato la sede del Multinational Battle Group West, congedando definitivamente la configurazione Multinational Task Force West. Il reggimento fanteria Bari apre la nuova era del contingente italiano di Kfor, mentre è la brigata Pinerolo ad aver chiuso un periodo di impiego basato su brigata oggi ritenuto sovradimensionato per le esigenze del teatro operativo.
La Nato aveva ufficialmente manifestato l’intenzione di ridimensionare le proprie forze in Kosovo già nel giugno 2009, “tenendo conto dei progressi raggiunti nel settore della sicurezza”.
Rimane tuttavia il timore dei monaci ortodossi di veder diminuita la sorveglianza ai luoghi di culto presenti nel Kosmet – la “terra della chiesa” Kosovo e Metohija – e fatti bersaglio in passato di attacchi da parte dei kosovari albanesi, il più grave di tutti viene ricordato come il pogrom del marzo 2004.
Il comunicato diffuso dallo stato maggiore della Difesa italiano ribadisce che “il contingente italiano continuerà ad assicurare, senza riduzione degli assetti dedicati, la salvaguardia di quattro luoghi di culto della chiesa serbo-ortodossa: il monastero di Visoki a Decani, il monastero di Goriok, il monastero di Budisavic e il Patriarcato di Pec”.
La missione Kfor vede impegnata la Nato in Kosovo dal giugno 1999 sulla base della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Da iniziale operazione di peace enforcement, oggi Kfor ha il compito di contribuire al mantenimento di un ambiente sicuro per tutti i cittadini. A partire dal giugno 2008 la Nato si è concentrata sulla realizzazione di una Kosovo Security Force (KSF) sulla base della precedente Kosovo Protection Force (KPC), che era stata concepita come iniziale organizzazione di forze con compiti di soccorso e assistenza.
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Fonte: smD, Nato
Foto: wikimedia
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giovedì, novembre 5th, 2009 87 views
Il Kosovo come protettorato della Nato, tagliato via dal resto della Serbia per farci ciò che la Nato desidera con chi desidera. Eulex come cavallo di Troia, introdotto dall’Occidente nel cuore dell’ortodossia balcanica. Sono alcuni dei commenti alla notizia sull’agenzia belgradese B92 relativa all’esercitazione Kfor in corso da stamane nel nord dell’ex provincia serba.
Del resto questa esercitazione di due giorni, denominata Strong Gates e finalizzata ufficialmente a migliorare la cooperazione tra Kfor, Eulex e Polizia del Kosovo (KPS, Kosovo Police Service), è di difficile interpretazione e si presta a molteplici letture.
In primo luogo la Strong Gates non solo viene condotta nei checkpoint vicino a Leposavic e Zubin Potok, quindi a nord di Mitrovica dove si trovano i gates o checkpoint amministrativi di passaggio dall’ex provincia serba al territorio serbo, ma si prefigge anche lo scopo di far raggiungere agli attori – forze di riserva incluse – una maggior familiarità con i luoghi (la fascia a ridosso con il confine serbo, appunto).
Di più. Stando alla notizia riportata da B92, Kfor ha dichiarato ufficialmente che con questa esercitazione “i militari acquisiranno maggior confidenza con il territorio e con tutte le procedure di difesa alle linee di confine di Brnjak e di Jarinje”.
Di difesa da che cosa se solo martedì scorso il comandante di Kfor, il generale tedesco Markus Bentler, aveva dichiarato che non sussistono minacce esterne al Kosovo?
Una provocazione contro Belgrado per dimostrare che “la Serbia ha sicuramente perso il Kosovo e che sul suolo serbo è stato definitivamente costituito uno stato della Nato” secondo il Serbian National Council, che si dichiara convinto che i 250mila serbi costretti a lasciare le loro case in Kosovo dopo l’intervento nel 1999 dell’Occidente “prima o poi torneranno”.
Un modo per far reagire aspramente Belgrado prima del meeting dell’Icj sulla legittimità della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, in modo da evidenziare il lato temibile del carattere dei serbi, secondo alcuni commentatori.
Oppure, e qui sono ancora i lettori di B92 a ipotizzare diverse interpretazioni, l’esercitazione potrebbe essere sostenuta dal timore della creazione di una base militare russa a Nis.
Fonte: B92
Foto: larson74/www.panoramio.com
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mercoledì, giugno 17th, 2009 249 views
E’ New Kosova Report a dare notizia lo scorso 15 giugno dei nomi degli ufficiali di grado più elevato della Kosovo Security Force (Ksf).
Si tratta del generale di divisione Rahman Rama, vicecomandante della Ksf e comandante delle Land Forces; il generale di divisione Kadri Kastrati, direttore delle operazioni; il generale di brigata Bashkim Jashari, ispettore della Ksf; il generale di brigata Nazmi Brahimaj, comandante della brigata di reazione rapida; il generale di brigata Zymer Halimi, direttore del dipartimento Operazioni e Training; il generale di brigata Imri Ilazi, comandante della brigata di supporto; il generale di brigata Enver Cikaqi, comandante del Tradoc kosovaro (Training and Doctrine Command).
Il reclutamento per la Ksf era stato annunciato pubblicamente da Kfor lo scorso 21 gennaio 2009 a Pristina e si è concluso il 14 febbraio.
Fonte: Kfor, New Kosova Report
Foto: Radiotelevisione del Kosovo (Rtk)
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giovedì, giugno 11th, 2009 65 views
Inizia oggi 11 giugno con un pranzo di lavoro alle 13 il meeting formale a livello North Atlantic Council (Nac) dei ministri della Difesa dei paesi Nato a Bruxelles. Nel menù la questione del Kosovo, per cui quasi certamente verranno evidenziati miglioramenti in area tali da consentire un ridimensionamento delle truppe Kfor dispiegate, e il problema del contrasto alla pirateria, che invece rappresenta una sfida più impegnativa per il dopo Operation Allied Protector in scadenza il 28 giugno.
Il meeting prosegue nel pomeriggio con le riunioni Eapc (Euro-Atlantic Partnership Company) e Dpc (Defence Planning Committee) – con le new entry Albania, Croazia e la nuova presenza della Francia – per finire con il Nuclear Planning group.
A cena verrà servita la Nrf (Nato Response Force), per discuterne futura configurazione e missione.
Il meeting di Bruxelles proseguirà nella giornata del 12 giugno con una sessione dedicata alla trasformazione del concetto di Difesa, in cui spiccano la sfida della cyber defence e il progetto Allied Ground Surveillance (Ags). A conclusione della due giorni si terrà l’incontro con i paesi contributori non-Nato della missione Isaf in Afghanistan, durante il quale verrà affrontata la situazione afghana in relazione ai programmi di training di polizia ed esercito oltre al sostegno delle forze di sicurezza locali.
Fonte: Nato
Foto: Nato
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