Nrdc-Ita, avvicendamento capo di stato maggiore: Satta lascia a Serra e va in Kosovo come vicecomandante Kfor

martedì, maggio 26th, 2009 198 views

Ieri 25 maggio nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, sede del Nato Rapid Deployable Corps Italy (Nrdc-Ita) comandato dal generale di corpo d’armata Gian Marco Chiarini, il capo di stato maggiore (cos) generale di divisione Antonio Satta è stato avvicendato nell’incarico dal pari grado Paolo Serra.

Dopo due anni come cos di Nrdc-Ita, il generale Satta andrà a ricoprire l’incarico di vicecomandante della missione Nato Kfor a Pristina, in Kosovo.

La data di avvicendamento a Pristina non è ancora precisata, ma potrebbe avvenire in tempo utile per vedere l’Italia occupare i vertici della missione Kfor che attualmente è comandata dal generale di corpo d’armata italiano Giuseppe Emilio Gay (in tale incarico fino alla fine di agosto). Si riproporrebbe dunque un’accoppiata già collaudata a Solbiate Olona nell’ambito di Nrdc-Ita: Satta e Gay hanno infatti collaborato per circa un anno nell’ambito del corpo d’armata, rispettivamente nel ruolo di cos e in quello di comandante.

Il generale di divisione Paolo Serra, da ieri il nuovo cos di Nrdc-Ita, è da poco rientrato dall’Afghanistan dove ha ricoperto il ruolo di comandante del Regional Command West di Herat e si è subito inserito nelle attività del corpo d’armata proseguendo l’azione intrapresa a favore del comando di Isaf. Un vantaggio per l’Nrdc-Ita, che ha duecento uomini attualmente impiegati nella missione Nato Isaf in Afghanistan.

Fonti: Nrdc-Ita; Kfor

Foto: Nrdc-Ita (a sin generale Satta, a dx generale Serra)

Kosovo: internazionali in pericolo nell’ovest

lunedì, giugno 16th, 2008 131 views

 

“Abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di una forza armata forte che ci difenda”. La notizia dell’aggressione al Rappresentante regionale di Unmik che vive e lavora a Dečani, regione di Peć, nel Kosovo occidentale, il venezuelano Luis Perez-Segnini, è l’occasione per denunciare lo stato di insicurezza in cui molti funzionari internazionali vivono e lavorano ogni giorno nell’ex provincia serba dichiaratasi indipendente lo scorso 17 febbraio 2008.

“Luis è stato aggredito da tre sconosciuti nascosti nell’ombra della sera – ha spiegato al telefono un funzionario internazionale– ed è riuscito a reagire ed evitare il peggio grazie al fatto che si è difeso”.

Giovedì sera Perez, che già l’anno scorso era stato pubblicamente giudicato dagli albanesi “persona non grata” a causa della sua imparzialità e obiettività professionale, è rientrato a casa dopo le 22. L’aggressione ha avuto luogo nel condominio della piazza centrale di Dečani dove Luis vive da otto anni.

Il Rappresentante regionale, che ha riportato una piccola ferita alla testa, fino a sabato non era ancora rientrato nel suo appartamento “ma conta di farlo al più presto”, ha confermato la fonte sottolineando che “Luis ha denunciato il fatto alla polizia mentre nell’altro caso le minacce hanno avuto la meglio”.

“L’altro caso” risale a poco tempo fa ed è immediatamente conseguente alla decisione di Joachim Ruecker, capo missione Unmik in Kosovo, di far restituire dalla municipalità di Dečani 24 ettari di terreno al monastero ortodosso serbo Visoki Dečani. Un terreno che nel 2001 è stato inserito nella proprietà municipale “a causa della manipolazione del catasto operata dalla stessa municipalità di Decani ai danni del monastero”, fa sapere un funzionario internazionale che da anni segue le problematiche relative al rientro nelle proprietà delle minoranze.

L’altro caso di aggressione riferito riguarda un collega di Luis Perez, il tedesco Patrick Buse che vive con la propria famiglia a Pristina ma lavora a Dečani e “che ha subito minacce direttamente dal numero uno della mafia locale, Abdyl Mushkolaj, con l’intimazione di non restituire il terreno al monastero e di non consentire il rientro dei serbi a Dečani”, riferisce la fonte che sottolinea l’importanza di denunciare questi fatti “perché si venga a sapere in quale clima stiamo lavorando”.

Impossibile per questi internazionali che operano nel settore delle minoranze fare affidamento sulla polizia locale ormai quasi completamente monoetnica, composta cioè dall’etnia albanese che è in netta maggioranza.

“Ma la colpa è nostra – prosegue il funzionario internazionale – è nostra come Unmik perché questo sarebbe il caso di rimuovere sindaco e municipalità di Dečani per mettere in atto la decisione: non lo facciamo e così lasciamo passare il messaggio che la legge di Unmik non vale niente. Inoltre fra breve Ruecker non sarà più a capo di Unmik e questo consente un ulteriore scarico di responsabilità sul suo successore e così via. Abbiamo bisogno di persone che affrontino i problemi e che non girino la testa dall’altra parte di fronte all’impossibilità per noi di lavorare serenamente e per i monaci di Dečani di vivere nella legalità”.

La missione Unmik dovrebbe cedere i propri poteri a quella europea Eulex entro l’anno in corso. Il trasferimento di autorità è delicato e richiede adeguamenti progressivi. “Ma i kosovari albanesi hanno fretta di cacciare Unmik – continua la fonte – e far insediare Eulex. Alcuni pensano che la missione delle Nazioni Unite è un appoggio per l’attuale primo ministro (Hashim Thaci, ndr) mentre quella europea è invece il sostegno per l’ex primo ministro (Ramush Haradinaj, ndr)”.

Da quando è tornato con la patente di innocente dal tribunale dell’Aja, Ramush Haradinaj non perde occasione di attaccare con piccole stilettate rilanciate dalla stampa locale il suo rivale attuale primo ministro Hashim Thaci. Due pedine sulla scacchiera utili ai grandi attori internazionali che muovono con estrema attenzione in uno scenario altamente strategico al centro dei Balcani.

“Intanto noi siamo in mezzo – conclude il funzionario internazionale – e viviamo nell’incertezza: questa di Ramush Haradinaj e del monastero di Dečani è l‘area di responsabilità dei soldati italiani. A molti sembra che i militari siano più interessati a fare bella figura come benefattori con il sorriso sulle labbra piuttosto che a garantire un ambiente sicuro. Noi internazionali ci battiamo per far tornare i serbi nell’area, anche contro organizzazioni non governative che invece li scoraggiano come il Danish Refugee Council che a Peć ha solo albanesi tra i suoi impiegati. E avremmo proprio bisogno di una forza armata forte che ci difenda. Magari con il sorriso sulle labbra, ma che manifesti la capacità e la determinazione a difenderci”.

(Intervista del 15 giugno 2008).

Fonti: B92, Kosovo.net, Unmik

 

Kosovo: entra in vigore la Costituzione

domenica, giugno 15th, 2008 95 views

 

“Cosa cambia? Niente, a parte il fatto che faremo più fatica a scambiarci informazioni con le istituzioni locali”. Il parere di una internazionale dell’Unmik che lavora in Kosovo da otto anni è molto tagliente: “a parte gli attesi festeggiamenti l’entrata in vigore della nuova Costituzione non porterà a nulla di particolarmente evidente nei prossimi giorni. Solo non riusciremo più a ottenere le informazioni che ci servono per lavorare e che già le istituzioni locali ci forniscono con molta difficoltà”.

Una chiusura attesa che bloccherà dunque la possibilità di operare nell’area per gli internazionali e che si colloca sulle aspettative di Fatmir Sejdiu, presidente dell’ex provincia serba dichiaratasi indipendente quattro mesi fa, in favore dell’uscita di scena di Unmik per una concreta indipendenza del Kosovo.

In realtà il Kosovo passerà dalle mani delle Nazioni Unite (Unmik) a quelle dell’Unione Europea, che attende di diventare operativa in area con la missione Eulex in cui saranno presenti anche gli Stati Uniti.

Un passaggio di consegne che si sta compiendo con difficili aggiustamenti, anche perché sul territorio di fatto la contrapposizione Unmik/Eulex si traduce in quella Hashim Thaci/Ramush Haradinaj, rispettivamente attuale primo ministro ed ex primo ministro del Kosovo.

Hashim Thaci ha potuto dichiarare l’indipendenza del Kosovo lo scorso 17 febbraio grazie all’appoggio degli internazionali, Stati Uniti in testa. Mentre dall’altra parte l’ex primo ministro Ramush Haradinaj è rientrato in Kosovo lo scorso 4 aprile dopo essere stato scagionato dalle accuse di crimini di guerra dal tribunale penale internazionale dell’Aja.

ramush po vjenHashim e Ramush sono entrambi ex combattenti del Kla (Kosovo Liberation Army). Ed entrambi sono capi carismatici anche se in ambiti diversi: il primo sfoggia contatti con i vertici politici statunitensi e tollera la presenza di estremisti islamici nella sua regione di provenienza, la vallata di Drenica. Mentre il secondo ha il suo feudo nel Kosmet, il Kosovo occidentale culla dell’ortodossia serba e area di responsabilità della Kfor italiana, dove vengono registrati i maggiori flussi di traffici illeciti verso Albania e Montenegro. Ramush ha messo a tacere gli estremisti islamici, anche se a Pec la loro presenza è tangibile e scarsamente documentata. Da dichiarazioni off-the-record di militari che hanno servito in Kfor negli ultimi due anni la zona specifica “viene pattugliata raramente” dalla missione Nato.

allah pecCon questa situazione sul terreno l’entrata in vigore della Costituzione sembra poter influire poco sulla realtà quotidiana: le minoranze serbe continueranno a far riferimento a Belgrado e a vivere una vita istituzionalmente parallela, mentre i kosovari albanesi assisteranno al passaggio della loro indipendenza quasi fosse una patata bollente dalle mani dell’Onu a quelle dell’Unione Europea.

Foto: materiale proprio (striscione di benvenuto per Ramush Haradinaj a Decani; un centro islamico per la gioventù in centro a Pec, sulla continuazione della strada per l’ospedale).

 

Kosovo: 200 nuovi soldati britannici per Kfor

domenica, maggio 25th, 2008 441 views

 

Duecento militari britannici della riserva operativa Atlantica (Operational Reserve Force, ORF) sarebbero già arrivati in Kosovo nell’ambito della missione Nato Kfor, secondo B92 che riporta oggi 25 maggio media elettronici di Pristina.

Il dispiegamento avviene in vista dell’entrata in vigore il prossimo 15 giugno della nuova costituzione del Kosovo, l’ex provincia autonoma serba autoproclamatasi indipendente dopo otto anni di amministrazione Onu lo scorso 17 febbraio 2008.

Meno di un mese fa, il 29 aprile, il segretario alla Difesa britannico Des Browne aveva preannunciato il dispiegamento del 2nd Battalion The Rifles come da richiesta Nato ai fini del mantenimento della sicurezza nella regione: “This deployment will demonstrate our commitment to the security of the region, and will provide Nato with extra flexibility in maintaining peace and stability for all communities within Kosovo."

Fonti: B92, British Army
 

Nato: il quartier generale di Arrc lascia la Germania

mercoledì, maggio 21st, 2008 300 views

Il trasferimento del quartier generale dell’Allied Rapid Reaction Corps (Arrc) e dei suoi elementi di supporto dalla sede di Mönchengladbach in Germania a Innsworth in Gran Bretagna è stato confermato lo scorso 15 maggio 2008.

La decisione, che risale al settembre 2007, è stata ufficializzata ora in una lettera firmata dal segretario di stato britannico per la Difesa Des Browne e indirizzata al ministro della Difesa tedesco Franz Josef Jung. Dalla base di Mönchengladbach si trasferiranno dunque il quartier generale di Arrc, il suo Support Battalion e la 1st Signal Brigade. Data prevista per l’operazione l’estate del 2010.

Il comandante di Arrc, generale di corpo d’armata britannico Richard Shirreff, ha dichiarato soddisfazione per la certezza della data del trasferimento che consente di organizzare al meglio il proprio lavoro, pur nella consapevolezza dell’impatto che tale decisione avrà sulla comunità locale. Non ci sarà comunque nessun cambiamento nell’operatività del comando, ha sottolineato il comandante, anzi: “We will remain firmly focused on our priority role as Nato High Readiness Force (Land) Headquarters”.

Arrc è un comando ideato nell’ambito dello Strategic Concept atlantico presentato al summit di Roma nel 1991 e attivato a Bielefeld nel 1992 come unico corpo di prontezza operativa, presto seguito però da altri cinque High Readiness Force Land headquarters.

E’ stato impiegato nelle missioni Ifor e Sfor in Bosnia Erzegovina e Kfor in Kosovo e nella missione Isaf in Afghanistan.

Il generale britannico Richard Shirreff è al comando di Arrc dal dicembre 2007; lo scorso 21 febbraio ha fatto visita al comando italiano del Nato Rapid Deployable Corps (Nrdc-it) a Solbiate Olona in provincia di Varese, sottolineando i forti legami tra i due comandi.

Il vicecomandante di Arrc dal marzo 2007 è il generale di divisione italiano Gian Marco Chiarini, che secondo informazioni non ufficialmente confermate dovrebbe rilevare da fine agosto il comando del Nato Rapid Deployable Corps Italy (Nrdc-it) di Solbiate Olona permettendo così all’attuale comandante generale di corpo d’armata Giuseppe Emilio Gay di assumere il comando di Kfor a Pristina.

Fonte: Arrc

Kfor in restauro: la Nato ne ridefinisce i compiti

giovedì, maggio 1st, 2008 154 views

 

La Nato ha cominciato a ridefinire i compiti di Kfor, secondo quanto riportato oggi 1° maggio da B92 che cita l’agenzia Beta come fonte.

Il portavoce dell’Alleanza Atlantica James Appathurai ha riferito a Bruxelles mercoledì scorso della volontà degli ambasciatori dei 26 paesi membri di discutere la missione Kfor, che vede impegnati attualmente in Kosovo circa 17mila uomini, “in order to adjust to the development of the situation on the ground".

Secondo quanto riferito dal portavoce questo allineamento alla situazione attuale verrà sviluppato dalla leadership militare sulla base di linee guida politiche e “tutto ciò che la Nato farà, sarà in accordo con il mandato delle Nazioni Unite e con il consenso dei 26 paesi membri”. Il progetto di un nuovo piano operativo terrà in considerazione nuovi compiti non meglio definiti dal portavoce della Nato.

Il piano di ridefinizione della missione Kfor sarebbe in realtà dettato da una richiesta specifica della Spagna, che non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo unilateralmente dichiarata lo scorso 17 febbraio e che ora insiste affinché la missione si mantenga su linee di neutralità rispetto alla questione dello status. Questo quanto riporta GrNet citando un’agenzia Apcom del 30 aprile.

Il quotidiano spagnolo El Pais avrebbe anche anticipato la notizia secondo cui i nuovi compiti di Kfor saranno lo smantellamento del Kpc (Kosovo Protection Corps-Tmk), la formazione di una forza di sicurezza e il sostegno alla nascita di una agenzia di supervisione dei corpi di sicurezza. “Un sottile esercizio di eufemismo – secondo El Pais riportato da GrNet - visto che la forza di protezione somiglia molto ad un esercito (anche se limitato nei numeri e negli armamenti) e l’agenzia a un ministero della Difesa e dell’Interno".

Fonte: B92, GrNet

Kosovo, da domani la brigata Pinerolo al comando della task force multinazionale ovest

martedì, aprile 29th, 2008 110 views

 

E’ prevista per domani 30 aprile alle 11.00 la cerimonia del trasferimento di autorità (Toa) a Villaggio Italia, sede della task force multinazionale in Kosovo (Mntf-W) a guida italiana nell’ambito della missione Kfor. 

La brigata Pinerolo basata a Bari e comandata dal generale di brigata Agostino Biancafarina rileverà il comando dalla brigata Aosta comandata dal generale di brigata Nicolò Falsaperna, che dallo scorso 30 ottobre 2007 è alla guida della Mntf-W a Pec. 

Alla cerimonia sarà presente il vicecomandante del Comando operativo interforze (Coi) generale di divisione aerea Tommaso Ferro. Gli uomini di Villaggio Italia hanno ricevuto ieri la visita del ministro della Difesa uscente Arturo Parisi e del capo di stato maggiore della Difesa generale di divisione area Vincenzo Camporini. 

Il comandante cedente Nicolò Falsaperna ha già espresso il personale apprezzamento per l’operato dei suoi uomini dalle pagine del periodico Il Corriere dell’Aosta, redatto dai Public Affairs Officers della brigata: “In questo periodo ho avuto la conferma che a rimboccarsi le maniche i soldati dell’Aosta sono abituati e lo fanno pure bene. Vi ho visti operare al fianco di colleghi di altre nazionalità con il giusto piglio, senza presunzione, ma anche senza incertezze. Vi ho osservati durante le attività di pattuglia, in quelle logistiche e durante il tempo libero. Posso ritenermi un Comandante fortunato. Avete contribuito ad accrescere la già eccellente opinione conquistata all’estero dai soldati italiani. Abbiamo avuto la buona sorte di confrontarci con colleghi stranieri di elevatissimo spessore professionale. Da loro abbiamo imparato tanto e sono convinto che anche loro hanno apprezzato il nostro operato. Tra qualche giorno rientreremo nelle nostre famiglie e anche a loro rivolgo un particolare grazie per il supporto che riescono ad assicurare durante le nostre missioni e per il peso che sostengono quando siamo assenti da casa. Come si dice è una missione nella missione quella che i nostri familiari sono chiamati ad affrontare”.

Kosovo: arrivano aiuti umanitari russi per enclaves serbe

mercoledì, aprile 2nd, 2008 73 views

 

Per il premier Hashim Thaci e il presidente Fatmir Sejdiu gli aiuti umanitari dovrebbero essere consegnati in coordinamento con le autorità di Pristina, ma il viceministro agli Esteri russo Vladimir Titov non si scompone: ci sono Unmik e Kfor che hanno piena autorità nell’assistenza alle operazioni umanitarie. Ci pensino loro, in sostanza.

E stamane all’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado è arrivato il primo dei quattro aerei cargo provenienti da Mosca e programmati da oggi al 10 aprile. Le circa 140 tonnellate totali di aiuti arriveranno poi in Kosovo da Belgrado in convoglio per essere distribuiti dalla Croce Rossa serba ai serbi ancora presenti nelle enclaves del Kosovo.

La richiesta di invio di aiuti fatta alla Russia dal governo della Serbia si concretizza nell’invio di carne e pesce in scatola, alimenti per l’infanzia, riso, zucchero, equipaggiamenti medicali, medicine, materiale per la disinfezione. Il tutto per un valore di circa un milione e mezzo di euro (40 milioni di rubli). Titov ha sottolineato all’agenzia Tanjug che sarà la presenza internazionale a doversi preoccupare di scongiurare ogni possibile tipo di ostacolo all’invio di aiuti di cui la popolazione ha assoluto bisogno.

Negli ultimi mesi la popolazione delle enclaves non riceve medicinali per problemi burocratici legati al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, dichiarata da Pristina lo scorso 17 febbraio 2008 e non riconosciuta da Serbia e Russia. 

Fonti: Bbc; b92; Tanjug

Kfor: sei bulgari per il Cimic

martedì, aprile 1st, 2008 64 views

  

Saranno sei i militari bulgari che verranno impiegati nella missione Nato Kfor in Kosovo con destinazione l’unità Cimic (civil-military cooperation) nel quartier generale della missione a Pristina. 

Lo ha deciso mercoledì scorso il governo della Repubblica di Bulgaria attribuendo ai sei militari funzioni di consultazione e supporto alle forze di sicurezza locali e di controllo sulla dispersione del Kosovo Protection Corps (Kpc). 

Secondo la nota stampa dell’agenzia bulgara Bta la nuova unità fornirà tra l’altro anche assistenza alle autorità in ordine al reclutamento, alla selezione e al training del personale; alla strutturazione e composizione delle forze; ai modelli di sviluppo e ai piani di addestramento e di equipaggiamento; al comando e controllo. E’ prevista la costituzione di un Training Group della Nato responsabile dell’addestramento pratico delle forze di sicurezza del Kosovo. 

La nota conclude sottolineando che la partecipazione della Bulgaria alla nuova struttura rappresenta un contributo agli sforzi della comunità internazionale di assicurare le condizioni per l’irreversibilità del cammino delle istituzioni locali verso la costituzione di un Kosovo multietnico e democratico.

La Bulgaria ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo lo scorso 20 marzo contrariamente all’iniziale atteggiamento dubbioso nei confronti dell’atto unilaterale dichiarato da Pristina.

Fonti: Asca-Afp; Bta; Nato.

“Armiamo il Kosovo per la pace nel mondo”

giovedì, marzo 20th, 2008 126 views

Per la pace nel mondo. Proprio a questo ha pensato il presidente americano George Bush quando ha deciso di autorizzare pubblicamente da mercoledì 19 marzo la fornitura di armi al Kosovo autoproclamatosi indipendente lo scorso 17 febbraio.

Kosovo Compromise riferisce: In a memo to the State Department made public by the White House, Bush said: "I hereby find that the furnishing of defense articles and defense services to Kosovo will strengthen the security of the United States and promote world peace."

Lo stesso articolo fa sapere che l’azione si presta a essere considerata propedeutica alla nascita di un esercito del Kosovo sponsorizzato dalla Nato.

A guardare le cronache qualche preparativo in questa direzione sembra sia già stato fatto. Lo scorso 1° gennaio 2008 su Balkanalysis nella sezione Security and Intelligence Briefs è stata pubblicata la notizia secondo cui al Kosovo Protection Corps (Kpc)  - la futura forza militare del Kosovo formata da ex appartenenti al Tmk, ovvero il Kla, che si è addestrata con le truppe Kfor – avrebbe ricevuto dalla Nato un nuovo edificio per le comunicazioni nella caserma Adem Jashari di Pristina.

Quattro dipartimenti – telefonico, sistemi radio, information technology e trasmissioni – inaugurati all’inizio del 2008 dal generale comandante del Tmk Sylejman Selimi e dal colonnello Safet Syla, che ha rivelato la provenienza del materiale da differenti donazioni e dalle dotazioni del Kla.

It is well known  - spiega in proposito l’articolo di Balkanalysis – that NATO provided the KLA with sophisticated communications equipment as far back as 1999, and donations of weapons and equipment since then have been steady. The Germans and Americans have proved especially generous.

Fonti: www.kosovocompromise.com; www.balkanalysis.com

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