Kosovo: riappare il Kosovo Liberation Army e Kfor sospende il training della Kosovo Security Force

lunedì, marzo 8th, 2010 159 views

KosovoNiente più addestramento per la Kosovo Security Force (KSF) da parte di Kfor da ieri sera. Lo ha annunciato il comandante delle forze Nato in Kosovo generale Markus Bentler  (qui su B92) dopo che venerdì 5 marzo una guardia d’onore in stile militare della KSF ha commemorato a Pristina il dodicesimo anniversario dell’uccisione di un leader del Kosovo Liberation Army (KLA, o Uck secondo l’acronimo albanese), il gruppo paramilitare albanese distintosi in azioni contro serbi e collaborazionisti negli anni Novanta del Novecento.

L’annuncio della Kfor è motivato dal fatto che “la guardia d’onore della KSF è apparsa nelle vesti di formazione militare nel corso di un evento dedicato a un ex leader del KLA”. Un aspetto che, come riportato da B92 che cita l’agenzia Beta, “non è in linea con la posizione della KSF, che non ha status militare”.

Ma c’è di più, alla parata sventolava la bandiera della Nato. Specifica Kfor: “La bandiera della Nato è stata esposta nel corso dei festeggiamenti, una cosa inaccettabile dato lo status di neutralità di Kfor”.

L’addestramento degli uomini della KSF, la forza costituita l’anno scorso con compiti di emergenza civile per riformulare il Kosovo Protection Corps formato da ex membri del KLA, è ora sospeso fino a nuovo avviso.

Intanto prevale l’ottimismo tra le autorità dell’ex provincia serba dichiaratasi unilateralmente indipendente poco più di due anni fa: il provvedimento di sospensione sarebbe stato in realtà male interpretato. Addirittura si attende un chiarimento, dato che – come ha affermato Hajredin Kuci, vice del primo ministro Hashim Thaci – “nessuno si aspetterebbe che il Kosovo non si comportasse come uno stato sovrano”.

KSF è addestrata da Kfor secondo quanto stabilito il 12 giugno 2008 in previsione del progressivo ridimensionamento delle forze militari Nato in Kosovo.

Per il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic, espressosi sin dalla formazione della KSF, tale forza rappresenta un “gruppo paramilitare illegale” e una “diretta minaccia alla sicurezza nazionale, alla pace e alla stabilità dell’intera regione”.

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Fonti: B92/Beta, Army Times/Associated Press, BBC, Kfor

Foto: BBC

Kfor si esercita a ridosso dei gates a nord di Mitrovica. Per le procedure di difesa

giovedì, novembre 5th, 2009 88 views

gate_one_kosovoIl Kosovo come protettorato della Nato, tagliato via dal resto della Serbia per farci ciò che la Nato desidera con chi desidera. Eulex come cavallo di Troia, introdotto dall’Occidente nel cuore dell’ortodossia balcanica. Sono alcuni dei commenti alla notizia sull’agenzia belgradese B92 relativa all’esercitazione Kfor in corso da stamane nel nord dell’ex provincia serba.

Del resto questa esercitazione di due giorni, denominata Strong Gates e finalizzata ufficialmente a migliorare la cooperazione tra Kfor, Eulex e Polizia del Kosovo (KPS, Kosovo Police Service), è di difficile interpretazione e si presta a molteplici letture.

In primo luogo la Strong Gates non solo viene condotta nei checkpoint vicino a Leposavic e Zubin Potok, quindi a nord di Mitrovica dove si trovano i gates o checkpoint amministrativi di passaggio dall’ex provincia serba al territorio serbo, ma si prefigge anche lo scopo di far raggiungere agli attori – forze di riserva incluse – una maggior familiarità con i luoghi (la fascia a ridosso con il confine serbo, appunto).

Di più. Stando alla notizia riportata da B92, Kfor ha dichiarato ufficialmente che con questa esercitazione “i militari acquisiranno maggior confidenza con il territorio e con tutte le procedure di difesa alle linee di confine di Brnjak e di Jarinje”.

Di difesa da che cosa se solo martedì scorso il comandante di Kfor, il generale tedesco Markus Bentler,  aveva dichiarato che non sussistono minacce esterne al Kosovo?

Una provocazione contro Belgrado per dimostrare che “la Serbia ha sicuramente perso il Kosovo e che sul suolo serbo è stato definitivamente costituito uno stato della Nato” secondo il Serbian National Council, che si dichiara convinto che i 250mila serbi costretti a lasciare le loro case in Kosovo dopo l’intervento nel 1999 dell’Occidente “prima o poi torneranno”.

Un modo per far reagire aspramente Belgrado prima del meeting dell’Icj sulla legittimità della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, in modo da evidenziare il lato temibile del carattere dei serbi, secondo alcuni commentatori.

Oppure, e qui sono ancora i lettori di B92 a ipotizzare diverse interpretazioni, l’esercitazione potrebbe essere sostenuta dal timore della creazione di una base militare russa a Nis.

Fonte: B92

Foto: larson74/www.panoramio.com

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