giovedì, agosto 26th, 2010
Sono le soldatesse italiane del Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat della missione Isaf a portare cibo e giocattoli alle bambine della casa rifugio voluta nel 2005 da Suraya Pakzad. Un rifugio dove bambine cresciute troppo in fretta trovano ospitalità e sostegno, oltre che aiuto concreto.
Quasi tutte hanno alle spalle una storia di umiliazioni e sofferenze. Barattate da bambine con pochi capi di bestiame dai padri e date in mogli a mariti senza scrupoli, hanno per la maggior parte dieci o dodici anni, ma mani da muratori o contadini. Lavorano di giorno e di notte. E dovranno presto crescere dei figli.
Le testimonianze riportate da Ansa non aggiungono niente di nuovo a quanto possiamo immaginare o temere per sentito dire, o perché appreso da cronache e libri. Ma non è un romanzo.
L’allontanamento dal marito padrone, che in Afghanistan ha pieno potere sulla donna, è estremamente difficile. Non esiste accusa di maltrattamenti che tenga, anzi. Suraya offre un riparo nella casa rifugio anche dalla furia di uomini che tentano di riprendersi con la forza le giovani schiave avute in cambio di qualche pecora.
Per le soldatesse italiane del Prt di Herat è un aiuto da donna a donna, un aspetto che va oltre il compimento del proprio compito in teatro operativo.
Articolo correlato:
Afghanistan 2010: otto anni fa Enduring Freedom, oggi ancora soprusi sulle donne alla maniera talebana (4 gennaio 2010)
Fonte: Ansa
Foto: Ansa
Condividi
Posted in Afghanistan, Forze Armate | No Comments »
lunedì, aprile 28th, 2008
Da sabato 26 aprile il Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat è al comando del 66° reggimento aeromobile Trieste di Forlì, che appartiene alla brigata aeromobile Friuli. Si completa così la configurazione di omogeneità privilegiata dalla scelta di dispiegare un’unica brigata nell’area a responsabilità italiana di Herat in ambito Isaf (International Security Assistance Force).
Ora, a seguito dell’assunzione del comando del Regional Command West (RC-W) avvenuta lo scorso 22 aprile con il passaggio di consegne tra il generale di divisione Fausto Macor e il generale di brigata Francesco Arena, anche il Prt si configura su base brigata Friuli.
Alla cerimonia che ha sancito il passaggio di consegne tra il cedente colonnello Massimo Bettini, comandante del 132° reggimento carri di Cordenons (Pordenone) e del Prt 8, e il subentrante colonnello Giuseppe Levato, comandante del 66° reggimento Trieste e ora del Prt 9, erano presenti le principali autorità locali tra cui il governatore di Herat Hussain Anwari.
Il colonnello Bettini ha ricordato l’impegno degli italiani nell’area facendo riferimento a un inverno particolarmente rigido e al fatto che “in cinque mesi sono stati realizzati più di cento progetti per un investimento superiore ai cinque milioni di euro”. La collaborazione con le forze di polizia afgane e le organizzazioni non governative è stata significativa, ha ricordato il colonnello cedente.
Il Prt è una struttura mista composta sia da unità militari che civili. Il suo compito è quello di fornire sicurezza e supporto alle attività di ricostruzione condotte dalle organizzazioni nazionali e internazionali che operano nella provincia, oltre a sostenere le autorità locali nel processo verso la stabilizzazione.
Il colonnello Giuseppe Levato è nato a Roma 43 anni fa e ha frequentato il 165° corso dell’
Accademia militare di Modena. Ha prestato servizio nei comandi Nato di Bruxelles e Solbiate Olona (Varese) e ha partecipato alle missioni
Ifor in Bosnia,
Untso in Libano e
Antica Babilonia 5 in Iraq in qualità di comandante del task group Trieste schierato a Nassiriya.
Fonte: Public Information Office RC-W Herat
Condividi
Posted in Afghanistan | 4 Comments »
lunedì, ottobre 31st, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 31 ottobre 2005
Dieci razzi per Rpg, cinque missili controcarro per razziera da elicottero, un lanciarazzi da 107 mm, 17 pacchi esplosivi con congegno elettrico-meccanico inseriti in una cintura, munizionamento di vario calibro e spolette per attivare razzi da 107 mm. Tutto questo materiale esplosivo scoperto lo scorso 27 ottobre era occultato in un vecchio fabbricato nella campagna a sud di Kabul, più di preciso a Chahar Asyab.
Il ritrovamento è avvenuto nel corso di una operazione congiunta tra i militari italiani del 9° reggimento alpini e gli uomini della polizia locale Kcp (Kabul City Police), che hanno agito sulla base di una investigazione messa a punto dalle fonti di intelligence italiane. Il materiale, già catalogato, è stato fatto brillare in zona sicura dai nuclei Eod (Explosive Ordnance Disposal) della brigata multinazionale Kmnb-8 (Kabul Multinational Brigade) in cui è inserita la componente operativa italiana basata sugli alpini della brigata Taurinense.
La Kmnb-8, comandata dal 20 luglio dal generale di brigata italiano Claudio Graziano, ha il compito di sostenere il processo di consolidamento delle istituzioni democratiche afgane e opera sul territorio tramite pattugliamenti volti a incrementare la sicurezza nell’area di Kabul. Le operazioni condotte dai militari della brigata hanno l’obiettivo sia di prevenire attacchi condotti con razzi, come quelli già verificatisi nelle ultime settimane contro installazioni di Isaf e delle istituzioni locali e della comunità internazionale, sia di scongiurare attacchi terroristici, come quello condotto contro una pattuglia francese a metà ottobre.
La Kmnb-8 ha a disposizione dal 27 ottobre i tre elicotteri CH-47 Chinook dell’esercito italiano che ai primi di settembre erano stati schierati a Herat con funzione di rinforzo durante il periodo elettorale. Nel corso dei due mesi nella provincia occidentale i tre elicotteri della task force Eracle hanno svolto attività operative per un totale di 100 missioni e 110 ore di volo, trasportando più di 1.500 militari di Isaf e permettendo ad altri 600 di entrare in confidenza con le procedure di elimbarco e di elisbarco operativo.
L’elicottero CH-47 Chinook può trasportare 33 militari completamente equipaggiati o imbarcare due mezzi di trasporto o carichi appesi ai tre ganci esterni fino a un totale di nove tonnellate di peso. I tre velivoli provengono dal 1° reggimento Antares di Viterbo e sono giunti in Afghanistan ai primi di settembre a bordo di aerei cargo Antonov A127: rotori e piloni di coda erano stati smontati per il trasporto e la ricomposizione dei pezzi giunti separatamente è stata possibile grazie a uno studio effettuato da tecnici militari in collaborazione con l’azienda Agusta.
Mentre i CH-47 rientrati a Kabul garantiscono una maggiore operatività alla Kmnb-8 nell’ambito delle attività per il raggiungimento di un ambiente stabile e sicuro a Kabul, nella provincia occidentale di Herat è stata rinvenuta due settimane fa una mina con congegno a tempo nei pressi dell’abitazione del governatore Sayed Hussein Anwari. L’ordigno è esploso ma non ha causato danni grazie all’intervento coordinato degli specialisti del genio militare italiano e della polizia locale.
Questo ritrovamento nell’ovest del paese conferma che l’Afghanistan è uno degli Stati con il maggior numero di mine disseminate sul territorio. Risulta infatti che siano presenti nell’area almeno 640 mila mine antiuomo e anticarro più alcuni milioni di ordigni inesplosi, definiti tecnicamente con il termine di Uxo (Unexploded Ordnance). Il team di ricostruzione provinciale (Provincial Reconstruction Team) di Herat, comandato dal colonnello Amedeo Sperotto, ha organizzato un corso di tre giorni per istruire gli uomini della polizia locale al riconoscimento di mine e ordigni esplosivi e alle azioni da intraprendere per la messa in sicurezza della popolazione e delle aree interessate.
Il corso, nato da una richiesta specifica del governatore della provincia di Herat, Sayed Hussein Anwari, è stato seguito da 18 ufficiali appartenenti rispettivamente alla Border Police (polizia di frontiera), National Police (polizia nazionale), Highway Police (polizia stradale), National Defense Security (forze di sicurezza nazionali) e National Army (esercito).
Il rapporto di fiducia e di rispetto che si è consolidato nel corso del periodo elettorale tra il Prt a guida italiana di Herat e il governatore della provincia e le istituzioni locali si è rafforzato ulteriormente lo scorso 27 ottobre. Nel pomeriggio di quel giorno nove militari del contingente italiano con gli spagnoli della Quick Reaction Force hanno domato un incendio scoppiato presso l’abitazione del governatore Anwari.
I militari erano coordinati dal Regional Area Coordinator West (Rac-W) generale di brigata aerea Umberto Rossi. Gli uomini dell’Aeronautica militare erano già intervenuti per domare incendi in altre occasioni: in una caserma dell’Afghanistan National Army, sulla pista dell’aeroporto per soccorrere un aereo afgano atterrato con il motore in fiamme e in favore della popolazione locale minacciata dalla esplosione di alcune cisterne civili contenenti carburante.
La Forward Support Base (Fsb), che ha sede nell’aeroporto di Herat, e il Prt hanno ricevuto la scorsa settimana la visita del generale britannico Sir John Reith, vicecomandante delle Forze alleate in Europa. Il generale Reith è stato accolto dal generale Rossi, che l’ha accompagnato in visita a Camp Vianini sede del Rac-W e del Prt e alla base di supporto costruita dall’Aeronautica militare. Nel corso della visita a Camp Vianini il colonnello Amedeo Sperotto, e il comandante della cellula di cooperazione civile-militare (Cimic), il maggiore Corrado Valle, hanno illustrato al generale Reith l’attività del Prt nell’ambito della missione Isaf e i lavori di ricostruzione e di ristrutturazione in atto.
I futuri lavori di ampliamento dell’aeroporto di Herat sono stati delineati al generale britannico dal comandante della Fsb, il colonnello spagnolo Miguel Moreno Alvarez, e dal vicecomandante, il colonnello italiano Maurizio Cocciolone. I quattro Prt coordinati dal generale Rossi operano secondo diverse metodologie di lavoro commisurate alle caratteristiche dell’area in cui sono installati. In uno di questi, situato a Farah, il 28 ottobre si è verificato un tentativo di attacco contro l’ingresso. L’uomo che ha cercato di lanciare una bomba a mano è stato ucciso dai militari del Prt.
Isaf si è rammaricata per l’uccisione ma fa sapere che i militari hanno agito per autodifesa nel diritto di difendere la loro vita e quella degli altri in una situazione di rischio. Lo stesso uomo, prima di dirigersi verso il Prt per lanciare la granata, aveva tentato di colpire un veicolo di una organizzazione non-governativa. E’ stato invece più grave il bilancio di un attacco avvenuto in pieno centro cittadino a Mazar-i-Sharif, provincia del nord sede di un Prt, per opera di un gruppo di uomini armati ai danni di militari britannici del Military Observation Team (Mot). Un militare è morto e cinque sono rimasti feriti, ora ricoverati all’ospedale di Kunduz.
Uomini dell’Afghan National Army e della Afghan National Police hanno messo in sicurezza l’area dell’attacco, mentre Eng Zarar Ahmad, facente funzione di ministro degli Interni afgano, ha confermato l’arresto dei responsabili. Isaf ha apprezzato la rapida reazione delle forze di polizia locali e l’immediata apertura di una inchiesta. Intanto slitta la comunicazione dei risultati definitivi delle elezioni parlamentari avvenute lo scorso 18 settembre. I circa 2.300 ricorsi contro presunti brogli e irregolarità stanno rallentando la procedura di divulgazione dei dati finali.
Condividi
Posted in 2005, Afghanistan, Forze Armate, Serbia, Sicurezza, interviste, past papers | No Comments »
lunedì, ottobre 10th, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 10 ottobre 2005
“Le mie priorità quando andrò al parlamento saranno pace, sicurezza e stabilità e la raccolta di tutte le armi dei signori della guerra”. Le prime parole della prima donna eletta per il parlamento di Kabul nelle prime elezioni libere dell’Afghanistan sembrano delineare un nuovo e vigoroso corso per la giovane repubblica islamica.
Malalai Joya, la 27enne neoeletta che siederà nella Wolesi Jirga o Camera bassa del parlamento di Kabul assieme ad altri 248 deputati, aveva dato un primo assaggio della sua tempra due anni fa con la denuncia dello strapotere dei signori della guerra pronunciata nel corso di un incontro pubblico.
Da allora la sua notorietà si diffuse sull’intero territorio afgano che, dopo avere costituito un obiettivo per le mire espansionistiche sovietiche e dopo avere sperimentato il regime talebano, nel 2003 risultava suddiviso in regioni determinate sulla base delle influenze dei signori della guerra.
Malalai si è aggiudicata uno dei cinque seggi destinati dal parlamento alla sua provincia e si è classificata seconda in ordine al numero delle preferenze espresse. “Sono molto contenta e riconoscente verso gli uomini e le donne afgani che hanno votato per me”, ha dichiarato non appena Peter Erben, capo della Commissione elettorale afgana congiunta (Jemb), ha reso noto il risultato della provincia.
La neoeletta è una giovane donna. Opera nell’ambito della tutela per i diritti delle donne e proviene dalla provincia occidentale di Farah. Elementi che portano a riflettere sul valore che i suoi conterranei hanno inteso dare al loro voto: scegliere una donna che si attiva a favore della condizione femminile, mai agevolata dall’applicazione restrittiva dei precetti islamici, è optare per un cambiamento.
Che il primo seggio orientato al progresso sia arrivato dalle urne occidentali non dovrebbe stupire. La popolazione dell’ovest era già stata educata dal livello di benessere e sviluppo voluto da Ismail Khan nella zona di Herat e delle province occidentali. Nel 1992 Khan, il signore della guerra che si oppose prima ai sovietici e poi ai talebani, aveva creato un sistema sanitario e un sistema scolastico in tre province occidentali.
Un leader che non è mai stato coinvolto nella produzione e nel traffico dell’oppio. Questo aspetto e la lontananza dalle atrocità proprie dei condottieri efferati lo differenziano dagli altri signori della guerra. Ismail Khan ha comunque una accusa da parte di Human Rights Watch in merito ad arresti arbitrari e detenzioni in stile talebano nei confronti di individui non conformi al rigido comportamento islamico.
Khan ha rafforzato il suo status di leader nel corso degli anni. Ha accettato l’ospitalità e gli aiuti dall’Iran, ma ha difeso l’autonomia per sé e il suo popolo nella consapevolezza della necessità della ricostruzione. Ha mantenuto l’indipendenza dal governo centrale di Kabul pur divenendo ministro dell’Energia, ma ha trattenuto nella provincia di Herat i soldi dei dazi delle frontiere con l’Iran.
La popolazione delle province occidentali riconosce il carisma e il pragmatismo di Ismail Khan che ha accolto favorevolmente la presenza degli italiani nella provincia. Questo atteggiamento va a vantaggio dell’opera di ricostruzione del Provincial Reconstruction Team italiano (Prt) di Herat nell’ambito dell’operazione Isaf 8, comandata dal generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio.
La soddisfazione per l’operato degli italiani è stata l’argomento principale dell’incontro avvenuto sabato 1° ottobre tra il governatore della provincia di Herat, Sayed Hussein Anwari, il vice comandante della polizia della città, colonnello Gulam Sarwar, e i vertici di Isaf: il maggiore generale Jaap Willemnse, vice comandante delle truppe di Isaf, e il generale di brigata aerea Umberto Rossi, Regional Area Coordinator West (Rac-W).
Durante il periodo elettorale il Prt di Herat ha supportato il Joint Coordination Center (Jcc), creato per rispondere alle esigenze delle autorità afgane nel gestire le diverse forze nel periodo di voto. Un esperimento che ha dato risultati positivi al punto che Prt e governatore hanno deciso di rendere definitiva l’attività del centro di coordinamento mantenendolo funzionale 24 ore su 24.
Nel Jcc – arredato e allestito dagli italiani con computer, periferiche, telefoni cellulari e satellitari, impianti radio, macchine fotografiche, videocamere e dotato di quattro automezzi pick-up, cinque moto enduro e dieci biciclette – opereranno sette giorni su sette ufficiali appartenenti al Border Police, Traffic Police, Afghan National Police, Security Police, National Defence Security e all’Afghan National Army.
“Si tratta di un significativo passo verso l’integrazione delle attività delle forze di sicurezza afgane, in un’ottica di sinergia per raggiungere risultati di maggior efficienza ed efficacia per affrontare al meglio le attività relative alla sicurezza della provincia di Herat” spiega il colonnello Amedeo Sperotto comandante del Prt di Herat. “Questo è un progetto al quale vi è l’intenzione di dare continuità, e in tal senso stiamo lavorando per organizzare un corso di informatica rivolto al personale che presterà servizio al Jcc, mentre è in fase di avvio uno studio di fattibilità per assicurare la copertura radio all’intera provincia”.
Dopo aver gestito il controllo sul processo elettorale nella provincia il Jcc sarà al servizio delle emergenze del periodo invernale, come ha evidenziato il generale Rossi: “Con l’approssimarsi della stagione invernale e delle problematiche ad essa connesse è prevedibile un intensificarsi della cooperazione tra forze di polizia e dell’esercito afgani e le truppe del contingente Isaf per fronteggiare emergenze di vario tipo”.
Sempre a Herat lo scorso 5 ottobre è giunta nella Forward Support Base (Fsb) una delegazione del North Atlantic Council (Nac) per visitare l’attività dei contingenti che operano sotto il coordinamento del Rac-W, generale Umberto Rossi. Il gruppo era condotto dal segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ed era accompagnato dal comandante di Isaf 8 generale Mauro Del Vecchio.
Dalla Fsb la delegazione divisa in gruppi ha visitato i Prt di Herat, Qal-e-Now e Chaghcharan dove ha constatato l’impegno dei militari del Patto Atlantico nell’attività di supporto alle autorità afgane nel processo di ricostruzione e di democratizzazione dell’Afghanistan.
A Camp Vianini sede del Prt di Herat e del comando Rac-W, il gruppo del Nac ha preso visione dei progetti che il ministero della Difesa italiano e quello degli Esteri stanno portando avanti nella provincia di Herat con varie opere tra cui la costruzione di scuole, l’ampliamento dell’acquedotto, l’installazione di pozzi e altri impianti idrici, il Joint Coordination Center e lo sviluppo di servizi di pubblica utilità.
L’attività degli italiani non è confinata alle province occidentali. A Kabul, mentre gli uomini del Multinational Engineer Group (Mneg, una unità del genio inquadrata nella Kabul Multinational Brigade, Kmnb 8 ) hanno reso praticabile la via principale della frazione di Alo Kali, le sorelle del comitato provinciale di Torino della Croce Rossa Italiana hanno iniziato un corso per la formazione e specializzazione degli infermieri che dovranno operare negli ospedali della capitale afgana.
Il progetto è nato grazie all’iniziativa presa dall’ambasciata italiana e dalla brigata multinazionale, comandata dal generale di brigata Claudio Graziano. Le due crocerossine che istruiranno un gruppo di 176 infermieri sono impegnate nel nucleo sanità della brigata alpina Taurinense; metteranno a confronto due scuole diverse: quella italiana, basata su protocolli riconosciuti a livello internazionale, e quella afgana, fondata sull’esperienza diretta.
“Grazie a questo progetto che testimonia più di ogni discorso lo spirito che anima la componente militare italiana – ha affermato l’ambasciatore italiano Ettore Francesco Sequi – viene esaltata l’elevata valenza sociale della nostra presenza militare. Le nostre forze armate sono – e lo sono soprattutto in Afghanistan – parte integrante del sistema Italia, in strettissimo raccordo con l’ambasciata, come portatrici instancabili dei valori di grande personale disponibilità, di solidarietà e di umanità a vantaggio del nostro paese che qui vuole essere forte del diritto, della civiltà, dei valori dell’uomo”.
Un’opera di ricostruzione che mette al centro l’individuo e il suo benessere. E in Afghanistan non mancano le occasioni per dimostrare la disponibilità ad aiutare. La notte del 4 ottobre una maestra afgana è stata salvata dal veleno di uno scorpione dal personale medico di Italfor 11 a Camp Invictia. L’attività medica degli italiani è conosciuta a Kabul per l’attività umanitaria e soprattutto perché è l’unica che affronta quotidianamente la lotta alla leishmaniosi con cure effettuate solo dal contingente italiano.
Pace, sicurezza e stabilità. Tutto quello che Malalai, giovane neoparlamentare proveniente dall’ovest, vuole promuovere per gli afgani nella convinzione che le armi dei signori della guerra non servano più.
Condividi
Posted in 2005, Afghanistan, Forze Armate, past papers | No Comments »
martedì, agosto 16th, 2005

pubblicato da Pagine di Difesa il 16 agosto 2005
Herat, Afghanistan – “Il Provincial Reconstruction Team (Prt) dà un senso all’intervento concettuale delle Forze armate: è orientato alla ricostruzione del paese”. Per il colonnello Amedeo Sperotto, comandante dallo scorso 30 giugno del Prt di Herat, “l’obiettivo del team di ricostruzione provinciale è quello di instaurare un rapporto di fiducia con i locali e veicolarlo verso le stesse autorità del luogo, in modo da sviluppare negli afgani il senso dello Stato”.
Per definizione il Prt ha come missione l’attività di supporto alle iniziative di ricostruzione condotte dalle organizzazioni nazionali e internazionali che operano nell’area. E’ una struttura composta sia da militari che da civili: nel dettaglio il Prt di Herat è costituito da una task force nazionale di circa 120 militari (task force Lince), comandati dal colonnello Sperotto, e da un gruppo di esperti del ministero degli Esteri (Mae), coordinati dal ministro Carlo Ungaro.
Il Prt di Herat ha sede a Camp Vianini in centro città e dal 31 maggio viene coordinato insieme con altri tre Prt (quello americano della provincia di Farah, quello lituano della provincia di Ghor e quello spagnolo della provincia di Badghis) da un Regional Area Coordinator West italiano, il generale di brigata Giuseppe Santangelo.
“Ogni Prt – spiega Sperotto – è una struttura a sé con le sue caratteristiche. Questa differenza è dovuta alla necessità di adeguare il team all’ambiente in cui si opera, alle circostanze in cui ci si trova e ai risultati da conseguire nell’area”. In questo senso l’Afghanistan potrebbe costituire un esempio, dato che è il primo teatro operativo in cui si è attuato tale progetto destinato a creare un ambiente stabile attraverso la ricostruzione socio-economica della regione.
“Il team di ricostruzione potrebbe diventare un elemento su cui riflettere – sostiene il colonnello – e fornire risultati da valutare e analizzare”. Un insieme di lezioni apprese, dunque, utili in futuro a giudicare la bontà dell’esperimento e a decidere se “l’esempio Afghanistan”, di cui ha parlato il ministro degli Esteri Gianfranco Fini lo scorso 4 agosto a Camp Invictia (Kabul), sia davvero da ritenere un postulato di partenza per i teatri operativi in fase di ricostruzione.
Il comandante Sperotto sottolinea che “con l’attività del Prt si arriva a capire la società in cui si opera sotto tutti i punti di vista e se ne comprendono le esigenze e le richieste, ma non ci si sostituisce mai alle autorità del luogo. Anzi, è nostra intenzione veicolare la fiducia che la gente ripone in noi verso le autorità locali”.
Questo è reso possibile dall’attività del Cimic, la cooperazione civile-militare che costituisce la peculiarità del Prt e che consente di entrare in relazione con organismi tecnici e con autorità locali, arrivando a redigere relazioni, delineare progetti e a valutarne la fattibilità. “Il Cimic – chiarisce il colonnello Sperotto – è uno degli assetti più efficienti ed efficaci del Prt, il cui centro di gravità è il consenso”.
In meno di sei mesi il Cimic ha partecipato a 273 riunioni con organizzazioni governative, non governative e autorità locali; ha messo in atto 6 attività sanitarie a favore della popolazione; ha condotto 38 attività nei vari distretti della provincia di Herat; ha redatto 83 relazioni di valutazione in villaggi destinatari di attività di sviluppo; è coinvolto nella ricostruzione di 10 scuole, di spogliatoi per il palazzo dello sport di Herat, di 30 pozzi per l’acqua e della rete idrica in 4 distretti del capoluogo. In tutto percorrendo poco meno di 43.000 chilometri, dove il tempo medio di percorrenza del chilometro terrestre è inimmaginabile per gli standard occidentali.
“Senza consenso non si costruisce la fiducia” torna a ribadire il comandante Sperotto, che precisa: “La consegna degli aiuti è complementare al compito principale del Prt e rappresenta un ottimo veicolo per aumentare il consenso immediato nei nostri confronti”. Dal 13 febbraio al 29 luglio il Cimic ha distribuito aiuti umanitari in nove occasioni.
“Ma se volessimo solo ricostruire – spiega il colonnello – basterebbero i reparti Genio, così come se volessimo solo aiutare basterebbe la Croce rossa. Il Prt è una opportunità nuova che sta dando ottimi risultati”. Dare la possibilità ai locali di impegnarsi concretamente nella ricostruzione sulla base dei progetti preparati dal Cimic ha come conseguenza l’apprezzamento della popolazione alla propria autorità locale. “Accresce la responsabilità e il senso dello Stato” torna a sottolineare Sperotto, che conclude: “La gente comune e le stesse autorità stanno rispondendo positivamente a questa iniziativa e non hanno problemi a esporre la loro situazione, non sono diffidenti verso di noi. Da parte loro non ci sono pretese ma aspettative”.
Condividi
Posted in 2005, Afghanistan, Forze Armate, Sicurezza, interviste, past papers | No Comments »
venerdì, agosto 12th, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 12 agosto 2005
Herat, Afghanistan. Comandante di contingente nazionale (Ncc) a Herat dal 22 aprile, il generale di brigata Giuseppe Santangelo ha la funzione di Regional Area Coordinator West (Rac-W) in ambito Nato dal 31 maggio. Riveste un duplice ruolo, dunque: è figura di vertice per il contingente italiano e coordinatore di quattro Provincial Reconstruction Team (Prt: l’italiano a Herat, lo spagnolo a Kaleh-Now, il lituano a Chaghcharan e lo statunitense a Farah) e la base di supporto avanzata (Forward Support Base, Fsb) situata nell’aeroporto di Herat.
E’ una figura del tutto nuova che si colloca nella fase di espansione della missione International Security Assistance Force (Isaf) in Afghanistan. Il Rac-W esercita il controllo tattico (Tacon) nella zona di sua competenza, questo significa che ha l’autorità di cambiare i compiti nell’ambito della missione assegnata. Dal 13 agosto prossimo, tuttavia, ci sarà una variazione importante: in vista delle elezioni parlamentari del 18 settembre. Al generale Santangelo verrà conferita la funzione di comandante. Da allora il Rac-W eserciterà nell’area di sua competenza il comando sulle forze di supporto alle elezioni, sugli elicotteri e sulla Quick Reaction Force (Qrf) spagnola dislocata nella Fsb.
Generale Santangelo, il 2 agosto scorso è stata diffusa la notizia della scomparsa di due lavoratori afgani a Farah nella zona a sud di Herat. Dal 2001 molti lavoratori per agenzie umanitarie sono stati rapiti nella zona occidentale dell’Afghanistan, considerata più sicura di quelle orientale e meridionale. Inoltre vi sono molti lavoratori locali impegnati nella costruzione dei 326 chilometri del tratto locale di strada perimetrale a progetto americano denominata Ring Road Project dove l’ambiente viene considerato ostile con un livello di rischio inaccettabile. Quali sono i pericoli e come sono oggi le relazioni con la popolazione locale?
Le relazioni con la gente sono molto buone a ogni livello, questo è un popolo fiero. Però l’influenza del regime talebano non è finita e l’area che è a sud di Farah mi preoccupa. Fuori da Herat andando verso sud c’è Shindand, un grosso centro della provincia: lì si sentono ancora gli effetti del passato regime. Vi mando spesso in pattuglia la Qrf per far vedere che ci siamo. Ha un effetto deterrente perché la Qrf, a differenza del Prt, ha un assetto combat.
Quali sono gli impegni del Prt?
Mano a mano che ci si avvicina alla data del 18 settembre il Prt si concentra sulla sicurezza dello svolgimento delle elezioni. Questo non significa sorveglianza ai seggi o trasporto di schede, ma attività di supporto fatta di pattugliamenti e di uno stretto coordinamento con il governatorato e l’Unama (missione di assistenza elettorale delle Nazioni Unite in Afghanistan, ndr). Si tratta di attività impegnative che si aggiungono alle visite a Camp Vianini, la sede del Prt di Herat, e ai prossimi sopralluoghi dei nostri uomini nei cantieri di lavoro finanziati dal governo italiano. Ora che i due milioni di euro per i progetti Cimic sono arrivati, le buste delle aziende che hanno partecipato alle gare d’appalto del 30 luglio verranno aperte il 20 agosto. Da allora avranno inizio i lavori e gli ingegneri della riserva selezionata effettueranno controlli periodici per verificarne lo stato di avanzamento.
Quali problemi ha incontrato nella costituzione del Prt?
All’inizio il problema è stato il rispetto delle procedure. Fino a tutto il mese di giugno ho dovuto lavorare per garantire che fossero applicate le procedure Nato a tutti i livelli della catena di comando. Per fortuna non ci sono stati incidenti che mi hanno distratto dall’impegno. In ogni caso il supporto delle autorità militari è stato forte e tutto è stato fatto con fondi nazionali. Sono grato all’ammiraglio Giampaolo Di Paola, il Capo di stato maggiore della Difesa, per avermi fatto venire qui più di un mese prima dell’avvio delle operazioni del Prt. E’ stata una lotta contro il tempo per far cominciare tutto nel modo giusto e ancora oggi le giornate volano. Al mio successore, il generale di brigata aerea Umberto Rossi, consegno una struttura con ottime relazioni interpersonali.
Quali sono i programmi per il futuro?
Consolidare la struttura di ricostruzione specialmente nei villaggi, dato che ce ne sono molti che versano in condizioni di grave degrado, questo senza disattenderne le aspettative. E’ l’unica raccomandazione che ritengo di fare al mio successore, che conosce bene la struttura della Nato e con il quale ho già lavorato insieme a Bruxelles.
Il prossimo 22 agosto il generale Santangelo, coordinatore dell’area ovest, cederà il comando al generale di brigata aerea Umberto Rossi che diventerà Ncc e Rac-W. Con il passaggio di consegne il generale Santangelo metterà nelle mani del suo successore una struttura consolidata – il Prt di Herat – in un’area dove si stanno concentrando investimenti stranieri. Se i tedeschi con i loro Prt del nord stanno cercando di consolidare la loro presenza nell’area, anche l’Iran sta investendo in termini commerciali e di infrastrutture fornendo energia elettrica a tutta la provincia e progettando una linea ferroviaria.
Herat è al centro di progetti di crescita. Il Cimic e l’attività del Prt, insieme con un progetto tutto italiano di definizione della panoramica storico-culturale-artistica della provincia, si uniscono nello stimolo allo sviluppo di questa città che era sulla storica via della seta e che è stata attraversata da grandi condottieri.
I buoni rapporti che intercorrono tra gli italiani con la gente del luogo e gli iraniani che stanno investendo qui spingono a considerare questo momento come il più favorevole per puntare sul potenziamento della visibilità dell’Italia nella provincia di Herat, invogliando a consolidare nel futuro quanto fin qui costruito.
Condividi
Posted in 2005, Afghanistan, Forze Armate, Serbia, Sicurezza, interviste, past papers, tales | No Comments »
domenica, agosto 7th, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 7 agosto 2005
Herat, Afghanistan – “Le elezioni? Penso che siano una buona cosa per la sicurezza” ha detto il 6 agosto all’aeroporto di Herat il signore della guerra Ismail Khan, lasciando intendere che gli afgani contribuiranno alla buona riuscita del processo elettorale.
Kahn è giunto a Herat in arrivo da Kabul in compagnia dell’attuale governatore Sayed Hoffain Angari, un afgano di etnia hazara della zona centrale del paese. Il signore della guerra è molto amato dalla popolazione di Herat, città dove è nato nel 1946 e dove è stato governatore prima dell’avvento dei talebani e in seguito fino al settembre 2004 e si è preoccupato della sua gente al punto da destinare alla provincia i proventi delle dogane al confine iraniano per tutto il tempo della sua carica.
Attualmente è ministro dell’Energia a Kabul. E’ dotato di forte carisma, è un abile amministratore ed è stato ufficiale afgano fino al rango di comandante mujahedin nel corso dell’invasione sovietica nel 1979. Oppositore dei talebani e fuggitivo in Iran, è stato catturato dagli stessi talebani per poi riuscire a evadere dalla prigione di Kandahar nel marzo 2000 ed entrare nelle file dell’Alleanza del nord. Qui si è trovato a militare accanto ad Anwari, governatore di Herat dal luglio 2005. Diventato governatore una seconda volta, è stato rimosso da Hamid Karzai nel settembre 2004 in seguito al decreto che impediva il mantenimento contemporaneo di cariche civili e militari.
Ismail Kahn ha un buon rapporto con il nuovo governatore e si mostra quasi sempre in sua compagnia nelle strade del paese. “E’ un segnale positivo” ha commentato il generale di brigata Giuseppe Santangelo, il coordinatore della regione ovest responsabile dei quattro team di ricostruzione provinciale della zona occidentale dell’Afghansitan. “In questo modo Kahn dimostra la continuità nell’organizzazione dello Stato; a Herat ha inaugurato molte strutture cittadine insieme con Anwari per dare un segnale alla popolazione, mentre non si mostrava quasi mai in compagnia del governatore precedente”.
Questo signore della guerra era a capo di 25.000 miliziani armati, è di etnia tagika e di religione sunnita. Molto conservatore per quanto riguarda l’aspetto religioso. “Qui a Herat – continua il generale Santangelo – è l’ago della bilancia su tutto e non ha bisogno di procedere sulla via della intimidazione: la gente gli vuole bene e lui vuole il bene della sua gente”.
Con le prossime elezioni potrebbe diventare ministro degli Interni o capo della opposizione. “In qualsiasi modo vada – assicura il generale – il suo carisma rimane inalterato ed è dovuto alla sua azione il fatto che non ci siano più candidati esclusi dalle elezioni in questa area”.
E’ di qualche ora, infatti, la notizia secondo cui i cinque candidati della provincia di Herat, esclusi dalle elezioni per possesso irregolare di armi, sono stati riammessi nelle liste elettorali.
Foto: materiale proprio
Condividi
Posted in 2005, Afghanistan, Forze Armate, Serbia, Sicurezza, interviste, past papers | No Comments »
lunedì, agosto 1st, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 1° agosto 2005
Sono 790 i militari che dal comando Nrdc (Nato Rapid Deployable Corps) di Solbiate Olona hanno raggiunto l’Afghanistan con voli diretti settimanali per dispiegarsi progressivamente in teatro. Ultimo a partire per raggiungere i suoi uomini è il comandante, generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, che lascia l’Italia oggi 1° agosto dall’aeroporto veronese di Villafranca.
Del Vecchio assumerà il comando della missione Isaf (International Security Assistance Force) il prossimo 4 agosto a Kabul, rilevando il comando dal generale turco Ethem Erdagi. L’Italia sarà al vertice della missione internazionale per i prossimi nove mesi, per poi passare le consegne al Regno Unito sulla base di un accordo italo-britannico risalente al luglio 2004.
Il generale italiano sarà a capo di 8.000 uomini, più altri 2.000 inviati in concomitanza delle elezioni parlamentari del 18 settembre, e sarà protagonista dell’ulteriore espansione della missione a guida Nato in Afghanistan. Secondo un portavoce dell’Isaf , infatti, la missione dovrebbe espandersi verso sud nella primavera del prossimo anno e verso est a fine 2006.
L’ovest è già coperto dallo scorso 31 maggio – seconda fase della espansione Nato – dal Regional Area Coordinator West, generale di brigata Giuseppe Santangelo, che coordina l’attività dei Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat, Qal’eh-Now, Chaghcharan, Farah. Il nord è stato coperto durante la prima fase di espansione e comprende i Prt di Mazar-e-Sharif, Konduz, Feysabad, Pol-e-Komri, Meymana.
Del Vecchio troverà un paese instabile, dove talebani (islamici fondamentalisti destituiti nel 2001 da forze a guida Usa) e altri gruppi armati tentano di scoraggiare le prossime elezioni. Lo scorso 5 luglio, a quattro giorni dall’attentato suicida contro una moschea di Kandahar che ha causato 20 morti e al contemporaneo tentativo di attacco a un elicottero statunitense con un missile spalleggiabile, il portavoce del presidente Hamid Karzai, Jawed Ludin, ha riferito ad Associated Press del “inizio di attentati condotti da Al Qaeda e dai talebani per destabilizzare le elezioni”.
Dopo quelle parole si sono verificati ulteriori disordini, tra cui l’abbattimento di un elicottero Usa e la morte dei sedici militari trasportati rivendicata dai talebani, concentrati soprattutto a sud e sud est dell’Afghanistan nell’area sotto la responsabilità statunitense dell’operazione Enduring Freedom. Continui scontri anche con danni ai civili locali hanno elevato il numero delle vittime della guerriglia a circa 750 dall’inizio di quest’anno.
Ludin è convinto che reduci talebani ed elementi di Al Qaeda abbiano messo insieme le loro risorse e ritiene che sia importante la collaborazione dei paesi vicini. In proposito Hikmet Cetin, Senior Civilian Representative (Scr) della Nato, il 19 luglio ha dichiarato alla Reuters: “L’Afghanistan continua a essere sottoposto all’interferenza dei paesi vicini. Stati Uniti e Nato dovranno dialogare sempre più con questi paesi per ottenere supporto, in particolare dal Pakistan”.
E proprio sul Pakistan e sui presunti aiuti forniti ai talebani si esprime un reportage del Los Angeles Times pubblicato a fine luglio. Secondo quanto riportato dal quotidiano americano, i servizi segreti pakistani (Isi) fornirebbero supporto logistico e addestrativo per la lotta contro le forze americane e afgane in Afghanistan. Lo proverebbe l’uso di ordigni attivati a distanza con telefoni senza fili, una finezza tecnologica estranea finora agli scenari rurali del paese.
Il presidente pachistano Pervez Musharraf ha subito smentito, ma dalle parole del capo dell’antiterrorismo afgano Sayed Anwar allo stesso giornale, riportate dall’Ansa il 28 luglio, “il Pakistan sta mentendo. Abbiamo rapporti molto precisi dalle zone degli attacchi e abbiamo i nostri agenti d’intelligence dentro il confine pachistano. Dicono di essere amici degli americani e nello stesso tempo ordinano a questa gente di uccidere americani”.
Lo scrittore pachistano Ahmed Rashid intervistato il 25 luglio da Vita delinea l’esistenza di basi di ribelli in Pakistan: “Soprattutto nelle due regioni del Baluchistan e della North Western Frontier, al confine con l’Afghanistan. E’ lì che si concentrano i fondamentalisti islamici di entrambi i Paesi e di molti altri dell’universo jihadista e islamista. Hanno l’appoggio di gruppi islamisti, cosche mafiose, trafficanti di droga e di alcune frange oltranziste dell’esercito pakistano. Oltre ai governi locali, che solo pochi giorni fa hanno proposto la formazione di una polizia religiosa, la stessa di cui andava fiero il regime talebano prima dell’11 settembre”.
A poco più di un mese dalle elezioni e a garanzia di un processo elettorale caratterizzato dall’impegno di 5.800 candidati, l’Unione europea invia agli inizi di agosto 60 osservatori elettorali (missione Eu-Eom) guidati dall’eurodeputato Emma Bonino, che si aggiungono allo staff della missione di assistenza elettorale delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) e al Jembs (Joint Electoral Management Body Secretariat).
Condividi
Posted in 2005, Afghanistan, Forze Armate, past papers | No Comments »
sabato, giugno 18th, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 18 giugno 2005
La prima aliquota di 65 militari lituani, appartenenti alla Iron Wolf Brigade con sede a Vilnius, ha lasciato il 17 giugno scorso la base di supporto aereo (Forward Support Base, Fsb) di Herat nell’Afghanistan occidentale per raggiungere Chagcharan, dove sarà costituito un team di ricostruzione provinciale (Provincial Reconstruction Team, Prt).
Il gruppo verrà raggiunto il prossimo 20 giugno da altri 20 connazionali in un progressivo dispiegamento finalizzato a rendere operativo l’aeroporto e a garantire la difesa della base che ospiterà il Prt lituano. Chagcharan (insieme con Herat a guida italiana, Farah a guida Usa e Kaleh-Now a guida spagnola in costituzione a nord del paese) è uno dei quattro Prt coordinati dal generale Giuseppe Santangelo, Regional Area Coordinator – West dallo scorso 31 maggio.
Il Prt di Chagcharan sosterrà le autorità locali dell’area di Ghor e darà supporto alle attività delle organizzazioni nazionali e internazionali che operano nella zona in assolvimento del compito assegnato ai team di ricostruzione provinciale.
Nell’ottica di sostegno dei progetti a favore della popolazione, priva delle strutture e dei servizi di base fondamentali, i militari italiani del Prt di Herat, appartenenti alla cellula di cooperazione civile-militare (Cimic) comandata dal tenente colonnello Corrado Cofini, e il personale medico dello stesso Prt hanno distribuito lo scorso 8 giugno all’ospedale cittadino gli aiuti umanitari raccolti dalla associazione umanitaria Padana Onlus, prima organizzazione italiana di volontariato a giungere in Afghanistan occidentale, che ha accolto la richiesta di aiuti presentata dal Prt italiano.
L’ospedale di Herat fornisce assistenza a circa tre milioni di abitanti, ma non dispone delle attrezzature sanitarie sufficienti per far fronte alle esigenze della popolazione. Il progetto di aiuto operato dalla associazione umanitaria Padana Onlus e indirizzato alla struttura ospedaliera è stato coordinato da Sara Fumagalli Castelli e nei prossimi mesi contribuirà ulteriormente a fornire materiale umanitario.
Lo scorso 16 giugno i militari italiani del Cimic hanno messo a punto un progetto di ristrutturazione di una scuola del villaggio di Bonuilie, 70 chilometri a ovest di Herat. Constatato che l’istituto scolastico esistente non si presenta idoneo ad accogliere le 1.700 studentesse che lo frequentano in classi di 55 e su due turni giornalieri, suddivise in 10 aule in muratura e 8 tende senza servizi igienici, il Cimic ha progettato di costruire un secondo edificio accanto a quello attuale con 16 aule e servizi.
Sempre nell’ottica di aiuto alla popolazione locale, i militari del Cimic hanno accompagnato il personale del ministero degli Esteri italiano (Mae) che opera a Herat in un incontro con il vice-governatore di Ghoryan (un villaggio a circa 80 km a ovest di Herat) per un progetto idrico finalizzato a far funzionare un impianto attualmente non utilizzato.
I consulenti del Mae collaborano con i militari italiani coordinati dal Regional Area Coordinator-West, generale Giuseppe Santangelo, allo sviluppo di progetti a favore della popolazione della provincia di Herat.
Condividi
Posted in 2005, Afghanistan, Forze Armate, past papers | No Comments »
lunedì, maggio 23rd, 2005
pubblicato da Pagine di Difesa il 23 maggio 2005
Il 31 maggio assumerà il ruolo di coordinatore e comandante della regione occidentale in Afghanistan, Regional Area Coordinator – West (Rac-W). E’ il generale di brigata Giuseppe Santangelo, da fine aprile a Herat per familiarizzare con il suo prossimo ruolo nel teatro afgano.
“E’ un lavoro lungo – spiega il generale – che non finisce in tre mesi, basti pensare alla data delle elezioni fissata per il 18 settembre: un momento importante per l’Afghanistan”.
Generale, che cosa significa questo incarico?
Il fatto che la gestione di quattro Provincial Reconstruction Team (Prt) nell’ovest del paese venga affidata all’Italia manifesta il peso dato dall’Alleanza atlantica al nostro paese. Il prossimo 4 agosto con il passaggio di consegne dal generale turco Ethem Erdagi, comandante di Isaf VII, al generale Mauro Del Vecchio la leadership della missione in Afghanistan sarà affidata all’Italia. In questo modo ci saranno due comandi italiani nell’area: il mio comando nell’ovest del paese, a Herat, che farà capo al comando del generale Del Vecchio, nel quartier generale di Kabul.
Quali saranno i suoi compiti?
Il Rac-W è un generale con uno stato maggiore alle sue dipendenze, che ha il compito di coordinare le azioni di quattro Prt: Herat, a guida italiana; Farah, che dalla attuale guida statunitense passerà a quella italiana; Kaleh – Now, un Prt a guida spagnola in costituzione a nord del paese, e Chaghcharan, a guida lituana. Il Rac-W ha alle sue dipendenze la Forward Support Base (Fsb), l’installazione militare a guida spagnola nell’aeroporto di Herat che è costituita da un numero di elicotteri che comprende anche quelli per l’evacuazione in caso di esigenze sanitarie (Medevac); una compagnia di quick reaction force, pronta a intervenire in tempi ridotti, e un ospedale da campo in grado di far fronte a esigenze chirurgiche (tipo Role 2). La gestione del traffico aereo nell’Air Port of Debarcation (Apod) è a responsabilità italiana. In totale questa Fsb, realizzata in circa 45 giorni dal Reparto mobile di supporto dell’Aeronautica militare italiana di Villafranca, Verona, è composta da circa 600 persone: 200 italiani e 400 spagnoli. E’ il cuore di tutto, perché sono proprio queste 600 persone che consentono la gestione dell’aeroporto e gli eventuali sgomberi.
Come giudica il prossimo impegno dell’Italia al vertice della missione Nato in Afghanistan?
Questo è un momento di grande visibilità per l’Italia. La decisione di dare questo incarico al comando Nrdc di Solbiate Olona, comandato dal generale Mauro Del Vecchio, dimostra la grande attenzione della Nato verso l’Italia e conferma l’impegno della nostre autorità nazionali in questo paese che da 25 anni è colpito da conflitti. In particolare il nostro impegno è nella ricostruzione, come anticipa l’acronimo Prt: team di ricostruzione provinciale. Lo stesso ministro della Difesa Antonio Martino ha sottolineato ufficialmente che noi italiani siamo venuti in Afghanistan per dare.
Una operatrice umanitaria italiana, Clementina Cantoni, è nelle mani dei rapitori dal 16 maggio. Come vengono vissuti questi momenti?
Vi sono due aspetti importanti che voglio mettere in evidenza. In primo luogo il fatto che prima di partire per gli Stati Uniti il presidente Hamid Karzai ha confermato l’impegno delle autorità afgane a collaborare per la risoluzione del caso. Poi vi è la reazione della comunità afgana, che si è mobilitata con l’affissione di manifesti per le vie della capitale, e davanti a tutti l’impegno delle vedove destinatarie della cura e degli aiuti del progetto di Clementina Cantoni. Queste vedove sono l’eredità profonda della guerra e occupano un posto di rilievo nella cultura di questo paese che ha riportato una cifra molto alta di morti nel corso del conflitto con i sovietici.
Certo la situazione non è calma. Sei afgani (che lavoravano per una azienda statunitense, ndr) sono stati uccisi il 18 maggio nella zona a nord di Kandahar. La regione occidentale dove opero io sembra più tranquilla, ma questo non significa che possiamo abbassare la guardia. Qui l’umore è altalenante e la religione è molto forte, va rispettata. La presenza di differenti etnie facilmente sollecitabili, come ha dimostrato il recente caso della notizia data da Newsweek e poi smentita relativa alla profanazione del Corano, dimostra proprio questo. Ci vuole cautela. Io ho una grande fiducia: vedo l’impegno di organizzazioni non governative, della Nato, dell’attività di disarmo delle milizie locali. Bisogna avere fiducia e lo faccio presente a ogni afgano che incontro.-
Il sostegno alla sicurezza è l’impegno principale della missione Isaf (International Security Assistance Force). Inizialmente il mandato prevedeva un raggio di azione limitato a Kabul e alle zone limitrofe, ora, a seguito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu n. 1510 dell’ottobre 2003, le Nazioni Unite hanno esteso il mandato all’intero territorio afgano mettendo le basi per una espansione della missione.
Il primo passo verso questo ampliamento si è verificato nel dicembre 2003, quando il Consiglio Atlantico ha autorizzato il generale James Jones, Supreme Allied Commander, a mettere sotto comando tedesco il Prt di Kunduz. Il Provincial Reconstruction Team è una struttura composta da personale civile e militare che lavora nella province afgane per garantire sicurezza agli operatori dell’area e per dare supporto alla ricostruzione. Rappresenta un elemento chiave nei tre pilastri degli accordi di Bonn, che hanno delineato l’intervento in Afghanistan: sicurezza, ricostruzione e stabilità politica.
I Prt erano inizialmente prerogativa statunitense nell’ambito dell’operazione di lotta al terrorismo denominata Enduring Freedom. Dal 31 dicembre 2003 la componente militare del Prt di Kunduz è stata posta sotto il comando di Isaf: il primo passo nell’espansione della missione a guida Nato, che il 28 giugno 2004 al summit di Istanbul ha annunciato la costituzione di altri quattro Prt a nord del paese, Mazar-e-Sharif, Meymana, Feyzabad e Baghlan.
Consolidato l’ampliamento nell’area settentrionale del paese, Isaf sta ora procedendo in senso antiorario verso ovest creando nuovi Prt o assumendone di esistenti dalla operazione a guida Usa Enduring Freedom. Il 31 maggio, con l’assunzione del ruolo di Rac-W da parte del generale Santangelo, verrà fatto un ulteriore passo verso l’espansione.
Condividi
Posted in 2005, Afghanistan, Forze Armate, Serbia, Sicurezza, interviste, past papers, tales | No Comments »