NRDC-ITA, il comandante del LANDCOM turco, gen Hodges, in visita a Solbiate Olona parla di trasformazione della NATO Force Structure e di Collective Defence, con uno sguardo all’Est Europa

È  al vertice di uno dei  sei comandi dell’Alleanza Atlantica rimasti dopo la riduzione decisa al summit NATO di Lisbona del 2010, quando il NATO Strategic Concept impose alla NATO Command Structure un taglio agli 11 headquarters presenti allora.

Il generale statunitense Frederick B.Hodges è il comandante di una struttura che si avvale del contributo di 350 uomini provenienti da 23 diverse nazioni: l’Allied Land Command (LANDCOM) turco di Izmir, nato il 1° dicembre 2012 per sostituire il Forces Command tedesco di Heidelberg e il Forces Command spagnolo di Madrid, entrambi disattivati all’inizio del 2013, quale parte del progetto di riforma della struttura atlantica.

Il LANDCOM si occupa dell’interoperabilità delle forze di terra dell’Alleanza, ne cura le certificazioni e le esercitazioni in un’ottica di aggiornamento continuo. È un comando dispiegabile per far fronte anche alla più imprevista delle emergenze in seno all’Alleanza, promuove lo sviluppo della dottrina e rappresenta il link tra la NATO Command Structure e la NATO Force Structure.

La sua attenzione si focalizza prioritariamente sul personale, da addestrare e formare per ottenerne il meglio ma anche da tutelare e preservare come elemento prezioso. Sia che si tratti di ufficiali che di sottufficiali, sottolinea il generale Hodges. “For the Soldier”, c’è scritto infatti sul suo biglietto da visita.

Del resto, spiega lui stesso, tra “le priorità indicate dal SACEUR (Supreme Allied Command Europe), generale Philip M.Breedlove, oltre alla transition di ISAF e alla trasformazione da una deployed  a una contingency posture, dopo la cura delle relazioni costruite in Iraq e Afghanistan, è importante aprire le porte a ufficiali e sottufficiali more talented, più dotati”. Con una preferenza per l’incremento dei sottufficiali, sottolinea il comandante statunitense.

Nel suo staff a Izmir, fa sapere, ci sono sia ufficiali che sottufficiali italiani, “l’Italia è stata la prima delle 23 nazioni del comando a soddisfare le richieste di personale altamente qualificato”. Per questo si dice entusiasta e fiducioso del ruolo dell’Italia nell’ambito atlantico e del suo livello di contribuzione.

Quando è arrivato a Solbiate Olona, mercoledì 30 aprile scorso, per una visita al comando del NATO Rapid Deploybale Corps-Italy (NRDC-ITA), che ha sede nella caserma Ugo Mara, il comandante aveva già visto il giorno precedente il NATO Defence College e il NATO Modelling & Simulation Centre of Excellence, a Roma. Due centri “eccellenti”, come ha confermato lui stesso, di cui l’Italia è host nation.

Il suo viaggio sarebbe poi proseguito, dopo NRDC-ITA, con la visita dello US Army Africa (USARAF), della 173rd Airborne Brigade e della Carabinieri Stabilisation Police CoE (COESPU) a Vicenza, “una serie di sedi, attività e persone tutte con base in Italia e tutte molto importanti per la NATO”.

NRDC-ITA sta attualmente seguendo un processo di riorganizzazione in Joint Task Force Headquarters, JTFHQ,  che lo renderà ancora più flessibile e versatile, questa volta in senso completamente interforze.

Il generale Hodges ha espresso soddisfazione per i progressi in questa direzione, anche in vista della certificazione NATO prevista per il mese di aprile 2015.

Alla domanda se tale processo di riorganizzazione generale, in cui appunto anche NRDC-ITA rientra, non tolga energie all’intera struttura atlantica in un momento critico quale quello attuale, con riferimento ai disordini nella regione del Mar Nero, il comandante statunitense ha assicurato il contrario, confermando che proprio questo processo di trasformazione aumenta l’elasticità dei comandi e della struttura.

Infine, alla nostra richiesta di definire le intenzioni della NATO in risposta alla crisi in Ucraina, il generale Hodges ha ribadito l’impegno dell’Alleanza in merito alla Difesa collettiva degli stati membri. Le esercitazioni in atto nell’area, in cui gli Stati Uniti stanno impiegando forze in un training collettivo in area, servono proprio ad aumentare l’efficacia dell’addestramento.

“Continuiamo a tenere alta l’attenzione sulla regione”, ha garantito il comandante di Izmir, che ha fatto riferimento alla rapidità di dispiegamento dei russi e all’impegno statunitense in termini di dispiegamento a scopo addestrativo, nella speranza che anche “altri paesi NATO facciano altrettanto scegliendo di unirsi a queste esercitazioni”.

Ecco il testo integrale (in italiano) dell’intervista al generale Hodges, registrata lo scorso 30 aprile a NRDC-ITA:

La NATO è soddisfatta del processo di trasformazione in corso della NATO Force Structure in Joint task Force HQs in atto presso NRDC-ITA?

Siamo assolutamente soddisfatti della direzione e dei progressi che NRDC-ITA sta facendo, è qualcosa di completamente nuovo. Quello che l’Alleanza al Summit di Lisbona ha deciso [il processo di riduzione, ndr] e le 28 nazioni hanno accettato è una riduzione in termini di personale negli HQs, in modo da essere più convenienti. Si trattava di essere preparati a un nuovo periodo, una volta che si sarebbe conclusa la missione ISAF una parte critica della decisione riguardava la riduzione e la necessità che quattro dei nove HQs della NATO Force Structure fossero in grado di divenire joint task force con responsabilità interforze. NRDC-ITA era uno di questi quattro.

La NATO sta ancora apprendendo ciò che questo comporta, Shape (Supreme Allied Command Europe), che è a Mons ed è il nostro comando superiore, è responsabile della certificazione, ma la host nation è chiamata a dare le risorse.

So che l’Aeronautica e la Marina sono parte di questo impegno. Il fatto stesso che il Capo di stato maggiore sia qui oggi [l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli era presente nella struttura, ndr], è ulteriore supporto all’impegno a dimostrazione che l’investimento non è solo in termini di euro ma anche di personale appropriato a cui affidare incarichi.

Perciò penso che NRDC-ITA sia sulla strada giusta e sono sicuro che ad aprile 2015 otterrà la certificazione per essere una joint task force.

Questo processo di trasformazione sta intaccando la flessibilità della NATO in termini di capacità di risposta alle crisi, quale quella che abbiamo visto di recente nell’area del Mar Nero?

Penso che lo sviluppo di NRDC-ITA in Joint Task Force dia all’Alleanza più flessibilità, in quanto otteniamo un comando in grado di gestire operazioni di terra interforze, small joint operations, in un’area in cui le abilità sviluppate saranno utili per qualsiasi operazione si sia chiamati a fronteggiare.

In questo senso dà assolutamente maggior flessibilità. La strada è quella di percorrere l’addestramento giustamente stabilito dal generale Battisti [generale Giorgio Battisti, comandante di NRDC-ITA, ndr].

Un’ultima domanda in relazione alla regione del Mar Nero nell’Est Europa. Gli Stati Uniti stanno inviando più truppe per aumentare le condizioni di sicurezza nell’area gravemente minacciate dai disordini recenti, ci sono in programma azioni simili da parte della NATO nell’area in questione?

Mi lasci dire un paio di cose. Prima di tutto, richiamiamo l’articolo 5, la Difesa collettiva, che è il motivo per cui è stata creata la NATO. Tutte e venti le nazioni della NATO possono essere assolutamente sicure che l’Alleanza vuole proteggerle nei loro territori. Dalla Norvegia, agli stati Baltici, alla Polonia fino alla Turchia e attraverso il resto dell’Alleanza ciò è sicuramente quello che faremo.

Come avrà sentito i leader politici, così come il SACEUR, gen Breedlove, hanno parlato di rispetto di confini, di una società stabile. È ciò che assolutamente vogliamo vedere.

Ma la nostra prima priorità è assicurare a tutti gli alleati che risponderemo, che faremo fronte ai nostri obblighi. Perciò, quando vede personale dell’Esercito americano venire dispiegato da Vicenza in Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania per partecipare a esercitazioni in quelle nazioni, ciò che gli Stati Uniti sperano è che altre nazioni sosterranno la causa e raggiungeranno quelle esercitazioni a dimostrazione di quel sostegno e aiuto all’Alleanza per cui la NATO ha assunto il proprio impegno.

Al momento questo impegno statunitense è bilaterale, ma so che anche I britannici stanno inviando una compagnia in Estonia per unirsi alle esercitazioni e spero che altri paesi NATO facciano altrettanto unendosi al training in corso.

Al primo posto dunque il perfezionamento dell’efficacia e la rassicurazione ai paesi alleati.

Secondo, stiamo prestando ovviamente molta attenzione a ciò che i Russi stanno facendo e a come operano. Questa è francamente un’ottima occasione per  imparare. I Russi hanno dimostrato abilità e velocità di dispiegamento.

Stiamo tenendo d’occhio la situazione in modo da capovolgerla utilmente in questo senso, allo stesso modo continuiamo a renderci conto di ciò che essi fanno e determinare il nostro impiego.

Il nostro addestramento ci assicura che continueremo a far fronte a qualsiasi competenza la Russia potrà mostrare all’Alleanza.

Queste le misure aggiuntive che la NATO sta ponendo in essere per la sicurezza degli alleati orientali, a compimento degli impegni di Difesa collettiva (fonte LANDCOM):

Air: aumento della presenza con più voli AWACS, aumento di missioni e training Baltic Air Policing;

Sea: assetti navali (Standing NATO Mine Countermeasures Groups 1 & 2) nel Mar Baltico e nel Mediterraneo orientale;

la NATO condurrà anche sortite di pattugliamento marittimo ai confini orientali per incrementare la situational awareness;

Terra: incremento di capacità di pianificazione, addestramento e condotta di esercitazioni e promozione dell’interoperabilità nei territori orientali dell’Alleanza. Sono sotto esame i piani di difesa. Intanto si pensa a un adattamento alla situazione attuale dei piani di esercitazione.