Forze Armate in scala: SPA Ansaldo Fossati AB 43

By Mithra

Il settore delle autoblindo (o autoblindomitragliatrici come erano in origine chiamate) è sempre stato un comparto dove la nostra industria ha espresso – sempre – prodotti di alta qualità.

Infatti, grazie all’elevato sviluppo tecnico, che ha caratterizzato l’industria nazionale nel comparto della trazione meccanica (a ruote!!!) sin dalle sue origini, le Forze Armate hanno potuto usufruire di modelli di autoblindo di notevole livello qualitativo, a partire dalle capostipiti del settore impiegate già nella guerra Italo – Turca del 1911-1912 (Isotta-Fraschini RM e FIAT/Arsenale AMiCO Auto-Mitragliatrice Corazzata) per arrivare sino ai giorni nostri con la IVECO Centauro.

Nel particolare, nella seconda metà degli anni ’30, l’esigenza del pattugliamento a largo raggio, richiesto dall’estensione dei territori coloniali e la necessità di dotare le nascenti unità corazzate di un mezzo adeguato a equipaggiare i reparti esploranti, impose una revisione dei termini dottrinali, per cui l’impiego del carro leggero in esplorazione, concetto privilegiato sino ad allora, venne sostituito da quello del veicolo ruotato, (un autoblindomitragliatrice come definita dalle specifiche tecniche), dalle prestazioni elevate, sia come protezione sia come autonomia, e con ottime doti di mobilità anche fuori-strada.

La risposta a tale specifiche si concretizzò con il progetto della SPA Ansaldo-Fossati, che propose al Ministero della Guerra, nel 1937, un veicolo caratterizzato da uno scafo blindato, con motore posteriore e trazione totale sulle quattro ruote, dotato di una torretta girevole anch’essa blindata (in cui era alloggiato l’armamento principale costituito da due mitragliatrici da 8 mm – una terza arma era posizionata nel vano di combattimento in posizione posteriore), con la caratteristica originale della doppia possibilità di guida (anteriore e posteriore, realizzata mediante due differenti posti di pilotaggio).

Lo sviluppo del progetto diede vita a una famiglia di veicoli dalle prestazioni tecniche complessivamente brillanti, adeguatamente protette e con un armamento idoneo per la funzione richiesta dal loro impiego.

I modelli prodotti durante il periodo bellico iniziale, a seguito della introduzione in servizio del progetto della SPA nel 1939, furono contraddistinti dalle sigle AB 40 e AB 41 e furono i mezzi che il Ministero della Guerra impiegò per equipaggiare i reparti della Cavalleria e della Fanteria del Regio Esercito con funzione esplorante, e le unità della Polizia dell’Africa Italiana (PAI).

L’ultima versione prodotta, denominata AB 43, a causa delle vicende che seguirono l’armistizio, venne impiegata nel periodo bellico esclusivamente dalle forze germaniche.

Dopo la guerra i mezzi rimasti (delle varie versioni) andarono a equipaggiare i neocostituiti Reparti della Celere e della Mobile appartenenti al Corpo di P.S., in quanto il materiale in surplus di provenienza alleata era destinato esclusivamente alle unità del ricostituito Esercito.

Il modello proposto questa settimana riguarda proprio quest’ultima variante dell’autoblindo della Ansaldo, la AB 43.

Evoluzione finale del progetto originario, l’AB 43 era un mezzo dalle prestazioni complessive ottime che risultò essere un veicolo affidabile ed efficiente.

La versione era dotata, come le precedenti, di ottime capacità fuori-strada rese possibile da un sistema della trazione e delle sospensioni tecnicamente all’avanguardia e agevolata dal posizionamento a folle della ruota posta sulla fiancata del veicolo (soluzione originale e ingegnosa adottata da molti altri progetti di blasonate ditte estere, ma di concezione tutta italica!!!!), Aveva un’ampia autonomia operativa (i maggiori consumi dovuti al propulsore più potente e all’aumento del peso complessivo, erano bilanciati dall’integrazione di combustibile contenuto in otto taniche alloggiate esternamente sul mezzo), era adeguatamente protetta per il suo ruolo e con un armamento principale costituito, inizialmente, da un cannone da 47/32 Mod. 1935 – sostituito successivamente da una mitragliera da 20 mm Breda – collocato in una torretta girevole a 360° abbastanza ridotta in altezza, che rendeva sufficientemente sfuggente la sagoma del mezzo .

Il mezzo, se pur nel complesso ottimo, non era, tuttavia, privo di alcuni difetti, come un sistema di sterzatura problematico, soprattutto con la trazione integrale e fuori strada, una torretta angusta che limitava la possibilità di spazio a due sole persone, compromettendo in tal modo le funzioni principali del capo-carro costretto anche a usare l’arma principale (problema non di carattere tecnico, ma esclusivamente conseguenza di una visione dottrinale di impiego spesso non particolarmente moderna – e molte volte un po’ miope – imperante nel nostro strumento militare, allora come ora) e l’immancabile problematica della blindatura.

Questa caratteristica negativa dominante era la conseguenza della scarsa qualità degli acciai e delle leghe impiegate, che rendevano le piastre di protezione troppo rigide e quindi facilmente soggette a fratture e del sistema della bullonatura delle stesse piastre, che riduceva la protezione offerta e incrementava la possibilità dei danni collaterali connessi alla ricezione di eventuali colpi avversari (problema che ha costantemente afflitto le nostre realizzazioni in materia di veicoli blindati e corazzati e che va ricercato, non tanto nella presunta differente capacità del comparto industriale terrestre, ma anche, e soprattutto, nell’attenzione che lo stesso comparto aveva per soluzioni tese al risparmio negli investimenti che avrebbero, sì, consentito risultati più efficaci, ma richiesto soluzioni tecniche più onerose!).

Adesso concentriamoci sul modello. Si tratta del kit della Italeri n. 6603 in scala 1/48 (una scala interessante con uno sviluppo qualitativo e quantitativo notevole negli ultimi anni, che ha l’indiscutibile pregio di abbinare un prezzo più accessibile a un minor ingombro del modello finito; problema tipico di ogni modellista che in presenza di coniuge assume contorni di un vero e proprio dramma!!!).

Anche se non è proprio nuovissimo, è stato infatti rilasciato dalla casa emiliana nel 2006, il modello si presenta bene.

La box art è schematica, un po’ anonima nello stile Italeri del tempo, ma il contenuto è di buon livello. Due stampate di colore marroncino chiaro, lo chassis è invece in metallo per conferire quell’impressione di pesantezza più realistica a modello finito, mentre gli pneumatici sono in vinile, un set di decal con tre versioni teutoniche e una della Polizia (la scelta mi sembra ovvia!!!!) completano il contenuto assieme al libretto di istruzioni.

La buona qualità delle stampate, senza particolari difetti o sbavature, e il posizionamento degli extraction pins in parti poco o nulla visibili, consente di effettuare le varie sezioni di montaggio in modo rapido e preciso. Minimo il ricorso allo stucco in quanto i principali pezzi combaciano bene. La formula dello scafo in metallo non è del tutto congeniale, tant’è che nei prodotti più recenti è stata sostituita con delle barrette di metallo da inserite sul fondo scafo, in quanto richiede un po’ di pazienza per poter incollare gli elementi della trasmissione e lo scafo superiore.

I particolari esterni sono ben riprodotti e nel complesso il modello risulta corretto come proporzioni e come sagoma.

Ovviamente per il modellista in cerca del particolare perfetto si possono riscontrare alcuni difetti, come un disegno della rivettatura esterna carente, la griglia del motore a sei elementi invece che a sette, il dettaglio del battistrada degli pneumatici che non corrisponde esattamente al famoso disegno artiglio (che quasi nessuno conosce, ma che tutti citano in quanto fa fino nel dissertare di modellismo citare – soprattutto con consumato snobismo – particolari e caratteristiche dei disegni originali che il kit non riproduce perfettamente,!!) e la mancanza di qualsiasi dettaglio della camera di combattimento, a parte un rudimentale abbozzo della culatta dell’armamento principale in torretta.

Va da sé, comunque, che il modello montato e verniciato fa la sua bella figura!

Tra l’altro, oltre che rappresentare un prodotto con un ottimo rapporto tra qualità e prezzo (12-15 euro), il kit della Italeri ha sicuramente il pregio di proporre un mezzo italianissimo, di notevole successo operativo, in un panorama internazionale e in una scala dove i soggetti con il tricolore sono un po’ limitati (da solo mi sembra che basti per dargli un posto nella nostra collezione!!!)

Mi sono sbizzarrito un po’ e nel cercare una ambientazione originale che potesse fare risaltare la livrea e le insegne della Celere, ricorrendo anche il 70° anniversario dell’evento, ho ricreato un set realistico: il servizio di vigilanza a un seggio elettorale in occasione delle elezioni del 1948.

L’AB 43 è qui nel suo rosso amaranto (l’esatta sfumatura del rosso impiegato sui mezzi del periodo è di difficile interpretazione in quanto furono usate vernici provenienti da differenti marche e senza una esagerata attenzione ai riferimenti Pantone o Federal Standard, quindi potremmo avere anche qui 50 sfumature di rosso a seconda dei rifermenti e delle marche impiegate).

I figurini sono due vecchi sopravvissuti di un kit della Bandai degli anni ’70 (nel modellismo niente si butta e tutto si trasforma!!!) che un po’ di stucco e qualche ora di lavoro li ha trasformati nei due celerini al seggio, mentre lo spaccato dell’edificio, la strada e il muretto sono il frutto di un’operazione di fantasia e di scracth serale.

Da internet, invece, provengono le repliche dei manifesti che, per servile obbedienza al democratico concetto di par condicio, rappresentano un po’ tutti gli schieramenti politico-ideologici che sono stati protagonisti di quell’evento storico.

In sintesi, il modello dell’AB 43 è un kit sicuramente valido, di ottimo livello qualitativo, che rappresenta un progetto per un week end di passione e che ha il pregio di offrire la replica di un mezzo di successo italiano, in una scala particolare a cui il rosso amaranto della Polizia aggiunge un pizzico di originalità fuori dai soliti schemi guerrieri.

Mithra