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Una Acies 2019, media day: giornalisti protagonisti di un addestramento nell’addestramento

“È tutto reale… è tutto vero… non c’è niente di inventato… niente di quello che vedi nello show è finto… è semplicemente controllato”. Quasi un Truman Show. Sì, perché lo scenario dove ti trovi è un’esercitazione a fuoco vera, tra tank che sparano e ordigni insidiosi tra le sterpaglie, ma tutto si svolge in una cornice di totale sicurezza, come lo stesso project officer ricorda giustamente a ogni passaggio.

Tutto è sotto controllo. Dall’esplosione sotto un VM a dieci metri dalla tua videocamera, con tanto di nemici cattivi che ne estraggono la radio mentre i buoni restano storditi con la testa a penzoloni sul cruscotto, al volo tattico in CH per arrivare al poligono, dove tre PZH 2000 sparano granate che da vicino diventano un tonfo sordo nello stomaco. Intanto i fucilieri si gridano gli ordini per procedere verso l’obiettivo e neutralizzare il nemico che occhieggia sulle colline sotto forma di una sagoma bianca.

È il media day dell’esercitazione Una Acies 2019, che ha visto una ventina di giornalisti sul campo tra i militari in esercitazione. Insolita davvero questa situazione voluta appositamente dagli organizzatori: “Ho scelto di farvi il briefing introduttivo qui per non annoiarvi tra le quattro mura di un ufficio – spiega il generale Giovanni Fungo, Comandante per la Formazione Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT) – le slide le potrete seguire da là”. E indica un maxischermo in fondo al campo dove siamo stati accompagnati e dove a breve, poco distante, sarebbe stato individuato un ordigno esplosivo improvvisato.

“La presenza dei giornalisti all’interno di ‘Una Acies’ è fondamentale per garantire la massima trasparenza all’attività stessa”, dichiara il Comandante. “Inoltre – ci svela a breve – la vostra presenza diventa molto importante ai fini dell’esercitazione perché siete voi stessi una risorsa addestrativa inconsapevole”. 

“Durante i percorsi organizzati in questo Media Day – continua il gen Fungo nel briefing inaspettatamente campale – voi operatori della comunicazione avrete l’opportunità di entrare a contatto con i nostri frequentatori, situazione in cui il personale in addestramento si troverà spesso nell’adempimento delle rispettive missioni future. I nostri militari interagiranno con professionisti della pubblica informazione mettendo in pratica le capacità apprese”.

Una Acies, un’unica schiera. È il motto dell’Accademia Militare di Modena ed è anche il nome di una serie di esercitazioni militari annuali che coinvolgono, quest’anno, più di 1.400 Allievi degli istituti di formazione dell’Esercito, provenienti dalla Scuola di Applicazione di Torino, dall’Accademia Militare di Modena, dalla Scuola Sottufficiali di Viterbo, dalla Scuola Militare Nunziatella e dalla Scuola Militare Teuliè.

“Qui formiamo soldati”, sottolinea il gen Fungo. “Grazie al modulo addestrativo Una Acies, marescialli, allievi dell’Accademia, ufficiali frequentatori della Scuola di Applicazione e allievi ufficiali delle Scuole Militari, si addestrano insieme per testare le proprie capacità individuali all’interno di una squadra”.

E alla fine delle attività, che durano cento giorni, anche una gara conclusiva, la Gara dei plotoni: chi vince il trofeo Una Acies si aggiudica la competizione annuale più coinvolgente degli istituti di formazione. Tra le prove finali, anche “il trasporto di un simulacro di tronco da 180 chili, trasportato da otto persone su un circuito di 1.800 metri: chi prima arriva, vince il trofeo Una Acies”, spiega il tenente colonnello Pasquale Cersosimo, il project officer dell’esercitazione.

Intanto sul campo del briefing con il Comandante, dopo la messa in sicurezza dell’area in cui è stato ritrovato l’ordigno (IED, in “militarese”, che sta per Improvised Explosive Device), e dopo che il drone proprio sopra la tua testa viene intercettato e messo fuori uso da quelli che credi essere ragazzini al computer con i loro videogame – e invece sono esperti informatici che eludono attacchi cyber, ecco che ti viene fatto il controllo degli zaini e ricevi la carta di imbarco. Al poligono si va in elicottero, con il CH-47F dell’Aviazione dell’Esercito (AVES). Pronti al volo? Briefing di sicurezza prima di salire la rampa e poi via, verso il poligono di Monte Romano.

Qui capisci cosa sia l’artiglieria quando spara. Anche se hai le cuffie dell’elicottero – “caution! hearing protection required!” – lo capisci lo stesso molto bene.

Tra gli equipaggi che scendono dai PZH 2000 dopo i tiri, pronti per essere intervistati, si schierano anche gli istruttori. “Senza di loro, senza gli uomini – sottolinea il gen Fungo – il PZH sarebbe solo un pezzo di ferro”.

E ti rendi conto che in cinque settimane di addestramento un carro diventa un giocattolo nelle mani di questi specialisti: “apri il comparto delle cariche di lancio – ti spiegano dentro il mezzo, dove non si soffre di claustrofobia e neanche per i fumi degli spari – inserisci il modulo, chiudi l’otturatore, dai il consenso al fuoco e poi non rimane altro che premere il pulsante e il proietto parte”. Sì, insomma, sembra un gioco da ragazzi: la tranquillità e la precisione di questi militari è sicuramente la cifra della validità della formazione impartita.

Se non ti è chiaro dove arrivino i colpi e che effetto facciano, c’è la visita all’osservatorio. Una bellissima vista sulle colline del Viterbese, con gli ulivi sullo sfondo e il frinire delle cicale nei 30 gradi di luglio: è qui che si apre la vetrata dell’osservatorio militare che controlla l’arrivo e l’esplosione dei colpi sparati da qualche chilometro più in là. Monitor, annunci che sembrano messaggi in codice, mappe, tabelle e manuali di tiro. Da qui passa tutta l’attività che viene svolta in poligono, con l’ausilio di una centralina (SAO, stazione acquisizione obiettivi) che rileva le coordinate con estrema precisione, come spiegano nel dettaglio gli stessi soldati esercitati.

C’è giusto il tempo per stupirsi dell’attività dei panificatori della Scuola di Commissariato di Maddaloni, posizionati con i loro forni campali dietro all’osservatorio, prima di una shakerata in CH verso la Scuola di Fanteria di Cesano.

Ma la vera sorpresa, più che il volo tattico sulla campagna romana, è l’arrivo del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Salvatore Farina, direttamente sul campo di esercitazione del Centro Addestramento Tattico (CAT) di Cesano mentre i soldati si stanno esercitando con il programma SIAT (Sistema Integrato Addestramento Terrestre) nella fase live. Mezzi, munizioni e soprattutto soldati reali in una simulazione che puoi seguire su uno schermo con una cocacola nel bicchiere: gli obiettivi colpiti, siano uomini o mezzi, ti compariranno in fiamme sul monitor, mentre ogni soldato ha un nome e si muove in modo fluido nello schermo.

E qui il dilemma: ma non sarà conveniente utilizzare esclusivamente la simulazione per esercitare i militari piuttosto che armi e carburanti?

“Questa è una delle 26 aree che rientrano nelle Caserme Verdi”, spiega il gen Farina, facendo riferimento a un progetto che riguarda uno sviluppo innovativo teso a rinnovare in venti anni il patrimonio immobiliare dell’Esercito, realizzando basi militari di nuova generazione destinate a razionalizzare i costi di manutenzione.

Ma non vanno confuse l’attenzione alla sicurezza e alla tutela dell’ambiente, costantemente ribadite anche dalla condotta delle attività esercitative, con la necessità di mettersi alla prova con esercitazioni a fuoco: l’ausilio della simulazione virtuale è certo conveniente e green, ma il coinvolgimento psicologico è da provare sul campo, tra i botti degli spari.

Se ne ha una prova nell’assistere alle dimostrazioni di MCM, il Metodo di Combattimento Militare che mutua dalle arti marziali prese e proiezioni di attacco e difesa.

Il fattore psicologico viene esercitato e messo alla prova costantemente nella fase di esercitazione, soprattutto nella livex. Le stesse caratteristiche del programma Forza NEC – Soldato Sicuro, pur con tutti gli assetti ipertecnologici, fanno affidamento e si basano proprio sul fattore umano.

Quello stesso fattore su cui ha puntato il gen Fungo nel media day della Una Acies, mettendo i giornalisti a contatto con i militari esercitati nel luogo dell’esercitazione: “Avrebbe potuto andare bene, ma anche male. Invece oggi è andato tutto benissimo”.

“Voi giornalisti siete stati i protagonisti di un addestramento nell’addestramento che non potremmo avere altrimenti”.

PC

NATO CMRE, La Spezia: al via i test ingegneristici per la Glisten15, che raccoglierà dati anche per la comunità scientifica

GLISTEN Media DayHanno preso il via ieri, 17 agosto, e si protrarranno fino al 21, i test ingegneristici che precedono l’esercitazione Glisten15, del Centro per la Ricerca Marittima e la Sperimentazione (CMRE) della Spezia, in programma dal 26 agosto al 9 settembre prossimi nelle acque a nord dell’Isola d’Elba.

La campagna oceanografica Glisten15 testerà nuovi sensori e soluzioni per la caratterizzazione dell’ambiente marino tramite l’utilizzo di robot sottomarini senza propulsione, i glider. Gli scienziati del CMRE e i loro partner opereranno a bordo della nave oceanografica Alliance.

A bordo della nave oceanografica della NATO Alliance, gli scienziati del CMRE e i loro partner, di nove istituzioni provenienti da Canada, Italia, Norvegia, Stati Uniti e Regno Unito, raccoglieranno dati oceanografici, geofisici e acustici non solo utilizzando metodi tradizionali ma anche sfruttando nuove piattaforme robotiche particolarmente rispettose dell’ambiente come i glider, veicoli subacquei senza pilota e senza propulsione.

In particolare, fa sapere il centro di sperimentazione NATO, la ricerca si concentrerà sull’affidabilità e la versatilità di nuovi sensori e soluzioni sviluppati dal CMRE per” spingere un po’ più in là la frontiera scientifica nella caratterizzazione dell’ambiente marino”.

Glisten rientra proprio in quel settore di ricerca del Centro NATO dedicato alla conoscenza dell’ambiente marino, il programma EKOE (letteralmente Environmental Knowledge and Operational Effectiveness), che offre soluzioni scientifiche e tecnologiche ai paesi NATO e alle Marine nazionali per migliorare i modelli previsionali delle caratteristiche del mare.

“Da questo tipo di ricerche possono trarre giovamento anche altri ricercatori e la comunità locale per una più efficace protezione dell’ambiente stesso – spiega Yong-Min Jiang, responsabile della campagna Glisten15 per il CMRE – i dati raccolti saranno infatti messi a disposizione della comunità scientifica su richiesta”.

La flotta di glider del CMRE, sette in totale, sarà impiegata in Glisten per lo studio delle proprietà dei fondali, della colonna d’acqua e della superficie. La campagna include inoltre un lavoro di caratterizzazione dei fondali tramite l’ascolto del rumore ambientale naturale generato dalle onde.

Grazie a idrofoni, anche montati sui questi robot silenziosi che essendo senza motore non disturbano affatto la raccolta dati, gli scienziati cercheranno di identificare i tipi di fondali presenti nell’area e le caratteristiche dei vari strati di sedimenti.

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Fonte e foto: CMRE

NATO CMRE, La Spezia: al via la campagna oceanografica Glisten 15, Media Day il 17 agosto

NATO STO-CMRE_GliderDeploymentDal 26 agosto al 9 settembre, nelle acque a nord dell’Isola d’Elba, si svolgerà la campagna oceanografica Glisten 15 del Centro per la Ricerca Marittima e la Tecnologia (CMRE) della Spezia, fa sapere lo stesso ente nel suo invito per la stampa.

La campagna sarà preceduta da cinque giorni di test ingegneristici nella stessa area, dal 17 al 21 agosto, e un Media Day è stato programmato per l’occasione alle 11 del 17 agosto.

Durante il Media Day la stampa potrà visitare la nave oceanografica Alliance, incontrare gli scienziati del CMRE, toccare con mano le tecnologie utilizzate e comprendere meglio gli scopi della ricerca, con la possibilità di scattare foto, effettuare riprese video e interviste.

Durante la campagna oceanografica Glisten 15, da bordo della nave oceanografica della NATO Alliance gli scienziati del CMRE e i loro partner raccoglieranno dati oceanografici, geofisici e acustici non solo utilizzando metodi tradizionali ma anche sfruttando nuove piattaforme robotiche particolarmente rispettose dell’ambiente, come i glider, veicoli subacquei senza pilota e senza propulsione.

Delle tecnologie sperimentate in Glisten potranno beneficiare tutte le nazioni della NATO, compresa ovviamente l’Italia, la comunità locale e i parchi marini, soprattutto per applicazioni legate alla tutela dell’ambiente marino.

Già NATO Undersea Research Centre (NURC), lo STO-CMRE (Science and Technology Organization – Centre for Maritime Research and Experimentation) si occupa di ricerca scientifica, innovazione e tecnologia, in settori come la difesa delle installazioni e delle forze marittime da terrorismo e pirateria, la costruzione di reti sicure, lo sviluppo delle componenti marittime di supporto alle operazioni e di quadri operazionali integrati, i sistemi di contromisure mine, la protezione non letale dei porti, la lotta antisommergibile, modellazione e simulazione, e la mitigazione dei rischi per i mammiferi marini.

Il Centro si avvale quotidianamente di due unità: la nave da ricerca NRV Alliance, 93 metri di lunghezza per 3.180 tonnellate di dislocamento, in grado di navigare anche in oceano aperto, e il CRV Leonardo, imbarcazione più piccola, particolarmente adatta per le operazioni costiere. Il CMRE ha in dotazione strumenti e sensori per attività di ricerca in mare di primaria importanza a livello scientifico.

È possibile accreditarsi per il Media Day entro le 11 di domani, 13 agosto, contattando direttamente il CMRE Public Affairs Office.

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Fonte e foto: NATO CMRE PAO

NRDC-ITA, Eagle Blade 14: non solo attività militare. Il processo di Knowledge Development apre al dialogo con gli attori civili nell’ambiente operativo. Media opportunity martedì 25

Il NATO Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA), il Corpo di reazione rapida della NATO, che ha sede nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona a Varese, è coinvolto da lunedì scorso, 17 febbraio, nell’esercitazione Eagle Blade 14.

L’esercitazione vede impegnati più di 700 militari appartenenti a 15 paesi della NATO in due diverse sedi: la base dell’Aeronautica di Cameri, in provincia di Novara, e la caserma Mara, sede di NRDC-ITA.

La Eagle Blade 14, si apprende dai PAO di NRDC-ITA, è un’esercitazione fondamentale nel percorso di riconfigurazione del Comando NRDC-ITA in Joint Task Force Headquarters (JTFHQ), processo che comporta l’acquisizione di maggiori capacità per l’assolvimento di compiti di livello superiore in un’area di crisi, assumendo il controllo diretto di unità di altre Forze Armate come Marina e Aeronautica Militare, anche di altri paesi della NATO.

Inoltre, dato che negli attuali scenari riveste sempre maggior importanza la comprensione dell’ambiente operativo, prendendo in considerazione aree di interesse non solo di carattere militare (Knowledge Development, processo di sviluppo cognitivo), ne deriva che la componente militare è  solo una delle diverse realtà presenti nell’area di attività.

Per questo risulta oggi necessario instaurare un dialogo con tutti gli attori, al fine di poter scambiare informazioni e lavorare insieme in modo coordinato, per raggiungere l’obiettivo prefissato. Il risultato è la costituzione di un ambiente sicuro in cui i servizi essenziali di una società possano essere erogati in maniera stabile e a favore di tutti.

Al termine di questo processo di trasformazione NRDC-ITA potrà soddisfare i nuovi livelli di ambizione della NATO, confermandosi un’importante risorsa sia per le Forze Armate sia per il territorio in cui è inserito, continuando a contribuire allo sviluppo socio-economico dell’area grazie alla sua principale caratteristica che è la multinazionalità.

Nel contesto dell’esercitazione, il giorno 25 febbraio è dedicato al Knowledge Development, con un incontro con i maggiori rappresentanti di istituzioni, università e organizzazioni internazionali che potrebbero supportare l’ NRDC-ITA nello sviluppo di una fattiva interazione con le dimensioni civili eventualmente presenti in un’area di impiego.

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Fonte: NRDC-ITA PAO

Foto d’archivio: NRDC-ITA HQ

Ex Multilayer 2012 al via oggi a Brindisi per testare interazione civile-militare in ambito UE

Si svolgerà dal 15 al 26 ottobre, nell’aeroporto militare Pierozzi di Brindisi, l’esercitazione Multilayer 2012 rivolta alla verifica della capacità di interazione tra la componente civile e militare dell’Unione Europea per la gestione di crisi internazionali.

La componente militare è su base Comando Divisione Acqui, storica unità dell’Esercito, attualmente dislocata a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, con il Posto Comando schierato per l’esercitazione a Brindisi.

L’evento rappresenta una sostanziale innovazione della tradizionale attività addestrativa, in quanto lo staff della Divisione Acqui ingloberà un gruppo di pianificazione misto civile-militare aperto alla partecipazione di esperti provenienti da altre amministrazioni statali.

Il Comando Divisione Acqui aveva iniziato la preparazione alla Multilayer 2012 nello scorso mese di marzo, con uno specifico seminario sul processo di pianificazione operativo.

Il media day è programmato per il prossimo 24 ottobre.

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Fonte: 2° FOD

Foto: Brindisi Report