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Il rientro delle truppe dall’Afghanistan è un vero affare per la logistica

Il rientro delle forze militari dall’Afghanistan, da completarsi entro il 31 dicembre 2014, sta aprendo le porte a valutazioni di carattere non solo umanitario e strategico, ma anche di profilo concretamente economico, stante la necessità di muovere materiali in gran numero. Traslocare costa e si comincia a profilare un vero e proprio business per la logistica.

Mentre i soldati norvegesi che lasciano l’Afghanistan per tornare in patria dovranno fare i conti con l’IVA, e con una amministrazione preoccupata di veder assolta la tassa prima che merci ed effetti personali rientrino in Norvegia con gli uomini che li hanno acquistati in teatro operativo, le nazioni limitrofe all’Afghanistan cominciano a fiutare l’affare del trasloco.

La prima a offrirsi per uno sgombero concorrenziale è la Russia, speranzosa che la NATO accetti la sua disponibilità di aerei cargo. “Ci auguriamo che le risorse della Russia vengano utilizzate”, ha affermato qualche giorno fa a New York il viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko, citando la disponibilità del gruppo “Volga-Dnepr, che è situato nell’aeroporto di Vostochny e dispone di aerei di tutte le classi che possono farsi carico di qualsiasi cargo in assoluta sicurezza”.

Mentre la Russia attende un esito positivo alle consultazioni NATO in merito alla proposta, Grushko avverte che “il mercato del transito è molto competitivo, vince chi offre la rotta più sicura al miglior prezzo”.

Fonte: Il Mondo, Interfax

Foto: l’Antonov AN-124 del gruppo Volga-Dnepr è di DefenceTalk

Cargo russo diretto in Siria: trasporterebbe “decine di tonnellate di munizioni”

Fermato dal mare grosso nella sua rotta verso la Siria.

Il cargo russo Chariot, di proprietà della Westberg Ltd con sede a San Pietroburgo e battente bandiera St. Vincent e Grenadine, aveva dovuto gettare l’ancora nel porto meridionale cipriota di Limassol martedì 10 gennaio per le cattive condizioni del mare. Da quel momento ha subito attirato l’attenzione delle autorità.

Agli ufficiali doganali dell’autorità portuale saliti a bordo non è stato tuttavia possibile esaminare quattro container a causa dello spazio ristretto in cui questi sono stati confinati. E comunque, stando a quanto riferito dal ministero degli Esteri di Cipro e riportato dal multimedia Npr, che cita Associated Press, gli ufficiali hanno stabilito che si tratta di un trasporto pericoloso.

“Decine di tonnellate di munizioni”, oltre a un generatore elettrico, secondo la radio di stato che ha subito diffuso la notizia.

Che il cargo avesse un carico pericoloso non è mistero, secondo un portavoce della Westberg intervistato dall’agenzia russa RIA Novosti, dato che è di proprietà della Rosoboronexport, un’azienda russa che si occupa di commercio di armi.

Di più per il momento non si sa, tranne che il Chariot ha potuto riprendere il proprio viaggio ieri 11 gennaio, promettendo di rivedere la propria rotta e, secondo una testimonianza non attribuibile, di dirigersi nei dintorni della Turchia. Ma potrebbe in realtà essere diretto proprio nei porti siriani di Latakia e Tartus, utilizzati dalle navi russe per i rifornimenti.

Nè Turchia né Russia, del resto, fanno parte dell’Unione Europea, dunque né l’una né l’altra sono vincolate all’embargo scattato contro la Siria in seguito ai recenti disordini. Per questo le autorità della Repubblica di Cipro hanno consentito al cargo russo di fare rifornimento e di ripartire.

La Turchia, tuttavia, ha recentemente assunto una posizione molto critica nei confronti dell’ex amica Siria e molti siriani si stanno rifugiando proprio in territorio turco per sfuggire alla repressione del presidente Bashar Assad.

L’intercettazione di traffici di armi provenienti dall’Iran, o come ora, dalla Russia, e diretti verso il Medio Oriente, da parte della autorità turche non è una novità.

Casi del genere si sono verificati anche recentemente con il sequestro di container carichi di armi e immagazzinati in una base navale a Cirpo l’estate scorsa, dove poi nel mese di luglio hanno dato luogo a un’esplosione che ha causato la morte di tredici persone danneggiando anche la principale centrale di energia elettrica dell’isola.

Fonte: Npr/AP

Foto: incyprus

Dopo Iraq e Afghanistan, gli USA pensano allo Yemen

La smobilitazione dall’Iraq potrebbe andare a tutto vantaggio della costituzione di nuove basi statunitensi in Yemen per combattere al-Qaeda.

Per il Wall Street Journal, che ieri ha fatto sapere dell’interesse americano a un ruolo di maggior rilievo in Yemen, gli Stati Uniti starebbero pigiando sull’acceleratore già da un po’ per consegnare urgentemente equipaggiamenti allo Yemen e costituire le basi per una campagna antiterrorismo senza esclusione di colpi.

La questione è come intervenire contro il nucleo qaedista yemenita AQAP (Al-Qaeda in the Arabian Peninsula), responsabile della recente spedizione di pacchi bomba tramite aerei cargo; ovvero se inserire nel territorio forze scelte statunitensi per l’addestramento dei militari delle forze armate yemenite o se implementare le risorse di intelligence, con gli 007 della CIA (Central Intelligence Agency).

Finora l’intelligence americana sul territorio non ha dato i risultati sperati. Si è appoggiata ai servizi sauditi, che pure hanno informatori nelle aree tribali, ma non ha raggiunto il livello auspicato di efficacia. Nell’impasse, la CIA e altre agenzie stanno trasferendo equipaggiamenti e materiali da altre aree, fa sapere l’articolo, espandendo anche i team di esperti nell’analisi del fenomeno AQAP. Il punto è come espandersi nell’area in questione.

Il governo dello Yemen appare riluttante nel ricevere addestratori statunitensi per le proprie truppe da posizionare nelle basi sul territorio. “Perché creare problemi inutili?”, chiede un ufficiale. Si metterebbero le basi per il pregiudizio secondo cui gli americani sarebbero invasori sul suolo yemenita.

Piuttosto meglio una fornitura di elicotteri e di visori notturni a sostegno delle missioni nelle aree più remote.

Lo Yemen possiede delle unità antiterrorismo addestrate dalle forze speciali statunitensi. La lotta al male, tuttavia, non si è rivelata soddisfacente. Nel corso dell’anno gli yemeniti si sono fatti scappare un paio di volte un bersaglio importante e hanno perso molti uomini.

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Fonte: Wall Street Journal

Foto: Obama and CIA/100spiare.it; Map locating routes of planes carrying bombs from Yemen; commercial flights were involved in addition to cargo flights/www.dailyme.com; Yemen’s female Counter Terrorism Unit at a base in Sanaa/The Christian Science Monitor.