Sicurezza

Trident Juncture 2018, Norvegia: si conclude la livex con la liberazione dei territori occupati

La fase Live Exercise (LIVEX) dell’esercitazione Trident Juncture 2018, in atto in Norvegia, si è appena conclusa, ha fatto sapere con un comunicato stampa del 9 novembre la Italian Multinational Brigade schierata nel paese scandinavo.

Più in dettaglio, si legge, “con la battaglia simulata di Oppdal, a cui hanno preso parte anche gli assetti terrestri e le componenti aeree dello strumento militare nazionale, si è conclusa la fase LIVEX , con unità schierate sul terreno, dell’esercitazione Trident Juncture, la più importante attività addestrativa organizzata dall’Alleanza Atlantica dalla fine della Guerra Fredda, che ha visto impiegati circa 50.000 militari di 31 diverse Nazioni, 150 aerei, 70 navi e oltre 10.000 veicoli terrestri”.

Al termine dell’esercitazione, l’Ammiraglio James Gordon Foggo, Comandante dell’Allied Joint Force Command di Napoli (NATO JFC Naples) e direttore dell’esercitazione, ha voluto ringraziare calorosamente i militari di tutte le Nazioni partecipanti e, in particolare, la Norvegia, che ha ospitato sul suo territorio la complessa attività addestrativa, si apprende.

L’Ammiraglio ha voluto rimarcare che la Trident Juncture ha rappresentato, da un lato, lo spirito di solidarietà e di coesione tra i Paesi membri a favore di quelli che maggiormente percepiscono la rinnovata assertività militare a est, e, dall’altro, la determinazione dell’Alleanza Atlantica nella sua missione primaria di difesa collettiva dell’integrità territoriale euro-atlantica contro ogni possibile aggressione e minaccia esterna, mantenendo un alto livello di preparazione e di reazione.

L’esercitazione ha previsto la contrapposizione sul campo di due unità avversarie, a livello corpo d’armata, le quali si sono alternate nel condurre operazioni in attacco e in difesa.

In particolare, la fase conclusiva, certamente tra quelle più complesse di tutta l’attività, consisteva nella completa liberazione di territori precedentemente occupati dalle forze avversarie.

L’obiettivo finale della Trident Juncture era quello di verificare la capacità della NATO di pianificare e condurre un’importante operazione di difesa collettiva, oltre che di valutare l’effettivo grado di integrazione e di cooperazione tra le Forze Armate dei Paesi membri e la loro capacità di interagire con Paesi amici, quali la Finlandia e la Svezia.

Allo stesso tempo, l’esercitazione è stata sfruttata anche per analizzare il sistema di prontezza operativa e di risposta militare immediata alle minacce dell’Alleanza, attraverso l’impiego della NATO Response Force (NRF), diretta dal NRDC-ITA (NATO Rapid Deployble Corps) di Solbiate Olona per tutto l’anno 2018.

La partecipazione nazionale, oltre a NRDC-ITA, ha visto schierato anche un complesso di forze terrestri, su base 132^ brigata corazzata Ariete, costituente la VJTF Land Brigade (Very High Readiness Joint Task Force), cioè l’assetto di massima prontezza operativa dell’Alleanza, la cui responsabilità è stata assegnata, nel 2018, alle Forze Armate Italiane.

Per tale esigenza, la brigata Ariete (Comando Brigata e assetti dell’11° reggimento Bersaglieri, del 10° reggimento Genio Guastatori, del reggimento logistico Ariete, del Reparto Comando e Supporti Tattici Ariete) è stata rinforzata con assetti tratti dal 187° reggimento Paracadutisti, dal 7° reggimento Trasmissioni, dal 1° reggimento Artiglieria da montagna, dalla Scuola di Commissariato di Maddaloni e da una compagnia di Polizia Militare del 13° reggimento Carabinieri Friuli-Venezia Giulia.

Durante la LIVEX, inoltre, la VJTF ha potuto anche contare sul supporto dell’Aeronautica Militare, che ha schierato nella base di Bodø gli Eurofighter (provenienti dal 4° Stormo di Grosseto, dal 36° Stormo di Gioia del Colle e dal 37° Stormo di Trapani) per le attività di difesa aerea e di scorta e protezione dei velivoli strategici dell’Alleanza, i Tornado (dal 6° Stormo di Ghedi) per la soppressione delle difese aeree avversarie,  il KC-767 (del 14° Stormo di Pratica di Mare) per il rifornimento in volo degli aerei NATO e il G-550 CAEW (del 14° Stormo) per la sorveglianza, l’avvistamento, il comando e controllo.

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Fonte e foto: Italian Multinational Brigade PAO

TAAC-W, RS: ‘insider attack’ a Shindand, un militare NATO ucciso. Nessun italiano coinvolto

“Nessun militare italiano coinvolto nell’attacco compiuto da un membro delle Forze di Sicurezza Afghane nel Distretto di Shindand [nella provincia di Herat] che ha provocato l’uccisione di un soldato straniero della Nato e il ferimento di altri due”, ha fatto sapere lo stato maggiore della Difesa (SMD) italiano ieri, 22 ottobre.

I militari feriti, si apprende, sono stati immediatamente trasportati presso l’assetto sanitario da campo Role 2 della base militare italiana di Herat per poi essere evacuati (MEDEVAC) nella struttura sanitaria Role 3 della base militare statunitense di Bagram.

Secondo il New York Times, il soldato ucciso sarebbe di nazionalità ceca, stando a fonti afgane e americane, anche se la NATO non ha fornito indicazioni sulla nazionalità dei militari coinvolti. Reuters ha invece confermato la nazionalità riportando il Ministro della Difesa della Repubblica Ceca.

“La sparatoria nella base di Shindand nella provincial di Heratscrive il New York Timesintensifica le preoccupazioni di un aumento dei cosiddetti ‘insider attacks’ che, al loro massimo nel 2012, avevano messo in difficoltà la missione NATO in Afghanistan”.

Al momento, spiega lo stato maggiore della Difesa italiano, i Periodic Train Advise Assist (PTAA) italiani che sviluppano “a domicilio” le attività di addestramento e assistenza a favore delle forze di sicurezza afgane nelle aree remote della Regione Ovest dell’Afghanistan non sono presenti nell’area di Shindand.

L’Italia ha garantito alla NATO e alla Repubblica dell’Afghanistan il proprio supporto e in tale contesto il Train Advise Assist Command West (TAAC W) prosegue le attività di addestramento, assistenza e consulenza a favore delle istituzioni e delle Forze di Sicurezza locali concentrate nella Regione Ovest.

L’area di responsabilità italiana in cui opera il TAAC-W è un’ampia regione dell’Afghanistan occidentale – “grande quanto il Nord Italia”, spiega SMD – che comprende le quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah.

Fonte: SMD

Foto: Reuters

Difesa, il gen Graziano a Varsavia alla sua ultima riunione NATO come Capo di SMD: “Cooperazione NATO – UE necessaria per sicurezza”

“Ho molto apprezzato i risultati raggiunti dal Comitato militare della Nato in un contesto, come quello attuale, così fluido e imprevedibile per la sicurezza internazionale in generale e per la regione euro Atlantica ed euro mediterranea in particolare”.

Così il Generale Claudio Graziano durante il saluto che ha fatto ai colleghi dell’Alleanza Atlantica a margine della conferenza dei capi di stato maggiore della Difesa della NATO, che si è svolta il 29 settembre scorso a Varsavia e che rappresenta per lui l’ultima riunione alla quale ha presenziato in qualità di Capo di Stato Maggiore della Difesa (SMD), fa presente lo stesso SMD con un comunicato stampa del 29 settembre.

“In questi anni – ha continuato il Generale – ho riconosciuto il profondo valore del nostro approccio olistico, con una prospettiva a 360 gradi, che ha tenuto conto delle minacce provenienti da tutte le direzioni strategiche.”

Il gen Graziano ha poi sottolineato che il Comitato militare ha sempre assicurato un approccio bilanciato in grado di soddisfare tutti i compiti della NATO, contribuendo simultaneamente a rafforzare l’unità e la coesione dell’Alleanza.

“Nel mio futuro ruolo di Presidente del Comitato militare dell’Unione Europea – ha aggiunto – lavorerò per rinforzare e migliorare la sinergia e la cooperazione tra le due organizzazioni internazionali per garantire la sicurezza ai nostri cittadini e promuovere la stabilità”.

Concludendo il suo intervento il gen Graziano ha rivolto un affettuoso pensiero ai militari italiani di cui per molti anni è stato Comandante.

“Voglio ringraziare – ha affermato – le donne e gli uomini delle Forze Armate Italiane che con il loro operato quotidiano contribuiscono ad accrescere il prestigio della Nazione. Il loro straordinario impegno è molto apprezzato e il loro valore è unanimemente riconosciuto a livello internazionale”.

La Conferenza del Comitato militare della NATO consente ai Capi della Difesa di incontrarsi e discutere questioni importanti per l’Alleanza, ricorda il comunicato stampa di SMD.

Tra gli argomenti trattati il 29 settembre a Varsavia le operazioni internazionali in atto, l’importanza di poter disporre di truppe ad alta prontezza, la modernizzazione delle strutture dell’Alleanza e la necessità di una sempre più stretta cooperazione con le altre organizzazioni internazionali, in particolare con l’Unione Europea.

Il Comitato militare si riunisce due volte l’anno per discutere operazioni e missioni della NATO e fornire consigli militari su come l’Alleanza può meglio rispondere alle sfide della sicurezza globale, conclude SMD.

Fonte e foto: PI SMD

Difesa: il SSSD on Tofalo a bordo del sommergibile Sciré, “007 degli abissi”

Il Sottosegretario di Stato alla Difesa (SSSD), on Angelo Tofalo, è salito nei giorni scorsi a bordo del sommergibile della Marina Militare Sciré, ha fatto sapere con un comunicato stampa del 21 settembre scorso l’addetto stampa del Sottosegretario.

“Un vero e proprio gioiello della tecnologia”, lo ha definito il Sottosegretario: frutto di una cooperazione tra Italia e Germania, progettato nel 2000, varato nel 2004 e reso operativo nel 2007 “grazie al contributo delle migliori menti e delle più qualificate maestranze del nostro Paese.”

L’on Tofalo ha definito il sommergibile “un agente segreto mastodontico, costruito con solidi materiali, ma così agile da consentire al suo equipaggio di raggiungere considerevoli velocità”. Il sommergibile, infatti, è in grado di navigare a 12 nodi in superficie e 20 in immersione e di monitorare tutti i movimenti nel raggio di decine di miglia senza essere individuato.

Con un equipaggio di 27 membri “altamente specializzati” lo Scirè acquisisce e fornisce informazioni di importanza strategica per la difesa e la sicurezza dell’Italia, per questo secondo Tofalo “rappresenta una importante componente militare, impegnato nel contrasto al terrorismo, al traffico illegale di armi ed esseri umani, al contrabbando, alla pirateria, ai reati contro l’ambiente e contro possibili atti ostili da parte di altri paesi che potrebbero mettere a rischio l’integrità territoriale e gli interessi nazionali sul mare.”

Ha poi aggiunto: “Riuscireste a vivere per decine di giorni in un ambiente artificiale in cui non è possibile usare mezzi di comunicazione per restare in contatto con i propri cari, essere aggiornati sulle principali notizie, mantenere la cognizione sull’orario e sul giorno della settimana che si sta vivendo?”.

“Immaginate di ritrovarvi bendati in fondo al mare avendo come unico riferimento per orientarvi i suoni circostanti”, ha detto l’on Tofalo che al largo del porto di Civitavecchia ha partecipato alle manovre di immersione e navigazione sottomarina: “Questa è la situazione che vivono ogni giorno i sommergibilisti, naturalmente supportati da apparecchiature tecnologiche d’avanguardia e dalla grande esperienza e addestramento che porta gli operatori a distinguere tempestivamente le frequenze del suoni di una balena da quelle di interesse prodotti da attività umana, da navi o altri sottomarini.”

Il sommergibile Sciré, S527 Classe Todaro – U212A, è dotato delle più moderne apparecchiature e nasce da un progetto che Fincantieri ha realizzato grazie a un accordo governativo tra Italia e Germania, coordinando il lavoro di aziende che, forti di un importantissimo know-how tecnologico, hanno progettato e realizzato soluzioni incredibilmente innovative.

Lungo 56 metri e largo 7 è dotato di un motore elettrico di propulsione a magneti permanenti alimentato da corrente generata in maniera pulita dalla combinazione di idrogeno e di ossigeno per consentire al suo equipaggio di immergersi in acque profonde per lunghi periodi, così da osservare, in assoluto silenzio, ciò che succede in maniera occulta: rimanendo perciò “invisibile”.

“Ritornerò presto a visitare questo e altri 007 degli abissi per approfondire ulteriormente la conoscenza di questo strumento militare”, ha detto il sottosegretario Tofalo salutando l’equipaggio, “le informazioni ottenute grazie all’audacia e alla freddezza degli uomini e delle donne della Marina Militare saranno di importanza strategica per le decisioni politiche che mi troverò a dover sostenere nei prossimi mesi”.

“Voglio lanciare un messaggio a chi ogni giorno, con grande spirito di sacrificio, mette le proprie competenze al servizio del Paese – ha concluso l’on Tofalo – farò tutto ciò che è nelle mie possibilità affinché ogni vostra missione abbia le migliori tutele possibili”.

Infine, un ringraziamento particolare è stato rivolto dal Sottosegretario “a chi quotidianamente in un ambiente così complesso e angusto, riesce a ricreare un’atmosfera familiare nutrendo con piatti prelibati uomini e donne coraggiosi. Chi? Il cuoco ovviamente”.

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Fonte e foto: Cap Rizzo adetto stampa SSSD on Tofalo

Ponte Morandi: l’Esercito a Genova controlla la “zona rossa” con gli Alpini della Taurinense

Genova, 27/08/2018. Ponte Morandi via Porro

L’Esercito ha concluso ieri, 17 settembre, lo schieramento delle proprie unità a presidio della “zona rossa”, circoscritta dopo crollo di Ponte Morandi a Genova, assumendo il controllo dei varchi d’accesso all’area ritenuta a rischio per ulteriori crolli, ha fatto sapere con un comunicato stampa di ieri lo stato maggiore della Difesa: il passaggio di consegne tra il personale della Polizia di Stato e della Polizia Locale di Genova con i militari nell’ambito dell’Operazione Strade Sicure è avvenuto nella notte.

Il presidio dei varchi della “zona rossa” sarà garantito dagli Alpini tratti dalle unità della brigata alpina Taurinense, che agiranno in concorso alle Forze dell’Ordine, si apprende.

“Tale misura – si legge dal comunicato – si è resa necessaria per incrementare ulteriormente la sicurezza della popolazione, tanto per evitare il coinvolgimento della popolazione in eventuali nuovi crolli, quanto per assicurare un presidio continuo e costante contro possibili odiosi episodi di sciacallaggio. Inoltre, l’intervento delle Forze Armate consentirà di liberare il personale delle Forze di Polizia, per consentirgli di riprendere le consuete attività istituzionali di prevenzione e contrasto della criminalità cittadina”.

La possibilità di tale concorso da parte delle Forze Armate era già emersa durante la riunione del Centro Coordinamento Soccorsi (CCS), fa sapere la Difesa, proprio con l’obiettivo di alleggerire lo sforzo aggiuntivo espresso dalle Forze di Polizia dal momento del crollo del viadotto autostradale.

L’impiego del personale dell’Esercito, avvenuto in tempi brevi, rappresenta la capacità delle Forze Armate di essere professionalmente preparate a fronteggiare situazioni emergenziali inaspettate e improvvise, per contribuire ad alleviare difficoltà e sofferenze della popolazione.

“È questo un intervento esemplificativo di quella capacità duale di tutte le Forze Armate, che sono in grado di mettere a disposizione della collettività nazionale professionalità, materiali e mezzi inizialmente concepiti per impieghi strettamente militari”, sottolinea il comunicato.

Già in passato gli eventi di pubblica calamità hanno visto l’impiego delle Forze Armate in supporto e in coordinamento con altre amministrazioni dello Stato, in particolare con la Protezione Civile Nazionale operante quale trait d’union per la gestione delle emergenze, un contributo che le Forze Armate devono assicurare nell’ambito dei compiti di istituto.

Il superamento delle dure sfide e il raggiungimento degli eccellenti risultati conseguiti è stato realizzato soltanto attraverso la piena sinergia tra Forze Armate, Vigili del Fuoco, Corpi Armati dello Stato, Croce Rossa Italiana, Volontariato, Protezione Civile, risultando ancora una volta un valido e imprescindibile strumento a diposizione di tutte le autorità locali per il sostegno e il supporto alla popolazione, dando prova di un Sistema Paese pienamente efficiente ed efficace, in grado di fornire una risposta immediata e concreta alla risoluzione delle emergenze, conclude il comunicato.

Fonte: PI SMD

Foto: Il Secolo XIX

Difesa, Il CaSMD gen Graziano: “ISIS geograficamente sconfitto in Iraq con il supporto della Coalizione, ma resta un fenomeno magmatico”

“L’ISIS è stato sconfitto da un punto di vista geografico e la coalizione ha supportato le forze irachene che, combattendo una lunga battaglia e pagando un prezzo elevato, sono riusciti a sradicare il terrorismo nella sua forma territoriale, ma l’ISIS non è scomparso, rimane occulto ed è diventato un fenomeno che può definirsi magmatico.”

Così il Capo di stato Maggiore della Difesa (CaSMD), Generale Claudio Graziano, secondo quanto ha riferito ieri, 17 settembre, lo stato maggiore della Difesa, citando l’intervista di Rai News24 durante la visita del Generale al contingente italiano schierato nell’ambito della Coalizione anti Daesh.

“Per eliminare definitivamente il terrorismo di questo tipo – ha sottolineato il gen Graziano – ci vorrà ancora molto tempo”.

“Le forze irachene stanno operando bene, ma è importante che la comunità internazionale continui ad assicurare loro l’addestramento e il supporto per metterle davvero in condizione di poter garantire la sicurezza del Paese”, ha poi aggiunto il Capo di SMD.

“Come abbiamo visto il terrorismo può essere sconfitto geograficamente, cambiare nome, cambiare regione e area ma non sarà mai debellato definitivamente fino a quando non saranno eliminate le ragioni per cui è nato.

L’Iraq è in una situazione critica e di forte instabilità da moltissimi anni e io credo che rimanga importante avere la consapevolezza, a livello internazionale, dell’importanza di dover supportare ancora il Paese affinché non si ricrei più una situazione analoga a quella esistente quando l’Isis ha preso il controllo di vaste aree di questo Paese.”

L’Italia è il secondo Paese contributore dopo gli Stati Uniti in termini di personale che opera nell’ambito della Coalizione multinazionale composta da 79 membri, tra Paesi e Organizzazioni regionali e internazionali.

Fonte: PI SMD

Foto: In Terris

Difesa: il SSSD on Tofalo riceve l’Ambasciatore della Repubblica di Corea alla vigilia del Seoul Defense Dialogue

Il Sottosegretario di Stato alla Difesa (SSSD) on Angelo Tofalo ha ricevuto il 7 settembre scorso, a Palazzo Aeronautica a Roma, l’Ambasciatore della Repubblica di Corea in Italia, Jong-hyun Choi, fa sapere un comunicato dell’addetto stampa del Sottosegretario.

L’incontro anticipa la partecipazione del Sottosegretario al “Seoul Defense Dialogue, Cyber Working Group 2018”, si apprende.

Nel corso dell’incontro, il sottosegretario Tofalo e l’ambasciatore Jong-hyun Choi hanno avuto modo di affrontare temi di interesse, quali i rapporti tra Italia e Repubblica di Corea nel settore economico-commerciale, negli ambiti della ricerca e della cooperazione scientifica e degli scambi culturali.

Particolare attenzione, sottolinea il comunicato, è stata posta all’attuale scenario geopolitico internazionale in termini di difesa e sicurezza.

Il sottosegretario Tofalo, che rappresenterà l’Italia e in particolare la Difesa, interverrà con il discorso di apertura al Seoul Defense Dialogue 2018 che si terrà nella capitale coreana dal 12 al 14 settembre e vedrà la partecipazione di alti rappresentanti politici e della comunità internazionale di oltre 48 nazioni.

Un importante appuntamento per confrontarsi sui temi della sicurezza cibernetica, sul ruolo della Difesa, sulla sicurezza marittima, le nuove forme di minacce terroristiche e la tecnologia militare.

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Il SSSD Angelo Tofalo in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: Cap Rizzo Addetto Stampa del SSSD on Tofalo

Migranti: all’Università di Bologna un corso su storytelling e criteri di valutazione dell’attendibilità delle narrazioni biografiche

L’Università degli Studi di Bologna propone un “Corso di alta formazione in Metodi di studio e relazione con i richiedenti Protezione Internazionale con particolare riferimento all’approccio biografico e alle storie di vita”.

Si tratta di un corso di formazione permanente su storytelling e metodo biografico con un numero di posti limitato e con 75 ore di tirocinio da svolgere presso sedi della Croce Rossa o di altre organizzazioni di terzo settore.

Il corso è rivolto a chi si occupa di accoglienza e si trova a interagire con storie di vita provenienti da contesti differenti, con l’obiettivo di sviluppare capacità di comprensione e criteri con cui stabilire l’attendibilità delle narrazioni biografiche rilevate.

Iscrizioni entro il 24 settembre.

Per informazioni e costi si rimanda al Bando

La scheda del corso (fonte Università degli Studi di Bologna):

Alma Mater Studiorum Università di Bologna – Scuola di Scienze Politiche, Strada Maggiore 45, Bologna

Direttore del Corso Prof. Pina Lalli

Denominazione Corso:

Metodi di studio e relazione con i richiedenti Protezione Internazionale (con riferimento all’approccio biografico e alle “storie di vita”)

Informazioni: sps.metodobiografico@unibo.it

Obiettivi

Il Corso offre competenze metodologiche e socioculturali a chi operi o voglia operare in contesti lavorativi che si relazionano con i richiedenti protezione internazionale.

In particolare, imparando ad utilizzare tecniche narrative e di storytelling si indica agli operatori non solo come conoscere ma anche in che modo interagire al meglio con persone provenienti da contesti e storie di vita differenti.

Il metodo biografico insegna ad andare oltre i luoghi comuni, gli stereotipi e le barriere culturali che influenzano negativamente la riuscita degli interventi di accoglienza e integrazione. Si acquisisce la capacità di ascoltare e osservare forme di comunicazione verbale e non verbale rilevando informazioni raccolte sia mediante intervista biografica sia in sedi informali come conversazioni e interazione in luoghi della quotidianità.

Si dotano gli operatori di competenze utili a favorire la cocostruzione di spazi comunicativi condivisi con i migranti, passando attraverso la comprensione delle traiettorie di vita e di esperienza. Ciò implica anche la facilitazione di reti di relazioni positive fra migranti e fra migranti e contesti sociale di accoglienza.

Si promuovono, inoltre, abilità volte a condividere criteri con cui stabilire l’attendibilità delle narrazioni biografiche rilevate, per non compromettere la richiesta di protezione e il percorso di accoglienza.

Contenuti:

– 60 ore di lezione ripartite in 5 macroargomenti:

1) Cultura, interazione e approccio etnografico alla comunicazione – Prof. Pina Lalli

2) Metodologia dell’approccio biografico e delle storie di vita – Prof. Leonardo Altieri

3) Flussi migratori e processi di integrazione sociale – Prof.Andrea Bassi

4) Oltre barriere e stereotipi: un approccio psico-sociale – Prof.Monica Rubini

5) Apprendere dall’esperienza: Croce Rossa e accoglienza – Guida al Tirocinio – Dott. Enza Modugno

– 75 ore di tirocinio da svolgere presso sedi della Croce Rossa o di altre organizzazioni di terzo settore.

Calendario:

Le ore di lezione si concentrano nei fine settimana:

8 ore al venerdì e 4 ore al sabato mattina.

26-27 ottobre;

9-10 novembre;

23-24 novembre (tirocinio stage fra dicembre e metà gennaio);

25-26 gennaio;

8-9 febbraio.

Requisiti di accesso:

Laurea oppure – previo giudizio positivo della Commissione nominata dal Direttore del Corso – Diploma di scuola superiore integrato da specifica attività professionale.

Per i dettagli si rimanda al Bando:

https://www.unibo.it/it/didattica/corsi-di-altaformazione/2018-2019/allegati/bando-metodidi-studio

Scadenza domanda di iscrizione: 24 settembre 2018

Fonte: Università degli Studi di Bologna

Foto: osservatoriodiritti.it

Marina: la FREMM Alpino in Atlantico con un SH90 alla ricerca dei velisti dispersi

Continua senza sosta, dopo il trasferimento della responsabilità del coordinamento delle ricerche nell’area di operazione a una nave portoghese, si apprende dalla Marina Militare, la ricerca dei due velisti dispersi nell’Oceano Atlantico tra le Azzorre e l’Europa con Nave Alpino, la FREMM comandata dal Capitano di Fregata Davide Da Pozzo.

È la Marina Militare a darne notizia con un comunicato stampa dell’8 maggio, che riassume le attività finora svolte e riferisce della continuazione delle ricerche in data odierna “in funzione dell’autonomia logistica residua”.

L’attività di nave Alpino è iniziata lunedì 7 maggio, intorno alle 09.00, con l’arrivo dell’Unità nell’area area di operazione definita dalle autorità portoghesi, responsabili delle operazioni di ricerca e soccorso, sulla base dei dati meteomarini della zona e la posizione del segnale dell’Emergency Position Indicating Radio Beacon (EPIRB).

Per l’attività di ricerca nave Alpino si avvale dei più moderni sistemi di sorveglianza in dotazione sia all’unità sia all’elicottero SH90 imbarcato.

L’area già perlustrata, spiega la Marina nel comunicato stampa di ieri pomeriggio, 8 maggio, è pari a più di 1.600 miglia quadrate (pari a circa tutta la Valle d’Aosta), nonostante le condizioni meteorologiche non ottimali con presenza di onde di circa 2 metri (mare 4) e vento proveniente dai settori settentrionali.

Il pattugliamento, già svolto anche con oltre 12 ore di volo di elicottero SH90, è continuato ieri su un’area ulteriormente allargata dalle autorità portoghesi fino a oltre 100 miglia nautiche dalla posizione dell’EPIRB.

Oggi, 9 maggio, “in funzione dell’autonomia logistica residua”, spiega la Marina, nave Alpino riprenderà l’attività programmata.

La FREMM Alpino (fonte Marina Militare):

La Fregata Alpino, al comando il Capitano di Fregata Davide Da Pozzo, fa parte del programma italo-francese FREMM (Fregata Europea Multi Missione). È stata varata il 13 dicembre 2014 nel cantiere di Riva Trigoso (GE) e consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 2016. Il 9 giugno 2017 ha ricevuto la bandiera di Combattimento a Civitavecchia. Contraddistinta dal distintivo ottico F 594, secondo la classificazione NATO, è una fregata di nuova generazione, caratterizzata da spiccate innovazioni tecnologiche e dalla possibilità d’impiego in vari contesti operativi.

È la quinta FREMM e la quarta in versione “antisommergibile” (Anti Submarine Warfare – A.S.W.). Imbarca un equipaggio di 168 uomini e donne – quasi la metà rispetto alle precedenti fregate – e, grazie ai suoi 200 posti letto totali, è in grado di ospitare lo staff di un comando complesso, un team di forze speciali e una squadra di specialisti per l’impiego di due elicotteri medio-pesanti. Ha un dislocamento di 6700 tonnellate e raggiunge i 27 nodi di velocità grazie alla propulsione ibrida CODLAG (una turbina a gas e due motori elettrici) che garantisce altresì bassi consumi e autonomie elevate.

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Fonte e foto: Marina Militare

Difesa: una squadra di informatici alla Locked Shields 2018 per esercitare la Cyber Defence

Si è conclusa il 27 aprile la Locked Shields 2018, scrive lo stato maggiore della Difesa sul suo sito web, la più grande e avanzata esercitazione internazionale di Cyber Defense al mondo, organizzata dal Centro di Eccellenza della NATO per la Difesa Cibernetica (CCDCOE – NATO Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence) di Tallinn, in Estonia.

“Con più di 1.000 esperti provenienti da circa 30 differenti Nazioni – scrive la Difesa – e più di 2.500 attacchi virtuali simulati, la Locked Shields è una esercitazione che ha lo scopo di addestrare gli esperti del campo della sicurezza dei sistemi informatici nazionali attraverso una serie di simulazioni di attacchi cyber alle reti informatiche di una base militare: attacchi ad aeromobili a pilotaggio remoto, al sistema elettrico, al sistema di comando e controllo e altre infrastrutture operative essenziali per la sopravvivenza di una base militare”.

L’annuale esercitazione si è svolta dal 23 al 27 aprile scorsi. L’Italia vi ha partecipato con una squadra di informatici provenienti dalle Forze Armate che, durante l’esercitazione, hanno avuto modo di collaborare con gli esperti di settore delle altre nazioni partecipanti, degli istituti di ricerca, delle università e con gli esperti provenienti dall’industria di settore, confrontandosi con attori che, in caso di attacco reale, potrebbero essere coinvolti in situazioni simili.

Negli ultimi anni le avanzate tecnologie hanno reso il mondo sempre più digitalizzato e interconnesso, sottolinea la Difesa, generando al contempo anche una serie di minacce cibernetiche che sfruttano i bug insiti nei software che regolano, ormai, una moltitudine di attività umane.

Il settore della Difesa da sempre attinge alle tecnologie più avanzate e circa il 60% delle attività militari di una nazione moderna ha una componente cibernetica, spiega la Difesa: ciò ha imposto alle Forze Armate di dotarsi delle necessarie contromisure alle nuove minacce cyber.

In Italia proprio in quest’ottica è stato concepito il Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC), in linea con gli obiettivi definiti sia in ambito europeo sia in ambito NATO che comprendono la realizzazione di solide capacità di cyber defence e di protezione delle infrastrutture.

Il CIOC è già operativo e proiettato verso la piena capacità nel 2019, fa sapere la Difesa.

Fonte: PI SMD

Foto: PI SMD; NATO CCD COE