Londra

Invictus Games: rientrati gli atleti da Londra. Cinque le medaglie, di cui due gli ori. “Ho colto la passione per la vita”, ha commentato il CaSMD amm Binelli Mantelli

È rientrato ieri, con un C130 dell’Aeronautica Militare, il team italiano che ha partecipato alla prima edizione dei giochi internazionali paralimpici dedicati ai militari feriti in servizio Invictus Games, svoltisi a Londra dal 10 al 14 settembre scorso.

Cinque in tutto le medaglie conquistate dagli atleti italiani, 2 medaglie d’oro, 2 argenti e un bronzo, così ripartite:

oro nel tiro con l’arco individuale del tenente colonnello Fabio Tomasulo;

oro nei 100 metri del caporalmaggiore Domenico Russo;

argento nel nuoto 50 metri stile del tenente colonnello Marco Iannuzzi;

argento nel canottaggio con l’appuntato Loreto di Loreto;

bronzo nel nuoto 50 metri stile del tenente colonnello Pasquale Barriera.

“Un grandissimo risultato per cui, con orgoglio, esprimo grande soddisfazione  – sono state le parole del Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli – un team nato da poco ma che però saputo confrontarsi con le selezioni nazionali di altri 12 stati, nelle discipline adattive dell’atletica, del rugby, del nuoto, tiro con l’arco, canottaggio, conseguendo oltre alle medaglie anche ottime prestazioni individuali e di squadra. Ma la mia soddisfazione è l’aver colto la passione per lo sport, per la vita militare e per la vita più in generale. Bravi Ragazzi.”

La squadra italiana, per un totale di 13 atleti disabili, è composta dal colonnello Alessandro Albamonte (EI), il tenente colonnello Marco Armando Iannuzzi (AM),il capitano della squadra e alfiere tenente colonnello Gianfranco Paglia (EI), il tenente colonnello Roberto Punzo (EI), il tenente colonnello Fabio Tomasulo (AM), il maresciallo Bonaventura Bove (CC), il maresciallo Giovanni Dati (CC), il caporale maggiore capo scelto Moreno Marchetti (EI), il caporale maggiore capo Andrea Tomasello (EI), il caporale maggiore scelto Monica Contraffatto (EI), il 1° caporale maggiore Domenico Russo (EI), il maggiore Pasquale Barriera (EI) e l’appuntato scelto Loreto Di Loreto (CC).

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Fonte e foto: stato maggiore Difesa, stato maggiore Esercito

Invictus Games: al via domani a Londra l’evento sportivo per atleti militari con disabilità da combattimento e servizio. Dodici i militari italiani “non vinti, mai sconfitti”

Non vinto, mai sconfitto. È il significato non solo letterale dell’evento sportivo Invictus Games dedicato agli atleti militari con disabilità da combattimento o da servizio organizzato dalla Royal Foundation della Famiglia reale britannica e dal ministero della Difesa britannico.

La partecipazione italiana, fortemente voluta dal ministero della Difesa italiano, si concretizza in una delegazione di 12 atleti militari, con disabilità dovute a ferite riportate in combattimento e nel corso del servizio, che si misureranno in diverse discipline sportive.

Nel dettaglio, dei 12 atleti 8 provengono dall’Esercito, 3 dai Carabinieri e 1 dall’Aeronautica.

L’evento, da tempo sold out, si protrarrà dal 10 al 14 settembre a Londra.

Gli hashtag per parlarne sui social sono: #InvictusGames #IAM #royalfoundation @InvictusGames @Esercito_News @MinisteroDifesa

Qui i video Italian Team e Auguri agli atleti

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Invictus Games: il saluto del CaSME, gen Graziano, agli otto atleti militari italiani paralimpici in partenza per Londra (3 settembre 2014)

Atleti militari disabili: accordo tra ministero della Difesa e Comitato Italiano Paralimpico. On Alfano: “ora tutti i militari feriti in servizio potranno fare agonistica” (10 luglio 2014)

Da evento bellico a competizione sportiva: il Cassino PeaceFix 2014 ha visto confrontarsi sul campo atleti di nazioni concorrenti e non più nemiche 70 anni dopo la battaglia di Montecassino (21 maggio 2014)

Fonte: Esercito Italiano, Invictus Games

Invictus Games: il saluto del CaSME gen Graziano agli otto atleti militari italiani paraolimpici in partenza per Londra

“Non sconfitti, mai vinti” è il motto che anima gli Invictus Games, competizione militare internazionale paraolimpica che si terrà a Londra dal 10 al 14 settembre, ai  quali parteciperanno anche gli otto atleti disabili dell’Esercito nell’ambito della delegazione italiana della Difesa.

Questa mattina, 3 settembre,  fa sapere un comunicato stampa dello stato maggiore dell’Esercito in data odierna, i militari sono stati salutati dal generale Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME), che ha voluto sottolineare “come loro rappresentino la parte migliore del nostro Paese, la loro voglia di riscatto dalla disabilità causata in operazioni all’estero e in attività di servizio: un grande messaggio educativo e di fiducia”.

Gli Invictus Games sono una competizione militare internazionale paraolimpica, organizzata dal Royal Foundation del Principe Harry e dal ministero della Difesa britannico, che si terrà a Londra dal 10 al 14 settembre e che vedrà impegnati oltre 400 atleti militari diversamente abili, provenienti da 14 paesi che gareggeranno in 9 discipline sportive.

La partecipazione italiana è stata fortemente voluta dal ministero della Difesa e la delegazione italiana è composta da tredici militari: 8 dell’Esercito Italiano, 2 dell’Aeronautica Militare e 3 dell’Arma dei Carabinieri.

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Fonte e foto: stato maggiore Esercito

Farnborough International Airshow: saranno presenti 14 Pmi lombarde del Distretto Aerospaziale Lombardo di Varese. Previsti contatti con nuovi partner commerciali

Sono 14 le Pmi lombarde che sono “in fase di rullaggio” per il Farnborough International Airshow 2014, fa sapere il comunicato stampa del Distretto Aerospaziale Lombardo di Varese a proposito della partecipazione delle piccole e medie imprese che esporranno al salone aeronautico internazionale al via lunedì 14 luglio a Londra, fino al prossimo 20 luglio.

Il Farnborough International Show rappresenta uno degli appuntamenti più importanti del settore e ha luogo ad anni alterni nell’omonima località a sud-ovest della metropoli britannica.

Questi alcuni dei numeri che fanno della fiera londinese dell’aerospazio uno dei più importanti appuntamenti mondiali per il settore: ordini confermati durante l’ultima edizione pari a 72 miliardi di dollari; 107mila visitatori commerciali attesi; 83 delegazioni da tutto il mondo; 153 velivoli in mostra; 1.690 giornalisti accreditati; quasi 16mila menzioni sui canali online. Una vetrina che sarà allestita dal 14 al 20 luglio e alla quale parteciperà anche il Distretto Aerospaziale Lombardo con il contributo della Camera di Commercio di Varese.

Il cluster sarà presente sia con gli stand dei grandi player nazionali (come quelli del Gruppo Finmeccanica), sia con un’area istituzionale che rappresenterà il sistema produttivo regionale nel suo complesso (hall 1, stand D16C). È in questa parte espositiva che avranno sede le 14 Pmi lombarde. Un allestimento uniforme con il brand del Distretto Aerospaziale Lombardo che sarà idealmente diviso in due diverse aree.

La prima permetterà a 5 medie imprese di mettersi in mostra con stand  individuali, pur inseriti nel contesto del Distretto. La seconda, quella centrale, sarà la parte comune che servirà a fare da rappresentanza dell’intera industria lombarda dell’aerospazio e delle 9 Pmi che hanno voluto essere presenti fisicamente all’evento.

Questo l’elenco delle 14 Pmi lombarde presenti a Farnborough (in calce link alla scheda aziende, fonte Distretto Aerospaziale Lombardo):

Aerea, Ase, Aviochem, Blu Electronic, Gemelli, Italiana Ponti Radio, Logic Sistemi Avionici, Macaer Aviation Group, Merletti Aerospace, M.P.G. Instruments, RTM Breda, Secondo Mona, Selt, Tecnologie Industriali & Aeronautiche.

Un investimento senza precedenti in termini di visibilità, che vedrà il Distretto occupare un’intera isola di Farnborough.

“Lo spazio espositivo crescente in termini di dimensioni che andremo ad allestire – spiega il presidente del Distretto Aerospaziale Lombardo, Carmelo Cosentino – dà il senso di un’importanza, anch’essa crescente, della nostra presenza a questi eventi. Il brand del Distretto Aerospaziale Lombardo si è ormai affermato come un punto fermo per tutti i prime contractor mondiali. Un risultato di promozione internazionale della nostra industria che non poteva essere dato per scontato solo fino a qualche anno fa. Il primato nazionale della nostra quota di export rende merito a un sistema produttivo che sui mercati esteri non teme di essere secondo a nessuno. Anche grazie a una filiera che ha competenze, spesso esclusive, in tutti i segmenti di prodotto e di processo necessari alla costruzione di un velivolo, di un elicottero o di un satellite. Un marchio di fabbrica che i più importanti operatori del settore ormai ci riconoscono. Prova ne sono anche le visite e gli incontri che ogni volta registrano i nostri stand”.

Da sempre la Camera di Commercio di Varese appoggia le attività fieristiche internazionali del Distretto Aerospaziale Lombardo. Dichiara il presidente Renato Scapolan: “Camera di Commercio di Varese, nonostante la complessa situazione del sistema camerale, sostiene anche quest’anno, con un importante intervento economico, il Distretto Aerospaziale la cui rilevanza è testimoniata dai numeri: secondo l’ultima rilevazione, stiamo parlando di 215 imprese attive, con 15.500 addetti e con un fatturato annuo di 4 miliardi e mezzo di euro, pari al 35% dell’export aerospaziale italiano. Qui Varese gioca tutto il suo peso di un comparto che vale ben il 93,3% dell’intero export aerospaziale lombardo”.

Occhi puntati, dunque, ai possibili nuovi contatti commerciali. Come quelli inglesi, che, con i 29,6 milioni di euro di export dei primi tre mesi del 2014, rappresentano il quarto partner commerciale del Distretto Aerospaziale Lombardo dopo Singapore (55,1 milioni), Algeria (38,5 milioni) e Stati Uniti (34,2 milioni). Seguono, nella classifica dei primi 10, Brasile (21,7 milioni), Francia (14 milioni), Paesi Bassi (13,4 milioni), Qatar (13 milioni), Macao (12,8 milioni), Azerbaigian (12,3 milioni).

Ma l’obiettivo è andare anche oltre i tradizionali partner commerciali. Prova ne è l’incontro in programma con una delegazione dell’area di Nagoya del Giappone, paese dove l’industria lombarda aerospaziale ha esportato nei primi tre mesi del 2014 prodotti per 7,8 milioni di euro. O come quello messo in calendario con il Governo del Quebec, regione del Canada dove le imprese lombarde del settore hanno registrato un export di 5,5 milioni di euro. Nell’ambito di questo confronto con i rappresentanti canadesi sono previsti incontri B2B tra aziende delle due regioni. In tabellone anche l’incontro coi rappresentanti dello Stato del Connecticut (USA).

Previsto anche un confronto con il Director of Electrical and Avionics Systems, Supplier Management at Boeing Commercial Airplanes USA.

Questa la scheda delle 14 Pmi (clic e poi clic sull’hyperlink): partecipanti_Farnborough

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Fonte e logo: Distretto Aerospaziale Lombardo

Sarà anche merito di Venner se i nostri nipoti potranno riconoscersi in una Patria «che ci deve amare»

By Vincenzo Ciaraffa

L’ottantenne storico, scrittore e saggista francese, Dominique Venner, si è suicidato sparandosi un colpo di pistola in bocca nella cattedrale di Notre-Dame, dopo aver lasciato un biglietto esplicativo del suo gesto vicino all’altare maggiore: «Per scuotere la sonnolenza, scrollare le coscienze anestetizzate e risvegliare la memoria delle nostre origini […] Bisogna ricordarsi che l’essenza dell’uomo é nella sua esistenza e non in un altro mondo. E’ qui e ora che si gioca il nostro destino fino all’ultimo secondo. E quest’ultimo secondo ha importanza quanto tutto il resto della vita».

Il suicida di Nôtre-Dame non era uno squilibrato, anche se era noto in Francia, per essere vicino all’estrema destra di quel Paese e tenace oppositore della legge che autorizza il matrimonio tra omosessuali introdotto di recente dal governo di François Hollande.

Egli era contrario, peraltro, anche all’immigrazione proveniente dai Paesi islamici, la subdola nemica – secondo lui – dell’Occidente e dell’Europa cristiana.

Non a caso il suo clamoroso gesto è avvenuto in Nôtre-Dame, simbolo di quella civiltà cristiana che egli sentiva minacciata e per salvare la quale riteneva bisognasse votarsi a gesti estremi, come aveva pure scritto sul suo blog qualche giorno prima di uccidersi: «Entriamo in un’epoca nella quale le parole devono essere rese autentiche dagli atti».

Il Ministro dell’Interno francese ha semplicisticamente liquidato il suicidio di Venner come «Il gesto di un uomo disperato» senza spendere una parola sul fatto che la legge sul matrimonio delle coppie omosessuali introdotta dal suo governo ha spaccato in due la Francia.

Di tenore opposto la dichiarazione del leader di estrema destra, Marine Le Pen: «Tutto il nostro rispetto a Dominique Venner il cui ultimo gesto, interamente politico, è stato di tentare di risvegliare il popolo della Francia».

Chi ha ragione? Per quanto la sinistra francese ed europea tenda a nasconderlo (senza gli immigrati perderebbe le sue Sturmtruppen…), in almeno la metà degli abitanti del Vecchio Continente prevale la sensazione che l’Europa non conti più niente sulla scena politica ed economica internazionale e che sia coinvolta nel più generale tramonto dell’Occidente.

Già, il tramonto dell’Occidente, da quando tempo se ne parla! Un secolo fa Oswald Spengler, nel saggio intitolato appunto Il tramonto dell’Occidente, riteneva la nostra civiltà destinata al tramonto a causa dell’affermarsi della democrazia e del socialismo, i sovvertitori, secondo lui, dei rapporti di potere. Per quanto la sinistra massimalista europea meriti appieno un tale giudizio, non sono, in generale, d’accordo con Spengler perché una delle cause del tramonto della nostra civiltà non sarà l’affermazione dei principi della democrazia o del socialismo ma semmai l’esaurirsi della loro carica ideale: il socialismo è morto senza avere realizzato la palingenesi socio-economica della società e la democrazia è diventata un esercizio dato in appalto a terzi.

Purtroppo è fallito anche il liberismo perché coloro i quali additavano agli amministrati l’esortazione di Guizot ai francesi del secondo impero, «Arricchitevi!», essi per primi non capivano che il denaro è il simbolo della ricchezza, non la ricchezza: le transazioni, il gioco di borsa, la compravendita di titoli diventa ricchezza ripartibile soltanto se si fondano su di un sistema produttivo che li alimenta.

In caso contrario si opera in un’economia “finanziarizzata” dove l’induzione all’acquisto di un titolo o di un bene può rivelarsi l’acquisto della fontana di Trevi da Totò nel famoso film “Totò Truffa” degli anni Sessanta. In altri termini si sono frantumati  i miti consumistici dell’Occidente liberal capitalista.

I popoli, però, vivono di miti perché da essi traggono ispirazione per costituirsi in consorzio nazionale e sociale e, invece, i miti occidentali, dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente in poi, non hanno fatto altro che divorarsi a vicenda: il sanguinolento amalgama sul quale la caput mundi basava il proprio imperio fu sostituito dall’evangelico «Porgi l’altra guancia»; la certezza della palingenesi che doveva seguire all’anno Mille svanì il 1° gennaio del 1001; il «Dio sopra tutto» medioevale venne soppiantato dal «Dio insieme a tutto» illuminista.

Dopo il tracollo della caput mundi pagana, proprio mentre l’Occidente perseguiva quell’impostazione eurocentrica che raggiungerà col Sacro Romano Impero di Carlo Magno, nel deserto della penisola arabica  prendeva sostanza il fattore che avrebbe portato alla “militarizzazione” unilaterale dei rapporti tra l’Islam e l’Europa.

Nel VII secolo d.C. vi nacque, infatti, Maometto, che si proclamò Profeta di una religione che, in meno di cinquant’anni, avrebbe fornito ai suoi seguaci una propulsione spirituale tale da consentire a un popolo di pastori e di mercanti la conquista d’imperi secolari come quello persiano e bizantino e, in meno di due secoli, il dominio di parte dell’Oriente asiatico e dell’Occidente africano ed europeo.

La forsennata cavalcata delle vittoriose armate islamiche minacciò la sopravvivenza dell’Europa perché ridusse il Mediterraneo a un lago chiuso trasformandolo da dinamica via d’incontro tra i popoli in sanguinosa barriera, il bahr al-rum ovvero il mare dei romani. Pertanto, quale che fu la contingenza storica nella quale esse maturarono, le Crociate non possono non ritenersi la risposta europea a quel mortifero accerchiamento.

Purtroppo, anche il ricordo di quelle inevitabili imprese militari, peraltro fallite miseramente, è stato tradito nel momento in cui la Chiesa ne ha chiesta scusa all’Islam per bocca di Giovanni Paolo II, salvo lamentarsi poi che la Carta Costituzionale Europea misconoscesse le radici giudaiche e cristiane dell’Europa. Perché la Comunità Europea avrebbe dovuto statuire la memoria storica di quelle radici se a tagliarle era stato lo stesso capo della Chiesa?

Chiedere scusa non si trasforma in abdicazione morale soltanto se avviene nell’ambito di valori contrapposti ma, comunque, comparabili: quale comparazione è possibile tra un mondo che fonda la propria civiltà su di un testo religioso fermo al VII secolo d.C. ed il Cristianesimo che ha avuto la capacità di mettersi in discussione attraverso 21 Concili Ecumenici, da quello di Nicea al Vaticano II? Quali diritti possono utilmente confrontarsi se in lingua araba (la lingua del Corano) neppure esiste un termine che possa indicare il diritto, poiché è il Corano stesso a essere codice civile, codice penale e codice morale? Confusione, ignavia, principi di democrazia poco praticati e sostanzialmente negletti, socialismo reale collassato: ma allora intorno a quali valori può fare quadrato l’Europa cristiana per arginare quel tracollo così drammaticamente percepito da Dominique Venner?

Il tracollo si può arginare – ammesso che ciò sia ancora possibile – rinforzando il nostro senso dell’identità, un’identità che è di tipo occidentale come dire libertaria, tollerante e democratica. Sì, perché dopo la venuta di Gesù Cristo, l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese noi europei, per dirla alla Sartre, «Sommes condamnés à être libres» ma per esserlo veramente, dobbiamo liberarci dall’ipocrisia del multiculturalismo.

La cancelliere tedesca Angela Merkel qualche anno fa proprio sul multiculturalismo si è espressa in termini chiarissimi: non ha funzionato! A costo di essere anche meno politically correct di Frau Merkel, bisogna dire che non vi erano (e non vi sono!) i presupposti affinché esso potesse funzionare.

La sua realizzazione, infatti, è strettamente connessa alla capacità di omologazione di una o più culture che entrano in contatto; come non si può sottacere che la maggiore resistenza al multiculturalismo provenga dagli immigrati di religione islamica i quali, spesso, inclinano a tagliare la testa a coloro che li ospitano, com’è avvenuto ieri a Londra, in nome del loro Dio.

Questi orrori rendono impossibile quel multiculturalismo che la Merkel ha, giustamente, considerato fallito. E non poteva che andare a finire così perché, fondando i suoi ordinamenti unicamente su di un testo religioso, lo Stato islamico, volente o nolente, finisce col diventare teocratico.

Di contro, la cultura, la giurisprudenza, e gli ordinamenti dei popoli occidentali, pur permeati dai precetti della Bibbia e del Vangelo, non hanno originato dei regimi confessionali come lo sono tutti quelli della galassia islamica: i Dieci Comandamenti sono considerati da ebrei e cristiani le fondamenta morali fornite dall’Onnipotente agli uomini affinché v’ispirassero le proprie leggi, ma non sono la Legge dello Stato! Per i cristiani il Vangelo è una raccolta di precetti da seguire per ambire alla salvezza eterna, ma esso ha sempre rappresentato soltanto la legge morale di coloro che si riconoscono in Cristo, tant’è che nella suddivisione dei poteri dello Stato i Cristiani hanno potuto fare proprio uno degli insegnamenti dell’Evangelo: «Reddite quae sunt Caesaris, Caesari; et quae sunt Dei, Deo».

Per gli occidentali, pertanto, la fede religiosa e le problematiche secolari incarnano aspetti separati dell’esistenza, mentre per il credente islamico la fede è vissuta in modo totalizzante, attraverso un travaglio spirituale tipico del primo Cristianesimo. Siamo arrivati, finalmente, al punto della domanda che abbiamo sulla punta della lingua fin dall’inizio: quali insegnamenti dobbiamo trarre dal suicidio di Dominique Venner in Nôtre-Dame? Uno di sicuro: dobbiamo smettere di inseguire il progetto di un mega Stato europeo e insistere, piuttosto, su di una federazione di singoli Stati.

In altre parole dobbiamo riprenderci l’identità nazionale e insistere su di un realistico interculturalismo invece che su di un astratto multiculturalismo che, in realtà, non vuole nessun popolo perché è psicologicamente castrante. D’altronde gli stessi fautori del multiculturalismo, poi, non lo praticano nella realtà com’è avvenuto al Castello Sforzesco di Milano dove il ministro dell’immigrazione, Cecile Kyenge, si è rifiutato di stringere la mano di Alessandro Morelli, capogruppo della Lega Nord al Comune di Milano facendo addirittura intervenire la sua scorta per bloccarlo mentre questi si avvicinava a lei pacificamente e a mano tesa. Complice la sordina che i media corifei del “POTERE” in tutta Europa metteranno all’avvenimento, tra qualche giorno avremo dimenticato l’estremo gesto di protesta di Dominique Venner.

Eppure se tra qualche secolo esisterà ancora un’Europa di Stati nazionali, se i nostri nipoti potranno ancora riconoscersi in una Patria «che ci deve amare» sarà anche per merito suo.

Vincenzo Ciaraffa

Foto: nationspresse.info

Olimpiadi Londra 2012, quasi una no fly zone sulla City. Sea King, Puma e Typhoon in prontezza operativa con l’appoggio della portaelicotteri anfibia HMS Ocean

Restrizioni allo spazio aereo per una estensione pari a una trentina di miglia sopra il cielo di Londra sono state messe in atto lo scorso fine settimana e sono attualmente sotto il controllo delle Forze Armate britanniche nell’ambito del progetto di sicurezza a protezione della trentesima edizione dei Giochi Olimpici.

In gran parte della porzione di cielo sudorientale dell’isola, inclusa ovviamente Londra, rimangono fortemente ristretti per un mese tutti i voli eccetto i voli di traffico commerciale, rigidamente incanalati in precisi corridoi prestabiliti, che comunque non dovrebbero subire ritardi.

L’applicazione delle restrizioni coincide, come fa notare l’articolo di Armed Forces International News, con un rinforzo di 3.500 militari delle Forze Armate britanniche destinati alla tranquillità olimpica, dopo il bidone tirato dalla società G4S in tema di addetti alla sicurezza.

A ovest di Londra, nella base della RAF di Northolt, sede della Royal Flight, sono schierati gli elicotteri Sea King oltre ai caccia Eurofighter Typhoon FGR4, arrivati il 9 luglio scorso come si apprende dal sito della base aerea.

Dall’altra parte di Londra, intanto, sono già in prontezza operativa cecchini ed elicotteri Puma della RAF, mentre sulle acque del Tamigi nel centro della capitale è presente la portaelicotteri anfibia HMS Ocean (foto) con il suo carico di Royal Marines a bordo. Funzionerà da piattaforma di lancio per gli elicotteri Lynx di Marina e aviazione Esercito che agiranno di supporto alla polizia per aerotrasporto e sicurezza marittima.

Gli Eurofighter, normalmente basati a Coningsby nel Lincolnshire e a Leuchars in Scozia, sono stati ora trasferiti a Northolt dopo l’esercitazione di maggio in vista delle Olimpiadi.

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Fonte: Armed Forces Int’l News, HMS Ocean, Euronews, RAF Northolt

Foto: HMS Ocean

DSEi 2011: BAE presenta il carro armato invisibile e il sistema di atterraggio in ambiente sabbioso

Sicurezza e discrezione. Ecco le parole chiave delle due novità proposte dall’azienda britannica BAE Systems al Defence and Security Equipment International (DSEi) di quest’anno, che aprirà i battenti domani 13 settembre all’ExCeL di Londra.

Sicurezza, innanzi tutto. Il sistema BLAST (Brownout Landing Air System Technology) è espressamente dedicato agli elicotteri e nasce dalla necessità sperimentata in Afghanistan e in Iraq di operare con sicurezza anche in condizioni di scarsa visibilità a causa della sabbia.

Il sistema è stato pensato infatti per migliorare la visibilità in tutte le situazioni in cui le procedure di decollo e atterraggio non sono praticabili per le proibitive condizioni del terreno, dove risulta pericoloso operare nel turbinio di sabbia sollevato dalle pale in rotazione.

Il BLAST (foto BAE) è già stato testato nell’aprile di quest’anno in Arizona, fa sapere l’articolo di Armed Forces International, dimostrando l’utilità della visione tridimensionale generata dal sistema durante l’atterraggio in condizioni proibitive.

La discrezione, invece, è data dalla tecnologia che rende invisibili i carri armati rendendoli impercettibili. Adaptiv, così si chiama, è un sistema che sfrutta il calore permettendo al mezzo blindato di mimetizzarsi con l’ambiente.

Pixel esagonali (foto BAE) particolarmente sensibili alle alte temperature permettono di catturare il calore del terreno e di trasmetterlo sul carro armato. Un sistema utilizzabile non solo per mezzi in movimento, ma anche per navi o per edifici. I pixel sono di misura variabile a seconda dell’utilizzo e delle necessità. Il camuffamento è garantito con un basso consumo di energia.

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Fonte: Armed Forces International

Foto: BAE Systems

Nove anni, pelo nero lucido e fiuto antiesplosivo: il labrador Treo premiato a Londra con la prestigiosa PDSA Dickin Medal

Heyhoe_TreoE’ l’equivalente della più alta onorificenza militare del Commonwealth la medaglia assegnata mercoledì 24 febbraio a Treo, che nel 2008 ha salvato innumerevoli vite di soldati e civili nel corso del suo turno di impiego in Afghanistan.

Treo è un cane. Un lucidissimo labrador nero di nove anni che serve Sua Maestà con il suo fiuto antiesplosivo. La PDSA Dickin Medal gli è stata conferita per il suo coraggio e per la sua devozione al servizio svolto come military working dog. E’ il riconoscimento più prestigioso per un animale, l’equivalente appunto della Victoria Cross per gli esseri umani.

Alla cerimonia, svoltasi all’Imperial War Museum di Londra, Treo era accompagnato dal suo conduttore sergente Dave Heyhoe. Insieme fanno coppia fissa da cinque anni. “Treo è un cane speciale – ha dichiarato il sergente Heyhoe – e c’è un motivo per cui lo chiamo ‘il mio ragazzo’: è perché mi sento sicuro quando è al mio fianco e so che già tante volte mi ha salvato la vita”.

sgtHeyhoe_TreoTreo non ha mai vacillato dal suo impegno in Afghanistan nella provincia di Helmand, dove sempre in prima linea ha evitato la perdita di molte vite umane. A un primo ritrovamento di ordigni improvvisati (IED) pericolosamente trappolati e nascosti nell’agosto 2008, è seguito il rinvenimento di altri IED posizionati lungo strade frequentate e pronti a scoppiare non solo al passaggio dei soldati ma anche al traffico dei civili.

Treo è stato donato all’Esercito Britannico da un civile quando aveva un anno. L’addestramento ha evidenziato le sue doti decisamente compatibili con le responsabilità richieste dal teatro operativo. Ora l’esemplare di labrador è in pensione e vive con il suo conduttore Dave Heyhoe, non senza aver inciso splendidi momenti nel cuore di chi lo ha incontrato durante la sua attività operativa di cane antiesplosivo.

Come riferisce il maggiore Graham Shannon comandante della Ranger Company 1 R Irish, che ricorda un momento di recupero in una base temporanea dopo una serie di attacchi a fuoco subiti a Sangin: “C’erano il sergente Heyhoe e Treo. Treo correva dietro alla sua palla e all’improvviso non sembrava più di essere a Sangin: solo un pugno di amici seduti in cerchio a parlare di cani. E la guerra sembrava lontana mille miglia”.

Il PDSA, ovvero il People’s Dispensary for Sick Animals che ha conferito l’alta onorificenza a Treo, è l’organizzazione caritatevole di veterinari più importante del Regno Unito. Fornisce assistenza e cure gratuite ad animali i cui padroni versano in condizioni di bisogno e promuove un rapporto responsabile con i propri animali da compagnia. E’ stato fondato nel 1917 dalla londinese Maria Dickin.

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Fonti: UK MoD, PDSA

Foto: UK MoD, PDSA

Conferenze prima e dopo: The Afghanistan Compact 2006 e Afghanistan The London Conference 2010

afghanistan-mapQuattro anni fa c’era più ottimismo sullo sviluppo dell’Afghanistan. La conferenza The Afghanistan Compact, che si tenne a Londra il 31 gennaio e il 1° febbraio 2006, e la settantina di paesi che vi  erano presenti avevano delineato un piano su tre aree d’azione da completarsi nei successivi cinque anni.

Sicurezza, governance, diritti umani, sviluppo socio-economico erano stati definiti come i tre principali settori di intervento. Negli allegati agli atti erano state precisate anche le date del raggiungimento degli obiettivi posti, raggiungibili al più tardi nel 2010.

E il 2010 era sì l’anno del trasferimento di responsabilità alle forze afghane, obiettivo annunciato anche ieri dal primo ministro britannico Gordon Brown a Londra in apertura della conferenza Afghanistan The London Conference, ma era anche l’anno del compimento della lotta alla corruzione e al narcotraffico, l’anno entro cui donne e uomini avrebbero conquistato pari dignità e tutti gli afghani avrebbero avuto l’acqua corrente nelle proprie case.

In quell’occasione la Germania aveva messo a diposizione 160 milioni di euro e la Svizzera 100 milioni di franchi. Erano interventi di sostegno legati proprio a quell’evento e annunciati in quella conferenza, perché già altri finanziamenti erano in corso.

Ieri intanto si sono rifatti i conti e si è deciso che gli aiuti finanziari della comunità internazionale verranno aumentati del 50% per i prossimi due anni. In vista del compimento degli obiettivi fissati e finanziati già quattro anni fa.

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Fonte: Afghanistan The London Conference, UK MoD, Unama

Foto: geology.com