Marina Militare Italiana

SNMG2, esercitazione del boarding team italiano a bordo della fregata tedesca Hamburg. Foto

20150812_SNMG2 facebook profile_Ita Boarding Team Euro_Marina Militare (3)Lo Standing NATO Maritime Group 2 (SNMG2), forza navale della NATO operativa nel Mediterraneo in funzione sicurezza e antiterrorismo, ha pubblicato ieri, 12 agosto, sul suo profilo facebook, le foto del Boarding Team italiano della fregata Euro in esercitazione a bordo della fregata tedesca Hamburg, attuale flag ship dell’operazione Active Endeavour (link articolo in calce).

Una volta saliti a bordo, spiega il post di SNMG2 in facebook, i militari italiani si sono messi in sicurezza, hanno perquisito alcune stanze e hanno discusso con il personale civile di bordo, il tutto nello scenario fittizio dell’esercitazione in corso.

20150812_SNMG2 facebook profile_Ita Boarding Team Euro_Marina Militare (5)L’SNMG2 è dallo scorso 25 giugno sotto il comando del contrammiraglio Jörg Klein della Marina Militare Tedesca, imbarcato sulla fregata Hamburg (flag ship).

Il Boarding Team ha la capacità di operare in scenari cosiddetti “non cooperativi” in ambiente sia diurno che notturno. Per quanto riguarda la formazione di Boarding Team, si apprende dal sito della Marina Militare Italiana della conclusione, il 21 novembre scorso, di un periodo di addestramento avanzato di 10 settimane dei team del 2° reggimento della brigata marina San Marco, integrato dell’addestramento congiunto con i Tiratori Scelti Anfibi (TSA) e dell’addestramento al Combattimento Militare Corpo a Corpo (CMCC).

20150812_SNMG2 facebook profile_Ita Boarding Team Euro_Marina Militare (2)Tutte le foto qui pubblicate sono del profilo facebook SNMG2.

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Fonte e foto: Standing NATO Maritime Group 2/facebook; marina.difesa.it

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La Marina Militare a Chioggia partecipa a Ottobre Blu 2013. Protagonista il mondo dell’immersione con i palombari del COMSUBIN

È in corso a Chioggia, in provincia di Venezia, la manifestazione Ottobre Blu, organizzata dall’ASPO (Azienda Speciale per il Porto di Chioggia) della Camera di Commercio di Venezia, con il patrocinio della Marina Militare, la collaborazione dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia e del comune di Chioggia con lo scopo di promuovere la realtà marinaresca legata alla città.

La manifestazione, cominciata sabato 19 ottobre, continuerà fino a domenica 27. L’obiettivo dell’evento è mettere in evidenza il mondo marinaresco in un percorso che coinvolge il sociale, la cultura, lo sport, l’arte e l’imprenditoria.

La costante presenza della Marina Militare in tutte le edizioni ha consentito di conoscere la realtà della Forza Armata e del mare. Il protagonista della quinta edizione di Ottobre Blu è il mondo dell’immersione con il tema Immersione, Idrografia e Idraulica: per conoscere il mondo in cui viviamo.

Per celebrare il tema di quest’anno la Marina Militare sarà presente con i palombari del COMSUBIN (Comando Subacquei e Incursori), sempre pronti a operare sia in attività militari che civili, come per il naufragio della Costa Concordia e nella tragedia di Lampedusa.

Tra gli eventi in programma, un’attività dedicata ai bambini di età compresa tra i 4 e i 13 anni, con l’obiettivo di far conoscere loro il mondo sommerso. I bambini avranno l’opportunità di un’immersione “protetta”, con i palombari della Marina, e la possibilità di conoscere l’ambiente subacqueo e i suoi misteri, vivendo un’esperienza unica nel suo genere.

La Marina Militare sarà presente con la fregata Euro, il sommergibile Pelosi, i Palombari, il Centro Mobile Informativo, la Banda Musicale, le unità e gli equipaggi della Sezione Velica. Farà sosta nel porto di Chioggia anche la nave Aretusa dell’Istituto Idrografico della Marina Militare.

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Fonte e foto: Marina Militare

Marina Militare e Ispra insieme per lo studio della biodiversità. Nave Magnaghi aperta al pubblico nel porto di Milazzo

La nave idrografica della Marina Militare, Nave Ammiraglio Magnaghi, al comando del capitano di fregata Marco Grassi, e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), stanno conducendo uno studio approfondito dei mari antistanti le coste siciliane. I risultati delle attività effettuate in stretta sinergia, volte all’accrescimento delle conoscenze sugli habitat marini e la caratterizzazione dei fondali marini, saranno resi noti alla stampa oggi, sabato 20 luglio, alle 15.00, dallo stesso comandante dell’unità e da ISPRA, a bordo di nave Magnaghi.

L’attività, che non riguarda solo il fondale ma anche le specie ittiche presenti e di passaggio, comprende lo studio della fauna, l’analisi qualitativa del substrato marino e il prelievo di campioni del fondale nelle acque antistanti il porto di Milazzo, in provincia di Messina.

Un sistema di ripresa subacquea, il Baited Remote Underwater Video (BRUV), consente la registrazione e l’analisi delle specie ittiche che popolano il fondale, attirate nel campo della telecamera da un’esca opportunamente posizionata.

L’équipe imbarcata su Nave Magnaghi, composta da personale dell’equipaggio e da ricercatori dell’ISPRA, ha già completato uno studio nell’area antistante il Porto di Levante dell’Isola di Vulcano, nell’Arcipelago delle Eolie. Anche in questo caso sono stati prelevati dei campioni del fondale e, grazie a un ecoscandaglio multifascio – installato su imbarcazione idrografica – si è potuto determinare anche la morfologia del fondale marino.

La campagna di ricerca è svolta nell’ ambito dell’accordo di collaborazione per il Coordinamento Nazionale della Geofisica Marina (CONAGEM). I campioni acquisiti, dopo i primi trattamenti a bordo, saranno analizzati dal personale ISPRA in laboratori specializzati.

Le prime attività, svolte nell’ambito della Campagna idro-oceanografica 2013 che impegna la Nave da maggio a ottobre hanno riguardato il rilievo idrografico delle Isole di Salina, Vulcano e Lipari, effettuando scandagliamento sia da nave che da barca.

I dati acquisiti, opportunamente analizzati, verranno impiegati dall’Istituto Idrografico della Marina Militare per l’aggiornamento della documentazione nautica attualmente in vigore per poi essere messi a disposizione di tutti i naviganti.

Il 20 e 21 luglio Nave Magnaghi ormeggerà presso il porto di Milazzo e sarà disponibile per visite a bordo da parte della popolazione civile (sabato 20, dalle 15.00 alle 1800, e domenica 21, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00).

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Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Ricamar 2013: Nave Magnaghi della Marina Militare insieme con Istituto di vulcanologia per rilievo fenomeni sismici nel Golfo di Pozzuoli

È iniziata ieri 14 maggio la campagna geofisica-oceanografica Ricamar 2013, condotta in sinergia tra l’Istituto Idrografico della Marina Militare e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INVG), nell’ambito dell’accordo di collaborazione con il Coordinamento Nazionale per la Geofisica Marina (CONAGEM).

Protagonista della campagna è Nave Ammiraglio Magnaghi, l’unità idro-oceanografica maggiore della Marina Militare, che ha lasciato il porto di La Spezia in direzione Golfo di Pozzuoli per svolgere un’importante attività scientifica volta allo studio delle acque della caldera dei Campi Flegrei, una delle zone vulcaniche più pericolose e popolate del mondo, da monitorare in tempo reale al fine di proteggere le popolazioni vicine.

A bordo è presente una equipe di ricercatori dell’INGV, il cui obiettivo è una caratterizzazione ambientale del Golfo di Pozzuoli attraverso l’identificazione di strutture sottomarine, la tipologia del fondale marino, il censimento di sorgenti di emissione gassose, la valutazione di variazioni termiche delle acque marine, comparate con dati satellitari e contestualmente prefigurare scenari sottomarini propedeutici all’installazione di sistemi di osservazione.

Il progetto è di estrema utilità poiché al momento non esistono sistemi di rilevamento della deformazione associata ai fenomeni sismici sul fondale marino installati nel Golfo di Pozzuoli.

Il focus è quello di realizzare un prototipo di infrastruttura con cavo sottomarino, sul quale vi sono alcuni punti di collegamento per sensori di monitoraggio.

La Marina Militare concorre alla salvaguardia ambientale, proponendosi come ponte tra la rete di monitoraggio a terra e l’innovativo sistema marino.

La caldera dei Campi Flegrei è una delle zone vulcaniche più pericolose e popolate del mondo. Da ciò nasce la necessità di un monitoraggio in tempo reale per scopi di protezione civile. Questa necessità ha portato, nel tempo, a sviluppare progetti di cooperazione sia regionali che nazionali con lo scopo di integrare la rete di monitoraggio terrestre con un innovativo sistema marino.

La caldera comprende la parte occidentale della città di Napoli e si estende nel Golfo di Pozzuoli. La caratteristica principale dell’attuale attività vulcanica della caldera è il movimento lento del suolo a carattere episodico e di grande ampiezza (bradisismo), accompagnata da un’intensa attività sismica e superficiale che si verifica solo durante la fase di sollevamento.

Si prevede, attraverso modelli deformativi calibrati con dati acquisiti a terra, che la massima deformazione sia localizzata nel Golfo di Pozzuoli.

Nel periodo di massimo abbassamento, risalente probabilmente al medioevo, alcuni studi dimostrano che il livello del suolo era tra i 7 e i 10 m più basso rispetto all’epoca di costruzione del Serapeo nel I sec. d.C.. Nel 1500 un’importante crisi di sollevamento determinò un innalzamento complessivo dell’area di circa 7 metri e precedette l’eruzione del Monte Nuovo, avvenuta nel 1538.

Dopo l’eruzione iniziò invece un periodo di lenta subsidenza. In tempi più recenti, precisamente nel 1969-72 e nel 1982-84, si sono verificate due crisi bradisismiche, accompagnate da attività sismica, che hanno portato a un sollevamento del suolo complessivo di circa 3,50 m.

Durante la prima delle due crisi si registrò un sollevamento del suolo di circa 1,70 m, al quale seguì una lenta subsidenza fino al 1982. Fra il 1982 e il 1984 si ebbe un nuovo sollevamento del suolo di 1,80 metri accompagnato da circa 10.000 terremoti, il maggiore dei quali avvenne il 4 ottobre 1983 e fu di magnitudo 4.2. Durante queste crisi una parte della popolazione di Pozzuoli venne evacuata per il rischio di crolli provocati dalla forte attività sismica.

Dal 1985 il suolo ha ripreso ad abbassarsi, sebbene con periodi di sollevamento più brevi e di minore entità. Questi periodi sono puntualmente accompagnati da sciami sismici, l’ultimo dei quali si è registrato nel giugno del 2010.

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Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Popolazione colpita da terremoto soccorsa via mare dalla Marina Militare: è un’esercitazione dual use che coinvolge in pieno la portaerei Cavour

Oggi, 11 aprile, e domani, 12, la Marina Militare conduce un’esercitazione di soccorso e supporto a una popolazione colpita da calamità naturale, nell’ambito di attività anfibia prepianificata e in concorso con il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.

L’esercitazione è inquadrata nell’ambito delle capacità polivalenti – in gergo definite dual use, ovvero civile e militare – delle navi: mentre la Squadra navale svolgerà tutte le attività tipiche necessarie al mantenimento dell’addestramento militare, l’esercitazione permetterà di verificare l’efficacia delle predisposizioni di nave Cavour, già protagonista dell’Operazione White Crane ad Haiti nel 2010, per supportare le forze di soccorso su larga scala proiettate dal mare su terra.

Obiettivo dell’esercitazione è il soccorso dal mare alle popolazioni di un territorio colpito da un terremoto, al fine di addestrarsi a creare le strutture di emergenza a terra tramite l’impiego degli uomini e mezzi della Forza da sbarco e fornire, grazie alla presenza della portaerei Cavour, una piattaforma alla Direzione Comando e Controllo (DICOMAC) della Protezione Civile che sia in grado di offrire comunicazioni tradizionali e satellitari, supporto aereo per trasporti ed evacuazioni mediche e un moderno ospedale in tempi rapidissimi.

L’azione si svolgerà in un’area demaniale nei dintorni di Massafra, in provincia di Taranto, mentre le unità navali saranno posizionate nel Golfo di Taranto settentrionale.

Lo scopo finale dell’esercitazione è di continuare la collaborazione con la Protezione Civile in modo da consolidare un modulo operativo di reazione rapida al servizio del Paese.

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Fonte: Marina Militare

Foto: Marina Militare

Marò: ma quale figuraccia internazionale, sembra piuttosto un voto di scambio

L’orrore delle prime reazioni mediatiche italiane alla spedizione in India dei due fucilieri di Marina del reggimento San Marco, i marò sotto accusa dalla giustizia indiana per l’uccisione di due pescatori del Kerala, si è accompagnato alla considerazione dell’aggravamento dell’immagine del nostro paese sul piano internazionale.

Ciò è comprensibile, in quanto il timore che l’Italia appaia ora più debole e incerta sul piano internazionale è certamente legittimo. Ma non sembra essere altrettanto fondato. Non sul piano dell’influenza mediatica occidentale, almeno.

Al di fuori di qualche articolo di cronaca e qualche riferimento alla vicenda, che sono agevolmente rintracciabili sugli archivi online di BBC e CNN, la questione dei marò non sembra essere così rilevante sul piano internazionale, quello autorevole e che fa tendenza, intendo.

E infatti non lo è. Secondo una regola giornalistica di rilevanza, innanzi tutto, che tiene in conto ciò che ha valore in rapporto al target di diffusione dei media e, quindi, all’interessamento reale di chi poi se lo va a comprare, il giornale.

Secondo un interesse internazionale, poi, dato che i rapporti Italia-India non rappresentano un elemento di principale attrattiva quale sarebbe lo stesso rapporto tra potenze di rilievo o strategicamente interessanti, penso a Israele, Stati Uniti, Russia e, ai nostri giorni, Siria ed Egitto.

La riprova che la questione non interessa neppure i nostri vicini europei è confermata dalle dichiarazioni di Catherine Ashton, la baronessa rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, in risposta alla lettera del gruppo facebook Ridateci i nostri Leoni: “Non sarebbe corretto per l’UE intervenire in una questione che è posta dinanzi alle competenti istanze giudiziarie di uno Stato Straniero.” L’Europa dà appoggio alla lotta alla pirateria, ribadisce il documento di risposta. Nessun dubbio, quello sì ha rilevanza internazionale.

Se poi si va oltre oceano, negli Stati Uniti, la prima cosa che ti chiedono i tassisti non è come stiano andando i rapporti con l’India, ma piuttosto come va la nostra economia e cosa caspita abbiamo intenzione di fare con il nostro governo.

Quello sì che rappresenta un elemento di interesse, perché l’economia italiana – e questo me lo ha confermato recentemente un conoscente che risiede nei Paesi Bassi e che lavora in una multinazionale – è il vero elemento di interesse sia in ambito europeo che statunitense. Siamo la quinta potenza economica nel mondo, questo è l’elemento concreto che davvero interessa la locomotiva globale.

Con questo non intendo dire che i marò non siano di interesse. Lo sono, certo che lo sono, ma solo sul piano interno. Italiano e indiano. Il fallimento della trattativa con l’India, questo “calare le braghe” che ha ricordato a molti una riedizione dell’8 settembre 1943, è un fallimento tutto nostro nei rapporti con l’India. Una notizia che può avere rilevanza giornalistica in India e in Italia.

Avrebbe potuto avere rilevanza internazionale se solo l’Italia avesse giocato fino alla fine la partita a scacchi – già vinta – con l’India, portando lo scacco matto della non restituzione dei marò per spingere l’India ad attuare la minaccia ventilata di togliere l’immunità diplomatica all’ambasciatore italiano a New Delhi, Daniele Mancino.

Allora sì che la relazione tormentata tra Italia e India sarebbe salita alle cronache internazionali occupando le prime pagine.

Perché l’India avrebbe disconosciuto la Convenzione di Vienna, di interesse internazionale, indirizzando minacce concrete a un rappresentante diplomatico. E la diplomazia è questione globale, se toccata si toccano gli interessi di qualsiasi stato del globo. Una rilevanza della notizia indiscutibilmente internazionale, non solamente sul piano mediatico.

La figuraccia non è dunque con l’Europa o con gli Stati Uniti, né tantomeno appare esserlo con l’India, paese che ha dimostrato di non avere una condotta chiara e lineare, per la mancata traduzione in inglese degli atti processuali relativi all’accusa ai marò, in primo luogo, per tutte le scorrettezze che ne sono seguite poi e per la messa in discussione, novità di ieri, e oggi ritrattata, della parola data per iscritto di non applicare la pena di morte nel caso i marò vengano dichiarati colpevoli dal tribunale indiano.

L’unica figuraccia che ha fatto l’Italia è con il proprio popolo. È con gli stessi marò, che sono rientrati in patria per dare il voto a chi poi li avrebbe rispediti in India dopo aver battuto la grancassa della non restituzione in virtù del diritto internazionale.

Questo mangiarsi e rimangiarsi la parola da parte dei vertici diplomatici, militari e politici italiani potrà essere ricordata nel futuro sul piano internazionale qualora l’India dovesse diventare quella gran potenza globale che vorrebbe essere. Perché allora sarà una potenza cresciuta sulle scorrettezze consentite e corroborate dalla debolezza dei vertici dell’Italia.

Il problema, dunque, è tutto nostro. Più che una figuraccia sul piano internazionale c’è invece il timore che la consegna dei due marò rappresenti una sorta di voto di scambio. Sullo sfondo c’è l’ombra dello stallo che si è venuto a creare con l’Agusta Westland per il contratto degli elicotteri che l’India dice di aver sospeso dopo la questione delle tangenti pagate dall’allora ad, Giuseppe Orsi, all’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica indiano, Sahsi Tyagi, notizia riportata dalle cronache giudiziarie dei due paesi.

Una situazione che potrebbe costare cara alla Agusta Westland, del gruppo Finmeccanica, non soltanto per l’affare messo in discussione dopo il lauto incoraggiamento già versato, secondo quanto ci ha fatto sapere la cronaca recente, ma perché in questo modo, e con l’implicazione dei vertici coinvolti nella vicenda giudiziaria, rischia di passare nelle mani degli inglesi della Westland, che ancora non hanno digerito di aver perso il loro impero e male hanno tollerato l’uscita di scena da una joint venture originariamente paritaria.

Questa, semmai, è l’unica implicazione, ora, sul piano internazionale.

E ancora di più preoccupa questa consegna se solo si prova a ipotizzare l’aspettativa di chi attende di conoscere il destino del contratto in sospeso: fa rabbrividire l’idea che qualcuno possa essere in attesa di conoscere la reale efficacia del sacrificio umano appena compiuto.

Ancor più triste appare la faccenda se si avvicina a questo bisbiglio il rumor che sta circolando in facebook a corredo di una foto dei due sfortunati marò. Nella didascalia viene fatto riferimento al ministro della Difesa, che si sarebbe “battuto come un leone in consiglio quel pomeriggio maledetto” e alle “sabbie mobili della politica, degli affari e della pavida/viscida Cooperazione allo sviluppo”; alla richiesta di maggiori chiarimenti la risposta viene procrastinata a martedì prossimo, quando si svelerà il tutto.

Dunque proprio nei prossimi giorni, se l’indiscrezione è fondata, sapremo cosa ha determinato l’immolazione dei due fucilieri della Marina Militare Italiana. Chissà, magari sì sarà una notizia di rilevanza internazionale.

PC

Foto da facebook

Marò, “malo e oscuro cammino”

By Vincenzo Ciaraffa

Il 19 febbraio scorso, su questo stesso blog, terminammo un articolo sui nostri due marò detenuti illegalmente in India adattando alla circostanza una frase, dedicata ai Carabinieri, che il bandito siciliano Salvatore Giuliano aveva inciso sul calcio di legno del suo mitra: «Per voi vedo malo e oscuro cammino».

Una quindicina di giorni dopo, invece, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ritornarono in Italia con quella che, un tempo, i nostri militari di leva chiamavano impropriamente «licenza elettorale», concessa loro magnanimamente dall’India per farli venire a votare nel loro Paese in occasione delle ultime elezioni politiche.

I due Sottufficiali avevano appena calcato il patrio suolo che arrivò il ruggito del coniglio dalla Farnesina: «L’Italia ha informato il governo indiano che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra due Stati, i fucilieri di marina […] non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso». Boom!

Soprattutto perché piacevolmente stupiti dall’infrequente, tardivo scatto di orgoglio del governo, su alcuni media nazionali e sui social network esplose la gioia del popolo della rete e di tutti quegli italiani che avevano tenuto desto il dibattito sulla vicenda dei due sfortunati militari del San Marco. Nella circostanza, infatti, alcuni quotidiani nazionali titolarono che il nostro governo aveva tirato fuori l’orgoglio, altri invece che aveva (finalmente) tirato fuori le palle!

Insomma sembrava che le fosche previsioni dello scrivente fossero state eccessive, se non addirittura infondate, e che il futuro dei nostri due militari non si prospettasse per nulla come un «… malo e oscuro cammino». E ciò con nostra grande gioia! Insomma per una volta essere smentiti ci faceva sentir bene, anche se non condividevamo lo “stile 8 settembre 1943” con il quale il governo stava tradendo un impegno comunque assunto con uno Stato estero e di fronte al mondo intero.

Infatti, giunti a quel punto, più che dalla fellonia, la Farnesina si sarebbe dovuta far ispirare da un orgoglioso buonsenso intessendo negoziati sempre più serrati con l’India e, nel frattempo, portare il caso davanti all’ONU e all’alta corte di giustizia dell’Aia.

Non è stato un caso che abbiamo tirato in ballo l’8 settembre del 1943, perché nei giorni che precedettero quel tragico settembre di settanta anni fa l’Italia riuscì nella titanica impresa di ritrovarsi per alcuni mesi in guerra con ben nove nazioni.

Quasi come adesso che è riuscita a fare imbestialire gli indiani, specialmente l’opinione pubblica, a fare una figura di merda sul piano della credibilità internazionale e ad aggravare la posizione dei due marò che per la terza volta – e senza nessun patema d’animo da parte di chicchessia – sono stati consegnati agli indiani come agnelli da sacrificare sull’altare dell’indecenza della nostra classe politica e dirigente.

Mentre scriviamo, infatti, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, si sono involati da Brindisi alla volta della loro prigione indiana con un aereo militare graziosamente messo a disposizione dallo Stato Maggiore Difesa che, a quanto pare, è più versato a fare il gestore di aereo taxi che delle Forze Armate nazionali.

La Farnesina, dal canto suo, fa sapere che il governo italiano «Ha chiesto e ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento per i due fucilieri e alla tutela dei loro diritti e che, inoltre, il governo indiano avrebbe garantito che per i nostri due marò non ci sarà la pena di morte».

Ma che nazione affidabile è quella che ritiene di potere condizionare l’opera della propria magistratura a nostro favore e che quoziente d’intelligenza possiede un governo che ci crede pure!

Bene, adesso che sappiamo che a Massimiliano Latorre e a Salvatore Girone gli indiani potrebbero affibbiare “soltanto” un piccolo ergastolo al posto della pena di morte, siamo tutti più contenti.

Infatti, mentre i due marò volavano alla volta dell’India, il governo Monti che (per nostra grande disgrazia) è ancora in carica per l’ordinaria amministrazione, ha fatto sentire la sua voce attraverso il sottosegretario al Ministero degli Esteri, Staffan: «La parola data da italiani è sacra».

Ma v********o, sottosegretario Staffan – che, peraltro, la suddetta frase l’hai scopiazzata dalla buonanima di Vittorio Emanuele III – non ti viene il sospetto che potremmo non rivedere più in Italia Massimiliano e Salvatore? Non ti è passata per la testa l’idea che anche difendere gli interessi dei propri cittadini e la dignità nazionale sia un compito sacro per un governo appena degno di questo nome?

Terminiamo con una domanda ai quattro Capi di Stato Maggiore: quando è che vi dimettete, gallonati, acquiescenti signori che vi muovete senza costrutto in quei grigi palazzi di via XX Settembre? Molti di noi si sono già dimessi. Da italiani.

Vincenzo Ciaraffa

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Foto: Marina Militare

Marina Militare, concorso per esami ammissione in Accademia navale: c’è tempo fino al 28 febbraio

Ultima data utile il 28 febbraio 2013, fa sapere lo stato maggiore della Marina Militare, per partecipare al concorso per esami utile all’ammissione di 98 allievi ufficiali alla prima classe dei corsi normali dell’Accademia navale di Livorno per l’Anno Accademico 2013-2014.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale IV Serie Speciale n. 8 del 29 gennaio 2012, il bando prevede la ripartizione dei posti secondo queste modalità: 57 per lo stato maggiore; 16 (sedici) per genio navale; 9 per il corpo di commissariato militare marittimo; 8 per il corpo delle capitanerie di porto e 8 per il corpo sanitario militare marittimo.

Al concorso possono partecipare concorrenti, anche se alle armi, di entrambi i sessi che abbiano compiuto il diciassettesimo anno di età alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande e non superato il giorno di compimento del ventiduesimo anno di età al 31 ottobre 2013.

Il limite massimo di età è elevato a 25 anni, fatte salve eventuali ulteriori disposizioni contenute nel bando, ovvero di un periodo pari all’effettivo servizio militare prestato, fino alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande di partecipazione al concorso, comunque non superiore a tre anni, per coloro che prestano o hanno prestato servizio militare nelle Forze Armate.

Le domande di partecipazione al concorso, i cui modelli sono pubblicati nel portale dei concorsi raggiungibile attraverso il sito della Difesa alla voce Concorsi accademie, dovranno essere compilate esclusivamente on-line e inviate entro il 28 febbraio 2013.

Fonte: stato maggiore della Marina

Lo stemma MMI è tratto da Wikipedia

La Marina Militare apre oggi le porte del suo Palazzo

Oggi porte aperte a Palazzo Marina, sede dello stato maggiore della Marina Militare sul Lungotevere di Roma. Dalle 9 alle 18, nella Giornata della trasparenza, valutazione e merito, i visitatori potranno ammirare i trentunomila metri quadrati, di cui più di undicimila coperti, progettati dall’architetto Giulio Magni, nipote del Valadier.

L’imponente edificio è ispirato al neo barocco. Il suo ingresso, sul Lungotevere, è arricchito da due ancore appartenute alla Viribus Unitis e alla Tegetthoff, corazzate austriache gemelle della Prima Guerra Mondiale.

Il visitatore di Palazzo Marina, oltre  ad avere l’occasione di ammirare dall’interno l’architettura dell’edificio e la storica biblioteca, potrà seguire, tramite un percorso guidato fatto d’immagini, modelli di navi, uniformi e cimeli, la storia della Marina Militare Italiana.

La costruzione di Palazzo Marina, iniziata nel 1912 e la cui inaugurazione risale all’ottobre del 1928, rientrava nell’ampliamento dei programmi navali dell’allora ministro della Marina ammiraglio Paolo Thaon di Revel. Nelle sale riunioni del nuovo edificio si progettavano la nascita di una nuova flotta navale e la creazione di un futuro e moderno gruppo da battaglia.

Oggi Palazzo Marina è la sede principale dello stato maggiore della Marina, degli uffici centrali della Forza armata e del ministero della Difesa.

La visita gratuita, rientra nella Giornata della trasparenza, valutazione e merito: un’iniziativa adottata dal ministero della Difesa nell’ambito del programma triennale, previsto dal decreto legislativo n. 150 del 2009, per la trasparenza, l’integrità e l’accessibilità delle informazioni concernenti la pubblica amministrazione. Il programma ha lo scopo di avvicinare di più i cittadini alle istituzioni, garantendo il giusto rapporto tra le amministrazioni e la collettività.

Fonte: Marina Militare Italiana

Foto: Associazione Nazionale Marinai d’Italia

La Marina Militare al Salone nautico di Genova. Oggi dibattito sullo sport e celebrazione sport del mare

Il mare come luogo d’amicizia tra tutti i popoli del Mediterraneo. Lo sport come veicolo di valori sociali e come propellente per lo sviluppo del territorio.

Questi i concetti che l’associazione di promozione sociale Learn To Be Free Onlus (LTBF) e Marina Militare Italiana discuteranno insieme oggi al 52° Salone Nautico Internazionale di Genova per celebrare il mare come luogo d’amicizia tra tutti i popoli del Mediterraneo.

Alle ore 15.30, nella sala stampa del quartiere fieristico del salone nautico, si svolgerà il dibattito sullo sport come veicolo di valori positivi e di crescita territoriale e come potente mezzo di inclusione sociale.

Verranno presentate, in tale occasione, iniziative di sviluppo quali la presentazione del futuro Centro sportivo di Tirana, la promozione delle attività sportive, il coinvolgimento dei giovani con un occhio sempre vigile verso la valorizzazione e la difesa delle identità proprio di ogni popolo e territorio. Inoltre verrà consegnato un riconoscimento da parte del Comitato regionale Liguria del Coni nella persona del presidente Vittorio Ottonello all’atleta Massimo Voltolina.

Presenzieranno al dibattito il Presidente della LTBF Onlus, Irene Pivetti, e il realizzatore del futuro Centro sportivo di Tirana nonché gestore del centro sportivo modello di Parma, Raffaele Quarantelli.

Alle 17.00, nella nave scuola Amerigo Vespucci ormeggiata nel Porto Antico di Genova, si terrà la celebrazione degli sport del mare, ricordando le imprese dell’equipaggio della Marina Militare, vincitore del Campionato nazionale ed europeo della classe J24, e la prima traversata a nuoto no-stop del Mare Adriatico, compiuta da Massimo Voltolina. Il triatleta riceverà una targa donata dalla Marina Militare.

Presenzieranno alla cerimonia il Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e il presidente della LTBF Onlus, Irene Pivetti.

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Fonte: Marina Militare Italiana

Foto: 52° Salone nautico internazionale di Genova