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Somalia, missione EUTM: due team di istruttori italiani per le forze di sicurezza somale

Sono arrivati il 30 dicembre scorso in Uganda i militari italiani componenti i Team Mine and IED Awareness (M-IEDA) e Combat Life Saving (CLS), che opereranno presso la Scuola addestrativa di Bihanga nell’ambito del terzo turno degli avvicendamenti dei team addestrativi internazionali della missione European Union Training Mission Somalia (EUTM Somalia).

Il personale dell’Esercito – composto da due ufficiali, due sottufficiali e quattro graduati, provenienti dal reggimento Genio ferrovieri di Bologna, dalla Scuola di sanità e veterinaria militare di Roma e dal 24° REMA di Merano – dopo aver effettuato il briefing introduttivo inerente gli aspetti salienti della missione, presso il Main HQ a Kampala, ha raggiunto l’area addestrativa di Bihanga, dove opera il battaglione addestrativo multinazionale.

I due Team M-IEDA e CLS, fa sapere lo stato maggiore della Difesa, hanno il compito rispettivamente di addestrare le reclute delle Forze di sicurezza somale in merito al riconoscimento delle principali mine utilizzate in Somalia e di ordigni inesplosi attraverso esercizi di Explosive Ordinance Reconnaisance, e di spiegare, tra i tanti argomenti, il concetto di emergenza medica nel campo di battaglia, i diversi livelli di cura, le diverse tipologie di evacuazione medica e il corretto uso dei pacchetti di medicazione individuali.

La missione EUTM, mirata all’addestramento di oltre 2mila soldati somali, è schierata in Uganda, con il Mission Headquarters (MHQ) nella capitale Kampala, una base addestrativa a Bihanga e un ufficio di collegamento a Nairobi, in Kenia.

Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto: stato maggiore della Difesa

Dopo Iraq e Afghanistan, gli USA pensano allo Yemen

La smobilitazione dall’Iraq potrebbe andare a tutto vantaggio della costituzione di nuove basi statunitensi in Yemen per combattere al-Qaeda.

Per il Wall Street Journal, che ieri ha fatto sapere dell’interesse americano a un ruolo di maggior rilievo in Yemen, gli Stati Uniti starebbero pigiando sull’acceleratore già da un po’ per consegnare urgentemente equipaggiamenti allo Yemen e costituire le basi per una campagna antiterrorismo senza esclusione di colpi.

La questione è come intervenire contro il nucleo qaedista yemenita AQAP (Al-Qaeda in the Arabian Peninsula), responsabile della recente spedizione di pacchi bomba tramite aerei cargo; ovvero se inserire nel territorio forze scelte statunitensi per l’addestramento dei militari delle forze armate yemenite o se implementare le risorse di intelligence, con gli 007 della CIA (Central Intelligence Agency).

Finora l’intelligence americana sul territorio non ha dato i risultati sperati. Si è appoggiata ai servizi sauditi, che pure hanno informatori nelle aree tribali, ma non ha raggiunto il livello auspicato di efficacia. Nell’impasse, la CIA e altre agenzie stanno trasferendo equipaggiamenti e materiali da altre aree, fa sapere l’articolo, espandendo anche i team di esperti nell’analisi del fenomeno AQAP. Il punto è come espandersi nell’area in questione.

Il governo dello Yemen appare riluttante nel ricevere addestratori statunitensi per le proprie truppe da posizionare nelle basi sul territorio. “Perché creare problemi inutili?”, chiede un ufficiale. Si metterebbero le basi per il pregiudizio secondo cui gli americani sarebbero invasori sul suolo yemenita.

Piuttosto meglio una fornitura di elicotteri e di visori notturni a sostegno delle missioni nelle aree più remote.

Lo Yemen possiede delle unità antiterrorismo addestrate dalle forze speciali statunitensi. La lotta al male, tuttavia, non si è rivelata soddisfacente. Nel corso dell’anno gli yemeniti si sono fatti scappare un paio di volte un bersaglio importante e hanno perso molti uomini.

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Fonte: Wall Street Journal

Foto: Obama and CIA/100spiare.it; Map locating routes of planes carrying bombs from Yemen; commercial flights were involved in addition to cargo flights/www.dailyme.com; Yemen’s female Counter Terrorism Unit at a base in Sanaa/The Christian Science Monitor.

Afghanistan: Obama vuole lasciare, Petraeus è cauto, Rasmussen cerca addestratori per le forze afgane

L’addestramento come lasciapassare per una strategia di rientro dall’Afghanistan: prima le forze di sicurezza afgane sono in grado di fare da sole, più presto le forze militari alleate possono lasciare l’Afghanistan.

Un concetto che ormai non ha più bisogno di essere ripetuto, visto che rappresenta l’ultimo scoglio da superare – o l’ultimo pedaggio da pagare – prima di lasciare il Paese delle Montagne al proprio destino.

E’ anche l’ultimo miglio in teatro operativo per Obama, che vede nell’Afghanistan l’unico fronte caldo su cui concentrare le proprie forze intensamente per il minor tempo possibile. L’anno prossimo si comincerà a smobilitare, secondo l’intenzione del presidente americano, mentre si dimostra un po’ più cauto il comandante di Isaf Petraeus, che al momento non indica date certe per il ritiro delle truppe.

Nel frattempo l’Alleanza Atlantica, nella persona del suo segretario generale Anders Fogh Rasmussen, provvede a un progetto itinerante di raccolta di addestratori in giro per l’Europa. Per dare il colpo di coda e supportare Isaf con almeno 2mila istruttori per le forze afgane. “Trainers are the ticket to transition”, appunto. Ma per il ministero della Difesa italiano si vedrà e La Russa passa la parola al governo.

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Fonte: Associated Press; ministero Difesa italiano; Nato; La Repubblica; Il Sole24Ore

Foto: Obama e Petraeus dal blog The Erstwhile Conservative