brigata italo-francese

UNIFIL, TOA Sector West: la brigata Taurinense subentra alla Friuli

20151014_SW UNIFIL schieratoNel pomeriggio di ieri, 14 ottobre, la brigata alpina Taurinense è subentrata alla brigata aeromobile Friuli alla guida del Sector West di UNIFIL, fa sapere con un comunicato odierno lo stesso Sector West.

Alla cerimonia di passaggio di consegne tra il generale Salvatore Cuoci, cedente, e il subentrante generale Franco Federici, che si è svolta nella base Millevoi di Shama, era presente il comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COMCOI), generale Marco Bertolini, e il Force Commander di UNIFIL, generale Luciano Portolano, che ha sovrinteso al passaggio della bandiera di UNIFIL.

20151014_UNIFIL SW_Leonte 18 cede la bandiera OnuIl generale Bertolini ha ringraziato il contingente della Friuli per il lavoro svolto e per il solido contributo al rafforzamento dei rapporti tra UNIFIL e la popolazione libanese, augurando al contempo buon lavoro agli alpini della Taurinense che assumono il comando del Sector West.

All’evento hanno partecipato autorità politiche, religiose e militari locali, nonché delegazioni di diverse nazionalità presenti nella missione delle Nazioni Unite UNIFIL.

La brigata alpina Taurinense, integrata da unità francesi nell’ambito del neo costituito comando brigata italo-francese (link articoli in calce, con intervista al gen Panizzi), assume quindi il comando del Sector West di UNIFIL, a cui contribuiscono 13 nazioni per un totale di circa 3.000 peacekeeper.

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La brigata Friuli in Paola Casoli il Blog

La brigata Taurinense in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: SW UNIFIL

20151014_gen Cuoci riceve la medaglia ONU

20151014_COM UNIFIL rassegna le truppe

20151011_alpini Taurinense_Unifil

20151014_TOA SW UNIFIL_brigata Taurinense

NATO VJTF, il nuovo strumento di sicurezza ai confini dell’Alleanza: definizione, utilizzi e percorso addestrativo

NATO_soldiers-of-the-1st-germannetherlands-corps-salute-during-eefh89Il nuovo concetto del VJTF è stato introdotto dall’ultimo summit della Nato che si è tenuto nel Galles lo scorso mese di settembre 2014, prendendo vita dalle tensioni internazionali che hanno caratterizzato le cronache più recenti a partire dalla questione dell’Ucraina e della Crimea, fino alla minaccia islamica dell’ISIS e alla debolezza del fronte mediterraneo minacciato da infiltrazioni terroristiche. Si chiama Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), ed è una forza rapida di immediato impiego considerata una vera e propria punta di lancia della Nato nella gestione delle tensioni ai confini nazionali dei paesi membri, con particolare attenzione all’est europeo.

Di questo nuovo strumento di cui ha deciso di dotarsi l’Alleanza Atlantica si è già parlato in Paola Casoli il Blog, in particolare nell’intervista al generale Massimo Panizzi (link intervista in calce) e all’allora sua brigata italo-francese, che si è formata e addestrata proprio in questa ottica di dispiegamento rapido transnazionale.

Ora riaffrontiamo l’argomento per dare una visione specifica, ma chiara nei termini, di questa novità che ci riguarda molto da vicino, non solo in quanto membri dell’Alleanza Atlantica, in considerazione della complessa esercitazione che il NATO Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona sta per affrontare al NATO Joint Warfare Centre (JWC) di Stavanger, in Novegia: la Trident Jaguar 15, finalizzata alla validazione NATO del comando multinazionale con sede nella caserma Mara alla vigilia di un periodo di standby quale comando di pronto intervento per una Small Joint Operation in ambito internazionale. In questo caso il VJTF pur non essendo parte della TF costituita da NRDC-ITA potrebbe rappresentare, a seconda degli scenari, l’elemento avanzato da rinforzare e sostituire.

Come anticipato, la brigata VJTF è caratterizzata da una capacità rapida di dispiegamento: 48 ore. Può essere composta, nel caso, da 5.000 elementi e costituisce parte della già meglio conosciuta NATO Response Force (NRF), su cui già si è scritto e si scrive (link articoli in calce).

Come la NRF, forza “joint and combined”, cioè complesso interforze (in cui sono armonizzate le componenti terrestre, navale, aerea e delle forze speciali) e multinazionale, che esprime la capacità immediata di risposta dell’Alleanza a una qualsiasi crisi, così anche la VJTF è finalizzata a dimostrare la volontà delle difesa collettiva dell’Alleanza dotandosi di uno strumento immediatamente impiegabile in tempi ristrettissimi e proiettabile verso i confini della NATO.

Official portrait of NATO Secretary General Jens  Stoltenberg“La forza giusta nel posto giusto”, l’ha definita di recente il Segretario Generale della NATO, il norvegese Jens Stoltenberg. Ed è proprio questa la finalità del Readiness Action Plan (RAP) delineato e concordato al summit del Galles, un piano in cui questo nuovo strumento militare entra a far parte a pieno titolo.

Il RAP è la riposta che la NATO ha inteso dare ai più recenti cambiamenti nel settore della sicurezza, soprattutto in relazione a ciò che accade ai confini dei suoi membri orientali e meridionali. Crimea, Ucraina, Repubbliche Baltiche, ISIS e Libia sono solo alcune delle parole chiave che ispirano questo nuovo progetto atlantico. L’obiettivo è garantire la prontezza di una risposta ferma a ogni minaccia alla sicurezza.

Nel RAP sono incluse tutte le misure della NATO a tutela della sicurezza dei paesi membri, compreso un potenziamento della NRF e la creazione, appunto, di questa VJTF, vera e propria “punta di lancia della NATO”.

La VJTF si centra sul comando di una unità a livello di una brigata in condizione di gestire una componente land fino a cinque battaglioni e con le possibilità di essere supportata da adeguati assetti aeronautici navali e di forze speciali. Il livello di prontezza richiesto gli consentirà di dispiegarsi completamente in un periodo di 48 – 72 ore al massimo.

Lo sviluppo e la sperimentazione del concetto VJTF consta di un percorso addestrativo che, assicura la NATO, procede secondo i ritmi prestabiliti. Nel 2016 la nuova forza sarà pienamente operativa così come concepita al summit del Galles.

20150402_150402-spearhead_NATO VJTFNon essendo ancora a pieno regime, dunque, nella VJTF è attualmente la parte terrestre della NRF a fare la funzione di una VJTF ad interim, fornendo la base per lo sviluppo della vera e propria forza VJTF.

Nel 2015 il personale è fornito in prima battuta da Germania, Norvegia e Olanda.

Il 2015 è anche l’anno in cui verrà condotto un intenso programma di esercitazioni e valutazioni del progetto, al fine di implementare il nuovo strumento atlantico entro la fine dell’anno in corso.

La VJTF sarà perciò totalmente operativa dal 2016, in grado di rispondere ovunque e in qualsiasi momento si renda necessario Intanto, a cammino di completamento della formazione e dell’addestramento già cominciato, la VJTF ha già raggiunto una sua capacità, anche se ad interim, e ha cominciato ad affrontare specifiche esercitazioni.

La prima di questa serie è quella che il 4 e 5 marzo scorsi, in Germania, ha visto coinvolto il Comando tedesco-olandese (1st German-Netherlands Corps), componente terrestre in standby nella NRF per tutto il 2015, al suo terzo turno in questo ruolo. Il comando con sede a Muenster ricopre dunque la funzione di Interim VJTF, secondo il concetto spiegato più sopra.

Le prossime esercitazioni si terranno in aprile (alert exercise) e in giugno (deployment exercise).

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Fonte: NATO

Foto: NATO; alamy.com; Wikipedia

La brigata italo-francese, strumento ideale per la nuova Nato spearhead force: intervista al gen Panizzi, comandante della Taurinense

gen Massimo PanizziIl nuovo scenario internazionale che si è delineato negli ultimi anni ha messo in luce crisi emergenti che le autorità politiche francesi e italiane hanno deciso di fronteggiare insieme, unendo la loro expertise militare attraverso una stretta collaborazione tra gli Eserciti delle due nazioni.

Questa idea di un Comando brigata bi-nazionale è sorta più precisamente nel 2009, a seguito dell’incontro di vertice delle autorità politiche francesi e italiane. Nel 2010 il progetto è entrato a far parte dei colloqui bilaterali tra gli stati maggiori con la redazione di una lettera di intenti che ne delineava i punti chiave di sviluppo.

Ma è nel 2011, ovvero quando i rispettivi ministri della Difesa ne hanno firmato gli accordi tecnici, che ha preso forma il concetto di impiego della brigata e sono state definite le fasi per il raggiungimento della capacità operativa del Comando. A seguito di questo importante passo, nel biennio 2012 – 13 è iniziato e si è intensificato l’addestramento congiunto da parte dei reparti delle due brigate, cioè la brigata alpina Taurinense e la 27^ brigata di Fanteria da montagna francese, impegnando Alpini e Chasseurs Alpins in numerose attività bilaterali, operative e di coordinamento e standardizzazione.

Exercice pont transalpin le 10 février 2015.La validazione del Comando brigata italo-francese, basato appunto sulla brigata alpina Taurinense, comandata dal generale Massimo Panizzi, e sulla 27^ brigata di Fanteria da montagna francese, comandata dal generale Hervé Bizeul, è avvenuta nel corso della recente esercitazione Transalpine Bond dello scorso novembre 2014, svolta presso il Comando artiglieria di Bracciano, organizzata e condotta dal Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (CeSiVa). Si è trattato di un’esercitazione per posti comando, sviluppata con l’aiuto di sistemi di simulazione (link articolo in calce).

Général-Hervé-BizeulOmologa certificazione con il posto comando a guida francese è stata ottenuta recentemente in Francia.

Dal punto di vista operativo, il “battesimo del fuoco” per la brigata italo-francese è previsto per il secondo semestre del 2015 quando, nella sua configurazione a guida italiana, verrà impiegata nella missione UNIFIL in Libano, secondo quanto anticipato nella cerimonia di chiusura dei Campionati Sciistici delle Truppe Alpine (CaSTA) 2015, recentemente conclusi in Alto Adige, dall’allora Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.

Il Comando brigata italo-francese (denominato Not Standing Bi-National Brigade Command – NSBNBC) è un’unità mista, non permanente ma prontamente impiegabile. È uno strumento flessibile, CAS.ALP 1°Art (7)mobile, modulare ed espandibile, che può assolvere missioni in ambito Nazioni Unite, NATO e Unione Europea, potendo costituire anche la forza di schieramento iniziale di un contingente più ampio.

Sviluppate sul naturale terreno di impiego delle due unità, ovvero la montagna, i reparti italiani e francesi hanno condiviso, tra le altre attività, ascensioni, raid sciistici, addestramenti alpinistici e competizioni sportive militari in alta montagna.

Paola Casoli ha intervistato il comandante della brigata alpina Taurinense, generale Massimo Panizzi.

Generale Massimo Panizzi, qual è l’ordinamento della brigata italo-francese?

Il Comando Brigata bi-nazionale è uno strumento modulare ed espandibile. Da quest’unità potranno dipendere vari assetti operativi, tra i quali due task force, una italiana e l’altra francese, per un totale di circa 4.000 uomini. La percentuale di personale dell’uno e dell’altro Paese varierà in base alla leadership della specifica missione. Il Comando Brigata bi-nazionale sarà uno strumento adattabile, in grado di condurre l’intero spettro delle missioni possibili, comprese quelle di stabilizzazione di teatri di crisi e le operazioni umanitarie, potendo assolvere anche attività fondamentali quali l’addestramento delle forze di sicurezza locali e la capacità di interagire con le autorità e le popolazioni dei Paesi ospiti.

Può indicare gli obiettivi politici della costituzione della brigata italo-francese?

L’evoluzione recente delle relazioni internazionali, legate al mutare degli scenari di sicurezza, ha portato alcuni Paesi, tra i quali appunto l’Italia e la Francia, a individuare nuove sinergie e forme di collaborazione in tema di Difesa e Sicurezza, per far fronte alle nuove minacce con maggiore efficacia, come ben sottolineato nelle “Linee Guida del Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa”. La costituzione del Comando Brigata non permanente italo-francese costituisce un esempio concreto di collaborazione tra forze armate europee e della NATO e può rappresentare un’importante novità, soprattutto considerando la rilevanza di questi due Partner nel contesto della cosiddetta “Europa della Difesa”.

Exercice pont transalpin le 10 février 2015.Quali sono le modalità di impiego operativo e la compatibilità delle stesse con strutture similari già esistenti?

Come dicevo prima, il Comando Brigata bi-nazionale, in quanto unità modulare ed espandibile mista è, dal punto di vista dell’impiego operativo, flessibile e mobile, cioè adattabile all’assolvimento di svariate missioni in ambito Nazioni Unite, NATO ed Unione Europea. Avendo quale riferimento la dottrina NATO e l’inglese come lingua comune, la neonata unità potrà pianificare, condurre e gestire ogni attività operativa in maniera congiunta, anche nel quadro di contingenti multinazionali più ampi.
Quali le aspettative in termini di inserimento dell’unità nell’ambito di operazioni internazionali?
Exercice pont transalpin le 10 février 2015.È proprio nella natura di questo Comando bi-nazionale, nel modo in cui è stato concepito, che esso potrà, come detto, assolvere missioni in ambito Nazioni Unite, NATO ed Unione Europea, in ogni tipologia di scenario, anche in quelli complessi e ad alta intensità. Il Comando bi-nazionale, in ossequio alle decisioni delle autorità politiche, potrà essere impiegato nell’intero spettro delle possibili operazioni che rappresentino un interesse condiviso dai due Paesi.

CAS.ALP 1°Art (1)Dal Wales Summit Nato del settembre 2014 è emersa la necessità di un potenziamento della Nato Response Force (NRF). Nel febbraio 2015 i ministri della Difesa Nato hanno deciso la creazione di una spearhead force in grado di dispiegarsi rapidamente, soprattutto in aree periferiche ai confini della Nato: la VJTF, Very High Readiness Joint Task Force, “la forza giusta, nel posto giusto e al momento giusto” l’ha definita il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Esistono per la brigata italo-francese possibilità di integrazione in un comando della NATO, quale appunto la nuova Very High Readiness Joint Task Force e le già delineate Smaller Joint Operations?

La dottrina NATO, scelta sin dall’inizio quale riferimento per il Comando bi-nazionale, assicura un’integrazione ottimale alle diverse componenti dell’unità, come si è potuto constatare durante le esercitazioni congiunte che hanno previsto la pianificazione e condotta di attività operative assai realistiche, tipiche della complessità degli attuali scenari di crisi, nei quali la NATO è ben addestrata a pianificare interventi.

Può fornire una eventuale valutazione personale, sulla valenza del progetto e sulla ricaduta per la Forza Armata?

Exercice pont transalpin le 10 février 2015.Dal mio punto di vista si è trattato di un’esperienza davvero molto positiva, nonostante all’inizio si potesse pensare che due Brigate di nazionalità diversa potessero incontrare difficoltà di integrazione. Ho visto, fin dal principio, una notevole volontà di cooperare da ambo le parti, anche perché si tratta di due unità “alpine” accomunate da un’esperienza operativa straordinaria. Le comprensibili differenze linguistiche e procedurali sono state brillantemente superate, anche grazie all’elevata motivazione dei partecipanti che hanno creduto fortemente nella validità del progetto. Questa nuova unità può rappresentare davvero un importante passo in avanti verso la messa in comune di risorse specialistiche ed è certamente un concreto esempio di collaborazione tra forze armate europee. Mi sento davvero onorato di aver potuto concludere, quale Comandante della Brigata Alpina Taurinense, questo nuovo progetto che potrà essere foriero di sviluppi importanti.

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Foto: brigata Taurinense

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