Ruanda

Esercito Italiano: a Modena il libro Missione Africa. Militari italiani ancora in Somalia, Libia, Mali e Gibuti. “Missione finisce alla costituzione di esercito locale”, così il CaSME gen Graziano

Si è tenuta lo scorso venerdì 13 giugno, all’Accademia Militare di Modena, a margine della cerimonia del Mak P 100 del 194° corso (link articolo in calce) la presentazione del libro fotografico Missione Africa, realizzato dall’Esercito Italiano e incentrato sulle missioni dell’Esercito Italiano in Africa, da quelle sotto l’egida delle Nazioni Unite – Somalia, Mozambico, Namibia, Ciad e Sudan – alle operazioni di evacuazione di connazionali in paesi ad alto rischio, come il Ruanda nel periodo dal 1989 al 2012.

Sono intervenuti il professor Aldo Pigoli, africanista, dell’Università Cattolica di Milano, il generale Bruno Loi, già comandante  della missione Ibis in Somalia nel 1993, e il generale Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME).

Il generale Loi, nel corso del suo intervento, ha sottolineato il carattere umanitario della missione e i progressi che sono stati fatti grazie alla presenza del contingente militare: “Quando siamo arrivati nella nostra area di responsabilità morivano circa 2mila persone al giorno per malattie, carestie e attività criminali. Numeri azzerati  grazie all’impegno e alle attività sanitarie e umanitarie dei nostri soldati”. Sono 200mila le visite mediche effettuate.

La fase di profonda trasformazione e crescita politica, economica e sociale vissuta oggi dall’Africa è stata descritta dal professor Pigoli: “Questa trasformazione rappresenta allo stesso tempo un’opportunità e una sfida: si pensi che entro il 2050 il continente potrebbe superare i due miliardi di abitanti, dei quali il 50% sotto i 25 anni. Oggi il 40% vive sotto la soglia di povertà. I conflitti armati costituiscono un limite allo sviluppo dell’Africa e la comunità internazionale ha un ruolo fondamentale nel sostenere le istituzioni nazionali e regionali africane. Le operazioni militari, non solo mediante l’uso della forza, ma attraverso la loro duttilità d’impiego, potrebbero fornire un contributo centrale alla stabilizzazione”.

La presentazione del libro è stata anche un’ occasione per discutere  dell’attuale impegno dell’esercito in Africa attraverso un videocollegamento con le missioni EUTM Somalia e Libia. Da Mogadiscio, il generale Massimo Mingiardi, comandante della missione europea (EUTM) di cui fanno parte 75 italiani, ha riferito che finora sono stati  addestrati 3.700 somali a fronte di  un obiettivo di circa 20mila uomini.

Da Tripoli, il colonnello Giovanni Marchese, capo della Missione Italiana in Libia (MIL), ha illustrato il contributo nazionale per la stabilizzazione del paese, non solo nel paese africano ma anche in Italia, dove l’Esercito sta addestrando un battaglione di soldati libici a Persano, in provincia di Salerno.

Il generale Graziano, che ha concluso con il suo intervento l’incontro, nel ripercorrere i 20 anni di impegni della Forza Armata in Africa ha ricordato come “i nostri soldati siano oggi presenti in Somalia, Libia, Mali e Gibuti. Oggi siamo impegnati nell’addestramento delle forze di sicurezza locali perché una missione finisce solo quando si costituisce un esercito locale efficiente”.

Il Capo di SME ha sottolineato inoltre “che il sistema paese deve comprendere quanto la situazione africana possa influenzare l’area europea e deve trovare una strategia per fronteggiare le situazioni di crisi”.

“Importantissimo è il contributo di tutta la comunità internazionale e delle organizzazioni umanitarie – ha continuato il generale Graziano – penso alla mia esperienza in Mozambico dove la Comunità di Sant’Egidio ebbe un forte ruolo nella creazione delle condizioni politiche a premessa dell’intervento del contingente militare italiano”.

“Approntarsi con le capacità necessarie per affrontare qualsiasi impiego operativo assegnatoci dall’autorità politica é fondamentale – ha concluso il Capo di stato maggiore dell’Esercito – e per questo servono adeguati materiali e un adeguato addestramento”.

“Attualmente tre operazioni internazionali in Libano, Somalia e Kosovo sotto egida ONU, UE e NATO sono comandate  da un ufficiale italiano e questo ci dà la misura del prestigio del Paese presso la comunità internazionale”, ha concluso il generale Graziano.

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Fonte e foto: PI Esercito

Sudan, Abyei: pronti i peacekeeper Onu etiopi da inviare sulla frontiera nord-sud

Sono 4.200 i peacekeeper etiopi dell’Onu che andranno a dispiegarsi sulla frontiera tra il nord e il sud del Sudan, dopo i disordini che hanno provocato la fuga di civili dalla regione contestata dell’Abyei e l’occupazione dell’area da parte dell’esercito del nord (SAF).

Ufficiali etiopi fanno sapere che tutto è pronto per il dispiegamento dei peacekeeper, come si apprende dal Sudan Tribune. Si attende solo il via libera dall’Onu.

La forza di pace composta da peakeeper provenienti dall’Etiopia per il controllo dell’area di frontiera è stata designata nel corso di colloqui tra rappresentanti del Sudan del nord e del Sud Sudan la scorsa settimana ad Addis Abeba.

I preparativi sono cominciati subito, come ha sottolineato il responsabile della logistica del ministero della Difesa, il generale Gezahegn Abera: “Le forze etiopi sono ben preparate a dispiegarsi in pochi giorni dall’ordine”, grazie alle precedenti esperienze in Burundi, nella Corea del Sud, in Liberia e in Ruanda.

L’Etiopia ha la ferma intenzione di contribuire al mantenimento della stabilità nella regione anche per evitare di risultare direttamente coinvolta in disordini.

I compiti della forza di pace etiope dell’Onu saranno la protezione dei civili, il mantenimento di una zona cuscinetto e la creazione di un ambiente pacifico per lo svolgimento dell’atteso referendum che deciderà le sorti della regione petrolifera dell’Abyei: se con il nord di Omar al-Bashir o con il nuovo stato del Sud Sudan.

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Fonte: Sudan Tribune

Foto: guardian.co.uk