Decani

MNBG-W, KFOR: un parco giochi per i bambini di Dečani con il sostegno del CIMIC italiano

È stato inaugurato nella mattina del 24 settembre scorso un nuovo parco giochi per bambini in località Carrarog I – Eprem, un abitato in periferia della città di Dečani/Deçan, grazie all’aiuto dei militari impiegati nella missione in Kosovo denominata KFOR, fa sapere con un comunicato stampa del 25 settembre il Multinational Battle Group-West (MNBG-W).

“Il CIMIC italiano – sottolinea il comunicato – ha fortemente sostenuto in più modi il progetto che ha permesso la riqualifica di un parco giochi, dotato non solo di strutture ricreative per i bambini più piccoli, ma anche di aree in cui poter praticare liberamente sport come il calcio o il basket, permettendo così ai giovani di poter vivere un’infanzia serena, tra svago e giochi di squadra che possano accrescere il senso di comunità, unione e rispetto per il prossimo”.

Attività di questo tipo sono molto importanti, sottolinea il MNBG-W, poiché vanno a tangibile supporto di una categoria, quella dei bambini e adolescenti, tra le più a rischio in un’area in cui è ancora forte il ricordo delle violenze di quel conflitto di fine Anni 90 che spinse il Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite, mediante la risoluzione n° 1244, a inviare una forza multinazionale in Kosovo al fine di far cessare gli scontri interetnici: il contingente KFOR (Kosovo Force), di cui l’Italia è sempre stata importante protagonista sin dall’origine dell’operazione nel 1999.

All’inaugurazione del nuovo parco giochi era presente il col Ruggero Cucchini, comandante del MNBG-W, unità multinazionale composta da italiani, sloveni, austriaci e moldavi, di competenza nella regione occidentale del Kosovo, e già comandante del 5° reggimento Alpini di Vipiteno, reparto che attualmente costituisce l’ossatura del contingente italiano in Kosovo, spiega il comunicato.

Il col Cucchini ha voluto sottolineare l’importanza di questo progetto dedicato ai bambini e ai giovani cittadini kosovari, poiché a loro è affidato l’importante compito di superare le diffidenze legate alla convivenza interetnica per garantire un miglior futuro a questo Paese.

Approfondimenti (fonte MNBG-W):

CIMIC

Il CIMIC è la branca militare composta da personale qualificato nel soccorso e nella ricostruzione di aree sconvolte da conflitti. CIMIC è l’acronimo che indica la Civil Military Cooperation, una funzione operativa che presiede all’interazione tra le forze militari e le componenti civili presenti nelle aree di crisi. Oggi giorno, la cooperazione con la componente civile presente nelle aree di crisi è indispensabile per il compimento della missione.

KFOR

KFOR, attualmente guidata dal Generale di Divisione Salvatore Cuoci, è la missione della NATO di maggior successo che vede le Forze Armate Italiane impegnate sin dal 1999. Ad oggi, all’operazione denominata “Joint Enterprise” partecipano circa 4.000 soldati di 28 Paesi differenti e il contingente italiano conta oltre 500 militari inquadrati in diverse unità multinazionali a guida italiana come il Multinational Battle Group West (MNBG-W), la Multinational Specialized Unit (MSU) dell’Arma dei Carabinieri, il Joint Regional Detachment – South East (JRD – SE) oltre che in numerosi incarichi di responsabilità presso il quartier generale di Priština/Prishtinë.

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Fonte e foto: MNBG-W KFOR

KFOR: inaugurato il ponte sulla Bistrica donato dall’Esercito al monastero di Decani

20150715_KFOR_Ponte Bailey_il passaggio dei linceSono passati due mesi dalla firma dell’accordo che ne ha permesso la costruzione (link articolo in calce). Oggi il ponte Bailey, donato dall’Esercito Italiano e costruito accanto al monastero di Visoki Dečani, nell’ovest del Kosovo, è stato inaugurato dal generale Francesco Paolo Figliuolo, Comandante delle Forze NATO in Kosovo, e dall’Ambasciatore d’Italia in Kosovo, SE Andreas Ferrarese, fa sapere un comunicato stampa odierno di KFOR.

La costruzione del ponte è stata fortemente voluta dal generale Figliuolo per permettere alle pattuglie di KFOR, che proteggono il monastero, di attraversare il fiume che lo costeggia in sicurezza, riducendo i tempi di intervento. Il monastero ortodosso di Visoki Dečani, infatti, è l’unico luogo del Kosovo in cui KFOR è ancora il primo responsabile della sicurezza.

20150715_KFOR_Ponte Bailey_il taglio del nastroIl ponte ha una lunghezza complessiva di 24 metri e la sua apertura agevolerà la fruizione e lo sviluppo economico dell’area naturalistica attigua al monastero.

Nel discorso di inaugurazione il generale Figliuolo ha ribadito come “la costruzione del ponte testimoni lo stretto rapporto che lega l’Italia e l’Esercito Italiano al monastero di Deçan/Dečani ma anche il ruolo di KFOR nella normalizzazione dei rapporti tra la comunità religiosa serba e la cittadinanza di Deçan/Dečani, in maggioranza di etnia albanese”.

A margine della cerimonia, incontrando i giornalisti, il Comandante di KFOR ha ricordato come “la normalizzazione dei rapporti e lo sviluppo economico sociale sono fondamentali fattori di stabilità e possono contribuire a prevenire la nascita di ogni tipo di estremismo”.

20150715_KFOR_POnte Bailey_momento del taglio del nastroAlla cerimonia di inaugurazione, oltre al Comandante di KFOR e all’Ambasciatore, hanno partecipato Farid Zarif, Capo della missione ONU in Kosovo, che ha finanziato alcuni lavori accessori; Haki Demolli, Ministro delle Kosovo Security Forces, che hanno costruito il ponte sotto la guida di un team specializzato del 6° reggimento Genio Pionieri di Roma; i rappresentanti dalla municipalità di Deçan/Dečani e del monastero.

In mattinata il generale Figliuolo ha presieduto una toccante cerimonia in memoria del maggiore Stefano Rugge, Medaglia d’Argento al Valor Militare, caduto l’8 maggio 2002 per l’esplosione di una mina durante l’operazione Amber Fox in FYROM. Al maggiore Rugge è stata intitolata una fontana in pietra appena costruita a Casa Italia.

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Fonte e foto: KFOR

20150715_KFOR_gen Figliuolo, amb Ferrarese e amb Zarif attraversano il ponte Bailey

20150715_KFOR_Ponte Bailey_COMKFOR Figliuolo incontra i media

20150715_KFOR_Ponte Bailey_il discorso del COMKFOR

KFOR ristruttura la strada per la fonte d’acqua minerale di Decani, in Kosovo, mettendo d’accordo il sindaco e l’abate del Monastero ortodosso

È stata inaugurata il 6 dicembre scorso a Decani, in Kosovo, una strada rurale che è stata ristrutturata e messa in sicurezza dalla Kosovo Force (KFOR) a favore della popolazione locale, grazie ai lavori avviati a seguito di un accordo congiunto tra il sindaco di Decani, a prevalente etnia albanese, e l’abate della comunità religiosa del Monastero ortodosso serbo di Visoki Decani.

Nelle scorse settimane  la componente logistica multinazionale della missione NATO, ovvero il Joint Logistic Support Group (JLSG) ha operato con i propri uomini e mezzi finalizzando un progetto finanziato da fondi italiani. L’opera così realizzata, all’interno della Special Protected Zone, è stata resa possibile a seguito di un accordo siglato il 1° ottobre 2014 nella base di Villaggio Italia tra il sindaco di Decani, Mr Rasim Selmanaj, e l’abate Fra Sava Janjic, necessario per l’inizio dei lavori e conseguito tramite una intensa mediazione tra le parti, condotta dalle forze di KFOR del settore occidentale a guida reggimento Lancieri di Montebello, agli ordini del colonnello Angelo Minelli.

La cerimonia di inaugurazione, alla quale erano anche presenti, in un contesto di reciproco rispetto e fattiva cordialità, il sindaco di Decani e l’abate del Monastero, è stata presieduta dal comandante di KFOR, generale Francesco Paolo Figliuolo, che ha voluto sottolineare come “La realizzazione della strada è la prova che, quando si lavora insieme, si possono trovare soluzioni utili per chiunque. Il progetto ha un importante significato simbolico in quanto può rappresentare un esempio su cui costruire il futuro del Kosovo”.

Tali lavori di sistemazione di una già esistente strada rurale permetteranno a tutti i cittadini della municipalità di Decani di raggiungere agevolmente e in sicurezza una fonte di acqua minerale che si trova alle spalle del Monastero, che si ritiene possieda proprietà curative, stabilendo un ulteriore avvicinamento, concreto quanto simbolico – sottolinea il comunicato di KFOR – tra le due controparti.

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Fonte e foto: PAO KFOR

KFOR, Kosovo: il CaSME gen Graziano in visita sottolinea l’importante presenza di militari e internazionali in un’area “relativamente sicura” e molto vicina all’Italia

Ieri, 25 novembre, il Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME), generale Claudio Graziano, ha fatto visita al contingente dell’Esercito Italiano in Kosovo nella base di Film City a Pristina, dove è stato accolto dal Comandante della forza multinazionale KFOR (COMKFOR), generale Francesco Paolo Figliuolo.

Nel corso della visita il CaSME è stato aggiornato sull’attuale situazione socio-politica e sullo stato della sicurezza in Kosovo e sul ruolo fondamentale giocato dalle missioni della NATO quale partner cruciale nel processo di stabilizzazione della delicata area balcanica.

Il generale Graziano ha poi incontrato il personale dell’Esercito di stanza a Film City, esprimendo parole di apprezzamento per il livello di professionalità, dedizione e per l’impegno profuso dai militari italiani impiegati in questo complesso teatro di operazione. “Il Kosovo oggi, – ha sottolineato il CaSME – grazie all’impegno della comunità internazionale e dei militari italiani, è relativamente sicuro. Mantenere qui una presenza è assolutamente importante per il bene della pace mondiale ma anche per l’interesse del nostro Paese, poichè il Kosovo si trova a poca distanza da Paesi che sono nell’assoluto e diretto interesse italiano”.

La visita è proseguita con l’incontro con l’ambasciatore italiano in Kosovo, Andreas Ferrarese. Durante la riunione è stata anche sottolineata l’importanza della collaborazione e della sinergia in atto tra la missione NATO ed EULEX, che attualmente sono per la prima volta entrambe a guida italiana. L’impegno congiunto delle due organizzazioni contribuisce in maniera determinante al raggiungimento degli obiettivi richiesti dalla comunità internazionale e alla creazione delle necessarie premesse per lo sviluppo e la completa pacificazione dell’area.

Il generale Graziano, accompagnato dal generale Figliuolo, si è recato anche a Belo Polje nella base italiana Villaggio Italia, sede del Multinational Battle Group West, dove ha incontrato gli uomini e le donne del contingente italiano che operano nel settore ovest del Kosovo al comando del colonnello Angelo Minelli. Durante l’incontro il Capo di SME ha espresso il proprio apprezzamento per i risultati di assoluto rilievo ottenuti dai militari italiani, attualmente su base reggimento Lancieri di Montebello (8°).

La visita si è infine conclusa con l’incontro con Padre Sava Janjic, abate del monastero ortodosso di Decani, durante il quale si è discusso dell’importanza che le comunità religiose hanno nel contribuire al miglioramento delle relazioni tra i cittadini kosovari e nel favorire la creazione di un contesto che conduca alla pace e alla tolleranza nella regione, nel rispetto delle diversità.

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KFOR: l’importanza delle comunità religiose al centro dell’incontro tra il COMKFOR e i leader religiosi locali. Condanna scritte vandaliche  e diffamazione mediatica Monastero di Decani (1° novembre 2014)

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Fonte e foto: KFOR PAO

KFOR: l’importanza delle comunità religiose al centro dell’incontro tra il COMKFOR, gen Figliuolo, e i leader religiosi locali. Condanna scritte vandaliche e diffamazione mediatica Monastero di Decani

Il comandante della Kosovo Force (KFOR), generale Francesco Paolo Figliuolo, ha incontrato il 29 ottobre scorso, nel quartier generale del Comando multinazionale della Forza NATO in Kosovo, i rappresentanti delle principali comunità religiose locali: il capo della comunità islamica, mufti Ternava, il vescovo ortodosso Teodosje e il vicario generale apostolico amministrativo in Kosovo, don Lush Gjergji.

Durante l’incontro si è discusso dell’importanza che le comunità religiose hanno nel contribuire al miglioramento delle relazioni tra i cittadini kosovari e nel favorire la creazione di un contesto che conduca alla pace e alla tolleranza nella regione nel rispetto delle diversità.

Tutte le autorità religiose hanno condannato unanimemente il recente atto vandalico occorso presso il Monastero di Decani – costituito da una serie di graffiti inneggianti a ISIS, lo stato islamico, AKSh, l’Esercito  nazionale albanese, e UCK, l’Esercito di liberazione del Kosovo, (foto dal profilo twitter di padre Sava) – e i successivi attacchi mediatici alla sua comunità.

Tale gesto ha suscitato profondo rammarico e tristezza nei partecipanti all’incontro, i quali hanno concordato nel definirlo un atto deprecabile che mina gli inviolabili principi di tolleranza e rispetto dell’intera società kosovara, sottolinea il comunicato stampa della KFOR. Hanno inoltre fermamente condannato ogni tipologia di fondamentalismo che minacci la sicurezza dell’intera popolazione mondiale.

I religiosi hanno ringraziato il generale Figliuolo per il contributo che KFOR continua a fornire nel garantire le condizioni di una pacifica coesistenza nell’area. Tutti i rappresentati hanno ribadito il proprio impegno nel promuovere la tolleranza religiosa e hanno espresso vivo apprezzamento per tutti gli sforzi che sono stati compiuti in questa direzione.

I rappresentanti delle comunità religiose hanno infine invitato tutti i loro fedeli a prendere le distanze da coloro i quali rifiutano i valori di pace e coesistenza per la creazione di un futuro migliore in Kosovo.

Il monastero di Decani è situato nell’area di responsabilità italiana di KFOR che è tenuta a garantire la sicurezza del sito religioso dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

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Fonte: KFOR PAO

Foto: KFOR PAO; profilo twitter di padre Sava Janjic

Cerimonia di saluto allo stendardo dei Lancieri di Montebello (8°) in partenza per il Kosovo. Il gen Riccò: “partenza reparto riconoscimento alla professionalità dei Granatieri”

Si è svolta questa mattina, 5 giugno, nella caserma Camillo Sabatini a Roma, alla presenza del comandante della brigata Granatieri di Sardegna, generale Maurizio Riccò, la cerimonia di saluto allo Stendardo del reggimento Lancieri di Montebello (8°), il reparto di cavalleria dell’Esercito Italiano con sede storica a Tor di Quinto.

I ‘verdi lancieri’, comandati dal colonnello Angelo Minelli, saranno impiegati nel settore occidentale della missione NATO KFOR in Kosovo, e per la prima volta porteranno al seguito lo stendardo del reggimento.

Il generale Riccò, nel suo indirizzo di saluto, ha evidenziato come “ancora una volta un reparto della brigata Granatieri di Sardegna è chiamato a operare all’estero e questo, senza dubbio, rappresenta un riconoscimento alle qualità e all’altissima professionalità che gli uomini e le donne della brigata dimostrano sempre e ovunque”.

La cerimonia si è svolta alla presenza di autorità civili e militari.

La missione in Kosovo ha come obiettivo quello di contribuire al ripristino delle condizioni di normalità attraverso il mantenimento della sicurezza e della libertà di movimento, l’assistenza allo sviluppo delle istituzioni locali al fine di migliorare la stabilità nella regione mantenendo la primaria responsabilità di intervento sul monastero di Decane, uno dei simboli dell’ortodossia serba e patrimonio culturale mondiale dell’UNESCO.

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Fonte e foto: brigata Granatieri di Sardegna

KFOR, Kosovo: visita dell’ordinario militare, monsignor Santo Marcianò. Il programma dei prossimi giorni

È giunto oggi, 1° febbraio, in Kosovo Sua Eccellenza Reverendissima, monsignor Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia, in visita al contingente italiano impegnato nella missione NATO Kosovo Force (KFOR).

Monsignor Marcianò è stato ricevuto dal comandante della Kosovo Force (KFOR), generale Salvatore Farina, che, nel ringraziare l’ordinario militare per l’Italia, ha sottolineato come “la sua presenza e l’opera quotidiana svolta dai due cappellani militari rappresenti un messaggio di forte vicinanza a tutti i militari e confermi il supporto spirituale al contingente.

“KFOR – ha poi sottolineato il generale Farina – favorisce il dialogo tra tutte le rappresentanti religiose in Kosovo, operando quotidianamente a supporto della pace, la cooperazione e il progresso del territorio”.

“L’Italia – ha concluso il generale Farina, attuale comandante di oltre 5mila militari appartenenti alle forze armate di 31 nazioni – è tra i principali sostenitori della missione in Kosovo”.

In serata, presso la base di Film City, monsignor Marcianò ha incontrato il personale del contingente italiano e ha officiato la messa nella cappella situata all’interno del campo militare internazionale.

Nei prossimi giorni, durante la sua visita, monsignor Marcianò visiterà il Patriarcato di Pec e, a seguire, il monastero ortodosso di Decani, dove sarà ricevuto da Padre Sava, abate del monastero che dal 2004 fa parte dell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO ed è sotto la protezione delle Nazioni Unite e del Multinational Battle Group West (MBGW) di KFOR a comando italiano.

A Belo Polje, presso il campo di Villaggio Italia, sede del Multinational Battle Group West, monsignor Marcianò incontrerà gli uomini e le donne del contingente italiano a testimonianza della vicinanza e dell’apprezzamento per la professionalità e il quotidiano impegno dimostrato nel delicato processo di supporto della pace in Kosovo.

A Klina, città del settore ovest del Kosovo, all’interno dell’area di responsabilità del contingente italiano, monsignor Santo Marcianò visiterà la sede della Caritas Umbria in Kosovo, per poi partecipare all’inaugurazione della casa di accoglienza delle Sorelle Basiliane.

Nel comune di Gracanica, presso il monastero ortodosso, dedicato alla Nostra Signora di Ljeviš, l’ordinario militare incontrerà il vescovo ortodosso Teodosie, per poi concludere la sua visita in Kosovo nella cattedrale di Pristina, dove sarà ricevuto dal vescovo cattolico monsignor Giergi Dode, con il quale avrà modo di approfondire i temi riguardanti la condizione della comunità dei cristiani residenti nel paese.

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Fonte e foto: KFOR PAO

KFOR Kosovo, cambio al comando del Joint Regional Detachment Centre (JRDC): il tenente colonnello Pellone cede il comando al colonnello Andreani

Ieri mattina, 10 dicembre, nella base di Camp Film City, sede del Comando della Kosovo Force (KFOR) a Pristina, in Kosovo, si è svolta la cerimonia di cambio del comandante del Joint Regional Detachment Centre (JRDC).

Il colonnello Luca Andreani, effettivo al Comando Militare Nord di Torino, è subentrato al tenente colonnello Antonio Pellone, effettivo al 5° reggimento MLRS Superga di Portogruaro.

La cerimonia è stata presieduta dal generale Salvatore Farina, comandante della KFOR. Erano presenti all’evento l’Ambasciatore italiano in Kosovo, SE Andreas Ferrarese, e numerose altre autorità civili e religiose delle diverse etnie presenti nell’area, oltre a numerosi rappresentanti delle  organizzazioni internazionali con sede a Pristina.

Il Joint Regional Detachment-Centre (JRD-C), a guida italiana, è responsabile di un’area geografica ampia circa 2.500 chilometri quadrati da est a ovest, quasi un terzo dell’intera superficie del Kosovo, e include militari di Italia, Slovenia, Ungheria, Finlandia e Turchia.

Il JRD-Centre opera con 10 team di collegamento e monitoraggio (Liaison Monitoring Team – LMT) sul territorio municipale di 13 Comuni del Kosovo: tra questi Pristina, la capitale. La sua missione è quella di mantenere e garantire un continuo monitoraggio del territorio e il necessario collegamento tra la NATO, le istituzioni locali e le altre organizzazioni internazionali che operano nella zona ovest del Kosovo.

I Liaison Monitoring Team (LMT) lavorano a stretto contatto con la popolazione, le istituzioni e i rappresentanti delle diverse etnie e religioni presenti sul territorio al fine di acquisire elementi di conoscenza utili al comando KFOR per meglio operare a favore della pace e stabilità: tre di questi LMT sono a leadership italiana e operano nelle municipalità di Pec/Peja, Decane/Decan, Pristina/Pristine.

Durante i sei mesi di attività svolta il JRDC ha contribuito in maniera decisiva al raggiungimento di obiettivi importanti per la missione di KFOR, quale la cessione della sorveglianza del Patriarcato serbo-ortodosso di Pec/Peje ,da parte dei militari di KFOR, alla polizia del Kosovo.

Un altro importantissimo successo del JRDC è stata la realizzazione da parte della Protezione Civile Kosovara (Kosovo Security Force)di un ponte pedonale a favore della comunità di monaci ortodossi del Monastero di Decani, che viene anche utilizzato dalla popolazione albanese del limitrofo comune di Decane.

Tale evento ha contribuito concretamente al miglioramento delle relazioni tra la comunità serba e quella albanese, sulla strada verso un Kosovo pacifico, democratico e multietnico.

Il generale Farina, nel suo discorso, ha messo in risalto l’eccezionale reputazione che l’unità di KFOR  si è guadagnata grazie all’eccellente lavoro svolto sul terreno, frutto della completa dedizione e della professionalità con le quali tutti i militari del JRDC hanno sempre condotto il proprio compito.

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Fonte: KFOR PAO

Foto: difesa.it

Kosovo: internazionali in pericolo nell’ovest

 

“Abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di una forza armata forte che ci difenda”. La notizia dell’aggressione al Rappresentante regionale di Unmik che vive e lavora a Dečani, regione di Peć, nel Kosovo occidentale, il venezuelano Luis Perez-Segnini, è l’occasione per denunciare lo stato di insicurezza in cui molti funzionari internazionali vivono e lavorano ogni giorno nell’ex provincia serba dichiaratasi indipendente lo scorso 17 febbraio 2008.

“Luis è stato aggredito da tre sconosciuti nascosti nell’ombra della sera – ha spiegato al telefono un funzionario internazionale– ed è riuscito a reagire ed evitare il peggio grazie al fatto che si è difeso”.

Giovedì sera Perez, che già l’anno scorso era stato pubblicamente giudicato dagli albanesi “persona non grata” a causa della sua imparzialità e obiettività professionale, è rientrato a casa dopo le 22. L’aggressione ha avuto luogo nel condominio della piazza centrale di Dečani dove Luis vive da otto anni.

Il Rappresentante regionale, che ha riportato una piccola ferita alla testa, fino a sabato non era ancora rientrato nel suo appartamento “ma conta di farlo al più presto”, ha confermato la fonte sottolineando che “Luis ha denunciato il fatto alla polizia mentre nell’altro caso le minacce hanno avuto la meglio”.

“L’altro caso” risale a poco tempo fa ed è immediatamente conseguente alla decisione di Joachim Ruecker, capo missione Unmik in Kosovo, di far restituire dalla municipalità di Dečani 24 ettari di terreno al monastero ortodosso serbo Visoki Dečani. Un terreno che nel 2001 è stato inserito nella proprietà municipale “a causa della manipolazione del catasto operata dalla stessa municipalità di Decani ai danni del monastero”, fa sapere un funzionario internazionale che da anni segue le problematiche relative al rientro nelle proprietà delle minoranze.

L’altro caso di aggressione riferito riguarda un collega di Luis Perez, il tedesco Patrick Buse che vive con la propria famiglia a Pristina ma lavora a Dečani e “che ha subito minacce direttamente dal numero uno della mafia locale, Abdyl Mushkolaj, con l’intimazione di non restituire il terreno al monastero e di non consentire il rientro dei serbi a Dečani”, riferisce la fonte che sottolinea l’importanza di denunciare questi fatti “perché si venga a sapere in quale clima stiamo lavorando”.

Impossibile per questi internazionali che operano nel settore delle minoranze fare affidamento sulla polizia locale ormai quasi completamente monoetnica, composta cioè dall’etnia albanese che è in netta maggioranza.

“Ma la colpa è nostra – prosegue il funzionario internazionale – è nostra come Unmik perché questo sarebbe il caso di rimuovere sindaco e municipalità di Dečani per mettere in atto la decisione: non lo facciamo e così lasciamo passare il messaggio che la legge di Unmik non vale niente. Inoltre fra breve Ruecker non sarà più a capo di Unmik e questo consente un ulteriore scarico di responsabilità sul suo successore e così via. Abbiamo bisogno di persone che affrontino i problemi e che non girino la testa dall’altra parte di fronte all’impossibilità per noi di lavorare serenamente e per i monaci di Dečani di vivere nella legalità”.

La missione Unmik dovrebbe cedere i propri poteri a quella europea Eulex entro l’anno in corso. Il trasferimento di autorità è delicato e richiede adeguamenti progressivi. “Ma i kosovari albanesi hanno fretta di cacciare Unmik – continua la fonte – e far insediare Eulex. Alcuni pensano che la missione delle Nazioni Unite è un appoggio per l’attuale primo ministro (Hashim Thaci, ndr) mentre quella europea è invece il sostegno per l’ex primo ministro (Ramush Haradinaj, ndr)”.

Da quando è tornato con la patente di innocente dal tribunale dell’Aja, Ramush Haradinaj non perde occasione di attaccare con piccole stilettate rilanciate dalla stampa locale il suo rivale attuale primo ministro Hashim Thaci. Due pedine sulla scacchiera utili ai grandi attori internazionali che muovono con estrema attenzione in uno scenario altamente strategico al centro dei Balcani.

“Intanto noi siamo in mezzo – conclude il funzionario internazionale – e viviamo nell’incertezza: questa di Ramush Haradinaj e del monastero di Dečani è l‘area di responsabilità dei soldati italiani. A molti sembra che i militari siano più interessati a fare bella figura come benefattori con il sorriso sulle labbra piuttosto che a garantire un ambiente sicuro. Noi internazionali ci battiamo per far tornare i serbi nell’area, anche contro organizzazioni non governative che invece li scoraggiano come il Danish Refugee Council che a Peć ha solo albanesi tra i suoi impiegati. E avremmo proprio bisogno di una forza armata forte che ci difenda. Magari con il sorriso sulle labbra, ma che manifesti la capacità e la determinazione a difenderci”.

(Intervista del 15 giugno 2008).

Fonti: B92, Kosovo.net, Unmik

 

Kosovo: entra in vigore la Costituzione

 

“Cosa cambia? Niente, a parte il fatto che faremo più fatica a scambiarci informazioni con le istituzioni locali”. Il parere di una internazionale dell’Unmik che lavora in Kosovo da otto anni è molto tagliente: “a parte gli attesi festeggiamenti l’entrata in vigore della nuova Costituzione non porterà a nulla di particolarmente evidente nei prossimi giorni. Solo non riusciremo più a ottenere le informazioni che ci servono per lavorare e che già le istituzioni locali ci forniscono con molta difficoltà”.

Una chiusura attesa che bloccherà dunque la possibilità di operare nell’area per gli internazionali e che si colloca sulle aspettative di Fatmir Sejdiu, presidente dell’ex provincia serba dichiaratasi indipendente quattro mesi fa, in favore dell’uscita di scena di Unmik per una concreta indipendenza del Kosovo.

In realtà il Kosovo passerà dalle mani delle Nazioni Unite (Unmik) a quelle dell’Unione Europea, che attende di diventare operativa in area con la missione Eulex in cui saranno presenti anche gli Stati Uniti.

Un passaggio di consegne che si sta compiendo con difficili aggiustamenti, anche perché sul territorio di fatto la contrapposizione Unmik/Eulex si traduce in quella Hashim Thaci/Ramush Haradinaj, rispettivamente attuale primo ministro ed ex primo ministro del Kosovo.

Hashim Thaci ha potuto dichiarare l’indipendenza del Kosovo lo scorso 17 febbraio grazie all’appoggio degli internazionali, Stati Uniti in testa. Mentre dall’altra parte l’ex primo ministro Ramush Haradinaj è rientrato in Kosovo lo scorso 4 aprile dopo essere stato scagionato dalle accuse di crimini di guerra dal tribunale penale internazionale dell’Aja.

ramush po vjenHashim e Ramush sono entrambi ex combattenti del Kla (Kosovo Liberation Army). Ed entrambi sono capi carismatici anche se in ambiti diversi: il primo sfoggia contatti con i vertici politici statunitensi e tollera la presenza di estremisti islamici nella sua regione di provenienza, la vallata di Drenica. Mentre il secondo ha il suo feudo nel Kosmet, il Kosovo occidentale culla dell’ortodossia serba e area di responsabilità della Kfor italiana, dove vengono registrati i maggiori flussi di traffici illeciti verso Albania e Montenegro. Ramush ha messo a tacere gli estremisti islamici, anche se a Pec la loro presenza è tangibile e scarsamente documentata. Da dichiarazioni off-the-record di militari che hanno servito in Kfor negli ultimi due anni la zona specifica “viene pattugliata raramente” dalla missione Nato.

allah pecCon questa situazione sul terreno l’entrata in vigore della Costituzione sembra poter influire poco sulla realtà quotidiana: le minoranze serbe continueranno a far riferimento a Belgrado e a vivere una vita istituzionalmente parallela, mentre i kosovari albanesi assisteranno al passaggio della loro indipendenza quasi fosse una patata bollente dalle mani dell’Onu a quelle dell’Unione Europea.

Foto: materiale proprio (striscione di benvenuto per Ramush Haradinaj a Decani; un centro islamico per la gioventù in centro a Pec, sulla continuazione della strada per l’ospedale).