Ibis

Mogadiscio, Somalia: si è celebrato in Libano il 25° anniversario della morte del sottotenente Millevoi

La base di Shama, nel Libano meridionale, è dedicata al sottotenente Medaglia d’Oro al Valor Militare Andrea Millevoi, caduto a Mogadiscio nell’ambito dell’operazione umanitaria dell’ONU UNOSOM II – “Ibis”, nella denominazione italiana – per opera di un cecchino appartenente ai miliziani somali. La base, sede del Sector West di UNIFIL, è dedicata e intitolata alla Medaglia d’Oro.

È lo stato maggiore della Difesa che con un comunicato stampa odierno rende nota l’attività in memoria del sottotenente Millevoi da parte del contingente italiano schierato a Shama.

Alla cerimonia, particolarmente sentita, hanno preso parte volontariamente anche i colleghi stranieri, si apprende.

Il gen Paolo Fabbri, Comandante del Sector West (SW) di UNIFIL, dopo l’Alzabandiera ha reso gli onori ai Caduti e deposto una corona d’alloro davanti alla lapide realizzata in ricordo del Sottotenente Millevoi. Il ceppo fu realizzato dai militari della brigata Meccanizzata Granatieri di Sardegna, alla quale apparteneva il giovane ufficiale nel 1993, poiché effettivo al reggimento Lancieri di Montebello (8°).

“Millevoi – ricorda la Difesa – fu il terzo caduto italiano in quella che viene ricordata come Battaglia del pastificio, nella quale persero la vita anche il paracadutista di leva Pasquale Baccaro e il sergente maggiore Stefano Paolicchi.”

«Comandante di plotone blindo pesanti “CENTAURO”, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell’ambito dell’operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite,” – si legge nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare – “partecipava con il 183º Reggimento Paracadutisti “NEMBO” al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati da miliziani somali, con perizia ed intelligenza concorreva con le forze alle sue dipendenze allo sganciamento di alcuni carri rimasti intrappolati nell’abitato. Dopo avere scortato un mezzo adibito allo sgombero di alcuni militari feriti, si riportava nella zona del combattimento e incurante dell’incessante fuoco nemico coordinava l’azione dei propri uomini e contrastava personalmente con l’armamento leggero di bordo l’attacco nemico. Per conferire più efficacia alla sua azione di fuoco, si sporgeva con l’intero busto fuori dal mezzo esponendosi al tiro di un cecchino che lo colpiva mortalmente. Cadeva con le armi in pugno offrendo un chiarissimo esempio di coraggio, determinazione, assoluto sprezzo del pericolo ed elevatissimo senso del dovere sublimato dal supremo sacrificio. Mogadiscio, 2 luglio 1993.»

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Fonte e foto: PI SMD

Esercito Italiano: a Modena il libro Missione Africa. Militari italiani ancora in Somalia, Libia, Mali e Gibuti. “Missione finisce alla costituzione di esercito locale”, così il CaSME gen Graziano

Si è tenuta lo scorso venerdì 13 giugno, all’Accademia Militare di Modena, a margine della cerimonia del Mak P 100 del 194° corso (link articolo in calce) la presentazione del libro fotografico Missione Africa, realizzato dall’Esercito Italiano e incentrato sulle missioni dell’Esercito Italiano in Africa, da quelle sotto l’egida delle Nazioni Unite – Somalia, Mozambico, Namibia, Ciad e Sudan – alle operazioni di evacuazione di connazionali in paesi ad alto rischio, come il Ruanda nel periodo dal 1989 al 2012.

Sono intervenuti il professor Aldo Pigoli, africanista, dell’Università Cattolica di Milano, il generale Bruno Loi, già comandante  della missione Ibis in Somalia nel 1993, e il generale Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME).

Il generale Loi, nel corso del suo intervento, ha sottolineato il carattere umanitario della missione e i progressi che sono stati fatti grazie alla presenza del contingente militare: “Quando siamo arrivati nella nostra area di responsabilità morivano circa 2mila persone al giorno per malattie, carestie e attività criminali. Numeri azzerati  grazie all’impegno e alle attività sanitarie e umanitarie dei nostri soldati”. Sono 200mila le visite mediche effettuate.

La fase di profonda trasformazione e crescita politica, economica e sociale vissuta oggi dall’Africa è stata descritta dal professor Pigoli: “Questa trasformazione rappresenta allo stesso tempo un’opportunità e una sfida: si pensi che entro il 2050 il continente potrebbe superare i due miliardi di abitanti, dei quali il 50% sotto i 25 anni. Oggi il 40% vive sotto la soglia di povertà. I conflitti armati costituiscono un limite allo sviluppo dell’Africa e la comunità internazionale ha un ruolo fondamentale nel sostenere le istituzioni nazionali e regionali africane. Le operazioni militari, non solo mediante l’uso della forza, ma attraverso la loro duttilità d’impiego, potrebbero fornire un contributo centrale alla stabilizzazione”.

La presentazione del libro è stata anche un’ occasione per discutere  dell’attuale impegno dell’esercito in Africa attraverso un videocollegamento con le missioni EUTM Somalia e Libia. Da Mogadiscio, il generale Massimo Mingiardi, comandante della missione europea (EUTM) di cui fanno parte 75 italiani, ha riferito che finora sono stati  addestrati 3.700 somali a fronte di  un obiettivo di circa 20mila uomini.

Da Tripoli, il colonnello Giovanni Marchese, capo della Missione Italiana in Libia (MIL), ha illustrato il contributo nazionale per la stabilizzazione del paese, non solo nel paese africano ma anche in Italia, dove l’Esercito sta addestrando un battaglione di soldati libici a Persano, in provincia di Salerno.

Il generale Graziano, che ha concluso con il suo intervento l’incontro, nel ripercorrere i 20 anni di impegni della Forza Armata in Africa ha ricordato come “i nostri soldati siano oggi presenti in Somalia, Libia, Mali e Gibuti. Oggi siamo impegnati nell’addestramento delle forze di sicurezza locali perché una missione finisce solo quando si costituisce un esercito locale efficiente”.

Il Capo di SME ha sottolineato inoltre “che il sistema paese deve comprendere quanto la situazione africana possa influenzare l’area europea e deve trovare una strategia per fronteggiare le situazioni di crisi”.

“Importantissimo è il contributo di tutta la comunità internazionale e delle organizzazioni umanitarie – ha continuato il generale Graziano – penso alla mia esperienza in Mozambico dove la Comunità di Sant’Egidio ebbe un forte ruolo nella creazione delle condizioni politiche a premessa dell’intervento del contingente militare italiano”.

“Approntarsi con le capacità necessarie per affrontare qualsiasi impiego operativo assegnatoci dall’autorità politica é fondamentale – ha concluso il Capo di stato maggiore dell’Esercito – e per questo servono adeguati materiali e un adeguato addestramento”.

“Attualmente tre operazioni internazionali in Libano, Somalia e Kosovo sotto egida ONU, UE e NATO sono comandate  da un ufficiale italiano e questo ci dà la misura del prestigio del Paese presso la comunità internazionale”, ha concluso il generale Graziano.

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Fonte e foto: PI Esercito

Allievi marescialli dell’Esercito Italiano: a Viterbo giurano in 139. CaSME: futuri “comandanti di uomini in situazioni di rischio elevato

Si è svolta ieri mattina, venerdì 21 marzo, a Viterbo, alla presenza del Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME), generale Claudio Graziano, la cerimonia di giuramento di fedeltà alla Repubblica del 16° Corso Allievi Marescialli dell’Esercito.

L’importanza del ruolo del maresciallo comandante di plotone e della sua formazione è stato sottolineato dal CaSME che – dopo aver salutato e ringraziato le autorità intervenute e rivolto un deferente pensiero ai caduti, ai feriti e alle loro famiglie – ha messo in evidenza quanto “Oggi il comandante di plotone potrebbe trovarsi a operare isolato ed essere la massima espressione operativa dello Stato in aree di crisi […] Per questo deve essere addestrato a confrontarsi con autorità locali, organizzazioni non governative, e rappresentanti di altri paesi, continuando a comandare i propri uomini in una situazione di rischio elevato”.

“In questa fase storica – ha continuato il generale Graziano – la nostra attenzione è rivolta ai reparti operativi e soprattutto alla formazione del personale, perché soltanto costruendo leader capaci e soldati addestrati potremo vincere le sfide del futuro e meritare l’attenzione del Paese. Dalle missioni all’estero abbiamo appreso che addestramento e formazione sono così importanti da essere diventati un compito nuovo nelle future operazioni di pace. Soltanto attraverso la formazione e l’addestramento delle forze locali si possono garantire la sicurezza, la democrazia e l’unità di quei paesi”.

“Proprio in quest’ottica – ha poi concluso il generale Graziano – si inquadra l’impegno dell’Esercito a favore delle forze di sicurezza libiche a Cassino (link articolo in calce, ndr), dove a guidare gli istruttori sono proprio marescialli, come sarete voi, che in questo modo contribuiscono alla sicurezza internazionale”.

Alla cerimonia ha partecipato il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare per la missione IBIS in Somalia, che ha dato lettura del messaggio del Gruppo Medaglie d’Oro agli Allievi Marescialli.

I frequentatori del 16° corso sono complessivamente 139, di cui 66 sono stati selezionati con un concorso pubblico al quale hanno partecipato oltre 16.000 concorrenti. Gli altri 73 sono i vincitori di un concorso interno, riservato ai sergenti e ai volontari in servizio permanente, strumento attraverso il quale l’Esercito garantisce la possibilità di progressione al proprio personale meritevole. Gli allievi rimarranno presso la Scuola sottufficiali dell’Esercito per tre anni, conseguendo una laurea di 1° livello in Scienze Politiche o in Infermieristica, prima di essere impiegati quali comandanti di plotone.

La Scuola Sottufficiali dell’Esercito, comandata, dallo scorso ottobre, dal generale Antonio Zambuco, è il polo responsabile della formazione dei Marescialli Comandanti di plotone, dei Marescialli qualificati Infermieri e dei Sergenti.

Dal 1965 al 1995, presso la casa madre dei Sottufficiali dell’Esercito, si sono succeduti 77 corsi per un totale di circa 35.000 Allievi Sottufficiali; nel 1998 l’Istituto ha assunto l’attuale denominazione di Scuola Sottufficiali dell’Esercito e, da allora, sono stati formati oltre 3.000 marescialli.

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Fonte e foto: stato maggiore Esercito

Il Check Point Pasta 20 anni fa. Mogli, fidanzate, comitati volontari e bandierine italiane

By Denise Serangelo – Articoli Staff AMD

Si sono spese tutte le parole possibili in vent’anni per descrivere la missione italiana in Somalia, molte delle quali non rendono onore all’operato dei nostri ragazzi.

Il 2 luglio 1993 un tragico evento spegne la vita a tre soldati del contingente italiano impegnato nella missione Ibis, al cui comando si trovava il generale paracadutista Bruno Loi: Andrea Millevoi, sottotenente del reggimento Lancieri di Montebello, Medaglia d’oro al valor militare (MOVM) alla memoria; Stefano Paolocchi, sergente maggiore del 9º reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin, Medaglia d’oro al valor militare (MOVM) alla memoria, e Pasquale Baccaro, caporale di leva al 186º reggimento paracadutisti Folgore, Medaglia d’oro al valor militare (MOVM) alla memoria.

L’attentato lascia paralizzato l’allora sottotenente Gianfranco Paglia, paracadutista, che durante l’azione fu colpito da tre pallottole mentre cercava di portare in salvo l’equipaggio di uno dei blindati immobilizzati. Gli è stata conferita la Medaglia d’oro al valor militare per l’azione compiuta. Pur avendo perso l’uso delle gambe, è rimasto in servizio.

Vengono insigniti della medaglia d’oro al valor militare anche il sergente maggiore paracadutista Francesco Trivani; il caporale Ottavio Bratta e il sergente incursore Giancarlo Cataldo Tricasi, successivamente decorato nel 1995 con l’onorificenza d’ordine al merito della Repubblica Italiana. Nello stesso attentato rimangono feriti altri 36 militari italiani.

Durante lo svolgimento dell’ Operazione Canguro 11, decisa dal Comando ITALFOR, le forze italiane divise in due colonne meccanizzate effettuarono un rastrellamento volto a ripulire l’area intorno all’ex Pastificio della Barilla, nelle vicinanze di Mogadiscio Nord, dalle armi che sarebbero potute arrivare in mano ai rivoltosi somali che ostacolavano il nostro operato e quello delle organizzazioni non governative.

I soldati di Italpar diretti verso il check point Pasta, dove si era costituita una postazione presidiata, subirono il primo vero attacco di massa da quando la missione era cominciata.

Nessuno se lo aspettava, gli italiani per i somali erano, e forse rimangono, nello stereotipo collettivo “italiani brava gente”.

Durante lo svolgimento dell’operazione, in pochi istanti concitati, i nostri ragazzi vedono crearsi e avanzare davanti a loro un muro umano composto da donne,anziani e persino bambini.

Vengono accerchiati e si scatena l’impensabile, da questa barricata vengono lanciati sassi e si levano distintamente le urla, che di accogliente hanno ben poco e le ingiurie, qualcuna scandita persino in un buon italiano.

I soldati non reagiscono, rimangono attoniti ma pensano che tutto come le altre volte si svolgerà per il meglio.

Il pericolo è però subdolo, preciso e silenzioso rimane invisibile ma perfettamente udibile.

Rumore di spari, forti e chiari, arrivano come una doccia fredda addosso ai ragazzi intenti nel rastrellamento.

Tutti dopo i primi colpi ad altezza d’uomo concordano che si tratta di un vero e proprio attacco al nostro contingente.

Dietro quei volti ammassati e scalpitanti di donne, anziani e bambini si fanno scudo uomini armati, uomini senza remora che sparano per uccidere e per ben tre volte ci riescono facendo breccia tra le fila italiane.

Le pallottole cominciano a fioccare e i militari tardano a rispondere al fuoco a causa dello scudo umano di innocenti.

Tutto diventa più complicato se non si può sparare, si rischia di colpire chi non ha colpa, e questo i ribelli, quando hanno mandato avanti donne e bambini, lo sapevano bene.

Si passa così ai tiri di precisione, si spara solo quando si è certi di colpire un nemico potenzialmente offensivo per la sicurezza del contingente, tutto è calibrato con la massima attenzione. Un piccolo gesto mal ponderato potrebbe far sfociare la situazione già grave in qualcosa di irrimediabile. In ballo, oltre alla vita dei nostri militari, ci sono quattro mesi di missione che hanno portato a risultati sorprendenti, tutto rischia di cadere come un castello di carta.

Quel 2 luglio c’erano soldati professionisti, come i carabinieri paracadutisti del Tuscania, o come gli incursori paracadutisti del Col Moschin.

Ma c’erano anche tanti soldati di leva, come i paracadutisti del 186° reggimento e quelli del 5° reggimento Lancieri di Montebello.

E tutti loro, professionisti e soldati di leva, reagirono con compostezza, dominarono la paura, agirono da soldati nel senso più alto del termine.

Si è rimesso in discussione tutto dal tragico 2 luglio, si è messa in forse l’onestà di tutto il nostro contingente che per la popolazione somala ha fatto persino più di quanto era stato deciso dagli organi di comando.

Mogli e fidanzate del nostro personale si sono riunite in comitati volontari per poter far partire carichi di beni di prima necessità per quella popolazione martoriata da fame e guerra civile, si sono aperti i nostri ospedali e il nostro personale medico ha fatto turni estenuanti per dare assistenza a tutti coloro che, presentandosi con una semplice bandierina italiana tra le mani, chiedevano aiuto per sè e per i propri cari.

L’Italia intera supportava i nostri soldati impiegati in Somalia, loro rappresentavano la nostra mano tesa a una popolazione in difficoltà.

In quei giorni di luglio, dopo l’attacco, mai quella mano fu ritratta, rimase sempre ben tesa, non ci siamo arresi (anche se avremmo voluto farlo) e abbiamo fatto la differenza per tante famiglie, per tanti bambini, donne e anziani che con la disperazione degli occhi tendevano le mani verso di noi in cerca di aiuto.

Oggi, tutti noi dell’Associazione L’Altra Metà della Divisa, desideriamo tendere la nostra di mano a chi quel giorno ha visto cambiare la vita della sua famiglia, vogliamo rimanere vicino ai parenti delle vittime e dei ragazzi rimasti feriti.

Vogliamo porgere i nostri più sentiti ringraziamenti a chi, con coraggio e determinazione, indossa ogni giorno la divisa, la stessa che ha cambiato per sempre il suo futuro.

Desideriamo che il loro ricordo non venga offuscato da nessun giudizio e che rimanga limpida la loro voglia di fare tanto e di farlo bene per tutte quelle persone che aspettavano solo che qualcuno tendesse loro una mano.

Alle loro famiglie va il nostro più caloroso abbraccio e la nostra stima più sincera.

Articolo pubblicato dall’Altra metà della Divisa il 2 luglio 2013 con il titolo “In ricordo del Check Point Pasta 20 anni dopo di Denise Serangelo”

Foto: il check point Pasta dall’alto è di eafairsoft.com

Paracadutisti: onore ai caduti della battaglia di vent’anni fa al Check Point Pasta e della missione IBIS

Il 2 luglio 2013, i paracadutisti della brigata Folgore hanno commemorato a Mogadiscio, insieme ai loro colleghi italiani e stranieri, i caduti della battaglia del Check Point Pasta di 20 anni fa, ricordando con loro anche gli altri caduti durante la missione IBIS.

Sono inquadrati nell’ambito della missione addestrativa europea a favore delle Forze Armate Somale denominata EUTM-Somalia, i paracadutisti del 186° reggimento, e costituiscono la forza di reazione rapida del quartier generale dei Mentoring Advising and Training Elements (MATE HQ), comandato dal colonnello Gerolamo Demasi.

La base operativa è situata all’interno dell’aeroporto di Mogadiscio, mentre l’attività si svolge nelle sedi istituzionali del ministero della Difesa, dello stato maggiore della Difesa e del centro di addestramento di Jazeera.

Nel corso della commemorazione, dopo la messa officiata da monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Djbouti e amministratore apostolico della diocesi di Mogadiscio, è stata eseguita la cerimonia dell’alzabandiera con la deposizione di una corona in onore ai caduti.

Tra i presenti l’ambasciatore e delegato speciale per la Somalia, S.E. Andrea Mazzella, e la Country Representative di UNHCR Somalia, Alessandra Morelli.

Nel discorso di commemorazione il comandante del MATE HQ ha sottolineato l’importanza di mantenere vivo il ricordo di chi è caduto servendo la patria, per far sì che queste perdite non siano avvenute invano e, anzi, servano da stimolo nello svolgimento delle attività future nei vari teatri operativi.

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Fonte: stato maggiore Difesa

Foto: WorldWar Forum

Celebrazione del 152° anniversario dell’Esercito Italiano: “evento di fondamentale importanza”, sottolinea il CaSME gen Graziano

Si è celebrato questa mattina, mercoledì 8 maggio, presso Palazzo Esercito a Roma, il 152° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano alla presenza del ministro della Difesa Mario Mauro, del Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e del Capo di stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano.

La celebrazione all’interno di Palazzo Esercito ha sostituito la festa militare programmata all’ippodromo Giannattasio di Tor di Quinto e annullata in seguito alle recenti disposizioni governative in tema di “contenimento delle spese non strettamente indispensabili per la funzionalità delle istituzioni”.

Il generale Graziano, dopo aver ringraziato il ministro della Difesa, che con la sua presenza “ha conferito grande lustro a un evento ridimensionato per le necessità di contenimento delle spese”, ha sottolineato “la fondamentale importanza, per l’Esercito, di questo appuntamento”.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME) ha poi espresso a tutte le famiglie dei caduti nell’assolvimento del dovere “la calorosa vicinanza dell’Esercito e sentimenti di profonda riconoscenza per l’esemplare dignità con la quale hanno affrontato il loro immenso dolore”, e ha rivolto ai feriti in operazioni “un ringraziamento per la serena fermezza con cui affrontano quotidianamente la propria vicenda personale”, rivolgendo loro “l’augurio di rientrare presto nei ranghi della Forza Armata”.

Al termine del suo discorso, il generale Graziano, rivolgendosi al ministro della Difesa, ha ribadito quanto “difficile è la sfida che attende l’Esercito nell’ambito della profonda riorganizzazione, in chiave riduttiva, dello strumento militare […] una sfida difficile che l’Esercito saprà affrontare con la consapevolezza di essere un’Istituzione sana, efficiente, ricca di valori, che guarda avanti con ottimismo e che farà sempre il meglio con le risorse che il Paese intenderà porre a sua disposizione”.

Nel corso dell’evento, il ministro della Difesa, ha conseguito le seguenti onorificenze:

Medaglia d’Argento al Valore Militare, alla memoria, al caporal maggiore scelto David Tobini, caduto in Afghanistan il 25 luglio 2011;

Medaglia d’Argento al Valore Militare, al maresciallo capo Vincenzo Fanelli;

Medaglia d’Argento al Valore Militare, caporal maggiore capo scelto Giuseppe Scalavino;

Medaglia d’Argento al Valore dell’Esercito, al capitano Massimo Ranzani (caduto in Afghanistan il 28 febbraio 2011), già decorato della Croce d’Onore alla memoria;

Medaglia d’Argento al Valore dell’Esercito, alla memoria, al primo caporal maggiore Matteo Miotto, caduto in Afghanistan il 31 dicembre 2010;

Croce d’Onore, alla memoria, al sergente maggiore Michele Silvestri, caduto in Afghanistan il 24 marzo 2012;

Croce d’Onore, alla memoria, al caporal maggiore Tiziano Chierotti, caduto in Afghanistan il 25 ottobre 2012;

Croce d’Onore, al primo caporal maggiore Monica Contrafatto;

Croce d’Onore, al caporal maggiore Giovanni Memoli.

Le celebrazioni per il 152° Anniversario della Costituzione dell’Esercito assumono, quest’anno, un particolare valore simbolico in quanto coincidono con altre significative ricorrenze.

La prima è rappresentata dal 70° anniversario della Guerra di Liberazione che segnò la rinascita della nazione anche grazie al contributo dell’Esercito testimoniato dagli oltre 87mila soldati italiani tra caduti, feriti e dispersi.

La seconda ricorrenza è rappresentata dal 20° anniversario delle Missioni ONUMOZ in Mozambico e IBIS in Somalia, condotte con volontari di leva, dove persero la vita complessivamente 13 militari.

Infine, la ricorrenza del 10° anniversario dall’avvio della missione Antica Babilonia, per contribuire alla stabilità e alla sicurezza in Iraq, nel corso della quale persero la vita 11 soldati dell’Esercito.

Attualmente sono circa 9mila i militari della Forza Armata impegnati in operazioni sul territorio nazionale e fuori dai confini nazionali.

L’Esercito celebra la ricorrenza del 4 maggio 1861, data in cui Manfredo Fanti, in qualità di ministro della Guerra, decretò che il Regio Esercito, prima denominato Armata Sarda, avrebbe preso il nome di Esercito Italiano.

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Fonte: stato maggiore Esercito

Foto: stato maggiore Esercito

Giuramento del 15° corso Ardire Marescialli, junior leader laureati a comando dei plotoni

A Viterbo, presso la Scuola Sottufficiali dell’Esercito, 136 allievi marescialli del 15° corso Ardire hanno prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica lo scorso 12 aprile alla presenza del Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME), generale Claudio Graziano.

Alla cerimonia, tra gli altri, hanno partecipato il prefetto di Viterbo, Antonella Scolamiero, il presidente della Provincia, Marcello Meroi, il sindaco di Viterbo, Giulio Marini. Presenti anche i familiari del caporal maggiore scelto Giandomenico Pistonami, caduto in Afghanistan nel settembre 2009, del sottotenente Mauro Gigli, caduto in Afghanistan nel luglio 2010, del capitano Massimo Ranzani, caduto in Afghanistan nel febbraio 2011, e del caporal maggiore scelto Roberto Marchini, caduto in Afghanistan nel luglio del 2011.

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito, dopo aver espresso “la più sincera e affettuosa vicinanza alle famiglie dei caduti, che hanno conosciuto il dolore della perdita di un proprio congiunto nell’assolvimento del dovere”, ha rivolto un saluto alla città di Viterbo e alle autorità intervenute, “che con la loro presenza testimoniano il forte legame tra uno degli Istituti d’eccellenza dell’Esercito e la città di Viterbo che lo ospita da oltre quarant’anni”.

Il generale Graziano, rivolgendosi agli Allievi Marescialli, ha sottolineato che: “attraverso il giuramento appena prestato, avete liberamente e consapevolmente manifestato la vostra decisione di servire in armi il nostro Paese. Amor di Patria, fedeltà alle Istituzioni, disciplina, lealtà, onore, senso del dovere e coraggio, sono la sintesi della stessa identità militare che si traduce nell’anteporre i valori della collettività a quelli del singolo”.

“L’Esercito – ha poi proseguito il generale Graziano – si trova oggi ad affrontare innegabili criticità, dovute all’attuale situazione economica, che hanno imposto una riorganizzazione in chiave riduttiva dello strumento militare, e anche voi sarete veri protagonisti di questa riconfigurazione, in quanto trascorrerete la parte più intensa e gratificante della vostra carriera presso i reggimenti e le brigate che costituiscono il centro di gravità della nostra Forza Armata”.

Nel corso dell’evento, è intervenuto il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare per la missione IBIS in Somalia, che ha dato lettura del messaggio del Gruppo Medaglie d’Oro agli Allievi Marescialli. Della missione in Somalia, di cui quest’anno si celebra il ventennale, il generale Graziano ha ricordato “i nostri 11 soldati e l’ufficiale della Croce Rossa Italiana caduti nell’assolvimento del dovere”.

Il 15° corso Ardire è intitolato alla memoria del sottotenente Mauro Gigli, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, che ha frequentato presso la Scuola Sottufficiali dell’Esercito il 60° corso Allievi Sottufficiali. Sono complessivamente 136, di cui 7 donne, gli Allievi Marescialli del 15° corso, di questi: 71 sono stati selezionati con un concorso pubblico, al quale hanno partecipato oltre 13mila concorrenti, e 65 reclutati mediante concorso interno riservato ai Sergenti e ai Volontari in servizio permanente della Forza Armata.

Al termine del ciclo formativo triennale, gli allievi Marescialli conseguiranno la laurea di 1° livello in Scienze Organizzative e Gestionali presso l’Università della Tuscia, mentre gli allievi Marescialli qualificati Infermieri Professionali acquisiranno la laurea di primo livello in Infermieristica, presso l’Università Roma Tre.

La parola maresciallo deriva dall’arabo ed è l’insieme delle due parole “marah”, cavallo, e “shalk”, custode, dunque “custode del cavallo”, che nel mondo arabo è il patrimonio più importante. La figura del Maresciallo quale junior leader, nel contesto degli attuali scenari d’impiego operativi, è un elemento cardine e irriducibile, che l’Esercito impiega principalmente come comandante di plotone, peculiarità unica in ambito della NATO.

La Scuola Sottufficiali dell’Esercito, al comando, da gennaio del 2010, del generale Roberto Ranucci, è il polo responsabile della formazione di base e avanzata dei sottufficiali della Forza Armata: i Marescialli comandanti di plotone, i Marescialli qualificati infermieri e i sergenti. Dal 1965 e fino al 1995, presso la casa madre dei Sottufficiali dell’Esercito Italiano, si sono succeduti 77 corsi per un totale di circa 35mila Allievi Sottufficiali.

Nel 1998 l’Istituto ha assunto l’attuale denominazione di Scuola Sottufficiali dell’Esercito e, da allora, sono stati formati oltre 3mila marescialli che al termine del triennio di studi hanno conseguito una laurea di primo livello con la possibilità di transitare nella categoria degli Ufficiali del Ruolo Speciale dell’Esercito.

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Fonte: stato maggiore Esercito

Foto: stato maggiore Esercito

La Russa va a trovare gli operativi del 5° Rigel con Gianfranco Paglia, che nel giorno della battaglia del check point Pasta ritrova il suo comandante di allora

GruppoLa visita di un ministro della Difesa, un onorevole in uniforme militare sulla sedia a rotelle e il ricordo di una battaglia in Somalia.

C’è un filo conduttore tra questi tre elementi: il 5° reggimento aviazione dell’Esercito Rigel di Casarsa della Delizia, in provincia di Pordenone. Uno dei reggimenti più costantemente impegnati nei teatri operativi e attualmente comandato dal colonnello Paolo Riccò.

Sedici anni fa Paolo Riccò era il capitano al comando della 15esima Compagnia Paracadutisti “Diavoli Neri” duramente colpita nella battaglia del check point Pasta a Mogadiscio, in Somalia, il 2 luglio 1993. In quella compagnia era inquadrato l’allora sottotenente Gianfranco Paglia, oggi membro della commissione Difesa della Camera: al check point Pasta, dove persero la vita il sottotenente Andrea Millevoi, il sergente maggiore Stefano Paolicchi e il caporale Pasquale Baccaro, Gianfranco Paglia rimase ferito insieme con altri 35 colleghi e da allora è costretto su una sedia a rotelle per un proiettile conficcatosi nel midollo.

E’ proprio al 5° Rigel comandato dal colonnello Riccò che il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha fatto visita insieme con l’onorevole Gianfranco Paglia ieri 2 luglio 2009, a sedici anni di distanza dal luttuoso evento. A ricevere gli ospiti, e ad assistere all’incontro tra Paglia e Riccò, c’erano il comandante delle forze operative terrestri generale di corpo d’armata Armando Novelli e il vicecomandante della brigata aeromobile Friuli colonnello Marco Bedina.

Senza nulla togliere al ricordo della battaglia avvenuta nell’ambito dell’operazione Ibis in Somalia, la visita del ministro va considerata anche nell’ottica di un contatto diretto con un reggimento altamente operativo e costantemente impegnato nei fuori area più difficili.

Il 5° Rigel è infatti uno dei reggimenti più coinvolti nelle missioni operative oltremare. I piloti, gli specialisti e gli elicotteri A-129 Mangusta di questo reparto di volo della brigata aeromobile Friuli sono attualmente impegnati in Afghanistan, dove sei Mangusta supportano quattro CH-47 nel task group Fenice, e hanno partecipato a tutte le operazioni internazionali dalla Namibia al Kurdistan, dalla Somalia all’Iraq, fino ai Balcani.

Fonte: brigata aeromobile Friuli

Foto: brigata aeromobile Friuli