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Afghanistan, ISAF coinvolge i leader locali nella terza conferenza sulla prevenzione dei danni ai civili

“Prevenire le vittime civili è l’assoluta priorità”, ha detto il comandante di ISAF (COMISAF) e delle forze americane in Afghanistan, generale John R.Allen, nel corso della terza Civilian Casualty Conference nel quartier generale di ISAF a Kabul sabato 4 marzo.

La conferenza, dedicata appunto alla prevenzione dei danni ai civili, ha richiamato leader afgani da ogni parte dell’Afghanistan.

Il convegno ha rappresentato un punto d’incontro e di discussione dell’argomento per il personale di ISAF, circa centoventi persone presenti, per rappresentanti del governo afgano, per le forze di sicurezza afgane (Afghan National Security Forces, ANSF), per organizzazioni internazionali e non-governative.

Lo sforzo per ridurre e scongiurare le vittime civili si conferma l’elemento più importante dell’operazione in corso, come ha sottolineato il COMISAF: “Tutto ciò che fa ISAF si concentra  sulla sicurezza per la popolazione. Abbiamo lavorato sodo per determinare misure di prevenzione in materia di vittime civili e questi sforzi stanno dando risultati”.

L’attività dedicata al contrasto degli ordigni esplosivi improvvisati, gli IED, attraverso azioni contro i ribelli e contro i produttori di tali strumenti di morte rientrano proprio nelle misure di sicurezza e di protezione della popolazione afgana.

“Negli ultimi quattro mesi – fa sapere il generale Adrian Bradshaw, vicecomandante ISAF – i ribelli hanno causato 958 vittime civili, ovvero una percentuale del 93% prevalentemente determinata da IED; il restante 7% è stato responsabilità di ISAF, 72 vittime civili causate dalle forze di ISAF: una riduzione in termini percentuali di circa il 65% rispetto all’anno precedente, ma pur sempre un numero troppo elevato di vittime civili”.

L’obiettivo di ISAF, ha aggiunto il generale Bradshaw, è di arrivare a zero vittime. Traguardo raggiungibile con la collaborazione degli stessi afgani.

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Fonte: ISAF NATO

Foto: ISAF NATO

Stavanger, il Joint Warfare Centre ha iniziato il training per la prossima esercitazione in ambito Nato Response Force

Un’aliquota di personale in servizio alla Nato, circa venti militari in tutto, ha affrontato all’inizio di maggio il training specifico in vista della prossima esercitazione in ambito Nato Response Force (NRF) in programma alla fine di quest’anno.

Il personale, proveniente dal Nato’s Joint Force Command Brunssum (JFC BS) e dall’Headquarters Allied Force Command Heidelberg (FC HD), si è dispiegato in Norvegia presso il Joint Warfare Centre (JWC) di Stavanger dal 29 aprile al 6 maggio scorso.

Obiettivo dell’attività era il perfezionamento delle capacità di coordinazione tra i comandi centrali e i gruppi dispiegati sul terreno, gli Operational Liaison Reconnaissance Team (OLRT), nell’ambito di una crisi umanitaria.

Lo scenario fittizio progettato dal JWC è stato reso particolarmente realistico dall’intervento di attori civili, quali un presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentanti delle Nazioni Unite e membri di organizzazioni internazionali (IOs) e organizzazioni non governative (NGOs).

Gli OLRT hanno agito sul terreno della possibile area di operazioni come se fossero “gli occhi e le orecchie” dei comandi, raccogliendo quindi tutte le informazioni utili all’elaborazione del processo decisionale.

Per il capo degli OLRT esercitati, generale di brigata belga Eddy Staes, l’esercitazione di Stavanger ha rappresentato l’opportunità per meglio comprendere l’utilizzo degli OLRT nelle situazioni di crisi. “Lo scenario creato dal JWC – ha aggiunto il generale belga – rispecchiava la realtà e per questo ci ha permesso di esercitarci in modo realistico secondo il concetto train as you fight”.

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Fonte: JWC

Foto: JWC