John R. Allen

Esercito Italiano: Legion of Merit al gen Portolano. Gen Allen: “fiducia nella capacità di comando degli italiani, Portolano grande comandante”. Gen Graziano: “decorato per i risultati sul campo”

Il generale Luciano Portolano è stato insignito oggi della “Legion of Merit” per il suo operato quale Comandante del Regional Command West (RC-W) della missione ISAF da settembre 2011 a marzo 2012, fa sapere il comunicato stampa odierno dello stato maggiore Esercito.

L’alta onorificenza è stata consegnata, a nome del Presidente degli Stati Uniti d’America, dal generale John R. Allen, già comandante di ISAF e attuale rappresentante del Governo degli Stati Uniti per il Medio Oriente alla presenza del Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano.

“Vi posso assicurare – ha dichiarato il generale Allen nel suo intervento – che non ho mai avuto timore di quello che stava accadendo nel Regional Command West perché ho piena fiducia nella capacità di comando, nel coraggio e nella forza dei soldati italiani”.

“Il generale Portolano – ha continuato il generale Allen – ha meritato questa onorificenza perché ponendosi alla testa dei propri uomini ha saputo guidarli con l’esempio, con competenza e con intelligenza, come deve fare un grande Comandante”.

Il Generale Graziano ha sottolineato il valore della Legion of Merit, “massima onorificenza che può essere concessa a un ufficiale non americano”. Valore che “nel caso del Generale Portolano è ancora maggiore, perché essa gli è stata concessa per quanto ottenuto sul campo”.

“Il servizio eccezionalmente meritorio e la superba leadership del Generale Portolano – si legge nella motivazione – hanno avuto un impatto estremamente positivo sulla missione della coalizione e sulla popolazione afgana. Le operazioni pianificate ed eseguite sotto il suo Comando hanno contribuito ad accrescere sensibilmente la sicurezza e a incrementare il numero degli ex insorti reintegrati nelle istituzioni locali della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. Lo stile di Comando del Generale Portolano, inoltre, ha facilitato la creazione di uno stretto rapporto di collaborazione con le Forze di Sicurezza Afgane. L’eccezionale capacità di Comando e l’iniziativa, dimostrate dal Generale Portolano, testimoniano la sua grande autorevolezza e contribuiscono a rafforzare il prestigio dell’Esercito Italiano e dell’intero Paese”.

La Legion of Merit classe Ufficiale è un’onorificenza istituita dal presidente Roosevelt nel 1942 e può essere concessa ai membri dell’Esercito americano e delle Nazioni alleate.

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Fonte e foto: stato maggiore Esercito

Il generale Allen, ex comandante di ISAF, lascia la NATO per stare a fianco della moglie malata

Avrebbe dovuto diventare il capo delle forze NATO in Europa, prendendo il posto dell’uscente ammiraglio James Stavridis, e assumere il ruolo di SACEUR a Shape, in Belgio.

Invece ha rassegnato le dimissioni dalla vita militare, preferendo ritirarsi alla vita privata. Esce così di scena il più longevo comandante di ISAF, la decennale missione NATO in Afghanistan. Dopo 19 mesi passati a Kabul, superando anche lo scandalo a sfondo sessuale che ha coinvolto in pieno il generale Petraeus, il marine John R.Allen lascia le stellette e, con queste, anche il prestigioso incarico in ambito europeo.

Le sue dimissioni sono state accettate dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha acconsentito a concedere all’ex COMISAF di “curare le questioni di salute nell’ambito della sua famiglia”. Niente di più è stato specificato in proposito dal presidente Obama, mentre il generale Allen ha chiarito in separata sede che il suo obiettivo è quello di stare a fianco della moglie Kathy, come fa sapere il Guardian, citando in proposito il Washington Post che riferisce di problemi di salute cronici della signora Kathy, una combinazione di disordini autoimmunitari.

“I motivi della mia decisione sono personali – ha spiegato il generale Allen – non è stata una decisione affrettata, ma dopo attenta considerazione sono giunto alla conclusione che questa era l’unica scelta che potessi fare”.

“Anche se non entro nei dettagli – ha continuato l’ex COMISAF, riportato dal Guardian – il mio primo pensiero è la salute di mia moglie, che ha sacrificato tanto e per tanto tempo. Per più di 35 anni la mia amata Kathy mi è stata devotamente a fianco, consentendomi di servire il mio paese”.

Dopo una riflessione al lungo tempo passato lontano da lei e dalle due figlie, il generale Allen ha dichiarato che “ora è giunto il mio turno di stare al loro fianco ed essere presente nel momento in cui hanno più bisogno di me”.

Ancora non è noto, intanto, quale sarà il successore del SACEUR uscente James Stavridis.

Fonte: The Guardian

Foto: The Guardian

Afghanistan, cambio al vertice di ISAF NATO: il generale Allen lascia il comando al collega Dunford. Le foto

Il generale dei Marines americani Joseph F. Dunford Jr ha assunto ieri il comando della missione NATO ISAF in Afghanistan dal generale dei Marines americani John R.Allen.

La cerimonia del cambio di comando ha avuto luogo ieri, 10 febbraio, nel quartier generale di ISAF a Kabul, capitale dell’Afghanistan. Vi hanno presenziato alti ufficiali afgani, NATO e statunitensi, tra cui il generale tedesco Hans-Lothar Domröse, comandante dell’Allied Joint Force Command di Brunssum; il generale dell’esercito statunitense Martin E. Dempsey, chairman del Comitato dei Capi di stato maggiore; il generale dei Marines James N. Mattis, comandante dello U.S. Central Command.

Il generale Dunford ha fornito una visione di continuità nell’opera iniziata a vantaggio dell’Afghanistan. “Quello di oggi non è un cambiamento, ma una continuazione”, ha sottolineato il nuovo comandante di ISAF (COMISAF), spiegando che ha tutta l’intenzione di sfruttare lo slancio della campagna in corso e di continuare nel sostegno agli afgani fino a quando non saranno in grado di lavorare autonomamente per un futuro più favorevole.

I due generali, che si sono avvicendati al vertice della decennale missione NATO in Afghanistan, appartengono entrambi al corpo dei Marines e sono amici da 35 anni.

Il nuovo COMISAF ha servito precedentemente come vicecomandante del Corpo dei Marines; come vicecomandante della 1st Marine Division; come direttore delle Operations Division, Plans, Policies and Operations del comando del Corpo dei Marines, HQMC; come vicecomandante per i Piani, le Operazioni e la Policy; come generale comandante I MEF; infine comandandante del Marine Forces Central Command

Il generale Allen è rimasto al comando della missione ISAF per 19 mesi consecutivi. È il comandante più longevo negli undici anni della missione.

Sotto il suo comando le Afghan National Security Forces (ANSF), le forze afgane addestrate e cresciute sotto l’egida degli Alleati, hanno raggiunto quota 352mila unità fino a svolgere ora la maggioranza delle operazioni nel paese, creando così un forte baluardo all’insorgenza. Il generale Allen ha inoltre giocato un importante ruolo nella stabilizzazione dei rapporti con il vicino Pakistan, come ricorda la stessa NATO dal suo sito dedicato alla missione ISAF, scongiurando una vera e propria frattura dopo una serie di crisi nel 2011.

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Fonte: It SNR PAO; ISAF NATO

Foto: C.le Giusy Sorgente e Ten Col Stefano Sbaccanti/It SNR PAO

Afghanistan, RC-W ISAF: visita di commiato del COMISAF gen Allen. Foto

Ieri, 24 gennaio 2013, il comandante della International Security and Assistance Force (COMISAF), generale John R. Allen, si è recato presso il Regional Command-West (RC-W) di Herat, su base brigata Taurinense al comando del generale Dario Ranieri, per una  visita di commiato nell’approssimarsi della fine del suo mandato.

Nel corso della visita, l’alto ufficiale statunitense ha incontrato i vertici delle forze di sicurezza afgane presenti nella regione occidentale, insieme ai comandanti delle unità operative italiane, spagnole, statunitensi e lituane inquadrate nel comando multinazionale che fa capo al generale Dario Ranieri.

Nel suo discorso di commiato il generale Allen ha espresso la propria soddisfazione per la partnership tra l’RC-W e le forze locali della polizia e dell’esercito, attualmente impegnate nel processo di transizione della sicurezza in tutte le province della regione occidentale del Paese. Il comandante di ISAF ha sottolineato i progressi registrati nel campo della governance e dello sviluppo ottenuti grazie al lavoro congiunto sul fronte della sicurezza, dichiarando infine il proprio ottimismo per il futuro dell’Afghanistan e della regione.

Nella giornata precedente, la regione ovest era stata interessata anche dalla visita del Comandante del Joint Force Command – Brunssum della NATO,  il generale tedesco Hans-Lothar Domröse, il quale ha incontrato a Shindand i militari italiani della Transition Support Unit Centre, l’unità basata sul 3° reggimento alpini di Pinerolo comandata dal colonnello Andrea Bertocchi, per poi visitare la base aerea dove gli elicotteristi dell’aviazione afgana vengono addestrati da un team di advisor dell’Aeronautica Militare Italiana, comandati il colonnello Luciano Ippoliti.

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Fonte: ISAF RC-W

Foto:  ISAF RC-W

Afghanistan, i talebani promettono guerra se rimane anche solo un soldato straniero dopo il 2014

Nell’approssimarsi dei colloqui tra il presidente afgano Hamid Karzai e il suo omologo statunitense Barack Obama sul dopo ISAF (International Security Assistance Force), in programma questa settimana su suolo americano, i talebani alzano la loro voce promettendo di continuare la loro guerra se dopo il 2014 rimarrà anche solo un soldato straniero in Afghanistan.

Il tema della presenza di soldati stranieri, in particolare di quelli americani, in Afghanistan dopo il 2014, data prevista per la fine della missione ISAF nei suoi aspetti combat, è il punto principale dell’agenda degli imminenti colloqui tra i due presidenti.

La presenza di soldati stranieri in Afghanistan nel dopo-ISAF è in realtà un elemento indiscutibile se si vuol dare corso alla trasformazione della missione ISAF da combat a missione di supporto e addestramento, come del resto è già da tempo nei programmi della NATO, che dal 2003 è alla guida della missione ISAF.

In dettaglio, i soldati che resterebbero sul terreno dopo il 2014 potrebbero essere 3, 6 o 9mila, secondo le ultime notizie di stampa che hanno fatto seguito alla proposta fatta al Pentagono dall’attuale COMISAF, generale John R.Allen, di tre opzioni, rispettivamente per 6, 10 o 20mila militari. Per prevenire un ritorno di al-Qaeda, ma anche per continuare ad addestrare polizia ed esercito afgani.

La risolutezza dei talebani, al contrario, chiede zero militari sul terreno. Viceversa “guerra e distruzione continueranno”. Se il presidente Karzai e “il regime di Kabul” accorderanno la presenza anche di un solo soldato americano sul suolo afgano, ha dichiarato un portavoce dei talebani al Pakistan News Service, “anche loro saranno responsabili per tutte le ostilità future, per le morti e per la distruzione”.

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Afghanistan. Il COMISAF gen Allen dà i numeri: dai 6 ai 20mila soldati dopo il 2014 in tre opzioni (6 gennaio 2013)

ISAF in Paola Casoli il Blog

Fonte: Pakistan News Service

Foto: politico.com

Afghanistan. Il COMISAF gen Allen dà i numeri: dai 6 ai 20mila soldati dopo il 2014 in tre diverse opzioni

Ha presentato il suo piano al Pentagono, il comandante della missione a guida NATO ISAF (International Security Assistance Force) in Afghanistan, generale John R.Allen. Si tratta di un programma a tre opzioni con tre diverse soluzioni in termini numerici da valutare per il dopo-2014, quando cioè la missione ISAF si trasformerà da combat a missione di supporto e training sul suolo afgano: 6mila, 10mila e 20mila soldati con un fattore di rischio inversamente proporzionale al numero di truppe.

È stato il New York Times, mercoledì scorso, a dare la notizia della proposta del generale Allen al segretario alla Difesa Leon Panetta, riferendo anche che il successo del dopo-2014 dipende strettamente dalla capacità di un governo così corrotto come quello afgano di fornire servizi di base alla popolazione.

In ogni caso, al di là delle prestazioni governative, il generale Allen ha pianificato che con 6mila soldati sul terreno la missione avrà un carattere prevalentemente di caccia ai ribelli tramite l’impiego di forze speciali. Il sostegno logistico e il training alle forze afgane sarebbero voci fortemente limitate.

Con 10mila soldati sarebbe invece possibile sviluppare più ampiamente il programma di training. Con 20mila si potrebbe prevedere anche l’impiego di altre forze convenzionali per il pattugliamento in aree limitate.

Il presidente Barack Obama discuterà delle tre opzioni alla Casa Bianca la prossima settimana, in occasione della visita del presidente afgano Hamid Karzai.

Intanto, tre sono le date certe: il 31 dicembre 2014, data della fine della missione ISAF così come la conosciamo; il febbraio 2013, mese in cui il generale Allen lascerà il suo ruolo di COMISAF al collega Joseph F. Dunford Jr.; infine, per quanto riguarda la successione di Panetta, è attesa a breve la definizione da parte del presidente Obama del nome del prossimo segretario alla Difesa, che potrebbe essere, ma è ancora poco certo, l’ex senatore repubblicano Chuck Hagel.

Fonte: Stars and Stripes

Foto: ISAF

Teatri operativi: visite dei vertici in occasione delle festività. Il CaSMD ha visitato i feriti al Celio

Prima delle festività natalizie, lo scorso 20 dicembre, il comandante della missione a guida NATO in Afghanistan ISAF (International Security Assistance Force), il generale statunitense John R.Allen, ha fatto visita al Regional Command-West (RC-W) di Herat su base brigata Taurinense al comando del generale Dario Ranieri.

La visita del COMISAF era orientata a ricevere un aggiornamento sulla transition in atto nell’area di responsabilità italiana, corrispondente all’occidente afgano, oltre che sugli sviluppi ottenuti lungo le direttrici della sicurezza e dell’assistenza.

In Kosovo, invece, i militari italiani impiegati nell’ambito della missione a guida NATO Kosovo Force (KFOR), hanno ricevuto gli auguri per le festività lo scorso 24 dicembre direttamente dal Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME). La vigilia di Natale, infatti, il CaSME, generale Claudio Graziano, si è recato in visita al contingente nazionale in Kosovo. Accolto dall’Italian Senior Representative, generale Michele Cittadella, e dal  comandante della Task Force Air, colonnello Michele Palmieri, nell’aeroporto dell’Aeronautica Militare Italiana di Gjacova/Djakovica, il generale Graziano ha poi raggiunto la base militare Villaggio Italia di Peć/Peja, sede del  Multinational Battlegroup-West (MNBG-W).

Alla presenza del comandante del MNBG-W, colonnello Ascenzio Tocci, e di una rappresentanza dei circa 300 soldati dell’Esercito impiegati nella missione KFOR, il generale Graziano ha rivolto a tutto il personale in missione l’augurio per le prossime festività di fine anno, sottolineando l’ininterrotto e rilevante impegno di ciascuno ed estendendo gli auguri propri e della Forza Armata alle famiglie che, dall’Italia, sostengono  la scelta di ciascun militare di servire il Paese, indossando l’uniforme dell’Esercito Italiano.

Nei giorni che hanno preceduto il Natale, il contingente militare italiano impiegato nel sud del Libano nell’ambito della missione a guida Onu UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) ha ricevuto la visita del Capo di stato maggiore della Difesa (CaSMD), generale Biagio Abrate.

Il generale Abrate è stato accolto nella base militare di Naqoura dal comandante di UNIFIL, il generale Paolo Serra. Nel corso dell’incontro con il Force Commander, il CaSMD ha espresso parole di apprezzamento per la meritoria opera svolta dal personale delle Forze Armate italiane impegnate nel quadro del delicato mandato contenuto nella risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolineando l’elevato profilo della missione.

Il generale Serra ha detto che UNIFIL, “in stretto coordinamento con l’Esercito Libanese, sta operando al massimo delle proprie capacità per garantire la sicurezza nel sud del Libano e lungo la Blue Line in ogni momento”.

Nel corso della visita, il generale Abrate ha potuto incontrare una rappresentanza di Soldati, Aviatori, Marinai e Carabinieri del comando di UNIFIL rivolgendo loro il messaggio di ringraziamento e di augurio per le prossime festività natalizie a nome della Difesa italiana.

Il CaSMD si è poi trasferito alla base militare italiana di Shama, dove è stato accolto dal generale Antonio Bettelli, comandante del settore ovest di UNIFIL attualmente su base brigata aeromobile Friuli, e ha incontrato le truppe italiane sottolineando la loro importante presenza sul terreno quale testimonianza concreta del lavoro, dell’impegno e del sacrificio che determina grandi soddisfazioni.

L’Italia contribuisce alla missione UNIFIL con circa 1.100 soldati e fornisce 4 elicotteri per il supporto aereo. UNIFIL, composto da circa 12mila peacekeeper provenienti da 37 differenti nazioni, nel breve periodo ha conseguito gli obiettivi di un generale rispetto nella cessazione delle ostilità; dello sviluppo di un dialogo tra le parti attraverso l’unico forum, il meeting tripartito, in grado di realizzare un processo di confidence building; del dispiegamento, dopo circa 30 anni, delle forze armate libanesi nel sud del Libano; di un progressivo aumento delle capacità delle medesime forze armate nell’azione di controllo dell’area a sud del fiume Litani.

Il 20 dicembre il CaSMD ha fatto visita ai militari italiani rimasti feriti nei mesi scorsi in Afghanistan e ora ricoverati nell’ospedale militare del Celio, a Roma, accompagnato dal direttore del policlinico, generale Mario Alberto Germani.

Rivolgendosi ai militari feriti, il generale Abrate ha rinnovato loro il suo ringraziamento “per il lavoro svolto con estrema professionalità in Afghanistan”. Il CaSMD si è dichiarato certo che “che quanto fatto dai militari italiani in Afghanistan, così come nelle altre aree di crisi, contribuirà alla stabilità internazionale e alla salvaguardia dei diritti umani”.

Agli auguri per le festività si sono uniti, in questo caso, anche gli auguri di una pronta guarigione. Un ringraziamento particolare è andato al direttore del Policlinico Militare “per l’elevata professionalità di tutto lo staff medico, sempre al servizio del personale attualmente ricoverato”.

Fonti: SMD, SME, KFOR, RC-W, UNIFIL SW

Foto: SMD, SME, KFOR, RC-W, UNIFIL SW

Afghanistan, RC-W ISAF: alto rischio ma violenza sotto controllo nel settore italiano, il parere del sottosegretario Magri a Herat

È a Herat, a Camp Arena, dove ha sede il Regional Command-West (RC-W) di ISAF su base brigata Garibaldi, che il sottosegretario alla Difesa Gianluigi Magri, in visita oggi  nell’area di responsabilità italiana in Afghanistan, ha potuto dichiarare che la situazione nel settore italiano, pur se ad alto rischio, è però sotto controllo.

Dopo l’allarme dei giorni scorsi per l’escalation di violenza in Afghanistan, a cui è seguito lo sdegno di ISAF e il monito del COMISAF, il generale John R.Allen, affinché il Mullah Omar fermi gli assassinii di civili in aree popolate, il sottosegretario italiano alla Difesa è giunto in visita a Herat a Ferragosto, dove ha potuto toccare con mano la situazione.

Accolto dal comandante dell’RC-W, generale Luigi Chiapperini, il sottosegretario si è recato nella base avanzata di Bala Murghab, per poi rientrare a Camp Arena. Ha portato il saluto del governo italiano a tutti i militari italiani impegnati nell’area nell’ambito della missione a guida NATO.

L’Italia ha circa 4mila uomini impiegati in Afghanistan. La maggior parte di loro è concentrata a Herat, nell’Afghanistan occidentale, mentre militari di staff sono impegnati a Kabul nell’ambito del quartier generale della missione. Entro l’anno in corso, è previsto il rientro in Italia di personale italiano dall’Afghanistan senza sostituzione nell’ottica di un piano di contrazione delle forze che si completerà nel 2014 e che è in corso con il processo di transizione.

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Fonti: ISAF NATO, Ministero della Difesa

Foto: ministero della Difesa

Afghanistan, cambio all’ISAF Joint Command: il generale Terry assume il comando dal collega Scaparrotti e diventa vicecomandante delle forze americane

Il generale statunitense James L. Terry (foto Khaama Press) ha assunto oggi a Kabul il comando dell’ISAF Joint Command (IJC) dal collega Curtis M. Scaparrotti. Il generale Terry ricoprirà anche l’incarico di vicecomandante delle forze americane in Afghanistan.

Alla cerimonia, che si è svolta nel quartier generale di ISAF, a Kabul, ha presenziato il comandante della forza NATO in Afghanistan, generale John R. Allen.

“Abbiamo lasciato le nostre case e i nostri cari – ha dichiarato oggi il generale Terry – per diventare parte di una squadra che sta per portare la stabilità duratura in Afghanistan”.

Una stabilità, ha poi sottolineato il nuovo comandante, che impedirà all’Afghanistan di essere il rifugio dei terroristi e che, come diretta conseguenza, garantirà la sicurezza dei paesi alleati. “Faremo la differenza”, ha assicurato il generale Terry.

James L. Terry è stato al comando del 5° Corpo di Wiesbaden, in Germania, dal gennaio di quest’anno con l’obiettivo di preparare il suo dispiegamento in Afghanistan, dove aveva già servito come comandante del Regional Command South, dall’ottobre 2010 all’ottobre 2011, e come vicecomandante operazioni alla Combined Joint Task Force-76, dal gennaio 2006 al febbraio 2007.

Il generale Curtis M. Scaparrotti, che ha lasciato oggi il comando dell’IJC e la posizione di vicecomandante delle forze americane in Afghanistan, cariche ricoperte dall’11 luglio 2011, è ora il comandante del 1° Corpo e della Joint Base Lewis-McChord, a Tacoma (Washington). Prima del suo ultimo incarico in Afghanistan, il generale Scaparrotti è stato comandante dell’82nd Airborne Division a Fort Bragg.

Nel suo discorso di commiato, il generale Scaparrotti ha ricordato i progressi fatti con gli afgani e le opportunità date loro per garantirsi la pace e la stabilità.

L’IJC pianifica giornalmente le operazioni delle forze di coalizione in Afghanistan ed è responsabile della formazione delle forze di sicurezza afgane (ANSF) e delle istituzioni al fine di aiutare il paese a raggiungere una stabilità duratura, garanzia di prevenzione dalla riorganizzazione di gruppi di ribelli.

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Fonte: (DVIDS) MilitaryFeed, Stars and Stripes

Foto: Khaama Press

Talebani allo sbaraglio: non sanno fare l’amore né la guerra, ma l’intelligence ha fallito oggi a Kabul

By Sugar Lady

Rassicurante doversi ripetere in questi casi: ai talebani manca una guida seria, si era già capito da tempo. Gli manca una testa, anzi, gli mancano tutte e due, visto che non riescono né a ragionare con il cervello né con il pisello.

Perso il loro carisma nella dichiarata disponibilità a sedersi a un tavolo di trattative per la pace con il nemico Occidente, tentata la strada dell’apertura mediatica con un forum online che si è ripiegato su se stesso causa uso lingua comprensibile solo ai parlanti arabo, perso il conforto nostalgico nella predominanza del cromosoma Y su quello femminile X a colpi di burqa, ai talebani non rimane che sorreggere la loro impotente virilità con la canna di un fucile. Che almeno glielo fa allungare un po’.

E’ un fallimento che brucia più del fuoco delle bombe. Gli brucia dentro non poter ammettere che da una parte non vogliono lasciar andare via le forze alleate, che invece stanno cercando di impacchettare in fretta e furia le loro cose tentando di risparmiare qualche soldino oltre alle vite dei propri giovani in armi.

E dall’altra c’è la profonda spaccatura al loro interno, che brucia più di una gastrite ulcerosa: colloqui di pace sì-no-vediamo, magari se ci fanno trovare le mistress in albergo ci veniamo tutti. Allo stesso modo: guerriglia-sì-no-pensiamoci, finché non ci intercettano le consegne a domicilio di esplosivi divertiamoci ad accendere le micce.

Il tutto condito da rapporti con le loro donne sessualmente ed emotivamente fallimentari, dove vale la legge dell’acido sul volto e della sòcca lunga lunga dalla testa ai piedi per coprire l’insoddisfazione generata dall’assenza cronica di viagra.

I talebani sono allo sbaraglio. Se gli attacchi di oggi al cuore di Kabul indicano certamente un esecrabile fallimento dell’intelligence nel prevenire tale scoppio coordinato di violenza, e su questo un bel tapiro alla Staffelli-maniera glielo mandiamo via Ups, è chiaro ormai che i talebani stanno alla frutta se necessitano di atti così plateali per mostrare che ci sono e sono vivi.

Sì, perché nel momento in cui si cerca l’autolegittimazione ormai un po’ vintage dell’inaugurazione dell’offensiva di primavera, ci si avvicina pericolosamente alla schizofrenia cubana nell’educare alla rivoluzione con tirassegni da luna park di lattine e peluche. Come se il Mullah Dadullah e il Che fossero pronti a reincarnarsi da un istante per l’altro.

E’ difficile per loro, adesso, uscire dal tunnel imboccato: spaccatura interiore e mancanza di guida sono un pericoloso campanello d’allarme. Chiaro che questo crea comunque danni alle forze alleate e agli stessi afgani: finché l’intelligence fallisce, i poliziotti afgani continuano a morire e gli occidentali se ne vengono via.

Il colpo sarà duro da digerire non tanto per la campagna presidenziale afgana, dove ancora non è detto che Karzai ceda il posto, quanto piuttosto per quella americana.

Mentre il rinculo è tutto per i vertici militari della Nato, COMISAF gen John R.Allen in testa, che dovranno fare i conti con chi di loro non ha annusato il passaggio di armi ed esplosivi come se fossero casse di patate per la mensa del quartier generale a Kabul.

Sugar Lady

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