Archive for the ‘Serbia’ Category
sabato, gennaio 14th, 2012 | 208 views
Si tratta di una protesta politica contro la Serbia, spiega Albin Kurti, leader del movimento autonomista Vetëvendosje in Kosovo, e non è diretta né contro i serbi né contro la popolazione serba in Kosovo.
Quello che Kurti rivendica nella protesta programmata per le 13 di oggi, sabato 14 gennaio, al confine est del Kosovo con la Serbia, è la piena reciprocità tra Kosovo e Serbia, dato che “la reciprocità è un valore dell’Unione Europea e che gli stati europei si riconoscono gli uni con gli altri e mantengono relazioni reciproche”.
Kurti, che ha pubblicamente annunciato la protesta di oggi nei giorni scorsi, ha confermato l’intento pacifico della manifestazione anche alla Kosovo Police, dove è andato per un incontro giovedì scorso.
Alla manifestazione, che intende spingere il Governo del Kosovo a dare forza a una risoluzione del Parlamento in favore della reciprocità con la Serbia, Kurti ha invitato anche la popolazione, garantendo la presenza di un totale di 400 attivisti di Vetëvendosje a tutela dello svolgimento pacifico.
Vetevendosje si batte per l’autonomia del Kosovo, mentre il presidente serbo Boris Tadic ha da poco ribadito il rifiuto da parte della Serbia di riconoscere come indipendente l’ex provincia serba.
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L’autonomia del Kosovo in Paola Casoli il Blog
Fonte: Vetëvendosje, Adnkronos
Foto: shqiperianatyrale.org
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venerdì, settembre 30th, 2011 | 86 views
Non sarà certo l’unica nazione a manifestare sensibilità verso le differenze di genere, ma intanto la Svezia ha stretto un accordo con l’Allied Command Transformation (ACT) della Nato per l’apertura di un centro deputato allo studio delle differenze tra sessi sia sul piano nazionale che internazionale.
Il Nordic Defence Cooperation Centre for Gender in Military Operations (NORDEFCO), che sarà operativo dal prossimo mese di gennaio 2012 nello Swedish Armed Forces International Centre (SWEDINT) di Kungsängen, è deputato a sviluppare una più approfondita competenza dei militari in questioni collegate alle differenze di genere a livello interno, sul piano nazionale, e a livello esterno, su piano internazionale.
La nascita del centro, infatti, trova le sue radici nella constatazione dello stesso comandante del Nordefco for Gender in MilOps, Jan Dunmurray, che ha sottolineato come la non conoscenza delle questioni correlate alle differenze tra i sessi nelle zone di conflitto, dove le donne sono presenti per un 50%, sia un elemento di disturbo al sostegno della pace.
Il Nordefco Centre sarà la sede di seminari e di corsi pre-dispiegamento per consulenti, esperti del settore, ufficiali e pianificatori. Oltre a offrire il training, il Nordefco aspira a diventare un punto di riferimento dottrinale per il comparto Difesa della Svezia e dei paesi nordici.
Fonte: ACT NATO
Foto: ACT NATO
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venerdì, maggio 27th, 2011 | 163 views
By Sugar Lady
Da una parte l’ultrà serbo, che aveva terrorizzato i celerini alla partita Italia-Serbia del 12 ottobre 2010. Dall’altra il nazionalista fino a ieri più ricercato dei Balcani.
Ma mentre Ivan-dalle-cesoie Bogdanov scoppia di salute, con i suoi muscoloni da maschio riproduttore in fase testosteronica acuta, Ratko Mladić invece no.
Ha un braccio paralizzato e dalla reverenza dei suoi 69 anni compiuti lo scorso 12 marzo ha chiesto a un suo vicino di casa di dargli una mano a vestirsi, prima che gli uomini della BIA se lo portassero via. E poi s’è cacciato in testa il cappellino con la visiera per una foto di rito.
Gli resta forse poco da vivere lucidamente. Di sicuro niente se si pensa al Ratko vibrante di una volta che ora non c’è più. Il suo tempo è ormai andato. Passato in un lampo, in fondo, esattamente come il momento di gloria di quell’Ivan-dalle-cesoie, che dopo aver esibito per un’oretta bicipiti e tatuaggi se ne è andato in questura a smaltire i suoi fumi di birra.
Non è che il presidente serbo Boris Tadić abbia fatto un granché di elargizione, arrestando Ratko. Il vecchio generale viveva da solo e forse aveva bisogno di una badante, dato che ha una demenza senile incombente visto che non riesce neppure a rispondere al suo avvocato.
Perché dunque non fargli un favore, al leone ormai rauco, consegnandolo alla giustizia con tanto di squillo di tromba?
Tanto più che questo è il biglietto per l’ingresso in Europa e vale come buono per un sorriso a sessantaquattro denti della Ashton.
Per il filoeuropeista Tadić praticamente un colpaccio. E al momento più opportuno: prima che il generale muoia per morte naturale e ancora prima che l’Europa affondi del tutto, zavorrata dall’euro.
Sugar Lady
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L’orrore romantico dei diari di Mladić batte il terrore scontato dei video di al-Qaeda (18 settembre 2010)
Foto: Ivan Bogdanov è di Curve e Tifosi; Ratko Mladić prima-e-dopo è di B92
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sabato, settembre 18th, 2010 | 435 views
Orrore e sdegno sono emersi dalla lettura dei diari del generale serbo Ratko Mladic nel Tribunale penale internazionale dell’Aja.
Dalle righe emergono forte determinazione nel portare a termine un progetto su ampia scala quale l’eliminazione dei musulmani dai Balcani, una terra che Mladic considera come “un fronte di guerra tra le forze che vogliono germanizzare l’area e quelle che la vogliono islamizzare”.
Fanno impressione le sue parole. Sì, bisogna proprio riconoscere che quanto scritto da Mladic ha ancora il potere di farci rabbrividire. (continua…)
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giovedì, aprile 29th, 2010 | 91 views

Prima la corrente, poi i telefoni cellulari. Se prima erano senza luce, ora i serbi del Kosovo sono anche senza voce.
Nel corso dell’ultimo fine settimana, infatti, oltre una ventina di ripetitori di Telekom Srbija e Telenor sono stati danneggiati, spegnendo così ogni cellulare della rete mobile serba in Kosovo.
Esecutore materiale della decisione del governo dell’ex provincia serba del Kosovo, autoproclamatasi indipendente un paio di anni fa, è la Kosovo Regulatory Agency for Telecommunications con il supporto della polizia del Kosovo (KPS, Kosovo Police Service), stando a quanto riportato da B92.
Secondo il capo distretto del Kosovo Goran Arsic, Pristina starebbe tentando di isolare sempre più i serbi del Kosovo e di integrarli forzatamente nel sistema creato con la dichiarazione di indipendenza. Per il premier serbo Mirko Cvetkovic la disabilitazione dei telefoni cellulari in Kosovo rappresenta un problema serio.
Perfino al ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, in visita in questi giorni a Belgrado, è stato chiesto dall’agenzia Tanjug di esprimere un parere sulla situazione: “ogni mossa va considerata con cura in questa delicata situazione”, è stato il suo commento, “devono essere urgentemente trovate soluzioni tecniche per evitare ogni escalation e ogni rischio che la situazione si trasformi in una questione politica”.
Di fatto si tratta già di una questione politica. Il ministro per le Telecomunicazioni Jasna Matic ha indirizzato al capo di Unmik Lamberto Zannier una richiesta formale di intervento, stante quella che viene definita una violazione della risoluzione Onu 1244 da parte del governo di Pristina.
Domenica
25 aprile l’Associazione dei giornalisti serbi (UNS) e la Società dei giornalisti della Methoija (DNKiM) avevano denunciato l’atto di vandalismo contro stazioni radio e tv.
Cavi tagliati e distruzione di un generatore di corrente a bloccare le trasmissioni in lingua serba, consentite da regolare licenza: siamo inorriditi, hanno dichiarato i giornalisti, dalla mancanza di intervento da parte delle istituzioni serbe, della comunità internazionale e del governo del Kosovo.
Lunedì 26 circa 3mila serbi si sono riuniti in protesta per le strade di Gracanica, con le ambulanze in testa al corteo a significare la necessità di un canale di comunicazione per le emergenze. Martedì sera il tentativo di ripristinare la funzionalità di un ripetitore.
Fonte: B92
Foto: BBC, Beta/B92
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mercoledì, marzo 24th, 2010 | 117 views
Mentre a Belgrado le sirene ricordano oggi l’inizio dell’attacco Nato sulla Serbia avvenuto il 24 marzo di undici anni fa, nell’ex provincia serba autoproclamatasi indipendente – il Kosovo – la forza Nato in fase di ridimensionamento a vantaggio di altri fronti operativi sta trasferendo la responsabilità del controllo di siti di interesse serbo alle nuove forze kosovare.
Meno di una settimana fa, il 18 marzo scorso, il monumento che segna per i Serbi la nascita della loro nazione è stato dato in custodia alla polizia del Kosovo (Kosovo Police Service, KPS). Il Gazimestan, la torre alta una cinquantina di metri che nella pianura di Kosovo Polje vicino a Pristina ricorda la sconfitta contro i turchi subita nel 1389, ora non è più sotto la tutela dei militari della Nato ma di quella dei poliziotti kosovari.
Gli ultimi militari della Kfor ad avere la responsabilità della sicurezza di un monumento così importante per i serbi sono stati quelli della Repubblica Ceca, che a loro volta l’avevano ricevuta dai colleghi slovacchi (il cui governo non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo). Il passaggio di consegne alla polizia del Kosovo, fa notare Prague Daily Monitor, è avvenuto il giorno successivo al sesto anniversario del pogrom di marzo 2004, quando disordini di natura etnica hanno portato all’allontanamento dalle loro case di migliaia di serbi e alla totale distruzione di trentacinque siti religiosi ortodossi per mano albanese.
Ma ora il Kosovo si presenta tranquillo stando a quanto dichiarato il 19 marzo a Pristina dal vertice del comando Nato responsabile per l’area dei Balcani, l’ammiraglio Mark Fitzgerald comandante dell’Allied Joint Force Command di Napoli. Così tranquillo, nonostante gli attacchi ai pochi serbi rimasti e alla dissacrazione anche delle sepolture più fresche, che nel prossimo futuro addirittura i monasteri serbi verranno messi sotto la custodia delle forze del Kosovo.
Già lo scorso 19 febbraio, come riportato da Kosovo Compromise, lo stesso ammiraglio Fitzgerald aveva anticipato sempre a Pristina che la polizia del Kosovo (KPS) e la missione di giustizia europea Eulex si occuperanno della sicurezza di chiese e monasteri serbi ortodossi. Notizia confermata dalla stessa KPS, che in occasione dell’assunzione di responsabilità della tutela del Gazimestan si è dichiarata pronta a fare altrettanto anche per “altre strutture di cultura e di religione ortodossa”.
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Kosovo, due pogrom a confronto: 17 marzo 2004 – 17 marzo 2008 (17 marzo 2008)
Fonte: B92/Beta, Prague Daily Monitor, Kosovo Compromise, Blic
Foto: Wikipedia
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venerdì, marzo 19th, 2010 | 80 views
I veterani e tutti coloro che dopo aver prestato servizio nelle Forze Armate decidono di rientrare nella vita civile da imprenditori potranno contare sul supporto del progetto Be the Boss, una campagna del governo britannico lanciata pubblicamente la settimana scorsa e dedicata agli ex militari britannici con prodotti di assistenza finanziaria per la creazione di nuove imprese.
Sarà la Royal British Legion ad attualizzare con training e assistenza specifica tutto il programma, che poggia su un finanziamento di cinque milioni di sterline a sostegno degli ex militari e futuri boss. Un modo non solo di incentivare il piglio imprenditoriale individuale, ma anche di arricchire il panorama economico-finanziario britannico.
Perché non ottimizzare risorse preparate e disponibili, si sarà chiesto il governo britannico. “Passa un po’ di tempo con loro e ti accorgerai della loro abilità, disciplina e capacità: le stesse qualità di cui si ha bisogno per avere successo negli affari”, ha dichiarato il ministro per il Business, Innovation and Skills Lord Drayson, riferendo di contare molto sull’aspetto innovativo delle imprese individuali. “Gli uomini e le donne che lasciano il servizio hanno capacità di comando. Molti sono esperti ingegneri. Il nostro paese ha bisogno di queste persone”.
Secondo lo schema indicato da Civvy Street, il servizio online della Royal British Legion che sostiene e orienta gli ex militari, il progetto Be the Boss concede prestiti fino a 30mila sterline e sussidi fino a 7.500 ai congedati dopo il 2001.
Fonte: UK MoD
Foto: sodahead.com
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lunedì, marzo 8th, 2010 | 158 views
Niente più addestramento per la Kosovo Security Force (KSF) da parte di Kfor da ieri sera. Lo ha annunciato il comandante delle forze Nato in Kosovo generale Markus Bentler (qui su B92) dopo che venerdì 5 marzo una guardia d’onore in stile militare della KSF ha commemorato a Pristina il dodicesimo anniversario dell’uccisione di un leader del Kosovo Liberation Army (KLA, o Uck secondo l’acronimo albanese), il gruppo paramilitare albanese distintosi in azioni contro serbi e collaborazionisti negli anni Novanta del Novecento.
L’annuncio della Kfor è motivato dal fatto che “la guardia d’onore della KSF è apparsa nelle vesti di formazione militare nel corso di un evento dedicato a un ex leader del KLA”. Un aspetto che, come riportato da B92 che cita l’agenzia Beta, “non è in linea con la posizione della KSF, che non ha status militare”.
Ma c’è di più, alla parata sventolava la bandiera della Nato. Specifica Kfor: “La bandiera della Nato è stata esposta nel corso dei festeggiamenti, una cosa inaccettabile dato lo status di neutralità di Kfor”.
L’addestramento degli uomini della KSF, la forza costituita l’anno scorso con compiti di emergenza civile per riformulare il Kosovo Protection Corps formato da ex membri del KLA, è ora sospeso fino a nuovo avviso.
Intanto prevale l’ottimismo tra le autorità dell’ex provincia serba dichiaratasi unilateralmente indipendente poco più di due anni fa: il provvedimento di sospensione sarebbe stato in realtà male interpretato. Addirittura si attende un chiarimento, dato che – come ha affermato Hajredin Kuci, vice del primo ministro Hashim Thaci – “nessuno si aspetterebbe che il Kosovo non si comportasse come uno stato sovrano”.
KSF è addestrata da Kfor secondo quanto stabilito il 12 giugno 2008 in previsione del progressivo ridimensionamento delle forze militari Nato in Kosovo.
Per il ministro degli Esteri serbo Vuk Jeremic, espressosi sin dalla formazione della KSF, tale forza rappresenta un “gruppo paramilitare illegale” e una “diretta minaccia alla sicurezza nazionale, alla pace e alla stabilità dell’intera regione”.
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Fonti: B92/Beta, Army Times/Associated Press, BBC, Kfor
Foto: BBC
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mercoledì, gennaio 13th, 2010 | 71 views
In un anno e mezzo ha ricevuto mille proposte di ricerca, ne ha finanziate 150 ed è alla continua ricerca di nuove idee nel settore della ricerca per la difesa e per il sostegno delle truppe al fronte. E’ il Centre for Defence Enterprise (CDE), creato diciotto mesi fa con uno sguardo innovativo al futuro del settore militare britannico.
La partecipazione è aperta a chiunque abbia un progetto all’avanguardia. Finora delle 150 idee che hanno ricevuto un finanziamento, oltre il 60% provengono dalla piccola-media impresa.
“L’aver ricevuto la nostra millesima proposta – ha affermato la direttrice del CDE, Helen Amley – dimostra quanto favorevolmente il Centre for Defense Enterprise sia stato accolto da piccole e medie aziende interessate ad aggiudicarsi un contratto con la difesa”.
Che l’obiettivo del CDE sia quello di anticipare le sfide future e di prepararsi ad affrontarle con prontezza sotto un alto profilo scientifico e tecnologico è documentato dalla particolarità dei progetti che hanno ricevuto finanziamento.
Tra questi lo sviluppo di un materiale in grado di assorbire gli urti destinato alle fodere degli elmetti dei soldati (progetto della D30 Labs, nella foto), un sistema di connessione funzionante in qualsiasi condizione ambientale e capace di selezionare i messaggi urgenti smistandoli in via prioritaria (progetto della Bubblephone dell’Innovation Centre dell’Università del Sussex), un apparato di monitoraggio della funzionalità polmonare non invasivo e utilizzabile già nella fase di trasporto del ferito (progetto della Pneumacare di Duxford).
Lord Paul Drayson, il britannico Minister for Science, Defence Acquisition and Reform, ha apprezzato l’ottimo risultato raggiunto dal CDE sottolineando quanto l’innovazione rappresenti “la nostra chiave di successo sul campo di battaglia […] Le minacce ai nostri soldati sono in continua evoluzione, abbiamo bisogno di nuove tecnologie emergenti”.
Fonte: UK MoD
Foto: Allan House, Crown Copyright/MOD 2008
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martedì, gennaio 12th, 2010 | 154 views
Rimarrà la nazione leader nel settore occidentale dell’area di responsabilità di Kfor ma non sarà più una task force. L’Italia ha iniziato la riconfigurazione del proprio contingente in ambito Kfor, come annunciato in dicembre dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, con la cerimonia del passaggio di responsabilità dal generale di brigata Roberto D’Alessandro al colonnello Vincenzo Grasso.
Dal 10 gennaio 2010 Villaggio Italia a Belo Polje è dunque diventato la sede del Multinational Battle Group West, congedando definitivamente la configurazione Multinational Task Force West. Il reggimento fanteria Bari apre la nuova era del contingente italiano di Kfor, mentre è la brigata Pinerolo ad aver chiuso un periodo di impiego basato su brigata oggi ritenuto sovradimensionato per le esigenze del teatro operativo.
La Nato aveva ufficialmente manifestato l’intenzione di ridimensionare le proprie forze in Kosovo già nel giugno 2009, “tenendo conto dei progressi raggiunti nel settore della sicurezza”.
Rimane tuttavia il timore dei monaci ortodossi di veder diminuita la sorveglianza ai luoghi di culto presenti nel Kosmet – la “terra della chiesa” Kosovo e Metohija – e fatti bersaglio in passato di attacchi da parte dei kosovari albanesi, il più grave di tutti viene ricordato come il pogrom del marzo 2004.
Il comunicato diffuso dallo stato maggiore della Difesa italiano ribadisce che “il contingente italiano continuerà ad assicurare, senza riduzione degli assetti dedicati, la salvaguardia di quattro luoghi di culto della chiesa serbo-ortodossa: il monastero di Visoki a Decani, il monastero di Goriok, il monastero di Budisavic e il Patriarcato di Pec”.
La missione Kfor vede impegnata la Nato in Kosovo dal giugno 1999 sulla base della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Da iniziale operazione di peace enforcement, oggi Kfor ha il compito di contribuire al mantenimento di un ambiente sicuro per tutti i cittadini. A partire dal giugno 2008 la Nato si è concentrata sulla realizzazione di una Kosovo Security Force (KSF) sulla base della precedente Kosovo Protection Force (KPC), che era stata concepita come iniziale organizzazione di forze con compiti di soccorso e assistenza.
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Fonte: smD, Nato
Foto: wikimedia
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