Anna Miykova

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/6

By Anna Miykova

Cap 1.4 della tesi La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria (Anna Miykova)

La Bulgaria dopo il secondo conflitto mondiale

Le vicende politiche della Bulgaria dal 1945 al 1989 non si sono discostate da quelle degli altri Paesi assegnati, dopo Yalta, alla sfera di influenza sovietica. A partire dal 1945, ebbe inizio una storia comune, e condivisa da tutta l’Europa Orientale, con l’affermazione dei Partiti Comunisti filo-sovietici, l’eliminazione – anche fisica – degli oppositori e la progressiva satellizzazione rispetto a Mosca, attraverso l’ingresso “spontaneo” nel COMECON33 e, nel 1955, nel Patto di Varsavia.

Liquidata l’opposizione, il Paese venne trasformato in una democrazia popolare: il governo realizzò la riforma agraria – attraverso la collettivizzazione – e nazionalizzò l’industria, fissando la produzione attraverso i piani quinquennali. Per mezzo secolo, la storia bulgara si cristallizza attorno alla figura di Todor Hristov Zhivkov (anche conosciuto in Bulgaria come “Tato”) rimasto ininterrottamente al potere fino alla “rivoluzione” del 1989.

Hristov Zhivkov fu il leader comunista indiscusso della Bulgaria dal 4 marzo 1954 al 10 novembre 1989. Nella seconda guerra mondiale, partecipò al movimento di resistenza contro la Germania nazista. Dopo la guerra, fu inviato in Unione Sovietica come comandante della Milizia del Popolo. In queste veci, fece arrestare migliaia di persone come prigionieri politici.

Nel 1951 divenne membro del Politburo e nel 1954 fu Primo Segretario del Comitato Centrale. Ricoprì inoltre la carica di Capo di Stato (Presidente del Consiglio di Stato) della Bulgaria dal 7 luglio 1971 al 17 novembre 1989. Nonostante un tentativo di colpo di Stato attuato da dissidenti militari e membri del partito nel 1965, fu il leader che rimase il più a lungo al potere in uno stato del blocco sovietico.

Durante il suo governo, tutte le voci dissidenti in Bulgaria furono aspramente soppresse, con migliaia di arresti in tutta la nazione. Con l’aiuto dell’URSS, Zhivkov rafforzò la collettivizzazione delle fattorie e tentò di modernizzare l’industria. Zhivkov era un protetto di Nikita Chruščёv, e un amico stretto di Leonid Brežnev, e pertanto era conosciuto per essere un servitore degli interessi dell’Unione Sovietica. Propose due volte l’unione della Bulgaria all’Unione Sovietica, portando come giustificazione il comune alfabeto cirillico e la condivisa eredità slava. Inviò le forze militari della Bulgaria a partecipare all’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 da parte dei Paesi del Patto di Varsavia. Il dissidente Georgi Markov, che poi fu assassinato a Londra nel 1978 con un ombrello bulgaro avvelenato, disse: “Zhivkov ha servito l’Unione Sovietica più ardentemente di quanto abbiano fatto i leader sovietici stessi”. Il leader stalinista Enver Hoxha etichettò Zhivkov come una piccola cellula che avrebbe fatto qualunque cosa Chruščëv o il KGB avessero detto. Nonostante Zhivkov non divenne mai un despota come Stalin, dal 1981, passato ai 70 anni, il suo regime divenne sempre più corrotto e autocratico. Verso la fine del suo governo, cercò di effettuare timidi cambiamenti per modernizzare la Bulgaria, introducendo versioni più attenuate della glasnost’ e della perestrojka di Michail Gorbačëv. Questi tentativi non riuscirono a impedire la caduta del comunismo e la sua personale sconfitta. La campagna per “bulgarizzare” i nomi dei Turchi residenti nel Paese (che portò tra l’altro a un esodo dalla Bulgaria alla Turchia nel 1985), contribuì alla sua caduta.

Alla fine del 1989, Zhivkov fu espulso dalla Presidenza e dal Partito Comunista Bulgaro. Il partito rinunciò subito dopo al suo monopolio sul potere e nel giugno 1990 si tennero le prime elezioni libere in Bulgaria dal 1931.

Il leader comunista bulgaro fu arrestato nel gennaio 1990. Due anni dopo, fu condannato per malversazione e condannato a sette anni di carcere. Fu comunque autorizzato, a causa della sua salute, a scontare la pena con gli arresti domiciliari. Fu poi assolto dalla Corte Suprema Bulgara nel 1996.

Todor Zhivkov morì di polmonite nel 1998, e gli fu negato un funerale di Stato.

[Con Zhivkov] la Bulgaria divenne, se possibile, l’alleato perfetto per Mosca e il docile esecutore dei dettami moscoviti. Non vi fu mai un cenno di protesta né uno screzio mentre, in tutto il resto del blocco comunista, emergevano a fasi successive, moti di ribellione e insofferenza verso l’URSS (basti pensare alle crisi in Germania Est, Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria, senza dimenticare la stessa Jugoslavia, espulsa dal COMINFORM).

Per anni, l’URSS è stata considerata “la seconda patria dei Bulgari” e, in base ad una legge del 1950, ai cittadini sovietici era attribuita parità di diritti e di doveri con quelli bulgari.

Agli inizi degli anni Ottanta, la Bulgaria assorbiva senza scosse – e anzi, approvava convinta – i due eventi più dirompenti per le democrazie popolari: la “normalizzazione” in Polonia imposta dal generale Jaruzelski e l’invasione sovietica dell’Afghanistan.

Questa fedeltà “assoluta” era ricompensata da Mosca mediante la cessione di greggio a prezzi speciali che, tuttavia, non avrebbe salvato il Paese dal disastro materializzatosi nel 1989. Allora, dopo decenni di totale immobilismo, per la Bulgaria iniziava una fase assai convulsa sia sotto il profilo politico sia economico, con poche luci e tante ombre, una forte instabilità e frequenti rimpasti di governo. La Costituzione democratica approvata il 12 luglio 1991 sanciva l’avvio di una repubblica unitaria parlamentare sul modello occidentale, nonostante il ruolo, tuttora forte, del Partito Socialista, erede di quello Comunista.

La transizione verso un sistema effettivamente libero e democratico non si rivelò né facile, né indolore. La politica di apertura del nuovo premier, Zhan Videnov, si dovette confrontare con due opposte fazioni: da un lato, l’ala conservatrice del partito e, dall’altra, quella del Presidente della Repubblica Zhelyu Zhelev, fautore di una progressiva integrazione nel sistema politico ed economico euro-atlantico. Il passaggio dal sistema statalista e centralizzato a quello liberale determinava un notevole peggioramento nelle condizioni di vita della popolazione e il malcontento, nel 1996, culminava in violente manifestazioni di piazza, con l’assalto – di manzoniana memoria – alla sede del Parlamento.

In quella fase convulsa erano molti, in Occidente, a temere per la Bulgaria una situazione simile a quella dell’Albania: collasso del sistema finanziario e creditizio, elevato rischio di una rivoluzione civile, evitata solo dalla decisione del governo di indire nuove elezioni nel 1997 – una data decisiva nella storia della Bulgaria e della sua progressiva integrazione nel sistema euro-atlantico.

Alla richiesta di adesione alla Partnership for Peace (PfP) della NATO, faceva seguito una serie di scelte coraggiose in ambito politico, nel quadro di un processo di democratizzazione: abolizione della pena capitale, ratifica della Convenzione Europea sui Diritti delle Minoranze (in base al censimento del 2001, la popolazione della Bulgaria è composta principalmente da Bulgari etnici, 83,9%, con due importanti minoranze: turchi, 9,4%, e Rom, 4,7%, il restante 2% consiste di diverse minoranze più piccole, comprendenti armeni, macedoni, russi, rumeni, ucraini, greci, tatari ed ebrei), che in Bulgaria rappresentano il 16% dell’intera popolazione, miglioramento dei rapporti bilaterali.

Italia, Grecia e Turchia hanno sostenuto la candidatura bulgara, al fine di creare un continuum con il resto dell’Alleanza Atlantica, consapevoli dell’elevata instabilità della regione. Peraltro, nei rapporti tra Atene e Sofia non sono mancati momenti di tensione, come nel 1999, per la questione di uno dei reattori nucleari di Kozloduy che hanno permesso alla Bulgaria di essere il principale esportatore di energia della regione e di cui l’UE ha chiesto, per ragioni di sicurezza, la chiusura – peraltro avvenuta qualche mese dopo.

Dal punto di vista geopolitico, la Bulgaria è, del resto, al centro di grandi progetti infrastrutturali che riguardano l’Europa Sud-Orientale: l’oleodotto dal Mar Nero all’Adriatico, attraverso il porto bulgaro di Burgas e quello albanese di Vlore e, dall’altro, l’autostrada da Trieste a Salonicco, da estendere eventualmente fino a Varna.

Grecia e Bulgaria, per ragioni storiche e strategiche, guardano con attenzione alla Macedonia: a partire dal 2001, hanno offerto supporto militare all’esercito di Skopje, nonostante vi fossero già presenti forze della NATO.

Gli interessi strategici bulgari, come quelli greci, in Macedonia sono storicamente molto forti: nonostante l’affinità tra Bulgari e Macedoni e il moderato ma vivo senso di koinè slava, Sofia ha sempre negato il carattere autonomo della lingua e dell’etnia macedone (visti, rispettivamente, come un dialetto bulgaro ed un gruppo particolare di Bulgari); secondo il Jane’s Sentinel, sembra, inoltre che essa sia coinvolta nel tentato assassinio, nel 1995, del Presidente macedone, Gligorov; dopo una fase di gelo, tuttavia, i rapporti bilaterali hanno conosciuto un netto miglioramento dopo la visita del Primo Ministro macedone, Georgievski, nel 1999.

Ma il governo bulgaro, contrario a un possibile – ma probabilmente poco realistico – ingresso nella NATO di Skopje, teme una possibile influenza serba e islamica in quell’area e un’estensione, entro i propri confini, delle tensioni etniche che caratterizzano la Macedonia: qui continua, infatti, l’attiva guerriglia dei separatisti albanesi sostenuti anche dall’UCK ed è sempre possibile un massiccio esodo di profughi.

L’Ushtria Çlirimtare e Kosovës (UÇK o UCK), nome albanese dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, è stata l’organizzazione paramilitare guerrigliera e terroristica kosovaro-albanese che ha operato nei territori serbi del Kosovo e nella vicina vallata di Presevo. La sua azione inizia nel 1996 e acquista rapidamente consensi e forza, riuscendo, in certe fasi, a controllare circa la metà del Kosovo. Ha creato anche un governo per l’indipendenza. Nel giugno 1999 l’UCK fu ufficialmente dissolto ed i suoi membri – a dispetto degli accordi internazionali, firmati dal comandante inglese della Kfor, Mike Jackson e il capo dell’UCK, Hashim Thaci, che prevedevano il loro completo disarmo – andarono a costituire il neonato gruppo armato denominato in inglese Kosovo Protection Corps (KPC) A dispetto degli accordi, continuano a verificarsi scontri a fuoco anche contro le truppe della Kfor (ultima consultazione fonte <http://www.italia-liberazione.it/novecento/uck.html> Data ultima consultazione: 01.05.2012).

Dopo decenni di assoluta e provata “fedeltà”, sono mutati i rapporti con Mosca, nonostante gli accordi di cooperazione militare siglati nel 1992 con la Federazione Russa e l’Ucraina e, nel 1995, con la Bielorussia e la Moldova.

La Russia resta tuttora un attore importante nel Sud Est Europa: le Forze Armate bulgare, infatti, sono in gran parte ancora equipaggiate con mezzi di produzione russa e Mosca, che ha forti interessi in Bulgaria, non intende restare esclusa dai lucrosi appalti nel settore industriale, bellico (fornitura di armamenti) ed energetico.

Mosca non ha gradito la partecipazione di Bulgaria e Romania alla Forza di Pace del Sud Est Europa (MPFSEE), il cui Quartier Generale è proprio in Bulgaria, a Plovdiv e cui partecipano anche Albania, Grecia, Italia, Macedonia, Turchia. Un’idea interessante, lanciata nel 1997, prevedeva anche di creare una Forza Multinazionale del Mar Nero, formata da Bulgaria, Romania, Ucraina, Russia, Georgia e Turchia con compiti di assistenza umanitaria in caso di emergenza.

Rispolverando vecchi e mai sopiti timori di accerchiamento, Mosca ritiene la MPFSEE un ulteriore tentativo di limitare la sua influenza regionale; a più riprese, inoltre, ha espresso irritazione per il progressivo avvicinamento dei suoi ex alleati alle istituzioni euro-atlantiche, ritenuto inutile nel nuovo contesto post bipolare (nel 2001, alcune decisioni delle autorità bulgare hanno determinato nuove tensioni con Mosca: prima l’espulsione di alcuni diplomatici russi – definiti personae non gratae – poi l’introduzione di un visto obbligatorio per i cittadini russi che si fossero recati in Bulgaria).

Di notevole rilevanza strategica è l’accordo firmato nel 1999 con il Kazakistan: imprese bulgare parteciperanno alla realizzazione di una rete di gasdotti e oleodotti per convogliare gli idrocarburi kazaki verso i porti bulgari.

A trarre vantaggio dall’inasprimento nei rapporti russo-bulgari sono stati sia gli USA sia la Turchia – quest’ultima, per anni accusata da Sofia di volersi servire della minoranza turca in Bulgaria per destabilizzarla ed approfittare degli squilibri creati dal Trattato CFE44 nel Sud-Est Europa.

A differenza di altri Paesi dell’area carpato-balcanica, la Bulgaria non ha, all’interno, problemi di conflittualità etnico-religiosa: nel Paese, a stragrande maggioranza ortodossa, vive una minoranza turca – oltre il 9% della popolazione – di religione islamica, che non manifesta pulsioni fondamentaliste e ha, al contrario, una vocazione secolare e laica. (altro…)

Bulgaria da dieci anni nella NATO: un pilota bulgaro vola 35 ore all’anno, un pilota NATO 140 ore

Il portale Bulgaria-Italia, che sta ripubblicando da Paola Casoli il Blog la tesi di Anna Miykova sulla regione del Gran Mar Nero e le interrelazioni con la Bulgaria, ha pubblicato lo scorso 1° aprile un articolo (link in calce) dal titolo “Il Ministro della Difesa bulgaro contro la dipendenza dell’aeronautica militare dalla Russia”.

Eccolo per intero a beneficio dei lettori di Paola Casoli il Blog:

L’ammodernamento della flotta aerea bulgara è stato oggetto di discussione in questi giorni. Costituita principalmente da aerei di fabbricazione sovietica (Mig-29, Mig-21 e Sukhoi Su-25), una parte di questi mezzi è stata ammodernata per soddisfare gli standard NATO. Tuttavia tali velivoli richiedono onerosi servizi di manutenzione che sono attualmente forniti da partner russi. Questa dipendenza è stata oggetto di una intervista al giornale bulgaro Trud del Ministro della Difesa bulgaro, Angel Naydenov, che ha dichiarato che la dipendenza delle forze militari aereonautiche della Bulgaria, dal punto di vista della idoneità tecnica e dell’aeronavigabilità, pone la questione non solo di una sua limitazione ma anche di una sua interruzione.

Secondo il ministro ci sono in campo due possibilità: l’acquisto di nuovi aerei e l’ammodernamento dei MIG, ma quest’ultima mantiene la situazione di dipendenza da fornitori russi. Il Consiglio dei Ministri dovrà scegliere fra queste due opzioni e la decisione è attesa entro la metà dell’anno.

Alla domanda se la presenza militare americana nel paese potrà espandersi, il ministro ha risposto che non è escluso in quanto tale possibilità esiste in virtù dell’accordo di partnership strategica tra i due stati. Inoltre il responsabile della difesa ha affermato di aver ricevuto, oltre ai complimenti per il lavoro svolto da parte del quartier generale della NATO, anche delle critiche relativamente alle restrizioni del budget per la difesa. Secondo l’istituto SIPRI di Stoccolma, la spesa militare bulgara per il 2012 è ammontata a 1,132 mld di leva (circa 566 mln di euro) pari all’1,5% del PIL del paese, pari a 77,582 mld di leva (circa 38,8 mld di euro).

Un articolo di mediapool.bg dello scorso anno rendeva noto che secondo informazioni non ufficiali i piloti bulgari nell’anno 2012 hanno volato al massimo 35 ore ciascuno, mentre i colleghi della NATO hanno volato nello stesso periodo per oltre 140 ore. Secondo la stessa fonte un’ora di volo costa ai cittadini bulgari oltre 50.000 leva (circa 25.000 euro), e per l’addestramento di ciascun pilota sono necessari tra 10 e 20 milioni di leva (circa 5-10 mln di euro).

Tale discussione avviene alla vigilia del decimo anniversario dall’adesione della Bulgaria all’Alleanza Atlantica. Le celebrazioni ufficiali inizieranno con una conferenza internazionale che si terrà a Sofia il 3 e il 4 aprile prossimo e proseguiranno con altre iniziative nel corso dell’anno. Oltre al paese balcanico, dal 2004 sono entrate a far parte della NATO anche la Romania, la Slovacchia, la Slovenia e tre ex-repubbliche sovietiche: Estonia, Lettonia e Lituania. In questo periodo le forze armate bulgare hanno partecipato a diverse missioni internazionali, tra le quali quelle in Iraq ed in Afghanistan. Inoltre è stato concesso agli Stati Uniti d’America l’uso di alcune basi militari ed aeroporti in territorio bulgaro.

Autore: D.P.-P.M.

Articolo originale Il Ministro della Difesa bulgaro contro la dipendenza dell’aereonautica militare dalla Russia dal sito bulgaria-italia.com

La tesi di Anna Miykova in pubblicazione su Paola Casoli il Blog: clic qui

Fonte e foto: Bulgaria-Italia

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/2

By Anna Miykova

Cap 1 della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (Anna Miykova)

La regione del “Grande Mar Nero”. Pontos Euxeinos o Kara Deniz: origine e caratteristiche geografiche

All’epoca dell’illustre poeta greco Omero si riteneva che il Mar Nero fosse un bacino d’acqua semichiuso e connesso al Mar Mediterraneo. Negli ultimi decenni dell’VIII sec. a.C., quando i Greci si misero alla ricerca di commerci e di nuove terre da popolare, attraversando il Bosforo giunsero nel Mar Nero. In seguito navigarono in due direzioni: a nord – dove scoprirono le foci dei fiumi Istros (Danubio), Tiras (Dn’estr) e Boristen (Dn’epr), a est – sulle coste dell’Asia Minore e da lì sulle coste del Caucaso dove nell’immaginario comune si riteneva finisse il mondo (il Prometeo di Eschilo è incatenato “alla fine della Terra” – tra i monti caucasici). Secondo gli antichi Greci, dal Caucaso in poi iniziava un mondo popolato da esseri fantastici, e durante i loro lunghi viaggi furono proprio gli Elleni a scoprire la penisola di Crimea e il Mar d’Azov.

La prima impressione che essi ebbero del Mar Nero non fu positiva. Rispetto al Mar Egeo, esso appariva ai loro occhi impetuoso, freddo, non possedeva isole e sulle sue coste abitavano popoli selvaggi e sconosciuti; per questo motivo fu denominato Axeinos (Πόντος ʾΆξεινος), ovvero mare inospitale. Pontos Axeinos è con molta probabilità il più antico nome del Mar Nero. Alcuni secoli più tardi, dopo aver costruito colonie sulle sue coste e avendo assunto più familiarità con esso, lo rinominarono Pontos Euxeinos, ovvero ospitale. La denominazione moderna, tuttavia, è giunta in Europa tramite la lingua turca: in turco il Mar Nero porta il nome di ‘Kara Deniz’ (mare nero) da cui lo stesso nome bulgaro Cherno More.

Il Mar Nero ha un’origine relativamente recente. Secondo una teoria avanzata negli anni ‘90, in un’epoca posteriore alla glaciazione sarebbe avvenuta una inondazione che sommerse le coste originarie del mar Nero (l’ipotesi dell’inondazione preistorica del Mar Nero fu avanzata nel 1996 da due geologi della Columbia University: William Ryan e Walter Pitman. L’analisi dei sedimenti del Mar Nero nel 2004 da parte di un gruppo di ricerca paneuropeo Assemblage – Noah Project ha confermato la conclusione dei due studiosi).

Pare infatti che, attorno al 5600 a.C., il Mar Nero fosse isolato dal resto del Mar Mediterraneo; si trattava di un bacino di acqua dolce – probabilmente un lago – e si riteneva che il suo livello si attestasse sui 100 metri al di sotto di quello dei mari salati del pianeta.

Appare del tutto logico pensare che sulle sponde di un lago d’acqua dolce così vasto, siano fiorite diverse comunità protostoriche. Circa 7000 anni fa, sarebbe però ceduta la diga naturale in corrispondenza dell’attuale Bosforo, che isolava il Mar Nero dal Mar Mediterraneo: un’immensa cascata durata un anno si sarebbe riversata nel lago, il cui livello si sarebbe sollevato con estrema rapidità, sommergendo tutti gli abitati umani. I loro occupanti sarebbero fuggiti disperatamente per disperdersi poi nella valle del Danubio ed in quella del Tigri e dell’Eufrate.

Il Mar Nero ha oggi forma ellittica ed è al centro di una regione che è situata a cavallo tra l’Europa sud-orientale e l’Asia minore. E’ connesso al Mar d’Azov attraverso lo stretto di Kerch, mentre il suo collegamento con le acque aperte del mar Mediterraneo – per il tramite del Mar Egeo – avviene attraverso lo stretto del Bosforo, il Mar di Marmara e quindi lo stretto dei Dardanelli (oggi i due stretti vengono comunemente chiamati “Stretti Turchi”).

Ha una superficie di circa 436.400 km² (escluso il Mar d’Azov) e una percentuale di salinità pari a circa 17‰. In profondità, oltre i 150 m, questo valore aumenta drasticamente. La differente stratificazione della salinità è dovuta all’immissione di acque dolci dei maggiori fiumi europei – Don, Dn’epr, Dn’estr, Danubio – nel suo bacino. Di conseguenza, una minore salinità viene riscontrata fino ai 150-180 metri. Il punto più profondo del mare si trova a 2212m. Le sue coste sono poco frastagliate e quelle maggiormente marcate da insenature si trovano a nord, dove l’unica grande penisola è quella di Crimea (Ucraina).

Una particolare caratteristica delle acque del Mar Nero è la forte presenza di solfato di idrogeno pari a 11 – 14 ml/l che si concentra a partire da una profondità di 120 – 150m dal fondale marino fino al fondo del mare; queste condizioni sono risultate proibitive per la vita di qualsiasi essere vivente al di sotto di questo limite ad eccezione di alcuni batteri anaerobici. Ad una profondità tra 100 e 200 m del Mar Nero non vi è quasi più rimescolamento delle acque. La differenza tra la salinità dell’acqua in superficie e quella degli strati più profondi è un elemento permanente e caratterizzante delle sue acque. Questo fa sì che il 90% del volume d’acqua sia del tutto privo di ossigeno.

Di conseguenza, la vita marina è del tutto assente, e i prodotti dell’uomo, non soggetti all’usuale processo di arrugginimento e di marcescenza, si preservano per secoli. Solo pochi anni fa, ad esempio, dei robot subacquei localizzarono una nave bizantina posata sul fondo, praticamente intatta. Ciò potrebbe sembrare una nota di folclore, se non fosse una garanzia che condotte subacquee, posate sul fondo nella parte profonda del mar Nero, possono durare molto più a lungo, e/o potrebbero essere fatte di materiali meno costosi. Il carattere anossico del Mar Nero lo rende un unicum sulla terra, fatto peraltro dovuto al debole contatto con le acque del mare aperto. Il Bosforo e i Dardanelli sono infatti stretti poco profondi e non permettono un ricambio completo delle acque.

Anna Miykova

Seguirà Cenni storici

Il post precedente è al link La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/1

Mappa fornita dall’autrice

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/1

By Anna Miykova

Introduzione della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (A.Miykova)

Tempo fa, leggendo un articolo del Prof. Devedzhiev, presidente dell’Associazione geopolitica bulgara, mi hanno colpito queste parole: “Con un velo di dispiacere constato che gli ambienti scientifici in Bulgaria, ma anche i pubblicisti, la politica e gli attori statali vantano conoscenze e dimostrano competenze sulla geopolitica globale, mentre sulla Bulgaria resta l’eco del vuoto. Non una parola, né un urlo di salvezza sul suo destino sfortunato di “isola” infrastrutturale con le conseguenti perdite nazionali irreparabili che questo triste fatto ha comportato”.

Mi trovo alquanto d’accordo. A prima vista, guardando la cartina dell’Europa, la Bulgaria non risalta particolarmente all’occhio. È uno Stato piuttosto piccolo – forse in passato non lo era? – che confina a Nord con la Romania, a Sud con la Grecia e la Turchia, a Ovest con la Serbia e la Macedonia e a Est con una distesa d’acqua: il mar Nero; il mare che ne ha influenzato la politica, la geografia e le sue relazioni con l’esterno. E lo stesso è vero per tutti gli altri grandi attori della regione circostante che in un modo o nell’altro determinano l’immagine odierna della Bulgaria: la grande Russia, la Georgia, l’Ucraina, gli Stati del Caucaso, nonché la NATO, gli Stati Uniti e l’UE.

Il motivo che mi ha spinta ad interrogarmi sul ruolo della Bulgaria nella regione del “grande mar Nero” è la volontà di dare delle risposte concrete. Essa è davvero solo un’isola infrastrutturale, un territorio di passaggio? Quali sono le sue reali potenzialità? Quale ruolo ha assunto o potrà assumere la Bulgaria nel suo prossimo futuro, come attore – sebbene piccolo – all’interno del complesso gioco geopolitico che si delinea nel Mar Nero?

Il presente lavoro verrà suddiviso in cinque capitoli tematici. Nella prima parte sarà analizzato il Mar Nero sotto l’aspetto geografico e le sue origini storiche, portando l’esempio della famosa teoria di Ryan e Pittman sull’inondazione storica che avrebbe trasformato il lago di acqua dolce – allora esistente – nell’attuale bacino marittimo e quindi salato. Verrà data una breve descrizione dei popoli antichi che vi abitarono e la colonizzazione delle sue coste, dove si vedrà come anche nell’Antichità la funzione di arteria commerciale del Mar Nero fosse una delle sue principali funzioni. Seguirà una dettagliata spiegazione sulla nascita del concetto di “Wider Black Sea Region” – introdotto per la prima volta ad opera del German Marshall Fund – e sugli attori principali che nutrono un interesse per questa regione. Il capitolo si concluderà con un breve inquadramento storico che delinea le cosiddette “tre catastrofi nazionali” della Bulgaria – ovvero la Seconda guerra balcanica, il Primo e il Secondo conflitto mondiale – e le rispettive gravi perdite sia in termini territoriali che in termini umani. In aggiunta, si percorrerà velocemente il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, con le relative influenze sovietiche e gli sviluppi politici successivi.

Il secondo capitolo è interamente incentrato sulla cooperazione economica nella regione del mar Nero. Infatti, verrà trattata la nascita e lo sviluppo dell’Organizzazione per la cooperazione economica del mar Nero di cui fa parte anche la Bulgaria. Si analizzeranno in modo approfondito le sue funzioni, la sua struttura e gli organi politici nonché esecutivi dell’organizzazione. Poi, si darà una descrizione delle funzioni del suo strumento finanziario – la Banca per il commercio e lo sviluppo del Mar Nero – e i principali progetti bulgari che la Banca ha finanziato. Si farà riferimento a dati economici fornitici dalle Istituzioni finanziarie internazionali e i programmi o progetti che hanno beneficiato dei loro fondi. E per concludere, verrà affrontata la prospettiva e il ruolo della Bulgaria all’interno della BSEC e si analizzeranno i progetti transfrontalieri per i quali lo Stato ha versato fondi nazionali.

Nel terzo capitolo ci si addentrerà nell’analisi più prettamente marittima delle principali sfide e dei rischi che possono minacciare il Mar Nero, portando ad esempio gli incidenti della superpetroliera rumena Indipendenta e del sequestro della nave passeggeri Avrasya. In seguito, ci si soffermerà sull’analisi della principale forza operativa degli Stati litoranei del Mar Nero – BLACKSEAFOR – e si vedrà come la Bulgaria si sia impegnata in prima persona per dare l’input per la creazione di una forza navale congiunta a cui partecipa anche la Russia. Infine, verranno toccati in modo più approfondito i tratti salienti della cosiddetta “questione degli Stretti turchi” e il ruolo degli attori principali, ovvero Russia e Turchia, cercando di spiegare l’importanza di questi “accessi” alle acque del mare aperto per tutti gli Stati della regione, nonché per fini di proiezione di potenza o di operazioni militari.

Il penultimo capitolo si incentrerà principalmente sull’analisi del lungo iter che ha portato la Bulgaria a inserirsi nelle strutture euro-atlantiche. In primo luogo, si passeranno in rassegna gli iniziali contatti diplomatici e politici utili per l’avvicinamento e la reciproca conoscenza tra i leader politici bulgari e l’Alleanza atlantica. Seguiranno, poi, i principali programmi di partenariato della Bulgaria con la NATO, nonché quelli atti a preparare lo Stato alla “preadesione” al Patto atlantico. Ci si soffermerà sul difficile e ambiguo percorso – definito neutralismo – della classe politica statale che ha condotto, non senza difficoltà, a chiedere l’adesione della Bulgaria alla NATO. In conclusione, si vedrà come il principale membro della NATO – gli Stati Uniti – e l’Alleanza stessa attuino i loro interessi nella regione del Mar Nero, e in particolare nella Bulgaria (attraverso le basi aeree nel territorio bulgaro), non solo per fini di stabilizzazione ma anche per fini militari globali.

Nel quinto e ultimo capitolo, verrà analizzato il percorso della Bulgaria come membro dell’UE, soffermandosi in particolar modo sulla politica europea nella regione del Mar Nero. Si toccheranno le aree di cooperazione della Sinergia del mar Nero e si vedrà come lo Stato bulgaro persegua gli obiettivi definiti dall’UE. In ultimo, si tratterà l’importanza delle forniture energetiche per l’UE e per la Bulgaria in particolare, analizzando i principali progetti statali in costruzione. In questa analisi, emergerà anche il ruolo chiave della Russia in particolare per il trasporto energetico legato al progetto South Stream (alternativo al progetto Nabucco) sostenuto dall’UE per raggirare la dipendenza dal grande Paese fornitore.

Alla fine di questo lavoro, si proporranno delle conclusioni personali sul ruolo della Bulgaria nell’ intricato schema geopolitico che si delinea nella regione del Grande Mar Nero.

Anna Miykova

Foto: bulgaria-italia.com

Giovani analisti in scena. La categoria Nuove leve si arricchisce di altri due nomi nuovi, Anna Miykova e Giovanni Pallotta

La categoria Nuove leve, dedicata ai giovani analisti che si affacciano sulla scena dell’analisi d’area e di mezzi&armamenti, apre a due nuovi nomi dopo l’esordio di Luca Susic e Marco Antollovich. Si tratta di Anna Miykova e di Giovanni Pallotta, con temi legati rispettivamente all’area della Bulgaria e degli Stati Uniti.

A breve cominceranno a essere pubblicati su queste pagine.

Continua intanto su Paola Casoli il Blog la pubblicazione delle tesi di Luca Susic, incentrata sugli interessi statunitensi in Asia Centrale e la partnership NATO, e di Marco Antollovich, con la sua tesi intitolata Tra Russia e Stati Uniti Storia della Georgia indipendente.