Anna Miykova

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/10

By Anna Miykova

Cap 2 della tesi La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria (Anna Miykova)

La prospettiva bulgara

La partecipazione della Bulgaria nella sopracitata Organizzazione rappresenta un’indubbia testimonianza delle sue ambizioni di essere uno dei centri della stabilità politica ed economica nella Regione dei Balcani e del Mar Nero. Questa volontà venne palesata già nel 1989 (tre anni prima dell’inizio della BSEC) attraverso il sostegno dimostrato all’idea della Turchia di dar vita a una tale formazione regionale di cooperazione economica. Il 25 giugno 1992 il Presidente della Repubblica Zheliu Zhelev sottoscrisse a Istanbul il documento istitutivo della BSEC, facendo della Bulgaria uno degli 11 Stati fondatori. Con una legge, votata il 28 ottobre 1998, il Parlamento ne ratificò lo Statuto, mentre con la legge del 6 ottobre 1999 venne ratificato anche il Protocollo per i privilegi e le immunità dell’Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero.

La Banca europea per gli investimenti (BEI), o European Investment Bank, è l’istituzione finanziaria dell’Unione Europea creata nel 1957, con il Trattato di Roma. Scopo della Banca è quello di sostenere gli obiettivi dell’Unione Europea fornendo finanziamenti a lungo termine per specifici progetti di investimento e contribuire in tal modo a una maggiore integrazione e coesione socio-economica dei paesi membri. Come istituzione comunitaria la BEI effettua, inoltre, un continuo adattamento delle proprie attività di investimento in funzione degli sviluppi delle politiche comunitarie. Gli obiettivi politici dell’UE finanziati dalla BEI sono: sviluppo regionale, reti trans-europee di trasporto, sviluppo delle telecomunicazioni e del settore dell’energia, ricerca/sviluppo e innovazione, sviluppo e protezione dell’ambiente, salute ed educazione. Pur muovendosi nell’ambito del sistema normativo comunitario (lo Statuto della Banca è oggetto di uno dei protocolli allegati al Trattato CEE) la BEI è dotata, rispetto alla UE, di autonoma personalità giuridica nonché di indipendenza finanziaria, amministrativa e di controllo.

Tra i maggiori contributi apportati dalla Bulgaria allo sviluppo della cooperazione nell’ambito della BSEC, possono essere indicati:

i. Gli sforzi della Bulgaria per l’ininterrotto rafforzamento istituzionale dell’organizzazione, incluso il mantenimento della flessibilità istituzionale guadagnata nel corso degli anni. Sebbene all’inizio lo Stato ritenesse che un’iniziativa di questo tipo potrebbe rivelarsi in futuro, condizione limitante per le aspirazioni europee degli Stati della regione, successivamente è diventata uno dei membri più attivi dell’Organizzazione, sostenendo il suo diritto di esistenza e di sviluppo;

ii. La partecipazione della Bulgaria all’attività dei gruppi di lavoro (a livello di esperti) della BSEC. Così, ad esempio, lo Stato coordina il gruppo per la tutela dell’ambiente dal 1998 al 2000, il gruppo sul turismo dal 2000 al 2002, il gruppo di lavoro sull’agricoltura e l’agroindustria dal 2005 al 2007, il gruppo che fornisce aiuto in caso di emergenza dal 1° maggio 2005 al 1° maggio 2007 et alii.

iii. Gli impegni della Bulgaria negli incontri ad hoc e nelle iniziative di istituzioni separate della BSEC. Infatti, lo Stato ospita alcuni incontri ed iniziative tenutesi tra il 2006 e il 2008 a Varna.

iv. La partecipazione della Bulgaria all’attività dell’Assemblea interparlamentare della BSEC (PABSEC). Durante il primo semestre del 2007 (01 gennaio – 30 giugno 2997), la Bulgaria ricoprì la Presidenza della PABSEC nella persona di Georgi Pirinski, Presidente del Parlamento. Nel giugno del 2007, Varna – in quanto città marittima del Mar Nero – ebbe nuovamente l’onore di fare da padrona di casa a un prestigioso forum della PABSEC, ovvero la ventinovesima sessione dell’Assemblea. Il tema principale delle discussioni fu proprio lo sviluppo futuro dei contatti tra la BSEC e l’UE, inclusi i parametri dell’attività congiunta tra la PABSEC e il Parlamento europeo.

v. La partecipazione della Bulgaria alla Banca per il commercio e lo sviluppo del Mar Nero. Il paese ha attivamente contribuito – già ai tempi della sua presidenza della BSEC nella seconda metà del 1994 – alla realizzazione dell’idea che la BSEC creasse una propria istituzione finanziaria. In aggiunta, la Bulgaria possiede ben 13,5% del capitale sociale della Banca ed è rappresentata nel Consiglio di amministrazione e nel Consiglio dei direttori della Banca, oltre ad avere un proprio vice presidente.

Da un punto di vista puramente economico, le aspettative della Bulgaria sono connesse soprattutto con il finanziamento di progetti bulgari da parte della BSTDB. Alla fine di dicembre del 2006 il portafoglio di crediti della BSTDB per la Bulgaria ammontava a 114.547.334 milioni di dollari, posizionando lo Stato al quarto posto nella lista dei progetti per i paesi membri approvati in toto.

vi. Il ruolo chiave della Bulgaria per l’attivazione della cooperazione tra gli Stati membri della BSEC, in ispecie nella sfera energetica. A Sofia ha sede il Centro regionale energetico del Mar Nero e la capitale stessa ha ospitato nella primavera del 2004 (25 marzo 2004) il primo incontro del gruppo di lavoro per la politica energetica dell’Europa sud-orientale, al quale partecipano anche molti membri della BSEC. Inoltre la Bulgaria lavora molto attivamente nella realizzazione di azioni concrete contro l’inquinamento dell’ambiente dovuto alla produzione e al trasporto di risorse energetiche nella regione del Mar Nero.

vii. La prontezza dimostrata dalla Bulgaria, sia come membro potenziale che come membro effettivo dell’UE (tale è attualmente), di lavorare in maniera continuativa e sistematica per approfondire la cooperazione tra la BSEC e l’UE. In qualità di Stato membro di entrambe, la Bulgaria prevede di indirizzare i propri sforzi nel rafforzamento del pragmatismo nel quadro di questa cooperazione, nel superamento delle incomprensioni o degli ostacoli di origine puramente tecnica.

In quanto Stato membro dell’Organizzazione, la Bulgaria contribuirà in pratica anche per il raggiungimento di uno degli obiettivi strategici dell’UE – stimolando i rapporti di buon vicinato tra gli Stati della regione – di garantire ulteriore stabilità e sicurezza, utili alla prosperità economica e sociale dei popoli della regione.

Considerazioni generali

Come avevamo già affermato nell’Introduzione di questo capitolo, la fitta presenza di organizzazioni e iniziative regionali si inserisce in un contesto molto più complesso di quanto non appaia. Infatti, spesso si assiste a una sovrapposizione di ordini del giorno delle singole strutture, a rivalità regionali e a relazioni bilaterali tutt’altro che rosee, supportate da una capacità istituzionale insufficiente per intraprendere validi progetti di rilevanza regionale.

L’Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero è un ottimo esempio di quanto appena descritto. A dispetto di strutture permanenti, quali una Segreteria, una Banca per la ricostruzione e lo sviluppo, un’Assemblea parlamentare, un Consiglio d’affari, un think tank e gruppi di lavoro tematici, la BSEC soffre di una serie di carenze quali la lentezza dei processi decisionali, la mancanza di fondi, la carenza di esperti e di personale qualificato e la limitata partecipazione del settore privato e degli attori della società civile. (altro…)

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Cap 2: La Banca per il commercio e lo sviluppo

La BSTDB è un’istituzione finanziaria regionale indipendente. E’ stata istituita in forza dell’Accordo istitutivo concluso a Tbilisi il 30 giugno del 1994. L’apertura dei lavori viene ufficialmente dichiarata il successivo mese di febbraio, sebbene i lavori siano realmente iniziati solo nel giugno del 1999. Il capitale iniziale della banca corrispondeva a 1 miliardo di DPS70, suddivisi in 1 milione di azioni, ciascuna con un valore nominale di 1000 DPS.

In conformità all’Accordo istitutivo della Banca, nell’iscrizione della propria quota nel capitale iniziale, ogni Stato azionista deve versare 10 % della propria quota attraverso un effettivo pagamento in valuta convertibile, di cui 20% del capitale sottoscritto viene pagato dallo Stato membro in otto versamenti di egual valore. Nell’ipotesi di ritardo nel pagamento, allo Stato interessato non è praticato nessun interesse di mora.

Infine, il 70% della quota del capitale versata singolarmente è dovuta allo Stato che l’abbia versata, su (eventuale?) richiesta di quest’ultimo.

Con lo scopo di finanziare un numero maggiore di progetti su più vasta scala, e a causa del capitale limitato, la Banca del Mar Nero attira risorse provenienti dal mercato finanziario libero. Conformemente a quanto stabilito nell’accordo istitutivo e poiché la BSTDB è un’istituzione finanziaria internazionale, essa è svincolata da tasse e da ogni tipo di oneri doganali.

La Banca è gestita dal Consiglio d’amministrazione, dal Consiglio dei direttori e da un Presidente. Nel Comitato amministrativo sono rappresentati i governi degli Stati membri, mentre in quello dei direttori, ogni Stato membro è rappresentato da uno specialista nel campo della finanza. Il Presidente viene eletto dal Comitato amministrativo.

Quest’istituzione è stata fondata alla scopo di supportare la cooperazione tra gli Stati membri dell’Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero, in base allo sviluppo socio-economico di ciascun paese e della Regione nel suo insieme. Più concretamente essa finanzia in modo vantaggioso progetti regionali in settori primari dell’economia quali il trasporto, le telecomunicazioni, l’energia, le infrastrutture et alii. Finanzia inoltre piccole e medie imprese attraverso l’apertura di crediti a favore di tali aziende con sede legale negli Stati membri della BSEC; stimola lo sviluppo del commercio tra le imprese di tali Stati attraverso il prefinanziamento e il finanziamento delle esportazioni, incluse quelle al di fuori della regione della BSEC; infine rilascia rifinanziamenti a medio termine alle imprese esportatrici, e a breve e medio termine ad imprese importatrici.

E’ molto importante sottolineare come – secondo il programma della Banca – la parte consistente dei crediti sia concessa per finanziare progetti del settore privato. Inoltre, i crediti non vengono mai concessi direttamente all’impresa beneficiaria ma si fa capo, in ogni paese membro, agli intermediari d’investimento.

Fin dalla sua fondazione, la BSEC si configura come un’organizzazione a fini cooperativi a carattere spiccatamente economico. Allo stato attuale, essa include 12 paesi con una superficie territoriale di circa 20 milioni di km², con una popolazione di 340 milioni di persone, con un volume annuale di importazioni corrispondente a 300 miliardi di dollari ed è caratterizzata da un intreccio di relazioni molto diverse tra gli Stati della regione; diversi sono anche gli impegni che ciascuno Stato ha assunto nei confronti di altre formazioni od organizzazioni europee o mondiali. Tutto ciò lascia inevitabilmente un’impronta sull’attività attuale dell’organizzazione come anche sulle prospettive che essa possa trasformarsi in qualcosa di diverso e più complesso di una cooperazione nell’ambito economico.

Così, ad esempio, alcuni Stati hanno sottoscritto accordi preferenziali di commercio, altri hanno concluso accordi per la creazione di zone di libero scambio. Una parte di Stati, invece, difetta di qualunque tipo di contatti economici. Infatti, l’idea avanzata dalla Russia e dalla Turchia per la costituzione di una zona di libero scambio tra gli Stati membri della BSEC non ha ancora avuto seguito. Fu manifestata concretamente nella “Dichiarazione dell’intenzione di creare una zona di libero commercio nel quadro dell’Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero”, pubblicata il 7 febbraio 1997. In essa è contenuta una serie di proposte concrete per la liberalizzazione del commercio tra gli Stati membri, nel pieno rispetto degli obblighi derivanti dall’OMC73, dall’Unione Europea e da altre collettività.

Le idee che catalizzarono maggiormente l’attenzione furono invece quelle relative alla riduzione e alla progressiva eliminazione delle limitazioni tariffarie e non tariffarie del commercio di prodotti industriali; il mantenimento dei tradizionali flussi del commercio di prodotti agricoli e l’allargamento del commercio di prodotti meno sensibili; l’implementazione del commercio transfrontaliero e la creazione di zone costiere di libero scambio; l’armonizzazione degli standard e la semplificazione del processo di reciproco riconoscimento dei certificati di conformità e simili.

Nonostante manchi, per ora, una prospettiva di trasformazione da semplice cooperazione economica a vera e propria integrazione economica nel quadro della BSEC, si riscontrano intensi sviluppi alcune delle seguenti direzioni:

i. Sviluppo delle infrastrutture della regione del Mar Nero, nel contesto di progetti già avviati di stampo europeo e regionale. Particolare importanza per la futura evoluzione dell’Organizzazione rivestiranno la sua attività di collegamento dei sistemi energetici dei singoli paesi membri, i suoi sforzi per la costruzione di una zona per il trasporto del Mar Nero come parte della rete di trasposto europea, in particolare la costruzione di corridoi di trasporto paneuropei che attraversino la Regione. Si fa in particolare riferimento al Corridoio IX “Nord-Sud” e al Corridoio VIII “Est-Ovest” et alii.

ii. Il superamento della disomogeneità interna dei mercati degli Stati membri della BSEC, attraverso lo sviluppo del commercio tra le imprese di questi Stati, oltre ad una graduale costituzione di una zona di libero scambio del Mar Nero.

iii. L’incentivazione delle piccola e media imprenditoria attraverso i principi adottati che disciplinano l’attività congiunta, progetti concreti e una politica collettiva nella regione promossa dalla BSEC.

iv. Sviluppo del turismo attraverso le misure concrete sviluppate dagli Stati membri per rendere la Regione del Mar Nero attraente anche sotto l’aspetto ecologico.

v. Aumento degli investimenti da parte della Banca per il commercio e lo sviluppo del Mar Nero nei campi sopracitati, in primis sulla base della sua collaborazione con la Banca Mondiale, con la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), e la Banca europea degli investimenti (BEI). Sfortunatamente, una parte per nulla irrisoria degli ambiziosi progetti e dei programmi sviluppati nell’ambito BSEC, ha incontrato seri ostacoli nella sua concreta realizzazione. Quelli maggiormente incisivi possono essere: un diverso livello di sviluppo economico dei singoli paesi membri, l’assenza di un piano di lungo termine in cui le priorità nella cooperazione siano definite in modo chiaro per ciascun ambito, il basso livello di efficacia dei meccanismi di realizzazione della cooperazione, la carenza del coordinamento necessario tra i differenti organi della BSEC, l’insufficiente finanziamento interno ed estero.

Anna Miykova

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La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/8

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Cap 2 della tesi La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria (Anna Miykova)

La BSEC e il suo strumento finanziario: la Banca per il commercio e lo sviluppo del Mar Nero

L’Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero, o Black Sea Economic Cooperation, è un’organizzazione istituita per la cooperazione regionale e viene alternativamente classificata anche come “organizzazione economica regionale”, “Unione economica fra Stati”, “Unione economica dei paesi della regione del Mar Nero” o definita anche “Patto”, “Zona” o “Progetto per la cooperazione economica del Mar Nero”.

La BSEC è stata creata su iniziativa della Turchia. Nasce come modello unico e promettente di iniziativa economica e politica multilaterale con lo scopo fondamentale sia di implementare la cooperazione tra gli Stati membri, sia di garantire la pace, la stabilità e i rapporti di buon vicinato con le altre nazioni della regione del Mar Nero.

Gli Stati membri sono attualmente 12 – Azerbaigian, Albania, Armenia, Bulgaria, Romania, Georgia, Grecia, Moldavia, Romania, Russia, Turchia, Ucraina e Serbia – ma l’organizzazione resta aperta all’ingresso di altri paesi che siano mossi dai medesimi intenti e ne condividano i principi. Come ci è dato osservare, la partecipazione non è ristretta ai paesi che hanno accesso al Mar Nero, infatti Albania, Armenia, Azerbaigian, Grecia, Moldavia e Serbia non sono stati litoranei; la Grecia, invece, ha posto il veto sulla candidatura del Montenegro dopo che la Turchia si era opposta alla candidatura di Cipro. Per lo stesso motivo la Grecia si oppone a qualunque nuova candidatura.

Tra la Grecia e la Turchia a tutt’oggi la questione cipriota rimane uno dei grandi nodi gordiani. Geograficamente situata in Asia, l’isola di Cipro dista circa 70 km dalle coste dell’Anatolia, 100 km da quelle del Vicino Oriente e quasi 400 da quelle africane. Nel corso dei secoli, numerosi popoli ed imperi si sono succeduti nel controllo dell’isola: nell’antichità i Micenei, l’Egitto dei Faraoni, l’Impero Persiano Achemenide, l’Impero di Alessandro Magno, l’Egitto della dinastia ellenistica dei Lagidi (Tolomei) e Roma; nel Medioevo: l’Impero Bizantino, gli Arabi, l’Ordine dei Cavalieri di Malta e la dinastia francese dei Lusignano; in epoca moderna la Repubblica di Venezia, l’Impero Ottomano ed infine in epoca contemporanea l’Impero Britannico.

La particolare collocazione geografica ha fatto sì che fin dall’antichità l’isola risultasse determinante per il controllo del Mediterraneo orientale. L’importanza geostrategica di Cipro aumentò con l’apertura del Canale di Suez (1869) che consentiva la navigazione dall’Europa all’Asia senza dovere più circumnavigare l’Africa; ciò destò l’interesse britannico che nel 1878 ottenne dalla Sublime Porta il permesso di occupare ed amministrare l’isola.

Durante la dominazione britannica, le tensioni, si disse alimentate ad arte da Londra, tra le due comunità, quella di lingua greca maggioritaria che puntava all’unione (énosis) con la Grecia e quella di lingua turca minoritaria che invece optava per la separazione (taksim), spinse sia Atene che Ankara ad intromettersi negli affari interni dell’isola.

L’adesione della Grecia e della Turchia alla NATO (1952) e l’indipendenza di Cipro (1960) non stemperarono le tensioni tra i due paesi e tra le due comunità isolane che anzi aumentarono fino a sfociare in violenti scontri interetnici che richiesero nel 1964 l’invio di una missione ONU; la UNFICYP (United Nations Peacekeeping Force in Cyprus). Nel luglio del 1974, per contrastare un colpo di Stato dei radicali greco-ciprioti sostenuti dalla giunta militare dei colonnelli di Atene che aveva come obiettivo l’annessione di Cipro alla Grecia, l’esercito turco invase la parte nord dell’isola (Operazione Attila) occupando circa un terzo dell’intero territorio, cacciando oltre centomila residenti greco-ciprioti verso sud e poi favorendo una significativa emigrazione turca nell’isola.

Posta davanti alle coste mediterranee dell’Anatolia, quasi a formare una naturale barriera difensiva da eventuali attacchi provenienti da sud, l’importanza geostrategica di Cipro non poteva certo sfuggire ad Ankara che in questo modo si assicurava il controllo del lato nord dell’isola prospiciente le coste anatoliche. L’intervento militare turco ricevette l’implicito avallo degli USA e dalla Gran Bretagna (la quale manteneva sull’isola le due basi militari di Akrotiri e Dhekelia) che mal tolleravano l’adesione di Cipro al Movimento dei Paesi non-Allineati per opera del primo presidente l’Arcivescovo Makarios III.

Nel 1983 la parte nord dell’isola si autoproclamò indipendente col nome di Repubblica Turca di Cipro Nord (TRNC). La dichiarazione di indipendenza, riconosciuta solo da Ankara, fu dichiarata “non valida dal punto di vista giuridico” dalle Risoluzioni 541 (1983) e 550 (1984) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Soprattutto negli ultimi sette anni, con l’adesione della Repubblica di Cipro all’Unione Europea, il fallimento del piano Annan e la ripresa delle trattative tra le due comunità nel 2008, che la questione cipriota ha riacquistato nuova visibilità ed interesse a livello internazionale.

Dall’anno della sua nascita ad oggi, la struttura della BSEC è mutata una sola volta con l’ingresso della Serbia nel 2004, ma non sono pochi gli Stati ad aver goduto del diritto di ricevere lo status di osservatore. Tra questi si annoverano membri dell’Unione Europea come Austria, Germania, Italia, Polonia, Slovacchia, Francia e Repubblica Ceca; sono osservatori anche paesi non – comunitari o extra – europei come Bielorussia, Croazia, Egitto, Israele, Tunisia e gli Stati Uniti.

Inoltre un interesse particolare per l’organizzazione nutrono Bosnia e Erzegovina, Macedonia, Kazakistan e Turkmenistan.

La BSEC incentiva le relazioni sia con le organizzazioni internazionali che con le istituzioni; e la cooperazione può svilupparsi sotto diverse forme, tra cui il partenariato attraverso il dialogo in determinati settori. Tra i partner possono annoverarsi varie ONG ovvero associazioni e collettività regionali: la BERS, la BEI, l’Iniziativa Centro Europea (InCE), l’Unione economica baltica, l’OSCE, il Patto di stabilità per l’Europa sud-orientale, Mercosur et alii. Inoltre, la BSEC intrattiene una relazione speciale con le Nazioni Unite e soprattutto con la sua Commissione economica per l’Europa.

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By Anna Miykova

Cap 2 della tesi La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria (Anna Miykova)

Cap 2: La cooperazione economica nella regione. Introduzione

L’idea di fondo della cooperazione regionale presuppone che ciascun paese possa ottenere vantaggi maggiori di quelli che potrebbe raggiungere attraverso un’azione indipendente. Essa mira quindi ad ottenere risultati “win-win” in cui tutte le parti ottengano il soddisfacimento delle proprie esigenze e dove il guadagno di una parte non sia percepito come la perdita relativa o assoluta da parte delle altre. Affinché la cooperazione possa risultare coerente, efficace e utile, si tiene conto sia delle analogie che delle differenze tra gli Stati in una particolare area geografica.

Nel Mar Nero, il regionalismo è decollato dopo la fine della Guerra Fredda, grazie a numerosi fattori locali ed esterni. Tra questi vengono annoverati il processo di globalizzazione, i cambiamenti sistemici del post-Guerra Fredda, la politica della porta aperta condotta dalla NATO, la politica di vicinato e l’allargamento dell’UE, le transizioni politiche ed economiche dei paesi della regione e il contesto della sicurezza internazionale. Di conseguenza, la cooperazione regionale del Mar Nero riflette la complessità delle condizioni socio-economiche e di sicurezza dell’area, le politiche e le priorità dei propri stakeholder ( i paesi che hanno interessi diretti nell’area).

La regione del Mar Nero gode della presenza di numerose strutture e programmi regionali che sono apparsi dopo la fine della Guerra Fredda e che includono organizzazioni come BSEC, GUUAM – ODED (Organizzazione per la democrazia e lo sviluppo economico – Georgia, Ucraina, Uzbekistan, Azerbaigian, Moldavia), CDC (Community of Democratic choice) e il Forum del Mar Nero.

Esistono inoltre programmi avviati dall’UE, come il progetto TRACECA, la Danube – Black Sea Task Force (DABLAS) e la Interstate Oil e Gas Transportation in Europe (INOGATE) che coprono rispettivamente il campo del trasporto, dell’acqua e quello dell’ energia.

In aggiunta si affiancano le più ampie politiche comunitarie come la Politica europea di vicinato (PEV), la Sinergia del Mar Nero e il Partenariato Orientale.

Su tali basi chiunque potrebbe essere legittimato – e ne verrebbe per giunta giustificato – a ritenere che la regione sia un alveare di attività internazionale che riflette la sua rilevanza strategica, economica e politica.

In verità, questa proliferazione di organizzazioni deve essere analizzata in un contesto di agende che si sovrappongono, di rivalità regionali e di tese relazioni bilaterali, accompagnate da insufficiente capacità istituzionale per intraprendere grandi progetti di rilevanza per l’intera regione.

Anna Miykova

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La mappa è di guidetoeu.com

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/6

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Cap 1.4 della tesi La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria (Anna Miykova)

La Bulgaria dopo il secondo conflitto mondiale

Le vicende politiche della Bulgaria dal 1945 al 1989 non si sono discostate da quelle degli altri Paesi assegnati, dopo Yalta, alla sfera di influenza sovietica. A partire dal 1945, ebbe inizio una storia comune, e condivisa da tutta l’Europa Orientale, con l’affermazione dei Partiti Comunisti filo-sovietici, l’eliminazione – anche fisica – degli oppositori e la progressiva satellizzazione rispetto a Mosca, attraverso l’ingresso “spontaneo” nel COMECON33 e, nel 1955, nel Patto di Varsavia.

Liquidata l’opposizione, il Paese venne trasformato in una democrazia popolare: il governo realizzò la riforma agraria – attraverso la collettivizzazione – e nazionalizzò l’industria, fissando la produzione attraverso i piani quinquennali. Per mezzo secolo, la storia bulgara si cristallizza attorno alla figura di Todor Hristov Zhivkov (anche conosciuto in Bulgaria come “Tato”) rimasto ininterrottamente al potere fino alla “rivoluzione” del 1989.

Hristov Zhivkov fu il leader comunista indiscusso della Bulgaria dal 4 marzo 1954 al 10 novembre 1989. Nella seconda guerra mondiale, partecipò al movimento di resistenza contro la Germania nazista. Dopo la guerra, fu inviato in Unione Sovietica come comandante della Milizia del Popolo. In queste veci, fece arrestare migliaia di persone come prigionieri politici.

Nel 1951 divenne membro del Politburo e nel 1954 fu Primo Segretario del Comitato Centrale. Ricoprì inoltre la carica di Capo di Stato (Presidente del Consiglio di Stato) della Bulgaria dal 7 luglio 1971 al 17 novembre 1989. Nonostante un tentativo di colpo di Stato attuato da dissidenti militari e membri del partito nel 1965, fu il leader che rimase il più a lungo al potere in uno stato del blocco sovietico.

Durante il suo governo, tutte le voci dissidenti in Bulgaria furono aspramente soppresse, con migliaia di arresti in tutta la nazione. Con l’aiuto dell’URSS, Zhivkov rafforzò la collettivizzazione delle fattorie e tentò di modernizzare l’industria. Zhivkov era un protetto di Nikita Chruščёv, e un amico stretto di Leonid Brežnev, e pertanto era conosciuto per essere un servitore degli interessi dell’Unione Sovietica. Propose due volte l’unione della Bulgaria all’Unione Sovietica, portando come giustificazione il comune alfabeto cirillico e la condivisa eredità slava. Inviò le forze militari della Bulgaria a partecipare all’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 da parte dei Paesi del Patto di Varsavia. Il dissidente Georgi Markov, che poi fu assassinato a Londra nel 1978 con un ombrello bulgaro avvelenato, disse: “Zhivkov ha servito l’Unione Sovietica più ardentemente di quanto abbiano fatto i leader sovietici stessi”. Il leader stalinista Enver Hoxha etichettò Zhivkov come una piccola cellula che avrebbe fatto qualunque cosa Chruščëv o il KGB avessero detto. Nonostante Zhivkov non divenne mai un despota come Stalin, dal 1981, passato ai 70 anni, il suo regime divenne sempre più corrotto e autocratico. Verso la fine del suo governo, cercò di effettuare timidi cambiamenti per modernizzare la Bulgaria, introducendo versioni più attenuate della glasnost’ e della perestrojka di Michail Gorbačëv. Questi tentativi non riuscirono a impedire la caduta del comunismo e la sua personale sconfitta. La campagna per “bulgarizzare” i nomi dei Turchi residenti nel Paese (che portò tra l’altro a un esodo dalla Bulgaria alla Turchia nel 1985), contribuì alla sua caduta.

Alla fine del 1989, Zhivkov fu espulso dalla Presidenza e dal Partito Comunista Bulgaro. Il partito rinunciò subito dopo al suo monopolio sul potere e nel giugno 1990 si tennero le prime elezioni libere in Bulgaria dal 1931.

Il leader comunista bulgaro fu arrestato nel gennaio 1990. Due anni dopo, fu condannato per malversazione e condannato a sette anni di carcere. Fu comunque autorizzato, a causa della sua salute, a scontare la pena con gli arresti domiciliari. Fu poi assolto dalla Corte Suprema Bulgara nel 1996.

Todor Zhivkov morì di polmonite nel 1998, e gli fu negato un funerale di Stato.

[Con Zhivkov] la Bulgaria divenne, se possibile, l’alleato perfetto per Mosca e il docile esecutore dei dettami moscoviti. Non vi fu mai un cenno di protesta né uno screzio mentre, in tutto il resto del blocco comunista, emergevano a fasi successive, moti di ribellione e insofferenza verso l’URSS (basti pensare alle crisi in Germania Est, Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria, senza dimenticare la stessa Jugoslavia, espulsa dal COMINFORM).

Per anni, l’URSS è stata considerata “la seconda patria dei Bulgari” e, in base ad una legge del 1950, ai cittadini sovietici era attribuita parità di diritti e di doveri con quelli bulgari.

Agli inizi degli anni Ottanta, la Bulgaria assorbiva senza scosse – e anzi, approvava convinta – i due eventi più dirompenti per le democrazie popolari: la “normalizzazione” in Polonia imposta dal generale Jaruzelski e l’invasione sovietica dell’Afghanistan.

Questa fedeltà “assoluta” era ricompensata da Mosca mediante la cessione di greggio a prezzi speciali che, tuttavia, non avrebbe salvato il Paese dal disastro materializzatosi nel 1989. Allora, dopo decenni di totale immobilismo, per la Bulgaria iniziava una fase assai convulsa sia sotto il profilo politico sia economico, con poche luci e tante ombre, una forte instabilità e frequenti rimpasti di governo. La Costituzione democratica approvata il 12 luglio 1991 sanciva l’avvio di una repubblica unitaria parlamentare sul modello occidentale, nonostante il ruolo, tuttora forte, del Partito Socialista, erede di quello Comunista.

La transizione verso un sistema effettivamente libero e democratico non si rivelò né facile, né indolore. La politica di apertura del nuovo premier, Zhan Videnov, si dovette confrontare con due opposte fazioni: da un lato, l’ala conservatrice del partito e, dall’altra, quella del Presidente della Repubblica Zhelyu Zhelev, fautore di una progressiva integrazione nel sistema politico ed economico euro-atlantico. Il passaggio dal sistema statalista e centralizzato a quello liberale determinava un notevole peggioramento nelle condizioni di vita della popolazione e il malcontento, nel 1996, culminava in violente manifestazioni di piazza, con l’assalto – di manzoniana memoria – alla sede del Parlamento.

In quella fase convulsa erano molti, in Occidente, a temere per la Bulgaria una situazione simile a quella dell’Albania: collasso del sistema finanziario e creditizio, elevato rischio di una rivoluzione civile, evitata solo dalla decisione del governo di indire nuove elezioni nel 1997 – una data decisiva nella storia della Bulgaria e della sua progressiva integrazione nel sistema euro-atlantico.

Alla richiesta di adesione alla Partnership for Peace (PfP) della NATO, faceva seguito una serie di scelte coraggiose in ambito politico, nel quadro di un processo di democratizzazione: abolizione della pena capitale, ratifica della Convenzione Europea sui Diritti delle Minoranze (in base al censimento del 2001, la popolazione della Bulgaria è composta principalmente da Bulgari etnici, 83,9%, con due importanti minoranze: turchi, 9,4%, e Rom, 4,7%, il restante 2% consiste di diverse minoranze più piccole, comprendenti armeni, macedoni, russi, rumeni, ucraini, greci, tatari ed ebrei), che in Bulgaria rappresentano il 16% dell’intera popolazione, miglioramento dei rapporti bilaterali.

Italia, Grecia e Turchia hanno sostenuto la candidatura bulgara, al fine di creare un continuum con il resto dell’Alleanza Atlantica, consapevoli dell’elevata instabilità della regione. Peraltro, nei rapporti tra Atene e Sofia non sono mancati momenti di tensione, come nel 1999, per la questione di uno dei reattori nucleari di Kozloduy che hanno permesso alla Bulgaria di essere il principale esportatore di energia della regione e di cui l’UE ha chiesto, per ragioni di sicurezza, la chiusura – peraltro avvenuta qualche mese dopo.

Dal punto di vista geopolitico, la Bulgaria è, del resto, al centro di grandi progetti infrastrutturali che riguardano l’Europa Sud-Orientale: l’oleodotto dal Mar Nero all’Adriatico, attraverso il porto bulgaro di Burgas e quello albanese di Vlore e, dall’altro, l’autostrada da Trieste a Salonicco, da estendere eventualmente fino a Varna.

Grecia e Bulgaria, per ragioni storiche e strategiche, guardano con attenzione alla Macedonia: a partire dal 2001, hanno offerto supporto militare all’esercito di Skopje, nonostante vi fossero già presenti forze della NATO.

Gli interessi strategici bulgari, come quelli greci, in Macedonia sono storicamente molto forti: nonostante l’affinità tra Bulgari e Macedoni e il moderato ma vivo senso di koinè slava, Sofia ha sempre negato il carattere autonomo della lingua e dell’etnia macedone (visti, rispettivamente, come un dialetto bulgaro ed un gruppo particolare di Bulgari); secondo il Jane’s Sentinel, sembra, inoltre che essa sia coinvolta nel tentato assassinio, nel 1995, del Presidente macedone, Gligorov; dopo una fase di gelo, tuttavia, i rapporti bilaterali hanno conosciuto un netto miglioramento dopo la visita del Primo Ministro macedone, Georgievski, nel 1999.

Ma il governo bulgaro, contrario a un possibile – ma probabilmente poco realistico – ingresso nella NATO di Skopje, teme una possibile influenza serba e islamica in quell’area e un’estensione, entro i propri confini, delle tensioni etniche che caratterizzano la Macedonia: qui continua, infatti, l’attiva guerriglia dei separatisti albanesi sostenuti anche dall’UCK ed è sempre possibile un massiccio esodo di profughi.

L’Ushtria Çlirimtare e Kosovës (UÇK o UCK), nome albanese dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, è stata l’organizzazione paramilitare guerrigliera e terroristica kosovaro-albanese che ha operato nei territori serbi del Kosovo e nella vicina vallata di Presevo. La sua azione inizia nel 1996 e acquista rapidamente consensi e forza, riuscendo, in certe fasi, a controllare circa la metà del Kosovo. Ha creato anche un governo per l’indipendenza. Nel giugno 1999 l’UCK fu ufficialmente dissolto ed i suoi membri – a dispetto degli accordi internazionali, firmati dal comandante inglese della Kfor, Mike Jackson e il capo dell’UCK, Hashim Thaci, che prevedevano il loro completo disarmo – andarono a costituire il neonato gruppo armato denominato in inglese Kosovo Protection Corps (KPC) A dispetto degli accordi, continuano a verificarsi scontri a fuoco anche contro le truppe della Kfor (ultima consultazione fonte <http://www.italia-liberazione.it/novecento/uck.html> Data ultima consultazione: 01.05.2012).

Dopo decenni di assoluta e provata “fedeltà”, sono mutati i rapporti con Mosca, nonostante gli accordi di cooperazione militare siglati nel 1992 con la Federazione Russa e l’Ucraina e, nel 1995, con la Bielorussia e la Moldova.

La Russia resta tuttora un attore importante nel Sud Est Europa: le Forze Armate bulgare, infatti, sono in gran parte ancora equipaggiate con mezzi di produzione russa e Mosca, che ha forti interessi in Bulgaria, non intende restare esclusa dai lucrosi appalti nel settore industriale, bellico (fornitura di armamenti) ed energetico.

Mosca non ha gradito la partecipazione di Bulgaria e Romania alla Forza di Pace del Sud Est Europa (MPFSEE), il cui Quartier Generale è proprio in Bulgaria, a Plovdiv e cui partecipano anche Albania, Grecia, Italia, Macedonia, Turchia. Un’idea interessante, lanciata nel 1997, prevedeva anche di creare una Forza Multinazionale del Mar Nero, formata da Bulgaria, Romania, Ucraina, Russia, Georgia e Turchia con compiti di assistenza umanitaria in caso di emergenza.

Rispolverando vecchi e mai sopiti timori di accerchiamento, Mosca ritiene la MPFSEE un ulteriore tentativo di limitare la sua influenza regionale; a più riprese, inoltre, ha espresso irritazione per il progressivo avvicinamento dei suoi ex alleati alle istituzioni euro-atlantiche, ritenuto inutile nel nuovo contesto post bipolare (nel 2001, alcune decisioni delle autorità bulgare hanno determinato nuove tensioni con Mosca: prima l’espulsione di alcuni diplomatici russi – definiti personae non gratae – poi l’introduzione di un visto obbligatorio per i cittadini russi che si fossero recati in Bulgaria).

Di notevole rilevanza strategica è l’accordo firmato nel 1999 con il Kazakistan: imprese bulgare parteciperanno alla realizzazione di una rete di gasdotti e oleodotti per convogliare gli idrocarburi kazaki verso i porti bulgari.

A trarre vantaggio dall’inasprimento nei rapporti russo-bulgari sono stati sia gli USA sia la Turchia – quest’ultima, per anni accusata da Sofia di volersi servire della minoranza turca in Bulgaria per destabilizzarla ed approfittare degli squilibri creati dal Trattato CFE44 nel Sud-Est Europa.

A differenza di altri Paesi dell’area carpato-balcanica, la Bulgaria non ha, all’interno, problemi di conflittualità etnico-religiosa: nel Paese, a stragrande maggioranza ortodossa, vive una minoranza turca – oltre il 9% della popolazione – di religione islamica, che non manifesta pulsioni fondamentaliste e ha, al contrario, una vocazione secolare e laica. (altro…)

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/5

By Anna Miykova

Cap 1.4 della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (Anna Miykova)

La Bulgaria

La Bulgaria occupa una regione – quella dell’Europa Sud-Orientale – di enorme valenza strategica e storica, a diretto contatto con quei Balcani che hanno prodotto complesse e spesso tragiche pagine nella storia delle relazioni internazionali contemporanee. Investita solo marginalmente dalle guerre dell’ex Jugoslavia, costituisce, infatti, un elemento cruciale per il futuro assetto di questa regione, in attesa che si chiarisca il futuro di Serbia e Croazia. Ma soprattutto, esso segna la fine di quella “sindrome di Yalta” che la vedeva subire passivamente le decisioni delle Grandi Potenze dopo la sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale e la successiva accettazione di una pace “imposta”.

Grazie a numerosi obiettivi comuni – ingresso nella NATO e nell’Unione Europea – la Bulgaria come anche la Romania hanno compreso che, cooperando, possono rilanciare il proprio ruolo di ponte tra Europa e Mar Nero e contribuire ad accrescere la sicurezza in tutto il Sud Est Europa.

Le relazioni che la Bulgaria ha intrattenuto con gli Stati della regione non sono sempre state improntate sulla cooperazione e, al contrario, vi sono stati numerosi conflitti, che non sempre si sono risolti a suo vantaggio: la storiografia bulgara riporta in particolare 3 tappe storiche che definisce come i ricordi più dolorosi nella coscienza nazionale.

Il “primo disastro nazionale” fu la Seconda Guerra Balcanica o guerra interalleata, nella quale lo Stato dovette rinunciare a importanti possedimenti territoriali. Con il Trattato di pace di Bucarest il governo di Sofia cedette alla Romania la Dobrugia meridionale; la Serbia e la Grecia (in precedenza alleate nella Lega Balcanica insieme alla Bulgaria in funzione anti-ottomana) si spartirono di fatto la Macedonia, ricevendo rispettivamente la regione del Vardar con la città di Skopje e la regione egea con la città di Salonicco, mentre la Bulgaria ricevette solamente i territori di Pirin, con uno sbocco sul Mar Egeo nella Tracia Occidentale.

Anche il Trattato di pace con la Turchia sferrò un duro colpo ai suoi possedimenti in Tracia Orientale, inclusa la città di Odrin, che ricadde quasi interamente sotto l’influenza ottomana ad eccezione di Malko Tarnovo, Svilengrad, Tsarevo e i suoi dintorni.

Di fatto, la Bulgaria che prima delle guerre balcaniche era di gran lunga superiore ai suoi vicini sia per popolazione che per territorio, e che aveva dato il maggior contributo militare alla vittoria contro l’Impero Ottomano, fu superata dopo i trattati di pace dai suoi ex-alleati ottenendo una parte risibile dei territori liberati.

Il “secondo disastro nazionale” si manifestò alla fine del primo conflitto mondiale con nuove pesanti perdite non solo in termini territoriali ma anche economici, sociali e strategici. In seguito al Trattato di pace di Neuilly-sur-Seine, il territorio bulgaro che nel 1916 corrispondeva a 114 425 km² ( di cui 111 837 km² in base al Trattato di Bucarest del 1913 e 2 288 km² in forza alla Convenzione bulgaro-turca del 1915) venne ridotto di 279 km² e nel dopoguerra ricopriva un territorio di soli 103 146 km² .

Le clausole territoriali del trattato disponevano le seguenti modifiche territoriali :

i. il ritorno della Macedonia vardarica alla Serbia (trasformatasi nel 28 luglio 1918 in Regno serbo-croato-sloveno) e l’annessione dei distretti di Tsaribrod, Bosilegrad e Strumitsa sul confine tra i due Stati.

ii. il ritorno della Macedonia egea alla Grecia (la quale, peraltro, non era mai stata occupata dalle truppe bulgare ad eccezione della regione di Drama e il porto di Kavala);

iii. in ultimo, il ritorno della Dobrugia meridionale sotto la sovranità della Romania che l’aveva ceduta alla Bulgaria nel trattato di pace del 1918 tra la Quadruplice Alleanza e la Romania.

In altre parole, in soli 7 anni (1912-1919) la Bulgaria subì un brusco declassamento da maggiore Stato dei Balcani (escludendo dal computo le “forze esterne” come la Sublime Porta o la Romania) a Stato “più insignificante” in base agli indicatori quantitativi di territorio e popolazione, seconda solo all’Albania.

La dimensione umana delle perdite contava, invece, più di 150 000 morti e 250 000 feriti, aggravando il problema demografico con l’arrivo di decine di migliaia di profughi provenienti dai territori perduti. Secondo alcune stime del 1920 in Bulgaria vivevano oltre 250 000 profughi macedoni, 200 000 provenienti dalla Tracia occidentale e orientale e 40 000 dalla Dobrugia.

La sconfitta della Prima guerra mondiale portò in seguito a profondi cambiamenti politici: in Bulgaria, come d’altra parte in molti altri paesi dell’Europa, si inasprirono i conflitti sociali, il tradizionale sistema politico fu sottoposto a dura prova e comparirono nuove tendenze in politica estera. Ma, più di tutti, le manifestazioni che avrebbero lasciato la traccia più duratura e profonda non erano di natura economica, militare o politica ma toccavano da vicino la coscienza della nazione: “la Bulgaria ha vissuto una nuova catastrofe nazionale e questa parola resterà nel vocabolario, nelle menti, e nella mentalità di tutti”.

Infine, “La terza sconfitta nazionale” si manifestò durante il successivo conflitto mondiale che, dopo un’iniziale posizione neutrale della Bulgaria, la vide schierarsi con le potenze dell’Asse Tripartito. Il governo bulgaro fu presto allettato dalla garanzia di riprendere, dopo la sconfitta della Grecia, la Tracia occidentale e parte della Macedonia egea. Pur non partecipando direttamente alle azioni militari condotte dall’Asse contro la Jugoslavia e la Grecia, occupò con 3 divisioni la Macedonia vardarica e la Tracia occidentale al fine di liberare i reparti tedeschi che potevano essere utilmente utilizzati su altri fronti. Dopo la capitolazione italiana, nel settembre del 1943 e i bombardamenti anglo-americani su Sofia nell’inverno tra il 1943 e il 1944 il destino del paese sembrava predestinato.

La sua posizione fu ulteriormente peggiorata dalla morte prematura di re Boris III il 28 agosto del 1943, che creò tanto scompiglio nella vita politica del paese quanto quello portato dalle disfatte tedesche nei diversi fronti del conflitto. Anche le timide manovre diplomatiche del governo non servirono a evitare la sconfitta. Nel Trattato di pace di Parigi concluso il 10 febbraio 1947, la Bulgaria venne nuovamente annoverata nel numero dei paesi sconfitti benché avesse partecipato all’ultima fase della guerra contro la Germania nazista. Le clausole militari disponevano una forte riduzione delle sue forze armate e l’obbligo di corrispondere alla Jugoslavia e alla Grecia 70 milioni di dollari sotto forma di riparazioni di guerra.

Ne conseguono due considerazioni principali. In primis, il fatto che la Bulgaria fosse riuscita a preservare i suoi confini e addirittura ad allargare il suo territorio rispetto al precedente Trattato di Neuilly – includendo la Dobrugia meridionale in base al disposto del Trattato di Craiova – rappresenta la causa principale per cui la sconfitta nel terzo conflitto consecutivo non venisse considerata alla stregua di una catastrofe nazionale. Inoltre, essa fu l’unica nazione tra le alleate europee della Germania nazista a non dichiarare guerra all’URSS e a condurre relazioni diplomatiche con Mosca fino al 5 settembre 1944. Fino al mese successivo, quando le sue armate vennero incluse nelle azioni militari della coalizione anti-nazista, non prese parte a reali operazioni di guerra e non ebbe vittime civili se non quelle provocate dai bombardamenti anglo-americani.

Nonostante ciò, i tratti positivi della politica bulgara non possono celare la verità: dopo la Seconda guerra mondiale essa si ritrovò nuovamente seduta al “banco degli imputati” delle nazioni vinte. Questo evento servì, ancora una volta, per confermare i complessi della politica estera, e la “sindrome della via sbagliata” anche nei confronti delle nazioni del Mar Nero.

Ma questo non è tutto. Alla nazione bulgara sarebbe toccato vivere, dopo mezzo secolo, una nuova pesante delusione. La fine della Guerra Fredda tra il 1989-1991, benché priva delle cicatrici tipiche delle disfatte militari e di una conseguente Conferenza di pace portò a cambiamenti fondamentali nelle relazioni globali tra le potenze, fissando in tal modo il complesso della “via sbagliata”. Uno dei principali insegnamenti da trarre dalla posizione nella quale si trovò la Bulgaria dopo il 1990, fu che, per la quarta volta consecutiva nella sua storia aveva “scelto” in modo erroneo il proprio alleato – in questo caso l’Unione sovietica – e che in conseguenza a ciò, era costretta a ricominciare tutto da capo, anche se – a dire il vero – la presenza dell’Armata Rossa sul suo territorio aveva reso questa scelta priva di alternative.

Anna Miykova

Seguirà: La Bulgaria dopo il secondo conflitto mondiale

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Mappa fornita dall’autrice

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/4

By Anna Miykova

Cap 1.3 della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (Anna Miykova)

Il concetto di Wider Black Sea Region

L’approccio al problema di questa regione è indubbiamente complesso e il pronostico dello storico rumeno Gheorghe Brătianu con riferimento al destino del Mar Nero è illuminante: “il teatro offerto dal bacino del Mar Nero favorisce […] considerazioni che oltrepassano i problemi regionali e vengono rapportati alle forze che agiscono sulla storia universale”.

L’identità geografica della regione è costruita in primis dagli stati rivieraschi: la Bulgaria e la Romania a ovest, l’Ucraina e la grande Russia a nord, la Georgia a est, e le ampie coste settentrionali della Turchia a sud.

A rendere ancor più complessa la materia, tuttavia, è il fatto che la regione stessa si presenta estremamente composita per ragioni storiche ben note, basti pensare alle numerose genti che si sono susseguite nei secoli e che popolano quelle terre ancor oggi: traci, greci, sciti, romani, bizantini, turchi, proto bulgari, russi e molti altri. A un osservatore attento non può sfuggire il fatto che considerarla come regione unitaria sia solo un’elaborazione del pensiero strategico delle grandi potenze.

È senza dubbio vero che la realtà geografica delle risorse, delle vie di trasporto e delle poste in gioco territoriali è un dato che oggettivamente unisce concettualmente i rapporti fra le nazioni e le regioni dell’area. E’ però altrettanto vero, che le differenze culturali, sociali e politiche sedimentatesi lungo il corso della storia non possano non influire a loro volta, rendendo improbabile – se non impossibile – l’unitarietà delle percezioni dei vari attori regionali riguardo ai propri interessi nella regione del Mar Nero.

Un’analisi più approfondita non può prescindere dall’inclusione di Stati che seppur diversi e più lontani, contribuiscono oggi a caratterizzare in profondità una regione che ha progressivamente ampliato i suoi confini. Pertanto, Armenia, Azerbaigian, Moldavia e Grecia, benché non siano Stati litoranei, diventano naturali protagonisti a livello regionale per storia, prossimità e stretti legami con gli altri “vicini”.

Il concetto di regione del “grande Mar Nero”, che include anche questi Stati, trae le sue origini da due fatti principali. Il primo è il tentativo, fatto soprattutto per volere della Turchia dopo la disgregazione dell’URSS, di istituzionalizzare le relazioni economiche degli Stati del bacino del Mar Nero, del Mar Egeo e del Mar Caspio (sponda occidentale) nell’Organizzazione per la Cooperazione Economica del Mar Nero o BSEC. Sono quindi stati cooptati nel progetto insieme agli Stati rivieraschi, paesi che non sono direttamente bagnati dal Mar Nero. L’importanza dell’interconnessione tra i tre bacini marittimi era evidente fin dall’inizio per gli operatori economici ed energetici.

Il secondo tentativo è stato l’elaborazione del concetto di Wider Black Sea Region (WBSR) da parte di un think-tank euro-atlantico – German Marshall Fund of the United States – all’inizio del decennio scorso. Alcuni studiosi tra cui Ronald Asmus, Svante Cornell e Gareth Winrow hanno evidenziato quanto lo spazio geografico – politico lungo la direttrice Mar Caspio – Balcani fosse diventato ormai fondamentale per il controllo degli equilibri eurasiatici, per i rapporti tra Russia e Occidente e per la solidità dell’asse euro-atlantico nei rapporti con il Medio Oriente.

Si potrebbe ulteriormente discutere se la WBSR incorpori anche i due paesi chiave per l’approvvigionamento energetico, Kazakistan e Turkmenistan, il cui sbocco sul Mar Caspio è dal lato orientale del grande lago salato.

Sul piano della politica di sicurezza energetica, la risposta risulta affermativa data l’inseparabilità dei due paesi centrasiatici dalle dinamiche geo-economiche della direttrice Transcaucaso – Mar Nero – Europa centro-orientale. In questo senso, tuttavia, la regione chiamata Greater Caspian region e la regione del “grande Mar Nero” tendono a sovrapporsi e si aprirebbe la questione dell’appartenenza o meno dell’Iran alla WBSR.

Il concetto di Wider Black Sea Region è praticamente contemporaneo a quello di Greater Middle East e la sua genesi è riconducibile alla rielaborazione dello spazio geopolitico da parte statunitense agli albori del XXI secolo. Si tratta invero di un periodo in cui la minaccia delle reti terroristiche di ispirazione islamica, le ambizioni militari dei cosiddetti “Stati canaglia”, l’ascesa della potenza cinese, il tentativo russo di tornare potenza globale e la sfida per le risorse strategiche divengono aspetti distinti ma correlati della sfida al primato statunitense nel sistema internazionale.

Sul piano storico e geopolitico, la regione allargata è divenuta, dopo la fine della Guerra Fredda, una vasta area–perno che mette in comunicazione l’asse euro–atlantico con la Russia, l’Asia centrale e il Medio Oriente. Ma essa è anche il limes culturale fra l’Occidente, la Russia – perennemente alle prese con la secolare questione del suo rapporto con l’Europa – e il mondo musulmano.

Ne consegue che la regione del Mar Nero potrebbe assumere due vesti opposte: da un lato, come afferma il geografo e geopolitologo Saul Bernard Cohen, essa potrebbe diventare una “porta” (gateway) in grado di mettere in comunicazione in modo virtuoso l’area geostrategica occidentale, a conduzione statunitense e incentrata sul dominio dei mari, con quella eurasiatica, imperniata sulla potenza russa e con l’area mediorientale.

Dall’altro, potrebbe diventare una grande “area di frattura” (shatterbelt) nel sistema internazionale, cioè contraddistinta da conflitti regionali (si parla di conflitti congelati in Transnistria, Abkhazia, Ossezia del Sud, Nagorno-Karabakh) peggiorati dall’ingerenza di grandi potenze esterne.

Di conseguenza, la possibilità di degenerazione dei conflitti latenti pone seri interrogativi in tema di sicurezza energetica. La capacità di alcuni Stati di assicurare la continuità nelle forniture energetiche, grazie agli oleodotti e gasdotti che attraversano il loro territorio, sarebbe infatti dimidiata qualora i guerriglieri separatisti decidessero di colpire tali infrastrutture.

Da un lato proprio l’interesse economico-energetico e dall’altro la nuova prospettiva del problema politico e strategico della regione (toccando implicitamente anche la sicurezza), dovuta all’acceleramento dei processi di globalizzazione e integrazione regionale, ha attirato l’interesse di 3 macro-attori geopolitici: l’Unione Europea, la NATO e la Russia.

In primo luogo, l’Unione Europea è interessata alla geopolitica del Mar Nero tanto per ragioni di sicurezza e stabilità, poiché la Politica Europea di Vicinato include anche una strategia per l’Est Europa e il Mar Nero, quanto per ragioni economiche, considerando la dipendenza dell’Unione dalle risorse energetiche russe.

Inoltre, per rafforzare il suo ruolo all’interno della regione del “grande Mar Nero”, l’UE firmò degli accordi di collaborazione con l’Ucraina (perno geostrategico nel Mar Nero) e con la Moldavia, ammettendo la Romania e la Bulgaria come candidate all’adesione nella comunità. A sua volta, l’adesione dei due paesi assunse il significato di garantire una zona di sicurezza nei Balcani, contesto inter‐regionale di interferenze cristiano‐musulmane.

In secondo luogo, la NATO ha esteso la sua influenza sia alla parte orientale che meridionale del bacino del Mar Nero, includendo nelle sue strutture e concludendo accordi operativi con la Turchia, la Romania e la Bulgaria; di contro, le ex-repubbliche sovietiche Georgia, Azerbaigian e Armenia hanno espresso già dal 2004 la loro volontà di aderire al Patto Atlantico e sono state ammesse al “Partenariato per la Pace”. Inoltre, sia l’Ucraina, sia la Russia hanno firmato un accordo bilaterale di partenariato con l’Alleanza.

In ultimo, la Federazione Russa – principale forza economica e militare della regione del Mar Nero sino allo smembramento del comunismo – ha dovuto affrontare negli ultimi anni la necessità di costruirsi una nuova identità geopolitica.

Con riferimento alla quantità di risorse che la Federazione Russa possiede, non solo per la vastità del suo territorio, ma anche per la ricchezza del suo sottosuolo, la Russia dispone delle più grandi riserve di risorse minerarie del mondo. Circa 1/3 dei giacimenti mondiali di minerali metallici e di carbon fossile si trovano in territorio russo e si ritiene anche che la nazione possieda ingenti riserve di petrolio. Nei pressi di Kursk è situato un ingente giacimento di minerali di ferro, mentre giacimenti minori di manganese si trovano nella zona degli Urali. E’ stata inoltre riscontrata una forte presenza di nichel, il tungsteno, il cobalto. La Russia possiede inoltre importanti quantitativi di minerali metallici non ferrosi, come ad esempio il rame, presente in grandi quantità negli Urali. Fino al 1955 il carbone era la principale fonte energetica, sostituito negli anni Settanta dal petrolio e dal gas naturale ricavati soprattutto dai giacimenti della Siberia occidentale e della fascia Volga-Urali. Nel 2003 la produzione di energia da centrali termoelettriche copriva il 64,7% della produzione totale di energia. Anche dal punto di vista militare essa può a ragione essere definita la potenza maggiore della Regione perché possiede la flotta più grande (Flotta russa del Mar Nero).

Fatta eccezione per le controversie con l’Ucraina per il controllo marittimo in Crimea, la Russia ha manifestato la sua intenzione di consolidare la propria posizione geopolitica nel suo “prossimo vicinato” (strategia elaborata nel 2007) che include il mantenimento, tramite il Mar Nero, dell’accesso ai “mari caldi”. Inoltre, sotto l’aspetto economico è nota la politica aggressiva di Gazprom e Lukoil sulla piazza energetica della WBSR, che ha coinvolto gli altri Stati della regione: Bulgaria, Grecia, Turchia e Romania.

Infine, per contrapporsi all’influenza dell’Alleanza Atlantica e dell’UE, la Russia ha rafforzato le sue collaborazioni con gli Stati della CSI  (Comunità degli Stati Indipendenti, in russo: Sodružestvo Nezavisimych Gosudarstv: è una confederazione composta da nove delle repubbliche dell’ex Unione Sovietica) – Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan – attraverso la costituzione dell’Unione Economica Eurasiatica (2005) e l’avvio del progetto di un sistema monetario unico (2010).

Non dimentichi di un attore di grande rilevanza della regione come la Turchia, riscontriamo come questo Paese promuova una politica piuttosto contraddittoria riguardo al Mar Nero, tentando di mantenerlo “mare chiuso”. Essa si serve, a questo fine, del controllo degli Stretti Turchi (Bosforo e Dardanelli), che sono gli unici accessi al bacino semichiuso. Nonostante la “questione degli stretti” sia stata per alcuni secoli il teatro di aspri scontri tra la Turchia e la Russia, oggi i due attori principali muovono i primi passi verso una strategia collaborativa.

Il puzzle geopolitico appena descritto consta di macro attori ma lascia anche spazio per un pluralismo geopolitico variegato. Gli Stati più piccoli sono senza ombra di dubbio attori dai ruoli più dimessi, ma per ciò stesso non meno incisivi e interessanti. Questa è la motivazione che ci ha spinti a soffermarci su uno in particolare, ovvero sul ruolo rivestito dalla Bulgaria.

Si tratta di uno Stato che per la sua posizione geografica aspira a crescere e superare i “ristretti” confini nazionali per affermarsi come attore attivo all’interno della politica della WBSR. E lo fa contemporaneamente nelle vesti di Stato sovrano con una “situazione” strategica comoda (sbocco sul mare) e nelle vesti di membro dell’UE e della NATO, che gli conferisce un maggiore potenziale estero e amplia il suo campo di manovra, necessario per perseguire questo obiettivo.

Anna Miykova

Seguirà La Bulgaria

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Mappa di novinite.com

Giovani analisti, Nuove leve: il portale di cultura della Bulgaria ripubblica la tesi di Anna Miykova

Il sito Bulgaria-Italia (www.bulgaria-italia.com), “portale dedicato alla conoscenza reciproca tra bulgari e italiani riguardo le notizie, storia, arte, cultura, letteratura, economia, politica, turismo, folklore”, ha iniziato a ripubblicare da Paola Casoli il Blog la tesi di Anna Miykova per l’interesse che desta e l’attualità che rappresenta.

La tesi, intitolata La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia – Focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, ha cominciato a essere pubblicata su queste pagine dallo scorso 25 novembre 2013.

I primi tre post sono già stati pubblicati sul sito Bulgaria-Italia ai link:

Il ruolo della Bulgaria nella regione del “grande mar Nero”

La regione del “Grande Mar Nero”. Pontos Euxeinos o Kara Deniz: origine e caratteristiche geografiche (2)

La regione del Grande Mar Nero – Cenni storici (3)

Giovani analisti, Nuove leve: il portale di cultura della Bulgaria ripubblica la tesi di Anna Miykova

Il sito Bulgaria-Italia (www.bulgaria-italia.com), “portale dedicato alla conoscenza reciproca tra bulgari e italiani riguardo le notizie, storia, arte, cultura, letteratura, economia, politica, turismo, folklore”, ha iniziato a ripubblicare da Paola Casoli il Blog la tesi di Anna Miykova, ritenuta “molto interessante e attuale”.

La tesi, intitolata La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia – Focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, ha cominciato a essere pubblicata su queste pagine dallo scorso 25 novembre 2013.

Il primo post è stato pubblicato oggi su Bulgaria-Italia al link http://www.bulgaria-italia.com/bg/news/news/04160.asp

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/3

By Anna Miykova

Cap 1.2 della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (Anna Miykova)

Cenni storici

Il Mar Nero era noto già ai popoli e alle culture dell’Antichità che popolavano le sponde orientali del Mar Mediterraneo. I navigatori fenici più impavidi ed esperti visitavano le sue coste e commerciavano con i suoi abitanti. Costoro non lasciarono però traccia o descrizione alcuna né della loro navigazione né del mare.

Le relazioni tra i Paesi del Mar Nero e i Paesi latini, che oggi appaiono se non disinteressati almeno distratti rispetto a questa regione strategica (Mar Nero) del Mediterraneo, nel passato erano intensissime in entrambe le direzioni. Il clima marino molto più mite del Baltico e meno torrido di quello adriatico o mediterraneo attirò infatti i commercianti Greci, che circa 2.700 anni fa costruirono la prima città sul Mar Nero, Histria e poi Tomis (oggi Constanta, dove fu esiliato il poeta Ovidio) e Callatis (ora Mangalia).

Nell’VIII secolo a.C. i Greci furono i primi ad avventurarsi più in profondità sulle sue coste e le colonizzarono. Una descrizione dettagliata delle loro scoperte geografiche fu redatta da Erodoto (storico greco del V sec. a.C., ‘Ηρόδοτος, Herodotos, nacque ad Alicarnasso, 484 a.C. e morì a Thurii attorno al 425 a.C.; famoso per aver descritto paesi e persone da lui conosciute in numerosi viaggi), il quale sulla base del vasto materiale geografico che raccolse nei suoi viaggi e contenuto nella sua “Istoria”, può a ragione essere definito non solo il padre della storia ma anche della geografia. A quell’epoca, la potenza marittima dei Greci si era già sviluppata e cresceva rapidamente. In continua comunicazione con l’Asia Minore, i principali centri mercantili dell’epoca furono Efeso e Mileto, e l’Italia meridionale, le coste di quei paesi e delle isole vicine si erano popolate di colonie, e i Greci avevano già fondato insediamenti sulle coste dell’Egitto e della Spagna.

Erano penetrati in Persia e Siria fino a spingersi in India. Incoraggiati dai successi delle loro imprese e animati dal desiderio di estendere il commercio – tra il VI e il VII sec. a.C. i greci svolsero il ruolo di mediatori nel commercio tra l’Oriente e la Grecia; in seguito divennero gli intermediari tra Oriente e Occidente -, provarono a dare sempre nuove direzioni alle loro migrazioni. Così il Mar Nero attirò ben presto la loro attenzione, poiché offriva maggiori vantaggi per il commercio. La navigazione – non essendo particolarmente pericolosa nei mesi estivi – non esigeva grandi imbarcazioni; il tragitto dalla Grecia alle rive più lontane richiedeva poco tempo; il carattere stesso del litorale e la configurazione delle sue rive, disseminate di baie, anfratti e insenature, favorivano l’insediamento di colonie.

Il dominio dei Cimmeri per mare e su terra stava concludendosi e ciò fu il segnale della partenza dei Greci. In un lasso di tempo relativamente breve un’immensità di colonie e di porti punteggiarono la coste del Mar Nero, la maggioranza dei quali fu opera dei Milesi. “Allora questo mare perse il suo antico nome di inospitale per prendere quello di ospitale”. Essi inviarono dapprima alcuni coloni verso le rive settentrionali, poi nell’anno 634 eressero la città Tira. Due anni più tardi, Sinope, distrutta dai Cimmeri, fu ricostruita da questi abili mercanti, la cui sagacia segnò il brillante destino di quella città. Nello stesso anno un’altra colonia si insediò sulle rive meridionali e fondò Amiso; Apollonia fu fondata nel 609; Odessa nel 572. Infine, una volta preso l’avvio, questo movimento di colonizzazione delle rive del Mar Nero non si interruppe più.

I Cimmeri (gr. Κιμμέριοι) erano un’antica popolazione, forse tracia, nell’VIII sec. a.C. invase l’Asia Minore portando devastazione, finché verso il VII sec. a.C. fu scacciata dal re Aliatte di Lidia. Dai Cimmeri prende il nome la Crimea, un tempo nota come Cimmeria, dove essi si stanziarono. In archeologia sono designati come un insieme di tribù, probabilmente affini agli iranici delle steppe, che come narra Erodoto furono scacciate dagli Sciti dalla loro primitiva sede a nord del Mar Nero. Pare che la parte occidentale sia confluita nei Traci, mentre altri devastarono l’Anatolia ed il Vicino Oriente dalla metà del VIII al VII secolo a.C. ed infine furono sconfitti dagli Assiri. Vengono citati nelle cronache tardo assire con il nome di Gimirrai, essendo menzionati insieme agli Ashguzai, probabilmente gli Sciti o Saci. È anche possibile che siano menzionati nell’Antico Testamento, nella tavola delle nazioni con il nome di Gomer, discendente di Jafet. Gli Assiri percepivano una qualche affinità tra i Saci e i Cimmeri ed infatti chiamavano questi ultimi anche col nome di Saci Ugutumki, purtroppo dal significato non chiaro. Se ne conoscono tre re: Teushpa, Tugdamme, Sandakshatra. Si può notare che Teushpa e Sandakshatra sono di chiara derivazione iranica.

Dai Cimmeri prende il nome la Crimea, un tempo nota come Cimmeria.

Ai Greci seguirono i Romani che vi costruirono castri, strade e mura di difesa, oltre alla Via militaris di Traiano, che collegava Belgrado a Costantinopoli (Tsarigrad). Dopo la vittoria di Traiano contro i Daci, Apollodoro di Damasco costruì ad Adamclisi il monumento Tropaeum Traiani, simile alla Colonna Traiana. A Bartın si ritrovano i resti di una strada romana, risalente al tempo dell’Imperatore Claudio.

Quando l’imperatore Costantino I decise la costruzione di una nuova capitale per l’Impero, il sito ideale venne individuato in quello di Bisanzio (poi rinominata Costantinopoli), che si trovava al centro di eccellenti vie di comunicazione sia terrestri che marine verso i principali centri dell’Impero, che dominava gli stretti strategici del Bosforo e dei Dardanelli e che, per la sua dislocazione al culmine di una sorta di penisola, risultava facilmente difendibile.

Nel Medioevo arrivarono nel Mar Nero i Genovesi, i Veneziani, i Pisani e altri popoli che ne hanno forgiato l’identità come mare di scambi di merci e culture; i flussi andavano dall’Italia al Mar Nero che, aperto ai Genovesi dopo il trattato di Ninfeo del 1261, era divenuto in pochi anni uno dei principali centri del traffico internazionale. Ai porti della costa settentrionale giungevano i prodotti e le mercanzie delle regioni circostanti, che vi arrivavano attraverso la via fluviale del Volga e di Sarai, nonché quelle dell’Asia centrale e del Catai che vi giungevano attraverso l’itinerario del Caucaso e del Caspio.

L’emporio principale del Mar Nero divenne Caffa, fondata dai Genovesi nel 1266, e assurta subito ad una prosperità superiore a quella di tutti i porti concorrenti. Caffa (oggi Feodosia), per circa due secoli è stata una delle più importanti città del Mediterraneo, arrivando anche demograficamente ai livelli di Bisanzio. Ciò fu dovuto in prevalenza ai Genovesi, che sfruttarono la posizione strategica del suo porto sulla grande via commerciale tra il lontano Oriente ed Occidente europeo. I Genovesi ottennero dal Khan Mangu-Timur le terre su cui si sviluppò Caffa con la licenza di potervi edificare case e magazzini per le merci.

Da allora nacquero numerose altre colonie genovesi che si svilupparono in tutta la Crimea e la regione arriverà a contare, secondo Murzakevic (Nikolay Murzakevic, Storia delle colonie genovesi in Crimea. Strategie imprenditoriali alla ricerca di nuovi mercati, Sagep, Genova, 1992 7), ben un milione di persone. Nel nord della Turchia, a 80 km da Bolu, nei pressi di Akçakoca, si trovano ancora oggi le rovine di un castello genovese. Transitavano per il porto di Caffa tutte le merci e gli schiavi (di cui Caffa era uno dei principali mercati), e i suoi empori commerciali erano i più ricchi e vivaci del tardo Medioevo, con un declino che inizierà solo con la frammentazione politica dell’Asia Centrale e la conseguente crisi della sicurezza dei trasporti fra il Mar Nero e la Cina.

La colonia, e tutti gli altri insediamenti che per circa 200 anni le orbitano attorno, hanno avuto alterne vicende. Nel maggio del 1308, dopo otto mesi di assedio da parte dei tartari, i Genovesi bruciarono la città fuggendo per mare, per poi tornare non molto tempo dopo con il successore del precedente Khan, favorevole alla loro presenza. Il 1° giugno 1475 con l’invasione turco-ottomana terminò questa parte del mondo coloniale genovese.

I Veneziani, invece, frequentavano Tana, alla foce del Don, già prima del 1269. Più tardi, anche altri Italiani cominciarono la penetrazione nel Mar d’Azov. Le carte nautiche dei primi anni del Trecento segnano un porto pisano sulla costa settentrionale. I Pisani, non potendo sostenere la concorrenza genovese in pieno Mar Nero, si erano infatti insediati in quell’angolo estremo. Sulla costa meridionale del Mar Nero, Trebisonda, sede dell’Imperatore Comneno, aveva la medesima preminenza di Caffa sulla sponda opposta. Sergey Karpov Pavlovic narra come dal XIII al XV secolo, Venezia e Genova pur essendo rivali collaborassero sia a Trebisonda che a Tana. La posizione di Trebisonda era infatti strategica perché punto di partenza per l’Estremo Oriente convergendovi la strada per Tabriz, capitale dell’Impero dei Mongoli Persiani, una via che attraversava tutta l’Asia Minore sboccando nel Mediterraneo.

Il Mar Nero era quindi, già ai tempi della competizione fra Genovesi e Veneziani, un’appendice del Mediterraneo, ma costituiva anche il suo “ponte marittimo” verso l’Asia, un ruolo che non è completamente scomparso, anche se ora è importante quasi solo per fini di strategia militare, per proiettare potenza in Asia.

Nel 1435 quando gli Ottomani occuparono Costantinopoli – e la rinominarono in seguito Istanbul – il Mar Nero fu virtualmente chiuso al traffico marittimo con la chiusura degli stretti, attraversabili solo dietro pagamento di dazi elevatissimi. Solo circa 400 anni dopo, nel 1856, il Trattato di Parigi riaprirà il mare al libero commercio di tutte le nazioni.

In passato il Mar Nero era il terminale dell’antica Via della Seta che collegava l’Europa attraverso il Caucaso e l’Asia Centrale con l’Estremo Oriente, e più precisamente con la Cina.

L’antica Via della Seta era costituita dal reticolo che si sviluppava per circa 8.000 km, fatto di itinerari terrestri, marittimi e fluviali, lungo i quali nell’antichità si erano snodati i commerci tra gli imperi cinesi e l’Occidente. Le vie carovaniere attraversavano l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando Chang’an (oggi Xi’an), in Cina, all’Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente e il Vicino Oriente. Le diramazioni si estendevano poi a est alla Corea e al Giappone e, a Sud, all’India.

Il nome apparve per la prima volta nel 1877, quando il geografo tedesco Ferdinand von Richthofen (1833-1905) pubblicò l’opera Tagebucher aus China. Nell’Introduzione von Richthofen nomina la Seidenstraße, la «Via della seta». La via della seta terrestre si divideva in due fasci di strade, uno settentrionale e uno meridionale. Un ramo della via settentrionale, viaggiava lungo il fiume Oxus (oggi Amu Darya), passava tra Mar Caspio e Aral e raggiungeva la penisola di Crimea nella località detta La Tana. Quindi, attraversando Mar Nero e Mar di Marmara raggiungeva Bisanzio, navigando nell’Egeo settentrionale, nello Ionio e nell’Adriatico arrivava fino a Venezia.

Oggi rappresenta uno dei corridoi di passaggio di TRACECA, il corridoio di trasporto transcontinentale – Transport Corridor Europa Caucassus Asia. Assicura pertanto un collegamento strategico tra l’Asia ed i Balcani, libero da interferenze da parte di autorità statali, ma è anche la via per un gran numero di attività illegali, in particolar modo il contrabbando di droga e armi, dirette verso i mercati clandestini dell’Europa Occidentale; bloccare questo flusso, che è una delle fonti maggiori del benessere, vuoi per i paesi della sponda orientale, vuoi per i Balcani, è ancora una relativamente bassa priorità per i paesi litoranei, nonostante l’interesse e le pressioni dell’UE.

Anna Miykova

Seguirà Il concetto di Wider Black Sea Region

Il post precedente è al link La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/2

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