F-35

Difesa, il SSSD on Tofalo al CSV, “orgoglio della Difesa”: Italia leader nell’addestramento al volo con il T-346

Il Sottosegretario di Stato alla Difesa (SSSD) on Angelo Tofalo ha visitato, lo scorso 3 settembre, i Reparti del Centro Sperimentale di Volo (CSV) dell’Aeronautica Militare a Pratica di Mare, un evento che costituisce un ulteriore momento di incontro del Sottosegretario con il personale militare delle Forze Armate.

Ne ha dato notizia, con un comunicato stampa del 4 settembre, l’addetto alla comunicazione del Sottosegretario, ricordando che “già dalle prime settimane dopo la nomina il 13 giugno scorso, l’on Tofalo ha intrapreso una serie di incontri e visite presso i Comandi e Reparti della Difesa per approfondire la conoscenza delle specifiche realtà militari, partendo dai vertici della Difesa e delle Forze Armate fino ai livelli subordinati”.

Ad accoglierlo all’aeroporto Mario De Bernardi, si apprende, erano presenti il Comandante Logistico Generale di Squadra Aerea, Generale di Squadra Aerea Giovanni Fantuzzi, da cui dipende il Centro Sperimentale di Volo al comando del Generale di Brigata Aerea Mauro Lunardi.

La visita è iniziata con la presentazione delle principali attività del Centro, tra cui la sperimentazione e valutazione degli aeromobili dell’Aeronautica Militare e del materiale tecnico, la definizione delle metodologie per il loro impiego e la manutenzione, il controllo della configurazione software degli aeromobili.

“Ho iniziato una serie di incontri e visite ai Reparti della Difesa per approfondire la conoscenza degli uomini e delle donne che ogni giorno monitorano luoghi sensibili, navigano sopra e sotto il livello del mare, ci rappresentano nelle missioni in Europa e nel mondo, sorvolano il nostro e altri territori, per trovare le soluzioni utili ad accrescerne l’operatività e di conseguenza innalzare il nostro livello di sicurezza”, ha dichiarato il sottosegretario Tofalo.

“Oggi – ha poi proseguito – ho visto militari di elevatissima professionalità che con estrema competenza e passione servono le Istituzioni e il Paese. È nostro dovere offrire loro gli strumenti per restringere al minimo la propria vulnerabilità durante lo svolgimento di azioni con una portata ai limiti delle potenzialità umane”.

E ha sottolineato: “il Centro Sperimentale di Volo rappresenta una vera e propria nicchia di eccellenza e motivo di orgoglio per la Difesa”.

In questa occasione il SSSD ha avuto modo di approfondire le attività svolte dalle tre articolazioni del Centro Sperimentale di Volo: Reparto Sperimentale di Volo, al comando del Colonnello Luciano Ippoliti; Reparto Tecnologie Materiali Aeronautici e Spaziali, guidato dal Colonnello Manuele Bernabei; Reparto Medicina Aeronautica e Spaziale, diretto dal Colonnello Marco Lucertini.

Al Sottosegretario è stato presentato il velivolo T-346A, che rappresenta il più moderno velivolo prodotto da Leonardo per l’addestramento avanzato dei piloti dell’Aeronautica Militare destinati a operare principalmente su Eurofighter ed F-35.

Completate le procedure di sicurezza, Tofalo ha eseguito un volo a bordo di questo velivolo che, associato a un sistema di addestramento a terra (Ground Based Training System) composto da più apparati di simulazione, è stato progettato per soddisfare in termini di costo ed efficacia specifici obiettivi addestrativi.

In particolare, grazie alla sua sofisticata tecnologia di simulazione, gli allievi hanno la possibilità di addestrarsi in scenari complessi e i piloti militari di realizzare le fasi di addestramento avanzato in maniera efficace e a costi ridotti.

“Sono orgoglioso di aver indossato per un giorno l’Aquila Turrita e aver condiviso la passione per il volo che accomuna tutti i piloti dell’Arma Azzurra – ha dichiarato il sottosegretario Tofalo – l’addestramento abbinato alla tecnologia è sinonimo di sicurezza per tutto il nostro personale militare che, oltre a essere impiegato nelle missioni operative, svolge quotidianamente attività al servizio della collettività come i trasporti sanitari e gli interventi di soccorso nelle pubbliche calamità”.

La visita è proseguita nei laboratori del Reparto Tecnologie Materiali Aeronautici e Spaziali e al Reparto Medicina Aeronautica e Spaziale.

Al termine, nel salutare e ringraziare il personale del Centro Sperimentale di Volo, il sottosegretario Tofalo ha affermato: “In virtù della delega concessa dal Ministro [della Difesa, Elisabetta] Trenta, relativa alla trattazione delle problematiche connesse alla diffusione della cultura della difesa e della sicurezza, è mia ferma intenzione continuare questo giro di visite e di incontri con il personale civile e militare della Difesa per conoscere personalmente e poter raccontare le diverse realtà dove operano le nostre donne e i nostri uomini”.

Il CSV, costituito il 1° marzo 1999, rappresenta il principale Ente di consulenza dell’Arma Azzurra per lo studio, la ricerca, il collaudo e la valutazione tecnico-operativa degli aeromobili e dei sistemi d’arma a essi associati, anche a beneficio di altre Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato.

Il Reparto Sperimentale di Volo è l’unico in Italia ad avere come compito istituzionale primario quello di studiare e condurre tutte le prove a terra ed in volo degli aeromobili dell’Aeronautica Militare, sviluppare le modiche software e hardware dei sistemi d’arma aeronautici, nonché eseguire l’Operational Test and Evaluation di nuovi sistemi d’arma nel contesto reale d’impiego.

Inoltre, supporta direttamente i Reparti Operativi dell’Aeronautica Militare attraverso la sperimentazione, l’integrazione e la validazione dei nuovi sistemi d’arma o di quelli sottoposti a modifica.

Ha in forza piloti collaudatori sperimentatori, ingegneri, tecnici e meccanici sperimentatori, la cui formazione avviene negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Francia presso le uniche “Test Pilot School” riconosciute.

Gli astronauti italiani Maurizio Cheli, Roberto Vittori e Luca Parmitano, prima di essere selezionati dall’Agenzia Spaziale Europea erano piloti collaudatori presso il Reparto Sperimentale di Volo.

Il Reparto Tecnologie Materiali Aeronautici e Spaziali svolge attività che si collocano nell’ambito della scienza dei materiali, della chimica analitica, della chimica applicata e della merceologia.

In questi campi il Reparto esprime capacità di analisi, di controllo, di indagine e di sperimentazione, esegue valutazioni tecnico-operative, sperimentazioni e indagini di efficacia di sistemi d’arma e materiali d’armamento d’interesse aeronautico, svolgendo in tutti questi ambiti attività di formazione e qualificazione del personale.

La peculiare capacità d’indagine del Reparto Tecnologie Materiali Aeronautici e Spaziali, sottolinea il comunicato, costituisce una risorsa quasi unica nel panorama nazionale e, per tale ragione, è spesso utilizzata da altre Forze Armate, dalla Direzione Armamenti Aeronautici e dell’Aero-navigabilità, dall’Agenzia Nazionale Sicurezza del Volo e, su specifica richiesta, dalle Procure della Repubblica.

Il Reparto Medicina Aeronautica e Spaziale è l’unico Ente militare che provvede all’addestramento aerofisiologico del personale navigante, in aderenza alle vigenti legislazioni e alla direttiva nazionale di riferimento.

Il Reparto è dotato di sofisticate apparecchiature di simulazione ambientale, tra le quali la camera ipobarica, il disorientatore spaziale, l’ejection seat trainer e il laboratorio per l’addestramento alla visione notturna.

In coordinamento con i collaterali Reparti del Centro Sperimentale di Volo, svolge attività di studio e ricerca sulle problematiche emergenti di medicina aeronautica e spaziale, effettuando sperimentazioni e verifiche tecniche su apparati aeronautici, apparecchiature elettromedicali ed equipaggiamenti imbarcabili e indossabili.

Il Reparto costituisce un riferimento per la comunità scientifica nazionale nel campo della medicina aerospaziale e dei fattori umani e mantiene numerosi rapporti di collaborazione scientifica con Dipartimenti universitari ed Enti di ricerca, tra cui anche l’Agenzia Spaziale Italiana nel mondo, conclude il comunicato.

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Fonte e foto: cap Massimiliano Rizzo Addetto Stampa del Sottosegretario di Stato alla Difesa

Cyberepigrammi. Volete burro o F 35?

L’aritmetica della politica italiana è sempre la stessa, i politici non sanno fare i conti della serva. Mussolini non aveva bisogno del burro, ma voleva i cannoni per fare un grande impero mediterraneo. Il ministro degli affari regionali Delrio e quello della difesa Mauro si litigano l’osso dei caccia F 35 inscenando la solita discussione parziale ed inutile, visto il livello del debito italiano.

Mussolini risolse la questione affacciandosi sul balcone di piazza Venezia, gli italiani, che già allora non capivano un tubo, risposero come un sol uomo “Cannoni!”, molti di loro però fecero il servizio militare in artiglieria ed ebbero modo di pentirsi della boiata che avevano detto.

Enrico letta potrebbe fare un “tweet” ponendo agli italiani l’alternativa tra burro o F35, ma sarebbe rischioso, visto che il governo Monti ne ha usato un po’ troppo, di burro, per le questioni fiscali, e poi ci ha già pensato l’On. Boccia a scrivere un “tweet” che confonde gli F 35 con gli elicotteri, in pratica il burro se lo è spalmato da solo…

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Una nuova costituzione per la tecnocrazia italiana

By Cybergeppetto

I sommovimenti che scuotono la politica italiana sembrano aver cambiato radicalmente la costituzione della nostra repubblica: laddove fior di commissioni hanno fallito, Giorgio e Mario hanno alacremente lavorato per la modifica di quella che i legulei chiamano “costituzione materiale”.

All’articolo 1 della innovativa costituzione sorta nell’ultimo anno potremmo leggere che “l’Italia é una repubblica tecnocratica fondata sul debito, sullo spread e sulle tasse. La sovranità appartiene all’agenda del tecnocrate che il popolo può leggere su internet “.

Roba forte, altro che maggioritario e repubblica presidenziale, i tecnocrati ridisegneranno la cosa pubblica con il manuale Cencelli, cambierà tutto affinché tutto rimanga uguale.

Benigni potrà tranquillamente continuare a osannare la “costituzione formale”, se lo pagheranno un po’ di più potrebbe anche spiegarci le virtù dell’ agenda del tecnocrate.

Il prossimo Presidente del Consiglio dei Ministri non avrà bisogno di scrivere un discorso per presentarsi alle camere, gli basterà avere un account su twitter e fare riferimento all’ agenda del tecnocrate. Il parlamento rimarrà sovrano, magari un pochino meno, e potrà anche sfiduciare il governo, ma il tecnocrate farà sciogliere le camere dal suo amico presidente e ripresenterà la sua agenda prima e dopo le elezioni.

La repubblica dei tecnocrati rimarrà in carica finché il sistema imploderà perché le persone oneste schiatteranno sotto il peso dell’ IMU. Il ministero del Lavoro assumerà il controllo dei servizi segreti e darà la caccia ai giovani precari che nascondono il loro reddito per non pagare il mensile ai baby-pensionati che lavorano in nero. In ogni commissariato vi sarà un ispettore dei centri sociali per punire i poliziotti cattivi.

In costituzione rimarrà scritto che siamo tutti uguali e si aggiungerà che ognuno di noi ha diritto, anzi, é obbligato, a possedere un cellulare, ma solo i tecnocrati potranno avere quello con due SIM.

I giornalisti non potranno andare in galera, ma avranno un tecnocrate come caporedattore. I marò passeranno in forza alla Marina Indiana e saranno le guardie del corpo dell’ amministratore delegato di Finmeccanica, incarico aggiuntivo del pascià del Kerala. I parlamentari dovranno fare un tirocinio a Zelig prima di ogni legislatura, se non faranno ridere saranno sostituiti dai magistrati.

Ogni reggimento delle forze armate avrà un pacifista come commissario politico. Ogni sede di Equitalia avrà un cappellano militare per consolare i contribuenti. Nichi Vendola diventerà capo di stato maggiore dell’Aeronautica per sorvegliare l’impiego degli F35.

Alle elementari ci saranno quattro insegnanti, uno di loro si occuperà di spiegare agli alunni quanto sono belli i decreti del governo tecnico. Si potrebbe andare avanti all’ infinito, ma non é il caso di suggerire altro ai tecnici, si passerebbe presto dallo scherzo alla tragedia.

Cybergeppetto

p.s.: Nelle disposizioni transitorie  alla nuova costituzione verrà stabilito che Berlusconi non può assumere il viagra, per par condicio Bersani non fumerà il sigaro e Napolitano si asterrà dal commemorare Togliatti.

Foto: ilquotidianoinclasse.quotidiano.net

Non disarmiamo la Difesa

By Vincenzo Ciaraffa


Sulle nostre missioni di pace all’estero chi scrive ha appalesato, negli ultimi tempi, più di qualche perplessità e non perché fosse contrario a esse tout court, ma soltanto perché le nostre Forze Armate non se lo possono permettere, perché il nostro bilancio statale non lo consente, perché esse non sono supportate da un’adeguata politica estera, in uno scenario mondiale radicalmente cambiato e in vertiginosa evoluzione rispetto ad appena un decennio fa.

Un esempio di tal evoluzione è che, mentre l’Occidente annaspa in una crisi economica e industriale senza precedenti perché ha ormai saturato i propri mercati interni e trasformato l’economia in finanza, l’India, il Sudest Asiatico e la Cina procedono con un PIL stupefacente e che, nel caso della Cina, è costantemente a due cifre da alcuni anni.

Ciò consentirà a questi Paesi (dove non esistono i movimenti pacifisti …) di liberare enormi risorse per gli armamenti nei prossimi anni e, nel giro di un decennio, la Cina potrebbe diventare la maggiore potenza economica e militare del pianeta. Questa è l’evenienza che più spaventa l’amministrazione statunitense, tant’è che il Nobel per la pace Barack Obama ha chiuso un occhio sul fatto che il 13% del PIL americano sia costituito da commesse militari.

La Cina, che non ha mai fatto professione di pacifismo, ha risposto incrementando il budget per la difesa dell’11,2% e mettendo in linea la Liaoning, la prima portaerei d’attacco della sua flotta. Insomma, due parti del mondo con interessi politici, economici e militari contrastanti stanno stivando polvere da sparo nei propri arsenali e che potrebbe deflagrare alla prima scintilla. Purtroppo, la nostra minimalista politica estera (ma l’Italia l’ha ancora una politica estera autonoma?) non tiene in nessun conto questi mutati e mutevoli scenari giacché continua a operare come se fossimo ancora negli anni ’70, quando in punta di piedi ci muovevamo sul teatro della politica internazionale a traino degli USA e sotto il loro rassicurante ombrello protettivo militare: una follia di questi tempi!

Follia perché, stante i citati presupposti, dovremmo attrezzarci a fare da noi dal momento che gli americani non hanno più interesse strategico per l’Europa che, anzi, vedono come un competitore economico. Tra uno scandalo e l’altro, tra una ruberia e l’altra, forse la nostra classe politica avrebbe dovuto trovare anche il tempo per capire che con la caduta del muro di Berlino, l’implosione dell’URSS e lo scioglimento del Patto di Varsavia, l’Italia avrebbe perso il ruolo di perno della difesa del Sud Europa diventando, così, insignificante per gli interessi strategici americani che, ormai, si difendono in Asia, in Medio Oriente e nel Golfo Persico.

E, invece, il nostro Paese si è cullato nell’illusione di aver sostituito l’ombrello protettivo americano con quello dell’Unione Europea che, però, non è mai diventata una costruzione politica e militare monolitica, come dire con una sola politica estera e di difesa, senza contare i paradossi economici e finanziari di cui è espressione.

La riprova di ciò l’abbiamo avuta all’ONU proprio alcune settimane fa, in occasione del voto per l’ammissione della Palestina quale Stato osservatore delle Nazioni Unite: tra i sì, i no e gli astenuti, l’Unione Europea si è comportata né più, né meno come si comportava l’Europa negli anni ’30, al tempo della Società delle Nazioni, e cioè all’insegna di Ognuno per sé! Monti, poi, per spiegare il voto italiano favorevole ai palestinesi ha chiarito che “Non implica nessun allontanamento dalla forte e tradizionale amicizia con Israele”. Fantastico! E’ stato come dire “Ti amo” a una moglie che abbiamo appena malmenato!

Temiamo, invece, che il voto dell’ONU, lungi dal facilitarlo, aggraverà il già cruento rapporto tra palestinesi e israeliani con conseguenze sullo scacchiere mondiale difficilmente prevedibili, stante che ad armare i palestinesi e la Siria c’è l’Iran di quella mammoletta di Ahmadinejad, secondo il quale lo Stato d’Israele andrebbe cancellato dalla faccia della terra.

E, purtroppo, il voto dell’ONU (al quale Israele ha risposto riprendendo la politica dell’insediamento nei territori occupati) ha legittimato la violenza, premiando in un certo senso l’iniziativa dei palestinesi che per richiamare l’attenzione del mondo sulla loro causa, in pochi giorni hanno lanciato circa ventimila razzi su Israele che, a sua volta, ha reagito con la solita, prevedibile durezza. Che cosa succederà quando la Palestina vorrà creare un’aura internazionale favorevole per ottenere lo status di membro permanente dell’ONU?

Sul “dopo”, e alquanto disincantati, ci interrogammo anche sugli sviluppi della cosiddetta Primavera Araba libica mentre tutto il mondo vi plaudiva acriticamente e, anche in quel caso, auspicammo che il nostro Paese ne rimanesse fuori, cosa che purtroppo non fece, dilapidando, così, altre risorse preziose insensatamente. Sì, perché, poi, le commesse e il petrolio libico a buon mercato sono andati ai francesi, inglesi e americani.

Passati gli entusiasmi, abbiamo dovuto prendere inevitabilmente atto che quella primavera non è riuscita a diventare estate e che il vecchio autoritarismo è stato sostituito da un altro ancora peggiore perché tendente all’instaurazione della teocrazia, come in Egitto, dove la Sharia sarà introdotta nella Costituzione se il presidente Morsi, con l’aiuto dei militari che così ritornano in gioco, riuscirà a “sedare” le piazze che gli si sono rivoltate contro.

Sicché, proprio mentre la difesa del nostro Paese è prossima al collasso per mancanza di fondi, sinistri spettri di destabilizzazione si agitano sul mondo, in particolare sulla sponda opposta del Mediterraneo, a poche migliaia di chilometri dalle nostre coste meridionali. Ecco perché, nonostante i tempi difficili che stiamo attraversando, auspichiamo il mantenimento di un budget costante per la Difesa e una politica del “piede di casa”.

Sì, perché se alle ambasce economiche dell’Italia dovesse sommarsi anche l’incapacità dei suoi governi di difendere il Paese e i suoi interessi all’estero potrebbe andare in scena un altro 8 settembre con conseguenze, stavolta, ben più gravi di quelle del 1943 perché, in questo caso, collasserebbero definitivamente l’identità nazionale e, probabilmente, la nostra stessa Unità.

A proposito d’interessi nazionali all’estero, il 22 ottobre scorso, durante una sua visita alla base NATO di Solbiate Olona, chi scrive chiese al sottosegretario di Stato della Difesa, Gianluigi Magri, quando avremmo riportato in Italia i due marò del Reggimento San Marco illegalmente detenuti in India. La risposta consistette in nebulose dichiarazioni di ottimismo – che avrebbe potuto fare qualsiasi avventore del Bar dello Sport – e l’ostentazione del nastrino giallo sul bavero della giacca, come dire il colore-simbolo di quel Reggimento…

Andando di questo passo, l’Italia ridiventerà quella “semplice espressione geografica” tanto cara al cancelliere austroungarico Clemente Metternich. Sono di questi giorni le critiche di alcuni settori dei pacifisti per l’acquisto da parte del nostro Paese di un centinaio d’aerei da combattimento F-35, di cui un’aliquota a decollo tradizionale per l’Aviazione, l’altra a decollo verticale per la Marina.

Eppure questa decisione è stata una delle poche cose sensate fatte dallo Stato Maggiore della Difesa negli ultimi anni e dal governo che l’ha avallata. Infatti, l’Italia per la sua posizione geografica è una portaerei naturale protesa nel Mediterraneo e, pertanto, il controllo e la difesa del territorio nazionale mediante una sia pur modesta flotta aerea è sicuramente più efficace e meno costoso di quello fatto con navi e uomini a terra.

Per carità, non dobbiamo attrezzarci per fare guerra a nessuno (siamo pacifisti anche noi!!), ma è proprio per contribuire a mantenere la pace che dovremmo spendere i quattro euro a disposizione della Difesa per attrezzare in modo passabilmente credibile la protezione del territorio nazionale e non, invece, dilapidarli all’estero.

Ove non fossimo stati abbastanza convincenti a spiegare la ragione per cui non bisogna disarmare la difesa del Paese, sull’argomento cediamo volentieri la parola a una persona sicuramente al di sopra di ogni sospetto. Il comunista Raffaello Colombi, nella seduta della Costituente del 21 maggio 1947, così si espresse a proposito della difesa del Paese e della pace: “Ma per difendere la nostra neutralità e la nostra pace, è necessario che abbiamo un’armata capace di farlo, un’armata cui affidare il compito di difendere le nostre frontiere e che soprattutto sia in grado di dimostrare a qualsiasi eventuale nemico che, se intende minacciare le nostre frontiere, o tenti di occupare il nostro suolo, non potrà farlo impunemente”.

Per affermare meglio il suo concetto Colombi soggiunse: “Bisogna cioè che l’eventuale nemico sappia che troverà una forza armata capace di affrontarlo, che in ogni città, in ogni borgata, in ogni casolare troverà un centro di resistenza e che in ogni caso troverà chi gli rende la vita difficile nel nostro territorio”.

Oggi, più semplicemente, l’idea complessiva di Colombi si chiamerebbe deterrenza o, se volete, dispositivo di dissuasione minima, quella “cosa” che, dal 1945, ha consentito un accettabile equilibrio politico e militare mondiale e circa settanta anni di pace.

Vincenzo Ciaraffa

Foto di arciserviziocivile.it

Fischia il sasso, il nome squilla …

By L’Anacoreta

Qualche giorno fa, durante lo svolgimento di una cerimonia militare a Pisa, da parte del pubblico sono partite delle bordate di fischi all’indirizzo delle autorità presenti, ministro della Difesa e capi di stato maggiore della Difesa e dell’Esercito.

Dopo aver letto la notizia ci ho rimuginato sopra un po’ e alla fine mi sono fatto due domande: perché i vertici della difesa vengono fischiati e perché proprio a Pisa?

Alla prima domanda la risposta è ovvia. Se i vertici vengono fischiati evidentemente è perché non si approvano il loro comportamento o i risultati da loro conseguiti.

La risposta alla seconda domanda invece risulta meno facile.

Innanzitutto si festeggiava la brigata Folgore, era una cerimonia militare, il pubblico presente ad assistere non era formato da pericolosi no global, non vi erano associazioni di Verdi, ondate cattocomuniste, e neppure frange di utopistiche organizzazioni pacifistico-umanitario-dissenzienti, ma i presenti erano parenti, amici, ex militari (come me), simpatizzanti e supporter dei militari schierati.

In secondo luogo, la brigata Folgore, in questa orgia di tagli e riduzioni da spending review galoppante, non è stata minimamente toccata, non perde nulla, non rischia di essere ridimensionata o sciolta, ma anzi dovrebbe risultare accresciuta di una unità.

Quindi, perché i fischi a Pisa? Perché una contestazione durante quella che doveva essere una cerimonia giocata in casa e in un ambiente sicuro e favorevole?

Ho detto “contestazione” in quanto, pochi o tanti che siano stati, i fischi ci sono comunque stati e hanno espresso un disagio e una disapprovazione palpabile e reale. Negarli o minimizzarli sarebbe oltremodo stupido.

Allora ho cercato di analizzare la cosa da un altro punto di vista.

Il governo attuale ha circa un anno di vita. Cosa è successo in questo lasso di tempo di tanto eclatante da far sì che i vertici venissero fischiati in un territorio, diciamo, amico?

Indubbiamente le aspettative che l’ammiraglio Di Paola aveva fatto nascere nel momento in cui aveva accettato di far parte di questo governo tecnico erano state elevate. Inoltre, il desiderio (e la necessità) del mondo militare di un cambiamento che portasse novità sostanziali in ambiente non particolarmente motivato era stato alimentato dai proclami del dopo assunzione.

Anche la nomina di un capo di stato maggiore dell’Esercito giovane e con un lungo mandato aveva acceso una speranza di cambiamento.

Ma dopo un anno cosa è rimasto di questa aspettativa? A giudicare dai fischi, poco.

Se esaminiamo a grandi linee gli avvenimenti di quest’ultimo anno mi pare di vedere che di cambiamenti non ce ne siano stati granché.

Questione ammodernamento delle forze: caccia F35. Al solito, stimati necessari 130 ma poi, dopo un mercanteggiamento di sapor mediorientale, vanno bene anche 90. Allora mi sembra che le idee non siano proprie chiare. Rispetto al passato nulla di nuovo.

Riorganizzazione delle forze armate. Sciogli un reparto, trasferiscine un altro, mantieni quelli che corrispondono a logiche di bottega (o di colore del cappello) e non a esigenze operative (sulle quali ovviamente nessuno si pronuncia!!!). Alla fine anche qui tanto rumore per nulla e situazione invariata come nel passato: si mantengono i reparti che fanno comodo!

Gestione del personale. Case, asili, pianificazione dei movimenti, trasparenza nella gestione degli incarichi. Il vuoto assoluto! Stessa politica del periodo sardo-piemontese!

Addestramento: il mantra è non ci sono soldi!!!! Stessa solfa che nel passato. Però abbiamo introdotto le marce mensili e la ginnastica per tutti. Ricaduta operativa nulla, ma nel compenso si ha l’impressione di aver già visto il film: sabato fascista e otto milioni di baionette!

In compenso il formalismo è tornato a imporsi: guerra totale al tatuaggio, interpretazione personalizzata del regolamento sull’uso delle uniformi (più sei speciale più ti puoi vestire come vuoi), mancanza di oculatezza nello scegliere le persone per incarichi di prestigio o di grande visibilità internazionale (generali che balbettano l’inglese e che si muovono in un ambiente internazionale con il savoir faire di un fabbro in un negozio di porcellane, designati per rappresentare l’Italia in ISAF), cerimonie autocelebrative che costano un mucchio di soldi e non producono nulla (se c’è già un festa delle Forze Armate – 4 novembre, quando ero piccolo io – perché allora replicare con una festa dell’Esercito, una della Marina e ancora aggiungere quella delle unità come la Folgore??????).

Sorvolo sul caso dei due marò, perché non ci sono parole adatte per descrivere una vergogna come quella che ha caratterizzato la vicenda. Pensata, organizzata e condotta (dal concedere le scorte, mettendo dei rappresentanti dello stato in condizioni di non essere tutelati durante l’assolvimento del loro lavoro, alla gestione dell’incidente e delle sue conseguenze) con una leggerezza e una cialtroneria che neanche i fumettisti della Collana Supereroica (un amarcord della mia adolescenza) avrebbero avuto il coraggio di scrivere.

Ebbene, da questa prospettiva il perché i vertici siano stati fischiati, quindi contestati, mi è sembrato un po’ meno nebuloso.

Evidentemente anche dei duri e puri, come i familiari, gli amici, i parenti, gli ex militari che erano presenti a Pisa, si sono rotti le scatole di sentire solo parole, proclami, promesse e poi di non vedere nulla di concreto realizzarsi.

Se fossi nei panni dei vertici della difesa eviterei di nascondermi dietro un dito (i fischi non sono venuti da terribili e agguerriti disfattisti comunisti, ma dalle persone amiche – chiaro esempio di blue on blue), ma mi farei una bella analisi interna.

Siamo stati contestati, giocando in casa e proprio dallo zoccolo duro delle Forze Armate, forse non siamo sulla strada giusta!!!! Forse dovremmo cambiare qualche cosa!!!!

Mi auguro che la prospettiva con la quale ho considerato questo fatto non sia quella giusta e che quindi io possa essere smentito. Ovviamente, la mia speranza è che siano i fatti a farmi cambiare idea e non il solito uragano (va purtroppo di moda in questi giorni) di parole vuote!

L’Anacoreta

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Foto: corriere.it

Oltre l’F-35

Il Pentagono sta già guardando al futuro dopo l’F-35 e l’F-22. Quando i due caccia andranno in pensione – ma si parla di decadi – ci vorrà qualcosa che rispecchi il mutamento della guerra sempre più fatta di drone che di piloti in volo.

Sarà uno studio lungo diciotto mesi a valutare il lavoro in rete di veicoli con pilota e veicoli senza pilota, ovvero gli unmanned aerial vehicle (UAV) conosciuti, appunto, come drone. È Frank Kendall, il sottosegretario alla Difesa per le acquisizioni, a dare queste indicazioni riportate da Bloomberg News il 22 ottobre scorso.

L’oggetto dello studio concettuale sarà una rete dove le due tipologie di mezzi verranno messe in sistema con capacità d’arma del tutto innovative. Dalla guerra elettronica in poi, per intenderci.

L’obiettivo è preparare il Pentagono all’abbandono dei jet caccia così come li conosciamo oggi, l’F-22, o come li stiamo per conoscere, l’F-35.

Il prezzo dell’impresa è sui 20 o 30 milioni di dollari messi a disposizione dall’ente che sponsorizza la futuristica concept definition, ovvero la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), e che si occupa di mantenere al top l’equipaggiamento del Pentagono.

L’F-35 della Lockheed Martin darà di sicuro una grande soddisfazione, riconosce Kendall, ma “non è troppo presto per cominciare a prendere in considerazione una nuova generazione di veicoli”. Nel progetto sono coinvolti anche Marina e Aeronautica, che hanno le loro versioni personalizzate di F-35 la cui produzione durerà fino al 2035.

Il Pentagono fa conto di 8mila ore volate per ognuno dei 2.443 F-35 nell’arco di trent’anni, giusto per avere una proiezione di massima sull’uso dei mezzi. Per l’F-35, ovvero il programma Joint Strike Fighter, si sono spesi quasi 400 miliardi di dollari e molte critiche, visto che il costo è lievitato del 70% rispetto a quanto preventivato in origine. Per l’F-22, intanto, si sta parlando di 12 miliardi di dollari da spendere in riqualificazione del mezzo, che ha inciso per 67 miliardi di dollari ed è stato concepito come caccia del XXI secolo ai tempi della Guerra fredda.

Lo studio sarà aperto alle valutazioni e alle proposte delle Forze Armate statunitensi, senza nessun preconcetto su quella che sarà “la natura del dominio aereo nei decenni futuri”, ha fatto sapere Kendall.

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Fonte: Bloomberg

Foto: Bloomberg/Lockheed Martin

F-35 al riparo dall’uragano Isaac dentro gli hangar nella base americana di Eglin

Sono stati messi al riparo dalla furia dell’uragano Isaac gli F-35A Lightning II nella base di Eglin, in Florida. Da martedì scorso gli hangar del 58th Fighter Squadron danno riparo a nove F-35A, mentre i dieci F-35B sono negli hangar del Marine Fighter Attack Squadron.

Gli F-15 ed F-16, invece, sono stati trasferiti. Il 96th Test Wing e il 53rd Wing hanno evacuato i loro mezzi trasferendoli rispettivamente alla Shaw Air Force Base, in South Carolina, per quanto riguarda gli F-16, e alla Seymour Johnson Air Force Base, in North Carolina, per quanto riguarda gli F-15.

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Fonte: Eglin AFB

Foto: U.S. Air Force photo/Samuel King Jr.

Primo sgancio di bomba in volo per l’F-35

Per la prima volta in assoluto una variante dell’F-35 della Lockheed Martin ha compiuto lo sgancio in volo di una testata con lancio dell’arma da un alloggiamento interno, il primo di questo tipo per un caccia progettato per i Marines, per il Regno Unito e per l’Italia, fa sapere l’azienda.

Il primo sgancio di bomba in volo per l’F-35 Lightning II in variante decollo e atterraggio verticale è avvenuto lo scorso 8 agosto nel Maryland, dalla Naval Air Station Patuxent River. A una velocità di 400 nodi e un’altitudine di 4.200 piedi, fa sapere la Lockheed Martin, il BF-3, nella variante F-35 a decollo corto e atterraggio verticale, ha lanciato in separazione una GBU-32 Joint Direct Attack Munition (JDAM) inerte da 1.000 libbre (poco più di 450 kg), sopra le acque dell’oceano Atlantico entro un’area dedicata ai test.

Si tratta dell’inizio di una nuova e importante fase di test per il programma F-35, l’inizio della validazione delle capacità dell’F-35 nell’impiego di armi di precisione e nell’ingaggio del nemico sia a terra che in volo, come ha sottolineato il capitano della Navy Erik Etz, direttore dei test per l’F-35 nelle versioni navali. “Il lancio del JDAM – ha sottolineato l’ufficiale – è il risultato dello straordinario impegno messo in campo dalle nostre squadre di manutentori, tecnici, piloti e di tutte le altre figure che hanno lavorato insieme per garantire le capacità di combattimento dell’F-35 alle forze degli Stati Uniti e ai nostri partner internazionali”.

“[Il fatto che utilizzi un alloggiamento interno] dice molto su quanto il JSF incrementerà le capacità operative delle truppe” ha aggiunto Dan Levin, test pilot Lockheed Martin per questa missione di test. “Capacità stealth, avionica di quinta generazione e armi di precisione unite alla grande flessibilità operativa che caratterizza la variante a decollo corto e atterraggio verticale: l’F-35B sarà un enorme vantaggio per i nostri uomini in campo”.

Il test è servito a verificare il corretto rilascio dell’arma da parte del sistema di alloggiamento nonché  la traiettoria di allontanamento dal velivolo. Rappresenta il punto di arrivo di diversi test prerequisito, che includono controlli e lanci in buca a terra, trasporti in volo in chiusura ed environmental flights, volti ad assicurare che il sistema funzioni alla perfezione prima di espandere l’intera suite di test anche in volo.

Il velivolo e i sistemi di monitoraggio a terra raccolgono i dati del test di separazione eseguito con successo. Dati che vengono poi analizzati dall’F-35 Integrated Test Force presso la Naval Air Station Patuxent River.

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Fonte: Lockheed Martin

Foto: Lockheed Martin

Dal Texas alla Florida in 90 minuti: il primo trasferimento del primo F-35 internazionale della RAF

È stato consegnato ufficialmente al Regno Unito lo scorso 19 luglio, con una cerimonia nella base di Fort Worth, in Texas, il primo F-35 Lightning II per il mercato internazionale.

Quattro giorni dopo, il 23 luglio, un pilota britannico della RAF (Royal Air Force) ha trasferito il velivolo fino alla base dell’Air Force di Eglin, in Florida.

Jim Schofield, Squadron Leader della UK RAF, ha pilotato lo ZM135, il primo F-35B internazionale Lightning II, dalla Naval Air Station di Forth Worth alla base di Eglin in 90 minuti, fa sapere una nota stampa della Lockheed Martin.

Il velivolo, accolto ufficialmente dal Regno Unito lo scorso 19 luglio, verrà utilizzato per attività di test e valutazione.

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Primo F-35 Lightning II consegnato dalla Lockheed Martin al Regno Unito

Il Regno Unito ha accolto il primo F-35 Lightning II di Lockheed Martin, nella versione per il mercato internazionale, nel corso di una cerimonia tenutasi giovedì 19 luglio scorso a Fort Worth, in Texas, alla presenza di alcuni vertici del ministero della Difesa britannico e del Dipartimento della Difesa statunitense.

“Non è un caso che la nostra prima consegna di un F-35 a livello internazionale venga fatta al Regno Unito – ha affermato il presidente e CEO della Lockheed Martin, Bob Stevens –  perché senza lo straordinario contributo di innovazione proveniente da questo Paese oggi non avremmo avuto niente da celebrare”.

Il Regno Unito, infatti, è stato il primo degli otto partner internazionali a siglare la propria partecipazione al programma F-35, e ora ha in progetto di acquisire l’F-35B a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL).

Il ritiro dal servizio dell’Harrier nel dicembre 2010, come ricorda un articolo di Armed Forces Int’l News, aveva lasciato un vuoto in attesa di essere colmato proprio dall’F-35, che vanta caratteristiche tecniche decisamente migliori: maggiore autonomia (150 miglia in più), doppia velocità di crociera e una linea che lo rende di difficile individuazione dai radar.

Alla cerimonia  di consegna a Fort Worth erano presenti, in rappresentanza dei rispettivi governi, anche l’onorevole Philip Hammond, segretario di Stato UK per la Difesa, e Frank Kendall, sottosegretario alla Difesa USA con delega ad Acquisizioni, Tecnologia e Logistica.

La Lockheed Martin, come si apprende dal comunicato dell’azienda stessa, sta sviluppando l’F-35 insieme a suoi principali partner industriali, Northrop Grumman e BAE Systems.

Basata nel Regno Unito, BAE Systems contribuisce al programma F-35 con un ricco patrimonio di capacità, inclusa l’esperienza con le tecnologie del decollo corto e l’atterraggio verticale, cicli di produzione avanzati ed efficienti nonché una struttura di supporto per test e sistemi di volo; inoltre è responsabile della fusoliera posteriore, del sistema di alimentazione e dei dispositivi di sicurezza e di salvataggio piloti.

Il Regno Unito avrà un ruolo fondamentale nella produzione dell’F-35 a livello globale, nello sviluppo e nel supporto delle attività previste nei prossimi 40 anni, con un notevole beneficio economico per tutto il Paese.

L’F-35 è un caccia di quinta generazione, caratterizzato da una combinazione unica di capacità stealth avanzate, velocità supersonica, elevata manovrabilità, sensor fusion, capacità network-enabled e supporto avanzato. Tre distinte varianti dell’F-35 andranno a sostituire i velivoli A-10 e F-16 della US Air Force, il velivolo F/A-16 della US Navy, i velivoli F/A-18 e AV8-B Harrier della US Marine Corps, e una varietà di caccia di almeno altri nove paesi.

Con quartier generale a Bethesda, Maryland, Lockheed Martin ha oltre 126mila dipendenti in tutto il mondo ed è impegnata principalmente nelle attività di ricerca, progettazione, sviluppo, produzione e mantenimento di sistemi, prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico, sottolinea l’azienda. Nel 2010 il Gruppo ha registrato un fatturato pari a 46,5 miliardi di dollari.

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Fonte: Lockheed Martin, Armed Forces Int’l News

Foto: Lockeed Martin/Armed Forces Int’l News