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Tra Russia e Stati Uniti. Storia della Georgia indipendente, M.Antollovich/3

By Marco Antollovich

Cap.2 della tesi “Tra Russia e Stati Uniti. Storia della Georgia indipendente” (M.Antollovich)

La Georgia senza l’Unione Sovietica. Dalla caduta dell’URSS: l’indipendenza del Caucaso e il Nagorno-Karabakh

La presenza russa nel Caucaso ha origini antiche e fortemente radicate nel territorio; escludendo un breve periodo di indipendenza, dalla metà del 1917 al 25 febbraio del 1920, data in cui la Georgia, l’ultima delle tre a cedere, viene invasa dall’Armata Rossa, le Repubbliche di Georgia, Armenia e Azerbaigian sono state per più di due secoli sotto il controllo, diretto o indiretto, prima dell’Impero Zarista, poi dell’Unione Sovietica. Mentre le tre repubbliche godevano dello status di “Repubblica Socialista Sovietica” (dunque RSS di Armenia, RSS di Georgia e RSS di Azerbaigian), altri territori del Caucaso del Sud, con una storia, una cultura, una lingua e una religione diverse, venivano considerati regioni sotto il controllo di una delle tre repubbliche.

Più precisamente: l’Abcasia, territorio a Nord-Ovest della Georgia, aveva goduto dello status di “Repubblica Socialista Sovietica” fino al 1931, anno in cui era stata declassata a “Repubblica autonoma” sotto la Georgia. Gli abcasi, prevalentemente musulmani sciiti, erano molto più vicini (etnicamente e linguisticamente) alle popolazioni del Nord Caucaso piuttosto che ai Georgiani.

L’ Ossezia del Sud veniva considerato un “Oblast autonomo” in territorio georgiano. Gli Osseti meridionali erano imparentati con gli Osseti del Nord, il cui ceppo linguistico era di origine Iranica, molto più vicino all’ attuale Farsi che al Georgiano.

All’ Ajara, territorio a Sud-Ovest della Georgia con popolazione georgiana ma musulmana, era stato assegnato lo status di Repubblica Autonoma.

Durante la dominazione sovietica, nelle tre Repubbliche Caucasiche vennero a crearsi dei potentati, una Nomenklatura egemone interna al PC, che giocarono un ruolo di non poco conto a Mosca. Il georgiano Edward Shevardnadze, l’azero Heidar Alyev e l’armeno Karen Demirchian, ciascuno segretario del partito del rispettivo paese, intrapresero una politica di prestigio in nome della propria repubblica e negli interessi di quest’ultima. Maggiore era il peso del rappresentante politico dunque, maggiori erano le concessioni che il paese riusciva a strappare alla direzione centrale: per la Georgia una delle questioni fondamentali era rappresentata dal controllo sulle minoranze, mentre per Armenia e Azerbaigian risultava di vitale importanza la questione del Nagorno Karabakh. L’astio reciproco provato da Demirchian e Alyev non fece altro che aumentare gli attriti tra i rispettivi popoli.

Fu proprio l’esacerbarsi della lotta, prima politica e poi militare per il controllo del Nagorno Karabakh, del “nero giardino tra i monti” (la parola Nagorno Karabakh è sintomatica del plurilinguismo regionale: Nagorno, dal russo “in mezzo ai monti”, mentre Karabakh è una parola di origine turco-persiana che significa appunto “giardino nero”, in riferimento al colore della terra presente in quella regione) a far vacillare per la prima volta l’ormai instabile struttura dell’Unione Sovietica.

Il 20 febbraio 1988, a Stepankert, capoluogo della regione autonoma all’interno della Repubblica Azera, il Soviet locale richiese a gran voce una modifica dei confini e il passaggio dell’intera regione in territorio armeno. Già nel 1945, 1965 e 1977 erano state formulate delle petizioni ufficiali di richiesta di annessione alla Repubblica Armena, ma invano.

La maggioranza della popolazione era infatti di etnia armena, ma ad essa non venivano riconosciute nemmeno le tutele che si è soliti garantire alle minoranze: il culto della religione cristiana veniva condannata in uno stato musulmano, non esistevano programmi in lingua armena né agli Armeni veniva data la possibilità di fare carriera.

Sebbene la richiesta del febbraio 1988 venisse fermamente rifiutata dal Politburo in sede centrale, essa destò un sentimento di forte nazionalismo armeno in madrepatria: l’hai dat, ovvero “la causa armena”.

La questione del Nagorno Karabakh, spinse per la prima volta le due Repubbliche a rendersi conto che, se un problema non poteva essere risolto attraverso Mosca, la via nazionale avrebbe rappresentato l’unica soluzione possibile.

Tale situazione portò per la prima volta a far sì che due repubbliche all’interno dell’Unione Sovietica potessero scontrarsi per questioni di politica interna. La decisione del Politburo non era stata presa in un’ottica pro-azera e anti-armena, bensì con la sola finalità di non creare un precedente: la presa di soluzione opposta avrebbe potuto aprire un Vaso di Pandora, che Mosca non sarebbe riuscita a controllare.

Quello che verrà poi definito come “precedente del Kossovo” consiste nella dichiarazione unilaterale di indipendenza senza che questa venga riconosciuta dallo stato di appartenenza; nel caso del Kosovo, la Serbia. All’ interno dell’ Unione Sovietica vi erano molte regioni instabili, al pari del Nagorno-Karabakh: La Transnistria, L’ Abcasia, L’ Ossezia del Sud, e la Cecenia tra le più importanti.

Nel 1988 cominciò un esodo di azeri residenti in territorio armeno a causa delle politiche discriminatorie adottate da Yerevan e lo stesso avvenne per gli Azeri residenti nel Nagorno Karabakh: la risposta da Baku non si fece attendere, segnando il definitivo punto di rottura tra i due stati e, con esso, anche la speranza di una risoluzione pacifica del contenzioso: nel febbraio del 1988 un’insurrezione popolare nella città azera di Sumgait si trasformò in un vero e proprio pogrom anti-armeno. Ne seguirono altri di minore rilevanza nei due anni successivi, ma le tensioni scaturirono a Baku quando, il 13 gennaio 1990, il Fronte Popolare Azero organizzò il più grande pogrom contro gli Armeni di fine secolo.

Il Politburo decise di inviare l’esercito per reprimere la rivolta, perdendo in una sola volta sia l’Armenia che l’Azerbaigian: l’intervento del PCUS, che portò ad un vero e proprio massacro (lo scontro portò alla morte di 130 cittadini e 26 soldati), venne visto dalla popolazione azera come un illecito nella propria politica interna, per giunta aggravato da uno sproporzionato uso della forza.

Al tempo stesso, Mosca decise di troncare i rapporti con l’Armenia, vista ormai come una repubblica secessionista, instabile e ribelle. La conseguenza diretta di questi avvenimenti fu il totale distacco dalla direzione centrale, che culminò con la dichiarazione di indipendenza delle due repubbliche: il 30 agosto 1991 divenne indipendente la Repubblica Azera, il 21 settembre quella Armena.

Seguì la dichiarazione del Nagorno Karabakh, la cui indipendenza non venne riconosciuta nemmeno dalla stessa Armenia, che tuttavia ne controllava il governo e l’esercito.

La guerra, che scoppiò nei mesi seguenti vide prevalere l’esercito armeno, maggiormente preparato e meglio equipaggiato di quello azero. Nel 1992 la Russia fornì un egual numero di armamenti ad ambo le parti ed entrambi gli eserciti godettero dell’appoggio di irregolari russi.

Alla fine del 1992 l’unico e ultimo obiettivo armeno era liberare Stepankert dall’accerchiamento azero. Fu solo nell’ottobre del 1993, con l’elezione di Aliev che l’Azerbaigian poté sperare in un rovesciamento delle sorti del conflitto ma, se non per qualche piccola vittoria, la situazione non cambiò: l’Armenia controllava buona parte del territorio e nel maggio del 1994 si raggiunse il cessate il fuoco.

La questione del Nagorno Karabakh resta il fondamento degli odi tra Armeni e Azeri che continuano a considerare la Repubblica, ormai de facto autonoma, anche se non de iure, come un problema non risolto.

La situazione del Nagorno Karabakh non è l’unico conflitto figlio della dissoluzione dell’URSS nel Caucaso: la Georgia, da sempre un crogiolo multietnico,diede inizio ad una politica fortemente autoritaria e nazionalista di repressione delle minoranze, che avrebbe avuto conseguenze inaspettate durante il ventennio successivo.

Marco Antollovich

Seguirà L’indipendenza della Georgia e dalla Georgia

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