Istanbul

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/10

By Anna Miykova

Cap 2 della tesi La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria (Anna Miykova)

La prospettiva bulgara

La partecipazione della Bulgaria nella sopracitata Organizzazione rappresenta un’indubbia testimonianza delle sue ambizioni di essere uno dei centri della stabilità politica ed economica nella Regione dei Balcani e del Mar Nero. Questa volontà venne palesata già nel 1989 (tre anni prima dell’inizio della BSEC) attraverso il sostegno dimostrato all’idea della Turchia di dar vita a una tale formazione regionale di cooperazione economica. Il 25 giugno 1992 il Presidente della Repubblica Zheliu Zhelev sottoscrisse a Istanbul il documento istitutivo della BSEC, facendo della Bulgaria uno degli 11 Stati fondatori. Con una legge, votata il 28 ottobre 1998, il Parlamento ne ratificò lo Statuto, mentre con la legge del 6 ottobre 1999 venne ratificato anche il Protocollo per i privilegi e le immunità dell’Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero.

La Banca europea per gli investimenti (BEI), o European Investment Bank, è l’istituzione finanziaria dell’Unione Europea creata nel 1957, con il Trattato di Roma. Scopo della Banca è quello di sostenere gli obiettivi dell’Unione Europea fornendo finanziamenti a lungo termine per specifici progetti di investimento e contribuire in tal modo a una maggiore integrazione e coesione socio-economica dei paesi membri. Come istituzione comunitaria la BEI effettua, inoltre, un continuo adattamento delle proprie attività di investimento in funzione degli sviluppi delle politiche comunitarie. Gli obiettivi politici dell’UE finanziati dalla BEI sono: sviluppo regionale, reti trans-europee di trasporto, sviluppo delle telecomunicazioni e del settore dell’energia, ricerca/sviluppo e innovazione, sviluppo e protezione dell’ambiente, salute ed educazione. Pur muovendosi nell’ambito del sistema normativo comunitario (lo Statuto della Banca è oggetto di uno dei protocolli allegati al Trattato CEE) la BEI è dotata, rispetto alla UE, di autonoma personalità giuridica nonché di indipendenza finanziaria, amministrativa e di controllo.

Tra i maggiori contributi apportati dalla Bulgaria allo sviluppo della cooperazione nell’ambito della BSEC, possono essere indicati:

i. Gli sforzi della Bulgaria per l’ininterrotto rafforzamento istituzionale dell’organizzazione, incluso il mantenimento della flessibilità istituzionale guadagnata nel corso degli anni. Sebbene all’inizio lo Stato ritenesse che un’iniziativa di questo tipo potrebbe rivelarsi in futuro, condizione limitante per le aspirazioni europee degli Stati della regione, successivamente è diventata uno dei membri più attivi dell’Organizzazione, sostenendo il suo diritto di esistenza e di sviluppo;

ii. La partecipazione della Bulgaria all’attività dei gruppi di lavoro (a livello di esperti) della BSEC. Così, ad esempio, lo Stato coordina il gruppo per la tutela dell’ambiente dal 1998 al 2000, il gruppo sul turismo dal 2000 al 2002, il gruppo di lavoro sull’agricoltura e l’agroindustria dal 2005 al 2007, il gruppo che fornisce aiuto in caso di emergenza dal 1° maggio 2005 al 1° maggio 2007 et alii.

iii. Gli impegni della Bulgaria negli incontri ad hoc e nelle iniziative di istituzioni separate della BSEC. Infatti, lo Stato ospita alcuni incontri ed iniziative tenutesi tra il 2006 e il 2008 a Varna.

iv. La partecipazione della Bulgaria all’attività dell’Assemblea interparlamentare della BSEC (PABSEC). Durante il primo semestre del 2007 (01 gennaio – 30 giugno 2997), la Bulgaria ricoprì la Presidenza della PABSEC nella persona di Georgi Pirinski, Presidente del Parlamento. Nel giugno del 2007, Varna – in quanto città marittima del Mar Nero – ebbe nuovamente l’onore di fare da padrona di casa a un prestigioso forum della PABSEC, ovvero la ventinovesima sessione dell’Assemblea. Il tema principale delle discussioni fu proprio lo sviluppo futuro dei contatti tra la BSEC e l’UE, inclusi i parametri dell’attività congiunta tra la PABSEC e il Parlamento europeo.

v. La partecipazione della Bulgaria alla Banca per il commercio e lo sviluppo del Mar Nero. Il paese ha attivamente contribuito – già ai tempi della sua presidenza della BSEC nella seconda metà del 1994 – alla realizzazione dell’idea che la BSEC creasse una propria istituzione finanziaria. In aggiunta, la Bulgaria possiede ben 13,5% del capitale sociale della Banca ed è rappresentata nel Consiglio di amministrazione e nel Consiglio dei direttori della Banca, oltre ad avere un proprio vice presidente.

Da un punto di vista puramente economico, le aspettative della Bulgaria sono connesse soprattutto con il finanziamento di progetti bulgari da parte della BSTDB. Alla fine di dicembre del 2006 il portafoglio di crediti della BSTDB per la Bulgaria ammontava a 114.547.334 milioni di dollari, posizionando lo Stato al quarto posto nella lista dei progetti per i paesi membri approvati in toto.

vi. Il ruolo chiave della Bulgaria per l’attivazione della cooperazione tra gli Stati membri della BSEC, in ispecie nella sfera energetica. A Sofia ha sede il Centro regionale energetico del Mar Nero e la capitale stessa ha ospitato nella primavera del 2004 (25 marzo 2004) il primo incontro del gruppo di lavoro per la politica energetica dell’Europa sud-orientale, al quale partecipano anche molti membri della BSEC. Inoltre la Bulgaria lavora molto attivamente nella realizzazione di azioni concrete contro l’inquinamento dell’ambiente dovuto alla produzione e al trasporto di risorse energetiche nella regione del Mar Nero.

vii. La prontezza dimostrata dalla Bulgaria, sia come membro potenziale che come membro effettivo dell’UE (tale è attualmente), di lavorare in maniera continuativa e sistematica per approfondire la cooperazione tra la BSEC e l’UE. In qualità di Stato membro di entrambe, la Bulgaria prevede di indirizzare i propri sforzi nel rafforzamento del pragmatismo nel quadro di questa cooperazione, nel superamento delle incomprensioni o degli ostacoli di origine puramente tecnica.

In quanto Stato membro dell’Organizzazione, la Bulgaria contribuirà in pratica anche per il raggiungimento di uno degli obiettivi strategici dell’UE – stimolando i rapporti di buon vicinato tra gli Stati della regione – di garantire ulteriore stabilità e sicurezza, utili alla prosperità economica e sociale dei popoli della regione.

Considerazioni generali

Come avevamo già affermato nell’Introduzione di questo capitolo, la fitta presenza di organizzazioni e iniziative regionali si inserisce in un contesto molto più complesso di quanto non appaia. Infatti, spesso si assiste a una sovrapposizione di ordini del giorno delle singole strutture, a rivalità regionali e a relazioni bilaterali tutt’altro che rosee, supportate da una capacità istituzionale insufficiente per intraprendere validi progetti di rilevanza regionale.

L’Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero è un ottimo esempio di quanto appena descritto. A dispetto di strutture permanenti, quali una Segreteria, una Banca per la ricostruzione e lo sviluppo, un’Assemblea parlamentare, un Consiglio d’affari, un think tank e gruppi di lavoro tematici, la BSEC soffre di una serie di carenze quali la lentezza dei processi decisionali, la mancanza di fondi, la carenza di esperti e di personale qualificato e la limitata partecipazione del settore privato e degli attori della società civile. (altro…)

Afghanistan, ISAF: il generale Giorgio Battisti lascia l’incarico di Capo di stato maggiore del comando ISAF al collega turco, generale Kenan Hüsnüoğlu

Oggi, 22 gennaio, a un anno esatto dall’assunzione dell’incarico di Capo di stato maggiore della missione ISAF, il generale dell’Esercito Italiano Giorgio Battisti ha terminato il suo mandato ed è stato avvicendato dal parigrado dell’Esercito Turco Kenan Hüsnüoğlu, comandante del NATO Rapid Deployable Corps – Turkey (NRDC-TUR) di Instanbul, fa sapere il comunicato stampa odierno della Cellula Pubblica Informazione dell’Italian Senior National Representative di ISAF.

Il generale Battisti, che ha sostituito nel gennaio 2013 il generale francese Olivier de Bavinchove, allora comandante dell’Eurocorps di Strasburgo, rientrerà a breve in Italia per riprendere il comando del NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA), con sede a Solbiate Olona, in provincia di Varese.

Il generale Battisti ha augurato ancora maggiori fortune al suo successore e ha ringraziato i vertici della Forza Armata e dell’Alleanza Atlantica che hanno voluto affidargli il prestigioso incarico. Il generale comandante di NRDC-ITA ha sottolineato la grande professionalità degli uomini e donne che ha avuto alle dipendenze e di come essi stessi siano una vera squadra internazionale composta da personale proveniente da ben 49 nazioni.

Lasciando l’incarico, il generale Battisti ha espresso sentimenti di profonda vicinanza e rispetto nei confronti del popolo afgano che si sta impegnando a fondo per recuperare gli effetti di 35 anni di conflitti. Un pensiero commosso e reverente a tutti i caduti della Coalizione e in particolare ai 53 militari italiani caduti per l’Afghanistan in questi 12 anni di missione. Infine, un riconoscente grazie a tutti i familiari che hanno aspettato a casa il rientro dei propri cari: la loro missione non è stata meno impegnativa.

Il generale Battisti ha guidato lo staff della missione ISAF nella delicata e fondamentale fase della transizione della responsabilità del paese alle forze di sicurezza afgane e in cui la missione si avvia alla fase finale prevista a dicembre 2014.

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Fonte: ISAF It-SNR PIO

Foto: 1° Mar Davide Boarino

La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/3

By Anna Miykova

Cap 1.2 della tesi “La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria” (Anna Miykova)

Cenni storici

Il Mar Nero era noto già ai popoli e alle culture dell’Antichità che popolavano le sponde orientali del Mar Mediterraneo. I navigatori fenici più impavidi ed esperti visitavano le sue coste e commerciavano con i suoi abitanti. Costoro non lasciarono però traccia o descrizione alcuna né della loro navigazione né del mare.

Le relazioni tra i Paesi del Mar Nero e i Paesi latini, che oggi appaiono se non disinteressati almeno distratti rispetto a questa regione strategica (Mar Nero) del Mediterraneo, nel passato erano intensissime in entrambe le direzioni. Il clima marino molto più mite del Baltico e meno torrido di quello adriatico o mediterraneo attirò infatti i commercianti Greci, che circa 2.700 anni fa costruirono la prima città sul Mar Nero, Histria e poi Tomis (oggi Constanta, dove fu esiliato il poeta Ovidio) e Callatis (ora Mangalia).

Nell’VIII secolo a.C. i Greci furono i primi ad avventurarsi più in profondità sulle sue coste e le colonizzarono. Una descrizione dettagliata delle loro scoperte geografiche fu redatta da Erodoto (storico greco del V sec. a.C., ‘Ηρόδοτος, Herodotos, nacque ad Alicarnasso, 484 a.C. e morì a Thurii attorno al 425 a.C.; famoso per aver descritto paesi e persone da lui conosciute in numerosi viaggi), il quale sulla base del vasto materiale geografico che raccolse nei suoi viaggi e contenuto nella sua “Istoria”, può a ragione essere definito non solo il padre della storia ma anche della geografia. A quell’epoca, la potenza marittima dei Greci si era già sviluppata e cresceva rapidamente. In continua comunicazione con l’Asia Minore, i principali centri mercantili dell’epoca furono Efeso e Mileto, e l’Italia meridionale, le coste di quei paesi e delle isole vicine si erano popolate di colonie, e i Greci avevano già fondato insediamenti sulle coste dell’Egitto e della Spagna.

Erano penetrati in Persia e Siria fino a spingersi in India. Incoraggiati dai successi delle loro imprese e animati dal desiderio di estendere il commercio – tra il VI e il VII sec. a.C. i greci svolsero il ruolo di mediatori nel commercio tra l’Oriente e la Grecia; in seguito divennero gli intermediari tra Oriente e Occidente -, provarono a dare sempre nuove direzioni alle loro migrazioni. Così il Mar Nero attirò ben presto la loro attenzione, poiché offriva maggiori vantaggi per il commercio. La navigazione – non essendo particolarmente pericolosa nei mesi estivi – non esigeva grandi imbarcazioni; il tragitto dalla Grecia alle rive più lontane richiedeva poco tempo; il carattere stesso del litorale e la configurazione delle sue rive, disseminate di baie, anfratti e insenature, favorivano l’insediamento di colonie.

Il dominio dei Cimmeri per mare e su terra stava concludendosi e ciò fu il segnale della partenza dei Greci. In un lasso di tempo relativamente breve un’immensità di colonie e di porti punteggiarono la coste del Mar Nero, la maggioranza dei quali fu opera dei Milesi. “Allora questo mare perse il suo antico nome di inospitale per prendere quello di ospitale”. Essi inviarono dapprima alcuni coloni verso le rive settentrionali, poi nell’anno 634 eressero la città Tira. Due anni più tardi, Sinope, distrutta dai Cimmeri, fu ricostruita da questi abili mercanti, la cui sagacia segnò il brillante destino di quella città. Nello stesso anno un’altra colonia si insediò sulle rive meridionali e fondò Amiso; Apollonia fu fondata nel 609; Odessa nel 572. Infine, una volta preso l’avvio, questo movimento di colonizzazione delle rive del Mar Nero non si interruppe più.

I Cimmeri (gr. Κιμμέριοι) erano un’antica popolazione, forse tracia, nell’VIII sec. a.C. invase l’Asia Minore portando devastazione, finché verso il VII sec. a.C. fu scacciata dal re Aliatte di Lidia. Dai Cimmeri prende il nome la Crimea, un tempo nota come Cimmeria, dove essi si stanziarono. In archeologia sono designati come un insieme di tribù, probabilmente affini agli iranici delle steppe, che come narra Erodoto furono scacciate dagli Sciti dalla loro primitiva sede a nord del Mar Nero. Pare che la parte occidentale sia confluita nei Traci, mentre altri devastarono l’Anatolia ed il Vicino Oriente dalla metà del VIII al VII secolo a.C. ed infine furono sconfitti dagli Assiri. Vengono citati nelle cronache tardo assire con il nome di Gimirrai, essendo menzionati insieme agli Ashguzai, probabilmente gli Sciti o Saci. È anche possibile che siano menzionati nell’Antico Testamento, nella tavola delle nazioni con il nome di Gomer, discendente di Jafet. Gli Assiri percepivano una qualche affinità tra i Saci e i Cimmeri ed infatti chiamavano questi ultimi anche col nome di Saci Ugutumki, purtroppo dal significato non chiaro. Se ne conoscono tre re: Teushpa, Tugdamme, Sandakshatra. Si può notare che Teushpa e Sandakshatra sono di chiara derivazione iranica.

Dai Cimmeri prende il nome la Crimea, un tempo nota come Cimmeria.

Ai Greci seguirono i Romani che vi costruirono castri, strade e mura di difesa, oltre alla Via militaris di Traiano, che collegava Belgrado a Costantinopoli (Tsarigrad). Dopo la vittoria di Traiano contro i Daci, Apollodoro di Damasco costruì ad Adamclisi il monumento Tropaeum Traiani, simile alla Colonna Traiana. A Bartın si ritrovano i resti di una strada romana, risalente al tempo dell’Imperatore Claudio.

Quando l’imperatore Costantino I decise la costruzione di una nuova capitale per l’Impero, il sito ideale venne individuato in quello di Bisanzio (poi rinominata Costantinopoli), che si trovava al centro di eccellenti vie di comunicazione sia terrestri che marine verso i principali centri dell’Impero, che dominava gli stretti strategici del Bosforo e dei Dardanelli e che, per la sua dislocazione al culmine di una sorta di penisola, risultava facilmente difendibile.

Nel Medioevo arrivarono nel Mar Nero i Genovesi, i Veneziani, i Pisani e altri popoli che ne hanno forgiato l’identità come mare di scambi di merci e culture; i flussi andavano dall’Italia al Mar Nero che, aperto ai Genovesi dopo il trattato di Ninfeo del 1261, era divenuto in pochi anni uno dei principali centri del traffico internazionale. Ai porti della costa settentrionale giungevano i prodotti e le mercanzie delle regioni circostanti, che vi arrivavano attraverso la via fluviale del Volga e di Sarai, nonché quelle dell’Asia centrale e del Catai che vi giungevano attraverso l’itinerario del Caucaso e del Caspio.

L’emporio principale del Mar Nero divenne Caffa, fondata dai Genovesi nel 1266, e assurta subito ad una prosperità superiore a quella di tutti i porti concorrenti. Caffa (oggi Feodosia), per circa due secoli è stata una delle più importanti città del Mediterraneo, arrivando anche demograficamente ai livelli di Bisanzio. Ciò fu dovuto in prevalenza ai Genovesi, che sfruttarono la posizione strategica del suo porto sulla grande via commerciale tra il lontano Oriente ed Occidente europeo. I Genovesi ottennero dal Khan Mangu-Timur le terre su cui si sviluppò Caffa con la licenza di potervi edificare case e magazzini per le merci.

Da allora nacquero numerose altre colonie genovesi che si svilupparono in tutta la Crimea e la regione arriverà a contare, secondo Murzakevic (Nikolay Murzakevic, Storia delle colonie genovesi in Crimea. Strategie imprenditoriali alla ricerca di nuovi mercati, Sagep, Genova, 1992 7), ben un milione di persone. Nel nord della Turchia, a 80 km da Bolu, nei pressi di Akçakoca, si trovano ancora oggi le rovine di un castello genovese. Transitavano per il porto di Caffa tutte le merci e gli schiavi (di cui Caffa era uno dei principali mercati), e i suoi empori commerciali erano i più ricchi e vivaci del tardo Medioevo, con un declino che inizierà solo con la frammentazione politica dell’Asia Centrale e la conseguente crisi della sicurezza dei trasporti fra il Mar Nero e la Cina.

La colonia, e tutti gli altri insediamenti che per circa 200 anni le orbitano attorno, hanno avuto alterne vicende. Nel maggio del 1308, dopo otto mesi di assedio da parte dei tartari, i Genovesi bruciarono la città fuggendo per mare, per poi tornare non molto tempo dopo con il successore del precedente Khan, favorevole alla loro presenza. Il 1° giugno 1475 con l’invasione turco-ottomana terminò questa parte del mondo coloniale genovese.

I Veneziani, invece, frequentavano Tana, alla foce del Don, già prima del 1269. Più tardi, anche altri Italiani cominciarono la penetrazione nel Mar d’Azov. Le carte nautiche dei primi anni del Trecento segnano un porto pisano sulla costa settentrionale. I Pisani, non potendo sostenere la concorrenza genovese in pieno Mar Nero, si erano infatti insediati in quell’angolo estremo. Sulla costa meridionale del Mar Nero, Trebisonda, sede dell’Imperatore Comneno, aveva la medesima preminenza di Caffa sulla sponda opposta. Sergey Karpov Pavlovic narra come dal XIII al XV secolo, Venezia e Genova pur essendo rivali collaborassero sia a Trebisonda che a Tana. La posizione di Trebisonda era infatti strategica perché punto di partenza per l’Estremo Oriente convergendovi la strada per Tabriz, capitale dell’Impero dei Mongoli Persiani, una via che attraversava tutta l’Asia Minore sboccando nel Mediterraneo.

Il Mar Nero era quindi, già ai tempi della competizione fra Genovesi e Veneziani, un’appendice del Mediterraneo, ma costituiva anche il suo “ponte marittimo” verso l’Asia, un ruolo che non è completamente scomparso, anche se ora è importante quasi solo per fini di strategia militare, per proiettare potenza in Asia.

Nel 1435 quando gli Ottomani occuparono Costantinopoli – e la rinominarono in seguito Istanbul – il Mar Nero fu virtualmente chiuso al traffico marittimo con la chiusura degli stretti, attraversabili solo dietro pagamento di dazi elevatissimi. Solo circa 400 anni dopo, nel 1856, il Trattato di Parigi riaprirà il mare al libero commercio di tutte le nazioni.

In passato il Mar Nero era il terminale dell’antica Via della Seta che collegava l’Europa attraverso il Caucaso e l’Asia Centrale con l’Estremo Oriente, e più precisamente con la Cina.

L’antica Via della Seta era costituita dal reticolo che si sviluppava per circa 8.000 km, fatto di itinerari terrestri, marittimi e fluviali, lungo i quali nell’antichità si erano snodati i commerci tra gli imperi cinesi e l’Occidente. Le vie carovaniere attraversavano l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando Chang’an (oggi Xi’an), in Cina, all’Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente e il Vicino Oriente. Le diramazioni si estendevano poi a est alla Corea e al Giappone e, a Sud, all’India.

Il nome apparve per la prima volta nel 1877, quando il geografo tedesco Ferdinand von Richthofen (1833-1905) pubblicò l’opera Tagebucher aus China. Nell’Introduzione von Richthofen nomina la Seidenstraße, la «Via della seta». La via della seta terrestre si divideva in due fasci di strade, uno settentrionale e uno meridionale. Un ramo della via settentrionale, viaggiava lungo il fiume Oxus (oggi Amu Darya), passava tra Mar Caspio e Aral e raggiungeva la penisola di Crimea nella località detta La Tana. Quindi, attraversando Mar Nero e Mar di Marmara raggiungeva Bisanzio, navigando nell’Egeo settentrionale, nello Ionio e nell’Adriatico arrivava fino a Venezia.

Oggi rappresenta uno dei corridoi di passaggio di TRACECA, il corridoio di trasporto transcontinentale – Transport Corridor Europa Caucassus Asia. Assicura pertanto un collegamento strategico tra l’Asia ed i Balcani, libero da interferenze da parte di autorità statali, ma è anche la via per un gran numero di attività illegali, in particolar modo il contrabbando di droga e armi, dirette verso i mercati clandestini dell’Europa Occidentale; bloccare questo flusso, che è una delle fonti maggiori del benessere, vuoi per i paesi della sponda orientale, vuoi per i Balcani, è ancora una relativamente bassa priorità per i paesi litoranei, nonostante l’interesse e le pressioni dell’UE.

Anna Miykova

Seguirà Il concetto di Wider Black Sea Region

Il post precedente è al link La regione del Grande Mar Nero a cavallo tra Europa e Asia; focus sulle interrelazioni con la Bulgaria, A.Miykova/2

Mappa fornita dall’autrice

NRDC-ITA passa il comando terrestre della NATO Response Force (NRF) all’NRDC-TUR

Il comando della componente terrestre della NATO Response Force (NRF) è passato dal NATO Rapid Deployable Corps Italy, il corpo di reazione rapida della Nato comandato dal generale Giorgio Battisti, all’omologo comando turco, il NATO Rapid Deployable Corps Turkey, comandato dal generale Hulusi Akar.

La cerimonia del passaggio di consegne si è tenuta nella mattinata di ieri 12 luglio a Istanbul. Il passaggio di mano dello stendardo di NRF è avvenuto alla presenza del Capo di stato maggiore (COS) di NRDC-ITA, generale Leonardo di Marco, e del Decano dei Sottufficiali, il primo maresciallo luogotenente Antonio Puglisi.

Inizia ora il semestre di comando terrestre del corpo di reazione rapida turco della Nato nell’ambito della rotazione della NRF.

Sei mesi fa, con la cerimonia del 12 gennaio scorso nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, il comando italiano aveva ricevuto la responsabilità della componente terrestre della Nato Response Force dal Corpo d’armata Europeo (Eurocorps) di Strasburgo (Francia).

Dal gennaio 2011 NRDC-ITA ha condotto un ciclo addestrativo serrato, finalizzato all’eventuale impiego in situazioni reali. La preparazione era iniziata già con le maggiori esercitazioni condotte nel 2010.

L’intenso periodo addestrativo ha consentito  di verificare in condizioni realistiche il funzionamento del processo decisionale e di pianificazione delle operazioni, della linea di comando e controllo e della capacità di proiezione logistica e di sostegno di una struttura articolata e complessa anche a migliaia di chilometri di distanza.

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Fonte: PAO Nrdc-Ita

Foto: PAO Nrdc-Ita