Mozambico

Difesa: le Forze Armate supportano la popolazione del Mozambico. Foto

Due aerei dell’Aeronautica Militare trasportano un ospedale e un team di esperti nell’ambito dell’operazione umanitaria decisa per far fronte alle alluvioni in Mozambico (link articolo).

Più in dettaglio, lo stato maggiore della Difesa precisa che sono partiti alla volta del Mozambico un aereo C-130J della 46a Brigata Aerea di Pisa dell’Aeronautica Militare e un aereo KC-767A del 14° Stormo di Pratica di Mare. Il decollo è avvenuto dalla base del 3° Stormo di Villafranca (VR).

Il C-130J trasferisce personale del Dipartimento della Protezione Civile in Mozambico, colpito dagli effetti del ciclone Idai. Il velivolo rimarrà a disposizione per assicurare i trasporti aerei che saranno necessari all’interno dell’area del disastro.

Il KC-767A trasporta nel Paese africano un Posto Medico Avanzato (PMA) di secondo livello, messo a disposizione dalla Regione Piemonte, e un ulteriore team di sanitari e tecnici.

L’intera attività – disposta dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, su indicazione del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta – rientra nell’ambito dell’operazione umanitaria decisa allo scopo di contribuire all’assistenza delle popolazioni del Mozambico colpite da catastrofiche alluvioni.

L’intervento umanitario è stato deciso, su richiesta della Commissione Europea agli Stati membri, dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

“Questa operazione testimonia, ancora una volta, la capacità dual use della Difesa, la grande versatilità e capacità di integrarsi in chiave internazionale, interforze e interministeriale delle Forze Armate che sono in grado di rispondere con prontezza alle diverse richieste di intervento in Italia e all’estero”, conclude la Difesa.

L’hashtag per parlarne sui social è: #UnaForzaPerilPaese

Fonte e foto: PI SMD

 

Esercito Italiano: a Modena il libro Missione Africa. Militari italiani ancora in Somalia, Libia, Mali e Gibuti. “Missione finisce alla costituzione di esercito locale”, così il CaSME gen Graziano

Si è tenuta lo scorso venerdì 13 giugno, all’Accademia Militare di Modena, a margine della cerimonia del Mak P 100 del 194° corso (link articolo in calce) la presentazione del libro fotografico Missione Africa, realizzato dall’Esercito Italiano e incentrato sulle missioni dell’Esercito Italiano in Africa, da quelle sotto l’egida delle Nazioni Unite – Somalia, Mozambico, Namibia, Ciad e Sudan – alle operazioni di evacuazione di connazionali in paesi ad alto rischio, come il Ruanda nel periodo dal 1989 al 2012.

Sono intervenuti il professor Aldo Pigoli, africanista, dell’Università Cattolica di Milano, il generale Bruno Loi, già comandante  della missione Ibis in Somalia nel 1993, e il generale Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME).

Il generale Loi, nel corso del suo intervento, ha sottolineato il carattere umanitario della missione e i progressi che sono stati fatti grazie alla presenza del contingente militare: “Quando siamo arrivati nella nostra area di responsabilità morivano circa 2mila persone al giorno per malattie, carestie e attività criminali. Numeri azzerati  grazie all’impegno e alle attività sanitarie e umanitarie dei nostri soldati”. Sono 200mila le visite mediche effettuate.

La fase di profonda trasformazione e crescita politica, economica e sociale vissuta oggi dall’Africa è stata descritta dal professor Pigoli: “Questa trasformazione rappresenta allo stesso tempo un’opportunità e una sfida: si pensi che entro il 2050 il continente potrebbe superare i due miliardi di abitanti, dei quali il 50% sotto i 25 anni. Oggi il 40% vive sotto la soglia di povertà. I conflitti armati costituiscono un limite allo sviluppo dell’Africa e la comunità internazionale ha un ruolo fondamentale nel sostenere le istituzioni nazionali e regionali africane. Le operazioni militari, non solo mediante l’uso della forza, ma attraverso la loro duttilità d’impiego, potrebbero fornire un contributo centrale alla stabilizzazione”.

La presentazione del libro è stata anche un’ occasione per discutere  dell’attuale impegno dell’esercito in Africa attraverso un videocollegamento con le missioni EUTM Somalia e Libia. Da Mogadiscio, il generale Massimo Mingiardi, comandante della missione europea (EUTM) di cui fanno parte 75 italiani, ha riferito che finora sono stati  addestrati 3.700 somali a fronte di  un obiettivo di circa 20mila uomini.

Da Tripoli, il colonnello Giovanni Marchese, capo della Missione Italiana in Libia (MIL), ha illustrato il contributo nazionale per la stabilizzazione del paese, non solo nel paese africano ma anche in Italia, dove l’Esercito sta addestrando un battaglione di soldati libici a Persano, in provincia di Salerno.

Il generale Graziano, che ha concluso con il suo intervento l’incontro, nel ripercorrere i 20 anni di impegni della Forza Armata in Africa ha ricordato come “i nostri soldati siano oggi presenti in Somalia, Libia, Mali e Gibuti. Oggi siamo impegnati nell’addestramento delle forze di sicurezza locali perché una missione finisce solo quando si costituisce un esercito locale efficiente”.

Il Capo di SME ha sottolineato inoltre “che il sistema paese deve comprendere quanto la situazione africana possa influenzare l’area europea e deve trovare una strategia per fronteggiare le situazioni di crisi”.

“Importantissimo è il contributo di tutta la comunità internazionale e delle organizzazioni umanitarie – ha continuato il generale Graziano – penso alla mia esperienza in Mozambico dove la Comunità di Sant’Egidio ebbe un forte ruolo nella creazione delle condizioni politiche a premessa dell’intervento del contingente militare italiano”.

“Approntarsi con le capacità necessarie per affrontare qualsiasi impiego operativo assegnatoci dall’autorità politica é fondamentale – ha concluso il Capo di stato maggiore dell’Esercito – e per questo servono adeguati materiali e un adeguato addestramento”.

“Attualmente tre operazioni internazionali in Libano, Somalia e Kosovo sotto egida ONU, UE e NATO sono comandate  da un ufficiale italiano e questo ci dà la misura del prestigio del Paese presso la comunità internazionale”, ha concluso il generale Graziano.

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Fonte e foto: PI Esercito

Marina Militare: il pattugliatore Borsini rientra in Italia dopo una campagna all’estero durata 192 giorni

Oggi, giovedì 22 maggio, il pattugliatore Borsini ha fatto rientro nella base navale siciliana di Augusta dopo oltre 6 mesi di attività svolta nei mari del Golfo Persico e del Corno d’Africa, fa sapere la Marina Militare in un comunicato stampa.

Nave Comandante Borsini, partita lo scorso 12 novembre insieme con il 30° gruppo navale Il Sistema Paese in movimento, ha dato seguito all’inizio di quest’anno a un importante accordo di cooperazione con la Marina del Mozambico (link articolo in calce).

L’accordo, firmato lo scorso 30 gennaio, ha sancito l’inizio di una attività di cooperazione tra la Marina Militare italiana e quella del Mozambico, che ha visto il dislocamento a Maputo del pattugliatore d’altura Comandante Borsini.

Una presenza di tre mesi, quella dell’unità navale italiana, mirata all’addestramento per il contrasto alla pirateria marittima, ai traffici illeciti, al controllo delle acque territoriali e alla sicurezza della navigazione.

La Marina Militare ha messo a disposizione le capacità professionali e strumentali attraverso un travaso di conoscenze ed esperienze mirato al raggiungimento della piena autonomia marittima della Marina mozambicana, sia in termini di controllo delle coste che in termini di contrasto ai traffici e attività illecite.

Nave Comandante Borsini, con un equipaggio di 70 persone, ha percorso oltre 21mila miglia effettuando 12 soste in 8 diversi paesi del Golfo Persico e del continente africano.

A ricevere l’equipaggio, in banchina, il Comandante delle Forze da Pattugliamento e Sorveglianza Marittima, contrammiraglio Mario Culcasi.

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Il Sistema Paese in movimento in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto (archivio, accordo Italia-Mozambico): Marina Militare

Marina Militare italiana e mozambicana insieme contro la pirateria. Il pattugliatore Comandante Borsini si addestra con i colleghi del Mozambico

La Marina Militare Italiana ha fatto sapere che è da poco iniziata la cooperazione tra la Marina Militare Italiana e la Marina Militare Mozambicana contro la pirateria e non solo: per la prima volta le due Marine collaborano infatti non soltanto per il contrasto alla pirateria marittima e ai traffici illeciti, ma anche per lo svolgimento delle attività di pattugliamento, di vigilanza in mare e di difesa del libero commercio marittimo al fine di tutelare gli interessi dei due stati.

L’equipaggio del pattugliatore d’altura Comandante Borsini della Marina Militare, dislocato nel paese africano dallo scorso 30 gennaio (link in calce), svolge con la Marina mozambicana un programma pratico e teorico il quale prevede addestramenti mirati al raggiungimento della piena autonomia marittima per il controllo delle coste e il contrasto ai traffici e alle attività illecite.

Sicurezza in mare, arte marinaresca, controllo del danno e sopravvivenza in mare, anti-inquinamento e interventi di primo soccorso sono alcuni dei temi sviluppati da entrambi gli equipaggi a partire dalla prima navigazione.

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Fonte e foto: Marina Militare

Marina Militare: Italia e Mozambico firmano accordo tecnico di cooperazione navale. Il pattugliatore Comandante Borsini a Maputo per due mesi

Il 30 gennaio scorso, a Maputo, in Mozambico, nella sede del Ministero della Difesa è stato concluso l’accordo tecnico di cooperazione navale tra Italia e Mozambico.

L’accordo, firmato in occasione della dodicesima sosta del 30° Gruppo navale impegnato nella campagna Sistema Paese in movimento, ha sancito l’inizio di una attività di cooperazione tra la Marina Militare Italiana e quella del Mozambico, che vede il dislocamento a Maputo del pattugliatore d’altura Comandante Borsini per circa due mesi.

A firmarlo il Capo di stato maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, e il Capo di stato maggiore della Marina Mozambicana, il contrammiraglio Lazaro Menete. Si tratta dell’”inizio di un duraturo e solido accordo”, ha dichiarato l’Ambasciatore d’Italia in Mozambico, Roberto Vellano.

La presenza dell’unità navale italiana è mirata all’addestramento per il contrasto alla pirateria marittima, ai traffici illeciti, al controllo delle acque territoriali e alla sicurezza della navigazione.

Il pattugliatore Borsini lascia così il 30° Gruppo navale, che ha ripreso il mare alla volta di Città del Capo, in Sud Africa, ove arriverà il 5 febbraio, con la portaerei Cavour, la rifornitrice Etna e la fregata Bergamini.

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Fonte e foto: Marina Militare

Vent’anni fa la missione UNOMOZ Albatros in Mozambico: domani un convegno dello stato maggiore dell’Esercito alla Luiss di Roma. Le testimonianze di chi c’era

Si intitola I vent’anni dell’Albatros: è il convegno organizzato dallo stato maggiore dell’Esercito sulla missione UNOMOZ – Albatros, in Mozambico, che si tiene domani, 19 novembre, con inizio alle 9, nell’aula magna Mario Arcelli dell’Università Luiss di Roma.

Nel corso dell’evento saranno ripercorsi, attraverso le testimonianze dei principali protagonisti, i motivi, i retroscena, i valori e i successi che hanno contraddistinto l’impegno del Paese e dell’Esercito Italiano nell’operazione Albatros, la prima missione di pace sotto bandiera ONU svolta in terra africana.

Al convegno intervengono il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, all’epoca comandante del battaglione alpini Susa, monsignor Matteo Maria Zuppi, vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, rappresentante della Comunità di Sant’Egidio che ebbe un ruolo chiave negli accordi di pace.

Dopo l’introduzione, a cura del professor Sebastiano Maffettone, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss, il quadro storico e gli aspetti politici della missione in Mozambico saranno analizzati dall’ambasciatore straordinario plenipotenziario del Mozambico in Italia, SE Carla Elisa Mucavi, e dal professor Roberto Morozzo Della Rocca, ordinario di storia contemporanea di Roma Tre.

Il convegno, fa sapere lo stato maggiore dell’Esercito, sarà moderato dal professor Andrea Ungari, docente di storia dei partiti e movimenti della Luiss.

Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Alpini a Piacenza per l’86^ adunata nazionale dell’ANA, presenti anche i reduci del Mozambico. Solidarietà ai Marò

Hanno sfilato questa mattina, 12 maggio, per le vie del centro di Piacenza, gli alpini delle sezioni dell’ANA (associazione nazionale alpini), i gonfaloni della Regione Emilia Romagna, della Provincia e del Comune di Piacenza. In apertura della sfilata la Bandiera di Guerra del 1° reggimento artiglieria da montagna, da poco rientrato dall’Afghanistan, un Reparto alpino di formazione dell’Esercito e due fanfare.

Alla cerimonia erano presenti il ministro della Difesa Mario Mauro, il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, il vicepresidente del Senato Valeria Fedeli.

Per l’occasione, nell’Arena Daturi di Piacenza, è stata allestita dal Comando delle Truppe Alpine dell’Esercito la cittadella alpina, dove ieri pomeriggio, insieme con il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Graziano, si sono ritrovati i reduci della missione in Mozambico (1993) di cui quest’anno ricorre il ventennale.

Il generale Graziano, all’epoca comandante del battaglione Susa, schierato in Mozambico nell’ambito della missione di pace ONUMOZ, dopo aver ringraziato il sindaco di Piacenza, Paolo Dosi, le autorità locali e il presidente dell’ANA, cavalier Corrado Perona, a cui ha espresso “riconoscenza per la preziosa opera nel tramandare i tipici valori alpini alle nuove generazioni”, ha ricordato il tenente Fabio Montagna e il sergente maggiore Salvatore Stabili, caduti in Mozambico il 25 novembre 1993, e ha rivolto un doveroso pensiero a tutti i caduti e ai feriti in operazione.

Rivolgendosi poi agli alpini schierati nell’Arena Daturi, il generale Graziano ha ricordato quell’esperienza vissuta in prima persona da comandante in Mozambico, riportando alla memoria gli episodi e le esperienze di quella missione che è stata “una delle più esaltanti e significative sotto il profilo umano e professionale”.

Il contributo italiano alla missione Albatros, in Mozambico, ha visto impegnati nella prima fase circa 1.030 militari della brigata alpina Taurinense, la maggior parte dei quali svolgevano il servizio di leva, a cui hanno dato il cambio le unità della brigata alpina Julia.

Il generale Graziano ha sottolineato come la presenza attiva dell’Esercito all’adunata nazionale degli alpini “rafforzi ancora di più i vincoli di fratellanza tra i militari in servizio e in congedo, improntati all’adempimento del comune dovere verso il Paese”.

“Non è dunque un caso – ha concluso il Capo di stato maggiore dell’Esercito – se in momenti di particolare difficoltà le unità alpine, palestra militare e di vita, si trovano in prima linea su tutti i principali scenari operativi a dimostrazione della validità, dell’attualità e della vitalità della tradizione alpina”.

Tra le rappresentanze estere erano presenti alcuni reparti di truppe da montagna di Francia e Spagna. Tra queste anche gli Chasseurs des Alpes Francesi, che insieme agli alpini della brigata Taurinense danno vita alla brigata italo-francese.

Gli alpini, specialità dell’Arma di fanteria dell’Esercito, si sono formati nel 1872 e sono, pertanto, il più antico corpo di fanteria da montagna del mondo. Sono due le grandi unità alpine che l’esercito annovera fra le sue fila: la brigata Julia e la brigata Taurinense, che si sono di recente avvicendate nel teatro afgano.

L’appuntamento con l’Associazione Nazionale Alpini è rinnovato il prossimo anno a Pordenone.

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Fonte: stato maggiore Esercito

Foto: stato maggiore Esercito

Policlinico militare del Celio a salvaguardia dei cittadini con e senza stellette: sindaco Alemanno concede cittadinanza onoraria

Domenica 21 aprile il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha concesso la cittadinanza onoraria della capitale al Policlinico militare del Celio quale “Testimonianza solenne di apprezzamento e di affetto per la costante, pluriennale e meritoria attività svolta da Policlinico Militare di Roma a salvaguardia della salute dei cittadini con e senza le stellette”.

All’evento, che si è svolto nell’ambito delle celebrazioni del 2766esimo anniversario del Natale di Roma, hanno partecipato, tra gli altri, il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, l’onorevole Domenico Rossi e il direttore del Policlinico Militare, generale Maria Alberto Germani.

“Il Policlinico militare di Roma, costruito sul colle Celio, nel 1891”, si legge nel verbale di delibera dell’Assemblea capitolina, “in oltre centoventi anni di vita operosa e ininterrotta, sia in pace sia in guerra, ha acquisito nel corso di tanti anni un profondo radicamento nella città che lo ospita e ha continuato a essere severo custode di quelle virtù che consacrano il Soldato di Sanità”.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel suo discorso ha rivolto un particolare ringraziamento al personale del policlinico militare Celio “per l’assistenza prestata a tutti i militari all’estero, portando per il mondo il nome di Roma”, sottolineando inoltre “l’impegno profuso nella sperimentazione delle cellule staminali”.

Il generale Graziano, dopo aver ringraziato le autorità presenti e la città di Roma, che ospita dal 1891 il Policlinico militare Celio, per il prestigioso riconoscimento concesso ha espresso la sua riconoscenza “per l’attività svolta dall’ospedale militare, in particolar modo negli ultimi anni: numerosi soldati, uomini e donne, sono vivi per la professionalità che il personale medico militare ha espresso sul terreno, sul campo e nelle sale operatorie”, ha continuato il Generale Graziano facendo sapere che “noi stiamo investendo sulla ricerca, assieme alla componente sociale e umana del Paese per assicurare una sempre maggiore professionalità nell’interesse del Paese, di tutte le Forze Armate e della città di Roma”.

Il direttore del Policlinico Celio, generale Germani, ha dichiarato che “il Policlinico militare Celio, oltre a operare in Afghanistan , Libano e Kosovo, si evolve anche dal punto di vista tecnico scientifico grazie alle collaborazioni con le Università di Roma e con gli altri ospedali della Capitale”.

“Sul territorio nazionale – ha spiegato il direttore – il Policlinico militare è inserito nel circuito dell’emergenza sangue a Roma e ha curato, di recente, tanti cittadini romani che in situazioni di criticità non potevano essere ricoverati, a causa del sovraffollamento, nelle strutture pubbliche”.

L’impegno del Policlinico militare si è anche estrinsecato nella partecipazione alle missione di pace nel mondo in cui l’Italia ha fornito il suo contributo di solidarietà internazionale.

Sono trascorsi ormai più di 30 anni dal suo primo intervento nella città di Beirut nel 1982. Da allora gli Ufficiali medici e i Sottufficiali infermieri del Celio sono periodicamente partiti per fornire la loro assistenza in molti teatri operativi, tra i quali il Kurdistan nel 1991, la Somalia nel 1993, il Mozambico nel 1994, la Bosnia e l’Albania nel 1996, il Kosovo nel 1999, la Macedonia nel 2000, l’Iraq dal 2003 al 2006, il Ciad nel 2008 e Haiti, in occasione del terremoto nel 2010. Attualmente, il Celio alimenta con personale sanitario l’Afghanistan, il Libano e il Kosovo.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

Il CaSME agli alpini della brigata Julia in partenza per l’Afghanistan: “l’Esercito e la nazione sono al vostro fianco”

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSME), generale Claudio Graziano, ha salutato ieri, presso la caserma Pio Spaccamela di Udine, il personale della brigata alpina Julia, di prossimo impiego in Afghanistan nell’ambito della missione ISAF (International Security Assistance Force).

Nel corso della cerimonia, a cui hanno partecipato tra gli altri il sindaco di Udine, professor Furio Honsell, e il prefetto di Udine, dottor Ivo Salemme, il generale Graziano ha voluto ringraziare in modo particolare familiari e amici dei soldati che si apprestano a partire per l’Afghanistan, “perchè so quanto sia difficile il distacco, seppur temporaneo dai propri cari”.

Rivolgendosi agli alpini della brigata Julia, il generale Graziano ha sottolineato la complessità della missione in cui saranno impiegati, data la “situazione ancora fortemente instabile, in condizioni ambientali difficili, in una fase delicata e sensibile: il momento della transizione”. E ha spiegato che “la transizione è la fase più delicata di ogni missione, non è il momento di abbassare la guardia, la massa della popolazione afgana vuole la transizione ma, indubbiamente, esiste una componente che combatte la stabilità e combatte ISAF. Il nostro compito è garantire la prosecuzione di questo processo”.

“La vostra è una missione complessa – ha proseguito il generale Graziano – diplomatica, militare, umanitaria, di assistenza, in cui ogni singolo militare rappresenta il Paese e in cui un errore commesso da voi si riverbera su tutto il teatro afgano. Questa missione avviene in un momento particolare in cui la Forza Armata sta attraversando un periodo di ristrutturazione per contribuire ai sacrifici che l’Italia sta facendo e per ricambiare la fiducia e la stima che il Paese continua a tributarci”.

Rivolgendosi poi al comandante della grande unità, il Capo di stato maggiore dell’Esercito ha sottolineato la sua “piena fiducia nel generale Ignazio Gamba che venti anni fa era mio comandante di compagnia in Mozambico, impegnato nell’operazione ONUMOZ; lo vedo partire con serenità consapevole e la decisione e determinazione di un comandante coraggioso. Alpini della Julia, partite consapevoli che l’Esercito e la nazione sono e saranno orgogliosamente al vostro fianco”.

La brigata alpina Julia assumerà la guida del Regional Command-West (RC-W), il comando NATO a leadership italiana con base a Herat, responsabile della regione occidentale dell’Afghanistan, da cui dipenderanno circa 5.500 militari di 10 diverse nazioni; di questi, oltre 3.000 sono i militari italiani appartenenti all’Esercito e ad altre Forze Armate e Corpi dello Stato.

Per il Comando brigata alpina Julia, una delle unità di punta dell’Esercito Italiano, si tratta della sesta missione fuori area, la terza in Afghanistan.

Quest’anno ricorrono i vent’anni dalla missione ONU, denominata ONUMOZ, in Mozambico dove nell’ottobre del 1993 la brigata Julia assunse la responsabilità del contingente italiano, sostituendo la brigata alpina Taurinense: si trattò della prima missione fuori area della brigata Julia dal secondo dopoguerra.

Durante la cerimonia di saluto alla brigata Julia è stata conferita la Croce d’argento al Merito dell’Esercito e i gradi di primo maresciallo a Luca Barisonzi, ferito in un agguato terroristico in Afghanistan il 18 gennaio 2011 a Bala Murghab.

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Fonte: stato maggiore Esercito

Foto: stato maggiore Esercito

Brigata alpina Taurinense, 60° anniversario: il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Graziano, invia messaggio al comandante, generale Ranieri

Le congratulazioni per il sessantesimo anniversario della costituzione della brigata alpina Taurinense da parte del Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, sono arrivate con un messaggio direttamente al comandante della Grande Unità, generale Dario Ranieri.

Nel suo messaggio, si apprende dall’Ufficio stampa dell’Esercito, il generale Graziano si è complimentato per il sessantesimo anniversario della brigata Taurinense: sessant’anni, ha ricordato il Capo di smE, durante i quali migliaia di alpini hanno servito il Paese con dedizione, disciplina e grande spirito di sacrificio.

“In questa occasione”, ha detto il generale Graziano, “il mio pensiero riconoscente va a quanti hanno sacrificato la propria vita nell’adempimento del proprio dovere e a tutte  le penne nere con il toro rampante al braccio che nel corso degli anni hanno operato dal Kurdistan iracheno al Mozambico, dalla Bosnia all’Albania, dal Kosovo all’Afghanistan, senza trascurare il contributo offerto in occasione di calamità naturali o il concorso alle forze di polizia”.

“Per tali motivi”, conclude nel suo messaggio il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, “gli alpini della Taurinense devono essere sempre orgogliosi delle loro tradizioni da cui trarre esempio e forza per il loro agire quotidiano, soprattutto in un momento in cui la brigata si prepara a una nuova missione nell’impegnativo teatro operativo afgano. In questa giornata di festa, giunga dunque alla brigata Taurinense, per il mio tramite, l’augurio e il fraterno abbraccio di tutto l’Esercito Italiano.”

La brigata Taurinense, che assumerà la responsabilità del settore ovest dell’Afghanistan a fine settembre, subentrando alla brigata Garibaldi attualmente in teatro, ha al suo attivo una lunga tradizione nel settore delle operazioni in aree di crisi: un suo contingente di truppe è stato permanentemente a disposizione della Forza Mobile della NATO in Europa dal 1960 al 2002, mentre, dal 1991, i reparti della brigata Taurinense sono stati impiegati all’estero a più riprese.

Il generale Graziano è stato comandante della brigata Taurinense dal 2004 al 2006, periodo durante il quale è stato, dal luglio 2005 al gennaio 2006, anche il comandante della Multinational Brigade Kabul di ISAF in Afghanistan.

La Brigata Taurinense è dislocata in Piemonte e in Abruzzo e si compone di tre reggimenti d’arma base, uno d’artiglieria, uno di cavalleria, un reggimento genio e un reparto comando.

Depositaria delle tradizioni storiche del I Raggruppamento alpino, fondato nel 1923, poi divenuto 1^ Brigata alpina e, quindi, Divisione alpina “Taurinense”, la Brigata è oggi una delle Grandi Unità di punta dell’Esercito.

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Fonte: Ufficio stampa Esercito Italiano

Stemma della brigata alpina Taurinense di Esercito Italiano