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NRDC-ITA: due giorni di International Influence Conference alla caserma Mara

20160406_International Influence Conference_NRDC-ITA (1)È il primo seminario di tale profilo quello che si sta tenendo da ieri, 6 aprile, alla caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, presso il Comando del corpo di reazione rapida della NATO in Italia (NATO Rapid Deployable Corps-Italia, NRDC-ITA).

Obiettivo della due giorni di conferenze condotta dalla Influence Division di NRDC-ITA è delineare, appunto, una innovativa prospettiva di influence nell’ambito delle operazioni e condividere le lessons learned a seguito del processo di trasformazione in Joint Task Force (JTF HQ) appena affrontato dal Comando.

Il seminario costituisce inoltre l’occasione per stabilire e consolidare il legame tra le varie divisioni interne e il mondo accademico.

NRDC-ITA è operativo da gennaio in una nuova visione che individua tre pillar principali: logistica, operazioni e influence. Proprio in quest’ultimo ambito, il Comando di Solbiate Olona ha inserito la funzione di Public Affairs Officer (PAO), con il conseguente impegno del capo ufficio PA anche in veste di advisor del comandante.

20160406_International Influence Conference_NRDC-ITA (4)Il settore influence, in cui si inquadra la funzione PAO, è una novità assoluta presentata da NRDC-ITA per la prima volta nel corso dell’esercitazione Trident Jaguar 2015 condotta presso il NATO Joint Warfare Centre (JWC) di Stavanger, Norvegia, nell’aprile 2015 (link articoli in  calce).

Un nuovo punto di vista che ha riscosso molto successo presso il centro di training della NATO, già orientato a una visione più ampia e condivisa della comunicazione e di tutto ciò che vi afferisce nella prospettiva della StratCom (Strategic Communication).

Ecco che influence, allora, non è più solo PAO ma anche la funzione PsyOps, la InfoOps, le funzioni di advisor nei vari settori e, a breve, in NRDC-ITA comprenderà anche la funzione del LegAd (Legal Advisor) e di Provost Marshal.

20160406_International Influence Conference_NRDC-ITA (3)Mensilmente, inoltre, il Comando di Solbiate si riunisce in uno specifico working group che permette di coordinare e condividere, utilizzando un’unica matrix, tutte le divisioni coinvolte, con il vantaggio di poter collaborare a 360 gradi mantenendo ciascuno la propria funzione.

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Fonte e foto: NRDC-ITA

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Dove e come si addestrano i comandi dell’Alleanza Atlantica: il Nato JWC è su GQItalia con le foto del bunker

20151228_GQ Italia_bunker Nato in Norvegia_JWCDa GQ Italia online: “In Norvegia, nel bunker della Nato – Una sala operativa sotto 70 metri di roccia. Dove e come si addestrano i comandi dell’Alleanza Atlantica”, di Paola Casoli

Galleria immagini a questo link

È il comando Nato responsabile di tutte le esercitazioni dell’Alleanza Atlantica. Da qui passano il soldato di truppa e il top brass, indistintamente. Prima di partire per l’Afghanistan o per l’Iraq. Per fronteggiare la crisi russa o l’Isis che avanza.

Da qui si analizza tutto quello che succede nel mondo, attraverso il web conosciuto e sconosciuto, per mettere a punto strategie di addestramento al passo con i tempi.

Un centro nevralgico lontano dalle capitali dei think tank internazionali. In un ambiente che non immagineresti neppure. Non è l’MI6 di Londra, né una dependance del Pentagono: il Nato Joint Warfare Centre (JWC) – questo è il suo nome – si trova in Norvegia, a Stavanger, su un fiordo profondo 200 metri.

Ma non è esattamente quello che immagini. Niente a che vedere con i ghiacci islandesi o le cliniche austriache di memoria bondiana: il JWC è un elegante edificio nel più efficiente stile essenziale scandinavo. Mattoni rossi e vetrate che si aprono tra la roccia e il mare. Ci arrivi dopo una salita e una serie di rallentamenti pedonali, guidando a 40 all’ora tra ville in legno con le lanterne accese alle finestre.

È proprio all’ultima curva, dopo la fermata dell’autobus, che ti sorprende lo sventolio delle bandiere dei paesi Nato: benvenuto, sei nel cuore del sistema di training e formazione più avanzato di tutto il mondo occidentale.

COPYRIGHT_JWC_PAO_SIMULATIONMEDIALe barriere all’ingresso scompaiono nel pavimento appena inserisci il codice del tuo badge e quando si alza la sbarra ti trovi in un giardino ovattato, dove ogni suono è attutito dal vento del nord: dal fruscio dei pini sulla collina ai fuoristrada americani tra i rododendri dei viali d’ingresso. Che il più delle volte sono le mogli dei militari che vanno a fare la spesa nella shoppette della base, dove tra i troll formato souvenir e i tagli di carne di renna ci trovi anche i bottiglioni di gatorade da cinque litri.

Qui lavorano in 250 tra militari e civili della Nato al comando di un generale tedesco a tre stelle, Reinhard Wolski. Ma non c’è un tank né una mitragliatrice. Se pensavi a cavalli di Frisia, sacchi di sabbia e coltelli tra i denti, qui te la devi metter via. Non sei sul set di un film di guerra.

Copyright_NATO JWC (3)“Lavoriamo con il cervello, qui, non con le armi”, ti spiega il capo operazioni con un sorriso. E ti sorprende con i numeri: 4 mega esercitazioni all’anno, che coinvolgono fino a 5.000 persone ciascuna, alloggiate in parte al JWC e in parte nei comandi nazionali; 18 mesi per costruire ogni esercitazione, che va scritta esattamente come la sceneggiatura di un film; decine di ufficiali esperti di training costantemente in viaggio tra i comandi per offrire formazione e assistenza, in una rotazione su tutto l’arco dei 12 mesi. Più l’attività di intelligence per la creazione di scenari appropriati e aggiornati e tanta analisi per ricreare nella simulazione dell’esercitazione quello che poi succede per davvero nella realtà.

Un comando piccolo, ma “unico al mondo” sottolinea il generale Wolski. Uffici eleganti, pavimenti in parquet; cucine, docce e spogliatoi per ogni divisione. Sale riunioni antistress con vista sulle tuje e sul fiordo. Se non fosse che è mare penseresti a uno scorcio del Lago Maggiore.

Poi c’è lui, il bunker. Inaspettato. Silenzioso come un’auto elettrica nel centro di Stavanger. Misterioso dietro i tornelli d’acciaio. Per entrarci devi aspettare che la barriera in plexiglass si accenda di verde quando il sistema di controllo riconosce il tuo badge, lasciandoti entrare nelle viscere della collina di alberi di Natale dove un labirinto di corridoi si snoda per tre piani sotto terra.

“Abbiamo 70 metri di roccia sopra le nostre teste”, spiega il colonnello norvegese che mi fa strada mentre il sibilo della porta da caveau si richiude dietro di noi mettendo una barriera di trenta centimetri di acciaio e cemento con il mondo là fuori. “Da qui in caso di emergenza possiamo uscire percorrendo 200 scalini verso la sommità della collina, sbucando tra i ginepri del bosco. Oppure percorrendo l’altra uscita, che ti porta a valle ai piedi della struttura”. Vicino a dove vendono il gatorade in maxi formato, per capirci.

Costruito dai tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, ultimato subito dopo dai norvegesi, il bunker è il luogo dove si pianifica, si scrive e si conduce una intera esercitazione. Quando arrivi nella sala operativa, il nucleo di tutta la struttura, ti sembra di sentire la classica richiesta di un dry-martini-stirred-not-shaked dietro le tue spalle, dove una vetrata sfaccettata si apre sospesa su una sala sottostante dalle pareti tappezzate di tre maxi schermi che neanche in piazza Duomo per la finale della Nazionale.

E’ qui che batte il cuore del JWC. Invidiabilmente cablato, con un dipartimento media che elabora telegiornali e prodotti informativi a nastro. Sia simulati sia reali. Con la possibilità di collegarsi con ogni parte del mondo, digital divide permettendo.

La Nato è arrivata qui nel 1994 e dal 2001 vi ha creato questo centro di eccellenza del training. Anche se tutto il comando è delle forze armate norvegesi, che usano il bunker per la sua peculiarità di rifugio dove vivere per un mese intero completamente isolati dal mondo in caso di necessità. Non si sa mai, siamo nel Mare del Nord e la Russia è pur sempre dietro l’angolo.

Il titolo originale è In Norvegia, nel bunker della Nato, pubblicato il 28 dicembre 2015 su GQItalia

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Fonti proprie

Foto: NATO JWC; copertina di GQItalia online

Trident Jaguar 15: NRDC-ITA “sta lavorando molto bene”, la soddisfazione del comandante del NATO JWC, gen Wolski

COM_JWC_gen Reinhard WolskiÈ molto soddisfatto il comandante del NATO Joint Warfare Centre (JWC) di Stavanger, il generale tedesco Reinhard Wolski, di come sta lavorando il NATO Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA) nell’ambito dell’esercitazione Trident Jaguar 15, in svolgimento in questi giorni in Norvegia.

“NRDC-ITA sta procedendo molto bene – ha dichiarato il gen Wolski in un’intervista rilasciata nel pomeriggio di oggi a Paola Casoli il Blog presso “l’unico comando NATO in tutta la Norvegia”, come ci tiene a sottolineare il comandante.

Di più. Per il gen Wolski il comando di reazione rapida di Solbiate Olona “costituisce una delle migliori training audience mai avute finora”.

“Si tratta di persone molto ben preparate – ha fatto sapere il generale tedesco – e mi sento di dire che sono soddisfatto”.

NRDC-ITA sta attualmente conducendo l’esercitazione Trident Jaguar 15 finalizzata a certificarla come un Comando Operativo Interforze (Joint Task Force Headquarters, JTF) in grado di gestire operazioni complesse, sincronizzando le attività della componente terrestre, con quelle navale e aerea, proprio come richiesto dalle direttive dell’Alleanza Atlantica sulla base dei propri livelli di ambizione.

TRJE15_gen Marchiò NRDC-ITA COM_gen Boni NRDC-ITA COSQuesta esercitazione condotta dal comando italiano è la prima del suo livello a essere interamente ospitata presso il JWC, il comando NATO totalmente dedicato alle esercitazioni a partire dalla loro progettazione, attraverso la direzione, per finire con le lessons learned relative al lavoro svolto.

Un processo che da solo richiede circa 15 mesi di preparazione: “mentre NRDC-ITA sta svolgendo la sua Trident Jaguar 15, noi stiamo già guardando alle prossime tre esercitazioni”, ha infatti spiegato il gen Wolski, facendo riferimento alla preparazione specifica del suo comando nell’architettura di eventi così complessi che coinvolgono comandi del livello operativo in scenari con le forze della NATO impiegate in base ai criteri dell’articolo 5 del Trattato Atlantico e al di fuori dello stesso articolo.

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Foto: JWC