ospedale militare

COMLOG: il gen Figliuolo in Lombardia al 3° CERIMANT, al Centro Ospedaliero Militare e al Deposito munizioni ed esplosivi

“Il Comandante Logistico dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo, ha concluso nei giorni scorsi due giornate di visita in Lombardia recandosi presso il 3° Centro Rifornimenti e Mantenimento (CERIMANT) e il Centro Ospedaliero Militare a Milano e presso il Deposito munizioni ed esplosivi di Remondò (PV), ha fatto sapere ieri il Comando Logistico dell’Esercito (COMLOG).

Il primo giorno l’Alto Ufficiale è stato ricevuto presso la caserma Arturo Mercanti, sede del 3° CERIMANT di Milano, dal Direttore del Centro, Colonnello Roberto Cernuzzi che, dopo la resa degli onori, ha illustrato con un briefing i variegati compiti istituzionali dell’Ente.

Il Comandante Logistico ha visitato l’infrastruttura soffermandosi in particolar modo sulle attività relative all’immagazzinamento del materiale d’armamento leggero di nuova introduzione in Forza Armata e alla ricezione delle armi e materiali costituenti ex corpo di reato che i vari organi di polizia consegnano al 3°CERIMANT per la successiva distruzione o custodia giudiziaria.

Il gen Figliuolo ha proseguito la sua vista presso il dipendente Deposito munizioni ed esplosivi di Remondò di Mortara, in provincia di Pavia, dove è stato ricevuto dal Comandante dell’Ente, Tenente Colonnello Paolo Monti.

Il secondo giorno il Comandante Logistico si è recato in visita presso il Centro Ospedaliero Militare di Milano dove è stato ricevuto dal Direttore, Brigadier Generale Corrado Maria Durante, che, dopo la resa degli onori, ha illustrato le attività e l’organizzazione dell’Ente nel corso di un briefing a cui hanno partecipato i responsabili delle aree sanitaria, amministrativa e logistica-infrastrutturale sia del Comando Logistico sia dell’Ente.

“In tutte le visite – conclude il COMLOG – il Comandante Logistico ha incontrato il personale militare e civile, rivolgendo parole di ringraziamento e plauso per l’impegno e la dedizione professionale finora mostrati e d’incitamento affinché tutti continuino a operare con determinazione ed energia per l’ottimale assolvimento dei compiti istituzionali”.

Fonte e foto: COMLOG Esercito

 

TAAC-W, Resolute Support: Amid, 4 anni, ustionato dall’olio bollente e salvato dai medici militari di Herat

Diciamo da subito che il bambino afgano di 4 anni, con il 20% del corpo profondamente ustionato da olio bollente, si è salvato e si sta riprendendo dopo due interventi chirurgici.

Il comunicato stampa datato 29 giugno del Train Train Advise Assist Command – West (TAAC-W), che nell’ambito della missione NATO Resolute Support (RS) opera nell’ovest dell’Afghanistan su base brigata alpina Taurinense al comando del gen Massimo Biagini, faceva tuttavia restare con il fiato sospeso.

“Giorni fa, dopo un lungo e insidioso viaggio a bordo di una motocicletta, il padre di Amid è riuscito ad arrivare alla base di Herat chiedendo il supporto ai militari italiani che aveva avuto modo di conoscere in occasione delle attività a favore della popolazione, che il contingente svolge quotidianamente presso i villaggi afgani”.

Accolto immediatamente dal personale sanitario italiano e allertata l’équipe chirurgica del Role 2, attiva 24 ore su 24 per fronteggiare ogni tipo di emergenza, Amid, il cui 20% del corpo era ricoperto di ustioni di secondo e terzo grado causate da olio bollente, è stato sottoposto a un primo intervento volto a limitare i danni, a disinfettare e a rimuovere chirurgicamente i tessuti necrotici dalle profonde ustioni sul suo corpicino.

Dopo le prime medicazioni, e scongiurato il pericolo di peggioramento delle condizioni di Amid, a seguito di una breve degenza presso l’ospedale pediatrico civile di Herat, il col Emanuele Cotugno, direttore sanitario dell’Ospedale, consultandosi in telemedicina con i colleghi del Policlinico Militare dell’Esercito di Roma, ha condotto con il suo staff la seconda operazione chirurgica di pulizia e di ripristino della funzionalità degli arti coinvolti.

“Ringrazio con tutto il mio cuore i soldati e i medici italiani che hanno curato mio figlio – ha dichiarato il padre di Amidalleviando le sue sofferenze e restituendogli anche una speranza per un futuro. Sono venuto direttamente qui alla vostra base ricordandomi di quando, alcuni anni fa, gli italiani con una pattuglia vennero a fare visite mediche nel mio villaggio, visitando anche il mio figlio maggiore”.

L’Ospedale Militare Role 2 della base di Herat attualmente inserito nella Task Force Arena, su base 2° reggimento Alpini di Cuneo, vanta “équipe altamente specialistiche provenienti dal Policlinico Militare dell’Esercito e svolge attività sanitarie non solo a favore dei contingenti NATO, ma occasionalmente, qualora i pochi presidi sanitari presenti nell’area di Herat non siano in grado di poter intervenire, anche verso la popolazione afgana”, informa il TAAC-W.

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Fonte e foto: TAAC-W

L’ospedale militare del Celio riceve la visita del presidente della Regione Lazio, Zingaretti: “struttura d’eccellenza da coinvolgere nel servizio regionale per ridurre le liste d’attesa”

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha visitato questa mattina, 22 maggio, il Policlinico militare di Roma Celio, in piazza Celimontana.

Il presidente è stato accompagnato nella sua visita di alcuni dipartimenti del Celio dal sottocapo di stato maggiore dell’Esercito, generale Giovan Battista Borrini, e dal direttore del Policlinico militare, generale Mario Alberto Germani.

“Oggi – ha spiegato Zingaretti – riprende una forte collaborazione tra il servizio sanitario regionale e il policlinico militare Celio. Il Celio è una struttura assolutamente eccellente per l’Italia, garantita dalla presenza di professionisti di altissimo livello e da una grande peculiarità: è il cuore che coordina le missioni più difficili dell’Esercito nel mondo e ha acquisito competenze nei campi più diversi della medicina con grande capacità di fronteggiare le emergenze.”

“Poter coinvolgere una struttura militare come il Celio per ridurre le liste d’attesa – ha aggiunto Zingaretti – è un esempio concreto di come da una maggiore integrazione potremmo ottenere risultati importanti”.

Infine, ha concluso il presidente, “il Celio è una struttura radicata a Roma e nel Lazio ma con una vocazione internazionale che la rende un patrimonio unico, una struttura che fino ad ora non abbiamo valorizzato fino in fondo”.

Il sottocapo di stato maggiore dell’Esercito, generale Borrini, ha sottolineato che “l’Esercito vuole essere presente nel Paese a tutela della popolazione.  Già lo facciamo in emergenza, ma questa collaborazione deve essere sempre più strutturata affinché i cittadini continuino a considerare l’Esercito come una risorsa per il Paese”.

Il policlinico militare Celio, organo di ricovero e cura della Sanità Militare, è articolato su tredici dipartimenti. Il Policlinico, oltre a distaccare personale in operazioni, in Italia e all’estero, è inserito nel circuito dell’emergenza sangue a Roma e interviene in situazioni critiche per gli ospedali della capitale. Per questa sua azione l’assemblea capitolina gli ha riconosciuto, nel 2013, la cittadinanza onoraria.

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Fonte e foto: stato maggiore Esercito

Lesioni ototraumatiche e cervico-facciali: successo del policlinico militare Celio in oltre la metà dei casi trattati

L’incontro dei maggiori esperti di otorinolaringoiatria avvenuto recentemente a Roma, nell’Auditorium Parco della Musica in occasione del 100° Congresso Nazionale della Società Italiana di otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale, ha messo in evidenza non solo il lavoro svolto dagli specialisti militari, che ha consentito di evidenziare l’importanza di tale dinamica lesionale nel distretto testa-collo, ma anche gli elevati standard diagnostici terapeutici raggiunti dal Policlinico Militare Celio, che hanno permesso un efficace recupero delle lesioni ototraumatiche e cervico-facciali in oltre la metà dei casi trattati.

Ciò testimonia il successo dell’investimento sulla ricerca promosso e condotto dall’Esercito, che continua a puntare sulla ricerca, oltre che sulla componente sociale e umana del paese, per assicurare sempre una maggiore professionalità nell’interesse del paese, di tutte le Forze Armate e della città di Roma.

Tra gli oltre 1.200 specialisti, provenienti da tutto il mondo, che hanno partecipato ai quattro giorni di lavoro di fine maggio per fare il punto sulle ultime scoperte dell’otorinolaringoiatria italiana, era presente anche un team di medici dell’Esercito, specialisti del Policlinico Militare Celio di Roma, diretto dal generale Mario Alberto Germani.

Al congresso è stato presentato il lavoro scientifico condotto dal tenente colonnello dell’Esercito Giuseppe Alberto Maria Algieri, in collaborazione con tutto il team di specialisti del Policlinico Militare di Roma, sull’esperienza del Role 4, ovvero uno dei quattro livelli di pianificazione sanitaria della NATO per le cure a lungo termine in patria, nella diagnosi e trattamenti delle lesioni ototraumatiche e cervico facciali associate, riportate dai militari italiani a seguito di esposizione a onda d’urto provocata dall’esplosione di un IED nei teatri di operazione all’estero.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

Policlinico militare del Celio a salvaguardia dei cittadini con e senza stellette: sindaco Alemanno concede cittadinanza onoraria

Domenica 21 aprile il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha concesso la cittadinanza onoraria della capitale al Policlinico militare del Celio quale “Testimonianza solenne di apprezzamento e di affetto per la costante, pluriennale e meritoria attività svolta da Policlinico Militare di Roma a salvaguardia della salute dei cittadini con e senza le stellette”.

All’evento, che si è svolto nell’ambito delle celebrazioni del 2766esimo anniversario del Natale di Roma, hanno partecipato, tra gli altri, il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, l’onorevole Domenico Rossi e il direttore del Policlinico Militare, generale Maria Alberto Germani.

“Il Policlinico militare di Roma, costruito sul colle Celio, nel 1891”, si legge nel verbale di delibera dell’Assemblea capitolina, “in oltre centoventi anni di vita operosa e ininterrotta, sia in pace sia in guerra, ha acquisito nel corso di tanti anni un profondo radicamento nella città che lo ospita e ha continuato a essere severo custode di quelle virtù che consacrano il Soldato di Sanità”.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel suo discorso ha rivolto un particolare ringraziamento al personale del policlinico militare Celio “per l’assistenza prestata a tutti i militari all’estero, portando per il mondo il nome di Roma”, sottolineando inoltre “l’impegno profuso nella sperimentazione delle cellule staminali”.

Il generale Graziano, dopo aver ringraziato le autorità presenti e la città di Roma, che ospita dal 1891 il Policlinico militare Celio, per il prestigioso riconoscimento concesso ha espresso la sua riconoscenza “per l’attività svolta dall’ospedale militare, in particolar modo negli ultimi anni: numerosi soldati, uomini e donne, sono vivi per la professionalità che il personale medico militare ha espresso sul terreno, sul campo e nelle sale operatorie”, ha continuato il Generale Graziano facendo sapere che “noi stiamo investendo sulla ricerca, assieme alla componente sociale e umana del Paese per assicurare una sempre maggiore professionalità nell’interesse del Paese, di tutte le Forze Armate e della città di Roma”.

Il direttore del Policlinico Celio, generale Germani, ha dichiarato che “il Policlinico militare Celio, oltre a operare in Afghanistan , Libano e Kosovo, si evolve anche dal punto di vista tecnico scientifico grazie alle collaborazioni con le Università di Roma e con gli altri ospedali della Capitale”.

“Sul territorio nazionale – ha spiegato il direttore – il Policlinico militare è inserito nel circuito dell’emergenza sangue a Roma e ha curato, di recente, tanti cittadini romani che in situazioni di criticità non potevano essere ricoverati, a causa del sovraffollamento, nelle strutture pubbliche”.

L’impegno del Policlinico militare si è anche estrinsecato nella partecipazione alle missione di pace nel mondo in cui l’Italia ha fornito il suo contributo di solidarietà internazionale.

Sono trascorsi ormai più di 30 anni dal suo primo intervento nella città di Beirut nel 1982. Da allora gli Ufficiali medici e i Sottufficiali infermieri del Celio sono periodicamente partiti per fornire la loro assistenza in molti teatri operativi, tra i quali il Kurdistan nel 1991, la Somalia nel 1993, il Mozambico nel 1994, la Bosnia e l’Albania nel 1996, il Kosovo nel 1999, la Macedonia nel 2000, l’Iraq dal 2003 al 2006, il Ciad nel 2008 e Haiti, in occasione del terremoto nel 2010. Attualmente, il Celio alimenta con personale sanitario l’Afghanistan, il Libano e il Kosovo.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

Al Celio seminario sui trapianti d’organo nell’ambito della campagna “Difendi la Patria. Dai valore alla vita”

È in corso oggi, nella sala Lisai del policlinico militare del Celio, il seminario “I trapianti d’organo e la cultura della donazione”.

Organizzato dall’Ispettorato generale della Sanità militare in collaborazione con il Centro nazionale trapianti e l’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule, l’evento – alla sua seconda edizione – si inserisce nell’ambito della campagna “Difendi la Patria. Dai Valore alla Vita”, originata da un protocollo d’intesa tra i ministeri della Difesa e della Salute e mirata a promuovere la cultura della donazione e del trapianto d’organi.

Il seminario, riservato a 40 militari appartenenti al personale medico delle quattro Forze Armate, si pone come obiettivo la formazione degli specialisti che, in ambito Difesa, promuoveranno la cultura e l’informazione sui trapianti di organi, tessuti e cellule.

Autorità promotrici dell’iniziativa sono il generale Federico Marmo, ispettore generale della Sanità militare, il dottor Alessandro Nanni Costa, direttore generale del Centro nazionale trapianti, e il dottor Vincenzo Passarelli, presidente nazionale dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule.

Fonte: stato maggiore della Difesa

Foto: il logo è dell’Aido

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Graziano, saluta la brigata Pinerolo di rientro dal Libano

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, ha partecipato ieri mattina, 29 maggio, a Bari alla cerimonia di saluto alla brigata Pinerolo, recentemente rientrata dal Libano dove è stata impiegata nell’ambito dell’operazione Leonte XI di UNIFIL (United Nation Interim Force in Lebanon).

“La brigata Pinerolo – ha affermato il generale Graziano nel suo intervento alla cerimonia di saluto –  è una delle grandi unità operative dell’Esercito sulla quale abbiamo puntato molto, e che vede sue unità impiegate in Afghanistan così come in Libano”.

E ha aggiunto: “Proprio in questo momento di crisi i militari devono essere i più rigorosi, i più seri, quelli che maggiormente si impegnano per mandare un messaggio di ottimismo e coesione al Paese”.

La brigata Pinerolo è stata impiegata in Libano dal 7 novembre 2011 al 9 maggio 2012, periodo durante il quale il comando del contingente multinazionale del Settore Ovest di UNIFIL costituito dai militari di sette nazioni (Ghana, Corea del Sud, Malesia, Irlanda, Slovenia, Brunei e Italia), è stato affidato al generale Carlo Lamanna, comandante della brigata.

E proprio rivolgendosi al generale Lamanna, e a tutti gli uomini e donne della brigata Pinerolo, il Capo di stato maggiore dell’Esercito, che ha comandato la missione UNIFIL dal 2007 al 2010, ha espresso profondo apprezzamento  per i risultati conseguiti in questi mesi di missione in Libano, rimarcando come: “La nostra presenza in quel Paese risponde a esigenze di sicurezza globale e nazionale”.

Il generale Graziano, nel suo discorso, ha rivolto un commosso e reverente pensiero ai familiari dei caduti e ai feriti in operazione, in particolare, ai familiari presenti del Caporal Maggiore Scelto Luigi Pascazio, che ha perso la vita in Afghanistan insieme con il Sergente Maggiore Massimiliano Ramadù il 17 maggio 2010 a seguito dell’esplosione di un IED, e al Caporale Maggiore Giovanni Memoli, ferito in Libano e ancora ricoverato presso l’Ospedale militare del Celio di Roma.

Nell’occasione del sisma che ha colpito ieri mattina il nord Italia, il generale Graziano ha espresso, a nome di tutta la Forza Armata, vicinanza e solidarietà alla comunità emiliana.

La cerimonia è stata organizzata in collaborazione con l’amministrazione del comune di Bari, fa sapere il comunicato stampa dello stato maggiore dell’Esercito, e si è svolta alla presenza del sindaco di Bari, Michele Emiliano, del Console onorario d’Italia in Libano, Ahmad Seklaoui, e di numerose autorità civili, militari, religiose della Regione a testimonianza della vicinanza che il paese, e in particolare la Puglia, quotidianamente manifesta all’Esercito e a tutte le Forze Armate.

Il Contingente multinazionale del Settore Ovest, composto da circa 1100 soldati italiani e da ulteriori 2200 militari, ha operato in stretto coordinamento con le Forze Armate Libanesi per garantire sicurezza e stabilità nel sud del Libano. Sono state effettuate più di 43mila attività operative per il controllo del territorio e della Blue Line, di cui oltre 16mila svolte dai soldati della Pinerolo, autonomamente o congiuntamente alle Forze Armate Libanesi, in aderenza al mandato previsto dalla risoluzione 1701 (2006) delle Nazioni Unite.

Tra le attività intraprese dal Contingente italiano, sono state svolte anche attività nel settore della cooperazione civile-militare realizzate attraverso progetti e donazioni di materiali a favore della popolazione e delle Forze Armate Libanesi.

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Fonte: stato maggiore Esercito

Foto: stato maggiore Esercito