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Sector West, UNIFIL: la Task Force ITALAIR in volo in Libano da 40 anni. Storia e numeri di un quarantennale in teatro operativo

“La Task Force (TF) ITALAIR, componente elicotteri italiana schierata nell’ambito della missione UNIFIL, ha compiuto 40 anni di presenza continuativa in Libano, scrive in un comunicato stampa di ieri, 4 luglio, lo Stato Maggiore della Difesa nel riportare la celebrazione, a Tiro, della presenza italiana nell’ambito della missione delle Nazioni Unite.

“Originariamente chiamata “Squadrone Elicotteri ITALAIR”, – ricorda il comunicato – l’unità fu dislocata nei pressi della cittadina di Naqoura, a sud del Paese dei Cedri, dal 3 luglio del 1979, per adempiere a quanto richiesto dalle risoluzioni 425/1978 e 426/1978 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che, successivamente, diedero vita alla United Nation Interim Force in Lebanon (UNIFIL), con il mandato di ristabilire la pace e la sicurezza internazionale e assistere il Governo del Libano nella ripresa della sua effettiva autorità nel territorio”.

A seguito della escalation del conflitto tra Libano e Israele del 2006, le Nazioni Unite, con la risoluzione 1701 dello stesso anno, hanno esteso le competenze di UNIFIL, ampliandone il mandato nel monitorare la cessazione delle ostilità tra i due Paesi, assistere le Forze Armate Libanesi e supportare la popolazione locale.

In tale contesto, la TF ITALAIR, così rinominata dal 2006, svolge diverse tipologie di missione di volo nell’area di operazioni, che spaziano dalle evacuazioni mediche (Medevac), per le quali un assetto è sempre in prontezza operativa, all’antincendio delle aree boschive e rurali; dai trasporti logistici, alle pattuglie aeree sulla Blue Line, la linea “pratica” di demarcazione lunga 120 chilometri che separa il Libano da Israele; dalla ricerca e supporto alla popolazione in caso di pubbliche calamità, al trasporto di Autorità in visita nelle zone di competenza di UNIFIL.

La TF ITALAIR, costituita nel 1979, supporta ininterrottamente le attività delle Nazioni Unite in Libano, garantendo giornalmente e 24 ore su 24 le proprie prestazioni in tutta l’area di operazioni. ITALAIR è un’unità interforze (Joint) che attualmente impiega elicotteri AB-212 dell’Aviazione dell’Esercito Italiano (AVES), su base 2° Reggimento AVES Sirio, di stanza a Lamezia Terme, ed equipaggi di volo e militari di supporto appartenenti principalmente all’Esercito Italiano, con il concorso della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare.

È l’unità operativa più longeva delle Forze Armate Italiane nell’ambito delle missioni internazionali, oltre a essere l’unica unità di volo interforze (con equipaggi Joint) schierata dall’Italia in un teatro operativo.

Il cuore della TF è costituito da 6 elicotteri a doppia turbina AB 212, con capacità di volo strumentale diurno e notturno, sistema di autoprotezione integrato e stabilizzazione e con possibilità di atterrare su ogni superficie dell’area di operazioni, con un’autonomia di volo stimata in poco meno di 2 ore.

Dal 3 luglio del 1979, ITALAIR ha compiuto circa 42.100 ore di volo, ha trasportato oltre 171.000 passeggeri, svolto 1.250 evacuazioni mediche per un totale di 48.400 missioni di volo effettuate.

Per celebrare la ricorrenza del quarantennale, una cerimonia commemorativa è stata organizzata il 3 luglio presso le antiche vestigia romane dell’ippodromo di Tiro, alle quale hanno preso parte, oltre alle autorità locali, l’ambasciatore d’Italia in Libano S.E. Massimo Marotti, l’Head of Mission e Force Commander di UNIFIL Generale di Divisione Stefano Del Col, il comandante del Settore Ovest di UNIFIL e comandante del contingente italiano in Libano.

Per celebrare l’evento, si apprende, sono giunti dall’Italia 39 ufficiali e sottufficiali, oggi non più in servizio attivo, che negli anni passati si sono avvicendati nella compagine di ITALAIR.

Nel corso della cerimonia, sono stati ricordati i caduti dell’incidente di volo del 6 agosto del 1997, costato la vita a 3 membri dell’equipaggio e a 2 passeggeri.

Fonte e foto: PI SMD

 

Difesa, Libano: sono più di 30 i corsi di addestramento congiunto condotti dai caschi blu italiani negli ultimi tre mesi

“I caschi blu italiani della Joint Task Force Lebanon (JTF-L) del Sector West (SW) dall’assunzione di comando del settore assegnato della Missione UNIFIL, avvenuta lo scorso 19 ottobre, hanno portato a termine più di 30 corsi di addestramento congiunto con le Forze Armate Libanesi (LAF), le Internal Security Forces (ISF) e le Lebanese State Security (LST), scrive lo stato maggiore della Difesa con un comunicato del 21 gennaio.

Finora, si apprende, sono state oltre 100 le giornate addestrative svolte, facendo attestare il numero dei soldati libanesi formati a circa 500 unità.

Il risultato acquisito ha favorito un sostanziale incremento delle operazioni congiunte, che vengono condotte giornalmente sul terreno, che dal 12% sono passate al 23% costituendo, di fatto, il picco più alto mai conseguito dall’avvio dell’Operazione Leonte.

In aggiunta ai corsi conclusi, sono attualmente 3 quelli in fase di svolgimento e più di 10 i pianificati per il mese di febbraio.

La programmazione dei cicli di addestramento avviene su base mensile attraverso una riunione congiunta, tra i rappresentanti del SW e del Quartier Generale libanese del South Litani Sector (SLS), in cui viene presentata un’offerta formativa alle LAF, e tramite incontri organizzati con i vertici delle ISF e delle LST, spiega la Difesa.

Il training con le Forze di Sicurezza rispecchia una pianificazione che si attaglia ai requisiti operativi identificati e tiene conto dei feedback sulla condotta delle attività operative congiunte, cercando di compensare gli scostamenti tra ciò che viene richiesto e ciò che viene raggiunto dalla controparte.

L’obiettivo del contingente italiano è quello di garantire alle LAF la full operational capability (FOC) e, come indicato dalla UNSCR 2433/2018, la loro legittimazione nel sostenere l’azione delle Autorità di Governo, specialmente nel Libano del sud, e il loro ruolo di tutori della sicurezza soprattutto nel contrasto al terrorismo.

Oltre che l’assistenza alle Forze di Sicurezza locali, le aree gravitazionali sancite dal mandato conferito dalla Risoluzione 1701/2006, in cui operano i caschi blu italiani, includono il monitoraggio della cessazione delle ostilità tra Libano e Israele e il supporto alla popolazione locale.

I tre compiti sono funzionalmente interconnessi tra loro e sono univocamente orientati allo scopo di consentire l’auspicabile raggiungimento di un cessate il fuoco permanente tra le parti, rafforzare la capacità delle Forze libanesi di garantire la sicurezza del proprio territorio e creare quelle condizioni di crescita sociale ed economica funzionali al benessere della comunità locale.

Inoltre, l’Italia è impegnata in Libano anche con la Missione Militare Bilaterale Italiana (MIBIL), operante in Libano dal 2015, con lo scopo di organizzare, condurre e coordinare attività di formazione e addestramento in favore delle LAF, inquadrandosi nel più ampio contesto internazionale che si propone di supportare le istituzioni della nazione mediorientale al fine di incrementarne le capacità complessive.

Fonte e foto: PI SMD

 

Mogadiscio, Somalia: si è celebrato in Libano il 25° anniversario della morte del sottotenente Millevoi

La base di Shama, nel Libano meridionale, è dedicata al sottotenente Medaglia d’Oro al Valor Militare Andrea Millevoi, caduto a Mogadiscio nell’ambito dell’operazione umanitaria dell’ONU UNOSOM II – “Ibis”, nella denominazione italiana – per opera di un cecchino appartenente ai miliziani somali. La base, sede del Sector West di UNIFIL, è dedicata e intitolata alla Medaglia d’Oro.

È lo stato maggiore della Difesa che con un comunicato stampa odierno rende nota l’attività in memoria del sottotenente Millevoi da parte del contingente italiano schierato a Shama.

Alla cerimonia, particolarmente sentita, hanno preso parte volontariamente anche i colleghi stranieri, si apprende.

Il gen Paolo Fabbri, Comandante del Sector West (SW) di UNIFIL, dopo l’Alzabandiera ha reso gli onori ai Caduti e deposto una corona d’alloro davanti alla lapide realizzata in ricordo del Sottotenente Millevoi. Il ceppo fu realizzato dai militari della brigata Meccanizzata Granatieri di Sardegna, alla quale apparteneva il giovane ufficiale nel 1993, poiché effettivo al reggimento Lancieri di Montebello (8°).

“Millevoi – ricorda la Difesa – fu il terzo caduto italiano in quella che viene ricordata come Battaglia del pastificio, nella quale persero la vita anche il paracadutista di leva Pasquale Baccaro e il sergente maggiore Stefano Paolicchi.”

«Comandante di plotone blindo pesanti “CENTAURO”, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell’ambito dell’operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite,” – si legge nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare – “partecipava con il 183º Reggimento Paracadutisti “NEMBO” al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati da miliziani somali, con perizia ed intelligenza concorreva con le forze alle sue dipendenze allo sganciamento di alcuni carri rimasti intrappolati nell’abitato. Dopo avere scortato un mezzo adibito allo sgombero di alcuni militari feriti, si riportava nella zona del combattimento e incurante dell’incessante fuoco nemico coordinava l’azione dei propri uomini e contrastava personalmente con l’armamento leggero di bordo l’attacco nemico. Per conferire più efficacia alla sua azione di fuoco, si sporgeva con l’intero busto fuori dal mezzo esponendosi al tiro di un cecchino che lo colpiva mortalmente. Cadeva con le armi in pugno offrendo un chiarissimo esempio di coraggio, determinazione, assoluto sprezzo del pericolo ed elevatissimo senso del dovere sublimato dal supremo sacrificio. Mogadiscio, 2 luglio 1993.»

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Fonte e foto: PI SMD

Sector West, UNIFIL: cambio al CSS Bn, i Paracadutisti della Folgore cedono il comando agli Alpini della Julia/MLF

I Paracadutisti del reggimento Logistico Folgore, impegnati nell’ambito della missione in Libano UNIFIL, hanno ceduto il comando del Combat Service Support Battalion (CSS Bn) al reggimento Logistico Julia.

La cerimonia di passaggio di consegne al comando dell’unità logistica italiana dell’Esercito presente in Libano tra il reggimento Logistico Folgore e il reggimento Logistico Julia si è svolta martedì 22 maggio presso la sede del Comando del Sector West della missione UNIFIL, nella base UNP 2-3 di Shama, fa sapere in dettaglio il Sector West (SW).

Alla presenza del gen Paolo Fabbri, Comandante del Sector West di UNIFIL e della brigata Alpina Julia – Multinational Land Force (MLF), il col Salvatore Pisciotta ha ceduto il comando al col Michele Losavio.

Il CSS Bn, su base reggimento Logistico Folgore, dal novembre 2017 ha garantito il supporto logistico a favore di tutti i reparti militari italiani presenti in Libano e ha altresì svolto tutte le attività logistiche anche a favore di tutti i contingenti militari stranieri presenti nel Sector West di UNIFIL.

In particolare, negli ultimi sei mesi i Paracadutisti hanno percorso più di 200.000 km lungo le principali vie di comunicazione stradali libanesi per assicurare il trasporto di personale, mezzi e materiali in afflusso e deflusso dall’Italia e le attività logistiche di rifornimento di viveri, acqua e carburante a favore di tutte le principali basi italiane presenti nella parte meridionale del Libano.

La componente mantenimento, con più di 15.000 ore di lavorazione prodotte, ha altresì provveduto alla riparazione e manutenzione di tutti veicoli militari italiani impiegati in operazione.

Grazie alle attività di medical care, che hanno permesso di curare più di 1.400 civili libanesi, il CSS Bn ha contribuito notevolmente a incrementare la percezione positiva e la fiducia nei confronti dei Caschi Blu italiani presenti in Libano nell’ambito della Missione in Libano UNIFIL.

Nel corso della cerimonia, il col Pisciotta, dopo aver ringraziato i propri uomini e donne, le autorità locali e la popolazione civile libanese, ha sottolineato l’importanza del supporto logistico ricordando il sacrificio degli autieri italiani che, proprio nel corso della Battaglia degli Altipiani nel maggio 1916, riuscirono a trasferire in brevissimo tempo migliaia di soldati dal fronte dell’Isonzo a quello degli Altipiani, assicurando il successo della manovra italiana.

Il reggimento Logistico Julia di Merano è alla prima partecipazione alla missione UNIFIL da quando nel 2014 è passato alle dipendenze della brigata Alpina Julia.

Nel 2009, tuttavia, con la vecchia denominazione di 24° reggimento Dolomiti, aveva già preso parte alla missione in Libano, spiega il SW.

Con la cerimonia del cambio al comando del Combat Service Support Battalion si completa il rientro in Italia di tutti i reparti della brigata Paracadutisti Folgore e lo schieramento di tutti quelli della brigata Julia/MLF.

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Fonte e foto: SW UNIFIL

Sector West, UNIFIL: cambio a ITALBATT, il Savoia Cavalleria (3°) cede la responsabilità al 7° Alpini

Lo Stendardo di Savoia Cavalleria ha lasciato il Libano il 24 aprile scorso dopo alcuni mesi di attività operativa nel Libano del sud.

Il passaggio di responsabilità tra il reggimento Savoia Cavalleria (3°) e il 7° reggimento Alpini è avvenuto nella serata del 24 aprile, fa sapere lo stesso Savoia Cavalleria attraverso il sito web istituzionale dello stato maggiore della Difesa.

Il col Cristian Margheriti, al Comando della Task Force costituita dai baschi amaranto del Savoia Cavalleria (3°) e quelli del 183° reggimento Nembo, ha ceduto al col Antonio Arivella, Comandante del 7° reggimento Alpini, che per la specifica esigenza d’impiego inquadra anche il gruppo squadroni del reggimento Piemonte Cavalleria (2°), la responsabilità dell’area di competenza di ITALBATT, nel sud della Terra dei Cedri.

Dall’ottobre scorso, i peacekeeper della brigata Paracadutisti Folgore hanno operato sotto l’egida delle Nazioni Unite nel rispetto della risoluzione 1701 e 2373 con i compiti principali di monitorare e prevenire la cessazione delle ostilità, di supportare le Forze Armate Libanesi (LAF) nella condotta delle attività di controllo nel Sud del Paese, nonché di assistere la popolazione locale con i progetti di Cooperazione Civile e Militare.

Le quasi 9.000 attività operative svolte nel corso dei 6 mesi di mandato, si legge dal sito della Difesa, sono il “termometro” dell’intenso impegno che ha visto gli uomini e le donne di ITALBATT lavorare notte e giorno anche in stretta cooperazione con le LAF. Attenzione mirata al pattugliamento lungo la linea di demarcazione denominata Blue Line, senza mai mettere in secondo piano le proficue sessioni addestrative con le forze di sicurezza locali.

Parallelamente e con il medesimo, concreto, approccio, si sono svolte le numerose attività di cooperazione con le istituzioni locali.

“Donazioni di materiale didattico e sanitario non hanno visto soluzione di continuità – si apprende in dettaglio – raggiungendo tutte le 19 municipalità esistenti nell’area. Non meno importante il contributo dei medici della Task Force della Folgore, con quasi 1.000 pazienti visitati durante le numerose Medical Care svolte, soprattutto a favore di anziani e bambini delle comunità più disagiate”.

Nel suo discorso di commiato il col Cristian Margheriti ha ringraziato le tantissime autorità locali civili e religiose, incontrate quotidianamente nel corso di questi mesi, la cui collaborazione ha reso possibile la condivisione di una linea di azione comune mirata ai bisogni della popolazione: “accoglienza, rispetto e solidarietà i sentimenti che hanno accompagnato i rapporti di questo intenso periodo di lavoro”.

Non è mancato, nel suo intervento, il riconoscimento dell’eccezionale spirito di collaborazione manifestato dalle Forze di sicurezza Libanesi e dell’apporto professionale, di altissimo livello, espresso dai caschi blu serbi, inquadrati nel battaglione a guida italiana.

“Il successo della Task Force è il successo dei soldati di ITALBATT, questa esperienza rimarrà nei vostri cuori perché ognuno di voi ha contribuito ancora una volta a portare Pace e stabilità” ha infine commentato il 103° Comandante di Savoia Cavalleria rivolgendosi ai suoi Paracadutisti, riporta il sito della Difesa.

Il Comandante della brigata Julia, gen Paolo Fabbri, subentrato pochi giorni fa al Comando della Joint task Force Lebanon – Sector West, ha presenziato alla cerimonia passando ufficialmente il Comando di ITALBATT, a guida italiana, nelle mani del col Arivella e confermando i tangibili successi ottenuti dalla Task Force dei paracadutisti di Savoia Cavalleria e del Nembo durante il mandato semestrale appena concluso.

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Fonte e foto: rgt Savoia Cavalleria (3°), SMD

Sector West, UNIFIL: TOA a Shama, alla Folgore subentra la Julia/MLF, per la prima volta in conformazione DECI

Lo stato maggiore della Difesa ha comunicato oggi, 16 aprile, che “Il Generale di Brigata Rodolfo Sganga, Comandante della Brigata Paracadutisti Folgore, dopo sei mesi di attività ha ceduto al Generale di Brigata Paolo Fabbri, Comandante della Brigata Alpina Julia, il comando del Settore Ovest della Missione UNIFIL costituito da circa 4.000 peacekeeper provenienti da 12 differenti Nazioni”.

Nei sei mesi di mandato, i Paracadutisti italiani, seguendo la linea operativa dei predecessori, nell’ottica dell’obiettivo e dello sforzo comune delle Forze Armate Italiane impiegate nelle Missioni Fuori Area, hanno operato nel rispetto delle risoluzioni 1701 e 2373 delle Nazioni Unite, tese a garantire la cessazione delle ostilità nel sud del Libano, la libertà di movimento, il supporto alle Forze Armate Libanesi e la sicurezza della popolazione locale, spiega lo stato maggiore della Difesa.

In questo periodo, si apprende, sono state incrementate notevolmente le attività operative, passate nell’ultimo anno da una media di 200 a oltre 240 al giorno, e sono stati più di 450 gli uomini delle Forze di Sicurezza Libanesi che hanno svolto attività addestrative con i militari italiani.

In totale sono state 1.650 le attività di Cooperazione Civile Militare (CIMIC) condotte a supporto della popolazione locale e circa 260 sono state le attività svolte dai medici italiani, sia a domicilio presso le 108 municipalità del settore che presso le basi del contingente italiano, visitando oltre 2.200 persone.

Nel discorso di commiato, il gen Sganga ha ringraziato le autorità locali civili e religiose presenti e incontrate quotidianamente nel corso di questi mesi.

“Autorità pubbliche straordinarie – riporta la Difesa – così vicine alle esigenze del proprio popolo, e senza il supporto delle quali il lavoro come UNIFIL non avrebbe potuto essere così eccezionalmente aderente alle esigenze della popolazione”.

Il Comandante del Sector West (SW) ha concluso il proprio intervento ringraziando gli uomini e le donne in uniforme delle Forze di sicurezza Libanesi, “veri protagonisti della sicurezza del popolo libanese”, e tutti i caschi blu internazionali che hanno operato fianco a fianco con i soldati italiani, dimostrandosi ogni giorno, anche nelle differenze culturali e operative “un elemento di forza straordinaria”.

La brigata Folgore ha operato con successo durante il suo mandato semestrale in un contesto estremamente fragile che è stato caratterizzato da diversi episodi destabilizzanti di notevole rilievo a livello regionale con riflessi politici, sociali ed economici nel delicato scacchiere medio-orientale, sottolinea la Difesa.

La brigata Alpina Julia / Multinational Land Force (MLF), alla prima partecipazione alla missione UNIFIL in Libano, si schiererà  per la prima volta in assoluto in conformazione DECI (Defence Cooperation Initiative), che prevede l’impiego insieme ai militari italiani nelle cellule del Comando e nelle unità di manovra di Leonte XXIV non solo di personale di Slovenia e Ungheria, ma anche di Austria e Croazia, “a testimonianza della volontà di costruire ancora di più solide capacità per stringere le relazioni nell’area sud adriatica dell’Europa e renderle un esempio da seguire”, conclude il comunicato stampa.

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Fonte e foto: PI SMD

Sector West, UNIFIL: il cane anti-esplosivo Jimmy, detto Gamain, muore in servizio a Shama

“Questa mattina, durante lo svolgimento di un regolare turno di servizio per il controllo anti-esplosivo sui veicoli in ingresso presso la base di Shama, sede del Comando del Settore Ovest di UNIFIL, attualmente su base Brigata Paracadutisti ‘Folgore’, è deceduto Jimmy – detto Gamain – uno dei cani del nucleo cinofili del Contingente Italiano schierato in Libano”.

È con queste righe che lo stato maggiore della Difesa annuncia nella serata di oggi, 3 aprile, il decesso di Jimmy, pastore belga malinois di 11 anni, inquadrato presso il Gruppo Cinofili del Centro Militare Veterinario di Grosseto e attualmente in missione in Libano con il contingente italiano.

Il decesso, spiega la Difesa nel comunicato stampa, sarebbe da ricondurre a un malore.

Jimmy, che era prossimo alla pensione, ha svolto il proprio servizio per oltre 10 anni, inquadrato nel Gruppo Cinofili del Centro Militare Veterinario. Era già stato impiegato, per ben sei volte, in missioni all’estero in Afghanistan, in Kosovo e in Libano.

A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo, prima, da parte del suo conducente, un Caporal Maggiore Capo dell’Esercito, e, poi, da parte dell’Ufficiale veterinario del contingente, prontamente intervenuto sul posto, si legge dal comunicato odierno.

I cani impiegati nei nuclei cinofili per la ricerca degli esplosivi vengono selezionati da cuccioli, attraverso una valutazione delle loro capacità e della loro indole caratteriale.

Affidati a un militare conducente, con cui condivideranno tutta la loro carriera – “ma, spesso, anche la pensione, poiché sempre più frequentemente i conducenti chiedono poi l’affido di questi cani al termine del loro servizio”, spiega lo stato maggiore della Difesa – effettuano, insieme al proprio “commilitone umano”, un corso di formazione e addestramento della durata di un anno.

Durante il corso, l’animale, oltre a instaurare un rapporto del tutto speciale con il proprio conducente, attraverso il gioco e le associazioni a esso correlate impara a ricercare, individuare e segnalare opportunamente la presenza di sostanze esplosive.

Negli anni, l’impiego di unità cinofile all’interno dei contingenti militari nazionali è divenuto fondamentale per contrastare il pericolo degli ordigni esplosivi improvvisati (IED), una delle minacce più subdole per i militari che operano nei teatri operativi di tutto il mondo.

“Per questo, la scomparsa di uno di questi ‘militari a quattro zampe’ determina sempre costernazione per la loro preziosa e insostituibile opera, volta a garantire la sicurezza e l’incolumità dei propri ‘commilitoni umani’”, conclude il comunicato stampa.

Fonte e foto: PI SMD

Sector West, UNIFIL: mons Marcianò a Shama per la Santa Pasqua celebra con Pastorale realizzato da un Paracadutista della Folgore

“S.E. Monsignor Santo Marcianò, Ordinario Militare, ha incontrato a Shama, sede del Comando del Settore Ovest di Unifil su base Brigata Paracadutisti Folgore, i militari italiani schierati nel sud del Paese nell’ambito della Missione UNIFIL”, ha fatto sapere con un comunicato stampa odierno lo stesso Sector West (SW).

Accolto dal gen Rodolfo Sganga, Comandante del Settore di UNIFIL a guida Italiana, l’Ordinario Militare per l’Italia ha presieduto in questi giorni tutte le tradizionali celebrazioni che precedono la Santa Pasqua.

Mons Marcianò, fa sapere il Sector West, ha colto l’occasione per ringraziare i militari italiani del lavoro che svolgono costantemente al servizio del popolo Italiano e di tutti i popoli dei molti Paesi nei quali sono presenti le nostre Forze Armate, “grandi professionisti portatori di pace e stabilità”.

Il Bastone pastorale, si apprende dal comunicato stampa, “è stato realizzato da un Paracadutista della Folgore”.

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Fonte e foto: SW UNIFIL

Sector West, UNIFIL: un quick impact project dei peacekeeper italiani a favore dei bambini con “special needs”

I Paracadutisti dell’8° reggimento Genio Guastatori della Engineer Company del Combat Support Battalion (CS Bn), di stanza nel Libano del sud nell’ambito del Sector West (SW) della missione UNIFIL, hanno completato il quick impact project che rientra nell’ambito delle attività di cooperazione Civile MIlitare (CIMIC), ha fatto sapere lo stato maggiore della Difesa (SMD) con un comunicato stampa di ieri, 21 marzo.

La donazione di attrezzature per la lavorazione del legno, per la ristrutturazione del laboratorio di carpenteria della School for children with special needs, di Ayta Ash Sha’b, nel sud del Libano, ha concluso un progetto a favore delle fasce deboli della popolazione, spiega nel dettaglio SMD.

Il laboratorio, ristrutturato in soli tre giorni dai Paracadutisti del Genio Guastatori, risulta fondamentale per i giovani studenti diversamente abili che hanno voluto partecipare in prima persona alla ristrutturazione.

Tale struttura consente lo svolgimento di molte attività, spiega SMD nel comunciato, quali l’educazione fisica e mentale dei bambini disabili e l’insegnamento di un mestiere per l’inserimento nel mondo del lavoro.

I quick impact project sono attività a breve termine che hanno un ritorno eccezionale per la popolazione locale proprio per la velocità di realizzazione e per il diretto e immediato beneficio a favore degli utilizzatori.

La sostenibilità del progetto è garantita dalla donazione dei materiali e dall’organizzazione di un corso svolto da alcuni falegnami italiani a favore del responsabile del laboratorio e di alcuni bambini che potranno incrementare, in prima persona, gli interventi di manutenzione degli arredi e delle attrezzature della scuola, creando oggetti e giochi tesi ad aumentare la loro creatività, nonché a migliorare il benessere e il comfort all’interno delle loro aule

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Fonte e foto: PI SMD

 

Sector West, UNIFIL: primo corso C-IED a favore delle LAF da parte degli istruttori italiani del Combat Support Battalion

Nei giorni scorsi è stato svolto, a Shama presso il Comando del Settore Ovest (Sector West, SW) di UNIFIL a guida Italiana su base brigata Paracadutisti Folgore, al comando del gen Rodolfo Sganga, il primo corso di C-IED Awareness, focalizzato sulla lotta agli ordigni improvvisati, a favore delle Forze Armate Libanesi (LAF).

È lo stesso Sector West a darne notizia con un comunicato stampa di oggi, 12 marzo.

Gli istruttori del Combat Support Battalion (CS Bn), su base 8° reggimento Guastatori Paracadutisti, con il supporto degli assetti cinofili del Centro Veterinario Militare, hanno condotto l’attività sviluppandola con fasi teorico-pratiche, con lo scopo di formare i militari libanesi nel delicato settore degli ordigni esplosivi improvvisati e di quelli inesplosi.

Più in dettaglio, si apprende, gli istruttori del Combat Support Battalion hanno fornito ai frequentatori le nozioni di base per riuscire a riconoscere il munizionamento regolamentare e le procedure da adottare in presenza di ordigni inesplosi (UXOs) o ordigni improvvisati esplosivi (IEDs) al fine di ridurre il rischio per le forze che operano sul terreno e per saper gestire eventuali incidenti.

L’attività operativa, che rientra nel bacino delle operazioni condotte quotidianamente insieme alle Forze Armate Libanesi, è stata particolarmente apprezzata poiché mirata a incrementare ulteriormente il livello tecnico professionale dell’apparato preposto a garantire la sicurezza nel sud del Libano nel rispetto delle Risoluzioni 1701 e 2373 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sottolinea il comunicato.

Nell’ambito della missione ONU in Libano, il Combat Support Battalion è l’unità che garantisce il supporto alle forze di manovra assicurando unità per la bonifica degli ordigni, il contrasto alla minaccia chimica, biologica, radioattiva e nucleare (CBRN) e le comunicazioni per il contingente italiano e per tutte le nazioni operanti nel Sector West di UNIFIL.

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