soldato futuro

CME Puglia: l’Esercito alla 83^ Edizione della Fiera del Levante con il simulatore VTLM Lince

“Anche quest’anno, come oramai di consuetudine, l’Esercito parteciperà, dal 14 al 22 settembre, alla 83^ edizione della Fiera del Levante, che è uno degli eventi espositivi più importanti del centro sud Italia”, fa sapere il Comando Militare Esercito (CME) Puglia con un comunicato stampa odierno.

Lo stand della Forza Armata, che sarà allestito in via Venezia (in prossimità del fontanone centrale) e nel padiglione 173, avrà come tema conduttore l’evoluzione tecnologica dei mezzi e dei materiali in dotazione all’Esercito e l’uso dei simulatori, sempre più diffuso nell’ambito addestrativo, al fine di ridurre l’impatto ambientale.

In particolare, lo stand, organizzato dal CME Puglia, ospiterà alcuni mezzi ed equipaggiamenti in dotazione alla Brigata Pinerolo e al Comando dei Supporti Logistici, tra cui il veicolo blindato medio Freccia, l’obice di artiglieria FH-70, il robot di ricognizione, droni e l’equipaggiamento del “Soldato futuro”, già in dotazione agli uomini della Brigata pugliese.

Tra gli assetti schierati ci saranno due novità assolute in Puglia, assicura il comunicato: il simulatore di guida per il VTLM Lince – grazie al quale il visitatore potrà entrare materialmente nel mezzo per guidarlo virtualmente in area operativa – e la presenza di Rivista Militare, periodico nato nel 1856 ed edito dall’Esercito dedicato a diffondere i temi della difesa e della sicurezza, in tutte le varie sfaccettature, da quelle storiche a quelle tecnico professionali.

Lo stand sarà basato essenzialmente sull’interazione con il pubblico, spiega il CME Puglia, infatti l’area espositiva si aprirà con le attività dinamiche poste in essere dalla Brigata Paracadutisti Folgore e dalla Brigata Alpina Taurinense.

I visitatori potranno scalare una parete artificiale di roccia con l’aiuto di istruttori alpini, ovvero confrontarsi con il percorso di Military Fitness con i Paracadutisti della Folgore.

Per l’occasione, il Generale di Brigata Giorgio Rainò, Comandante territoriale dell’Esercito in Puglia, ha evidenziato come quest’anno l’allestimento sia stato ulteriormente arricchito di nuovi assetti, ponendo l’accento sulla cultura e sull’attenzione verso l’ambiente e restando sempre “di più insieme” grazie ai dispositivi interattivi.

“Un modo di vivere qualche bel momento in compagnia dell’Esercito inserito nella campionaria barese”, conclude il comunicato.

Fonte e foto: CME Puglia

CESIVA: training, sperimentazione e Forza NEC ma anche obiettivo EU in ambito PESCO

Da punto di riferimento per il training e l’approntamento di Grandi Unità a vero e proprio European Training Certification Centre for European Armies. Sì, perché, diciamolo subito, il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (CESIVA) ha un livello di ambizione ben definito in dimensione europea, che si colloca nell’ambito della PESCO e si concretizza in un progetto che vede l’Italia leader a Bruxelles, appoggiata per ora dalla Grecia.

Se questo progetto si realizzasse, il CESIVA dovrebbe affrontare una riconfigurazione tale da permettere una decisa internazionalizzazione del centro.

La Caserma Giorgi, dove a Civitavecchia ha sede, verrebbe in parte ricondizionata per arrivare a un modello sulla linea del centro NATO di Bydgoszcz, in Polonia.

Attualmente il CESIVA – che è retto da un generale a due stelle (ora il Generale di Divisione Roberto D’Alessando) e che dipende dal Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT) ma con l’ambizione di passare sotto la dipendenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (Capo di SME), come sembra del resto già in orientamento – è stato ispirato ai modelli dei centri NATO di Stavanger (Norvegia) e, appunto, di Bygoszcz, secondo quanto indicato nella Linee di indirizzo del Capo di SME 26 marzo 2018.

Nel 2018 ha addestrato 1.057 militari in ambito constructive CPX-CAX (esercitazioni per posti comando, Command Post Exercise e Computer Assisted Exercise) provenienti dalle brigate Friuli, Garibaldi, Julia, Pinerolo, Taurinense e dai reggimenti 5° Alpini e 8° Artiglieria, e destinato ai teatri operativi di Afghanistan, Kosovo, Libano, oltre che al bacino JRRF (Joint Rapid Response Forces).

Nello stesso anno il personale addestrato nei centri di addestramento tattico (CAT) si attesta a 2.513 unità (Bluefor) e 711 unità (Opfor) per un totale di 21 sessioni di training.

I numeri per ambire a una riconfigurazione a livello europeo ci sono dunque tutti. Di più: “gli strumenti tecnici e la professionalità li abbiamo, occorre ulteriore personale e, soprattutto, servono risorse finanziarie”, ha reso noto il Gen. B. Manlio Scopigno, vicecomandante del CESIVA.

Per meglio focalizzarsi sul progetto European Training Certification Centre for European Armies, il Centro ha programmato una conferenza per il prossimo mese di luglio incentrata sul progetto già presentato in ambito PESCO e in attesa di almeno un altro paio di adesioni oltre alla Grecia, questo per poter ottenere un finanziamento che consenta la realizzazione dell’obiettivo di crescita, ha spiegato il Gen Scopigno.

In poche parole, se non vi fossero altre adesioni al progetto, allo stato attuale l’Italia dovrebbe finanziarsi da sola. Qualcosa in termini di interessamento, tuttavia, si sta muovendo a livello tecnico-tattico, come si apprende, manca però il supporto politico che, se la visione strategica non difetta, non può non arrivare.

Al momento il Centro continua a rappresentare un punto di riferimento in ambito nazionale nel settore della simulazione addestrativa. Valuta le capacità di pianificazione e di condotta dei posti comando delle unità, concorrendo all’approntamento di quelle designate all’impiego fuori del territorio nazionale, e sperimenta le componenti del programma di digitalizzazione dell’Esercito.

Valutazione e sperimentazione sono infatti i punti cardine dell’attività del CESIVA, come indica in dettaglio la sua mission nell’esporne i compiti:

o             Valutare le capacità di pianificazione e condotta delle operazioni militari dei posti comando delle unità dell’area operativa del livello ordinativo di reggimento, Brigata e Divisione;

o             Valutare le capacità di pianificazione e condotta delle operazioni militari delle unità dell’area operativa del livello ordinativo plotone, compagnia e battaglione/reggimento;

o             Sperimentare i prodotti dei progetti di sviluppo ovvero di ammodernamento dei sistemi informatici per le aree C4ISTAR e per la simulazione.

L’obiettivo è concorrere all’approntamento generale ovvero specifico delle Unità dell’area operativa dell’Esercito Italiano, passando da una capacità attuale dell’area addestrativa di 140 postazioni di lavoro a un totale di 540, con un incremento di 400 unità.

Un’ulteriore ambizione del Centro è rappresentata dal divenire il punto di coordinamento per lo sviluppo degli scenari esercitativi e per crearne di specifici, cosa che allo stato attuale viene eseguita invece da ogni singolo ente in base alle proprie esigenze. Un salto di qualità che nel 2020 dovrebbe divenire realtà di pari passo alla possibilità di creare e condurre esercitazioni congiunte senza spostarsi dalla sede.

Lo sviluppo successivo è l’inserimento in attività di carattere internazionale, un passo che renderebbe possibile l’obiettivo di networking and federation e con esso la valorizzazione del CESIVA così come auspicato dalle linee di indirizzo del CaSME della fine dello scorso anno.

Una volta consolidata questa struttura non ci sarebbero limiti allo svolgimento di attività la cui training audience potrebbe quindi essere costituita da figure civili e non soltanto militari. Ecco allora spiegata la potenzialità del Centro, che potrebbe allora estendersi anche a esercitazioni di natura civile o a test di piani di contingenza in caso di emergenze. Da qui l’innalzamento del livello di ambizione fino all’ambito PESCO.

Tornando alle attività di training del settore militare, va detto che i numeri raggiunti dal CESIVA sono testimonianza della validità del sistema costruito, che prevede un addestramento di tipo Live, Constructive e Virtual.

Con Live si intende l’addestramento di comandi e unità sul terreno (persone reali, scenario reale, effetti del fuoco simulati); con Constructive l’addestramento di comandi e staff (unità simulate operano in ambienti operativi simulati su input di persone reali): Virtual, infine, è l’addestramento individuale o in team per persone reali in ambiente operativo simulato (ambiente sintetico).

Tutte le performance dei soggetti esercitati sono poi valutate da team di valutatori. Non solo, l’intero sistema di simulazione viene sottoposto a valutazione da parte del Centro.

Qui, nella Caserma Giorgi di Civitavecchia, si sperimenta il progetto Forza NEC.

Per chi segue questo blog, parlare di questo progetto – o di Soldato Futuro, o di capacità netcentric e di net-centric warfare – significa tornare ad articoli vecchi di quattordici anni. Un chiaro riferimento è stato fatto da queste pagine nel 2006, riportando un convegno intitolato “Il soldato del futuro”, tenuto al Centro alti studi Difesa (Casd) di Roma il 22 marzo di quell’anno, e riprendendo il concetto di net-centric warfare di cui si era parlato nel 2005 durante i festeggiamenti per il 144° anniversario dell’Esercito Italiano.

In quell’occasione – era il 3 maggio 2005 – l’allora Capo di SME dell’Esercito, Generale Giulio Fraticelli, aveva fatto riferimento all’aspetto qualitativo dell’Esercito, in cui tecnologia e standard addestrativi e operativi sono sempre più orientati alle dimensioni di multinazionalità e interoperabilità.

“La situazione appare accettabile – sosteneva allora, nel 2005, il Gen. Fraticellianche se occorre fare di più nel comando e controllo, soprattutto in quella che oggi viene definita capacità net-centric”.

“Il convegno sul ‘soldato del futuro’scrivevo il 20 aprile 2006ha fatto emergere l’importanza della persona: il militare equipaggiato di armi e materiali innovativi è un professionista dal profilo culturale elevato. Motivato, adeguato alla vita militare e al successivo rientro nella vita civile. Questa è la nuova figura di soldato che entrerà a far parte della rete di interconnessione chiamata net-centric warfare”.

Un solido progresso è stato fatto per quanto riguarda la partecipazione diretta allo sviluppo dettagliato dei prodotti che realmente servono: se nel 2015 l’Esercito non era in grado di configurare la struttura di questo sistema – ha ricordato il Capo Ufficio Sperimentazione, Col. Raffaele Schena – a partire dal 2016/17 il CESIVA ha configurato un’architettura complessa senza più l’ausilio dell’industria.

Ora il Centro è l’hub dei 7 laboratori ITB (Integration Test Bed) che eseguono test sui sistemi hardware forniti da Leonardo e che lavorano ognuno sulla base della propria specificità con l’interconnessione come obiettivo, al fine di effettuare attività congiunte, creare scenari per attività sperimentali e stimolare così i sistemi C2 (comando e controllo).

Il sistema Forza NEC rimane concentrato sul suo obiettivo originario, ossia sull’interconnessione: elemento già visto in passato a sostegno di tutto il progetto che nel 2006, nelle parole dell’allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola, partiva dalla consapevolezza dell’avvenuta mutazione degli scenari di sicurezza e, dunque, dalla necessità di prediligere gli elementi expeditionary, joint e combined.

Era il momento, si pensava, di sfruttare i progressi tecnologici in virtù del concetto di Network Centric Warfare (NCW), sviluppato in area statunitense e ripreso dagli inglesi con la definizione di Network Enabled Capability (NEC).

Sviluppare i due concetti con l’obiettivo di mantenere una superiorità dell’informazione richiedeva comunque un adeguamento delle piattaforme e dei sistemi in uso fino al completo rinnovamento.

Anche perché l’obiettivo di interconnettere i sistemi C2 delle Forze Armate in un’unica rete, in modo da ottenere la loro interazione per raggiungere un’integrazione a livello strategico, si sarebbe realizzato tramite una architettura di Comunicazione, Comando e Controllo e Computer (C4), oltre alla digitalizzazione degli equipaggiamenti delle Forze Armate per connetterli alla rete stessa, ricorda il Col. Schena.

Dal 2006 al 2014, uno studio di fattibilità, unitamente a un project definition, con implementazione a tre spire (concetto di spirale come continua evoluzione e avanzamento), ragionava su una forza terrestre NEC di livello divisionale articolata su 3 brigate digitalizzate, 1 landing force digitalizzata e relativi supporti.

Nel 2010 il concept development & experimentation, inserito come risk reduction phase, prevedeva una spesa di 800 milioni di euro in attività di R&S per realizzare le capacità idonee a testare l’architettura C4ISTAR di una forza digitalizzata e l’implementazione di un ITB Forza NEC.

Successivamente il progetto viene rivisto riducendo le brigate a 2, anziché 3, e mantenendo comunque la landing force.

Il concept development & experimentation, ancora in corso, ha posto quattro obiettivi da realizzare entro il 2021, momento in cui si tireranno finalmente le somme dovendo valutare le questioni di carattere finanziario: Progettazione architetture target e implementazione dei sistemi C4ISTAR di Forza NEC; Integration Test Bed per la Forza NEC; avvio programmi di industrializzazione e realizzazione pre-serie; fornitura principali sistemi C4ISTAR e C2N.

Il progetto rimane il programma di punta per la trasformazione e l’ammodernamento delle Forze Armate, e ogni sei mesi il Capo di SMD viene informato dello stato di avanzamento.

Attualmente si lavora all’estensione della rete di sensori, dal singolo soldato, alla squadra e via fino alla brigata, per arrivare alla divisione.

L’integrazione tra strumenti e unità avviene in collaborazione con l’industria con l’obiettivo di arrivare al prodotto finito attraverso la sperimentazione e la progressione in un’ottica di riduzione del rischio. Gli stress test, di cui uno è in programma in Puglia a fine maggio, avvengono al poligono, presso le unità.

In laboratorio, invece, si stanno eseguendo anche test con modelli cyber, creando attacchi e generando contromisure. Mentre il simulatore operativo rimane il VBS3.

Inevitabile che una volta completata l’integrazione, il prodotto finito faccia nascere nuove sfide in ambito dottrinale. Se in passato, infatti, la radio la faceva da padrona nelle comunicazioni, con il completamento del progetto Forza NEC entrano in gioco anche le e-mail, le chat e tutti quei mezzi di comunicazione che potrebbero rappresentare il rischio di bypassare tutta la catena C2. Un rischio già tuttavia calcolato e già allo studio, che si esplica per ora in una risposta di cross domain solution, il MILS (Multiple Independent Levels of Security). Una soluzione che unisce due diversi livelli di classifica a determinate condizioni.

Anche quest’ultimo verrà testato a maggio, nell’ambito di una progressione ormai lanciata che vedrà sicuramente il CESIVA protagonista delle prossime sfide del virtual training anche in dimensione europea.

Paola Casoli

Al CESIVA un media day sulle nuove frontiere dell’Esercito digitalizzato: i simulatori per il soldato del futuro

I simulatori addestrativi e lo sviluppo della digitalizzazione sono stati oggetto del convegno tenutosi al Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (CESIVA) lo scorso 3 aprile.

Più in dettaglio, spiega lo stesso CESIVA con un comunicato stampa del 4 aprile, si è trattato di un media day intitolato “I simulatori per il soldato del futuro”.

“Obiettivo dell’incontro con la stampa specializzata nel settore del ‘virtual training’ – rende noto il CESIVA – è stato quello di far conoscere la realtà addestrativa del Centro, presentare le innovazioni legate allo sviluppo e alla sperimentazione dei sistemi di comando e controllo e focalizzare l’attenzione sulla progressiva digitalizzazione dell’Esercito nel contesto del programma della Difesa denominato Forza NEC (Network Enabled Capability)”.

Forza NEC, spiega il comunicato, è un progetto in grado di velocizzare lo scambio di dati e informazioni provenienti dalla zona di operazioni e fornire al comandante di un’unità la possibilità di decidere più velocemente.

Il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito costituisce il principale riferimento per l’applicazione della simulazione addestrativa nell’approntamento dei posti comando delle unità destinate all’impiego fuori del territorio nazionale, focalizza le proprie attività sull’organizzazione di esercitazioni volte ad attestare il raggiungimento delle capacità operative fondamentali per l’assolvimento della missione, utilizzando sistemi informatici tecnologicamente avanzati di simulazione e di comando e controllo.

Al CESIVA, inoltre, è stata assegnata la responsabilità di sperimentare i sistemi integrati per l’addestramento terrestre, di simulazione e di comando e controllo, in funzione dell’ammodernamento di settore, nonché i sistemi per la digitalizzazione del campo di battaglia nel contesto del più ampio programma della Difesa Forza NEC.

I lavori del media day si sono aperti con il saluto di benvenuto da parte del Comandante del Centro, il Gen. D. Roberto D’Alessandro, a cui ha fatto seguito l’intervento del Viceomandante Gen. B. Manlio Scopigno finalizzato a evidenziare mission, compiti e prospettive future del CESIVA.

L’incontro con la stampa è quindi proseguito con le presentazioni del Capo Ufficio Sperimentazione, Col Raffaele Schena, e del Capo Sezione Sperimentazione, il Ten Col Roberto Mozzicato.

Il col Schena, per linee generali, ha illustrato il programma Forza NEC, mentre il ten col Mozzicato si è soffermato sull’Integration Test Bed (ITB) di Forza Armata e sullo sviluppo della 1^ Sessione d’Integrazione Operativa (S.I.O.) del 2019 in corso di svolgimento al Centro.

La giornata si è infine conclusa con la visita ai locali dell’ITB, dove vengono studiati e testati i sistemi integrati per l’addestramento terrestre, di simulazione e di comando e controllo.

Fonte e foto: CESIVA

La Divisione Acqui conclude la Steel Barrier 17, esercitazione multiarma nell’ambito del progetto Forza NEC

È terminata l’esercitazione denominata “Steel Barrier 17”, esercitazione multi-arma a guida Comando Divisione Acqui, fa sapere l’Esercito Italiano dal suo sito istituzionale.

La Steel Barrier 17 ha costituito l’impegno addestrativo che il COMFOTER COE, per l’anno 2017, ha assegnato al Comando delle Forze Operative del Sud (COMFOP SUD) e alla sua unità operativa, la Divisione Acqui.

L’esercitazione, a guida e condotta dalla Divisione Acqui, è un’esercitazione multi-arma alla quale sono state federate altre esercitazioni, quali la 2^ Sessione di Integrazione Operativa della brigata Pinerolo(SIO), il Joint Rapid Reaction Force della brigata Aosta, e l’LRF dei reparti della brigata Garibaldi, la Shardana del Comando Artiglieria, la Torre Romana Marconi del Comando Trasmissioni, la Smart Sapper del Comando Genio e infine la Tormenta Muralia della Scuola di Fanteria, spiega nel dettaglio l’Esercito.

Lo stretto coordinamento tra tutti i Posti Comando – schierati in diversi poligoni e aree addestrative del territorio nazionale tra Torre di Nebbia, Capo Teulada, Monteromano, Piacenza, Cesano di Roma, Torre Veneri e Persano – ha permesso di esercitare simultaneamente sullo stesso scenario operativo più livelli ordinativi, con forze schierate sul terreno, nella condotta di operazioni ad alta intensità, nel rispetto della dottrina e delle procedure della NATO nell’ambito di una simulata Forza Militare di Intervento in un’area di crisi, a seguito di una forte situazione di instabilità e della minaccia concreta all’integrità territoriale di uno Stato dell’Alleanza Atlantica.

In tale ambiente, la Steel Barrier 17 ha rappresentato una grande opportunità di coordinamento e confronto che ha permesso di elaborare e approfondire concetti dottrinali in costante evoluzione come il Battle Space Management, il Targeting e l’impiego in operazioni del Joint Fire Support Element (JFSE), nonché l’impiego delle Unità di Combat Support e Combat Service Support, sfruttando simultaneamente le nuove tecnologie e i moderni sistemi d’arma sviluppati nell’ambito del progetto Forza NEC.

In particolare la 2^ Sessione di Integrazione Operativa (SIO) 2017, condotta dalla brigata Pinerolo nell’ambito della Campagna di Sperimentazione del progetto Forza NEC (Network Enabled Capability), progetto congiunto Difesa-Industria, ha avuto lo scopo di acquisire un’effettiva capacità di operare in modo completamente digitalizzato, utilizzando i sistemi di Comando e Controllo, mezzi tattici nonché equipaggiamenti individuali, acquisiti nell’ambito del programma denominato “Soldato Futuro”.

La Steel Barrier 17 ha molteplici elementi di connessione con lo scenario che ha visto impegnata la Divisione Acqui anche durante la scorsa esercitazione Arrcade Fusion 17 in Inghilterra, attività internazionale a guida del Corpo d’Armata di Reazione Rapida britannico della NATO (ARRC-UK), al quale l’Acqui è da anni affiliata.

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Fonte e foto: Esercito Italiano

 

Forza NEC: la brigata Pinerolo conclude la 3^ Sessione di integrazione operativa

foto 9 - Soldato futuroSi è conclusa il 6 novembre la 3^ Sessione di Integrazione Operativa (SIO) condotta dalla brigata Pinerolo nell’ambito della campagna di sperimentazione del progetto Forza NEC (Network Enabled Capability), progetto congiunto Difesa-Industria, che si prefigge lo scopo di abbattere i tempi di comunicazione e di acquisizione delle informazioni nelle operazioni militari per mezzo di nuove tecnologie informatiche.

L’attività ha visto il 31° reggimento Carri schierato presso il poligono di Torre Veneri, in provincia di Lecce, l’8° reggimento Bersaglieri e l’82° reggimento Fanteria Torino, schierati presso il poligono di Chinchilla in Spagna.

foto 8 - Soldato futuroLo scopo dell’esercitazione è stato quello di acquisire un’effettiva capacità di operare in modo completamente digitalizzato, utilizzando i sistemi di Comando e Controllo, mezzi tattici nonché equipaggiamenti individuali, acquisiti nell’ambito del programma denominato “Soldato Futuro”, fa sapere la stessa brigata Pinerolo.

Nel corso dell’attività tecnico-tattica, la sinergia tra i sistemi e i mezzi ha consentito di ottenere un flusso di comunicazioni tra Posti Comando Digitalizzati (navigazione geolocalizzata, gestione dell’osservazione, identificazione e ingaggio dei bersagli), con la conseguente conoscenza in tempo reale della situazione tattica amica e nemica.

foto 6 - Soldato futuroIn occasione della giornata finale si è svolta una esercitazione alla presenza del comandante della brigata Pinerolo, generale Gianpaolo Mirra, del generale Emilio Corbucci, direttore del programma forza NEC, del colonnello Guido Cerioni, vice capo dipartimento per la trasformazione terreste.

All’attività hanno partecipato anche il 9° reggimento Fanteria Bari, il 7° reggimento Bersaglieri, il 232° reggimento Trasmissioni e il reparto comando e supporti tattici Pinerolo.

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Forza NEC, market walks, CIMIC e ISIS: intervista al gen Del Col, comandante del Sector West di UNIFIL in Libano

gen Stefano Del ColDall’ottobre 2014 il generale Stefano Del Col è in Libano con la sua brigata Pinerolo alla guida del Sector West di UNIFIL (United Nations Interim Force Lebanon), al comando di un contingente multinazionale di oltre tremila militari provenienti da più di dieci nazioni diverse.

Avvicinandosi alla fine del suo mandato nel Paese dei Cedri, il comandante gen Del Col traccia per Paola Casoli il Blog un bilancio delle attività svolte in questi ultimi sei mesi, passando dalle iniziative in favore della popolazione, e del successo della missione, alle sfide quotidiane in un ambiente dai fragili equilibri, delineando una prima analisi della sperimentazione della Forza NEC (Network Enabled Capability).

Ecco l’intervista integrale di Paola Casoli al gen Stefano Del Col:

Il 1 ottobre 2014 Lei ha lasciato l’Italia per schierarsi con la sua Brigata in Libano. La sua unità costituisce allo stato attuale il contingente italiano più numeroso impiegato all’estero e quindi Lei rappresenta il maggiore esponente dei nostri interessi nazionali nelle aree di crisi. Quali sono state le sfide vinte e quali le maggiori difficoltà nello svolgere questo ruolo al comando di una tale forza?

UNIFIL_SW_Libano_gen Stefano Del Col con pattugliaIl Contingente Italiano in Libano, attualmente su base Brigata “Pinerolo”, ha la responsabilità del Settore Ovest di UNIFIL dove opera un contingente multinazionale di 3.500 soldati, provenienti da 11 diverse nazioni, e di questi circa 1.000 sono italiani.

L’Italia ha ricevuto la responsabilità di guidare l’alleanza tra Ghana, Tanzania, Malesia, Brunei, Repubblica della Corea, Finlandia, Irlanda, Serbia, Armenia e Slovenia, tutti paesi che concorrono alla forza e operano nel settore Ovest nel sud del Libano, l’altro settore è quello a est, a guida spagnola.

Tutti i paesi fanno riferimento a quanto sancito dalla risoluzione n. 1701 del 11 agosto 2006 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che assegna alla forza multinazionale denominata UNIFIL, Gen Stefano Del Col (2)i compiti quali il monitoraggio della cessazione delle ostilità nell’Area di Operazione (AO) compresa tra la “Blue Line” (linea di demarcazione) e il fiume Litani, dal sostegno e l’addestramento alle Forze Armate Libanesi (LAF) e, nell’ambito delle capacità dei Contingenti l’assistenza umanitaria alla popolazione locale.

La prima sfida affrontata è stata quella di coordinare e far lavorare con efficacia Unità militari provenienti da aree del mondo con culture e modi di lavorare differenti. Ho improntato la mia azione di comando al massimo rispetto delle diversità, creando così una grande sintonia operativa con gli altri contingenti, ovviamente, il conseguimento di questo risultato è stato la base per poter essere in grado di svolgere i compiti assegnati dalle Nazioni Unite.

generale Stefano Del Col (2)Fondamentale è stato lavorare come partner strategico delle Forze Armate Libanesi al fine di consentire un adeguato ed efficace controllo del territorio. In questa area del mondo gli equilibri sono delicatissimi, pertanto, è essenziale prevenire eventi che possano causare un riaccendersi delle ostilità. Questo obiettivo è stato raggiunto attraverso il monitoraggio costante e capillare dell’Area di Responsabilità con il controllo del territorio svolto in maniera autonoma o con le LAF. Inoltre, ho implementato i “market walks”, ossia, attività di militari appiedati condotta all’interno dei centri abitati nei giorni di mercato, che ci hanno consentito di monitorare la situazione, stringere e consolidare i rapporti con la popolazione locale, creare sempre maggiore fiducia e speranza, e soprattutto acquisire il consenso, fondamentale per il successo della Missione.

UNIFIL SW_LibanoTutto questo si ottiene attraverso il dialogo costante e con la discrezione dell’operato professionale dei nostri caschi blu, svolto in totale trasparenza e imparzialità.

I militari italiani hanno dimostrato e dimostrano quotidianamente, anche in questo Teatro Operativo, di possedere una indiscussa professionalità e una sensibilità, propria del nostro essere, improntata al rispetto degli usi e costumi della popolazione locale, mantenendo però sempre il polso della situazione agendo con determinazione in caso di necessità.

Ritengo che ci stiamo riuscendo e i risultati si vedono per il riscontro positivo dei rappresentati delle Istituzioni con i quali mi riferisco, siano essi Leader religiosi, Autorità Militari ovvero Autorità civili.

UComandante, la Brigata da Lei comandata è la prima Unità responsabile della sperimentazione della Forza NEC (Network Enabled Capability): può fornirmi una sua analisi specifica sul progetto e sulle lezioni apprese nel particolare ambiente operativo fornito dal Libano: come sono stati impiegati i vari sistemi, quali accorgimenti sono stati necessari per adattare il progetto all’ambiente operativo in questione, quali sono gli spunti per una analisi delle Best Practics e delle Lesson Learned individuate, quali sono, infine, le caratteristiche che potrebbero essere suscettibili di una successiva attività di miglioramento o di affinamento del sistema complessivo e come ha preparato i suoi soldati?

UNIFIL_SW_Libano _hitrole (2)La Brigata “Pinerolo”, che ho l’onore di comandare, è l’unica, per ora, brigata digitalizzata dell’Esercito Italiano e con il progetto “Soldato Futuro” rappresenta lo sviluppo tecnologico della Forza Armata nonché uno dei punti di eccellenza dell’Industria italiana nel mondo. La Brigata Digitalizzata rappresenta il futuro, perfettamente contestualizzata nel modern warfare in cui il singolo uomo sul terreno assume una importanza fondamentale, pertanto deve essere in grado di trasmettere in tempo reale la situazione tattica agli organi decisionali competenti. La tecnologia è aspetto irrinunciabile nella nostra epoca, ma il valore aggiunto dell’essere umano resta fondamentale, per questo motivo l’Esercito Italiano è molto attento alla preparazione individuale del singolo soldato, premessa di sicurezza e successo. Prima di essere impiegati in Libano abbiamo svolto diverse attività a fuoco presso il poligono di Tor di Nebbia in Puglia, perché la conoscenza delle armi, dei mezzi e della strumentazione che hanno a disposizione è fondamentale, ovviamente però, l’impiego dei materiali in dotazione deve essere attagliato alla situazione contingente.

UNIFIL_SW_Libano (7)In Libano non abbiamo impiegato tutto l’equipaggiamento della brigata digitalizzata poiché la situazione non lo richiede. Sicuramente ci avvaliamo di un sistema di comando e controllo efficace, altamente performante e perfettamente rispondente alle esigenze operative che siamo stati in grado di usare appieno anche grazie all’esperienza maturata nell’implementazione del posto comando digitalizzato. Per quanto attiene i mezzi abbiamo introdotto in questo teatro operativo il VTLM dotato di torretta remotizzata “HITROLE”, che consente al personale di poter intervenire, ove fosse necessario nel rispetto delle regole di ingaggio e del diritto internazionale, in completa sicurezza dall’interno del mezzo.

UNIFIL_SW_Libano _Blue PillarsOgni esercitazione o missione è per noi fonte di miglioramento e attraverso il processo delle lezioni apprese, a cui personalmente attribuisco molta importanza, è possibile affinare le procedure e individuare miglioramenti da far apportare dall’industria ai mezzi in dotazione. Pertanto al nostro rientro in sede effettueremo uno studio approfondito degli spunti di riflessione colti in teatro operativo.

Indubbiamente, il corretto sviluppo da parte della sua componente Cimic delle attività di cooperazione e di supporto delle comunità locali rappresenta uno dei cardini per il conseguimento degli obiettivi della sua missione nel teatro libanese. Eppure, tale fondamentale attività dall’Italia viene talvolta percepita solo come un modo per blandire la popolazione, quasi un risarcimento a compensazione della presenza delle truppe sul terreno. È davvero così? Quali sono in realtà gli obiettivi che vengono raggiunti con le attività Cimic, ad esempio come influiscono sul risultato complessivo la realizzazione di infrastrutture o le donazioni di materiale, mi riferisco a una delle ultime effettuate in ordine di tempo a favore delle scuole?

UNIFIL SW_Libano_gen Stefano Del Col donazione a Natale per bambini diversamente  abiliLa Cooperazione Civile e Militare è una funzione operativa, che presiede all’interazione tra le forze militari e le componenti civili presenti nell’area d’operazione, fondamentale e irrinunciabile delle missioni militari di peacekeeping. Questa componente, nel sud del Libano, ha consentito, attraverso i numerosi progetti realizzati in tutti i settori, il continuo dialogo e le interazioni quotidiane, di instaurare rapporti di massima collaborazione e di reciproca fiducia con il territorio, consentendo di operare con le unità di manovra nel pieno rispetto dei compiti assegnati dal mandato delle Nazioni Unite, al fine di garantire la stabilità della regione.

UNIFIL_SW_gen Stefano Del Col_LibanoLa componente CIMIC, costituita da personale altamente specializzato proveniente e/o formato presso il Multinational CIMIC Group dell’Esercito Italiano nella sede di Motta di Livenza, a Treviso, è uno strumento di fondamentale importanza per un Comandante impiegato fuori dal Territorio Nazionale. Sarebbe riduttivo ricondurre i compiti di detta componente alla sola realizzazione di progetti e/o donazioni in quanto il compito fondamentale da essi svolto è l’instaurazione del dialogo e la tenuta dei contatti con le autorità locali, elemento irrinunciabile in operazioni di pace in cui le forze militari sono presenti sul territorio su richiesta del governo in carica e su mandato delle Nazioni Unite. Le donazioni e i progetti sono sviluppati sulla scorta delle richieste esclusive delle autorità locali quale garanzia istituzionale di conoscenza delle esigenze della propria comunità. In particolare, i settori d’intervento più richiesti riguardano la sanità, il trasporto pubblico, le infrastrutture, che successivamente analizziamo e inseriamo, in base alla priorità, in una pianificazione di intervento. Lo scopo è anche quello di 137-19A Pattuglia sulla Costal Road di Blindo Centauromigliorare le condizioni di vita della popolazione affinché si possa raggiungere una pace duratura e stabile.

Abbiamo sviluppato con la Cooperazione italiana alcuni importanti progetti per la valorizzazione di beni archeologici, come la ristrutturazione dell’antico castello di Shama sul territorio della municipalità che ospita la base logistica del Contingente. Gli interventi a favore delle scuole e della sanità hanno rappresentato sin da subito punto focale della mia azione di comando poiché sono fermamente convinto, e la storia magistra vitae ce lo rammenta, che lo sviluppo e la futura pace di un paese passano attraverso l’educazione dei più piccoli e la qualità della vita.

UNIFIL_SW_Libano (3)Le Forze Armate Libanesi sono coinvolte in prima linea nella lotta contro l’ISIS. Essendo alla fine del suo mandato quale comandante del Sector West, quale risulta essere la sua interpretazione e la sua analisi sulle condizioni di sicurezza generali e, particolarmente, su quelle relative al settore di responsabilità della sua Brigata?

Attualmente le Forze Armate Libanesi sono impegnate a contrastare efficacemente il fenomeno ISIS, e in generale gli interventi di destabilizzazione del Paese, allo scopo di scongiurare infiltrazioni di cellule terroristiche soprattutto a Nord. Attualmente non ho nessuna indicazione che ci siano elementi o cellule che possano minacciare la stabilità del mio settore di responsabilità ma, ovviamente, la “guardia” è sempre alta e manteniamo un approccio alla UNIFIL_SW_Libano _hitrole (1)situazione di tipo preventivo.

Comandante, in questo fragile contesto non sono mancati gli attacchi ai caschi blu: ci può raccontare cosa è successo il 28 gennaio scorso, data in cui ha perso la vita un casco blu spagnolo? Nel resto del Libano qual è la situazione generale della sicurezza? Essendo alla fine del suo mandato quale comandante del Sector West, quale risulta essere la sua interpretazione e la sua analisi sulle condizioni di sicurezza generali e, particolarmente, su quelle relative al settore di responsabilità della sua Brigata?

generale Stefano Del Col (1)Quello che è successo a fine gennaio al contingente spagnolo ci addolora e per questo siamo vicini loro e alla famiglia della vittima. Abbiamo perso un collega in servizio ed è l’ultimo, in ordine del tempo, dei coraggiosi peacekeeper che hanno perso la vita al servizio della pace nel sud del Libano. L’evento si inquadra nell’ambito delle tensioni di questa regione.

C’è ancora un’inchiesta in corso da parte delle Nazioni Unite tesa a valutare le responsabilità delle parti.

Attualmente, la situazione del settore sotto la mia responsabilità è stabile ma fondata su equilibri estremamente delicati.

USulla scorta di quanto disposto dal Comandante di UNIFIL, ili generale di divisione Luciano Portolano, abbiamo incrementato e intensificato il pattugliamento della zona di responsabilità al fine di prevenire il verificarsi di eventi che potrebbero facilmente degenerare in situazioni di difficile gestione e che potenzialmente potrebbero avere una ricaduta sul Contingente Multinazionale.

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Foto: SW UNIFIL

Lux Ignis III: conclusa l’esercitazione della brigata Pinerolo in preparazione del Libano. Foto

Si è conclusa ieri, 22 maggio, alla presenza del Capo di stato maggiore dell’Esercito (CaSMD), generale Claudio Graziano, l’esercitazione Lux Ignis III condotta dalla brigata Pinerolo di Bari, a premessa del dispiegamento in Libano.

Circa 1.400 uomini e donne hanno sviluppato, dallo scorso 28 aprile, una serie di attività dinamiche, diurne e notturne, per la verifica della capacità di operare nel teatro operativo libanese, e sempre con l’attenzione e la responsabilità di creare le condizioni di tutela del territorio riducendo al minimo l’impatto ambientale all’interno del poligono occasionale di Torre di Nebbia.

L’esercitazione finale di ieri ha visto l’organizzazione di due differenti azioni a fuoco con il coinvolgimento di tutte le componenti operative e logistiche presenti, per un totale di 600 soldati e circa 100 mezzi tra tattici e logistici.

Durante la prima attività è stata prevista la reazione a un attacco condotto da forze ostili contro un convoglio logistico di aiuti umanitari, una situazione molto aderente a tutti gli scenari dei teatri operativi. A sostegno di questa reazione sono intervenuti i moderni sistemi d’arma ruotati da combattimento (Centauro, Freccia e Lince).

L’azione ha permesso di verificare le capacità di comando e controllo di tutti gli assetti esercitati coordinando fuoco e movimento con sincronismo e grande dinamicità.

Nella seconda attività addestrativa si è  simulato il supporto a mediatori governativi attaccati durante un incontro con altre autorità, recuperati e  messi in sicurezza da un assetto di forze con capacità di combattimento nei centri abitati e specializzato nella protezione e scorta VIP.

Questa azione ha visto l’impiego anche dei binomi a cavallo dell’Esercito, autentica novità per l’utilizzo sia nell’addestramento sia a supporto del controllo del territorio nelle aree non accessibili ai mezzi ruotati.

Tutte le attività addestrative hanno previsto l’impiego di tre elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito (AVES), utilizzati anche per integrare il controllo del poligono e prevedere un eventuale elitrasporto di personale nei vicini ospedali.

Infine, il generale Graziano ha visitato l’innovativo posto comando  digitalizzato della brigata Pinerolo, prima unità composta da forze medie dell’Esercito e impegnata a perseguire gli obiettivi del Progetto Forza NEC (Network Enabled Capability) e soldato futuro.

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La brigata Pinerolo in Paola Casoli il Blog

Fonte e foto: brigata Pinerolo

Fanteria, simbolo di tenacia italiana. Il CsmE generale Graziano e il ministro della Difesa al 31° raduno dei Fanti a Ravenna

Il Capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, ha partecipato ieri mattina 27 maggio al 31esimo raduno nazionale dei fanti d’Italia che si è svolto a Ravenna.

Alla cerimonia é intervenuto il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, che nell’esprimere vicinanza e solidarietà alla popolazione recentemente colpita dal sisma nella bassa Pianura Padana ha sottolineato come la Fanteria, storicamente simbolo della tenacia degli italiani, ancora oggi costituisca un riferimento sicuro in un momento difficile quale quello che il paese sta attraversando.

Il generale Graziano, da parte sua, ha elogiato queste manifestazioni che coniugano i valori più alti e profondi  dell’Esercito e delle Forze Armate con il quotidiano operare al servizio del paese, e ha ringraziato il ministro Di  Paola per la sua presenza, quale “soldato tra i soldati”, e il presidente dell’Associazione Nazionale  del Fante, Maestro del Lavoro Antonio Beretta.

Lo sfilamento, che ha percorso le principali vie della città di Ravenna, è stato aperto dalla Bandiera di Guerra del 66° reggimento fanteria Trieste di Forlì, scortata da una compagnia d’onore in armi e dalla banda della brigata Paracadutisti Folgore. A seguire, il gonfalone della città di Ravenna e la Bandiera nazionale del comune di Vicenza, entrambi decorati di Medaglia d’Oro al Valor  Militare, e le rappresentanze delle Associazioni combattentistiche e d’arma.

Tra le autorità intervenute, il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, che ha elogiato le Forze Armate per la partecipazione alle rischiose ma importanti missioni di pace, e il prefetto di Ravenna, Bruno Corda.

La presenza attiva dell’Esercito alla manifestazione, rafforza ancora di più i vincoli di fratellanza, tra i militari in servizio e quelli in congedo, radicati nell’adempimento del comune dovere verso il Paese.

Nello scorso mese di febbraio, proprio in alcune città dell’Emilia Romagna, come sottolinea il comunicato stampa dello stato maggiore dell’Esercito, sono stati impiegati uomini e mezzi della Forza Armata per far fronte all’emergenza neve che ha colpito soprattutto le regioni del Lazio, Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna.

L’Arma di Fanteria, definita tradizionalmente la Regina delle Battaglie, rappresenta da sempre l’immagine stessa degli eserciti, dei combattimenti di massa e delle trincee. Oggi il fante è un soldato tecnologico, proiettato al futuro, supportato da sofisticati equipaggiamenti che lo rendono elemento prezioso del sistema “soldato futuro”.

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Fonte: stato maggiore dell’Esercito

Foto: stato maggiore dell’Esercito

Batterie pesanti? Non più se le spruzzate sull’uniforme camo

E’ allo studio di scienziati americani un nuovo sistema di batterie decisamente leggero e per nulla ingombrante. Si tratta di batterie per telefoni cellulari, smartphone, GPS, radio e addirittura UAV (Unmanned Aerial Vehicle) da spruzzare direttamente sulla tuta. Un risparmio in termini di spazio e di fatica nel portarsi appresso chili di batterie sul campo di battaglia.

Il sistema si basa sull’utilizzo di un paio di virus, l’M13 e il TMV, secondo quanto riportato da Armed Forces International, che vanno a costituire il polo negativo e positivo delle batterie al litio. Nessuno dei due virus, spiegano gli scienziati del Boston’s Massachusetts Institute of Technology (MIT) e dell’Università del Maryland, rappresenta un pericolo per l’uomo.

Con questo progetto la ricerca militare sta dando una nuova immagine, stavolta positiva, ai virus tanto combattuti nel corso degli anni.

Questo sistema di batterie ultraleggere, fa notare Armed Forces International, si situa sulla stessa linea dello studio in corso sull’esoscheletro per soldati: il sistema HULC della Lockheed Martin.

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Fonte: ArmedForces Int’l

Foto: earthtechling.com

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Un po’ Jeeg Robot, un po’ uomo bionico. Il soldato pensato da Lockheed Martin ha un esoscheletro antropomorfo che consente di sopportare pesi fino a 90 chili grazie alle gambe in titanio.

La mobilità è garantita: il soldato che lo indossa può correre, accovacciarsi, saltare in piena libertà, secondo l’azienda che ha diramato un comunicato stampa lo scorso 14 luglio e secondo quanto riportato da Armed Forces Int’l, grazie a un microcomputer inserito nella struttura che consente all’esoscheletro di muoversi di concerto con il corpo e con movimenti fluidi, per merito del sistema idraulico che consente questa naturalezza.

L’esoscheletro pesa 24 chili senza le batterie al litio. Ha una autonomia operativa estensibile a 72 ore ed è stato pensato proprio per alleviare gli sforzi dei soldati nel trasportare pesi nel corso delle operazioni militari sul terreno, mantenendo estrema agilità.

L’Esercito Americano ha dimostrato concreto interesse nello Human Universal Load Carrier (HULC)  della Lockheed Martin e per i prossimi due mesi metterà alla prova l’esoscheletro in titanio che, rispetto al progetto italiano Soldato futuro, appare addirittura come un progetto fantascientifico.

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Fonti: Armed Forces International, Lockheed Martin

Foto: Lockheed Martin