CESIVA: training, sperimentazione e Forza NEC ma anche obiettivo EU in ambito PESCO

Da punto di riferimento per il training e l’approntamento di Grandi Unità a vero e proprio European Training Certification Centre for European Armies. Sì, perché, diciamolo subito, il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (CESIVA) ha un livello di ambizione ben definito in dimensione europea, che si colloca nell’ambito della PESCO e si concretizza in un progetto che vede l’Italia leader a Bruxelles, appoggiata per ora dalla Grecia.

Se questo progetto si realizzasse, il CESIVA dovrebbe affrontare una riconfigurazione tale da permettere una decisa internazionalizzazione del centro.

La Caserma Giorgi, dove a Civitavecchia ha sede, verrebbe in parte ricondizionata per arrivare a un modello sulla linea del centro NATO di Bydgoszcz, in Polonia.

Attualmente il CESIVA – che è retto da un generale a due stelle (ora il Generale di Divisione Roberto D’Alessando) e che dipende dal Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT) ma con l’ambizione di passare sotto la dipendenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (Capo di SME), come sembra del resto già in orientamento – è stato ispirato ai modelli dei centri NATO di Stavanger (Norvegia) e, appunto, di Bygoszcz, secondo quanto indicato nella Linee di indirizzo del Capo di SME 26 marzo 2018.

Nel 2018 ha addestrato 1.057 militari in ambito constructive CPX-CAX (esercitazioni per posti comando, Command Post Exercise e Computer Assisted Exercise) provenienti dalle brigate Friuli, Garibaldi, Julia, Pinerolo, Taurinense e dai reggimenti 5° Alpini e 8° Artiglieria, e destinato ai teatri operativi di Afghanistan, Kosovo, Libano, oltre che al bacino JRRF (Joint Rapid Response Forces).

Nello stesso anno il personale addestrato nei centri di addestramento tattico (CAT) si attesta a 2.513 unità (Bluefor) e 711 unità (Opfor) per un totale di 21 sessioni di training.

I numeri per ambire a una riconfigurazione a livello europeo ci sono dunque tutti. Di più: “gli strumenti tecnici e la professionalità li abbiamo, occorre ulteriore personale e, soprattutto, servono risorse finanziarie”, ha reso noto il Gen. B. Manlio Scopigno, vicecomandante del CESIVA.

Per meglio focalizzarsi sul progetto European Training Certification Centre for European Armies, il Centro ha programmato una conferenza per il prossimo mese di luglio incentrata sul progetto già presentato in ambito PESCO e in attesa di almeno un altro paio di adesioni oltre alla Grecia, questo per poter ottenere un finanziamento che consenta la realizzazione dell’obiettivo di crescita, ha spiegato il Gen Scopigno.

In poche parole, se non vi fossero altre adesioni al progetto, allo stato attuale l’Italia dovrebbe finanziarsi da sola. Qualcosa in termini di interessamento, tuttavia, si sta muovendo a livello tecnico-tattico, come si apprende, manca però il supporto politico che, se la visione strategica non difetta, non può non arrivare.

Al momento il Centro continua a rappresentare un punto di riferimento in ambito nazionale nel settore della simulazione addestrativa. Valuta le capacità di pianificazione e di condotta dei posti comando delle unità, concorrendo all’approntamento di quelle designate all’impiego fuori del territorio nazionale, e sperimenta le componenti del programma di digitalizzazione dell’Esercito.

Valutazione e sperimentazione sono infatti i punti cardine dell’attività del CESIVA, come indica in dettaglio la sua mission nell’esporne i compiti:

o             Valutare le capacità di pianificazione e condotta delle operazioni militari dei posti comando delle unità dell’area operativa del livello ordinativo di reggimento, Brigata e Divisione;

o             Valutare le capacità di pianificazione e condotta delle operazioni militari delle unità dell’area operativa del livello ordinativo plotone, compagnia e battaglione/reggimento;

o             Sperimentare i prodotti dei progetti di sviluppo ovvero di ammodernamento dei sistemi informatici per le aree C4ISTAR e per la simulazione.

L’obiettivo è concorrere all’approntamento generale ovvero specifico delle Unità dell’area operativa dell’Esercito Italiano, passando da una capacità attuale dell’area addestrativa di 140 postazioni di lavoro a un totale di 540, con un incremento di 400 unità.

Un’ulteriore ambizione del Centro è rappresentata dal divenire il punto di coordinamento per lo sviluppo degli scenari esercitativi e per crearne di specifici, cosa che allo stato attuale viene eseguita invece da ogni singolo ente in base alle proprie esigenze. Un salto di qualità che nel 2020 dovrebbe divenire realtà di pari passo alla possibilità di creare e condurre esercitazioni congiunte senza spostarsi dalla sede.

Lo sviluppo successivo è l’inserimento in attività di carattere internazionale, un passo che renderebbe possibile l’obiettivo di networking and federation e con esso la valorizzazione del CESIVA così come auspicato dalle linee di indirizzo del CaSME della fine dello scorso anno.

Una volta consolidata questa struttura non ci sarebbero limiti allo svolgimento di attività la cui training audience potrebbe quindi essere costituita da figure civili e non soltanto militari. Ecco allora spiegata la potenzialità del Centro, che potrebbe allora estendersi anche a esercitazioni di natura civile o a test di piani di contingenza in caso di emergenze. Da qui l’innalzamento del livello di ambizione fino all’ambito PESCO.

Tornando alle attività di training del settore militare, va detto che i numeri raggiunti dal CESIVA sono testimonianza della validità del sistema costruito, che prevede un addestramento di tipo Live, Constructive e Virtual.

Con Live si intende l’addestramento di comandi e unità sul terreno (persone reali, scenario reale, effetti del fuoco simulati); con Constructive l’addestramento di comandi e staff (unità simulate operano in ambienti operativi simulati su input di persone reali): Virtual, infine, è l’addestramento individuale o in team per persone reali in ambiente operativo simulato (ambiente sintetico).

Tutte le performance dei soggetti esercitati sono poi valutate da team di valutatori. Non solo, l’intero sistema di simulazione viene sottoposto a valutazione da parte del Centro.

Qui, nella Caserma Giorgi di Civitavecchia, si sperimenta il progetto Forza NEC.

Per chi segue questo blog, parlare di questo progetto – o di Soldato Futuro, o di capacità netcentric e di net-centric warfare – significa tornare ad articoli vecchi di quattordici anni. Un chiaro riferimento è stato fatto da queste pagine nel 2006, riportando un convegno intitolato “Il soldato del futuro”, tenuto al Centro alti studi Difesa (Casd) di Roma il 22 marzo di quell’anno, e riprendendo il concetto di net-centric warfare di cui si era parlato nel 2005 durante i festeggiamenti per il 144° anniversario dell’Esercito Italiano.

In quell’occasione – era il 3 maggio 2005 – l’allora Capo di SME dell’Esercito, Generale Giulio Fraticelli, aveva fatto riferimento all’aspetto qualitativo dell’Esercito, in cui tecnologia e standard addestrativi e operativi sono sempre più orientati alle dimensioni di multinazionalità e interoperabilità.

“La situazione appare accettabile – sosteneva allora, nel 2005, il Gen. Fraticellianche se occorre fare di più nel comando e controllo, soprattutto in quella che oggi viene definita capacità net-centric”.

“Il convegno sul ‘soldato del futuro’scrivevo il 20 aprile 2006ha fatto emergere l’importanza della persona: il militare equipaggiato di armi e materiali innovativi è un professionista dal profilo culturale elevato. Motivato, adeguato alla vita militare e al successivo rientro nella vita civile. Questa è la nuova figura di soldato che entrerà a far parte della rete di interconnessione chiamata net-centric warfare”.

Un solido progresso è stato fatto per quanto riguarda la partecipazione diretta allo sviluppo dettagliato dei prodotti che realmente servono: se nel 2015 l’Esercito non era in grado di configurare la struttura di questo sistema – ha ricordato il Capo Ufficio Sperimentazione, Col. Raffaele Schena – a partire dal 2016/17 il CESIVA ha configurato un’architettura complessa senza più l’ausilio dell’industria.

Ora il Centro è l’hub dei 7 laboratori ITB (Integration Test Bed) che eseguono test sui sistemi hardware forniti da Leonardo e che lavorano ognuno sulla base della propria specificità con l’interconnessione come obiettivo, al fine di effettuare attività congiunte, creare scenari per attività sperimentali e stimolare così i sistemi C2 (comando e controllo).

Il sistema Forza NEC rimane concentrato sul suo obiettivo originario, ossia sull’interconnessione: elemento già visto in passato a sostegno di tutto il progetto che nel 2006, nelle parole dell’allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola, partiva dalla consapevolezza dell’avvenuta mutazione degli scenari di sicurezza e, dunque, dalla necessità di prediligere gli elementi expeditionary, joint e combined.

Era il momento, si pensava, di sfruttare i progressi tecnologici in virtù del concetto di Network Centric Warfare (NCW), sviluppato in area statunitense e ripreso dagli inglesi con la definizione di Network Enabled Capability (NEC).

Sviluppare i due concetti con l’obiettivo di mantenere una superiorità dell’informazione richiedeva comunque un adeguamento delle piattaforme e dei sistemi in uso fino al completo rinnovamento.

Anche perché l’obiettivo di interconnettere i sistemi C2 delle Forze Armate in un’unica rete, in modo da ottenere la loro interazione per raggiungere un’integrazione a livello strategico, si sarebbe realizzato tramite una architettura di Comunicazione, Comando e Controllo e Computer (C4), oltre alla digitalizzazione degli equipaggiamenti delle Forze Armate per connetterli alla rete stessa, ricorda il Col. Schena.

Dal 2006 al 2014, uno studio di fattibilità, unitamente a un project definition, con implementazione a tre spire (concetto di spirale come continua evoluzione e avanzamento), ragionava su una forza terrestre NEC di livello divisionale articolata su 3 brigate digitalizzate, 1 landing force digitalizzata e relativi supporti.

Nel 2010 il concept development & experimentation, inserito come risk reduction phase, prevedeva una spesa di 800 milioni di euro in attività di R&S per realizzare le capacità idonee a testare l’architettura C4ISTAR di una forza digitalizzata e l’implementazione di un ITB Forza NEC.

Successivamente il progetto viene rivisto riducendo le brigate a 2, anziché 3, e mantenendo comunque la landing force.

Il concept development & experimentation, ancora in corso, ha posto quattro obiettivi da realizzare entro il 2021, momento in cui si tireranno finalmente le somme dovendo valutare le questioni di carattere finanziario: Progettazione architetture target e implementazione dei sistemi C4ISTAR di Forza NEC; Integration Test Bed per la Forza NEC; avvio programmi di industrializzazione e realizzazione pre-serie; fornitura principali sistemi C4ISTAR e C2N.

Il progetto rimane il programma di punta per la trasformazione e l’ammodernamento delle Forze Armate, e ogni sei mesi il Capo di SMD viene informato dello stato di avanzamento.

Attualmente si lavora all’estensione della rete di sensori, dal singolo soldato, alla squadra e via fino alla brigata, per arrivare alla divisione.

L’integrazione tra strumenti e unità avviene in collaborazione con l’industria con l’obiettivo di arrivare al prodotto finito attraverso la sperimentazione e la progressione in un’ottica di riduzione del rischio. Gli stress test, di cui uno è in programma in Puglia a fine maggio, avvengono al poligono, presso le unità.

In laboratorio, invece, si stanno eseguendo anche test con modelli cyber, creando attacchi e generando contromisure. Mentre il simulatore operativo rimane il VBS3.

Inevitabile che una volta completata l’integrazione, il prodotto finito faccia nascere nuove sfide in ambito dottrinale. Se in passato, infatti, la radio la faceva da padrona nelle comunicazioni, con il completamento del progetto Forza NEC entrano in gioco anche le e-mail, le chat e tutti quei mezzi di comunicazione che potrebbero rappresentare il rischio di bypassare tutta la catena C2. Un rischio già tuttavia calcolato e già allo studio, che si esplica per ora in una risposta di cross domain solution, il MILS (Multiple Independent Levels of Security). Una soluzione che unisce due diversi livelli di classifica a determinate condizioni.

Anche quest’ultimo verrà testato a maggio, nell’ambito di una progressione ormai lanciata che vedrà sicuramente il CESIVA protagonista delle prossime sfide del virtual training anche in dimensione europea.

Paola Casoli